Forwarded from Il virus della fede
GIÙ LE MANI DAI BAMBINI… NOSTRI!
(Ma rapite pure quelli degli altri)
Ricordate gli slogan fasulli delle manifestazioni anti restrizioni dei vari gruppetti clericali e reazionari cattolici (tipo Nonna Maura o La ballerina e il Cartomante) con tanto di preghiera obbligatoria nelle piazze per tutti?
Beh, non li abbiamo sempre sbugiardati pubblicamente dicendo che l’unico loro problema era quello che la dittatura sanitaria entrava in concorrenza con quella teocratica e religiosa che avevano in mente loro.
Di post ne abbiamo scritti a decine, ora ci pensa il solito Sacchetti a mostrare ancora il volto di questa feccia criminale e fanatica che vorrebbe ripristinare il regno di Cristo in terra (il loro).
Definire "un falso storico" il caso di Edgardo Mortara (uno dei tanti), il bambino ebreo di 6 anni, rapito a Bologna nel 1858 dalle guardie pontificie, su ordine del Tribunale dell’Inquisizione, per ordine diretto del sovrano regnante (Beato) Pio IX, strappato dalle mani dei genitori, in presenza di fratelli e sorelle, è una frase che grida vendetta.
Dire poi che si tratta “della conversione di un bambino ebreo fatta passare per violenza cattolica”, riproduce lo stesso grado di menzogna e infamia che abbiamo subito in questi tre anni, quando hanno tentato in ogni modo di annichilire e inoculare senza pietà i bambini.
Qui non c’entrano Bellocchio, il cinema italiano e la propaganda filo-ebraica che ne possono fare i novelli inquisitori pandemici.
Qui parliamo di sangue e lacrime, della vita reale delle persone (non solo ebrei) rimaste per secoli sotto il tallone di uno Stato teocratico totalitario cristiano che ha perseguitato, torturato, messo al rogo e ghigliottinato "eretici" fino al 1870!
Chi nega e giustifica tutto questo, farà la stessa fine dei gerarchi nazisti a Norimberga e dei nuovi gerarchi nazi-covidiani e vaccinali che, contro ogni speranza, abbiamo il dovere di processare e condannare alla pena capitale per Crimini contro l’Umanità.
(foto: Daniel Oppenheim, Il rapimento di Edgardo Mortara, 1862)
(Ma rapite pure quelli degli altri)
Ricordate gli slogan fasulli delle manifestazioni anti restrizioni dei vari gruppetti clericali e reazionari cattolici (tipo Nonna Maura o La ballerina e il Cartomante) con tanto di preghiera obbligatoria nelle piazze per tutti?
Beh, non li abbiamo sempre sbugiardati pubblicamente dicendo che l’unico loro problema era quello che la dittatura sanitaria entrava in concorrenza con quella teocratica e religiosa che avevano in mente loro.
Di post ne abbiamo scritti a decine, ora ci pensa il solito Sacchetti a mostrare ancora il volto di questa feccia criminale e fanatica che vorrebbe ripristinare il regno di Cristo in terra (il loro).
Definire "un falso storico" il caso di Edgardo Mortara (uno dei tanti), il bambino ebreo di 6 anni, rapito a Bologna nel 1858 dalle guardie pontificie, su ordine del Tribunale dell’Inquisizione, per ordine diretto del sovrano regnante (Beato) Pio IX, strappato dalle mani dei genitori, in presenza di fratelli e sorelle, è una frase che grida vendetta.
Dire poi che si tratta “della conversione di un bambino ebreo fatta passare per violenza cattolica”, riproduce lo stesso grado di menzogna e infamia che abbiamo subito in questi tre anni, quando hanno tentato in ogni modo di annichilire e inoculare senza pietà i bambini.
Qui non c’entrano Bellocchio, il cinema italiano e la propaganda filo-ebraica che ne possono fare i novelli inquisitori pandemici.
Qui parliamo di sangue e lacrime, della vita reale delle persone (non solo ebrei) rimaste per secoli sotto il tallone di uno Stato teocratico totalitario cristiano che ha perseguitato, torturato, messo al rogo e ghigliottinato "eretici" fino al 1870!
