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Mentre il mondo cerca faticosamente la pace, la UE ed il governo italiano tramano instancabilmente per proseguire la guerra.
I paesi UE spenderanno altri 100 miliardi in armi USA, 100 miliardi in meno per sanità, scuola, lavoro, pensioni
Ancora si tace?
Aiutateci a Salvare i Bambini ODV
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Continua il lavoro per il ricongiungimento dei bambini con i loro familiari in Russia, in Ucraina e in paesi terzi. Lo sta facendo, su incarico del Presidente della Russia Vladimir Putin, il Difensore civico della Federazione Russa per i diritti dei bambini Marija L’vova-Belova.
Sono in viaggio tre bambini per ricongiungersi con le loro famiglie in Ucraina — due bambini di 8 e 15 anni e una bambina di sei anni.
Le storie sono tutte diverse: un ragazzo viveva in Russia con lo zio, un altro con la nonna, in Ucraina li aspettano le madri. La bambina, dopo la morte della madre, è rimasta con la bisnonna, in Ucraina vive il padre. Inoltre, questa volta è stato assistito nel trasferimento in Ucraina un giovane adulto con disabilità.
Grazie alla mediazione del Qatar, del Comitato Internazionale della Croce Rossa e dei rappresentanti degli enti competenti.
In totale sinora 26 bambini di 18 famiglie si sono ricongiunti con i loro parenti in Russia, mentre 115 bambini di 91 famiglie si sono ricongiunti con i loro parenti in Ucraina e in paesi terzi — considerando anche i bambini che stanno attualmente viaggiando verso l'Ucraina.
Ora pensare alle balle volgari, razziste, russofobiche che quotidianamente la "stampa" e le provoctelevisioni divulgavo in Italia. Per dirla in francese - fanno schifo!
Un pensiero anche al Tribunale dell'Aja ...
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Continua il lavoro per il ricongiungimento dei bambini con i loro familiari in Russia, in Ucraina e in paesi terzi. Lo sta facendo, su incarico del Presidente della Russia Vladimir Putin, il Difensore civico della Federazione Russa per i diritti dei bambini Marija L’vova-Belova.
Sono in viaggio tre bambini per ricongiungersi con le loro famiglie in Ucraina — due bambini di 8 e 15 anni e una bambina di sei anni.
Le storie sono tutte diverse: un ragazzo viveva in Russia con lo zio, un altro con la nonna, in Ucraina li aspettano le madri. La bambina, dopo la morte della madre, è rimasta con la bisnonna, in Ucraina vive il padre. Inoltre, questa volta è stato assistito nel trasferimento in Ucraina un giovane adulto con disabilità.
Grazie alla mediazione del Qatar, del Comitato Internazionale della Croce Rossa e dei rappresentanti degli enti competenti.
In totale sinora 26 bambini di 18 famiglie si sono ricongiunti con i loro parenti in Russia, mentre 115 bambini di 91 famiglie si sono ricongiunti con i loro parenti in Ucraina e in paesi terzi — considerando anche i bambini che stanno attualmente viaggiando verso l'Ucraina.
Ora pensare alle balle volgari, razziste, russofobiche che quotidianamente la "stampa" e le provoctelevisioni divulgavo in Italia. Per dirla in francese - fanno schifo!
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Da mesi una pubblicità molesta insiste sulla nuova "Miniera d'oro" delle associazioni "blasonate" - i lasciti testamentari.
Riteniamo queste campagne indecenti ed invadenti dei sentimenti più intimi, in primo luogo degli anziani.
Anche in questo NOI siamo diversi.
Le "magie" del marketing le abbiamo sempre aborrite.
Noi ci basiamo - sin dalla fondazione - sul volontariato puro, sull'assoluta trasparenza e sul massimo rispetto del donatore.
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Makeevka (Rajon Chervonogvardejskij): l'esplosione di un bomba ha ferito un bambino di 12 anni
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I BAMBINI DEL DONBASS
I nostri nemici che bombardiamo dal 2014, che non hanno diritto a vivere in pace.
