Fabrizio Marchi: grandi manovre e riposizionamenti in corso
La Cina taglia la strada al Pentagono in Micronesia, nell’oceano Pacifico, mentre Vladimir Putin rafforza l’amicizia con l’India. L’Unione europea si comporta da impero ma perde peso su tutti i versanti, sostituendo la politica con il riarmo e la diplomazia con l’arroganza dei deboli. Ne parliamo con Fabrizio Marchi, giornalista, direttore de L’Interferenza. Intervista…
https://casadelsole.tv/fabrizio-marchi-grandi-manovre-e-riposizionamenti-in-corso/
La Cina taglia la strada al Pentagono in Micronesia, nell’oceano Pacifico, mentre Vladimir Putin rafforza l’amicizia con l’India. L’Unione europea si comporta da impero ma perde peso su tutti i versanti, sostituendo la politica con il riarmo e la diplomazia con l’arroganza dei deboli. Ne parliamo con Fabrizio Marchi, giornalista, direttore de L’Interferenza. Intervista…
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Forwarded from Idee&Azione
COMUNICATO
REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA
La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia alla comunità internazionale l'aggressione militare estremamente grave perpetrata dal governo attuale degli Stati Uniti d'America contro il territorio e la popolazione venezuelani nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dei suoi articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, della parità giuridica degli Stati e del divieto di uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare dell'America Latina e dei Caraibi, e mette a grave rischio la vita di milioni di persone.
Lo scopo di questo attacco non è altro che appropriarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei minerali, tentando di infrangere con la forza l'indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono fermi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un "cambio di regime", in alleanza con l'oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto gli imperi. Quando nel 1902 le potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: "L'insolente pianta straniera ha profanato il sacro suolo della Patria." Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si alza nuovamente per difendere la propria indipendenza contro l'aggressione imperiale.
Popolo in strada
Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione e a denunciare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Contestualmente, la Diplomazia Bolivariana della Pace presenterà le relative denunce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario Generale di tale organizzazione, alla CELAC e al MNOAL, chiedendo la condanna e la rendizione dei conti del governo statunitense.
Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto tutti i piani di difesa nazionale per essere implementati nel momento e nelle circostanze appropriate, in stretta conformità con quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dalla Legge Organica sugli Stati di Eccezione e dalla Legge Organica sulla Sicurezza della Nazione.
In tal senso, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l'attuazione del Decreto che dichiara lo stato di Conmoción Exterior in tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata. Tutto il Paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.
Allo stesso modo, ha ordinato l'immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i comuni del Paese.
In stretta conformità con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il suo popolo, il suo territorio e la sua indipendenza. Convociamo i popoli e i governi dell'America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva contro questa aggressione imperiale.
Come affermato dal Comandante Supremo Hugo Chávez Frías "di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, di qualsiasi dimensione, la risposta di tutti e di tutte i patrioti... è unità, lotta, battaglia e vittoria".
Caracas, 3 gennaio 2025
REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA
La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia alla comunità internazionale l'aggressione militare estremamente grave perpetrata dal governo attuale degli Stati Uniti d'America contro il territorio e la popolazione venezuelani nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dei suoi articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, della parità giuridica degli Stati e del divieto di uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare dell'America Latina e dei Caraibi, e mette a grave rischio la vita di milioni di persone.
Lo scopo di questo attacco non è altro che appropriarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei minerali, tentando di infrangere con la forza l'indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono fermi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un "cambio di regime", in alleanza con l'oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti.
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e sconfitto gli imperi. Quando nel 1902 le potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: "L'insolente pianta straniera ha profanato il sacro suolo della Patria." Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si alza nuovamente per difendere la propria indipendenza contro l'aggressione imperiale.
Popolo in strada
Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione e a denunciare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono schierati per garantire la sovranità e la pace. Contestualmente, la Diplomazia Bolivariana della Pace presenterà le relative denunce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario Generale di tale organizzazione, alla CELAC e al MNOAL, chiedendo la condanna e la rendizione dei conti del governo statunitense.
Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto tutti i piani di difesa nazionale per essere implementati nel momento e nelle circostanze appropriate, in stretta conformità con quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dalla Legge Organica sugli Stati di Eccezione e dalla Legge Organica sulla Sicurezza della Nazione.
