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La crisi è entrata in una fase potenzialmente non umana. Occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante. Oggi, dalle idee di Giulietto Chiesa, sorge La Casa del Sole, per ripartire da un nuovo giro intorno al Sole
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“Tigre di carta”: è ora di uscire dalla NATO

“Tigre di carta”: è ora di uscire dalla NATO di Margherita Furlan | 19 aprile 2026 “L’Italia non era lì per noi, noi non saremo lì per loro”. Presidente Donald J. Trump, giovedì 17 aprile 2026, in risposta alla ricostruzione del Guardian sul “no” italiano all’uso della base di Sigonella1. Una frase che non…

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“Tigre di carta”: è ora di uscire dalla NATO di Margherita Furlan | 19 aprile 2026 “L’Italia non era lì per noi, noi non saremo lì per loro”. Presidente Donald J. Trump, giovedì 17 aprile 2026, in risposta alla ricostruzione del Guardian sul “no” italiano all’uso della base di Sigonella1. Una frase che non…

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“Tigre di carta”: è ora di uscire dalla NATO di Margherita Furlan | 19 aprile 2026 “L’Italia non era lì per noi, noi non saremo lì per loro”. Presidente Donald J. Trump, giovedì 17 aprile 2026, in risposta alla ricostruzione del Guardian sul “no” italiano all’uso della base di Sigonella1. Una frase che non…

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Roberto Quaglia: Iran, dalla realtà alla guerra dei mondi narrativi

Siamo nel mezzo di una «guerra mediatica» tra il blocco USA-Israele da una parte e Cina-Iran dall’altra, ma nonostante il fatto che i primi controllano gran parte dei network occidentali e delle piattaforme tech, i secondi sembrano aver costruito un contro-narrazione molto più efficace, diventata virale sia nel sud globale che nel decadente occidente.…

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LEVANTE 20.04.2026 🔴Occhi su Gaza: pronti alla sfida

⛵La Global Sumud Flotilla è pronta per la “Missione Primavera”. In risposta ad un appello dei palestinesi, attivisti italiani e di tutto il mondo si preparano a salpare da Augusta, Siracusa e altri porti del Mediterraneo verso Gaza, per tentare rompere il blocco navale israeliano💪🏼 🎙️In questa diretta streaming di Levante, condotta da Clara…

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CasaDelSoleTG 20.04.26 🔴 Hormuz a singhiozzo, i negoziati pure

– ABBONATI 110.000 ISCRITTI ZERO PADRONI – Hormuz a singhiozzo, i negoziati pure di Gionata Chatillard – Houthi: il mar Rosso vicino alla chiusura di Jeff Hoffman – Meloni punta sull’energia azera di Margherita Furlan – Israele espande gli insediamenti di Ivan Bodyan – Tensioni navali tra India e Iran di Jeff Hoffman –…

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MELONI PUNTA SULL'ENERGIA AZERA
di Margherita Furlan
La premier Meloni ha annunciato che si recherà in Azerbaigian entro un paio di settimane per una missione dedicata al dossier energetico. L'annuncio è arrivato mentre apprendeva in tempo reale della nuova chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran: un tempismo che dice tutto sulla fragilità della nostra posizione.
L'Azerbaigian è ormai un fornitore chiave. Nel 2025 l'Italia ha ricevuto da Baku circa 9,5 miliardi di metri cubi di gas e oltre 10 milioni di tonnellate di petrolio, confermandosi primo importatore europeo di idrocarburi azeri. Tutto transita attraverso il gasdotto TAP, il Corridoio Meridionale del Gas che dal Caspio arriva in Puglia...
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Pechino punta su sottomarini e mine navali
di Margherita Furlan
La Cina sta sviluppando una strategia per trasformare la Prima Catena di Isole del Pacifico in una barriera invalicabile per la marina statunitense. Lo rivela un'analisi pubblicata dalla rivista militare cinese Shipborne Weapons, rilanciata dal South China Morning Post.
Il piano prevede l'impiego di droni sottomarini per missioni di posa di mine navali, con l'obiettivo di bloccare i corridoi marittimi, i porti e le rotte costiere lungo la catena di isole controllata dagli alleati degli Stati Uniti, dal Giappone alle Filippine scmp...
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India-Russia: 3mila soldati per un mondo multipolare
di Margherita Furlan
India e Russia hanno reso pubblici i dettagli operativi dell'accordo militare più ambizioso della loro storia recente. Il testo integrale del patto RELOS, pubblicato il 17 aprile sul portale giuridico ufficiale russo, prevede il dispiegamento reciproco di fino a 3.000 soldati, 5 navi da guerra e 10 aerei militari sul territorio dell'altro Paese.
Non si tratta di basi permanenti. Il RELOS è un accordo di supporto logistico reciproco che consente a entrambi i Paesi di utilizzare le rispettive strutture militari per rifornimento, manutenzione, attracco e transito, senza necessità di autorizzazioni caso per caso. L'accordo è entrato in vigore il 12 gennaio 2026 e ha una durata iniziale di cinque anni, rinnovabile automaticamente...
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Tensioni navali e scommesse in borsa