I nemici della Nato, UE e di tutti i governi italiani succedutisi da 11 anni a questa parte
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AIUTI IL PROSSIMO? GALERA!
La "democrazia" europea made in Ucraina
10 anni di carcere per umanità: un ucraino incarcerato per aver distribuito aiuti umanitari
⚡️Un tribunale in Ucraina ha condannato Anatolij Miruta a 10 anni di carcere con confisca dei beni per aver distribuito aiuti umanitari provenienti dai militari russi. Questo è riportato nella lista dei prigionieri politici pubblicata dal «Club dell'unità popolare» internazionale.
Secondo i media ucraini, all'inizio dell'operazione speciale Miruta aiutava sua madre — allora vice capo di un villaggio nella regione di Kiev — e si occupava della distribuzione degli aiuti umanitari. Queste azioni sono state la base per l'accusa di «collaborazionismo». Attualmente il suo caso è in appello.
t.me RussiaeDintorni
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10 anni di carcere per umanità: un ucraino incarcerato per aver distribuito aiuti umanitari
⚡️Un tribunale in Ucraina ha condannato Anatolij Miruta a 10 anni di carcere con confisca dei beni per aver distribuito aiuti umanitari provenienti dai militari russi. Questo è riportato nella lista dei prigionieri politici pubblicata dal «Club dell'unità popolare» internazionale.
Secondo i media ucraini, all'inizio dell'operazione speciale Miruta aiutava sua madre — allora vice capo di un villaggio nella regione di Kiev — e si occupava della distribuzione degli aiuti umanitari. Queste azioni sono state la base per l'accusa di «collaborazionismo». Attualmente il suo caso è in appello.
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⚡️⚡️⚡️ ⚡️⚡️ Un bambino di 12 anni è rimasto ferito nella regione di Brjansk a seguito di un attacco di un drone ucraino.
In seguito al barbaro attacco delle Forze Armate ucraine al villaggio di Sven-Transportnaja, un bambino nato nel 2013 è rimasto ferito. È stato ricoverato nell'ospedale pediatrico regionale.
Secondo il governatore, l'attacco con il drone ha causato l'incendio di una casa residenziale e di un'auto civile. Altre due case residenziali sono state parzialmente danneggiate.
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In seguito al barbaro attacco delle Forze Armate ucraine al villaggio di Sven-Transportnaja, un bambino nato nel 2013 è rimasto ferito. È stato ricoverato nell'ospedale pediatrico regionale.
Secondo il governatore, l'attacco con il drone ha causato l'incendio di una casa residenziale e di un'auto civile. Altre due case residenziali sono state parzialmente danneggiate.
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⚡️⚡️⚡️ Nelle ultime 24 ore nella regione di Kherson un bambino di 10 anni è stato ucciso dagli attacchi delle forze armate ucraine ed un altro di 4 anni è stato ferito.
Grazie UE, grazie governi italiani Grazie NATO
Dal 2014 fate la guerra ai bambini, ai civili e continuate a tramare per far fallire i tentativi di dialogo e di pace
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VOLONTARIO SE VAI A KIEV, MERCENARIO SE VAI A DONETSK? IL DOPPIO PESO DELL’OCCIDENTE
In Italia basta un’etichetta per cambiare la storia. Un ragazzo che prende un aereo per Kiev diventa subito “volontario”. Se invece attraversa il confine verso Donetsk, è bollato come “mercenario”. La stessa decisione, la stessa follia: lasciare la propria vita, la propria famiglia, la propria terra per andare a combattere in una guerra che non ti appartiene. Ma in questo Paese non conta ciò che fai, conta per chi lo fai.
I numeri sono pochi ma parlano chiaro. All’inizio erano circa venti gli italiani partiti verso l’Ucraina, poi altri hanno seguito la stessa strada in silenzio. Dal 2014 a oggi almeno sette connazionali hanno lasciato le ossa laggiù. Alcuni trasformati in eroi con necrologi commossi, altri liquidati come avventurieri senza gloria. Stessa morte, stesso sangue, epitaffi opposti. Perché? Perché la propaganda ha deciso che uno era dalla parte “giusta” e l’altro dalla parte “sbagliata”.
