Aiutateci A Salvare I Bambini ODV
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Aiutateci a Salvare I Bambini ODV AASIB.ORG Ospedali pediatrici, vittime del terrorismo e delle guerre la nostra missione
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Teimuraz Mamsurov, al momento della tragedia Presidente del Parlamento della Repubblica, residente a Beslan aveva nella scuola tra gli ostaggi i propri figli.
Il Presidente Aushev prima di entrare nella scuola per tentare una mediazione con i terroristi parlò con Mamsurov:
"Mi disse così: se restituiranno i miei figli, non accetteremo solo loro. Rimarranno insieme agli altri. Ma se li libereranno insieme a molte altre persone, con i bambini, allora potremo portarli fuori".
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Auschev riuscì a far liberare 13 neonati con le madri o nonne. La madre di Alain Tskaev, 6 mesi, non uscì per lasciare sole altre due figlie e consegnò il bambino ad Aushev
Questi, uscito dalla scuola, lo diede a Elbrus Gogichaev, un militare delle forze speciali.
Sorprendentemente il bambino non piange, ma al contrario, si aggrappò immediatamente all'adulto sconosciuto.
In quel preciso momento vengono fotografati dal fotografo della Reuters Viktor Korotaev.
Questa fotografia sarà uno dei simboli della tragedia di Beslan.
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Asja Gumezova aveva 11 anni.
Aveva, perché la sua vita si è fermata al 3 settembre 3004. Molti mesi dopo l'attacco terroristico i suoi genitori hanno trovato un disegno e una poesia fra le sue cose. La poesia - profetica ed il disegno era un angelo.
Oggi è diventato il simbolo della sofferenza infantile in tutto il mondo e prima di tutto il simbolo della tragedia di Beslan.
La poesia di Asja scritta poco tempo prima del settembre 2004 ...

"È successo tutto
non troppo presto e non troppo tardi,
Perché per sempre,
Perché tutto è così complicato.
Mi è stato prenotato un biglietto per il paradiso,
E ci arriverò presto,
Con il primo volo che posso"
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3 settembre. La mattina presto ci hanno svegliato e ci hanno portato di nuovo in palestra. I nostri posti erano occupati, camminavamo cercando un posto per noi. Ne abbiamo trovato uno al centro della sala. Ci siamo seduti. Sopra di noi pendeva una bomba, che penzolava. C'era pochissimo spazio. Mi sono addormentata. Mi sono svegliata a causa di un terribile boato. Mi sono alzata, ho visto che tutti erano sdraiati, c'era un po' di fumo e un ragazzo stava cercando di uscire dalla porta. Non capivo cosa fosse successo. È iniziato uno sparo, io ero seduta con le dita nelle orecchie perché era molto forte. Sono rimasta così, tutti erano sdraiati, poi si è alzata mia madre e le ho detto: «Mamma, tutti sono scappati, anch'io scapperò.» Sono corsa, o almeno così mi sembrava, poi mia madre ha detto che camminavo a fatica barcollando. Mi sono avvicinata alla porta, e lì c'era un terrorista, una donna mi ha tirato per mano e mi ha stretta a sé, così sono rimasta sdraiata sotto di lei. Sdraiata. All'improvviso ho visto mia madre che mi faceva cenno di avvicinarmi a lei. Ho cercato di uscire da sotto la donna, ma non ci riuscivo. Mia madre è venuta da me e mi ha tirata fuori. I terroristi hanno fatto alzare tutti i vivi e chi poteva camminare e hanno portato tutti in mensa. Stavamo andando (mia madre, Anja ed io), sotto i piedi era morbido, una sensazione strana. Per errore siamo entrate dalla porta sbagliata e mi sono ritrovata nella stanza degli allenatori. Lì per la prima volta ho avuto paura, perché c'erano persone morte, tutte insanguinate, parti di corpi ... E in quel momento un terrorista uccide Ivan Konstantinovich Kanidi (amato professore di ginnastica, di origine greca nota). Siamo uscite dalla stanza degli allenatori e siamo andate in mensa. Tutti i vetri erano rotti, mia madre camminava scalza e quei cocci le si conficcavano nei piedi. Siamo arrivate in mensa, tutto era coperto di schegge, rumore. Siamo entrate fino in fondo e mia madre ci ha fatte sedere, Anja ed io, su una grande teglia e ci ha detto di stare sedute e aspettarla, lei sarebbe andata da Borja. Stavamo sedute e ci guardavamo, vedevamo da dove veniva il sangue, dove faceva male. A un certo punto abbiamo trovato dei biscotti! Erano così buoni! Poi ci siamo ricordate dell'acqua. Sono andata in cucina con un ragazzo, e lì c'era un combattente. Avevamo paura di prendere l'acqua. Allora il combattente ha detto di prendere i bicchieri, indicando dei bicchieri di panna acida e di prendere l'acqua. Abbiamo preso quei bicchieri e abbiamo raccolto acqua sporca dal lavandino. Abbiamo bevuto senza fermarci! È tornata mia madre, da sola. Stavamo sedute. I terroristi hanno detto ai bambini di mettersi sui davanzali e di gridare: «Non sparate, qui ci sono bambini!» Qualcuno si è alzato e ha gridato. Dopo un po' la grata che era alle finestre si è staccata. Allora il nostro insegnante di educazione fisica l'ha presa e l'ha tolta.
La lavoratrice della cucina, Sima, ha detto: «Salterò per prima, se mi uccidono, restate seduti.» È salita sul davanzale e ha saltato, e lì abbiamo visto un casco verde alla finestra, abbiamo capito che erano i nostri e abbiamo iniziato a uscire, mia madre mi ha messa sul forno e io sono andata alla finestra, mi sono avvicinata, ma era molto alta. C'era un membro delle forze speciali, con occhi azzurri, barba corta, le maniche rimboccate, e ha detto: «Salta, ti prenderò!» Mia madre gridava: «Salta! Più veloce!» Sono saltata tra le sue braccia, mi ha portata a casa. Quando mia madre stava alla finestra, in quel momento un terrorista è entrato di corsa in mensa e ha urlato: «Non lasciate uscire gli ostaggi!» e ha iniziato a sparare.
Mia madre è caduta dalla finestra, l'hanno raccolta e portata anche lei in casa. In casa c'erano già altri ostaggi e le forze speciali. Ricordo un bambino completamente fasciato con bende, si vedevano solo i suoi occhi.
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Ho iniziato a cercare qualcosa nella stanza, aprendo armadi e cassetti, e in uno degli armadietti in basso ho trovato la nostra composta! La mia composta di ciliegie preferita! Non avevamo niente per aprirla, allora un membro delle forze speciali ha fatto dei buchi nel coperchio e sono riuscita a versare la composta nei bicchieri e a distribuirla a chi voleva. Il membro delle forze speciali ha chiesto via radio un'ambulanza per noi. Dietro di loro è arrivata una camionetta dei pompieri. Siamo arrivati all'incrocio in via Oktjabrskaja e lì hanno iniziato a farci scendere dal veicolo e a separarci. (Continua)

