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USA: salvare l'insalvabile?
di Ivan Bodyan
Il trasferimento degli Stati Uniti dal Giappone al Medio Oriente dell'unità d'élite dei marines, composta da 2.500 uomini, potrebbe segnare una nuova fase del conflitto in Medio Oriente. A riferirlo è stato il Daily Telegraph.
Secondo la testata, l'arrivo dell'unità a bordo della nave da sbarco USS Tripoli è previsto nei prossimi 10-15 giorni e potrebbe segnare l'inizio delle operazioni terrestri americane nella regione. Come si legge nella pubblicazione, Washington non ha rivelato per adesso la natura di tale missione, ma alla squadra d'élite verrà probabilmente affidato il compito di ripristinare il controllo sullo Stretto di Hormuz...
di Ivan Bodyan
Il trasferimento degli Stati Uniti dal Giappone al Medio Oriente dell'unità d'élite dei marines, composta da 2.500 uomini, potrebbe segnare una nuova fase del conflitto in Medio Oriente. A riferirlo è stato il Daily Telegraph.
Secondo la testata, l'arrivo dell'unità a bordo della nave da sbarco USS Tripoli è previsto nei prossimi 10-15 giorni e potrebbe segnare l'inizio delle operazioni terrestri americane nella regione. Come si legge nella pubblicazione, Washington non ha rivelato per adesso la natura di tale missione, ma alla squadra d'élite verrà probabilmente affidato il compito di ripristinare il controllo sullo Stretto di Hormuz...
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USA, critiche del Sud Corea e Giappone
di Ivan Bodyan
Il trasferimento da parte di Washington di parti dei propri sistemi di difesa missilistica dalla Corea del Sud in Medio Oriente potrebbe essere interpretato dalla Cina come un vuoto di capacità a breve termine nella regione, hanno affermato gli analisti citati dal South China Morning Post...
di Ivan Bodyan
Il trasferimento da parte di Washington di parti dei propri sistemi di difesa missilistica dalla Corea del Sud in Medio Oriente potrebbe essere interpretato dalla Cina come un vuoto di capacità a breve termine nella regione, hanno affermato gli analisti citati dal South China Morning Post...
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💣 39.000 MILIARDI DI DEBITO. ECCO PERCHÉ L’AMERICA HA BISOGNO DELLA GUERRA.
📊 Solo numeri. Nessuna opinione. Solo numeri.
💸 Debito USA: 39.000 miliardi di dollari
💸 Raddoppiato in meno di 10 anni
💸 1.000 miliardi di nuovo deficit in soli 5 mesi
💸 1.300 miliardi l’anno SOLO di interessi
☝️ Ci pensate? L’America paga più per i debiti vecchi che per le bombe nuove.
E Trump? Vuole portare il budget militare a 1.500 miliardi 🚀
Con quali soldi? I dazi 👉 coprono a malapena la metà
E la Corte Suprema ne ha già dichiarati illegali gran parte ⚖️
Allora come si finanzia un impero che non può più permettersi di esistere? 👇
Con la guerra 💣
Il primo giorno di borsa dopo l’attacco all’Iran:
📈 Lockheed Martin: massimo storico, +40% da inizio anno
📈 Northrop Grumman: +46% in nove mesi
📈 RTX (ex Raytheon): +4,7% in un giorno
📈 Palantir: +6% in un giorno
📈 ETF difesa USA: +35% in nove mesi
💰 25-30 miliardi di $ creati per gli azionisti della difesa. In UN giorno.
E nel frattempo:
⛽ Petrolio +40% — e gli USA sono il primo esportatore
🪙 Oro raddoppiato — e gli USA hanno 8.133 tonnellate a Fort Knox
🏦 Treasury = bene rifugio — e il debito si rifinanzia meglio
Armi ➡️ Petrolio ➡️ Oro ➡️ Dollaro
🔄 Quattro pilastri. Un solo sistema. Un ciclo che si autoalimenta.
