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🔴LA GUERRA DI TRUMP PER IL NUOVO ORDINE MONDIALE? LEVANTE
Qual è la vera posta in gioco nella guerra contro l'Iran? Non solo il petrolio, non solo il controllo delle rotte, non solo il contenimento di Russia e Cina, molto di più: la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale con cui Donald Trump vuole porre una garanzia sull'egemonia globale statunitense a scapito dei BRICS e del cosiddetto Sud Globale.
In questo diretta, assieme a Roberto Quaglia, Michele Putrino e Paolo Cornetti analizziamo le vere poste in gioco della guerra all’Iran:
⛽ Energia e rotte globali: Controllo dello Stretto di Hormuz, Mar Rosso e rotte del petrolio per controllare l’economia mondiale.
🌐 La sfida al mondo multipolare: l’Iran è un nodo strategico tra Russia, Cina e India, corridoi commerciali, energia e de-dollarizzazione.
⚔️ La guerra indiretta tra superpotenze: Colpire Teheran significa colpire anche Pechino e Mosca.
🇮🇱 La strategia regionale di Israele
💰 Il ruolo del complesso militare-industriale
Chi combatte davvero questa guerra?
E chi ne paga il prezzo?
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Qual è la vera posta in gioco nella guerra contro l'Iran? Non solo il petrolio, non solo il controllo delle rotte, non solo il contenimento di Russia e Cina, molto di più: la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale con cui Donald Trump vuole porre una garanzia sull'egemonia globale statunitense a scapito dei BRICS e del cosiddetto Sud Globale.
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⛽ Energia e rotte globali: Controllo dello Stretto di Hormuz, Mar Rosso e rotte del petrolio per controllare l’economia mondiale.
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LEVANTE 06.03.2026 🔴 IRAN - La guerra di Trump per il Nuovo Ordine Mondiale?
Qual è la vera posta in gioco nella guerra contro l'Iran? Non solo il petrolio, non solo il controllo delle rotte, non solo il contenimento di Russia e Cina, molto di più: la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale con cui Donald Trump vuole porre una garanzia…
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LEVANTE 06.03.2026 🔴 IRAN – La guerra di Trump per il Nuovo Ordine Mondiale?
Qual è la vera posta in gioco nella guerra contro l’Iran? Non solo il petrolio, non solo il controllo delle rotte, non solo il contenimento di Russia e Cina, molto di più: la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale con cui Donald Trump vuole porre una garanzia sull’egemonia globale statunitense a scapito dei BRICS…
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Qual è la vera posta in gioco nella guerra contro l’Iran? Non solo il petrolio, non solo il controllo delle rotte, non solo il contenimento di Russia e Cina, molto di più: la costruzione di un Nuovo Ordine Mondiale con cui Donald Trump vuole porre una garanzia sull’egemonia globale statunitense a scapito dei BRICS…
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CasaDelSoleTG 06.03.26 🔴 Accecati dal Ruggito: quando la guerra sfugge di mano
– SOSTIENI CASA DEL SOLE TV E ILLUMINA LA VERITÀ – USA e Israele accecati dalla controffensiva iraniana di Jeff Hoffman – Il fu Belpaese tra servitù militare e propaganda di Jeff Hoffman – Riyad in bilico sulla guerra all’Iran di Gionata Chatillard – USA, Venezuela per bypassare Cina di Ivan Bodyan – Cina…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-06-03-26-🔴-accecati-dal-ruggito-quando-la-guerra-sfugge-di-mano/
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USA e Israele accecati dalla controffensiva iraniana
di Jeff Hoffman
Il punto di impatto delle esplosioni causate dai droni che hanno colpito l’Ambasciata statunitense a Riyadh era il “centro nevralgico” della CIA in Arabia Saudita.
Inoltre, stando a quanto emerso dal Wall Street Journal, il consolato statunitense a Dubai, che anche in quel caso ospitava la roccaforte degli 007 a stelle e strisce, è stato colpito da altri droni che hanno centrato il parcheggio e altre aree operative della sede consolare...
di Jeff Hoffman
Il punto di impatto delle esplosioni causate dai droni che hanno colpito l’Ambasciata statunitense a Riyadh era il “centro nevralgico” della CIA in Arabia Saudita.
