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Xi e Trump, prove di equilibrio globale
di Gionata Chatillard
Sotto la foschia densa di Pechino e con Piazza Tiananmen blindata, Xi Jinping ha accolto Donald Trump con tutta la liturgia riservata agli appuntamenti destinati a lasciare un segno. Il tappeto rosso, i 21 colpi di cannone e la guardia d’onore dell’Esercito Popolare di Liberazione hanno dato alla scena il tono delle grandi occasioni. È infatti stato il primo incontro di questo livello dopo 9 anni, motivo per cui la stampa internazionale ha definito l’appuntamento come il “vertice del nuovo ordine mondiale”. Anche perché lo stesso Trump, poche ore prima, aveva ridotto l’architettura globale a 2 sole superpotenze - Stati Uniti e Cina - lasciando implicitamente la Russia fuori dall’equazione...
di Gionata Chatillard
Sotto la foschia densa di Pechino e con Piazza Tiananmen blindata, Xi Jinping ha accolto Donald Trump con tutta la liturgia riservata agli appuntamenti destinati a lasciare un segno. Il tappeto rosso, i 21 colpi di cannone e la guardia d’onore dell’Esercito Popolare di Liberazione hanno dato alla scena il tono delle grandi occasioni. È infatti stato il primo incontro di questo livello dopo 9 anni, motivo per cui la stampa internazionale ha definito l’appuntamento come il “vertice del nuovo ordine mondiale”. Anche perché lo stesso Trump, poche ore prima, aveva ridotto l’architettura globale a 2 sole superpotenze - Stati Uniti e Cina - lasciando implicitamente la Russia fuori dall’equazione...
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Sospese le sanzioni a Francesca Albanese
di Jeff Hoffman
Ieri, 13 maggio, un tribunale federale di Washington ha bloccato le sanzioni contro la relatrice dell’ONU Francesca Albanese, ritenendo che violassero il Primo Emendemento.
Il magistrato Richard Leon, di orientamento repubblicano, ha sospeso le sanzioni imposte dal Segretario di Stato Marco Rubio contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, in vigore dal luglio 2025 vietando l’accesso a qualsiasi attività operativa negli Stati Uniti...
di Jeff Hoffman
Ieri, 13 maggio, un tribunale federale di Washington ha bloccato le sanzioni contro la relatrice dell’ONU Francesca Albanese, ritenendo che violassero il Primo Emendemento.
Il magistrato Richard Leon, di orientamento repubblicano, ha sospeso le sanzioni imposte dal Segretario di Stato Marco Rubio contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, in vigore dal luglio 2025 vietando l’accesso a qualsiasi attività operativa negli Stati Uniti...
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Draghi ad Aquisgrana: l’Europa si arma contro la Russia
di Margherita Furlan
C’è una frase che vale come confessione: «per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme». La pronuncia Mario Draghi, oggi 14 maggio, nel municipio di Aquisgrana, ricevendo il Premio Carlo Magno 2026 davanti al cancelliere Merz, al premier greco Mitsotakis, alla presidente della Commissione von der Leyen e alla governatrice della Bce Lagarde. Per l’Italia siede in sala il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Al riconoscimento si accompagna un assegno da un milione di euro destinato a progetti europei. Ma il vero contenuto della giornata non è il premio: è il programma politico che Draghi consegna alla platea dei volenterosi.
L’ex presidente della Bce parte da un dato e lo trasforma in dottrina. Il dato è quello degli investimenti necessari al continente: la stima di ottocento miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di armamenti degli ultimi anni, a quasi milleduecento miliardi annui. La dottrina è quella che lui stesso battezza «federalismo pragmatico». Tradotto: i ventisette Stati membri non riescono più a decidere insieme, dunque chi vuole muoversi proceda per conto proprio, dentro coalizioni ristrette, costruendo istituzioni comuni con autorità reale. Il modello è l’euro. L’obiettivo è la difesa.