Chi nega e giustifica tutto questo, farà la stessa fine dei gerarchi nazisti a Norimberga e dei nuovi gerarchi nazi-covidiani e vaccinali che, contro ogni speranza, abbiamo il dovere di processare e condannare alla pena capitale per Crimini contro l’Umanità.
(foto: Daniel Oppenheim, Il rapimento di Edgardo Mortara, 1862)
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(1) LA BANALITÀ DEL MALE AI TEMPI DEL PAPA RE
Proponiamo alcune pagine del racconto della vicenda Mortara fatta dallo storico Giuseppe Motta, del tutto integrato nelle istituzioni accademiche di regime (Università Sapienza Roma), ma che ha il pregio di non essere troppo retorico e stereotipato e di fare un racconto asciutto e lineare, che per contrasto rende i fatti narrati, se possibile, ancora più agghiaccianti.
“Nell’estate del 1851, il piccolo Edgardo si ammala, il dott. Saragoni diagnostica un sinoco, una febbre debilitante di lunga durata”. Per Sinoco si intende, guarda caso, una malattia proveniente dalla Cina! Un problema antico quindi quello dei malattie infettive e influenzali provenienti dall'Asia (di “lunga durata” per davvero, non come la burla odierna del “Long covid”!), senza bisogno di scomodare Laboratori o pipistrelli che sfornano "virus mortali".
Allora se ne approfittava per battezzare (e quindi plagiare e schiavizzare) bambini ebrei con la scusa che sarebbero morti a breve di “sinoco”. Oggi, per scongiurare la "morte" da Covid19, se ne approfitta per “battezzare” con protocolli e sieri assassini, che sono pure “due sacramenti in uno”, visto che fungono anche da “estrema unzione”…
Proponiamo alcune pagine del racconto della vicenda Mortara fatta dallo storico Giuseppe Motta, del tutto integrato nelle istituzioni accademiche di regime (Università Sapienza Roma), ma che ha il pregio di non essere troppo retorico e stereotipato e di fare un racconto asciutto e lineare, che per contrasto rende i fatti narrati, se possibile, ancora più agghiaccianti.
“Nell’estate del 1851, il piccolo Edgardo si ammala, il dott. Saragoni diagnostica un sinoco, una febbre debilitante di lunga durata”. Per Sinoco si intende, guarda caso, una malattia proveniente dalla Cina! Un problema antico quindi quello dei malattie infettive e influenzali provenienti dall'Asia (di “lunga durata” per davvero, non come la burla odierna del “Long covid”!), senza bisogno di scomodare Laboratori o pipistrelli che sfornano "virus mortali".
Allora se ne approfittava per battezzare (e quindi plagiare e schiavizzare) bambini ebrei con la scusa che sarebbero morti a breve di “sinoco”. Oggi, per scongiurare la "morte" da Covid19, se ne approfitta per “battezzare” con protocolli e sieri assassini, che sono pure “due sacramenti in uno”, visto che fungono anche da “estrema unzione”…
Forwarded from Covid Truffa Libri
(2) LA BANALITÀ DEL MALE AI TEMPI DEL PAPA RE
Altre quattro pagine del racconto tanto asciutto quanto agghiacciante del rapimento e della successiva prigionia del bambino ebreo di 6 anni Edgardo Mortara.
Crimini come questi, compiuti dall’Inquisizione per ordine diretto dei Papi “regnanti”, erano centinaia. Ricordiamo i casi di “Alessandra Ancona, della piccola Montel, di Gentile Urbino, di Graziosa Cavigli, di Anna, Louisa, Elisabeth e Sophie Bluth, di Giuseppe Coen, Enrichetta Teglio e dei figli di Rachel Treves”.
