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La crisi è entrata in una fase potenzialmente non umana. Occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante. Oggi, dalle idee di Giulietto Chiesa, sorge La Casa del Sole, per ripartire da un nuovo giro intorno al Sole
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Iran, piano “regime change” in prima pagina
di Jeff Hoffman
Prendete il vostro governo: sarà vostro. Queste le parole magiche con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva incitato il popolo iraniano a rovesciare il governo mentre i primi bombardamenti miravano a colpire la Guida Suprema della Repubblica Islamica e il quadro dirigente del paese.
Secondo il New York Times, il direttore del Mossad David Barnea avrebbe elaborato una strategia per organizzare i gruppi di opposizione iraniani entro pochi giorni dai primi attacchi e, stando all’inchiesta del quotidiano, a convincere la Casa Bianca del piano per il cambio di regime in Iran sarebbe stato il direttore del Mossad in scadenza a giugno, David Barnea...
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Washington riallinea le monarchie del Golfo

di Gionata Chatillard

Inizialmente prudenti, se non apertamente contrari, oggi molti Paesi del Golfo Persico sembrano aver cambiato linea: la guerra contro l’Iran, anziché essere fermata, deve proseguire. Una posizione, che, secondo la stampa israeliana, sarebbe maturata col tempo in nazioni come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain e Qatar. In questi Paesi resterebbe una certa irritazione per le modalità in cui sono state condotte le operazioni contro Teheran, ma un obiettivo strategico sembra ormai condiviso: indebolire la Repubblica Islamica fino a ridurne drasticamente capacità militare e influenza regionale...
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Israele, proseguono gli attacchi sul Libano

di Ivan Bodyan

Gli aerei dell'Aeronautica Militare israeliana continuano a sferrare attacchi sui ponti libanesi. Stando al canale televisivo Al-Mayadeen, il ponte sul fiume Litani nella zona di Kaakiya, nel sud del Libano, è stato messo fuori uso dopo che su di esso sono stati lanciati diversi missili. Di conseguenza, è stato interrotto il traffico automobilistico sull'autostrada tra le città meridionali di Nabatieh e Bint Jbeil.

In precedenza sono stati distrutti altri tre ponti, uno sul quale passava la strada che collegava Nabatieh a Marjayoun, e due sull'autostrada meridionale Saida-Tiro...
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Qatar, rischio perdita 63% di esportazione energetica

di Ivan Bodyan

Le forze armate iraniane hanno contrattaccato mirando agli impianti industriali dell'azienda produttrice di armi Rafael Advanced Defense Systems a Haifa e dell'azienda tecnologica Israel Aerospace Industries nei pressi dell'aeroporto Ben-Gurion in Israele. Lo ha riferito l'ufficio stampa dell'esercito iraniano.

Stando al quotidiano Tehran Times, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe cercato di valutare la disponibilità dell'Iran a porre fine alla guerra tramite un mediatore pakistano, ma avrebbe ricevuto una risposta dura...
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Germania-Giappone, cooperazione più stretta

di Ivan Bodyan

La Germania sta cercando di rafforzare la cooperazione militare con il Giappone. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha proposto un nuovo accordo per facilitare l’operatività delle truppe di entrambi i paesi sul territorio dell’altro. Intervenendo alla base navale giapponese di Yokosuka dopo i colloqui con il suo omologo Shinjirō Koizumi, Pistorius ha affermato che Berlino ha avanzato quello che è definito un "Accordo di accesso reciproco".

La proposta di Pistorius segna un passo avanti rispetto ai recenti impegni della Germania nell’Indo-Pacifico, che finora si sono concentrati in gran parte su esercitazioni congiunte e dispiegamenti a breve termine...
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USA e GB, problemi di carburante

di Ivan Bodyan

I grossisti di gasolio nel Regno Unito hanno iniziato a limitare le vendite di gasolio agli agricoltori, ha riportato il quotidiano Telegraph citando fonti delle associazioni di categoria.