di Jeff Hoffman


Ieri, 19 aprile, l'India ha convocato l'ambasciatore iraniano a Nuova Delhi in un momento di discordia tra i membri dei BRICS dopo che due petroliere indiane sono state attaccate sabato mattina mentre cercavano di attraversare lo Stretto di Hormuz.

Il Centro britannico per le operazioni commerciali marittime ha confermato che le petroliere e i loro equipaggi sono al sicuro, ma ha sottolineato che i mezzi iraniani hanno aperto il fuoco senza alcun preavviso radio...
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Houthi: il mar Rosso vicino alla chiusura

di Jeff Hoffman

Il movimento Ansar Allah ha messo sul tavolo l'opzione più estrema della chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, corridoio che separa la Penisola Arabica dall'Africa.

Il viceministro degli Esteri dello Yemen, Hussein al-Ezzi, è stato chiaro affermando che se Sana'a decidesse di chiudere lo stretto, nessuno sarebbe in grado di riaprirlo, con le principali compagnie marittime come Maersk, MSC e altre che hanno già deviato le rotte verso il Capo di Buona Speranza...
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Hormuz a singhiozzo, i negoziati pure

di Gionata Chatillard

L'annunciata riapertura dello Stretto di Hormuz non è durata molto. Fra blocchi iraniani e contro-blocchi statunitensi, la realtà è che le acque del Golfo Persico sono tutt'altro che calme. Nelle ultime ore, la Marina di Donald Trump avrebbe preso il controllo di una nave della Repubblica Islamica già sottoposta a sanzioni da parte di Washington. Un episodio che non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una sequenza ravvicinata di incidenti che ha progressivamente svuotato di significato il cessate il fuoco annunciato nei giorni scorsi...
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Israele espande gli insediamenti

di Ivan Bodyan

Le autorità israeliane hanno approvato di nascosto la creazione di 34 nuovi insediamenti ebraici in Cisgiordania. Lo ha riferito il Times of Israel.

Stando al quotidiano, la decisione è stata presa durante una riunione del Consiglio di sicurezza, le cui sedute e decisioni sono riservate.

Tra i 34 insediamenti dovrebbero essere inclusi non solo nuovi centri abitati, ma anche avamposti già esistenti che finora erano considerati illegali...
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Netanyahu e Milei in luna di miele

di Ivan Bodyan

Domenica 19 aprile, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha incontrato il presidente argentino Javier Milei, giunto in Israele per una visita ufficiale.

Oltre ai due, da parte israeliana hanno rilasciato dichiarazioni il ministro degli Esteri, il ministro delle Finanze e il ministro dei Trasporti. Sono stati presenti anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele e il presidente del consiglio di amministrazione di El Al, principale compagnia aerea israeliana...
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Russia e Corea del Nord rafforzano i legami

di Ivan Bodyan

In un momento di crescente tensione geopolitica, Russia e Corea del Nord proseguono nel rafforzamento dei propri legami.