Nel 1746, ci fu il caso particolarmente odioso del cattolico Antonio Viviani che, girovagando nel ghetto di Roma dove gli ebrei erano tenuti reclusi, entrò in una casa dove riuscì a battezzare tre bambini, che poi furono sottratti alla madre, Perla Misani, e poi rinchiusi nelle famigerate “Case Catecumenali”:
un incrocio tra un orfanotrofio e una seminario, dove i piccoli prigionieri venivano sottoposti ad un lavaggio del cervello totale, con punizioni e minacce in caso di resistenza e spesso, orrore senza limiti, venivano fatti diventare sacerdoti, ovvero vittime e carnefici allo stesso tempo.
Altre quattro pagine del racconto tanto asciutto quanto agghiacciante del rapimento e della successiva prigionia del bambino ebreo di 6 anni Edgardo Mortara.
Crimini come questi, compiuti dall’Inquisizione per ordine diretto dei Papi “regnanti”, erano centinaia. Ricordiamo i casi di “Alessandra Ancona, della piccola Montel, di Gentile Urbino, di Graziosa Cavigli, di Anna, Louisa, Elisabeth e Sophie Bluth, di Giuseppe Coen, Enrichetta Teglio e dei figli di Rachel Treves”.
Nel 1746, ci fu il caso particolarmente odioso del cattolico Antonio Viviani che, girovagando nel ghetto di Roma dove gli ebrei erano tenuti reclusi, entrò in una casa dove riuscì a battezzare tre bambini, che poi furono sottratti alla madre, Perla Misani, e poi rinchiusi nelle famigerate “Case Catecumenali”:
un incrocio tra un orfanotrofio e una seminario, dove i piccoli prigionieri venivano sottoposti ad un lavaggio del cervello totale, con punizioni e minacce in caso di resistenza e spesso, orrore senza limiti, venivano fatti diventare sacerdoti, ovvero vittime e carnefici allo stesso tempo.
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(3) IL VATICANO È SOPRAVVISSUTO SOLO GRAZIE AI SOLDI DEI ROTHSCHILD
La feccia teocratica ed esoterica dei finti oppositori alla dittatura sanitaria, ha sempre gracchiato come un disco rotto il mantra della famiglia ebrea dei Rothschild come male assoluto, ripetendo a pappagallo ciò che vedeva nei post dei canali della cricca sedicente antisistema, senza avere nemmeno mai letto - non diciamo un libro, che sarebbe troppo per qualcuno ancora dedito a riti cannibaleschi e che crede di mangiare ogni domenica il corpo di un cadavere di duemila anni fa - ma nemmeno 10 pagine di fila.
Se la Chiesa Cattolica per secoli proibisce ai cristiani, sotto pena di scomunica, le attività di prestito e “usura”, schiavizzando gli ebrei, costretti quindi a ripiegare su questo tipo di attività, alla fine ti ritrovi una casta di commercianti e banchieri che dopo aver subito brutalità di ogni genere, cercano spazi di influenza per proteggersi e poi, quando sono forti abbastanza, vanno all’attacco, cercando di plasmare il mondo a loro immagine, esattamente come ha fatto e ancora fa la Chiesa.
Tanto è vero che gli ultimi due monarchi assoluti regnanti in Vaticano, Papa Gregorio XVI e Pio IX, furono costretti a chiedere ingenti somme di denaro (12 milioni di scudi, per iniziare) ai tanto odiati (a parole) banchieri ebrei dei Rothschild, senza i quali oggi lo Stato Pontificio non esisterebbe più, cosa di per sé più che sufficiente per detestare la famigerata famiglia dallo “Scudo Rosso”.
E così invece di ritrovarci tra i piedi solo i divini aguzzini del Vaticano, ci troviamo anche quelli molto più terreni dei Rothschild.