⚠️ La guerra non è il fallimento della politica.
La guerra È la politica.
💣 La guerra è il prodotto.
🌀 Il caos è la materia prima.
39.000 miliardi di motivi per fare la guerra.
Trilioni di dollari. Milioni di vite.
E la chiamano democrazia.
Adesso lo sai. Fallo sapere. 🔁
.
.
.
🔖 Salva se i numeri ti hanno aperto gli occhi
🔁 Condividi con chi ancora pensa che le guerre nascano per caso
💬 Commenta “DEBITO” se vuoi il prossimo approfondimento
🔔 Segui @casadelsoletv 🔥
▶️ Puntata completa di LEVANTE su YouTube — link in bio
📕 “BRICS Scacco Matto” di Margherita Furlan 🇮🇹🇬🇧🇷🇺
#debitoamericano #39trilioni #guerrairan #wallstreet #lockheedmartin #followthemoney #geopolitica #scaccomatto #BRICS #dedollarizzazione #oro #petrolio #casadelsoletv #levante #nessunovelodice #laguerraèilprodotto #economia #informazione
📊 Solo numeri. Nessuna opinione. Solo numeri.
💸 Debito USA: 39.000 miliardi di dollari
💸 Raddoppiato in meno di 10 anni
💸 1.000 miliardi di nuovo deficit in soli 5 mesi
💸 1.300 miliardi l’anno SOLO di interessi
☝️ Ci pensate? L’America paga più per i debiti vecchi che per le bombe nuove.
E Trump? Vuole portare il budget militare a 1.500 miliardi 🚀
Con quali soldi? I dazi 👉 coprono a malapena la metà
E la Corte Suprema ne ha già dichiarati illegali gran parte ⚖️
Allora come si finanzia un impero che non può più permettersi di esistere? 👇
Con la guerra 💣
Il primo giorno di borsa dopo l’attacco all’Iran:
📈 Lockheed Martin: massimo storico, +40% da inizio anno
📈 Northrop Grumman: +46% in nove mesi
📈 RTX (ex Raytheon): +4,7% in un giorno
📈 Palantir: +6% in un giorno
📈 ETF difesa USA: +35% in nove mesi
💰 25-30 miliardi di $ creati per gli azionisti della difesa. In UN giorno.
E nel frattempo:
⛽ Petrolio +40% — e gli USA sono il primo esportatore
🪙 Oro raddoppiato — e gli USA hanno 8.133 tonnellate a Fort Knox
🏦 Treasury = bene rifugio — e il debito si rifinanzia meglio
Armi ➡️ Petrolio ➡️ Oro ➡️ Dollaro
🔄 Quattro pilastri. Un solo sistema. Un ciclo che si autoalimenta.
⚠️ La guerra non è il fallimento della politica.
La guerra È la politica.
💣 La guerra è il prodotto.
🌀 Il caos è la materia prima.
39.000 miliardi di motivi per fare la guerra.
Trilioni di dollari. Milioni di vite.
E la chiamano democrazia.