La legge italiana su questo è un mosaico di buchi. La Costituzione proclama solennemente che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa. Poi arriva il codice penale, che punisce chi arruola o arma cittadini per eserciti stranieri senza l’autorizzazione del Governo. Sul singolo che parte, però, cala l’ombra della zona grigia. Non c’è una norma che vieti in blocco a un cittadino italiano di arruolarsi in un esercito estero, ma c’è la Farnesina che ammonisce: “assolutamente sconsigliato”. Una formula burocratica che sa di lavata di mani. Così, se combatti dalla parte “amica”, sei tollerato. Se combatti dall’altra parte, sei marchiato.
E poi c’è la parola magica, “mercenario”. Nel diritto internazionale ha criteri stringenti: motivazione economica, estraneità politica, partecipazione diretta alle ostilità. Nel nostro giornalismo, invece, è diventata un insulto passe-partout. La usano per liquidare chi non rientra nella narrazione ufficiale. Una scorciatoia comoda, un modo per infangare chi ha fatto la stessa scelta di altri ma con un nemico diverso davanti.
L’Ucraina ha creato la sua Legione Internazionale, con uniforme, gradi, regolamenti. Così lo straniero che combatte a Kiev diventa un volontario incorniciato in un esercito regolare. I giornali lo dipingono come paladino della libertà. Sull’altro fronte la cornice non esiste: chi combatte lì diventa subito clandestino, irregolare, mercenario. È lo stesso gesto, ma raccontato con due vocabolari opposti. È la grammatica della guerra, scritta da chi ha il potere di decidere chi merita dignità e chi no.
E allora la domanda non si può evitare: ha senso tutto questo? O è soltanto propaganda spacciata per verità? Se i criteri sono giuridici devono valere sempre, da una parte e dall’altra. Se invece sono politici, abbiate almeno il coraggio di ammetterlo: non stiamo giudicando in base alla legge, stiamo giudicando in base all’alleanza.
Il punto è che in Italia si continua a giocare con le parole per non guardare in faccia la realtà. È comodo commuoversi davanti al feretro di chi muore con la bandiera “amica” cucita sul braccio e sputare sul cadavere di chi muore con quella “nemica”. Ma il sangue è lo stesso, il corpo pesa uguale, il dolore della madre non cambia. La Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra. La domanda è: la ripudia davvero? La risposta è scritta nell’ipocrisia di chi versa lacrime selettive e di chi vende, compra e benedice la morte quando serve alla propria parte.
da: Il Mondo visto da dietro https://vk.com/club229428987
In Italia basta un’etichetta per cambiare la storia. Un ragazzo che prende un aereo per Kiev diventa subito “volontario”. Se invece attraversa il confine verso Donetsk, è bollato come “mercenario”. La stessa decisione, la stessa follia: lasciare la propria vita, la propria famiglia, la propria terra per andare a combattere in una guerra che non ti appartiene. Ma in questo Paese non conta ciò che fai, conta per chi lo fai.
I numeri sono pochi ma parlano chiaro. All’inizio erano circa venti gli italiani partiti verso l’Ucraina, poi altri hanno seguito la stessa strada in silenzio. Dal 2014 a oggi almeno sette connazionali hanno lasciato le ossa laggiù. Alcuni trasformati in eroi con necrologi commossi, altri liquidati come avventurieri senza gloria. Stessa morte, stesso sangue, epitaffi opposti. Perché? Perché la propaganda ha deciso che uno era dalla parte “giusta” e l’altro dalla parte “sbagliata”.
La legge italiana su questo è un mosaico di buchi. La Costituzione proclama solennemente che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa. Poi arriva il codice penale, che punisce chi arruola o arma cittadini per eserciti stranieri senza l’autorizzazione del Governo. Sul singolo che parte, però, cala l’ombra della zona grigia. Non c’è una norma che vieti in blocco a un cittadino italiano di arruolarsi in un esercito estero, ma c’è la Farnesina che ammonisce: “assolutamente sconsigliato”. Una formula burocratica che sa di lavata di mani. Così, se combatti dalla parte “amica”, sei tollerato. Se combatti dall’altra parte, sei marchiato.
