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La crisi è entrata in una fase potenzialmente non umana. Occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante. Oggi, dalle idee di Giulietto Chiesa, sorge La Casa del Sole, per ripartire da un nuovo giro intorno al Sole
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” La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha posto il dilemma in modo netto: “O la presidente Meloni era informata e ha ritenuto opportuno non rendere pubblico un confronto con il rappresentante diplomatico di un Paese che sta minando la sicurezza europea, oppure non esercita un controllo sull’operato dei viceministri del suo governo.”
Il caso Cirielli non va letto in isolamento. Va letto accanto a Salvini che spinge fortemente per riaprire il traffico di petrolio e gas russo, sottoposto a sanzioni dall’Unione Europea, per fronteggiare la crisi energetica innescata dalla chiusura di Hormuz. Va letto nel contesto di un governo che ha sempre dichiarato sostegno incondizionato all’Ucraina ma che contiene al suo interno faglie profonde, alcune delle quali portano direttamente a Mosca.
IL PORTAFOGLIO DI GUERRA: CHI GUADAGNA IN BORSA
C’è un secondo livello di questa storia, meno visibile ma altrettanto strutturale. Si chiama mercato azionario, e racconta con la precisione del codice decimale esattamente dove va il denaro quando scoppia una guerra.
Mentre l’S&P 500 nel complesso ha perso il 5,5% dall’inizio del conflitto, registrando il peggior mese dal 2022, le azioni di Northrop Grumman, RTX Corporation e Lockheed Martin sono salite rispettivamente del 6%, 4,7% e 3,37% già nelle prime sedute del conflitto. In un contesto di crollo generalizzato dei listini, questi titoli sono andati nella direzione opposta. Non è un paradosso: è la logica del sistema.
Gli analisti notano che i budget per la difesa, già destinati a crescere nel 2026, affrontano ora ancora meno ostacoli a Washington e nelle capitali europee. Con Trump che afferma che le operazioni potrebbero durare “quattro o cinque settimane” o “molto di più”, i mercati si stanno posizionando per settimane di intensa attività militare. I guadagni riflettono la classica valutazione del rischio geopolitico.
Sul fronte energetico, ExxonMobil ha segnato un nuovo massimo storico assoluto con un rialzo di oltre il 4%, mentre Chevron, Occidental Petroleum e ConocoPhillips hanno registrato guadagni comparabili. In Europa, Shell e TotalEnergies hanno avanzato in linea con il rialzo globale dei prezzi. Le società petrolifere e del gas quotate negli USA stanno rendendo marzo il mese più attivo per le vendite di azioni del settore in oltre sei anni: le aziende energetiche hanno già raccolto 3,5 miliardi di dollari tramite offerte azionarie solo nel corso di marzo.
Il segmento GNL americano è quello che ha guadagnato di più in prospettiva strutturale. La fermata della produzione di QatarEnergy a Ras Laffan, dopo gli attacchi di droni iraniani sulle strutture, ha fatto salire i prezzi del gas europeo TTF di oltre il 50%, raggiungendo i 62 euro per MWh. Cheniere Energy — il principale esportatore americano di GNL — e Venture Global si trovano ora in una posizione di monopolio de facto sull’approvvigionamento europeo. Non è una coincidenza: è il risultato di una strategia energetica deliberata, quella che Trump chiama “energy dominance”, che ha trasformato la dipendenza europea dal gas russo in sottomissione al gas americano — a prezzi di mercato, senza garanzie di lungo termine, con la leva geopolitica che resta a Washington.
L’EUROPA STRANGOLATA: LA TERZA CRISI IN QUATTRO ANNI
L’Europa entra in questa crisi nella posizione peggiore possibile: riserve ai minimi storici, industria già esausta, inflazione non ancora domata.
L’Europa ha iniziato il 2026 con riserve di gas significativamente più basse degli anni precedenti: 46 miliardi di metri cubi a fine febbraio 2026, rispetto a 60 nel 2025 e a 77 nel 2024. Le operazioni di riempimento degli stoccaggi per il prossimo inverno potrebbero essere perturbate, esercitando pressione sui costi energetici industriali europei. Nelle prime due settimane di conflitto, l’UE ha già pagato 2,5 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di combustibili fossili.
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Le stime indicano che la perturbazione dei flussi energetici dal Golfo potrebbe spingere il prezzo medio del gas in Europa fino al 50% in più — da 30 euro/MWh di febbraio 2026 a 45-60 euro/MWh nel corso dell’anno, a seconda della durata del conflitto.
Il nodo italiano è quello più esposto. Il gas influenza il prezzo dell’elettricità nell’89% delle ore in Italia nel 2026, rispetto ad appena il 15% della Spagna — che ha accelerato massicciamente la transizione alle rinnovabili. Il macroimpatto per l’Italia potrebbe tradursi in un aumento dell’inflazione fino a un punto percentuale nel quarto trimestre dell’anno: una mazzata per famiglie e PMI già stremate.
C’è poi la trappola geopolitica più sottile. Quando si sostituisce la dipendenza dal gas russo con la dipendenza dal GNL americano, non si risolve il problema: si cambia padrone. Lo scrive con chiarezza il think tank Bruegel: “Nel breve termine i principali beneficiari della crisi in Medio Oriente sono gli Stati Uniti. Nel lungo termine, una riduzione della presenza del Qatar nel mercato globale del GNL potrebbe ulteriormente rafforzare la quota di mercato americana, consolidando la dipendenza europea da un unico grande fornitore. Questo scenario ha implicazioni significative per l’autonomia strategica europea.”