Il governatore della regione di Kherson, Vladimir Saldo, e l'ambasciatore nordcoreano in Russia, Sin Hong-chol, hanno firmato un memorandum sui piani di cooperazione in ambito economico e umanitario. L'accordo è stato reso noto dal governatore sui social network...
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Il viaggio interstellare continua
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“Tigre di carta”: è ora di uscire dalla NATO
di Margherita Furlan | 19 aprile 2026
“L’Italia non era lì per noi, noi non saremo lì per loro”. Presidente Donald J. Trump, giovedì 17 aprile 2026, in risposta alla ricostruzione del Guardian sul “no” italiano all’uso della base di Sigonella1. Una frase che non va letta come un’esplosione di stizza, ma come un tassello di una strategia che si sta delineando da mesi con crescente chiarezza: la liquidazione dell’Alleanza Atlantica dall’interno, con l’abbandono progressivo dell’Europa al proprio destino.

È qui il punto che i commentatori italiani continuano a non vedere, paralizzati da una lettura sentimentale della politica estera americana. Trump non sta minacciando di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO per punire l’Italia: sta cercando il pretesto pubblico per farlo a prescindere. E ogni “no” europeo, ogni distinguo di Leone XIV, ogni critica di Meloni, ogni chiusura di base da parte di Sánchez, ogni rimpatrio di oro della Banque de France diventa, nel suo registro, il materiale per costruire la narrazione del disimpegno: non sono io che vi abbandono, siete voi che non meritate di essere difesi.

Il ricatto, a uno sguardo attento, è rovesciato. Non è Trump che tiene l’Europa sotto scacco minacciando di andarsene; è l’Europa che si illude di avere un alleato che in realtà sta preparando da tempo la valigia. E la tragedia politica, per un Paese come l’Italia, è che le sue classi dirigenti non stanno attrezzandosi a questa transizione, ma continuano a comportarsi come se la cornice atlantica del 1949 fosse un dato eterno della natura.

La strategia Trump: dismissione selettiva, non ritiro totale

Bisogna leggere con attenzione ciò che il trumpismo, nelle sue varie incarnazioni ideologiche, sta scrivendo pubblicamente da anni. J. D. Vance, oggi vicepresidente, ha teorizzato in più occasioni che l’Europa debba “provvedere da sé” alla propria difesa. Elbridge Colby, l’ex sottosegretario alla Difesa considerato l’architetto della dottrina del “pivot asiatico”, ha sostenuto esplicitamente che le risorse militari americane debbano essere concentrate nel Pacifico contro la Cina, e che la NATO sia un’eredità novecentesca che sottrae capacità strategiche al vero teatro di competizione sistemica. Steve Bannon, dal suo War Room, ripete da anni che gli alleati europei sono “free rider” che sfruttano l’ombrello americano senza contribuire. Peter Thiel, finanziatore ideologico e materiale del trumpismo tecnologico, ha scritto pagine durissime sulla NATO come apparato burocratico post-storico da smantellare2.

Non si tratta di opinioni marginali. Sono l’ossatura intellettuale della seconda amministrazione Trump. La differenza rispetto al primo mandato è che oggi la squadra che occupa il Pentagono, il Consiglio di Sicurezza Nazionale e il Dipartimento di Stato condivide in larga misura questa visione. Non più Mattis, non più Tillerson, non più Kelly: oggi ci sono Hegseth alla Difesa, Rubio al Dipartimento di Stato e una rete di consiglieri che vedono l’Europa come un peso strategico da cui liberarsi, non come un alleato da preservare.

La strategia è una dismissione selettiva, non un ritiro totale. Trump non chiuderà domani Sigonella, Aviano o Ramstein, perché queste basi servono gli interessi americani nella proiezione mediterranea e medio orientale. Ma ridurrà progressivamente il contributo americano alla difesa collettiva europea, scaricherà sugli alleati i costi del riarmo convenzionale, userà la NATO come strumento di estrazione economica chiedendo il cinque per cento del PIL. E quando l’Europa non sarà in grado di pagare, userà quel fallimento come giustificazione per un disimpegno selettivo dalle aree di minore interesse strategico americano. Gli Stati Uniti si terranno le basi utili a loro, scaricheranno sugli europei il costo di tutto il resto, e in caso di crisi (apparentemente) reale l’ombrello dell’articolo 5 si aprirà solo se conveniente a Washington.

La frase “noi non saremo lì per loro”, va letta in questo quadro. È un avvertimento, non un addio.
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