Draghi mette in fila le tre dipendenze che reggono la postura europea. Quella commerciale: la quota dell’export sul PIL dell’area euro è passata dal trentuno al cinquantacinque per cento dal 1999, mentre Stati Uniti e Cina sono rimasti relativamente chiusi. Quella energetica e tecnologica: il sessanta per cento delle importazioni di gas liquefatto arriva dagli Stati Uniti, metà del risparmio europeo gestito attraverso fondi locali finisce reinvestito oltre atlantico, la spesa europea in ricerca e sviluppo militare è un decimo di quella americana, i governi del continente comprano armamenti statunitensi per quaranta-settanta miliardi l’anno. Quella di sicurezza: «per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti potrebbero non garantire più la nostra difesa alle condizioni che davamo per scontate». Pechino, aggiunge l’ex premier, non offre un’ancora alternativa, perché «sostiene direttamente il nostro avversario, la Russia». Resta dunque una sola strada: armarsi e farlo in fretta, con coalizioni di volenterosi e dando finalmente sostanza operativa all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione, la clausola di difesa reciproca finora rimasta sulla carta.
Cui prodest, dunque. La risposta non è difficile da leggere se si guarda chi siede in sala e chi resta fuori dall’inquadratura. Dentro la sala ci sono Berlino e Parigi, che sul riarmo continentale hanno costruito la propria nuova centralità: la Germania da sola, ricorda Draghi, entro fine decennio spenderà in armamenti quanto la Russia mobilitata oggi su economia di guerra. Fuori dall’inquadratura ci sono Roma, Madrid, Lisbona, Atene: i Paesi mediterranei, esclusi dal nocciolo duro delle «coalizioni ristrette», invitati implicitamente a seguire il treno tedesco o a restare ai margini. Il «federalismo pragmatico» non è un progetto di sovranità europea: è la formalizzazione di una geometria variabile dove a decidere sono i Paesi con i bilanci della difesa più gonfi e l’industria bellica più strutturata. Per l’Italia significa: continuare a comprare F-35, sistemi Patriot, munizionamento prodotto altrove, mentre la base industriale resta subordinata. La cornice Mattei-Moro-Craxi, che assegnava al Paese una funzione di ponte mediterraneo e di interlocuzione autonoma con il mondo arabo, qui scompare. Restano Sigonella, Aviano, Ghedi e la dipendenza che il discorso di Aquisgrana certifica come dato di fondo del prossimo decennio.
Il federalismo pragmatico, dietro l’eleganza accademica della formula, è il vestito istituzionale di un riarmo continentale che non chiede più il permesso ai parlamenti nazionali. E che ha un nemico designato: la Russia, ricordata da Draghi non come interlocutore ma come «nostro avversario».
di Margherita Furlan
C’è una frase che vale come confessione: «per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme». La pronuncia Mario Draghi, oggi 14 maggio, nel municipio di Aquisgrana, ricevendo il Premio Carlo Magno 2026 davanti al cancelliere Merz, al premier greco Mitsotakis, alla presidente della Commissione von der Leyen e alla governatrice della Bce Lagarde. Per l’Italia siede in sala il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Al riconoscimento si accompagna un assegno da un milione di euro destinato a progetti europei. Ma il vero contenuto della giornata non è il premio: è il programma politico che Draghi consegna alla platea dei volenterosi.
L’ex presidente della Bce parte da un dato e lo trasforma in dottrina. Il dato è quello degli investimenti necessari al continente: la stima di ottocento miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di armamenti degli ultimi anni, a quasi milleduecento miliardi annui. La dottrina è quella che lui stesso battezza «federalismo pragmatico». Tradotto: i ventisette Stati membri non riescono più a decidere insieme, dunque chi vuole muoversi proceda per conto proprio, dentro coalizioni ristrette, costruendo istituzioni comuni con autorità reale. Il modello è l’euro. L’obiettivo è la difesa.
Draghi mette in fila le tre dipendenze che reggono la postura europea. Quella commerciale: la quota dell’export sul PIL dell’area euro è passata dal trentuno al cinquantacinque per cento dal 1999, mentre Stati Uniti e Cina sono rimasti relativamente chiusi. Quella energetica e tecnologica: il sessanta per cento delle importazioni di gas liquefatto arriva dagli Stati Uniti, metà del risparmio europeo gestito attraverso fondi locali finisce reinvestito oltre atlantico, la spesa europea in ricerca e sviluppo militare è un decimo di quella americana, i governi del continente comprano armamenti statunitensi per quaranta-settanta miliardi l’anno. Quella di sicurezza: «per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti potrebbero non garantire più la nostra difesa alle condizioni che davamo per scontate». Pechino, aggiunge l’ex premier, non offre un’ancora alternativa, perché «sostiene direttamente il nostro avversario, la Russia». Resta dunque una sola strada: armarsi e farlo in fretta, con coalizioni di volenterosi e dando finalmente sostanza operativa all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione, la clausola di difesa reciproca finora rimasta sulla carta.