“I venditori hanno dovuto ridurre i volumi degli ordini per poter evadere il maggior numero possibile di richieste. Invece di consegnare diecimila litri per agricoltore, hanno dovuto consegnarne duemila”, ha dichiarato al quotidiano Patrick Crehon, responsabile degli acquisti dell'associazione Anglia Farmers...
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Bombe e raid aerei tornano a colpire l’Irak

di Jeff Hoffman

In seguito agli attacchi alla base statunitense Victoria e al complesso dell'ambasciata statunitense a Baghdad, le forze militari a stelle e strisce hanno effettuato raid aerei sull’Irak colpendo il quartier generale delle Forze di Mobilitazione Popolare nella provincia di Anbar.


In un attacco vile e codardo, il comandante Al-Bu Ajili, è stato martirizzato insieme a numerosi suoi eroici compagni, in seguito a un raid aereo statunitense che ha colpito i soldati mentre svolgevano il loro dovere nazionale, ha scritto in una nota ufficiale il corpo di mobilitazione popolare...
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Russia, alta tensione

di Ivan Bodyan

Le unità dell’FSB, del Ministero degli Interni russo e della Rosgvardia sono state poste in stato di allerta per prevenire gli atti di sabotaggio e gli attentati terroristici pianificati dall'Ucraina a Mosca e nella regione. Lo ha comunicato oggi l’ufficio stampa dell’FSB.

L'agenzia di sicurezza interna russa ha sottolineato che è stato sventato un tentativo dei servizi segreti ucraini di acquistare droni presso un'azienda moscovita. E' stato precisato che, qualora i droni fossero stati equipaggiati con ordigni esplosivi, i servizi segreti ucraini avrebbero ottenuto potenti strumenti di terrore da utilizzare contro determinati obiettivi a Mosca...
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Il viaggio interstellare continua
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Tregua in Iran: Trump con le spalle al muro?

🌍🔥 Tregua in Iran: Donald Trump con le spalle al muro? In questa videointervista esclusiva su Casa del Sole TV 🎥 analizziamo l’attuale fase del conflitto tra Iran 🇮🇷, Israele 🇮🇱 e Stati Uniti 🇺🇸, tra tensioni militari ⚔️, guerra economica 💰 e strategie geopolitiche globali 🌐 👉 L’Iran dimostra una sorprendente capacità di…

https://casadelsole.tv/tregua-in-iran-trump-con-le-spalle-al-muro/
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Il colpo delle 6:50. Chi sapeva cinque minuti prima di Trump?
di Margherita Furlan | 23 marzo 2026


Ore 6:50 del mattino, ora di New York. Il premarket è un deserto. Liquidità sottile, volumi rarefatti, quella quiete piatta che precede l'apertura di Wall Street e in cui anche un ordine modesto può muovere i prezzi. Nessun dato macro in uscita, nessuna headline dai mercati asiatici, che anzi hanno appena chiuso in un bagno di sangue: il Kospi sudcoreano a -6,5%, il Nikkei di Tokyo a -3,5%, l'Hang Seng di Hong Kong a -3,5%. I futures sull'S&P 500 puntano a un'apertura in calo di quasi l'1%. Il petrolio viaggia verso i 113 dollari al barile. Il mondo si prepara a una settimana di escalation dopo l'ultimatum di Trump all'Iran sullo Stretto di Hormuz.
E poi, nel silenzio, qualcuno muove le pedine.
Alle 6:50 in punto, i terminali del CME (Chicago Mercantile Exchange, la più grande borsa di futures e opzioni al mondo) registrano uno spike improvviso e isolato nei volumi dei futures e-Mini sull'S&P 500. Contemporaneamente, e questa è la parte che conta, un'esplosione speculare di volumi sui futures del greggio WTI. L'analista finanziario Adam Cochran documenta su X, con screenshot dei flussi di ordine, la dimensione dell'operazione: 1,5 miliardi di dollari nozionali in futures ES acquistati in un singolo blocco. 192 milioni di dollari in futures CL venduti. Un volume da quattro a sei volte superiore a qualsiasi altra operazione registrata durante la chiusura precedente.
Non c'è catalizzatore visibile. Non c'è niente. Solo silenzio e un ordine mastodontico che compra azioni e vende petrolio.
Quindici minuti dopo, alle 7:05, arriva il catalizzatore.