Adesso lo sai. Fallo sapere. 🔁
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Margherita Furlan: i padroni universali, chi incassa davvero
DAL CUORE DI MOSCA ALLE MACERIE DI TEHERAN. Il mondo multipolare tra costruzione e distruzione. Intervento di Margherita Furlan. Conferenza «Il declino dell’egemonia occidentale: decolonizzazione e multipolarismo», 7 marzo 2026, Roma. 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole…
https://casadelsole.tv/margherita-furlan-i-padroni-universali-chi-incassa-davvero/
DAL CUORE DI MOSCA ALLE MACERIE DI TEHERAN. Il mondo multipolare tra costruzione e distruzione. Intervento di Margherita Furlan. Conferenza «Il declino dell’egemonia occidentale: decolonizzazione e multipolarismo», 7 marzo 2026, Roma. 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole…
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📆 Vi aspettiamo oggi, MARTEDI 17 MARZO con una nuova puntata di LEVANTE alle ore 18.30
🔴DIRETTA🔴LEVANTE 17.03.2026 🔴 Iran, tra geopolitica e avvoltoi della guerra
A questo link 👉https://www.youtube.com/live/0o-yewxbCJI
La guerra con l'Iran non è spiegabile attraverso le categorie tradizionali dell'analisi geopolitica. Da una parte gli stati del Golfo che hanno acquisito sempre più potere contrattuale, dall’altra l’aspetto escatologico che guida sia Israele-Stati Uniti che l’Iran e il mondo sciita. Tuttavia, mentre la famiglia Trump faceva affari con le petromonarchie, l’Iran si è rafforzato diventando sempre più importante per la Russia e per i corridoi voluti da Pechino. Sul piano delle spese, nei primi 12 giorni di guerra Washington ha tirato fuori 16,5 miliardi di dollari, e solo nelle prime 100 ore, il costo è stato di 3,7 miliardi che il contribuente americano sta finanziando a un ritmo di oltre un miliardo e trecento milioni di dollari al giorno. Ne parliamo con Stefano Orsi, esperto di strategia militare e geopolitica, Gianmarco Pisa, scrittore, esperto di politiche internazionali e pace. In studio Jeff Hoffman
Tra i temi toccati nella puntata:
⚔️ Una guerra che sfida le categorie tradizionali
⚔️ Gli stati del Golfo hanno acquisito un peso contrattuale crescente, mentre emerge la dimensione escatologica che orienta entrambi i fronti
⚔️ L'Iran nell'asse Mosca-Pechino Mentre la famiglia Trump stringeva affari con le petromonarchie del Golfo
⚔️Chi paga il conto? Chi ci guadagna? Nei primi 12 giorni di conflitto Washington ha speso 16,5 miliardi di dollari. Solo nelle prime 100 ore: 3,7 miliardi. Il ritmo attuale supera il miliardo e trecento milioni al giorno.
#Iran #Guerra #Hormuz #Geopolitica #MedioOriente #Italia #BreakingNews #Analisi #robertoquaglia
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https://www.youtube.com/live/0o-yewxbCJI
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La guerra con l'Iran non è spiegabile attraverso le categorie tradizionali dell'analisi geopolitica. Da una parte gli stati del Golfo che hanno acquisito sempre più potere contrattuale, dall’altra l’aspetto escatologico che guida sia Israele-Stati Uniti che l’Iran e il mondo sciita. Tuttavia, mentre la famiglia Trump faceva affari con le petromonarchie, l’Iran si è rafforzato diventando sempre più importante per la Russia e per i corridoi voluti da Pechino. Sul piano delle spese, nei primi 12 giorni di guerra Washington ha tirato fuori 16,5 miliardi di dollari, e solo nelle prime 100 ore, il costo è stato di 3,7 miliardi che il contribuente americano sta finanziando a un ritmo di oltre un miliardo e trecento milioni di dollari al giorno. Ne parliamo con Stefano Orsi, esperto di strategia militare e geopolitica, Gianmarco Pisa, scrittore, esperto di politiche internazionali e pace. In studio Jeff Hoffman
Tra i temi toccati nella puntata:
⚔️ Una guerra che sfida le categorie tradizionali
⚔️ Gli stati del Golfo hanno acquisito un peso contrattuale crescente, mentre emerge la dimensione escatologica che orienta entrambi i fronti
⚔️ L'Iran nell'asse Mosca-Pechino Mentre la famiglia Trump stringeva affari con le petromonarchie del Golfo
⚔️Chi paga il conto? Chi ci guadagna? Nei primi 12 giorni di conflitto Washington ha speso 16,5 miliardi di dollari. Solo nelle prime 100 ore: 3,7 miliardi. Il ritmo attuale supera il miliardo e trecento milioni al giorno.