In tal senso, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l'attuazione del Decreto che dichiara lo stato di Conmoción Exterior in tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata. Tutto il Paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.
Allo stesso modo, ha ordinato l'immediato dispiegamento del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i comuni del Paese.
In stretta conformità con l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il suo popolo, il suo territorio e la sua indipendenza. Convociamo i popoli e i governi dell'America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva contro questa aggressione imperiale.
Come affermato dal Comandante Supremo Hugo Chávez Frías "di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, di qualsiasi dimensione, la risposta di tutti e di tutte i patrioti... è unità, lotta, battaglia e vittoria".
Caracas, 3 gennaio 2025
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Forwarded from Idee&Azione
I Ruggent Anni Venti sono iniziati con un omicidio:
Generale Soleimani, 3 gennaio 2020.
Ordinato da Trump 1.0.
La seconda parte degli Anni Venti Infuriati inizia con un crimine di guerra.
Mini-Shock'n Awe su Caracas, raid della Delta Force.
3 gennaio 2026.
Ordinato da Trump 2.0.
Pepe Escobar
Generale Soleimani, 3 gennaio 2020.
Ordinato da Trump 1.0.
La seconda parte degli Anni Venti Infuriati inizia con un crimine di guerra.
Mini-Shock'n Awe su Caracas, raid della Delta Force.
3 gennaio 2026.
Ordinato da Trump 2.0.
Pepe Escobar
X (formerly Twitter)
Pepe Escobar (@RealPepeEscobar) on X
The Raging Twenties started with a murder:
Gen. Soleimani, January 3, 2020.
Ordered by Trump 1.0.
The second part of the Raging Twenties starts with a war crime.
Mini-Shock'n Awe on Caracas, Delta Force raid.
January 3, 2026.
Ordered by Trump 2.0.
Gen. Soleimani, January 3, 2020.
Ordered by Trump 1.0.
The second part of the Raging Twenties starts with a war crime.
Mini-Shock'n Awe on Caracas, Delta Force raid.
January 3, 2026.
Ordered by Trump 2.0.
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Annus Horribilis
Annus Horribilis di Pepe Escobar Così tanto da fare, così poco tempo. Che il 2026 sia l’anno della Rinascita dei Pre-Socratici. Così come l’anno della Rinascita del “Cool”: riflessione, introspezione, silenzio, ricerca dell’equilibrio interiore e, quando serve musica, un ambiente fisico e mentale equivalente all’etica jazz-kissa giapponese. Il desiderio di potere in eccesso fece…
https://casadelsole.tv/annus-horribilis/
Annus Horribilis di Pepe Escobar Così tanto da fare, così poco tempo. Che il 2026 sia l’anno della Rinascita dei Pre-Socratici. Così come l’anno della Rinascita del “Cool”: riflessione, introspezione, silenzio, ricerca dell’equilibrio interiore e, quando serve musica, un ambiente fisico e mentale equivalente all’etica jazz-kissa giapponese. Il desiderio di potere in eccesso fece…
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3 gennaio 2020 Trump ordina l’assassinio del generale Soleimani
3 gennaio 2026 Trump ordina la cattura di Maduro e bombarda Caracas
Crimini di guerra
Ne parliamo in diretta oggi alle 18,30 con il professor Angelo d’Orsi qui 🔴 https://www.youtube.com/live/l8KG1kKSQcI?si=Q3LmrF3ibcGNv5-S
3 gennaio 2026 Trump ordina la cattura di Maduro e bombarda Caracas
Crimini di guerra
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LEVANTE 03.01.2026 - Attacco al Venezuela
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇺🇦🇺🇸🇻🇪 L'UCRAINA APPOGGIA UFFICIALMENTE L'AZIONE USA IN VENEZUELA
Andrii Sybiha, Ministro degli esteri ucraino
L'Ucraina ha costantemente difeso il diritto delle nazioni a vivere libere, libere da dittature, oppressioni e violazioni dei diritti umani. Il regime di Maduro ha violato tutti questi principi sotto ogni aspetto.