Inoltre, stando a quanto emerso dal Wall Street Journal, il consolato statunitense a Dubai, che anche in quel caso ospitava la roccaforte degli 007 a stelle e strisce, è stato colpito da altri droni che hanno centrato il parcheggio e altre aree operative della sede consolare...
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Il fu Belpaese tra servitù militare e propaganda
di Jeff Hoffman
Ieri, in seguito all’intervento in Aula del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto, la Camera dei Deputati ha approvato con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astensioni, la risoluzione di maggioranza sulla crisi con l’Iran e, obbedendo alle richieste di Trump e Netanyahu, ha spinto il fu Belpaese verso una guerra a fianco di Israele e Stati Uniti...
di Jeff Hoffman
Ieri, in seguito all’intervento in Aula del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto, la Camera dei Deputati ha approvato con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astensioni, la risoluzione di maggioranza sulla crisi con l’Iran e, obbedendo alle richieste di Trump e Netanyahu, ha spinto il fu Belpaese verso una guerra a fianco di Israele e Stati Uniti...
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Riyad in bilico sulla guerra all’Iran
di Gionata Chatillard
Chi si aspettava che l'offensiva israelo-statunitense contro l'Iran potesse riaccendere lo scontro tra Teheran e Riyad è rimasto finora deluso. Sebbene la risposta della Repubblica Islamica alle offensive occidentali abbia coinvolto strutture diplomatiche ed energetiche in territorio saudita, il Paese arabo non si è per il momento lasciato trascinare in modo diretto nel conflitto, limitandosi a schierare sul campo di battaglia i soli sistemi difensivi...
di Gionata Chatillard
Chi si aspettava che l'offensiva israelo-statunitense contro l'Iran potesse riaccendere lo scontro tra Teheran e Riyad è rimasto finora deluso. Sebbene la risposta della Repubblica Islamica alle offensive occidentali abbia coinvolto strutture diplomatiche ed energetiche in territorio saudita, il Paese arabo non si è per il momento lasciato trascinare in modo diretto nel conflitto, limitandosi a schierare sul campo di battaglia i soli sistemi difensivi...
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USA, Venezuela per bypassare Cina
di Ivan Bodyan
La compagnia statale venezuelana Minerven, operante nel settore aurifero, ha siglato un accordo multimilionario per la vendita di oro negli Stati Uniti, secondo quanto riferito da Axios con riferimento a fonti.
Secondo una di queste, nell'ambito dell'accordo Minerven dovrà fornire da 650 a 1.000 kg di lingotti d'oro Dore al trader di materie prime Trafigura...
di Ivan Bodyan
La compagnia statale venezuelana Minerven, operante nel settore aurifero, ha siglato un accordo multimilionario per la vendita di oro negli Stati Uniti, secondo quanto riferito da Axios con riferimento a fonti.
Secondo una di queste, nell'ambito dell'accordo Minerven dovrà fornire da 650 a 1.000 kg di lingotti d'oro Dore al trader di materie prime Trafigura...
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Cina congela esportazioni di carburante
di Ivan Bodyan
Le autorità cinesi hanno ordinato alle principali compagnie petrolifere del Paese di sospendere immediatamente l'esportazione di gasolio e benzina. Come sottolineato da Bloomberg, questa decisione è stata presa nel contesto del conflitto in corso nel Golfo Persico, che ha interrotto le forniture di petrolio da questa regione...
di Ivan Bodyan
Le autorità cinesi hanno ordinato alle principali compagnie petrolifere del Paese di sospendere immediatamente l'esportazione di gasolio e benzina. Come sottolineato da Bloomberg, questa decisione è stata presa nel contesto del conflitto in corso nel Golfo Persico, che ha interrotto le forniture di petrolio da questa regione...
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Pakistan in chiave anti-Iran
di Ivan Bodyan
Il Pakistan non avvierà negoziati con l'Afghanistan finché quest'ultimo non cesserà di sostenere i gruppi armati che compiono attacchi attraverso il confine dal territorio afghano, ha riferito Bloomberg citando una dichiarazione di Mosharraf Zaidi, portavoce dell'ufficio del primo ministro pakistano Shahbaz Sharif...
di Ivan Bodyan
Il Pakistan non avvierà negoziati con l'Afghanistan finché quest'ultimo non cesserà di sostenere i gruppi armati che compiono attacchi attraverso il confine dal territorio afghano, ha riferito Bloomberg citando una dichiarazione di Mosharraf Zaidi, portavoce dell'ufficio del primo ministro pakistano Shahbaz Sharif...
