Forwarded from Il virus della fede
NON ERA NATALE MA SOLSTIZIO D’INVERNO, NON ERA COVID MA SOLO INFLUENZA (1)
Il sole sorge ad est e tramonta ad ovest con un apparente movimento ad arco. Il 21/22 dicembre, durante il solstizio d'inverno (sol sistere = sole fermo), il giorno più corto dell'anno, il sole rimane così basso all’orizzonte che sembra immobile per 3-4 giorni.
Ma dal 25 dicembre quel sole che sembrava precipitare nell’oscurità, iniziare a alzarsi, "a risorgere, a rinascere con la sua luce invincibile che sconfigge le tenebre", metafore poi riprese a piene mani da molte religioni.
Questo fenomeno che oggi pochi osservano, era ben noto agli antichi da migliaia di anni che trasformarono il 25 dicembre in una data mitologica, che divenne il fulcro di molti culti pre-cristiani dalla Siria all’Egitto, dalla Mesopotamia alla Persia, dal Messico all’India, dall’Arabia e all’antica Roma.
Il 25 dicembre ricorreva la nascita del dio egiziano Horus dalla vergine Iside, del dio Mitra indo-persiano, del dio babilonese Tammuz-Yule, del Dio del Sole Huitzilopochtli e di Bacab nello Yucatan degli aztechi; di Zarathustra, di Khrisna (incarnazione miracolosa del dio Visnù nel grembo di Devaki), Dioniso, Adone, Attis e Freyr; si festeggiava anche l’Invictus Sol Elagabalus a Emesa e il Dio Sole Dusares-Helios a Petra.
Nel 274 d.c. l’imperatore Aureliano, mutuandola dal culto di Mitra, proclamò il 25 dicembre festa ufficiale dell’Impero Romano “Dies Natalis Solis Invicti” ("Giorno di Nascita del Sole Invincibile"), che così andava a chiudere la settimana dei Saturnali (17-24 dicembre), la festa più antica e sentita dai romani.
Il Natale del Sole era così radicato che quando il cristianesimo diventò la religione dell’Impero, non bastarono persecuzioni, massacri e distruzioni dei templi. La nascente Chiesa Cattolica con la menzogna e il plagio dichiarò il 25 dicembre giorno della nascita della già incerta figura di Gesù, al solo scopo di scalzare il culto del “Sol Invicto” e imporre quello cristiano.
Il sole sorge ad est e tramonta ad ovest con un apparente movimento ad arco. Il 21/22 dicembre, durante il solstizio d'inverno (sol sistere = sole fermo), il giorno più corto dell'anno, il sole rimane così basso all’orizzonte che sembra immobile per 3-4 giorni.
Ma dal 25 dicembre quel sole che sembrava precipitare nell’oscurità, iniziare a alzarsi, "a risorgere, a rinascere con la sua luce invincibile che sconfigge le tenebre", metafore poi riprese a piene mani da molte religioni.
Questo fenomeno che oggi pochi osservano, era ben noto agli antichi da migliaia di anni che trasformarono il 25 dicembre in una data mitologica, che divenne il fulcro di molti culti pre-cristiani dalla Siria all’Egitto, dalla Mesopotamia alla Persia, dal Messico all’India, dall’Arabia e all’antica Roma.
Il 25 dicembre ricorreva la nascita del dio egiziano Horus dalla vergine Iside, del dio Mitra indo-persiano, del dio babilonese Tammuz-Yule, del Dio del Sole Huitzilopochtli e di Bacab nello Yucatan degli aztechi; di Zarathustra, di Khrisna (incarnazione miracolosa del dio Visnù nel grembo di Devaki), Dioniso, Adone, Attis e Freyr; si festeggiava anche l’Invictus Sol Elagabalus a Emesa e il Dio Sole Dusares-Helios a Petra.
Nel 274 d.c. l’imperatore Aureliano, mutuandola dal culto di Mitra, proclamò il 25 dicembre festa ufficiale dell’Impero Romano “Dies Natalis Solis Invicti” ("Giorno di Nascita del Sole Invincibile"), che così andava a chiudere la settimana dei Saturnali (17-24 dicembre), la festa più antica e sentita dai romani.
Il Natale del Sole era così radicato che quando il cristianesimo diventò la religione dell’Impero, non bastarono persecuzioni, massacri e distruzioni dei templi. La nascente Chiesa Cattolica con la menzogna e il plagio dichiarò il 25 dicembre giorno della nascita della già incerta figura di Gesù, al solo scopo di scalzare il culto del “Sol Invicto” e imporre quello cristiano.