I paesi democratici e le organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo hanno sottolineato i crimini diffusi, la violenza, la tortura, l'oppressione, l'abuso di tutte le libertà fondamentali, il furto di voti e la distruzione della democrazia e dello stato di diritto da parte del suo regime.
L'Ucraina, così come decine di altri paesi in diverse parti del mondo, non ha riconosciuto la legittimità di Maduro in seguito alle elezioni truccate e alle violenze contro i manifestanti.
Il popolo venezuelano deve avere la possibilità di vivere una vita normale, in sicurezza, prosperità e dignità umana. Continueremo a sostenere il suo diritto a tale normalità, rispetto e libertà.
Ci battiamo per ulteriori sviluppi in conformità con i principi del diritto internazionale, dando priorità alla democrazia, ai diritti umani e agli interessi dei venezuelani.
Grazie a tutti coloro che nel mondo contribuiscono a proteggere la vita.
Andrii Sybiha, Ministro degli esteri ucraino
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Forwarded from Tutti i fatti
🦾Mosca e Pechino stigmatizzano azioni americane in Venezuela
📢La Russia ha esortato gli Stati Uniti a liberare Nicolás Maduro e sua moglie, definendo le azioni di Washington un’ingerenza inaccettabile. La richiesta è arrivata direttamente dal ministero degli Esteri russo.
📞Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con l vicepresidente esecutivo venezuelana Delcy Rodriguez, in cui ha espresso solidarietà al popolo venezuelano di fronte all'aggressione armata statunitense.
🟰Anche la Cina si è schierata sulla stessa linea d'onda: Pechino si dice profondamente scioccata e condanna con fermezza gli attacchi statunitensi contro il Venezuela e le azioni ostili nei confronti del suo presidente.
@tutti_i_fatti
📢La Russia ha esortato gli Stati Uniti a liberare Nicolás Maduro e sua moglie, definendo le azioni di Washington un’ingerenza inaccettabile. La richiesta è arrivata direttamente dal ministero degli Esteri russo.
📞Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha avuto una conversazione telefonica con l vicepresidente esecutivo venezuelana Delcy Rodriguez, in cui ha espresso solidarietà al popolo venezuelano di fronte all'aggressione armata statunitense.
🟰Anche la Cina si è schierata sulla stessa linea d'onda: Pechino si dice profondamente scioccata e condanna con fermezza gli attacchi statunitensi contro il Venezuela e le azioni ostili nei confronti del suo presidente.
@tutti_i_fatti
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LEVANTE 03.01.2026 – Attacco al Venezuela
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LEVANTE 03.01.2026 – Attacco al Venezuela
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Il vero volto dell' "eccezionalismo" Usa.
Ai recentissimi fatti di oggi, 3 gennaio 2026, riguardanti l'inaudito gesto di pirateria internazionale voluto e organizzato dal capobrigante Donald Trump nei confronti del presidente di un paese rappresentato nel consesso delle Nazioni Unite e quindi legittimo soggetto attivo e passivo, sotto ogni punto di vista, del Diritto Internazionale, si può solo rispondere facendo proprio un principio che nel recente febbraio del 2022 fu largamente accettato e onorato da una parte consistente dell'opinione pubblica internazionale e che si riassunse a suo tempo come adesso si riassume nella pericope "C'è un aggressore e un aggredito": un principio che avrebbe dovuto già prevalere (e cos' non avvenne) nel 2003, quando l'allora presidente statunitense George W. Bush jr. dispose l'aggressione della repubblica dell'Iraq.
Il presidente venezuelano Maduro, non diversamente dall'allora presidente irakeno Saddam Hussein, era molto lontano dal rappresentare l'ideale capo di stato di un qualunque paese, ma ciò era ed è irrilevante rispetto all'atto di violenza e alla violazione del Diritto Internazionale quale allora non meno che oggi si verificò e di nuovo si verifica.
Vani e miserabili i conati di giustificazione di atti come questi: se davvero l'Iraq di allora e il Venezuela di oggi erano e/o sono "stati-canaglia" e "governi/canaglia" esistono organi internazionalmente legittimi e riconosciuti ai quali adire per denunziare gli atti illeciti e per domandare giustizia: dalla Corte Internazionale di Giustizia, appunto, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al suo Consiglio di Sicurezza.