La storia, Irina G. allora bambina ostaggio nella Scuola n. 1 di Beslan
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Ho perso mia madre. Anja è rimasta nella mensa. Mi hanno portato all'ospedale da campo a Beslan. Mi hanno fatto un'iniezione alla gamba e mi hanno messo su una barella sotto gli alberi. Mi hanno dato dell'acqua e dei biscotti, dopo un po' mi hanno caricato in macchina e portato da qualche parte che non capivo. Sopra di me sedeva un uomo in camice bianco, e accanto a me giaceva un'altra persona sulla barella.
Non si riusciva a capire se fosse una donna o un uomo. Il corpo era completamente di colore nero-rosso, la bocca leggermente aperta, la testa girata verso di me e quanto avevo paura, perché non riuscivo a distogliere lo sguardo, e guardare quel corpo era spaventoso. L'uomo si accorse che avevo paura e allora mi coprì il volto con un fazzoletto, così non vedevo quella persona. Sorrise e disse che andava tutto bene.
Ci fermammo, si aprì la macchina e tirarono fuori la barella con quel corpo. E noi continuammo il viaggio.
Mi portarono all'ospedale pediatrico di Vladikavkaz. Ricordo che portarono la barella nell'ascensore e mi stupivo di come potesse essere così grande da contenerla.
Mi misero in una grande stanza vicino alla finestra. Mi tolsero tutti i vestiti che avevo e mi lasciarono riposare. Guardavo il mio corpo, mi toccavo i capelli e le orecchie e mi stupivo di quanta sporcizia ci fosse. Accanto a me c'era sempre qualcuno del personale medico, un'infermiera o un infermiere, nella stanza c'erano altre tre persone. Guardavo sempre fuori dalla finestra aspettando che qualcuno venisse a prendermi. La sera era spaventoso guardare il soffitto, perché su di esso si riflettevano le ombre degli alberi e sembrava minaccioso. Nella mia stanza venne un fotografo e scattò una mia foto. Si scoprì che i miei parenti non riuscivano a trovarmi. All'ingresso in ospedale mi chiesero i dati, dissi che mi chiamo Irina Gurieva e che ho 6 anni, ricordavo le parole di mia madre che aveva detto in palestra: «Se succede qualcosa, hai 6 anni», le avevo memorizzate!
Non conoscevo il patronimico, mi chiesero il nome di mio padre, dissi «Slavik», e così scrissero «Vjacheslavovna». A quel tempo non sapevo che tra gli osseti c'è la tradizione di chiamare con un nome alla nascita e usarne un altro nella vita. Si scoprì che nei documenti mio padre si chiama Stanislav e io sono Stanislavovna, ma lo scoprii solo quando arrivarono i miei parenti. Mi trovarono il pomeriggio del 4 settembre, zio e zia, rimasero con me in stanza forse 5 minuti e se ne andarono. Si scoprì che quella stessa foto era appesa al pannello con i bambini che i parenti non avevano ancora trovato e mio padre vide la mia fotografia.
Rimasi in ospedale fino al 7 settembre, durante questo tempo cambiai diverse stanze, perché tutti venivano portati a casa, a me non facevano nessuna procedura, semplicemente mi spalmavano le abrasioni con verde di metilene.
Il 7 settembre vennero a trovarmi mamma, papà e altri 7 parenti. Decisero di portarmi a casa. Solo quel giorno scoprii che anche Borik era morto. Ero sicura che fosse vivo! Ma non era così, il 6 settembre lo avevano seppellito. Non sapevo cosa fosse successo ad Anja. Mi portarono a casa della nonna, quel giorno era il suo compleanno e lei era così felice di vedermi. Tutti giravano intorno a me, giocavano con me.
E io mi arrabbiai con tutti perché non avevo potuto salutare Vera e Boris, li avevano seppelliti senza di me!
E più tardi scoprii che Anja era viva, che aveva una grave ferita e che era ricoverata in ospedale a Mosca.
Sembrava che quei tre giorni d'inferno fossero finiti. Ma dovevamo andare avanti a vivere, e questa è un'altra storia …