Il Commissario europeo per l’Energia Dan Jorgensen ha sintetizzato la situazione con parole rare a Bruxelles: “Siamo in una crisi dei prezzi.” Poi ha annunciato “misure mirate a breve termine” — formula che in gergo comunitario significa: non abbiamo soluzioni strutturali.
LA STRUTTURA DEL PROFITTO E LO SPETTRO NUCLEARE
C’è un filo rosso che attraversa tutti questi dati. Non è cospirazione: è struttura.
Ogni volta che scoppia un conflitto nel Golfo, lo stesso meccanismo si mette in moto con la precisione di un orologio svizzero. Il petrolio sale. Le azioni della difesa salgono. Le major energetiche segnano nuovi massimi storici. Le popolazioni europee pagano bollette più alte. I paesi produttori non coinvolti nel conflitto — a partire dalla Russia — incassano una rendita straordinaria.
I più grandi guadagni nelle crisi non emergono dove si combatte. Emergono dove i mercati sono costretti a rivolgersi dopo: verso i produttori, i raffinatori, i contractor e gli investitori posizionati per riempire il vuoto.
Questa è la grammatica della guerra-economia. Non è nuova: è la stessa del 1973, la stessa del 1990, la stessa del 2022. Cambia il teatro. La regia è sempre riconoscibile. E il ventre molle d’Europa ha un nome e una capitale: Roma.
Ma c’è un capitolo che supera tutti gli altri. Uno che non si legge nei dati di borsa, ma che ha già cominciato a fare capolino nei briefing riservati e nei comunicati ufficiali. È il capitolo nucleare — e non riguarda solo l’Iran.
Trump ha dichiarato al momento dell’attacco: “Il regime imparеrà a breve che non bisogna sfidare la potenza delle forze armate americane. Deponete le armi e sarete trattati giustamente con l’immunità totale, o affronterete una morte certa.” Un linguaggio di ultimatum totale, senza spazio per la diplomazia.
Poi, quando l’Iran ha minacciato di bloccare Hormuz, Trump ha scritto su Truth Social che se fermasse il flusso di petrolio nello Stretto, l’Iran verrebbe colpito dagli USA “venti volte più forte” di quanto fatto finora. Venti volte più forte di un’operazione che in due settimane ha già ucciso centinaia di civili, distrutto infrastrutture energetiche e attaccato siti nucleari.
L’Arms Control Association è esplicita sul rischio che si sta costruendo: Trump ha riferito ai suoi consiglieri che se la diplomazia o un attacco mirato non portano l’Iran a cedere alle sue richieste, prenderà in considerazione un’aggressione molto più vasta, destinata a rimuovere i leader dello Stato dal potere. Un cambio di regime ottenuto con la forza bruta, a qualunque costo.
Il paradosso finale è che la guerra avviata con il pretesto di fermare la bomba atomica iraniana ha prodotto l’effetto opposto. Alla fine del conflitto, l’Iran conserverà le competenze nucleari e probabilmente i materiali necessari per costruire una bomba.
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Secondo l’IAEA, circa 200 chilogrammi di uranio arricchito al 60% si trovano ancora nei complessi sotterranei di Isfahan — materiale sufficiente, se arricchito al 90%, per circa cinque ordigni nucleari. È sepolto sotto decine di metri di roccia, fuori dalla portata delle bombe convenzionali.
Proprio perché la struttura è troppo profonda per essere distrutta con bombardamenti convenzionali, c’è un dibattito crescente su una pericolosa missione a terra per sequestrare i cilindri contenenti l’uranio arricchito — un’operazione che comporta rischi di criticità nucleare, fughe di sostanze chimiche tossiche e il terreno di un conflitto attivo.
Il capo della diplomazia russa Sergeij Lavrov ha avvertito con precisione chirurgica: la conseguenza logica delle azioni USA-Israele potrebbe essere che “in Iran emergeranno forze favorevoli a fare esattamente ciò che gli americani vogliono evitare — ottenere la bomba atomica. Perché gli USA non attaccano chi ha bombe nucleari.”
È qui che il circolo si chiude in modo agghiacciante. Una guerra venduta per fermare la proliferazione nucleare che accelera la proliferazione nucleare. Un presidente che minaccia di colpire “venti volte più forte” senza aver definito quale sia il limite massimo della forza. Un arsenale nucleare israeliano che nessuno nomina ma che Netanyahu si è rifiutato di escludere dal “menu delle opzioni”. E sul tavolo di Washington, Netanyahu che fa pressione su Trump per assumere una posizione ancora più aggressiva, minacciando di colpire i siti balistici iraniani da solo anche in caso di accordo.
Il mondo non ha mai avuto un conflitto nel cuore del Golfo con queste caratteristiche: uno Stato nucleare non dichiarato (Israele), un presidente imprevedibile con una retorica da ultimatum assoluto (Trump), un paese che ha le competenze e il materiale per costruire una bomba in settimane (Iran), e uno Stretto di Hormuz che vale il 20% del petrolio globale nel mezzo del fuoco incrociato.
I mercati possono festeggiare. Le corporation della difesa possono incassare i dividendi. La Russia può contare i miliardi extra. L’Europa può pagare le bollette.
Ma sullo sfondo di tutto questo, per la prima volta in decenni, lo spettro nucleare non è più una metafora. È un’opzione sul tavolo.
La guerra è il prodotto. Il caos è la materia prima. E la bomba è il prezzo finale che nessuno vuole pagare — finché qualcuno decide che sì, il prezzo è accettabile.