Ove si abbandonino questi dritti e sicuri itinerari giuridici ed etici, tutto è permesso e si cade nella jungla nella quale il solo diritto è quello del più forte.
Sostenere che Maduro era un "dittatore" e un "narcotrafficante" è solo un ridicolo, inconsistente alibi: nessuno, tra le nazioni come tra le singole persone, ha il diritto di farsi giustizia da solo.
Tale il limite, invalicabile da parte di chiunque intenda restare legittimamente membro di quella Comunità Internazionale umana che non si può abbandonare senza rinunziare alla condizione umana e alla sua dignità.
Franco Cardini
Ai recentissimi fatti di oggi, 3 gennaio 2026, riguardanti l'inaudito gesto di pirateria internazionale voluto e organizzato dal capobrigante Donald Trump nei confronti del presidente di un paese rappresentato nel consesso delle Nazioni Unite e quindi legittimo soggetto attivo e passivo, sotto ogni punto di vista, del Diritto Internazionale, si può solo rispondere facendo proprio un principio che nel recente febbraio del 2022 fu largamente accettato e onorato da una parte consistente dell'opinione pubblica internazionale e che si riassunse a suo tempo come adesso si riassume nella pericope "C'è un aggressore e un aggredito": un principio che avrebbe dovuto già prevalere (e cos' non avvenne) nel 2003, quando l'allora presidente statunitense George W. Bush jr. dispose l'aggressione della repubblica dell'Iraq.
Il presidente venezuelano Maduro, non diversamente dall'allora presidente irakeno Saddam Hussein, era molto lontano dal rappresentare l'ideale capo di stato di un qualunque paese, ma ciò era ed è irrilevante rispetto all'atto di violenza e alla violazione del Diritto Internazionale quale allora non meno che oggi si verificò e di nuovo si verifica.
Vani e miserabili i conati di giustificazione di atti come questi: se davvero l'Iraq di allora e il Venezuela di oggi erano e/o sono "stati-canaglia" e "governi/canaglia" esistono organi internazionalmente legittimi e riconosciuti ai quali adire per denunziare gli atti illeciti e per domandare giustizia: dalla Corte Internazionale di Giustizia, appunto, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al suo Consiglio di Sicurezza.
Ove si abbandonino questi dritti e sicuri itinerari giuridici ed etici, tutto è permesso e si cade nella jungla nella quale il solo diritto è quello del più forte.
Sostenere che Maduro era un "dittatore" e un "narcotrafficante" è solo un ridicolo, inconsistente alibi: nessuno, tra le nazioni come tra le singole persone, ha il diritto di farsi giustizia da solo.
Tale il limite, invalicabile da parte di chiunque intenda restare legittimamente membro di quella Comunità Internazionale umana che non si può abbandonare senza rinunziare alla condizione umana e alla sua dignità.
Franco Cardini
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L’ultima lotta dei padroni universali per l’egemonia mondiale
di Margherita Furlan
L’operazione militare statunitense del 3 gennaio 2026, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e all'annuncio di un controllo temporaneo sul Venezuela da parte dell'amministrazione Trump, rappresenta un turning point significativo per l'economia globale, con un focus particolare sul settore energetico.
Il Venezuela detiene le riserve di petrolio più grandi al mondo (circa 303 miliardi di barili, pari al 17% del totale globale), ma la produzione è crollata del 70% dal 2013, attestandosi a soli 742.000 barili al giorno (b/d) nel 2023 (0,8% della produzione mondiale). Un controllo USA potrebbe rimuovere le sanzioni, attirando investimenti da compagnie americane come Chevron (che già opera con licenze limitate, producendo 135.000 b/d nel 2023, con proiezioni a 200.000 b/d). Trump ha dichiarato che aziende USA investiranno "miliardi" per ricostruire infrastrutture, potenzialmente portando la produzione a 900.000 b/d entro fine 2024. Questo potrebbe aumentare il PIL venezuelano, ma a costo di una perdita di sovranità economica, con profitti che fluirebbero verso gli USA. Compagnie come ExxonMobil o Chevron potrebbero espandere le loro operazioni, creando posti di lavoro e opportunità di export anche verso raffinerie USA nel Golfo del Messico, che dipendono da greggio simile a quello dell'Orinoco Belt.