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Ucraina, Witkoff si aspetta progressi
di Ivan Bodyan
L'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha riferito oggi sul social network X che nelle prossime settimane sono da aspettarsi nuovi progressi nel processo di risoluzione della crisi in Ucraina.
“Sotto la guida del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, continuiamo a ottenere risultati significativi, proseguendo il lavoro volto a formulare un accordo di pace che ponga fine alla guerra una volta per tutte”, ha aggiunto Witkoff...
di Ivan Bodyan
L'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha riferito oggi sul social network X che nelle prossime settimane sono da aspettarsi nuovi progressi nel processo di risoluzione della crisi in Ucraina.
“Sotto la guida del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, continuiamo a ottenere risultati significativi, proseguendo il lavoro volto a formulare un accordo di pace che ponga fine alla guerra una volta per tutte”, ha aggiunto Witkoff...
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Forwarded from ARCAPACIS
‼️DOMENICA 22 MARZO 2026 - MERCATINO RESISTENTE ARCAPACIS - 37a edizione
🗓 Via Casale di San Nicola, 150 - ROMA
La prima Domenica di Primavera insieme! 😍
Programma
⏰ 11.00 > foto di gruppo e apertura stand artigiani, olistici, reti, food
🎤12.00 >‼️ OSPITE SPECIALE ‼️
Roberto Quaglia: L'IMPERO DELLA MENZOGNA
🎤14.30 > Mimmo Micarelli: DETOX INTESTINALE PRIMAVERILE
🎤16.00 > Viviana Taccione: RESISTENZA ALIMENTARE
🎁 17.30 > ESTRAZIONE PREMI con Leonardo Spina 🤡
Novità'
✍️ SESSIONE GRATIS di NUMEROLOGIA per RAGAZZI 18-30enni
🚚 UN CONTAINER PER CUBA: Vendita di beneficenza
🍅 Pre-iscrizioni corso ORTO URBANO RIALZATO
📷 FOTO DI FAMIGLIA
Tutto il giorno
🧵ARTIGIANI
💪 RETI
🌼 OLISTICI
💊 MEDICI
🐚 ITER
☀️ CDS
💸 CONTANTE=LIBERTA'
🥤 BOICOTTAGGIO
📚 LIBRI & AUTORI
👕 ZERODOSI
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🛒 SPESA BIO km0
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Passa parola! 🙏
📌 www.arcapacis.it - t.me/arcapacis 🕊
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La Turchia entrerà in guerra con l’Iran?
In questa intervista de La Casa del SoleTV 🎥 al turcologo Federico De Renzi 👨🏫 adottiamo un approccio multipolare 🌍 per analizzare il conflitto tra USA–Israele 🇺🇸🇮🇱 e Iran 🇮🇷, che coinvolge i paesi arabi 🏜️ e che potrebbe estendersi ad altri attori. Il tutto dal punto di vista di una grande potenza che,…
https://casadelsole.tv/la-turchia-entrera-in-guerra-con-liran/
In questa intervista de La Casa del SoleTV 🎥 al turcologo Federico De Renzi 👨🏫 adottiamo un approccio multipolare 🌍 per analizzare il conflitto tra USA–Israele 🇺🇸🇮🇱 e Iran 🇮🇷, che coinvolge i paesi arabi 🏜️ e che potrebbe estendersi ad altri attori. Il tutto dal punto di vista di una grande potenza che,…
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Il cuore vivente e la macchina del mondo: diario da #Mosca, nel tempo sospeso tra #bioeconomia e #guerra
di #margheritafurlan #russia #mosca
https://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/108273-il-cuore-vivente-e-la-macchina-del-mondo-diario-da-mosca-nel-tempo-sospeso-tra-bioeconomia-e-guerra.html
di #margheritafurlan #russia #mosca
https://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/108273-il-cuore-vivente-e-la-macchina-del-mondo-diario-da-mosca-nel-tempo-sospeso-tra-bioeconomia-e-guerra.html
Antimafia Duemila
Mafie sempre più globali: narcotraffico, corruzione e alleanze transnazionali nel nuovo rapporto dell'intelligence
Informazioni su Cosa Nostra, 'Ndrangheta e sistemi criminali
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Il ritorno: la fialetta di Powell e la menzogna infinita
Sono rientrata a Roma il 4 marzo. Il conflitto iraniano era esploso quattro giorni prima, ma io l’ho vissuto da Mosca, e questo cambia tutto. Cambia la prospettiva. Cambia il suono delle parole. Cambia il senso della verità.
