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La crisi è entrata in una fase potenzialmente non umana. Occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante. Oggi, dalle idee di Giulietto Chiesa, sorge La Casa del Sole, per ripartire da un nuovo giro intorno al Sole
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Trump minaccia l’atomica: bluff o realtà?

Gli USA tracciano una linea rossa e pongono l’opzione nucleare sul tavolo. E’ una delle poche carte che gli restano da giocare nella partita esistenziale contro l’Iran: una guerra che sin dall’inizio si è annunciata come una resa dei conti. Alla fine solo una delle parti sopravvivrà. Una guerra che non può chiudersi con…

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Il bluff di Trump e il NO dell’Italia, quando il potere trema | LEVANTE
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🔴 LEVANTE — Puntata del 23 marzo 2026 ore 18,30 DIRETTA
Due bombe nella stessa giornata. Una mediatica, una democratica.
🇮🇷 Trump annuncia un accordo su 15 punti con l'Iran. Teheran risponde: "Non esiste nessun negoziato." Il Brent crolla da 112 a 96 dollari in poche ore, Wall Street festeggia con +1.000 punti sul Dow Jones, e intanto l'aviazione israeliana lancia nuovi raid su Teheran. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Cinque giorni di pausa — o cinque giorni di bluff?
🗳️ In Italia il popolo ha parlato: NO al 54%, affluenza record al 59%. La riforma Nordio sulla separazione delle carriere è bocciata. Prima vera sconfitta di Meloni da Palazzo Chigi. Renzi: "Io mi dimisi." Conte: "Avviso di sfratto." Landini convoca piazza Barberini.
⚖️ Due fronti, una sola domanda: chi controlla la narrazione, controlla la realtà?
🎙️ Ne parlano Moni Ovadia, Antonio Mazzeo e Margherita Furlan. Conduce Jeff Hoffman.
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#Levante #CasaDelSoleTV #Iran #Trump #Hormuz #ReferendumGiustizia #SeparazioneCarriere #Meloni #Referendum2026 #GuerraIran@CASADELSOLETV
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LEVANTE 23.03.2026 🔴 Il bluff di Trump e il NO dell’Italia, quando il potere trema

🔴 LEVANTE — Puntata del 23 marzo 2026 Due bombe nella stessa giornata. Una mediatica, una democratica. 🇮🇷 Trump annuncia un accordo su 15 punti con l’Iran. Teheran risponde: “Non esiste nessun negoziato.” Il Brent crolla da 112 a 96 dollari in poche ore, Wall Street festeggia con +1.000 punti sul Dow Jones, e…

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CasaDelSoleTG 23.03.26 🔴 L’ITALIA DICE NO

– SOSTIENI CASA DEL SOLE TV E ILLUMINA LA VERITÀ – Vince il NO di Margherita Furlan – Iran, il negoziato che non c’è di Margherita Furlan – Ucraina e Iran: un solo dossier negoziale? di Margherita Furlan – Iran, sorprese per Trump di Ivan Bodyan – Teheran arriva fino a Diego García? di…

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Ucraina e Iran: un solo dossier negoziale?
di Margherita Furlan
Mosca avrebbe messo sul tavolo di Miami una proposta che ridisegna in un unico pacchetto i due fronti di guerra più caldi del pianeta. Secondo quanto riportato da Politico, l'inviato del Cremlino Kirill Dmitriev avrebbe proposto a Steve Witkoff e Jared Kushner — i due emissari di Trump — uno scambio d’intelligence: la Russia smette di trasmettere a Teheran le coordinate delle installazioni militari americane in Medio Oriente, in cambio gli Stati Uniti cessano di fornire intelligence a Kiev...
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Al Jazeera, la svolta sull’Iran
di Margherita Furlan
Al Jazeera, l'emittente qatariota — voce critica verso Washington e Israele, storico megafono della causa palestinese — pubblica un editoriale che ribalta la propria narrazione: gli Stati Uniti e Israele starebbero vincendo la guerra contro l'Iran. Non si tratta di un cambio di tono. Si tratta di un cambio di campo. E come sempre, quando cambia la narrazione, il vero cambiamento è già avvenuto altrove...
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Gesù, Gengis Khan e il Messia: la guerra è Santa
di Margherita Furlan
Il 12 marzo Netanyahu interviene alla nazione con una conferenza stampa in cui presenta le vittorie israeliane contro l'Iran. Parla di Israele come "superpotenza regionale e globale". Poi pronuncia una frase che dovrebbe essere sulle prime pagine di ogni giornale del mondo: "Arriveremo alla fase di preparazione per il ritorno del Messia… e possiamo garantire il nostro futuro grazie a questa enorme forza, sia spirituale che fisica, insieme."...
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Crisi dei fertilizzanti: la guerra arriva nel piatto
di Margherita Furlan
Dallo Stretto di Hormuz non passa solo un quinto del petrolio mondiale. Passa anche un terzo del commercio globale di fertilizzanti: 16 milioni di tonnellate all'anno. Il 35 per cento dell'urea, il 30 per cento dell'ammoniaca. Da ventitre giorni, quelle navi non passano...
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Le ritorsioni iraniane colpiscono Dimona e Arad