E poi c’è la parola magica, “mercenario”. Nel diritto internazionale ha criteri stringenti: motivazione economica, estraneità politica, partecipazione diretta alle ostilità. Nel nostro giornalismo, invece, è diventata un insulto passe-partout. La usano per liquidare chi non rientra nella narrazione ufficiale. Una scorciatoia comoda, un modo per infangare chi ha fatto la stessa scelta di altri ma con un nemico diverso davanti.
L’Ucraina ha creato la sua Legione Internazionale, con uniforme, gradi, regolamenti. Così lo straniero che combatte a Kiev diventa un volontario incorniciato in un esercito regolare. I giornali lo dipingono come paladino della libertà. Sull’altro fronte la cornice non esiste: chi combatte lì diventa subito clandestino, irregolare, mercenario. È lo stesso gesto, ma raccontato con due vocabolari opposti. È la grammatica della guerra, scritta da chi ha il potere di decidere chi merita dignità e chi no.
E allora la domanda non si può evitare: ha senso tutto questo? O è soltanto propaganda spacciata per verità? Se i criteri sono giuridici devono valere sempre, da una parte e dall’altra. Se invece sono politici, abbiate almeno il coraggio di ammetterlo: non stiamo giudicando in base alla legge, stiamo giudicando in base all’alleanza.
Il punto è che in Italia si continua a giocare con le parole per non guardare in faccia la realtà. È comodo commuoversi davanti al feretro di chi muore con la bandiera “amica” cucita sul braccio e sputare sul cadavere di chi muore con quella “nemica”. Ma il sangue è lo stesso, il corpo pesa uguale, il dolore della madre non cambia. La Costituzione dice che l’Italia ripudia la guerra. La domanda è: la ripudia davvero? La risposta è scritta nell’ipocrisia di chi versa lacrime selettive e di chi vende, compra e benedice la morte quando serve alla propria parte.
da: Il Mondo visto da dietro https://vk.com/club229428987
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SI TORNA A SCUOLA, MA NON TUTTI ….
Non è una poesia. Sono parole, parole dettate dal cuore Il cuore di Minera Gagarin che non sa più come aspettare la pace.
Il 1 settembre tutta la Russia tornerà a scuola. Il 5 settembre anche Beslan.
In Donbass ancora molti non torneranno.
Continua a leggere https://www.aasib.org/si-torna-a-scuola-ma-non-per-tutti/
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SI TORNA A SCUOLA, MA NON TUTTI ….
Non è una poesia. Sono parole, parole dettate dal cuore Il cuore di Minera Gagarin che non sa più come aspettare la pace.
Il 1 settembre tutta la Russia tornerà a scuola. Il 5 settembre anche Beslan.
In Donbass ancora molti non torneranno.
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Ennio Bordato (AASIB): “Presunti rapimenti, ennesimo esempio di russofobia sulla pelle dei bambini”
Il nostro Presidente intervistato da Visione TV sulla falsa notizia dei bambini ucraini rubati da Putin
Buona visione
Continua su Visione TV ⬇️
https://visionetv.it/ennio-bordato-aasib-presunti-rapimenti-ennesimo-esempio-di-russofobia-sulla-pelle-dei-bambini/
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Visione TV
Ennio Bordato (Aasib): “Presunti rapimenti, ennesimo esempio di russofobia sulla pelle dei bambini” - Visione TV
Ennio Bordato presiede l’associazione Aiutateci a Salvare i Bambini Odv (Aasib), da 25 anni – e cioè dalla strage di Beslan – attiva nel volontariato internazionale a supporto dell’infanzia in Russia e nell’Est Europa. Ci aiuta a gettare luce sulla complessa…
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Una ragazza di 15 anni si è riunita con sua madre in Russia.