Nei giorni tra la fine del Forum e la mia partenza, ho guardato i telegiornali russi nelle sale d’attesa degli aeroporti, nei bar, nella hall dell’albergo. E ho sentito qualcosa che in Italia, lo sapevo già, non avrei mai sentito: un’altra versione della storia, che poneva le domande che l’Occidente si rifiuta di porre.
I conduttori moscoviti guardavano in camera e dicevano: «Ma è come la fialetta di Colin Powell». E avevano ragione. Quella fialetta agitata alle Nazioni Unite nel 2003, con dentro polvere bianca spacciata per armi biologiche irachene che non sono mai esistite, è diventata il simbolo eterno della menzogna istituzionalizzata al servizio della guerra. E ora, vent’anni dopo, lo schema si ripeteva. Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. Ma l’Iran non ha fatto nulla per essere attaccato. Non ha la bomba nucleare. Israele sì. Lo stesso Trump aveva dichiarato che il programma nucleare iraniano era stato «obliterato» dai raid dell’estate precedente. L’Agenzia internazionale dell’energia atomica ha smentito che Teheran fosse a giorni o settimane dal possedere l’arma atomica. Eppure le bombe cadono.
I russi non comprendono tanta fretta nell’interventismo. Non capiscono perché una potenza che si proclama custode della libertà mondiale bombardi un Paese sovrano sulla base di prove che non esistono, o che si è lei stessa incaricata di distruggere pochi mesi prima. Non capiscono, soprattutto, perché il mondo resti in silenzio. È lo stesso silenzio che loro stessi hanno sperimentato, lo stesso schema che hanno visto applicare a sé stessi: prima ti isolano, poi ti demonizzano, poi ti colpiscono. E chi osa dire che il re è nudo viene bollato come propagandista del nemico.
«Ma è l’Iran che deve difendersi», diceva un anziano signore seduto accanto a me nella sala d’attesa di Vnukovo, scuotendo la testa. «Non è l’Iran che ha attaccato. È l’Iran che viene attaccato. Perché nessuno dice questa cosa semplice?». Gli ho risposto che in Italia, probabilmente, nessuno l’avrebbe detta. Mi ha guardato con un’espressione che non dimenticherò: non era rabbia, era tristezza. La tristezza di chi vede il mondo mentire e non può fare nulla per fermarlo.
* * *
Giulietto Chiesa avrebbe riconosciuto quella tristezza. L’aveva provata lui stesso, per decenni, denunciando le menzogne che preparano le guerre. Dalla fialetta di Powell alla manipolazione dell’informazione in tempo di guerra, dalle operazioni di regime change mascherate da interventi umanitari alla costruzione mediatica del nemico. Chiesa sapeva che ogni guerra del XXI secolo è prima di tutto una guerra dell’informazione — e che la tecnologia, nelle mani di chi controlla i media, è l’arma più potente mai creata. Non uccide i corpi: uccide la verità. E senza verità, i corpi cadono da soli.
Rientrata a Fiumicino, ho acceso la televisione italiana. Un altro pianeta. Le stesse immagini, un’altra narrazione. A Mosca qualcuno poneva le domande. A Roma, le domande sono già state cancellate dal copione.
* * *
La neve che cade e il cuore che resta
Quando l’ultimo relatore ha lasciato il palco del Forum e le luci della sala plenaria si sono abbassate, fuori dal Centro del Commercio Internazionale la neve cadeva ancora. Più fitta, quasi ostinata, come se volesse dire qualcosa che le parole non avevano saputo esprimere.
In due giorni si è parlato di proteine sintetiche e reattori nucleari, di algoritmi che progettano la vita e di mercati da conquistare, di sovranità tecnologica e sovranità biologica, di miliardi di rubli e di strategie al 2050. Si è parlato di tutto ciò che l’uomo può fare, costruire, calcolare, brevettare.
Ma ciò che porto con me, rientrando in Italia mentre il Medio Oriente brucia e il mondo finge di non vedere, non sono solo i dati del Forum.