Cui prodest, dunque. La risposta non è difficile da leggere se si guarda chi siede in sala e chi resta fuori dall’inquadratura. Dentro la sala ci sono Berlino e Parigi, che sul riarmo continentale hanno costruito la propria nuova centralità: la Germania da sola, ricorda Draghi, entro fine decennio spenderà in armamenti quanto la Russia mobilitata oggi su economia di guerra. Fuori dall’inquadratura ci sono Roma, Madrid, Lisbona, Atene: i Paesi mediterranei, esclusi dal nocciolo duro delle «coalizioni ristrette», invitati implicitamente a seguire il treno tedesco o a restare ai margini. Il «federalismo pragmatico» non è un progetto di sovranità europea: è la formalizzazione di una geometria variabile dove a decidere sono i Paesi con i bilanci della difesa più gonfi e l’industria bellica più strutturata. Per l’Italia significa: continuare a comprare F-35, sistemi Patriot, munizionamento prodotto altrove, mentre la base industriale resta subordinata. La cornice Mattei-Moro-Craxi, che assegnava al Paese una funzione di ponte mediterraneo e di interlocuzione autonoma con il mondo arabo, qui scompare. Restano Sigonella, Aviano, Ghedi e la dipendenza che il discorso di Aquisgrana certifica come dato di fondo del prossimo decennio.
Il federalismo pragmatico, dietro l’eleganza accademica della formula, è il vestito istituzionale di un riarmo continentale che non chiede più il permesso ai parlamenti nazionali. E che ha un nemico designato: la Russia, ricordata da Draghi non come interlocutore ma come «nostro avversario».
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La Russia da un altro punto di vista: Stefano Orsi racconta il 9 maggio a Ryazan
La Russia è fallita. La Russia ha perso la guerra. I centri commerciali di Mosca sono vuoti. La parata del primo maggio è stata celebrata in forma ridotta per le difficoltà sul campo di battaglia. Putin ha perso il consenso. Quante volte abbiamo letto o sentite queste affermazioni, come titoli di giornale o come…
https://casadelsole.tv/la-russia-da-un-altro-punto-di-vista-stefano-orsi-racconta-il-9-maggio-a-ryazan/
La Russia è fallita. La Russia ha perso la guerra. I centri commerciali di Mosca sono vuoti. La parata del primo maggio è stata celebrata in forma ridotta per le difficoltà sul campo di battaglia. Putin ha perso il consenso. Quante volte abbiamo letto o sentite queste affermazioni, come titoli di giornale o come…
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⚠️Iliad, il piano al rialzo
⚠️Istituto Superiore di Sanità, l’avvallo (sconfessato)
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❌Stazione Termini, telecamere da paura
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▶️Visore ottico nei reparti pediatrici
▶️IA, tutela dei diritti neurologici in sanità
⚠️L’Europa accelera sulla sanità artificiale
⚠️Grande riconfigurazione dell’umanità
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🔴LEVANTE 15.05.2026 18,30 🔴Il ritorno del trio Mazzucco Quaglia Furlan e la trappola di Tucidide
A questo link 👉https://www.youtube.com/watch?v=GciX7dwRhIA
A Levante questa sera, 15 maggio 2026, Margherita Furlan, Massimo Mazzucco e Roberto Quaglia dialogano sulla settimana che ha cambiato la mappa del mondo. Trump vola a Pechino e Xi Jinping gli pone la domanda che nessun presidente americano vorrebbe sentire: «La Cina e gli Stati Uniti possono superare la Trappola di Tucidide?». Draghi ad Aquisgrana ammette che l'Europa è sola. Yermak, il braccio destro di Zelensky, finisce in carcere per corruzione. E intanto le banche centrali del pianeta scaricano dollari e accumulano oro a ritmi che non si vedevano dagli anni Settanta.