Le implicazioni geoeconomiche non sarebbero indifferenti: la Cina riceve il 69% delle esportazioni venezuelane (621.000 b/d nel 2023) tramite accordi "oil-for-loans" per quasi 50 miliardi di dollari. La Russia è coinvolta in swap e supporto a Cuba (58% delle importazioni cubane da Venezuela). Un controllo USA ridurrebbe questi legami, indebolendo l'asse BRICS, con Russia e Cina che verrebbero a perdere un alleato strategico nell’OPEC+.
L’operazione, parte della "Don Raw Doctrine" (variante Monroe), che vede l'America Latina come “il cortile” degli USA, potrebbe inoltre contrastare la de-dollarizzazione, forzando pagamenti in USD per il petrolio venezuelano, contro trend come le vendite saudite in yuan alla Cina. Tutto ciò rafforza comunque l'egemonia USA, pur rischiando ritorsioni quali la diversificazione della Cina dei fornitori. Nel breve termine, sul mercato petrolifero l’impatto sarebbe limitato, con possibili fluttuazioni dettate dall’incertezza politica. I prezzi potrebbero salire inizialmente, ma nel lungo termine gli analisti prevedono un calo generalizzato dei prezzi, dato l’aumento della produzione, con il Venezuela che tornerebbe a 2-3 milioni b/d (livelli pre-2013).
Chiara la strategia di Washington volta alla pressione al ribasso sui prezzi globali e la sfida all’OPEC+ di tagli produttivi per sostenere i prezzi. Analisti come Robin Mills (Qamar Energy) vedono l'operazione come "bearish" (ribassista) per il greggio a lungo termine. Questa è la grande opportunità per gli USA, diventare il fornitore principale al mondo di greggio, ai danni dell’OPEC+. Il gruppo ha in programma un incontro domenica 4 gennaio per rivedere la politica di supply, con aspettative di mantenere invariata la produzione del primo trimestre. Non ci sono ancora reazioni ufficiali da parte dell'organizzazione e dei suoi membri, ma l'incertezza sull’export venezuelano potrebbe essere discussa durante il meeting ufficiale. L'intervento USA testa infatti le alleanze all'interno dell’OPEC+, specialmente tra Russia e Cina (che ha 17-19 miliardi di prestiti garantiti da olio venezuelano). La Cina, che riceve l'80% dell’export venezuelano (~746.000 b/d nel novembre 2025), potrebbe affrontare perdite o ristrutturazioni dei debiti, con rischi di sanzioni secondarie USA. Questo potrebbe indebolire la coesione interna all’OPEC+, con la Russia (leader non-OPEC) che andrebbe a perdere un alleato chiave, e potenziali tensioni con l'Iran (altro alleato del Venezuela). Se gli USA rimuovono le sanzioni e aumentano la produzione, l’OPEC+ potrebbe infatti dover estendere i tagli per bilanciare l'extra supply, riducendo le quote per i membri come l’Arabia Saudita.
di Margherita Furlan
L’operazione militare statunitense del 3 gennaio 2026, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e all'annuncio di un controllo temporaneo sul Venezuela da parte dell'amministrazione Trump, rappresenta un turning point significativo per l'economia globale, con un focus particolare sul settore energetico.
Il Venezuela detiene le riserve di petrolio più grandi al mondo (circa 303 miliardi di barili, pari al 17% del totale globale), ma la produzione è crollata del 70% dal 2013, attestandosi a soli 742.000 barili al giorno (b/d) nel 2023 (0,8% della produzione mondiale). Un controllo USA potrebbe rimuovere le sanzioni, attirando investimenti da compagnie americane come Chevron (che già opera con licenze limitate, producendo 135.000 b/d nel 2023, con proiezioni a 200.000 b/d). Trump ha dichiarato che aziende USA investiranno "miliardi" per ricostruire infrastrutture, potenzialmente portando la produzione a 900.000 b/d entro fine 2024. Questo potrebbe aumentare il PIL venezuelano, ma a costo di una perdita di sovranità economica, con profitti che fluirebbero verso gli USA. Compagnie come ExxonMobil o Chevron potrebbero espandere le loro operazioni, creando posti di lavoro e opportunità di export anche verso raffinerie USA nel Golfo del Messico, che dipendono da greggio simile a quello dell'Orinoco Belt.