di Jeff Hoffman

Circa 60 i feriti e 500 le persone evacuate in seguito all’attacco missilistico iraniano sulla città di Dimona, in Israele, a pochi passi dal centro di ricerca nucleare israeliano Shimon Peres Negev Nuclear Research Center.

Secondo la tv di Stato iraniana, l'attacco contro Dimona è stato una rappresaglia per l’attacco di sabato contro l’impianto nucleare di Natanz, a circa 50 chilometri dalla città di Kashan, di cui l'esercito israeliano afferma di non essere responsabile...
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Iran, il negoziato che non c’è
di Margherita Furlan
Il ventiquattresimo giorno di guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si apre con una scena che meriterebbe un drammaturgo più che un analista: Washington annuncia un accordo. Teheran dice che non esistono negoziati. I mercati festeggiano comunque. E il petrolio scende sotto i cento dollari al barile — almeno per qualche ora. Vediamo cosa sta accadendo davvero.
Questa mattina, ora di Washington, Donald Trump ha pubblicato su Truth Social — in maiuscolo, come da liturgia — di aver avuto "conversazioni molto buone e produttive" con l'Iran nelle ultime quarantotto ore, finalizzate a una "risoluzione completa e totale delle ostilità in Medio Oriente"...
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Vince il NO
di Margherita Furlan
Mentre il Medio Oriente brucia e i mercati oscillano sulle parole di Trump, l'Italia ha fatto una cosa rara: è andata a votare. E ha detto No.
Il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia — la cosiddetta riforma Nordio — è stato bocciato dagli elettori. Il No si attesta intorno al 54%, il Sì non supera il 46%. Affluenza definitiva vicina al 59% — un dato che nessuno, a destra come a sinistra, si aspettava...
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Teheran arriva fino a Diego García?


di Gionata Chatillard

Teheran smentisce, ma la stampa occidentale insiste: l'Esercito iraniano avrebbe tentato di colpire la base anglo-americana di Diego Garcia, situata nel cuore dell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dal territorio della Repubblica Islamica. I missili balistici lanciati sarebbero 2, anche se nessuno di questi sarebbe andato a segno. Al di là dell’esito operativo, se quanto riportato fosse vero, l’Iran avrebbe comunque dimostrato una capacità di proiezione ben al di là di quella inizialmente sospettata dall’Occidente, il che potrebbe aprire scenari inediti per il conflitto in corso...
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Turchia, distrutto drone navale americano

di Ivan Bodyan

Sabato, sulla costa turca del Mar Nero nella provincia di Ordu, le forze armate locali hanno distrutto un drone navale di superficie di fabbricazione americana dopo che gli ispettori avevano accertato che l'oggetto era operativo e carico di munizioni.

Si tratta di AEGIR-W, drone navale di superficie di tipo militare prodotto dall'appaltatore della difesa statunitense Sierra Nevada Corporation. L'oggetto è stato trainato a circa quattro chilometri dalla riva e distrutto con un'esplosione controllata. Le abitazioni vicine sono state evacuate durante l'operazione per precauzione...
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Iran, sorprese per Trump

di Ivan Bodyan

L'Iran ha in serbo alcune sorprese per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pertanto nei prossimi giorni farebbe bene a «guardare solo il cielo, le quotazioni di borsa e i prezzi del petrolio». Ad affermarlo è stata l'agenzia Tasnim, citando una fonte.