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PAREVA NATALE ANCHE A DAFFY DUCK E A BART...
Forwarded from Covid Truffa: finti oppositori, imbonitori, questuanti
REGINELLA DELLE TRUFFE: LA CARITÀ DEL DONBASS LAVA PIÙ BIANCO
La ragazza della foto a sinistra con braccio destro e gamba sinistra amputati, sarebbe una certa Polina di 12 anni del Donbass (ora in cura a Mosca) di cui Reginella avrebbe visitato la casa, le sue bambole e conosciuto i suoi familiari, gatto compreso.
Ma quando si clicca sul link per la donazione, appare una ragazza dal viso diverso (foto a destra) che invece ha il braccio sinistro e la gamba destra amputati. Incredibile, no? Ci vorrebbe un po' più di attenzione quando si fabbrica un caso pietoso acchiappa soldi.
Il metodo dalla psicotrivaccinata è il solito usato dai media di regime: in Tv e nella rete impazzano le richieste di soldi da parte di ONG, associazioni umanitarie religiose e laiche, locali o internazionali. Ogni giorno ne appare una nuova, con nomi bizzarri e video sempre più morbosi, lacrimevoli, pietosi.
A parte le tante truffe, ormai è noto che si tratta di un vero stipendificio, di beneficenza per chi ci lavora, visto che gli stipendi rappresentano fino al 60 % della spesa, la pubblicità fino al 30 %, le spese di gestione fino al 10 % e il poco che rimane a volte nemmeno arriva.
Il tema è ancora tabù e pochi libri ne hanno documentato le malefatte: L’industria della Carità, La carità che uccide e Altro che filantropi (grandi maestri che hanno insegnato il mestiere ai tanti piccoli benefattori).
Queste ciniche operazioni servono a Reginella (e a tanti altri) per promuovere se stessi, per vendere i propri libri, i propri filmati, le proprie conferenze e aumentare i pazienti in cura.
Visto che nei commenti appare chiaro il profilo del polletto donatore tipo, vorremmo fargli sapere che conosciamo molte persone vere che, a causa del rifiuto del siero tossico, sono senza lavoro, senza casa, con la famiglia distrutta.
Non hanno la casa piena di bambole, nè il gatto, ne possono curarsi in un grande ospedale a Mosca, perché non li vuole nessuno. Pensino piuttosto a loro. Il Donbass non lava più bianco.
La ragazza della foto a sinistra con braccio destro e gamba sinistra amputati, sarebbe una certa Polina di 12 anni del Donbass (ora in cura a Mosca) di cui Reginella avrebbe visitato la casa, le sue bambole e conosciuto i suoi familiari, gatto compreso.
Ma quando si clicca sul link per la donazione, appare una ragazza dal viso diverso (foto a destra) che invece ha il braccio sinistro e la gamba destra amputati. Incredibile, no? Ci vorrebbe un po' più di attenzione quando si fabbrica un caso pietoso acchiappa soldi.
Il metodo dalla psicotrivaccinata è il solito usato dai media di regime: in Tv e nella rete impazzano le richieste di soldi da parte di ONG, associazioni umanitarie religiose e laiche, locali o internazionali. Ogni giorno ne appare una nuova, con nomi bizzarri e video sempre più morbosi, lacrimevoli, pietosi.
A parte le tante truffe, ormai è noto che si tratta di un vero stipendificio, di beneficenza per chi ci lavora, visto che gli stipendi rappresentano fino al 60 % della spesa, la pubblicità fino al 30 %, le spese di gestione fino al 10 % e il poco che rimane a volte nemmeno arriva.
Il tema è ancora tabù e pochi libri ne hanno documentato le malefatte: L’industria della Carità, La carità che uccide e Altro che filantropi (grandi maestri che hanno insegnato il mestiere ai tanti piccoli benefattori).
Queste ciniche operazioni servono a Reginella (e a tanti altri) per promuovere se stessi, per vendere i propri libri, i propri filmati, le proprie conferenze e aumentare i pazienti in cura.
Visto che nei commenti appare chiaro il profilo del polletto donatore tipo, vorremmo fargli sapere che conosciamo molte persone vere che, a causa del rifiuto del siero tossico, sono senza lavoro, senza casa, con la famiglia distrutta.