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LEVANTE 17.03.2026 🔴 Iran, tra geopolitica e avvoltoi della guerra
La guerra con l'Iran non è spiegabile attraverso le categorie tradizionali dell'analisi geopolitica. Da una parte gli stati del Golfo che hanno acquisito sempre più potere contrattuale, dall’altra l’aspetto escatologico che guida sia Israele-Stati Uniti…
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CasaDelSoleTG 17.03.26 🔴 Azionisti di guerra e permessi speciali
– SOSTIENI CASA DEL SOLE TV E ILLUMINA LA VERITÀ – L’oro del Pacifico: Tokyo e Washington sfidano Pechino di Margherita Furlan – La NATO si ferma a Hormuz? di Gionata Chatillard – India e Pakistan passano da Hormuz di Jeff Hoffman – Libano, il piano israeliano avanza di Jeff Hoffman – Artico, coalizione…
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L’oro del Pacifico: Tokyo e Washington sfidano Pechino
di Margherita Furlan
Tokyo e Washington hanno annunciato la creazione di un meccanismo bilaterale di cooperazione per garantire l'approvvigionamento di minerali critici in caso di interruzioni nelle forniture. Una formula diplomatica che tradotta significa una sola cosa: prepararsi a fare a meno della Cina...
di Margherita Furlan
Tokyo e Washington hanno annunciato la creazione di un meccanismo bilaterale di cooperazione per garantire l'approvvigionamento di minerali critici in caso di interruzioni nelle forniture. Una formula diplomatica che tradotta significa una sola cosa: prepararsi a fare a meno della Cina...
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La NATO si ferma a Hormuz?
di Gionata Chatillard
Una coalizione navale a guida statunitense per presidiare lo Stretto di Hormuz potrebbe essere annunciata da qui a pochi giorni. A riferirlo è il Wall Street Journal, senza però fare i conti con i numeri a disposizione di Donald Trump. Tutti i suoi principali alleati si sono infatti sfilati di fronte alle richieste della Casa Bianca di scortare navi commerciali nel Golfo Persico. Le adesioni, se ci sono, si contano infatti sulle dita di una mano...
di Gionata Chatillard
Una coalizione navale a guida statunitense per presidiare lo Stretto di Hormuz potrebbe essere annunciata da qui a pochi giorni. A riferirlo è il Wall Street Journal, senza però fare i conti con i numeri a disposizione di Donald Trump. Tutti i suoi principali alleati si sono infatti sfilati di fronte alle richieste della Casa Bianca di scortare navi commerciali nel Golfo Persico. Le adesioni, se ci sono, si contano infatti sulle dita di una mano...
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India e Pakistan passano da Hormuz
di Jeff Hoffman
Almeno tre petroliere di proprietà del Pakistan e dell’India hanno attraversato lo stretto di Hormuz con il loro carico di GPL diretto verso est.
Si tratta di due navi appartenenti alle società statali Shipping Corporation of India e di un terzo natante facente capo la Pakistan National Shipping Corp, che ha transitato attraverso lo stretto di Hormuz il 15 marzo.
Il dato certo è che, negli ultimi giorni, New Dheli e Teheran hanno avviato una trattativa volta a permettere il passaggio delle navi indiane, mentre i navigli appartenenti a Pechino non hanno quasi mai smesso di passare dallo stretto...
di Jeff Hoffman
Almeno tre petroliere di proprietà del Pakistan e dell’India hanno attraversato lo stretto di Hormuz con il loro carico di GPL diretto verso est.
Si tratta di due navi appartenenti alle società statali Shipping Corporation of India e di un terzo natante facente capo la Pakistan National Shipping Corp, che ha transitato attraverso lo stretto di Hormuz il 15 marzo.
Il dato certo è che, negli ultimi giorni, New Dheli e Teheran hanno avviato una trattativa volta a permettere il passaggio delle navi indiane, mentre i navigli appartenenti a Pechino non hanno quasi mai smesso di passare dallo stretto...