Le implicazioni geoeconomiche non sarebbero indifferenti: la Cina riceve il 69% delle esportazioni venezuelane (621.000 b/d nel 2023) tramite accordi "oil-for-loans" per quasi 50 miliardi di dollari. La Russia è coinvolta in swap e supporto a Cuba (58% delle importazioni cubane da Venezuela). Un controllo USA ridurrebbe questi legami, indebolendo l'asse BRICS, con Russia e Cina che verrebbero a perdere un alleato strategico nell’OPEC+.
L’operazione, parte della "Don Raw Doctrine" (variante Monroe), che vede l'America Latina come “il cortile” degli USA, potrebbe inoltre contrastare la de-dollarizzazione, forzando pagamenti in USD per il petrolio venezuelano, contro trend come le vendite saudite in yuan alla Cina. Tutto ciò rafforza comunque l'egemonia USA, pur rischiando ritorsioni quali la diversificazione della Cina dei fornitori. Nel breve termine, sul mercato petrolifero l’impatto sarebbe limitato, con possibili fluttuazioni dettate dall’incertezza politica. I prezzi potrebbero salire inizialmente, ma nel lungo termine gli analisti prevedono un calo generalizzato dei prezzi, dato l’aumento della produzione, con il Venezuela che tornerebbe a 2-3 milioni b/d (livelli pre-2013).
Chiara la strategia di Washington volta alla pressione al ribasso sui prezzi globali e la sfida all’OPEC+ di tagli produttivi per sostenere i prezzi. Analisti come Robin Mills (Qamar Energy) vedono l'operazione come "bearish" (ribassista) per il greggio a lungo termine. Questa è la grande opportunità per gli USA, diventare il fornitore principale al mondo di greggio, ai danni dell’OPEC+. Il gruppo ha in programma un incontro domenica 4 gennaio per rivedere la politica di supply, con aspettative di mantenere invariata la produzione del primo trimestre. Non ci sono ancora reazioni ufficiali da parte dell'organizzazione e dei suoi membri, ma l'incertezza sull’export venezuelano potrebbe essere discussa durante il meeting ufficiale. L'intervento USA testa infatti le alleanze all'interno dell’OPEC+, specialmente tra Russia e Cina (che ha 17-19 miliardi di prestiti garantiti da olio venezuelano). La Cina, che riceve l'80% dell’export venezuelano (~746.000 b/d nel novembre 2025), potrebbe affrontare perdite o ristrutturazioni dei debiti, con rischi di sanzioni secondarie USA. Questo potrebbe indebolire la coesione interna all’OPEC+, con la Russia (leader non-OPEC) che andrebbe a perdere un alleato chiave, e potenziali tensioni con l'Iran (altro alleato del Venezuela). Se gli USA rimuovono le sanzioni e aumentano la produzione, l’OPEC+ potrebbe infatti dover estendere i tagli per bilanciare l'extra supply, riducendo le quote per i membri come l’Arabia Saudita.
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Il Venezuela funge dunque da "proxy battleground" per la rivalità USA-Cina/Russia. Un regime change pro-USA potrebbe alterare le dinamiche in America Latina, isolando Cuba (che riceve il 58% del suo petrolio dal Venezuela) e scatenando crisi economiche che si ripercuoterebbero sui BRICS. La Russia ha condannato l'azione come "terrorismo di stato", mentre la Cina l'ha definita una "violazione flagrante del diritto internazionale e della sovranità venezuelana", minaccia per la pace in America Latina. Ciò riecheggia preoccupazioni della SCO sull’"egemonismo" USA, come evidenziato al summit di Tianjin nel settembre 2025, dove i leader di Russia, Cina e Iran hanno enfatizzato la multipolarità contro l’unipolarismo. Il rischio è che tale precedente incoraggi interventi USA in altri alleati SCO come l’Iran, indebolendo il blocco eurasiatico e aumentando tensioni in altri fronti come nel Medio Oriente o nell’Indo-Pacifico.