Ironia della sorte, nell'ultima parte del racconto sul caso Mortara postata qui sotto, si narra come lo stesso Presidente della Comunità israelitica di Roma, Samuele Alatri, si adoperò senza successo per ottenere la liberazione del piccolo Edgardo, rivolgendosi a James Rothschild (ramo dell’impero bancario in Francia) e poi al fratello Lionel Rothschild (primo parlamentare ebreo del Regno Unito). 👇
La feccia teocratica ed esoterica dei finti oppositori alla dittatura sanitaria, ha sempre gracchiato come un disco rotto il mantra della famiglia ebrea dei Rothschild come male assoluto, ripetendo a pappagallo ciò che vedeva nei post dei canali della cricca sedicente antisistema, senza avere nemmeno mai letto - non diciamo un libro, che sarebbe troppo per qualcuno ancora dedito a riti cannibaleschi e che crede di mangiare ogni domenica il corpo di un cadavere di duemila anni fa - ma nemmeno 10 pagine di fila.
Se la Chiesa Cattolica per secoli proibisce ai cristiani, sotto pena di scomunica, le attività di prestito e “usura”, schiavizzando gli ebrei, costretti quindi a ripiegare su questo tipo di attività, alla fine ti ritrovi una casta di commercianti e banchieri che dopo aver subito brutalità di ogni genere, cercano spazi di influenza per proteggersi e poi, quando sono forti abbastanza, vanno all’attacco, cercando di plasmare il mondo a loro immagine, esattamente come ha fatto e ancora fa la Chiesa.
Tanto è vero che gli ultimi due monarchi assoluti regnanti in Vaticano, Papa Gregorio XVI e Pio IX, furono costretti a chiedere ingenti somme di denaro (12 milioni di scudi, per iniziare) ai tanto odiati (a parole) banchieri ebrei dei Rothschild, senza i quali oggi lo Stato Pontificio non esisterebbe più, cosa di per sé più che sufficiente per detestare la famigerata famiglia dallo “Scudo Rosso”.
E così invece di ritrovarci tra i piedi solo i divini aguzzini del Vaticano, ci troviamo anche quelli molto più terreni dei Rothschild.
Ironia della sorte, nell'ultima parte del racconto sul caso Mortara postata qui sotto, si narra come lo stesso Presidente della Comunità israelitica di Roma, Samuele Alatri, si adoperò senza successo per ottenere la liberazione del piccolo Edgardo, rivolgendosi a James Rothschild (ramo dell’impero bancario in Francia) e poi al fratello Lionel Rothschild (primo parlamentare ebreo del Regno Unito). 👇
Forwarded from Covid Truffa Libri
Sopra la scena del film "Rapito" di Marco Bellocchio nel momento in cui il Carabiniere Pontificio, maresciallo Lucidi, fa svegliare e radunare gli otto figli della famiglia Mortara, per identificare e in seguito deportare il piccolo Edgardo di 6 anni.
In basso il file di testo con la porzione ridotta del libro che si occupa del caso Mortara (comprende anche le pagine pubblicate qui e qui). 👇
In basso il file di testo con la porzione ridotta del libro che si occupa del caso Mortara (comprende anche le pagine pubblicate qui e qui). 👇
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Non Possumus Mortara.docx
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Forwarded from Covid truffa clericali, teocratici, santoni
LA BUSSOLA CATTO-ARIANA E LE S.S. DELLA FEDE
E' difficile leggere l'articolo di questo tal Ermes Dovico, senza provare un senso di orrore e disgusto. Dire che è stato giusto sottrarre alla famiglia Mortara il loro figlio Edgardo, battezzato di nascosto, perché poi quel bambino avrebbe espresso la sua adesione “convinta” al cattolicesimo, vuol dire essere dei bugiardi, fanatici, criminali nazi-cattolici.
Se qualcuno rapisce un bambino cattolico di 6 anni e lo fa crescere in una yeshiva ebraica, diventerà di sicuro un ebreo ortodosso; se invece lo allevi in una Madrasa islamica, diventerà per certo un fanatico musulmano; se lo educhi in un monastero tibetano si trasformerà un fervente buddista; ma se lo facessi crescere in una scuola marxista-leninsita in Cina, diventerebbe un comunista convinto.
QUINDI SAREBBE GIUSTO TOGLIERE UN BAMBINO BATTEZZATO A GENITORI DI ALTRE RELIGIONI O ATEI?