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Libano, il piano israeliano avanza
di Jeff Hoffman
L’esercito israeliano ha annunciato ieri che prima di avanzare con le forze terrestri in Libano ha eseguito intensi bombardamenti di artiglieria e attacchi aerei su «numerosi obiettivi terroristici al fine di mitigare le minacce nel contesto operativo».
I bombardamenti israeliani hanno colpito aree abitate da civili, oltre al quartier generale dei caschi blu del Ghana e un centro culturale russo situato nella città meridionale di Nabatieh...
di Jeff Hoffman
L’esercito israeliano ha annunciato ieri che prima di avanzare con le forze terrestri in Libano ha eseguito intensi bombardamenti di artiglieria e attacchi aerei su «numerosi obiettivi terroristici al fine di mitigare le minacce nel contesto operativo».
I bombardamenti israeliani hanno colpito aree abitate da civili, oltre al quartier generale dei caschi blu del Ghana e un centro culturale russo situato nella città meridionale di Nabatieh...
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Artico, coalizione contro la Russia
di Ivan Bodyan
I primi ministri di Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Islanda e Canada hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in occasione del recente incontro nella capitale norvegese Oslo, sottolineando la necessità di rafforzare le proprie posizioni nell’Artico. Come minaccia principale è stata indicata la presenza militare della Russia nella regione...
di Ivan Bodyan
I primi ministri di Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Islanda e Canada hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in occasione del recente incontro nella capitale norvegese Oslo, sottolineando la necessità di rafforzare le proprie posizioni nell’Artico. Come minaccia principale è stata indicata la presenza militare della Russia nella regione...
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UE, tra sì e no alla Russia
di Ivan Bodyan
La normalizzazione delle relazioni tra l'Europa e la Russia è impossibile finché persiste il conflitto in Ucraina, ha affermato il primo ministro belga Bart De Wever...
di Ivan Bodyan
La normalizzazione delle relazioni tra l'Europa e la Russia è impossibile finché persiste il conflitto in Ucraina, ha affermato il primo ministro belga Bart De Wever...
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Golfo Persico, rivedere le regole
di Ivan Bodyan
Nel corso della 58ª ondata di attacchi contro Israele, l’Iran ha colpito Tel Aviv, Gerusalemme Ovest, Nahariya e Beit Shemesh, oltre alle basi statunitensi in Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e le navi della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti...
di Ivan Bodyan
Nel corso della 58ª ondata di attacchi contro Israele, l’Iran ha colpito Tel Aviv, Gerusalemme Ovest, Nahariya e Beit Shemesh, oltre alle basi statunitensi in Iraq, Arabia Saudita, Kuwait e le navi della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti...
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Vince la guerra chi non spara un colpo
Vince la guerra chi non spara un colpo di Margherita Furlan, 17 Marzo 2026 Guerra: anatomia di un saccheggio legalizzato mentre l’Europa brucia. Roma deciderà di aprire la porta a Mosca? Ci sono guerre che si vincono sul campo. E poi ci sono quelle che si vincono alle spalle del campo, nei trading…
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Vince la guerra chi non spara un colpo di Margherita Furlan, 17 Marzo 2026 Guerra: anatomia di un saccheggio legalizzato mentre l’Europa brucia. Roma deciderà di aprire la porta a Mosca? Ci sono guerre che si vincono sul campo. E poi ci sono quelle che si vincono alle spalle del campo, nei trading…
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VINCE LA GUERRA CHI NON SPARA UN COLPO
Guerra: anatomia di un saccheggio legalizzato mentre l’Europa brucia. Roma deciderà di aprire la porta a Mosca?
di Margherita Furlan —16 marzo 2026
Ci sono guerre che si vincono sul campo. E poi ci sono quelle che si vincono alle spalle del campo, nei trading desk di Londra, nei quartieri generali di Lockheed Martin e di ExxonMobil, persino negli uffici del Cremlino. La guerra in Iran — avviata il 28 febbraio con l’attacco congiunto USA-Israele e ‘assassinio di Ali Khamenei — ha già prodotto i suoi vincitori. Non sono a Teheran. Non sono a Washington. Sono a Mosca, a Houston, in Virginia, e nei grattacieli di Londra dove si fissano i prezzi del gas.