Nel 2022 i suoi genitori avevano lasciato Anastasija in Ucraina, dove risiedeva temporaneamente, per andare in Spagna. Non potevano accompagnarla in Russia a causa di problemi burocratici con i documenti. Si sono rivolti alla Commissario per i diritti dei bambini della Russia, Marija L’vova-Belova e così la ragazza in questi giorni si è potuta riunire con la madre in Russia
Inoltre, con la mediazione del Qatar, è potuto ritornare in Russia anche un bambino di sei anni che ha riabbracciato la sua mamma. Nel 2020 la donna è andata con suo figlio in Ucraina da parenti. Successivamente non erano riusciti a ritornare ed hanno chiesto aiuto al Commissario.
Ancora due bambini riuniti alle famiglie grazie alla mediazione del Qatar e del Comitato Internazionale della Croce Rossa, oltreché degli uffici preposti della Federazione Russa.
Solo negli ultimi tempi, con l’intervento degli uffici del Commissario per i Diritti dei bambini della Russia, 28 bambini di 20 famiglie si sono riuniti con i loro parenti in Russia, mentre sono 115 i bambini tornati in Ucraina ed in paesi terzi, 115 bambini di 91 famiglie.
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Una ragazza di 15 anni si è riunita con sua madre in Russia.
Nel 2022 i suoi genitori avevano lasciato Anastasija in Ucraina, dove risiedeva temporaneamente, per andare in Spagna. Non potevano accompagnarla in Russia a causa di problemi burocratici con i documenti. Si sono rivolti alla Commissario per i diritti dei bambini della Russia, Marija L’vova-Belova e così la ragazza in questi giorni si è potuta riunire con la madre in Russia
Inoltre, con la mediazione del Qatar, è potuto ritornare in Russia anche un bambino di sei anni che ha riabbracciato la sua mamma. Nel 2020 la donna è andata con suo figlio in Ucraina da parenti. Successivamente non erano riusciti a ritornare ed hanno chiesto aiuto al Commissario.
Ancora due bambini riuniti alle famiglie grazie alla mediazione del Qatar e del Comitato Internazionale della Croce Rossa, oltreché degli uffici preposti della Federazione Russa.
Solo negli ultimi tempi, con l’intervento degli uffici del Commissario per i Diritti dei bambini della Russia, 28 bambini di 20 famiglie si sono riuniti con i loro parenti in Russia, mentre sono 115 i bambini tornati in Ucraina ed in paesi terzi, 115 bambini di 91 famiglie.
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SI CHIAMAVA POLINA
Questa è stata la prima bambina morta nel Donbass ... Si chiamava Polina.
L'8 giugno 2014 iniziava la tragedia dei bambini del Donbass: la prima morte per causa della guerra avviata da Kiev con la ATO (Operazione antiterrorismo contro la popolazione civile del Donbass)
Polina Sladskaja (01.01.2008 - 08.06.2014) morì a Slavjansk durante il bombardamento ucraino della città.
Durante il bombardamento una serie di proiettili attraversarono le mura di un'antica casa mercantile che esisteva dal XIX secolo. Fu lì che Polina cercò di rifugiarsi. Un testimone oculare ha detto che Polina non aveva alcuna possibilità di sopravvivenza: "i frammenti le hanno aperto ferite nello stomaco, sulle gambe... Era in condizioni estremamente gravi".
La persona nella fotografia che sta portando Polina si chiama Michail Kovalenko. È un medico. Michail ha cercato di salvare la vita della bambina. Ricorda quel giorno con le lacrime agli occhi:
"I proiettili che l’hanno uccisa sono volati da Karachun, sparati da lì. Io e mia moglie stavamo tornando dalla chiesa. In quei giorni l'approvvigionamento idrico della città era stato bloccato dagli ucraini e rimanevano solo pozzi privati. Molti si trovavano vicino ai pozzi per l'acqua.