Il post che ha mosso 1.700 miliardi
Donald Trump pubblica su Truth Social, in lettere maiuscole come da liturgia, che gli Stati Uniti e l'Iran hanno tenuto "conversazioni molto buone e produttive" negli ultimi due giorni riguardo a "una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità". Annuncia la sospensione per cinque giorni di ogni attacco contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane.
L'effetto è istantaneo. I futures sull'S&P 500 schizzano del +2,7% in pochi minuti. Il Dow Jones proietta un'apertura a +1.100 punti. Il greggio WTI crolla sotto i 90 dollari al barile, una discesa del 10% in una singola sessione, il crollo più netto dal 10 marzo. Il Brent scende sotto i 100 dollari per la prima volta da undici giorni. I rendimenti dei Treasury crollano. Il dollaro si indebolisce. La volatilità rientra. Secondo Fortune, il cambio repentino dei prezzi ha generato circa 1.700 miliardi di dollari di valore di mercato in pochi minuti.
Chi ha comprato futures sull'azionario e venduto futures sul petrolio alle 6:50 ha incassato, in quindici minuti, profitti che la maggior parte dei fondi non realizza in un trimestre.

La smentita iraniana e lo schema che si ripete
Meno di un'ora dopo il post di Trump, Teheran nega tutto. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, dichiara che non c'è stato alcun dialogo diretto o indiretto con Washington. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf va oltre, accusando Trump di usare "fake news per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e sfuggire alla palude in cui Stati Uniti e Israele sono intrappolati". L'agenzia Fars parla di "guerra psicologica".
Ecco il punto strutturale: non importa se i negoziati siano reali. I mercati si sono mossi. E chi sapeva che quel post sarebbe arrivato, o anche solo chi aveva ragionevole certezza della sua imminenza, ha potuto operare con un vantaggio informativo che nessun modello algoritmico può replicare.
CNBC ha confermato che il movimento di volumi delle 6:50 è stato reale, isolato, e privo di qualsiasi catalizzatore esterno. FXStreet aggiunge un dettaglio che trasforma il sospetto in schema: questo non è un evento isolato. Uno schema identico è stato rilevato con un precedente annuncio a inizio marzo, anch'esso rivelatosi infondato, che aveva prodotto analoghi movimenti di prezzo.
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La stessa fonte nota che "circolano voci secondo cui posizioni enormi sono state prese sul mercato nei minuti precedenti il rilascio della dichiarazione di Trump su Truth Social", e che ciò è accaduto "analogamente all'ultima volta".
Non un incidente. Un metodo.

L'ecosistema del conflitto d'interesse
Per comprendere la gravità di quanto accaduto, bisogna guardare l'ecosistema in cui si muove questa presidenza e i suoi legami strutturali con le piattaforme dove queste operazioni trovano il loro terreno più fertile.
Public Citizen, organizzazione di vigilanza con oltre un milione di sostenitori, ha inviato una lettera formale alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) chiedendo un'indagine per insider trading. La lettera documenta scommesse sospette piazzate sulle piattaforme di prediction market Polymarket e Kalshi pochi istanti prima dell'attacco del 28 febbraio — quello che ha dato inizio alla guerra. Scommesse molto sostanziose, piazzate all'ultimo momento, su esiti che solo chi disponeva di informazioni riservate poteva prevedere con quel grado di precisione.
Un account Polymarket dal nome eloquente "NOTHINGEVERFRICKINGHAPPENS" aperto a fine febbraio, ha piazzato due scommesse iniziali: 7.600 dollari sull'attacco all'Iran entro il 28 febbraio e 11.283 dollari su un attacco entro il primo marzo. Ha vinto oltre 85.000 dollari. Lo stesso account sta ora scommettendo 8.005 dollari su un cessate il fuoco entro il 31 marzo e 15.614 dollari su un cessate il fuoco entro il 15 aprile. Al momento della segnalazione, quelle due scommesse avevano già generato oltre 30.000 dollari di guadagno.
Non è un trader fortunato. È un pattern.
E il pattern si inserisce in una rete di conflitti d'interesse che Public Citizen ha documentato con precisione: Donald Trump Jr. è advisor retribuito di Kalshi, e advisor non retribuito di Polymarket. La Trump Media ha lanciato "Truth Predict" in partnership con Cryptocom, una propria piattaforma di prediction market. In altre parole, la famiglia del Presidente degli Stati Uniti è strutturalmente inserita, come investitore, advisor e proprietario di piattaforma, nell'industria che permette di scommettere sugli esiti delle decisioni prese dal Presidente degli Stati Uniti.
Non esiste precedente nella storia finanziaria moderna per un conflitto d'interesse di questa portata.