Non hanno la casa piena di bambole, nè il gatto, ne possono curarsi in un grande ospedale a Mosca, perché non li vuole nessuno. Pensino piuttosto a loro. Il Donbass non lava più bianco.
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Vita intelligente, salsicce dalla pentola e ritorno del messia...
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SAGHEIDIOZIE. AUTOCERTIFICATE.
Lo sapevate che Gesù era l'ultimo figlio del re Erode il Grande e Maria la sua terza moglie?
Dopo Biglino con gli Alieni ci mancavano anche questi. Non è che una epopea mitologica e leggendaria come quella di Gesù e dei suoi primi seguaci, dai contorni storici del tutto inconsistenti, si smonta inventando storie ancora più bizzarre e fantasiose.
Così non si fa che passare da menzogna a menzogna, da imbonitori a imbonitori, da ciarlatani a ciarlatani, da piazzisti a piazzisti.
Che differenza c’è tra il credere alla macabra messa in scena del ciovid o a queste dissertazioni narcisistiche e farneticanti? Che quest’ultime sono ancora più ridicole.
Lo sapevate che Gesù era l'ultimo figlio del re Erode il Grande e Maria la sua terza moglie?
Dopo Biglino con gli Alieni ci mancavano anche questi. Non è che una epopea mitologica e leggendaria come quella di Gesù e dei suoi primi seguaci, dai contorni storici del tutto inconsistenti, si smonta inventando storie ancora più bizzarre e fantasiose.
Così non si fa che passare da menzogna a menzogna, da imbonitori a imbonitori, da ciarlatani a ciarlatani, da piazzisti a piazzisti.
Che differenza c’è tra il credere alla macabra messa in scena del ciovid o a queste dissertazioni narcisistiche e farneticanti? Che quest’ultime sono ancora più ridicole.
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Forwarded from Covid Truffa: finti oppositori, imbonitori, questuanti
NEL DONBASS SAN GIORGIO FA RICRESCERE LE BRACCIA: REGINELLA DELLE TRUFFE 2, LA VENDETTA
La “Polina” a sinistra ha il braccio destro amputato (link). La Polina a destra ha il braccio miracolosamente ricresciuto (link).
Per giunta nella foto a destra ora non si mostra più nessuna amputazione, a differenza della foto della terza Polina (link) in cui venivano esibiti due arti amputati. Temiamo che in questo cinico e macabro carosello la PsicoReginella sarà costretta a mostrarci una quarta Polina.
Sappiamo bene che forse il 90 % dei finti oppositori alla dittatura sanitaria è costituito da invasati religiosi, esoterici, vibrazionisti, spiritualisti, madonnari, acquasantieri e tante altre psicosi allucinatorie peggiori del virus che non esiste, ma noi abbiamo ancora due occhi che ci vedono bene e non crediamo che le braccia possano ricrescere, nemmeno invocando il santo farlocco del drago infilzato.
Ma alla PsicoTrivaccinata, sostenitrice del finto virus, delle restrizioni fandemiche e del covid-bonus psicologi, non interessano i fatti reali, nemmeno tenta di spiegare l'incompatibilità completa di quelle foto, scrive solo un post vittimistico in cui si lamenta di essere stata diffamata, di essere ricercata come criminale in Ucraina (cosa centra?), di avere un grande cuore (di gatto) e altre amenità del genere. Argomenti, zero. Zero covid.
La “Polina” a sinistra ha il braccio destro amputato (link). La Polina a destra ha il braccio miracolosamente ricresciuto (link).
Per giunta nella foto a destra ora non si mostra più nessuna amputazione, a differenza della foto della terza Polina (link) in cui venivano esibiti due arti amputati. Temiamo che in questo cinico e macabro carosello la PsicoReginella sarà costretta a mostrarci una quarta Polina.
Sappiamo bene che forse il 90 % dei finti oppositori alla dittatura sanitaria è costituito da invasati religiosi, esoterici, vibrazionisti, spiritualisti, madonnari, acquasantieri e tante altre psicosi allucinatorie peggiori del virus che non esiste, ma noi abbiamo ancora due occhi che ci vedono bene e non crediamo che le braccia possano ricrescere, nemmeno invocando il santo farlocco del drago infilzato.