Sono rientrata a Roma il 4 marzo. Il conflitto iraniano era esploso quattro giorni prima, ma io l’ho vissuto da Mosca, e questo cambia tutto. Cambia la prospettiva. Cambia il suono delle parole. Cambia il senso della verità.
Nei giorni tra la fine del Forum e la mia partenza, ho guardato i telegiornali russi nelle sale d’attesa degli aeroporti, nei bar, nella hall dell’albergo. E ho sentito qualcosa che in Italia, lo sapevo già, non avrei mai sentito: un’altra versione della storia, che poneva le domande che l’Occidente si rifiuta di porre.
I conduttori moscoviti guardavano in camera e dicevano: «Ma è come la fialetta di Colin Powell». E avevano ragione. Quella fialetta agitata alle Nazioni Unite nel 2003, con dentro polvere bianca spacciata per armi biologiche irachene che non sono mai esistite, è diventata il simbolo eterno della menzogna istituzionalizzata al servizio della guerra. E ora, vent’anni dopo, lo schema si ripeteva. Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. Ma l’Iran non ha fatto nulla per essere attaccato. Non ha la bomba nucleare. Israele sì. Lo stesso Trump aveva dichiarato che il programma nucleare iraniano era stato «obliterato» dai raid dell’estate precedente. L’Agenzia internazionale dell’energia atomica ha smentito che Teheran fosse a giorni o settimane dal possedere l’arma atomica. Eppure le bombe cadono.
I russi non comprendono tanta fretta nell’interventismo. Non capiscono perché una potenza che si proclama custode della libertà mondiale bombardi un Paese sovrano sulla base di prove che non esistono, o che si è lei stessa incaricata di distruggere pochi mesi prima. Non capiscono, soprattutto, perché il mondo resti in silenzio. È lo stesso silenzio che loro stessi hanno sperimentato, lo stesso schema che hanno visto applicare a sé stessi: prima ti isolano, poi ti demonizzano, poi ti colpiscono. E chi osa dire che il re è nudo viene bollato come propagandista del nemico.
«Ma è l’Iran che deve difendersi», diceva un anziano signore seduto accanto a me nella sala d’attesa di Vnukovo, scuotendo la testa. «Non è l’Iran che ha attaccato. È l’Iran che viene attaccato. Perché nessuno dice questa cosa semplice?». Gli ho risposto che in Italia, probabilmente, nessuno l’avrebbe detta. Mi ha guardato con un’espressione che non dimenticherò: non era rabbia, era tristezza. La tristezza di chi vede il mondo mentire e non può fare nulla per fermarlo.
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Giulietto Chiesa avrebbe riconosciuto quella tristezza. L’aveva provata lui stesso, per decenni, denunciando le menzogne che preparano le guerre. Dalla fialetta di Powell alla manipolazione dell’informazione in tempo di guerra, dalle operazioni di regime change mascherate da interventi umanitari alla costruzione mediatica del nemico. Chiesa sapeva che ogni guerra del XXI secolo è prima di tutto una guerra dell’informazione — e che la tecnologia, nelle mani di chi controlla i media, è l’arma più potente mai creata. Non uccide i corpi: uccide la verità. E senza verità, i corpi cadono da soli.
Rientrata a Fiumicino, ho acceso la televisione italiana. Un altro pianeta. Le stesse immagini, un’altra narrazione. A Mosca qualcuno poneva le domande. A Roma, le domande sono già state cancellate dal copione.
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La neve che cade e il cuore che resta
Quando l’ultimo relatore ha lasciato il palco del Forum e le luci della sala plenaria si sono abbassate, fuori dal Centro del Commercio Internazionale la neve cadeva ancora. Più fitta, quasi ostinata, come se volesse dire qualcosa che le parole non avevano saputo esprimere.
In due giorni si è parlato di proteine sintetiche e reattori nucleari, di algoritmi che progettano la vita e di mercati da conquistare, di sovranità tecnologica e sovranità biologica, di miliardi di rubli e di strategie al 2050. Si è parlato di tutto ciò che l’uomo può fare, costruire, calcolare, brevettare.
Ma ciò che porto con me, rientrando in Italia mentre il Medio Oriente brucia e il mondo finge di non vedere, non sono solo i dati del Forum.