📚 LIBRI
Massimo Mazzucco, «Ucraina, l'altra verità»
Roberto Quaglia, «Guerra e pace e zombie », «Il fondamentalismo hollywoodista»
Margherita Furlan, «BRICS Scacco Matto»
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🔴 Il ritorno del trio Mazzucco Quaglia Furlan e la trappola di Tucidide | LEVANTE 15.05.2026
A Levante questa sera, 15 maggio 2026, Margherita Furlan, Massimo Mazzucco e Roberto Quaglia dialogano sulla settimana che ha cambiato la mappa del mondo. Trump vola a Pechino e Xi Jinping gli pone la domanda che nessun presidente americano vorrebbe sentire:…
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🔴 Il ritorno del trio Mazzucco Quaglia Furlan e la trappola di Tucidide | LEVANTE 15.05.2026
A Levante questa sera, 15 maggio 2026, Margherita Furlan, Massimo Mazzucco e Roberto Quaglia dialogano sulla settimana che ha cambiato la mappa del mondo. Trump vola a Pechino e Xi Jinping gli pone la domanda che nessun presidente americano vorrebbe sentire: «La Cina e gli Stati Uniti possono superare la Trappola di Tucidide?». Draghi…
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A Levante questa sera, 15 maggio 2026, Margherita Furlan, Massimo Mazzucco e Roberto Quaglia dialogano sulla settimana che ha cambiato la mappa del mondo. Trump vola a Pechino e Xi Jinping gli pone la domanda che nessun presidente americano vorrebbe sentire: «La Cina e gli Stati Uniti possono superare la Trappola di Tucidide?». Draghi…
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CasaDelSoleTG 15.05.26 🔴 Sulla riva del fiume il de profundis per il dollaro
– ABBONATI! 110.000 ISCRITTI ZERO PADRONI – Xi aspetta sulla riva del fiume di Gionata Chatillard – Lo yuan entra a Bruxelles di Margherita Furlan – Trump pronto “a fare pulizia” in Iran di Jeff Hoffman – Riyadh-Teheran: l’equilibrio della minaccia di Margherita Furlan – Iran-Emirati, la frattura nei BRICS di Margherita Furlan –…
https://casadelsole.tv/casadelsoletg-15-05-26-🔴-sulla-riva-del-fiume-il-de-profundis-per-il-dollaro/
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Trump pronto “a fare pulizia” in Iran
di Jeff Hoffman
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di aver respinto l'ultima proposta iraniana perché la prima frase era inaccettabile. Ha insistito sul fatto che l'Iran non debba possedere alcuna capacità nucleare, con la rimozione definitiva del combustibile in loro possesso.
Tornando da Pechino il 15 maggio, Trump ha aggiunto che potrebbe servire «un po' di lavoro di pulizia» e ha scritto su Truth Social che la campagna militare contro l'Iran «sarà ripresa».
Tuttavia, Trump si è anche detto disponibile a una sospensione ventennale del programma nucleare iraniano, purché l'impegno sia «reale», tralasciando il dettaglio che la Casa Bianca viene percepita dalla maggioranza del mondo come non affidabile...
di Jeff Hoffman
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di aver respinto l'ultima proposta iraniana perché la prima frase era inaccettabile. Ha insistito sul fatto che l'Iran non debba possedere alcuna capacità nucleare, con la rimozione definitiva del combustibile in loro possesso.
Tornando da Pechino il 15 maggio, Trump ha aggiunto che potrebbe servire «un po' di lavoro di pulizia» e ha scritto su Truth Social che la campagna militare contro l'Iran «sarà ripresa».
Tuttavia, Trump si è anche detto disponibile a una sospensione ventennale del programma nucleare iraniano, purché l'impegno sia «reale», tralasciando il dettaglio che la Casa Bianca viene percepita dalla maggioranza del mondo come non affidabile...
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Kiev colpisce Ryazan, pioggia nera sulla città russa
di Jeff Hoffman
Nella notte tra il 14 e il 15 maggio, droni ucraini hanno colpito in massa la regione russa di Ryazan, 180 chilometri a sud-est di Mosca. L'obiettivo principale è la raffineria di proprietà Rosneft, una delle più grandi del Paese.
Secondo le autorità locali, 99 droni nemici hanno colpito obiettivi civili in tutta la regione. Due palazzi residenziali sono stati fortemente danneggiati dai detriti, con i residenti che hanno descritto una «pioggia nera» ricaduta sulla città dopo l'incendio della raffineria, con colonne di fumo denso visibili a grande distanza...
di Jeff Hoffman
Nella notte tra il 14 e il 15 maggio, droni ucraini hanno colpito in massa la regione russa di Ryazan, 180 chilometri a sud-est di Mosca. L'obiettivo principale è la raffineria di proprietà Rosneft, una delle più grandi del Paese.