Ma alla PsicoTrivaccinata, sostenitrice del finto virus, delle restrizioni fandemiche e del covid-bonus psicologi, non interessano i fatti reali, nemmeno tenta di spiegare l'incompatibilità completa di quelle foto, scrive solo un post vittimistico in cui si lamenta di essere stata diffamata, di essere ricercata come criminale in Ucraina (cosa centra?), di avere un grande cuore (di gatto) e altre amenità del genere. Argomenti, zero. Zero covid.
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COME TAROCCARE UN INNO UCRAINO PRIMAVERILE AL RACCOLTO E AL BESTIAME, IN UN CANTO DI NATALE
Come per la leggenda di San Nicola americanizzata dalla pubblicità della Coca-Cola del 1931, anche questo canto - in origine primaverile, poi pasquale e infine di Capodanno, dal testo e dalle sonorità un po' inquietanti - divenne un classico natalizio ad opera dell'americano Peter Wilhousky.
“La melodia è stata creata nel 1916 dal compositore ucraino Mykola Leontovych (1877-1921) e intitolata Shchedryk. Basato su una vecchia canzone popolare ucraina, il testo originale descrive la rondine che vola in una casa per annunciare l'anno abbondante che la famiglia avrà. Il titolo della canzone deriva dalla parola ucraina "shchedryi" che significa "abbondante". La rondine è un araldo dell'arrivo della primavera, forse di origini precristiane.
La melodia popolare veniva cantata in molti villaggi ucraini il 13 gennaio - alla vigilia dell'Anno nuovo secondo il calendario giuliano - di solito da ragazze adolescenti che andavano di casa in casa per celebrare il nuovo anno.
L'opera corale Shchedryk fu eseguita per la prima volta dagli studenti dell'Università di Kiev nel dicembre 1916. Quando il direttore del coro e arrangiatore americano Peter Wilhousky (1902-1978) ascoltò l'opera corale di Leontovich, gli ricordò le campane; così scrisse un nuovo testo per trasmettere quell'immagine al suo coro. Pubblicò un nuovo testo nel 1936.
Di origini ceche, Wilhousky è cresciuto cantando in cori russo- americani e fece molte traduzioni e arrangiamenti di musica slava. Il titolo da lui scelto "Carol of the Bells" (Canto delle campanelle) era in armonia con l'antica leggenda slava secondo cui a mezzanotte la sera della nascita di Gesù tutte le campane della terra iniziarono a suonare di propria iniziativa in suo onore.
Da allora la canzone è diventata una popolare melodia natalizia soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, dove è anche conosciuta come "Ukrainian Carol".
(testo in corsivo tradotto da qui)
Come per la leggenda di San Nicola americanizzata dalla pubblicità della Coca-Cola del 1931, anche questo canto - in origine primaverile, poi pasquale e infine di Capodanno, dal testo e dalle sonorità un po' inquietanti - divenne un classico natalizio ad opera dell'americano Peter Wilhousky.
“La melodia è stata creata nel 1916 dal compositore ucraino Mykola Leontovych (1877-1921) e intitolata Shchedryk. Basato su una vecchia canzone popolare ucraina, il testo originale descrive la rondine che vola in una casa per annunciare l'anno abbondante che la famiglia avrà. Il titolo della canzone deriva dalla parola ucraina "shchedryi" che significa "abbondante". La rondine è un araldo dell'arrivo della primavera, forse di origini precristiane.
La melodia popolare veniva cantata in molti villaggi ucraini il 13 gennaio - alla vigilia dell'Anno nuovo secondo il calendario giuliano - di solito da ragazze adolescenti che andavano di casa in casa per celebrare il nuovo anno.
L'opera corale Shchedryk fu eseguita per la prima volta dagli studenti dell'Università di Kiev nel dicembre 1916. Quando il direttore del coro e arrangiatore americano Peter Wilhousky (1902-1978) ascoltò l'opera corale di Leontovich, gli ricordò le campane; così scrisse un nuovo testo per trasmettere quell'immagine al suo coro. Pubblicò un nuovo testo nel 1936.
Di origini ceche, Wilhousky è cresciuto cantando in cori russo- americani e fece molte traduzioni e arrangiamenti di musica slava. Il titolo da lui scelto "Carol of the Bells" (Canto delle campanelle) era in armonia con l'antica leggenda slava secondo cui a mezzanotte la sera della nascita di Gesù tutte le campane della terra iniziarono a suonare di propria iniziativa in suo onore.