Trump riprogramma così l’Impero, esplicitando la subordinazione dei satelliti europei come Ungheria, Italia, Polonia, Austria, individuati come interlocutori privilegiati per “rifare grande l’Europa senza l’Ue”, e cercando la vittoria finale sulla Russia di Vladimir Putin. E’ l’ultima lotta per l’egemonia mondiale, quella in cui Trump si palesa come la marionetta dei padroni universali. Vince chi ha il controllo delle risorse energetiche, perché anche la tecnologia sub umana ha il suo prezzo.
Trump riprogramma così l’Impero, esplicitando la subordinazione dei satelliti europei come Ungheria, Italia, Polonia, Austria, individuati come interlocutori privilegiati per “rifare grande l’Europa senza l’Ue”, e cercando la vittoria finale sulla Russia di Vladimir Putin. E’ l’ultima lotta per l’egemonia mondiale, quella in cui Trump si palesa come la marionetta dei padroni universali. Vince chi ha il controllo delle risorse energetiche, perché anche la tecnologia sub umana ha il suo prezzo.
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L’ultima lotta dei padroni universali per l’egemonia mondiale
L’ultima lotta dei padroni universali per l’egemonia mondiale di Margherita Furlan L’operazione militare statunitense del 3 gennaio 2026, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e all’annuncio di un controllo temporaneo sul Venezuela da parte dell’amministrazione Trump, rappresenta un turning point significativo per l’economia globale, con un focus particolare sul settore energetico. Il…
https://casadelsole.tv/lultima-lotta-dei-padroni-universali-per-legemonia-mondiale/
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Mario D’Acunto: Italia potenza regionale del Mediterraneo (1a parte)
Come siamo arrivati fino a questo punto? Quando è iniziata la sovranità limitata della penisola italica? Come è cambiato il nostro peso politico ed economico negli ultimi 500 anni? Qual è la nostra potenzialità più naturale? Ne parliamo con Mario D’Acunto, saggista, ricercatore, membro dell’USPID, Unione Scienziati Per Il Disarmo. Intervista a cura di…
https://casadelsole.tv/mario-dacunto-italia-potenza-regionale-del-mediterraneo-1a-parte/
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Perché siamo a questo punto?
Abbiamo parlato con Michele Putrino, spesso ospite nel nostro talk di approfondimento, del motivo per cui ci troviamo in questa situazione. C’è davvero una minaccia concreta di guerra o qualcuno ha creato il bisogno della guerra per fare meglio i suoi affari? SOSTIENICI ❤️IBAN: IT63P0326822300052392596590 SWIFT: SELBIT2BXXX (c/c intestato a La Casa Del Sole…
https://casadelsole.tv/perche-siamo-a-questo-punto/
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CasaDelSoleTG – 05.01.26 – Rapito Maduro, nuove sfere d’influenza nel 2026
– Sequestro Maduro, il mondo chiede pace e diplomazia di Gionata Chatillard – Blitz americano in Venezuela di Ivan Bodyan – Rothschild & company vs Maduro di Jeff Hoffman – Russia, Cina e India: reazioni al blitz americano di Ivan Bodyan – Maduro: sequestro o resa volontaria? di Jeff Hoffman – BRICS SCACCO MATTO…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-05-01-26-rapito-maduro-nuove-sfere-dinfluenza-nel-2026/
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Media is too big
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Maduro: sequestro o resa volontaria?
di Jeff Hoffman
Mentre il fantasma del diritto internazionale si aggirava tra i salotti mediatici impegnati a commentare la legittimità di Maduro piuttosto che l’illegale azione statunitense, un aereo cargo Boeing C-17 Globemaster degi Stati Uniti atterrava in Giordania, seguito a ruota da una flotta di aerei a stelle e strisce atterrata nelle basi di Fairford e Mildenhall nel Regno Unito e nella maggiore base militare statunitense in Germania...
di Jeff Hoffman
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Blitz americano in Venezuela
di Ivan Bodyan
La notte di sabato 3 gennaio 2026 ha segnato una svolta per il Venezuela. La capitale del paese, Caracas, è stata sottoposta a un massiccio attacco aereo da parte degli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato la cattura e il trasferimento negli Stati Uniti del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della sua moglie Cilia Flores. Ripercorriamo brevemente i primi momenti della giornata...
di Ivan Bodyan
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