Secondo le autorità locali, 99 droni nemici hanno colpito obiettivi civili in tutta la regione. Due palazzi residenziali sono stati fortemente danneggiati dai detriti, con i residenti che hanno descritto una «pioggia nera» ricaduta sulla città dopo l'incendio della raffineria, con colonne di fumo denso visibili a grande distanza...
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Riyad-Teheran: l’equilibrio della minaccia
di Margherita Furlan
L’Arabia Saudita avrebbe proposto all’Iran un patto bilaterale di non aggressione, a margine dei colloqui ufficiali sul nucleare. Una mossa che certificherebbe l’autonomia strategica di Riyadh rispetto a Washington e ridisegnerebbe la geometria del Golfo dopo la guerra di febbraio.
Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe aperto un canale parallelo con la guida iraniana, sganciato dal tavolo formale presieduto dagli emissari di Trump...
di Margherita Furlan
L’Arabia Saudita avrebbe proposto all’Iran un patto bilaterale di non aggressione, a margine dei colloqui ufficiali sul nucleare. Una mossa che certificherebbe l’autonomia strategica di Riyadh rispetto a Washington e ridisegnerebbe la geometria del Golfo dopo la guerra di febbraio.
Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe aperto un canale parallelo con la guida iraniana, sganciato dal tavolo formale presieduto dagli emissari di Trump...
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Vienna alza i caccia contro Washington
di Margherita Furlan
Per la seconda volta in pochi giorni, l'aeronautica austriaca ha fatto decollare i propri Eurofighter Typhoon per intercettare un velivolo militare statunitense non autorizzato nei cieli alpini. Un fatto senza precedenti tra alleati di fatto.
Il ministero della Difesa di Vienna ha confermato l'episodio: aerei da ricognizione americani hanno violato lo spazio aereo neutrale austriaco senza autorizzazione, costringendo i caccia di Zeltweg a un'azione di polizia del cielo. Si tratta della seconda intercettazione nel giro di una settimana...
di Margherita Furlan
Per la seconda volta in pochi giorni, l'aeronautica austriaca ha fatto decollare i propri Eurofighter Typhoon per intercettare un velivolo militare statunitense non autorizzato nei cieli alpini. Un fatto senza precedenti tra alleati di fatto.
Il ministero della Difesa di Vienna ha confermato l'episodio: aerei da ricognizione americani hanno violato lo spazio aereo neutrale austriaco senza autorizzazione, costringendo i caccia di Zeltweg a un'azione di polizia del cielo. Si tratta della seconda intercettazione nel giro di una settimana...
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Kiev, le ultime ore di Zelensky
di Margherita Furlan
L'Alta Corte Anticorruzione ucraina ha disposto sessanta giorni di custodia preventiva per Andriy Yermak, ex capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky, accusato di riciclaggio di denaro nell'ambito dell'inchiesta «Operazione Midas».
La cauzione è stata fissata in 140 milioni di grivnie, circa tre milioni di dollari, somma che Yermak ha dichiarato di non possedere. L'indagine contesta uno schema di riciclaggio fino a undici milioni di dollari, transitato attraverso un complesso residenziale di lusso alle porte di Kiev. L'arresto è il punto più alto di un'inchiesta che ha già travolto l'ex ministro dell'Energia e l'imprenditore Timur Mindich, già socio in affari di Zelensky...
di Margherita Furlan
L'Alta Corte Anticorruzione ucraina ha disposto sessanta giorni di custodia preventiva per Andriy Yermak, ex capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky, accusato di riciclaggio di denaro nell'ambito dell'inchiesta «Operazione Midas».
La cauzione è stata fissata in 140 milioni di grivnie, circa tre milioni di dollari, somma che Yermak ha dichiarato di non possedere. L'indagine contesta uno schema di riciclaggio fino a undici milioni di dollari, transitato attraverso un complesso residenziale di lusso alle porte di Kiev. L'arresto è il punto più alto di un'inchiesta che ha già travolto l'ex ministro dell'Energia e l'imprenditore Timur Mindich, già socio in affari di Zelensky...