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Non sono le cifre degli investimenti né le sigle delle piattaforme biotecnologiche. Ciò che porto con me è il braccio di una donna sconosciuta sulla Tverskaya. È lo sguardo lucido dell’ingegnere di San Pietroburgo. È la tristezza dignitosa dell’anziano di Vnukovo. È la gentilezza ostinata di un popolo che il mondo vuole isolare e che continua, nonostante tutto, a tendere la mano.
Il titolo del Forum — «Bioeconomia per l’uomo» — suggerisce una risposta: l’uomo è il fine, non il mezzo. Ma le parole possono essere gabbie dorate o bussole. In una sala piena di imprenditori che calcolano ritorni sugli investimenti, la parola «uomo» rischia di diventare una variabile dell’equazione anziché la ragione dell’equazione stessa.
Putin ha parlato per quasi un’ora di tecnologie, investimenti, strategie. Ma la frase più vera del suo discorso è stata forse la più breve: «Gli scienziati non sono ancora arrivati a creare un cuore vivente, ma si stanno muovendo in quella direzione».
Un cuore vivente. Ecco cosa cerca la Russia — e con lei il mondo intero. Non un cuore di silicio, non un cuore di dati, non un cuore ottimizzato da un algoritmo. Un cuore che batte per qualcosa che va oltre la sovranità, oltre il mercato, oltre la competizione.
* * *
Giulietto Chiesa non avrebbe smesso di avvertirci. Avrebbe detto che quel cuore vivente è in pericolo — non perché la tecnologia sia cattiva, ma perché è nelle mani di chi non ha cuore. Avrebbe detto che la velocità con cui ci avviciniamo alla catastrofe è proporzionale alla velocità con cui rinunciamo a pensare con la nostra testa. Avrebbe detto che informare, allarmare, inquietare è un punto fondamentale, perché c’è ancora un mare di gente che ritiene che questa sarà una delle tante crisi dalla quale usciremo come in passato.
Ma questa crisi non è come le altre. Questa crisi è l’ultima corsa di un’umanità che ha consegnato le chiavi del proprio destino a macchine che non sanno cos’è il destino, a mercati che non sanno cos’è il valore, a potenze che non sanno cos’è la pace. E la neve che cade su Mosca, su Teheran, su Gaza, su tutte le città del mondo, non sa se è un manto di protezione o un sudario.
Eppure. Eppure c’è quella donna sulla Tverskaya. C’è quel braccio che ti prende. C’è quel sorriso che non chiede il passaporto. C’è quella domanda — «perché non ci amate più?» — che è la domanda più politica e più umana che si possa porre. Perché in quella domanda c’è tutto: l’assurdità delle sanzioni che puniscono i popoli e non i governi, la follia delle guerre che si combattono per procura, l’oscenità di un mondo in cui la tecnologia può progettare un cuore artificiale ma non riesce a far battere quello vero tra due nazioni che si sono sempre amate.
Cos’è che rende la vita degna di essere vissuta?
Non è la bioeconomia. Non è la sovranità. Non è nemmeno il progresso. È qualcosa che ha a che fare con il modo in cui ci guardiamo negli occhi. Con la mano che stringe un’altra mano. Con il silenzio condiviso davanti a un paesaggio di neve. Con la capacità — tutta umana, irriducibilmente umana — di trovare senso anche nel dolore, di sperare anche nella perdita, di amare anche quando tutto sembra suggerire il contrario.
La neve, intanto, continuava a cadere. E il mondo, tre giorni dopo, prendeva fuoco. Ma in una strada di Mosca, una donna sconosciuta aveva preso per il braccio una giornalista italiana smarrita, e per un istante — un istante solo, fragile e immenso — la pace era esistita.
Il titolo del Forum — «Bioeconomia per l’uomo» — suggerisce una risposta: l’uomo è il fine, non il mezzo. Ma le parole possono essere gabbie dorate o bussole. In una sala piena di imprenditori che calcolano ritorni sugli investimenti, la parola «uomo» rischia di diventare una variabile dell’equazione anziché la ragione dell’equazione stessa.
Putin ha parlato per quasi un’ora di tecnologie, investimenti, strategie. Ma la frase più vera del suo discorso è stata forse la più breve: «Gli scienziati non sono ancora arrivati a creare un cuore vivente, ma si stanno muovendo in quella direzione».