Diciamolo con chiarezza, con i numeri in mano: mentre migliaia di civili muoiono e l’Europa torna a tremare per le bollette, la guerra in Iran è una macchina di redistribuzione della ricchezza globale. Chi aveva petrolio da vendere e non era nel mirino dei bombardieri ha vinto. Gli altri — tra cui noi europei — pagano il conto.
Bisogna partire da qui, perché è il dato più clamoroso e meno raccontato nei telegiornali italiani.
Alla vigilia del 28 febbraio, la Russia stava attraversando uno dei momenti peggiori sul fronte energetico da 2022. Il greggio Urals era crollato a 40 dollari al barile — nuovo minimo storico — sotto il peso del price cap e della pressione americana sull'India affinché smettesse di comprare petrolio russo. Le esportazioni di greggio erano crollate dell‘11,4% in febbraio, a 6,6 milioni di barili al giorno. SberCIB, il braccio di ricerca della principale banca russa, stimava che il deficit potesse raggiungere i 7,3 trilioni di rubli — circa 95 miliardi di dollari — in un solo anno.
Poi è arrivata la guerra in Iran. E tutto è cambiato.
Il greggio russo è tornato a essere scambiato al di sopra del benchmark globale — un ribaltamento che gli storici dell’economia definiscono semplicemente “straordinario” nel contesto delle sanzioni. Prima dell’attacco, la Russia era costretta a vendere con uno sconto di 10-13 dollari al barile. Ora vende a un premio di 4-5 dollari, con acquirenti che fanno la fila. “Se sei un trader di petrolio russo o un’azienda russa”, ha dichiarato Nicholas Mulder, storico dell’economia a Cornell e autore di ‘The Economic Weapon’, “non hai mai guadagnato così tanto vendendo petrolio come in questo momento.”
Il conteggio è impietoso. Secondo l’analisi del 12 marzo del Center for Research on Energy and Clean Air (CREA), la Russia ha guadagnato 6 miliardi di euro aggiuntivi nelle prime due settimane di guerra — 510 milioni di euro al giorno in più, il 14% oltre la media di febbraio.
La trappola è completa. Il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha concesso una deroga di 30 giorni alle sanzioni contro la Russia, permettendo alle raffinerie indiane di acquistare petrolio russo già caricato sulle petroliere. Motivazione ufficiale: abbassare i prezzi globali del greggio. Risultato reale: Mosca torna a rifornire l’Asia a pieno regime. Se i prezzi si mantengono tra i 70 e i 90 dollari per tutto l’anno, la Russia potrebbe guadagnare circa 20 miliardi di dollari aggiuntivi rispetto alle previsioni governative. Nel frattempo, i negoziati sulla pace in Ucraina sono congelati. E l'Occidente — che ha speso quattro anni a costruire una rete di sanzioni — ha appena dato a Mosca la sua migliore settimana commerciale dal 2022.
MOSCA PARLA CHIARO: L’EUROPA È IL NEMICO
Non è solo una questione di petrolio e rubli. C’è una posizione politica che il Cremlino sta rafforzando con sistematicità, e che la guerra in Iran ha accelerato in modo significativo. E l’Europa occupa un posto ben preciso: quello del nemico strutturale.
Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha avvertito dei “rischi molto significativi” di conflitto tra Russia e NATO, affermando che “l’Europa sta apertamente intraprendendo azioni ostili contro la Russia” e che Mosca “sta documentando la politica ostile dell’Europa”.