Ad un certo punto ci sono state diverse esplosioni. Un miliziano ci corse incontro con una bambina in braccio. Ma la diede fra le braccia. Ho cercato di salvare Polina, ma non poteva sopravvivere nemmeno con un miracolo di Dio. Aveva lesioni all'anca, all'addome, alla testa. Solamente dopo moltissimo tempo ho avuto il coraggio di riguardare quella fotografia e solo allora che mi sono reso conto che la bambina era già morta. In quei momenti concitati desideravo solo una cosa: che vivesse ..."
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SI CHIAMAVA POLINA
Questa è stata la prima bambina morta nel Donbass ... Si chiamava Polina.
L'8 giugno 2014 iniziava la tragedia dei bambini del Donbass: la prima morte per causa della guerra avviata da Kiev con la ATO (Operazione antiterrorismo contro la popolazione civile del Donbass)
Polina Sladskaja (01.01.2008 - 08.06.2014) morì a Slavjansk durante il bombardamento ucraino della città.
Durante il bombardamento una serie di proiettili attraversarono le mura di un'antica casa mercantile che esisteva dal XIX secolo. Fu lì che Polina cercò di rifugiarsi. Un testimone oculare ha detto che Polina non aveva alcuna possibilità di sopravvivenza: "i frammenti le hanno aperto ferite nello stomaco, sulle gambe... Era in condizioni estremamente gravi".
La persona nella fotografia che sta portando Polina si chiama Michail Kovalenko. È un medico. Michail ha cercato di salvare la vita della bambina. Ricorda quel giorno con le lacrime agli occhi:
"I proiettili che l’hanno uccisa sono volati da Karachun, sparati da lì. Io e mia moglie stavamo tornando dalla chiesa. In quei giorni l'approvvigionamento idrico della città era stato bloccato dagli ucraini e rimanevano solo pozzi privati. Molti si trovavano vicino ai pozzi per l'acqua.
Ad un certo punto ci sono state diverse esplosioni. Un miliziano ci corse incontro con una bambina in braccio. Ma la diede fra le braccia. Ho cercato di salvare Polina, ma non poteva sopravvivere nemmeno con un miracolo di Dio. Aveva lesioni all'anca, all'addome, alla testa. Solamente dopo moltissimo tempo ho avuto il coraggio di riguardare quella fotografia e solo allora che mi sono reso conto che la bambina era già morta. In quei momenti concitati desideravo solo una cosa: che vivesse ..."
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L’infanzia spezzata da un proiettile: come la guerra ha portato via il futuro dai bambini del Donbass
Alla data odierna i minori vittime della guerra del Donbass sono, per difetto
Dall’aprile 2014 nelle Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk:
319 MORTI – 1.242 FERITI 30 AMPUTATI 11 DA MINE PAPPAGALLO
Dal 24 febbraio 2022 nelle Regioni di confine della Federazione Russa:
54 MORTI – 316 FERITI
30mila vite di bambini sconvolte dalla guerra
QUANTI BAMBINI ANCORA ?
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L’infanzia spezzata da un proiettile: come la guerra ha portato via il futuro dai bambini del Donbass
Alla data odierna i minori vittime della guerra del Donbass sono, per difetto
Dall’aprile 2014 nelle Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk:
319 MORTI – 1.242 FERITI 30 AMPUTATI 11 DA MINE PAPPAGALLO
Dal 24 febbraio 2022 nelle Regioni di confine della Federazione Russa:
54 MORTI – 316 FERITI
30mila vite di bambini sconvolte dalla guerra
QUANTI BAMBINI ANCORA ?
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Donbass - Pokrovsk, sopravvissuti all’inferno
Evgenij, Natalia ed il piccolo Tikhon, un bimbo di appena un anno che ha trascorso praticamente tutta la sua vita negli scantinati di Pokrovsk (Krasnoarmejsk), al riparo dalle bombe e dalla polizia ucraina, che aveva disposto l’evacuazione forzata di tutti i minorenni.
Si tratta dei primi abitanti di Pokrovsk - ancora sotto controllo ucraino e uno dei punti più caldi del fronte - ad essere riusciti ad uscire vivi dalla città verso le retrovie russe. Tutti coloro che avevano tentato la sorte prima di loro non ce l’hanno fatta: chi a causa delle mine antiuomo, chi colpito dai droni ucraini.