TACO: la guerra come prodotto finanziario
Wall Street ha coniato un acronimo per descrivere il metodo Trump: TACO, Trump Always Chickens Out. Il termine, nato dalla penna del Financial Times, descrive il ciclo ormai codificato: minaccia catastrofica, panico di mercato, retromarcia improvvisa, rally di sollievo. Chi acquista nel momento del panico ha guadagnato sistematicamente a ogni iterazione. Dai dazi del Liberation Day alla minaccia sulla Groenlandia, ogni crisi fabbricata ha prodotto lo stesso schema: distruzione di valore, ricostruzione, trasferimento di ricchezza.
Fortune nota tuttavia una differenza cruciale nel caso iraniano: "ci vogliono due per fare un TACO". Trump non può unilateralmente terminare la guerra come poteva ritirare sanzioni. Serve la controparte. E la controparte nega persino che il dialogo esista.
Ma per i mercati, questa distinzione è irrilevante. Il Dow Jones ha chiuso a +631 punti. L'S&P 500 ha registrato la migliore giornata dall'inizio della guerra. Il Brent è sceso sotto i 100 dollari. La sola dichiarazione, vera o falsa che fosse, ha generato il movimento. E chi sapeva che sarebbe arrivata ha operato di conseguenza.
Questa è la frontiera più avanzata della finanziarizzazione della guerra. Non servono più i profitti dell'industria bellica o i contratti di ricostruzione. Basta l'informazione. Un post su un social media proprietario, scritto alle 7:05 del mattino di un lunedì, da un presidente che è contemporaneamente azionista della piattaforma su cui pubblica, advisor dell'industria che scommette sugli esiti delle sue decisioni, e comandante in capo di una guerra che può esplodere o diminuire d’impatto con un singolo paragrafo in maiuscolo.
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La CFTC, l'organo che dovrebbe regolamentare tutto questo, ha un solo commissioner operativo, il presidente Michael Selig, perché l'amministrazione non ha ritenuto necessario nominarne altri. La SEC non si è pronunciata sugli spike anomali dei futures. Il Congresso non ha convocato audizioni.
Le domande che restano aperte sono semplici e devastanti:
Chi ha piazzato l'ordine da 1,5 miliardi di dollari alle 6:50 del mattino? Chi, nello stesso momento, ha venduto 192 milioni di dollari in futures sul greggio? Chi aveva accesso alla bozza del post di Truth Social prima della sua pubblicazione? Chi, nell'entourage presidenziale, conosceva il contenuto e la tempistica dell'annuncio? Quante persone avevano bisogno di saperlo perché l'informazione raggiungesse un desk di trading?
E soprattutto: se lo schema si è ripetuto, identico, rispetto a un precedente annuncio di inizio marzo, perché nessuna autorità di regolamentazione ha aperto un'indagine?
La risposta è forse la parte più rivelatrice dell'intera vicenda. In un sistema in cui il presidente è simultaneamente il motore della volatilità, l'emittente dell'informazione, il proprietario della piattaforma di comunicazione e il beneficiario indiretto dell'ecosistema che monetizza quella volatilità, non esiste un'istituzione indipendente con l'autorità e la volontà politica di indagare.