Un cuore vivente. Ecco cosa cerca la Russia — e con lei il mondo intero. Non un cuore di silicio, non un cuore di dati, non un cuore ottimizzato da un algoritmo. Un cuore che batte per qualcosa che va oltre la sovranità, oltre il mercato, oltre la competizione.
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Giulietto Chiesa non avrebbe smesso di avvertirci. Avrebbe detto che quel cuore vivente è in pericolo — non perché la tecnologia sia cattiva, ma perché è nelle mani di chi non ha cuore. Avrebbe detto che la velocità con cui ci avviciniamo alla catastrofe è proporzionale alla velocità con cui rinunciamo a pensare con la nostra testa. Avrebbe detto che informare, allarmare, inquietare è un punto fondamentale, perché c’è ancora un mare di gente che ritiene che questa sarà una delle tante crisi dalla quale usciremo come in passato.
Ma questa crisi non è come le altre. Questa crisi è l’ultima corsa di un’umanità che ha consegnato le chiavi del proprio destino a macchine che non sanno cos’è il destino, a mercati che non sanno cos’è il valore, a potenze che non sanno cos’è la pace. E la neve che cade su Mosca, su Teheran, su Gaza, su tutte le città del mondo, non sa se è un manto di protezione o un sudario.
Eppure. Eppure c’è quella donna sulla Tverskaya. C’è quel braccio che ti prende. C’è quel sorriso che non chiede il passaporto. C’è quella domanda — «perché non ci amate più?» — che è la domanda più politica e più umana che si possa porre. Perché in quella domanda c’è tutto: l’assurdità delle sanzioni che puniscono i popoli e non i governi, la follia delle guerre che si combattono per procura, l’oscenità di un mondo in cui la tecnologia può progettare un cuore artificiale ma non riesce a far battere quello vero tra due nazioni che si sono sempre amate.
Cos’è che rende la vita degna di essere vissuta?
Non è la bioeconomia. Non è la sovranità. Non è nemmeno il progresso. È qualcosa che ha a che fare con il modo in cui ci guardiamo negli occhi. Con la mano che stringe un’altra mano. Con il silenzio condiviso davanti a un paesaggio di neve. Con la capacità — tutta umana, irriducibilmente umana — di trovare senso anche nel dolore, di sperare anche nella perdita, di amare anche quando tutto sembra suggerire il contrario.
La neve, intanto, continuava a cadere. E il mondo, tre giorni dopo, prendeva fuoco. Ma in una strada di Mosca, una donna sconosciuta aveva preso per il braccio una giornalista italiana smarrita, e per un istante — un istante solo, fragile e immenso — la pace era esistita.
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Il cuore vivente e la macchina del mondo: diario da Mosca, nel tempo sospeso tra bioeconomia e guerra
Il cuore vivente e la macchina del mondo: diario da Mosca, nel tempo sospeso tra bioeconomia e guerra Margherita Furlan IV Forum delle Tecnologie Future – 25-26 febbraio 2026 Il volo che non c’era Non sarei dovuta arrivare a Mosca il 23 febbraio. Il mio volo era previsto per…
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Il cuore vivente e la macchina del mondo: diario da Mosca, nel tempo sospeso tra bioeconomia e guerra Margherita Furlan IV Forum delle Tecnologie Future – 25-26 febbraio 2026 Il volo che non c’era Non sarei dovuta arrivare a Mosca il 23 febbraio. Il mio volo era previsto per…
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Cosa non torna nell’attacco all’Iran: dai file Epstein all’invasione dei curdi. USA sotto Israele?
Il presidente Donald Trump ha vinto le elezioni con la promessa da pacificatore, per tenere lontani gli USA dalle campagne militari oltreoceano, considerate dai MAGA un inutile dispendio di forze, uomini e risorse. L’attacco all’Iran ha spaccato l’elettorato trumpiano, tra chi segue il capo della Casa Bianca, ormai allineato ai falchi e ai neocon,…
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Il presidente Donald Trump ha vinto le elezioni con la promessa da pacificatore, per tenere lontani gli USA dalle campagne militari oltreoceano, considerate dai MAGA un inutile dispendio di forze, uomini e risorse. L’attacco all’Iran ha spaccato l’elettorato trumpiano, tra chi segue il capo della Casa Bianca, ormai allineato ai falchi e ai neocon,…
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