Una mattina mi son svegliato… E no, non ho cantato “Bella Ciao”: mi sono semplicemente guardato allo specchio e avevo 58 anni. L’unica cosa positiva è che di cose nella vita ne ho viste tante. E parliamoci chiaro, sono sempre quelle.
Le guerre si fanno per mantenere il controllo sulle risorse. I telegiornali si fanno per mantenere il controllo sull’informazione e sul dibattito pubblico. Le manifestazioni, dai tempi di Cossiga in poi, si fanno per dimostrare che allo status quo non c’è alternativa.
Non importa chi abbia sfasciato Torino e Milano, non importa se siano stati i centri sociali pagati dalla sinistra, se siano stati gli extracomunitari, se siano stati i Black Bloc o gli infiltrati delle forze dell’ordine. Il copione è sempre lo stesso: qualcuno scende in piazza, convinto che manifestare sia un diritto, e qualcun altro cancella quel diritto (e il senso stesso della democrazia) puntando i riflettori dell’opinione pubblica su qualcosa di talmente inaccettabile da travolgere tutto il resto. La polizia fa il suo lavoro: la pagano per quello.
Il risultato è che si alimenta lo scontro sociale, si alimenta la repressione, si alimenta l’odio reciproco. Fatevi un giro sui social: i commenti sensati, razionali, o perlomeno logici sono come i quadrifogli. Sepolti in un mare di insulti, di livore, di violenza, di accuse reciproche in cui manca qualsiasi elemento di confronto. A cosa serve? Ve lo dico io: a precipitare il mondo nell’inferno che ci attende. Un inferno di guerre civili, di droni guidati dall’IA, di scarsità di risorse, di fame, di freddo, di morte e distruzione.
E cosa fanno i vari guru social? Soffiano sul fuoco per qualche misero like in più. Alcuni con vasti seguiti fanno perfino i “benaltristi”: la distruzione delle città non sarebbe niente in confronto alla distruzione causata dalle guerre. Che è un po’ come quelli che fumano un pacchetto al giorno, tanto c’è l’inquinamento.
Quello che manca in una parola? Responsabilità! Faccio una domanda a tutti: ma non ce li avete dei figli? Ma l’avete capito che se continuate a stare con lo stesso copione in mano, recitando il ruolo che vi hanno assegnato (quello di destra, quello di sinistra, quello fascista, quello antifascista, quello che è padrone a casa sua, quello che è immigrato di seconda generazione, il giovane, il vecchio, l’operaio, il padrone, il cittadino che paga le tasse, l’evasore, chi lavora, i pusillanimi, il popolo sovrano, il Governo, il manifestante pacifico, quello che sfascia tutto, l’influencer che sa tutto lui come l’allenatore di calcio dal divano, il politico che ruba…), state soltanto portando a compimento un destino tragico e preparando il mondo al Governo delle macchine, l’unico possibile quando l’umanità si distrugge a vicenda?
Serve responsabilità. Serve saggezza. Non ne vedo da nessuna parte. Serve comprensione. Serve rispetto. Serve umiltà. Serve la disponibilità a sacrificare qualcosa, e serve la disponibilità a riconoscere agli altri qualche ragione, in mezzo a mille torti.
Smettetela di urlare. Smettetela di vomitare. Smettetela di indignarvi. Smettetela di non guardarvi allo specchio e di pensare che il male sia sempre fuori di voi.
O inizia una nuova stagione, o il finale di questa non lo scriverà più nessuno. Solo la natura, che si riprenderà tutto.
Claudio Messora,
e tutti quelli che ancora ragionano
(da: https://www.byoblu.com/chi-scrivera-prossimo-finale-stagione/)
Le guerre si fanno per mantenere il controllo sulle risorse. I telegiornali si fanno per mantenere il controllo sull’informazione e sul dibattito pubblico. Le manifestazioni, dai tempi di Cossiga in poi, si fanno per dimostrare che allo status quo non c’è alternativa.
Non importa chi abbia sfasciato Torino e Milano, non importa se siano stati i centri sociali pagati dalla sinistra, se siano stati gli extracomunitari, se siano stati i Black Bloc o gli infiltrati delle forze dell’ordine. Il copione è sempre lo stesso: qualcuno scende in piazza, convinto che manifestare sia un diritto, e qualcun altro cancella quel diritto (e il senso stesso della democrazia) puntando i riflettori dell’opinione pubblica su qualcosa di talmente inaccettabile da travolgere tutto il resto. La polizia fa il suo lavoro: la pagano per quello.
Il risultato è che si alimenta lo scontro sociale, si alimenta la repressione, si alimenta l’odio reciproco. Fatevi un giro sui social: i commenti sensati, razionali, o perlomeno logici sono come i quadrifogli. Sepolti in un mare di insulti, di livore, di violenza, di accuse reciproche in cui manca qualsiasi elemento di confronto. A cosa serve? Ve lo dico io: a precipitare il mondo nell’inferno che ci attende. Un inferno di guerre civili, di droni guidati dall’IA, di scarsità di risorse, di fame, di freddo, di morte e distruzione.
E cosa fanno i vari guru social? Soffiano sul fuoco per qualche misero like in più. Alcuni con vasti seguiti fanno perfino i “benaltristi”: la distruzione delle città non sarebbe niente in confronto alla distruzione causata dalle guerre. Che è un po’ come quelli che fumano un pacchetto al giorno, tanto c’è l’inquinamento.
Quello che manca in una parola? Responsabilità! Faccio una domanda a tutti: ma non ce li avete dei figli? Ma l’avete capito che se continuate a stare con lo stesso copione in mano, recitando il ruolo che vi hanno assegnato (quello di destra, quello di sinistra, quello fascista, quello antifascista, quello che è padrone a casa sua, quello che è immigrato di seconda generazione, il giovane, il vecchio, l’operaio, il padrone, il cittadino che paga le tasse, l’evasore, chi lavora, i pusillanimi, il popolo sovrano, il Governo, il manifestante pacifico, quello che sfascia tutto, l’influencer che sa tutto lui come l’allenatore di calcio dal divano, il politico che ruba…), state soltanto portando a compimento un destino tragico e preparando il mondo al Governo delle macchine, l’unico possibile quando l’umanità si distrugge a vicenda?
Serve responsabilità. Serve saggezza. Non ne vedo da nessuna parte. Serve comprensione. Serve rispetto. Serve umiltà. Serve la disponibilità a sacrificare qualcosa, e serve la disponibilità a riconoscere agli altri qualche ragione, in mezzo a mille torti.
Smettetela di urlare. Smettetela di vomitare. Smettetela di indignarvi. Smettetela di non guardarvi allo specchio e di pensare che il male sia sempre fuori di voi.
O inizia una nuova stagione, o il finale di questa non lo scriverà più nessuno. Solo la natura, che si riprenderà tutto.
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