Da allora la canzone è diventata una popolare melodia natalizia soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, dove è anche conosciuta come "Ukrainian Carol".
(testo in corsivo tradotto da qui)
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ELON MUSK: DIVERSAMENTE COVIDOTA IN ATTESA DI COMPLETO RINSAVIMENTO
“Hanno semplicemente continuato a chiamare diversi virus C19, perché hanno ottenuto più finanziamenti di quanti non ne avrebbero avuti. Ecco perché l'ho chiamato il “Virus di Teseo”: quanti cambiamenti di RNA sono necessari prima che *non* sia C19!?”
Con questo tweet Elon Musk apre l’ennesima piccola crepa sulla gigantesca e criminale menzogna del SarsCov2, il virus che non esiste. Afferma che il sistema mondiale pandemico ha continuato a chiamare “SarsCov2” (che lui impropriamente chiama C19) anche i virus venuti dopo (le cosiddette varianti), solo perché ciò permetteva di continuare a ricevere grossi finanziamenti.
Aspettiamo da Musk il passo successivo: “Hanno chiamato SarsCovid2 i soliti virus influenzali e parainflunzali e hanno chiamato Covid19 la solita influenza, con gli scopi totalitari e genicidi che ben conosciamo”. Senza questo Musk rimane solo l’ennesimo diversamente covidiota, come i tantissimi patetici e nostrani di cui siamo pieni tra i nostri sedicenti oppositori.
P.S.: Da notare che il tweet di Musk è una riposta ad un certo BillyM2k, che però ha subito cancellato il proprio tweet!
Prima era Twitter a rimuovere i commenti di coloro che dissentivano dalla menzogna pandemica, ora sono i super covidioti che si cancellano i messaggi da soli per la paura di qualcuno che li contraddice. Una nemesi perfetta!
“Hanno semplicemente continuato a chiamare diversi virus C19, perché hanno ottenuto più finanziamenti di quanti non ne avrebbero avuti. Ecco perché l'ho chiamato il “Virus di Teseo”: quanti cambiamenti di RNA sono necessari prima che *non* sia C19!?”
Con questo tweet Elon Musk apre l’ennesima piccola crepa sulla gigantesca e criminale menzogna del SarsCov2, il virus che non esiste. Afferma che il sistema mondiale pandemico ha continuato a chiamare “SarsCov2” (che lui impropriamente chiama C19) anche i virus venuti dopo (le cosiddette varianti), solo perché ciò permetteva di continuare a ricevere grossi finanziamenti.
Aspettiamo da Musk il passo successivo: “Hanno chiamato SarsCovid2 i soliti virus influenzali e parainflunzali e hanno chiamato Covid19 la solita influenza, con gli scopi totalitari e genicidi che ben conosciamo”. Senza questo Musk rimane solo l’ennesimo diversamente covidiota, come i tantissimi patetici e nostrani di cui siamo pieni tra i nostri sedicenti oppositori.
P.S.: Da notare che il tweet di Musk è una riposta ad un certo BillyM2k, che però ha subito cancellato il proprio tweet!
Prima era Twitter a rimuovere i commenti di coloro che dissentivano dalla menzogna pandemica, ora sono i super covidioti che si cancellano i messaggi da soli per la paura di qualcuno che li contraddice. Una nemesi perfetta!
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Merry ChristVax and crappy New Year!
(per covidioti e diversamente covidioti)
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(1) SEMBRAVA UN PRESEPIO: IL FURTO CRISTIANO DEI LARI E DEI SIGILLA ETRUSCO-ROMANI
«Oppure prendi i sigillaria che ha appena menzionato: la festività e le sue figurine di creta servono a divertire i bambini che non abbiano ancora imparato a camminare, ma egli cerca di renderli una questione di doveri religiosi.» (Macrobio, Saturnalia 1.11.1. / 385-430 circa)
Per comprendere il significato originario del presepe, occorre chiarire la figura del lare (dal latino lar = focolare, derivato dall'etrusco lar = padre), profondamente radicata nella cultura etrusca e latina, diversi secoli prima della nascita del cristianesimo.
I lari (lares familiares) erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Ogni antenato veniva rappresentato con una statuetta di terracotta, legno o cera, chiamata sigillum (da signum: segno, immagine).
Le statuette venivano collocate nella “domus” (casa patrizia) in una apposita nicchia o edicola, il larario (foto 1), e onorate in particolari occasioni con l'accensione di una fiammella (antica origine della tradizione delle odierne luminarie).