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Ankara e Astana, asse turanico al servizio dell'Occidente
di Margherita Furlan
Il presidente turco Erdogan e l'omologo kazako Tokayev hanno firmato ad Astanà una «Dichiarazione di amicizia eterna e partenariato strategico allargato». Una formula altisonante che ricuce un corridoio decisivo per Washington.
L'accordo prevede cooperazione rafforzata su energia, trasporti, difesa e digitalizzazione. Il valore strategico va letto su tre piani sovrapposti...
di Margherita Furlan
Il presidente turco Erdogan e l'omologo kazako Tokayev hanno firmato ad Astanà una «Dichiarazione di amicizia eterna e partenariato strategico allargato». Una formula altisonante che ricuce un corridoio decisivo per Washington.
L'accordo prevede cooperazione rafforzata su energia, trasporti, difesa e digitalizzazione. Il valore strategico va letto su tre piani sovrapposti...
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Lo yuan entra a Bruxelles
di Margherita Furlan
Euroclear, il principale depositario centrale europeo, ha esteso l'accettazione di titoli di Stato cinesi come garanzia collaterale nelle transazioni finanziarie. È un colpo silenzioso ma profondo all'egemonia del dollaro, dentro la stessa cassaforte che custodisce gli asset russi congelati...
di Margherita Furlan
Euroclear, il principale depositario centrale europeo, ha esteso l'accettazione di titoli di Stato cinesi come garanzia collaterale nelle transazioni finanziarie. È un colpo silenzioso ma profondo all'egemonia del dollaro, dentro la stessa cassaforte che custodisce gli asset russi congelati...
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Iran-Emirati, la frattura nei BRICS
di Margherita Furlan
La ministeriale di New Delhi doveva preparare il vertice dei leader di settembre. Si è trasformata in un ring. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto ai Paesi del blocco di condannare esplicitamente Stati Uniti e Israele per quella che ha definito un'aggressione illegale contro Teheran, e ha descritto la resistenza iraniana come una battaglia che riguarda l'intero Sud globale. Il BRICS, ha detto, è il simbolo di un ordine emergente in cui i Paesi in via di sviluppo diventano architetti del proprio futuro, ma si tratta di una realtà fragile, minacciata da potenze imperiali in declino che reagiscono con disperazione e coercizione...
di Margherita Furlan
La ministeriale di New Delhi doveva preparare il vertice dei leader di settembre. Si è trasformata in un ring. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiesto ai Paesi del blocco di condannare esplicitamente Stati Uniti e Israele per quella che ha definito un'aggressione illegale contro Teheran, e ha descritto la resistenza iraniana come una battaglia che riguarda l'intero Sud globale. Il BRICS, ha detto, è il simbolo di un ordine emergente in cui i Paesi in via di sviluppo diventano architetti del proprio futuro, ma si tratta di una realtà fragile, minacciata da potenze imperiali in declino che reagiscono con disperazione e coercizione...
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Xi aspetta sulla riva del fiume
di Gionata Chatillard
Dopo due giorni di incontri con Xi Jinping, Donald Trump ha lasciato la Cina rivendicando “accordi fantastici” e una nuova fase nei rapporti con Pechino. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di transazioni commerciali su petrolio, soia e centinaia di aerei Boeing, oltre che di una forte convergenza sulla necessità di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Xi, dal canto suo, ha riservato al suo ospite un trattamento di primo livello ricevendolo a Zhongnanhai, il cuore del potere politico cinese, un privilegio concesso a pochi leader stranieri. Le immagini del tè nei giardini imperiali e gli elogi reciproci hanno così costruito la scenografia di un vertice positivo - se non addirittura distensivo - dopo mesi di profonde tensioni commerciali e geopolitiche...
di Gionata Chatillard
Dopo due giorni di incontri con Xi Jinping, Donald Trump ha lasciato la Cina rivendicando “accordi fantastici” e una nuova fase nei rapporti con Pechino. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di transazioni commerciali su petrolio, soia e centinaia di aerei Boeing, oltre che di una forte convergenza sulla necessità di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. Xi, dal canto suo, ha riservato al suo ospite un trattamento di primo livello ricevendolo a Zhongnanhai, il cuore del potere politico cinese, un privilegio concesso a pochi leader stranieri. Le immagini del tè nei giardini imperiali e gli elogi reciproci hanno così costruito la scenografia di un vertice positivo - se non addirittura distensivo - dopo mesi di profonde tensioni commerciali e geopolitiche...
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