Questa mattina l'Iran ha sferrato attacchi contro la base aerea israeliana di Tel Nof e contro i caccia americani F-35 e F-15 nella base di Al-Azraq in Giordania. Inoltre, stando all'agenzia Mehr, i sistemi di difesa aerea iraniani hanno colpito un drone americano LUCAS, sviluppato sulla base del drone kamikaze iraniano Shahed-136...
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Il viaggio interstellare continua
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LA GUERRA SANTA CHE NESSUNO CHIAMA PER NOME
Messianismo, Terzo Tempio, Mahdi e Crociate: la dimensione teologica del conflitto Iran-USA-Israele che l'Occidente finge di non vedere
di Margherita Furlan


Il 12 marzo 2026, in conferenza stampa — la prima dall'inizio della guerra il 28 febbraio — il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato una frase che meriterebbe di stare in apertura di ogni telegiornale del mondo. Ha detto: "Arriveremo al regno. Arriveremo al ritorno del Messia, ma non accadrà giovedì prossimo." Ha poi aggiunto che raggiungere questo obiettivo richiederebbe la ricostruzione del Tempio — il che implica, per chiunque conosca la topografia sacra di Gerusalemme, la distruzione della Moschea di Al-Aqsa e della Cupola della Roccia. Nessun telegiornale occidentale ha aperto con questa frase. Nessun editorialista mainstream l'ha analizzata. Eppure, in quelle parole c'è la chiave di lettura dell'intero conflitto: una guerra che viene presentata come operazione di sicurezza è, nelle parole stesse dei suoi protagonisti, una guerra messianica.
Questo articolo intende fare ciò che il giornalismo mainstream rifiuta sistematicamente di fare: analizzare la dimensione teologica, escatologica e rituale del conflitto in corso, documentando con dati, dichiarazioni e fonti primarie il fatto che i tre attori principali — Israele, gli Stati Uniti evangelici e l'Iran sciita — stanno combattendo, ciascuno a modo suo, una guerra sacra.