Tutti i dati citati sono aggiornati al 16 marzo 2026
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Alberto Bradanini: Cosa significa la guerra in Iran?

Punti di esplosione nel mondo. Intervento di Alberto Bradanini. Conferenza «Il declino dell’egemonia occidentale: decolonizzazione e multipolarismo», 7 marzo 2026, Roma. 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole TV non ha editori forti né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti…

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📆 Vi aspettiamo oggi, MERCOLEDI 18 MARZO con una nuova puntata di LEVANTE alle ore 18.30

🔴DIRETTA🔴LEVANTE 18.03.2026 🔴 La guerra del petrolio e del dollaro disfa la NATO

A questo link 👉https://www.youtube.com/live/quL3yHW6-X8

Il simbolico “Orologio dell’Apocalisse” noto come Doomsday Clock ci pone a 85 secondi dalla mezzanotte nucleare. Il capo della diplomazia russa, Sergej Lavrov ha avvertito che la conseguenza logica della guerra USA-Israele potrebbe essere che “in Iran emergeranno forze favorevoli a fare esattamente ciò che gli americani vogliono evitare — ottenere la bomba atomica. Nel frattempo sono stati eliminati altri tre leader iraniani, con Donald Trump che se la prende con i cosiddetti alleati della NATO. Il quadro di oggi mostra un Donald Trump che perde i pezzi, con il capo dell'antiterrorismo nominato dallo stesso presidente che ha assegnato le dimissioni affermando che l'Iran non era una minaccia e che non si può andare a combattere per gli interessi di Israele. Ne parliamo con Roberto Quaglia, scrittore, Fulvio Scaglione, giornalista e scrittore, Michele Putrino, scrittore. In studio Jeff Hoffman