Lunedì 23 marzo 2026 Wall Street ha celebrato un respiro di sollievo. Ma non è per la pace, che non esiste, che l'Iran nega, che nessun mediatore ha confermato in termini operativi. Il sollievo è per il segnale che Trump, almeno, vuole una via d'uscita. Che il TACO funziona ancora. Che la guerra è gestibile, negoziabile, monetizzabile.
Per gli operatori di mercato, questo è sufficiente. Per chiunque altro, per le popolazioni sotto le bombe, per le economie asiatiche che non possono più importare petrolio dal Golfo, per i consumatori europei che pagano il diesel quasi un euro in più rispetto a un mese fa, la domanda è: quante volte può un uomo fabbricare il panico, vendere il sollievo, e chiamare tutto questo "negoziato"?
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📆 Vi aspettiamo oggi, MERCOLEDI 25 MARZO con una nuova puntata di LEVANTE alle ore 18.30

🔴DIRETTA🔴LEVANTE 25.03.2026 🔴Iran sfida Trump: niente colloqui senza condizioni! Escalation in Medio Oriente?

A questo link 👉https://www.youtube.com/live/vxY0lOpoWvE

L’Iran non si lascia intimidire dalle minacce di Trump 🇺🇸❌ e rifiuta qualsiasi negoziato. Teheran alza la posta e detta le sue condizioni: tra queste, il riconoscimento della sua autorità nello stretto di Hormuz ⚓️⛽️. Fino ad allora, nessun dialogo.

⚠️ Il conflitto sta cambiando la geopolitica del Medio Oriente in modo inatteso e sfavorevole per Trump e Netanyahu. L’Iran 🇮🇷 rafforza il proprio ruolo regionale, muovendo leve strategiche sempre più decisive.

💣 Nel frattempo:

continuano gli attacchi contro Israele 🇮🇱
colpite basi statunitensi nei paesi arabi 🪖
Teheran annuncia la caccia ai soldati americani 🎯

⚡️ Nemmeno i raid contro infrastrutture elettriche e siti nucleari fermano l’Iran.

🎙 Nella diretta di Levante oggi analizziamo:

🇺🇸 Le condizioni degli USA
🇮🇷 Le condizioni dell’Iran
🤝 Colloqui o escalation?
🌐 Verso una nuova architettura di sicurezza regionale

Gli ospiti di oggi:
🌞 Vincenzo Maddaloni, giornalista, saggista
🌞 Francesco Dall’Aglio, medievista, esperto di questioni strategico-militari
🌞 Paolo Cornetti, spin doctor, esperto di geopolitica
🌞 Conduce Clara Statello

👀 Buona visione!

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– 110.000 iscritti, zero padroni: abbonatevi! – Epstein, Rothschild e compagnia cantante di Jeff Hoffman – Iran, no secco alla proposta americana di Ivan Bodyan – Monarchie arabe con un piede e mezzo in guerra di Gionata Chatillard – Pakistan mediatore di pace tra Iran e USA di Jeff Hoffman – USA, “Operazione Sterminio…

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Casa del Sole TV è una testata giornalistica iscritta al Registro della Stampa del Tribunale di Roma, n. 69 del 16.07.2020. Direttore editoriale: Margherita Furlan.

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Pakistan mediatore di pace tra Iran e USA?
di Jeff Hoffman
Gli Stati Uniti hanno inviato all'Iran un piano di risoluzione composto da 15 punti che, secondo il New York Times che ne ha dato notizia, riguarda anche i programmi missilistici e nucleari iraniani, nonché la navigazione nello Stretto di Hormuz.
A mediare tra Washington e Teheran ci ha pensato il capo di Stato Maggiore dell'esercito pakistano, Sayed Asim Munir, che a detta del quotidiano ha mantenuto stretti legami con il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica e, secondo la stampa regionale, un incontro a Islamabad potrebbe avvenire entro la fine della settimana...
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