Netanyahu e il sionismo messianico: dal Corridoio Filadelfi al Terzo Tempio
Le dichiarazioni messianiche di Netanyahu non sono un'eccentricità retorica. Sono un pattern documentato che risale ad anni prima dell'attuale conflitto e che si è intensificato con la guerra a Gaza.
Il 2 settembre 2024, Netanyahu dichiarò pubblicamente che "l'era del Messia verrà", legando la continuazione della guerra a Gaza alla realizzazione di una promessa escatologica. In quell'occasione definì il Corridoio Filadelfi — la striscia di terra al confine tra Gaza e l'Egitto — come il "percorso divino" che avrebbe salvato Israele da una "minaccia esistenziale". Non una metafora: un inquadramento teologico di un obiettivo militare.
In un'intervista dell'agosto 2025 alla televisione israeliana, Netanyahu affermò di sentirsi "molto" legato alla visione del "Grande Israele" — un concetto biblico che estende i confini dello Stato dalla Mesopotamia all'Egitto. Non è una posizione marginale: nell'ottobre 2023 aveva mostrato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite una mappa del "Nuovo Medio Oriente" con confini israeliani espansi. Nel febbraio 2026 persino il leader dell'opposizione centrista Yair Lapid dichiarò che "i confini biblici di Israele sono molto chiari".
Ma il punto chiave è un altro. Netanyahu ha ripetutamente invocato il versetto di Amalek — 1 Samuele 15:3, che comanda la distruzione totale del nemico, inclusi uomini, donne e bambini — per giustificare le operazioni militari. Nell'ottobre 2023 disse: "Dovete ricordare ciò che Amalek vi ha fatto, dice la nostra Sacra Bibbia." Nel marzo 2026 ha usato lo stesso riferimento nel contesto della guerra all'Iran. Raz Segal, storico israeliano-americano dell'Olocausto e del genocidio, ha definito queste dichiarazioni come prova di intento genocida.
La dichiarazione del 12 marzo 2026 sul Messia e il Tempio porta questa retorica al suo punto culminante. Ciò che Netanyahu sta minacciando potrebbe non essere l'uso di armi nucleari, ma qualcosa di potenzialmente più destabilizzante: la distruzione della Moschea di Al-Aqsa per far posto al Terzo Tempio.
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Il Terzo Tempio: preparativi concreti, non fantasie
Per il lettore occidentale secolarizzato, parlare di Terzo Tempio può sembrare folklore. Non lo è. I preparativi sono concreti, finanziati, sostenuti dal governo israeliano e documentati da organizzazioni indipendenti.
Il Temple Institute, fondato nel 1987 a Gerusalemme, lavora apertamente alla ricostruzione del Terzo Tempio sul sito dove sorgono la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa — il terzo luogo più sacro dell'Islam. L'Istituto ha già preparato gli arredi sacri del Tempio, i paramenti sacerdotali, gli utensili liturgici. Oltre 500 giovani uomini della tribù di Levi sono stati addestrati come sacerdoti del Tempio (Kohanim), pronti a officiare i riti sacrificali.
Nel settembre 2022, il Temple Institute e l'organizzazione evangelica Boneh Israel hanno importato cinque giovenche rosse dal Texas, acquistate per 500mila dollari. Il ministero israeliano dell'Agricoltura ha aggirato i protocolli standard per autorizzare l'importazione — gli Stati Uniti non erano infatti un Paese autorizzato all'importazione di animali vivi. Il direttore generale del ministero di Gerusalemme e del Patrimonio, Netanel Isaac, ha così rivelato in un discorso alla cerimonia di accoglienza delle giovenche che il governo sta finanziando lo sviluppo dell'area sul Monte degli Ulivi dove gli attivisti del Monte del Tempio intendono eseguire il rituale.
La giovenca rossa (parah adumah) è il cuore del rituale. Secondo il Libro dei Numeri (19:2), una giovenca completamente rossa, senza difetti e che non abbia mai portato un giogo, deve essere sacrificata e bruciata; le sue ceneri, mescolate con acqua di sorgente, sono necessarie per purificare il sito del Tempio e consentire agli ebrei di ascendere al Monte del Tempio. Senza questa purificazione, la halakhah (legge religiosa ebraica) proibisce l'accesso al sito sacro.
Le cinque giovenche originali sono state successivamente dichiarate non idonee dal Temple Institute — una aveva la coda danneggiata, un'altra presentava difetti nel colore. Ma nel 2025, il Temple Institute ha chiarito che il programma di allevamento continua, con almeno una dozzina di candidate in attesa. Ha anche condotto una simulazione del rituale di incenerimento sulle montagne della Samaria, per "migliorare la preparazione alla produzione delle ceneri".
L'ONG israeliana Ir Amim ha documentato che un lotto di terra sul Monte degli Ulivi — originariamente di proprietà palestinese — è stato acquistato da un'azienda sconosciuta per eseguire il sacrificio della giovenca rossa con vista diretta sulla Spianata delle Moschee, come richiesto dalla tradizione. La Jerusalem Development Authority sta costruendo una passeggiata che conduce esattamente a quel punto.