Durante la festa dei Saturnali e in prossimità del solstizio d’inverno si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale i parenti si scambiavano in dono i “sigilla” (statuette) dei familiari defunti durante l'anno.
I “sigillarii”, i venditori di figurine e doni (foto 2), allestivano dei negozi temporanei in Campo Marzio e nella “porticus” delle Terme di Traiano. Giovenale racconta che queste “bancarelle” (prototipo degli odierni mercatini di Natale) erano così fitte da impedire la vista dei dipinti di Giasone e degli Argonauti nel relativo Portico (continua...)
I lari (lares familiares) erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Ogni antenato veniva rappresentato con una statuetta di terracotta, legno o cera, chiamata sigillum (da signum: segno, immagine).
Le statuette venivano collocate nella “domus” (casa patrizia) in una apposita nicchia o edicola, il larario (foto 1), e onorate in particolari occasioni con l'accensione di una fiammella (antica origine della tradizione delle odierne luminarie).
Durante la festa dei Saturnali e in prossimità del solstizio d’inverno si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale i parenti si scambiavano in dono i “sigilla” (statuette) dei familiari defunti durante l'anno.
I “sigillarii”, i venditori di figurine e doni (foto 2), allestivano dei negozi temporanei in Campo Marzio e nella “porticus” delle Terme di Traiano. Giovenale racconta che queste “bancarelle” (prototipo degli odierni mercatini di Natale) erano così fitte da impedire la vista dei dipinti di Giasone e degli Argonauti nel relativo Portico (continua...)
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(2) BAMBINI DAVANTI AL PRAE-SAEPES A DISPORRE LE STATUETTE
«Si innalzavano delle impalcature di legno dinanzi alle pareti dei Saepta e vi si esponevano, nelle piccole capanne, veri e propri presepi, dentro le quali si collocavano le immagini degli dei Lari, protettori della Famiglia, insieme con altre statuette (sigilla) di cera, gesso o argilla, che i Romani si offrivano in dono scambievolmente durante la festività, accompagnandole con libri, vasi di vetro, coppe di argento, gemme incise, perle, monili, scatole di avorio, ecc.»
(Giuseppe Lugli, Il mercato di piazza Navona e l'antica festa dei «Sigillaria» 1950)
(Qui la prima parte) Il compito dei bimbi della famiglia patriarcale riunita in occasione della Sigillaria, era di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura (da qui il nome presepio, dal latino prae = innanzi e saepes = siepe).
Alla vigilia del 20 dicembre, la famiglia si riuniva dinnanzi al recinto del larario-presepe per invocare la protezione degli avi e lasciare ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci (a forma di statuette), "portati" dai loro trapassati nonni e bisnonni (evidente genesi della leggenda della Befana, di San Nicola e di Babbo Natale).
Dopo la presa del potere dell'Impero nel IV secolo, con la distruzione di templi, le persecuzioni e le stragi dei pagani, i cristiani trasformarono le antiche feste in ricorrenze cristiane, mantenendone i riti e le date ma cambiandone nome e significato, cancellando così le consuetudini “pagane” per assimilazione.
Poichè era una tradizione secolare molto sentita, dedicata al ricordo dei familiari defunti, il culto dei lari resistette nella cultura rurale con il significato originale almeno fino al XV secolo e, in alcune regioni italiane, ancora di più.
(Giuseppe Lugli, Il mercato di piazza Navona e l'antica festa dei «Sigillaria» 1950)
Alla vigilia del 20 dicembre, la famiglia si riuniva dinnanzi al recinto del larario-presepe per invocare la protezione degli avi e lasciare ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci (a forma di statuette), "portati" dai loro trapassati nonni e bisnonni (evidente genesi della leggenda della Befana, di San Nicola e di Babbo Natale).
Dopo la presa del potere dell'Impero nel IV secolo, con la distruzione di templi, le persecuzioni e le stragi dei pagani, i cristiani trasformarono le antiche feste in ricorrenze cristiane, mantenendone i riti e le date ma cambiandone nome e significato, cancellando così le consuetudini “pagane” per assimilazione.
Poichè era una tradizione secolare molto sentita, dedicata al ricordo dei familiari defunti, il culto dei lari resistette nella cultura rurale con il significato originale almeno fino al XV secolo e, in alcune regioni italiane, ancora di più.