La storia, Irina G. allora bambina ostaggio nella Scuola n. 1 di Beslan
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13:02 l'ora dello scoppio della bomba dei terroristi un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell'attentato di Beslan

Nel cortile della Scuola n.1 sono stati liberati 334 palloncini bianchi nel cielo

#Beslan #Ricordiamo
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Inizia la processione con i ritratti degli ostaggi uccisi nella scuola.
Dal memoriale arriverà al cimitero "la Città degli Angeli"
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Le vittime dell'attentato terroristico a Beslan sono state 335, di 186 bambini.

Per molto tempo le persone porteranno sul luogo del loro sacrificio ciò che mancava di più ai bambini nelle ultime ore di vita - Acqua
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IL RISULTATO DELL’AZIONE CRIMINALE DEI “TERRORISTI”

Secondo i dati ufficiali le persone prese in ostaggio al momento dell’assalto del gruppo terroristico alla scuola erano 1.116. Di queste 17 adulti di sesso maschile vengono uccise dai terroristi nella scuola il primo giorno della cattura come vendetta per l’abbandono delle trattative da parte del Governo, mentre altre 3 verranno uccise lo stesso giorno nelle adiacenze dell’edificio scolastico.
Degli ostaggi rimanenti 284 rimarranno uccisi a causa dell’esplosione delle cariche di esplosivo piazzate dai terroristi nei locali della scuola e del successivo intervento volto alla loro liberazione.
13 persone moriranno nei giorni immediatamente seguenti la liberazione della scuola a causa delle ferite riportate.
Il 3 settembre 2 soccorritori vengono uccisi durante il tentativo di recuperare i corpi delle vittime del 1 settembre. Lo stesso giorno sono 10 le persone appartenenti ai Corpi delle Forze speciali russe (Alfa e Vympel) che perdono la vita nell’assalto per la liberazione degli ostaggi. 3 civili vengono uccisi nel salvataggio degli ostaggi ed 1 muore nei giorni seguenti per le ferite riportate. 2 adulti muoiono nei mesi successivi
Numero complessivo delle persone uccise o decedute a causa delle ferite riportate:
335 delle quali 186 bambini di cui in età prescolare 9.
Scolari della prima classe 18;
della seconda classe 15;
della terza classe 21;
della quarta classe 21;
della quinta classe 16;
della sesta classe 28;
della settima classe 13;
dell’ottava classe 13;
della nona classe 22;
della decima classe 9 ed 1 dell’undicesima classe.
In 66 famiglie sono morte da 2 a 6 persone.
17 i bambini rimasti completamente orfani. 810 persone hanno riportato ferite più o meno gravi (ostaggi, appartenenti alle Forze Speciali, FSB, MCS (Ministero delle Emergenze), MVD (Ministero degli Interni) ed Esercito, 479 delle quali bambini (44 in età prescolare)
Feriti gravi 163 di cui 97 bambini (6 in età prescolare). 72 bambini sono rimasti invalidi permanentemente assieme a 69 adulti Infarti, suicidi, traumi psichici permanenti ...

La strage di Beslan fu pianificata, finanziata e supportata con la partecipazione di servizi di paesi occidentali
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È ARRIVATO IL 1 SETTEMBRE

Quasi 300 bambini del Donbass hanno ricevuto i nostri kit scolastici anche quest’anno. L’estate è volata ed il 1 settembre in tutta la Russia, con la sola esclusione di Beslan, è iniziato il nuovo anno scolastico
https://www.aasib.org/e-arrivato-il-1-settembre/

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