Temi della puntata:

🔍 Che ne sarà della NATO?
🔍Pericolo armi nucleari ?
🔍Trump ha rinviato la visita a Xi JinpingNe parliamo con Fulvio Scaglione, direttore di Inside Over, Michele Putrino, filosofo, Roberto Quaglia, scrittore
Tra i temi toccati nella puntata:
⚔️ Una guerra che sfida le categorie tradizionali
⚔️ Gli stati del Golfo hanno acquisito un peso contrattuale crescente, mentre emerge la dimensione escatologica che orienta entrambi i fronti
⚔️ L'Iran nell'asse Mosca-Pechino Mentre la famiglia Trump stringeva affari con le petromonarchie del Golfo
⚔️Chi paga il conto? Chi ci guadagna? Nei primi 12 giorni di conflitto Washington ha speso 16,5 miliardi di dollari. Solo nelle prime 100 ore: 3,7 miliardi. Il ritmo attuale supera il miliardo e trecento milioni al giorno.

#Iran #Guerra #Hormuz #Geopolitica #MedioOriente #Italia #BreakingNews #Analisi #robertoquaglia

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LEVANTE 18.03.2026 🔴 La guerra del petrolio e del dollaro disfa la NATO

Ne parliamo con Fulvio Scaglione, direttore di Inside Over, Michele Putrino, filosofo, Roberto Quaglia, scrittore 📡 CASA DEL SOLE TV — Informazione libera e indipendente Il nostro lavoro è possibile solo grazie al vostro sostegno. Casa del Sole TV non ha editori forti né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. Se…

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CasaDelSoleTG 18.03.26 🔴 Attacco al gas

– SOSTIENI CASA DEL SOLE TV E ILLUMINA LA VERITÀ – Attacco al gas iraniano di Jeff Hoffman – Leader iraniani nel mirino di Jeff Hoffman – Hezbollah blocca i giacimenti israeliani di Gionata Chatillard – Libano, possibile intervento siriano di Ivan Bodyan – Pakistan-Afghanistan, Cina tenta la mediazione di Margherita Furlan – Minacce…

https://casadelsole.tv/casadelsoletg-18-03-26-🔴-attacco-al-gas/
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Pakistan-Afghanistan, Cina tenta la mediazione
di Margherita Furlan
Un raid aereo pakistano ha colpito un ospedale per la riabilitazione dei tossicodipendenti nella capitale afghana, Kabul. Secondo il governo talebano, almeno 400 persone sono morte e 250 sono rimaste ferite. Il Pakistan ha respinto le accuse come false e fuorvianti, sostenendo di aver colpito esclusivamente installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo...
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Trump rinvia Xi
di Margherita Furlan
Washington ha chiesto di rinviare il vertice con il presidente cinese Xi Jinping, inizialmente fissato a Pechino dal 31 marzo al 2 aprile. Donald Trump ha precisato che il rinvio sarà di "cinque o sei settimane".
La motivazione ufficiale è senza ambiguità. Trump ha spiegato di voler restare a Washington per seguire il conflitto con l'Iran e la crisi nello Stretto di Hormuz. Parole sue: "Abbiamo una guerra in corso. Penso sia importante che io sia qui."...
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USA, iniziata la fase delle dimissioni
di Jeff Hoffman
Il Direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo del presidente Trump, Joe Kent, ha presentato le dimissioni dichiarando di non potere, in buona coscienza, sostenere la guerra in corso in Iran.
“L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa della pressione di Israele e della sua potente lobby americana,” ha commentato Kent...
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Leader iraniani nel mirino
di Jeff Hoffman
Mentre da Teheran confermavano l’uccisione del capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, colpito da un attacco israeliano nella notte tra il 16 e il 17 marzo, il presidente Donald Trump si scagliava contro gli alleati europei della NATO minacciando ritorsioni per il mancato intervento nello stretto di Hormuz...
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Hezbollah blocca i giacimenti israeliani

di Gionata Chatillard

Le molteplici guerre avviate dal Governo di Benjamin Netanyahu in Medio Oriente stanno mettendo a dura prova la resilienza energetica israeliana. Dall'inizio del conflitto con l'Iran, i giacimenti di gas di Leviathan e Karish, situati nel Mediterraneo orientale, hanno infatti chiuso i battenti per il timore di eventuali attacchi da parte di Hezbollah...
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Attacco al gas iraniano

di Jeff Hoffman

In seguito all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele ai giacimenti di gas di South Pars, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha allertato il personale degli impianti petroliferi di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti perché evacuassero immediatamente i luoghi di lavoro.