Guerra: anatomia di un saccheggio legalizzato mentre l’Europa brucia. Roma deciderà di aprire la porta a Mosca?
di Margherita Furlan —16 marzo 2026
Ci sono guerre che si vincono sul campo. E poi ci sono quelle che si vincono alle spalle del campo, nei trading desk di Londra, nei quartieri generali di Lockheed Martin e di ExxonMobil, persino negli uffici del Cremlino. La guerra in Iran — avviata il 28 febbraio con l’attacco congiunto USA-Israele e ‘assassinio di Ali Khamenei — ha già prodotto i suoi vincitori. Non sono a Teheran. Non sono a Washington. Sono a Mosca, a Houston, in Virginia, e nei grattacieli di Londra dove si fissano i prezzi del gas.
Diciamolo con chiarezza, con i numeri in mano: mentre migliaia di civili muoiono e l’Europa torna a tremare per le bollette, la guerra in Iran è una macchina di redistribuzione della ricchezza globale. Chi aveva petrolio da vendere e non era nel mirino dei bombardieri ha vinto. Gli altri — tra cui noi europei — pagano il conto.
Bisogna partire da qui, perché è il dato più clamoroso e meno raccontato nei telegiornali italiani.
Alla vigilia del 28 febbraio, la Russia stava attraversando uno dei momenti peggiori sul fronte energetico da 2022. Il greggio Urals era crollato a 40 dollari al barile — nuovo minimo storico — sotto il peso del price cap e della pressione americana sull'India affinché smettesse di comprare petrolio russo. Le esportazioni di greggio erano crollate dell‘11,4% in febbraio, a 6,6 milioni di barili al giorno. SberCIB, il braccio di ricerca della principale banca russa, stimava che il deficit potesse raggiungere i 7,3 trilioni di rubli — circa 95 miliardi di dollari — in un solo anno.
Poi è arrivata la guerra in Iran. E tutto è cambiato.
Il greggio russo è tornato a essere scambiato al di sopra del benchmark globale — un ribaltamento che gli storici dell’economia definiscono semplicemente “straordinario” nel contesto delle sanzioni. Prima dell’attacco, la Russia era costretta a vendere con uno sconto di 10-13 dollari al barile. Ora vende a un premio di 4-5 dollari, con acquirenti che fanno la fila. “Se sei un trader di petrolio russo o un’azienda russa”, ha dichiarato Nicholas Mulder, storico dell’economia a Cornell e autore di ‘The Economic Weapon’, “non hai mai guadagnato così tanto vendendo petrolio come in questo momento.”
Il conteggio è impietoso. Secondo l’analisi del 12 marzo del Center for Research on Energy and Clean Air (CREA), la Russia ha guadagnato 6 miliardi di euro aggiuntivi nelle prime due settimane di guerra — 510 milioni di euro al giorno in più, il 14% oltre la media di febbraio.
La trappola è completa. Il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha concesso una deroga di 30 giorni alle sanzioni contro la Russia, permettendo alle raffinerie indiane di acquistare petrolio russo già caricato sulle petroliere. Motivazione ufficiale: abbassare i prezzi globali del greggio. Risultato reale: Mosca torna a rifornire l’Asia a pieno regime. Se i prezzi si mantengono tra i 70 e i 90 dollari per tutto l’anno, la Russia potrebbe guadagnare circa 20 miliardi di dollari aggiuntivi rispetto alle previsioni governative. Nel frattempo, i negoziati sulla pace in Ucraina sono congelati. E l'Occidente — che ha speso quattro anni a costruire una rete di sanzioni — ha appena dato a Mosca la sua migliore settimana commerciale dal 2022.
MOSCA PARLA CHIARO: L’EUROPA È IL NEMICO
Non è solo una questione di petrolio e rubli. C’è una posizione politica che il Cremlino sta rafforzando con sistematicità, e che la guerra in Iran ha accelerato in modo significativo. E l’Europa occupa un posto ben preciso: quello del nemico strutturale.
Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha avvertito dei “rischi molto significativi” di conflitto tra Russia e NATO, affermando che “l’Europa sta apertamente intraprendendo azioni ostili contro la Russia” e che Mosca “sta documentando la politica ostile dell’Europa”.
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