Per loro è stata un’odissea (avvenuta una ventina di giorni fa) durata due giorni e 24 chilometri a piedi tra campi di battaglia, macerie, migliaia di mine di ogni genere, submunizioni delle bombe a grappolo inesplose, fossati anticarro e matasse di filo spinato da attraversare, scavalcando le decine di cadaveri fatti a pezzi che giacciono nella terra di nessuno.
Queste persone oggi a Donezk ritrovano la serenità ed il sorriso
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Donbass - Pokrovsk, sopravvissuti all’inferno
Evgenij, Natalia ed il piccolo Tikhon, un bimbo di appena un anno che ha trascorso praticamente tutta la sua vita negli scantinati di Pokrovsk (Krasnoarmejsk), al riparo dalle bombe e dalla polizia ucraina, che aveva disposto l’evacuazione forzata di tutti i minorenni.
Si tratta dei primi abitanti di Pokrovsk - ancora sotto controllo ucraino e uno dei punti più caldi del fronte - ad essere riusciti ad uscire vivi dalla città verso le retrovie russe. Tutti coloro che avevano tentato la sorte prima di loro non ce l’hanno fatta: chi a causa delle mine antiuomo, chi colpito dai droni ucraini.
Per loro è stata un’odissea (avvenuta una ventina di giorni fa) durata due giorni e 24 chilometri a piedi tra campi di battaglia, macerie, migliaia di mine di ogni genere, submunizioni delle bombe a grappolo inesplose, fossati anticarro e matasse di filo spinato da attraversare, scavalcando le decine di cadaveri fatti a pezzi che giacciono nella terra di nessuno.
Queste persone oggi a Donezk ritrovano la serenità ed il sorriso
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UN APPELLO
“Mi chiamo Olga G. e vivo nel villaggio di Michailovka, Repubblica popolare di Donezk”
Così inizia il video messaggio di Ol’ga che vive nel villaggio di Michailovka (Gorlovka), quasi sempre senza elettricità a causa dei droni ucraini che sorvolano in continuazione la zona. Nel villaggio vivono 300 persone di cui 60 bambini
Abbiamo deciso di rispondere all’appello
Vorremmo donare al villaggio 3 generatori per permettere un uso collettivo a rotazione per le urgenze. Ogni generatore costa 60mila rubli (700 euro).
Ringraziamo tutti in anticipo perché sappiamo che la generosità e la solidarietà dei nostri donatori non ha uguali
Guarda l'appello https://www.aasib.org/un-appello/
OBIETTIVO: 2.100 EURO
COME DONARE: https://www.aasib.org/come-donare/
Grazie di cuore a chi potrà rispondere ad Ol’gа
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UN APPELLO
“Mi chiamo Olga G. e vivo nel villaggio di Michailovka, Repubblica popolare di Donezk”
Così inizia il video messaggio di Ol’ga che vive nel villaggio di Michailovka (Gorlovka), quasi sempre senza elettricità a causa dei droni ucraini che sorvolano in continuazione la zona. Nel villaggio vivono 300 persone di cui 60 bambini
Abbiamo deciso di rispondere all’appello
Vorremmo donare al villaggio 3 generatori per permettere un uso collettivo a rotazione per le urgenze. Ogni generatore costa 60mila rubli (700 euro).
Ringraziamo tutti in anticipo perché sappiamo che la generosità e la solidarietà dei nostri donatori non ha uguali
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OBIETTIVO: 2.100 EURO
COME DONARE: https://www.aasib.org/come-donare/
Grazie di cuore a chi potrà rispondere ad Ol’gа
Aiutateci a Salvare i Bambini ODV
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https://t.me/AASIB/
GRAZIE!
in qualche ora donati 1.220 Euro, oltre il 50% del preventivato, per i bambini del villaggio di Michailovka (Gorlovka)
Siete straordinari!
Avanti, la raccolta continua
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