L'attacco israeliano agli impianti del giacimento di gas di South Pars in Iran, estensione del giacimento di North Field in Qatar, è un passo pericoloso e irresponsabile, ha dichiarato il ministro degli Esteri qatarino mentre, da Teheran, hanno fatto sapere che punteranno le armi sugli impianti petroliferi di Haifa...
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Minacce israeliane alla Russia

di Ivan Bodyan

La portavoce delle forze di difesa israeliane Anna Ukolova ha rilasciato una dichiarazione che può essere interpretata come una minaccia diretta alle autorità russe. Durante una recente intervista, Ukolova ha risposto alla domanda se Israele sia in grado di hackerare le telecamere a Mosca, così come è stato fatto a Teheran...
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Libano, possibile intervento siriano

di Ivan Bodyan

Gli Stati Uniti, stando a Reuters, hanno esortato l'attuale governo siriano a inviare truppe nel Libano orientale per contribuire al disarmo del movimento sciita libanese “Hezbollah”, ma in Siria temono un'operazione del genere a causa del rischio di essere coinvolti in un conflitto regionale su vasta scala...
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Russia tra Crimea, impresa paralimpica e segnali all'UE

di Ivan Bodyan

I partecipanti all'operazione militare speciale combattono per la scelta storica e risoluta di stare con la Russia, compiuta dagli abitanti della Crimea, del Donbass e della Novorossia. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin durante una riunione con i membri del governo nel giorno dell'anniversario della riunificazione della Crimea con la Russia. Per tale occasione, il leader russo si è congratulato con i presenti, nonché con tutti i cittadini del Paese...
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Il viaggio interstellare continua
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Maurizio Martucci: il tecno-anticristo tra Santa Sede e fu Belpaese

A confermare il buon vicinato tra Silicon valley e Vaticano ci ha pensato Peter Thiel che, recentemente, è venuto in visita in Italia e a San Pietro in vista delle sue conferenze sul tema Anticristo. Intanto, con l’attacco israeliano e statunitense all’Iran è venuto fuori che Antrophic è stato adoperato durante i raid sulla…

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‼️TUTTE LE LOCANDINE DI DOMENICA 22 MARZO 2026 - MERCATINO RESISTENTE ARCAPACIS - 37a edizione
🗓 Via Casale di San Nicola, 150 - ROMA

La prima Domenica di Primavera insieme! 😍

Programma

⏰ 11.00 > foto di gruppo e apertura stand artigiani, olistici, reti, food
🎤12.00 >‼️ OSPITE SPECIALE ‼️
Roberto Quaglia: L'IMPERO DELLA MENZOGNA
🎤14.30 Mimmo Micarelli: DETOX INTESTINALE PRIMAVERILE
🎤16.00 > Viviana Taccione: RESISTENZA ALIMENTARE
🎁 17.30 > ESTRAZIONE PREMI con Leonardo Spina 🤡

Novità
✍️SESSIONE GRATIS di NUMEROLOGIA per ragazzi 18-30
🚚 UN CONTAINER PER CUBA: Vendita di beneficenza e Cuba Libre Solidale 🍸
📷 FOTO DI FAMIGLIA
🍅Iscrizioni ORTO URBANO RIALZATO
🕸 NEURON con Robert Steiner

Tutto il giorno
🧵ARTIGIANI
💪 RETI
🌼 OLISTICI
💊 MEDICI RESISTENTI
🐚 ITER
☀️ CDS DIOSSIDO DI CLORO
💸 CONTANTE=LIBERTA'
🥤 BOICOTTAGGIO
📚 LIBRI & AUTORI
👕 MAGLIETTE ZERODOSI
🍝 PRANZO, DEGUSTAZIONI & SFIZI
🛒 SPESA BIO km0
🚗 PARK GRATUITO

Passa parola! 🙏
📌 www.arcapacis.it - t.me/arcapacis 🕊
📌 Comunicato Stampa
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