Haaretz, in un'inchiesta dell'agosto 2024, ha titolato: "Ora al potere, l'estrema destra messianica di Israele è mortalmente seria sulla ricostruzione del Tempio." L'articolo documentava un piano in tre fasi: primo, ottenere il diritto di preghiera ebraica sulla Spianata; secondo, stabilire una sinagoga sul sito; terzo, demolire Al-Aqsa e costruire il Terzo Tempio.
Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, ha condotto ripetute incursioni provocatorie nella Spianata delle Moschee. Nell'estate 2024 è salito sul Monte del Tempio a Tisha B'Av danzando, cantando e pregando — un atto senza precedenti che ha segnato un'accelerazione nella violazione dello status quo. Ben Gvir ha dichiarato: "Non chiedo l'uguaglianza sul Monte del Tempio. È nostro e solo nostro." Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, usa la stessa retorica biblica per sostenere l'espansione dei confini di Israele.
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Il sionismo cristiano: la teologia che arma i bombardieri
Se il sionismo messianico ebraico fornisce la destinazione, il sionismo cristiano evangelico fornisce il carburante — politico, finanziario e militare. Ed è dentro il Pentagono.
Dal 28 febbraio 2026 — giorno dell'inizio dell'Operazione Epic Fury — la Military Religious Freedom Foundation (MRFF), organizzazione di vigilanza sui diritti dei militari, ha ricevuto oltre 200 denunce da parte di soldati americani. Le segnalazioni, provenienti da oltre 40 unità militari in almeno 30 installazioni, riferiscono che comandanti hanno detto alle truppe che la guerra con l'Iran è parte del piano divino e della profezia biblica degli "ultimi tempi". Un comandante di unità avrebbe detto ai suoi soldati: "Il presidente Trump è stato unto da Gesù per accendere il fuoco in Iran, provocare l'Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra."
Il fondatore della MRFF, Mikey Weinstein, veterano dell'Air Force, ha dichiarato al Guardian che la retorica di Hegseth dà al mondo musulmano l'impressione che gli Stati Uniti stiano lanciando una propria crociata.
Il termine non è casuale. Pete Hegseth, Segretario alla Difesa degli Stati Uniti — l'uomo che supervisiona la più potente macchina militare del mondo — porta tatuata sul petto una Croce di Gerusalemme, simbolo del Regno crociato di Gerusalemme fondato nel 1099. Sul braccio ha la scritta "Deus Vult" — "Dio lo vuole" — il grido di battaglia della Prima Crociata del 1096. Sul suo avambraccio, la parola araba "Kafir" (infedele). Il suo libro del 2020 si intitola "American Crusade" e vi si legge: "Il nostro momento presente è molto simile all'XI secolo. Non vogliamo combattere, ma... dobbiamo."
Nel 2018, durante un discorso a Gerusalemme organizzato dalla destra israeliana (Arutz Sheva/Israel National News), Hegseth dichiarò che la ricostruzione del Tempio biblico è un "miracolo" che potrebbe accadere durante la nostra vita. Disse che "un passo in quel processo" è il riconoscimento della sovranità israeliana su Giudea e Samaria. Si dichiarò contrario alla soluzione dei due Stati e favorevole alla sovranità israeliana esclusiva sulla Terra Santa.
Durante l'udienza di conferma al Senato, il senatore Tom Cotton gli chiese se si considerasse un sionista cristiano. Hegseth rispose: "Sono un cristiano e sostengo vigorosamente lo Stato di Israele e la sua difesa esistenziale."
In un'intervista alla CBS trasmessa il 9 marzo 2026, Hegseth ha inquadrato la guerra in termini esplicitamente teologici: "Le nostre capacità sono migliori. La nostra volontà è migliore. Le nostre truppe sono migliori. La provvidenza del nostro Dio onnipotente è lì a proteggere quelle truppe, e siamo impegnati in questa missione."
Ma Hegseth è solo la punta dell'iceberg. La struttura teologica che sostiene il conflitto è il dispensazionalismo — una dottrina protestante secondo cui la storia umana è divisa in "dispensazioni" che si svolgono secondo il piano di Dio per il mondo. Le chiese che abbracciano questa teologia, prevalentemente evangeliche, credono che la dispensazione attuale stia per finire. Ma questa fine può essere inaugurata solo da una grande sofferenza — un periodo noto come "le tribolazioni di Giacobbe". Israele è il luogo dove queste tribolazioni inizieranno e culmineranno nel Secondo Avvento di Gesù.
Dopo la guerra del 1967, questa teologia si concentrò su uno scenario specifico: il governo dello Stato ebraico ricostruisce il Tempio antico a Gerusalemme, ponendo le basi per la fine dei tempi. Con il ritorno di Gesù, la missione storica del popolo ebraico si compie. Molti ebrei perirebbero; i sopravvissuti diventerebbero l'avanguardia dei credenti in Gesù. Questo scenario, un tempo promosso da piccoli gruppi all'interno di alcune denominazioni protestanti, negli anni '90 era già ampiamente diffuso nella cultura popolare americana, soprattutto attraverso la serie di romanzi "Left Behind" di Tim LaHaye e Jerry Jenkins.
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