Ricordiamoci bene questa affermazione infame di quelli che gridavano contro gli orrori di Bibbiano o contro la "vaccinazione" anticovid dei bambini.
Ricordiamoci bene del giornalino nazi-cattolico “La Nuova Bussola quotidiana”, del nazi-giornalista cattolico Ermes Dovico autore dei due articoli infami, del suo nazi-collega Andrea Zambano autore di un articolo simile, del nazi-direttore Riccardo Cascioli, del nazi-teocratico-psicotico Sacchetti che ha citato l’articolo e del nazi-dottore diversamente covidiota Bellavite, che cita spesso questa rivista degna della “Difesa della razza”.
Tutti costoro (e tanti altri) sono semplicemente delle SS della fede (che non sta per Santissimo Sacramento, ma per SchutzStaffel, ma tanto fa lo stesso), che fingono di opporsi alla dittatura sanitaria solo perché fa concorrenza a quella catto-totalitaria che vogliono instaurare loro.
Per questi sgherri assassini, come per quelli covidiani, che vorrebbero imporci come vivere la nostra vita, secondo le loro perverse convinzioni religiose o quelle scientifico-dogmatiche, i posti in prima fila a Norimberga 2 sono già assegnati. E pure i patiboli.
E' difficile leggere l'articolo di questo tal Ermes Dovico, senza provare un senso di orrore e disgusto. Dire che è stato giusto sottrarre alla famiglia Mortara il loro figlio Edgardo, battezzato di nascosto, perché poi quel bambino avrebbe espresso la sua adesione “convinta” al cattolicesimo, vuol dire essere dei bugiardi, fanatici, criminali nazi-cattolici.
Se qualcuno rapisce un bambino cattolico di 6 anni e lo fa crescere in una yeshiva ebraica, diventerà di sicuro un ebreo ortodosso; se invece lo allevi in una Madrasa islamica, diventerà per certo un fanatico musulmano; se lo educhi in un monastero tibetano si trasformerà un fervente buddista; ma se lo facessi crescere in una scuola marxista-leninsita in Cina, diventerebbe un comunista convinto.
QUINDI SAREBBE GIUSTO TOGLIERE UN BAMBINO BATTEZZATO A GENITORI DI ALTRE RELIGIONI O ATEI?
Ricordiamoci bene questa affermazione infame di quelli che gridavano contro gli orrori di Bibbiano o contro la "vaccinazione" anticovid dei bambini.
Ricordiamoci bene del giornalino nazi-cattolico “La Nuova Bussola quotidiana”, del nazi-giornalista cattolico Ermes Dovico autore dei due articoli infami, del suo nazi-collega Andrea Zambano autore di un articolo simile, del nazi-direttore Riccardo Cascioli, del nazi-teocratico-psicotico Sacchetti che ha citato l’articolo e del nazi-dottore diversamente covidiota Bellavite, che cita spesso questa rivista degna della “Difesa della razza”.
Tutti costoro (e tanti altri) sono semplicemente delle SS della fede (che non sta per Santissimo Sacramento, ma per SchutzStaffel, ma tanto fa lo stesso), che fingono di opporsi alla dittatura sanitaria solo perché fa concorrenza a quella catto-totalitaria che vogliono instaurare loro.
Per questi sgherri assassini, come per quelli covidiani, che vorrebbero imporci come vivere la nostra vita, secondo le loro perverse convinzioni religiose o quelle scientifico-dogmatiche, i posti in prima fila a Norimberga 2 sono già assegnati. E pure i patiboli.
Forwarded from Covid truffa clericali, teocratici, santoni
Il "Caso Mortara" secondo "La Nuova Bussola Quotidiana"
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VIRUS E RIVIRUS STORICI. AIDS: LA GRANDE TRUFFA. COVID: LA GRANDE FUFFA
La storia si ripete sempre due volte. La prima volta come tragedia, la seconda come farsa (Karl Marx)
"Quasi dieci [oggi quaranta, ndr] anni sono passati da quando, per primo nel mondo, cominciai a denunciare con articoli, interviste e conferenze stampa la grande mistificazione terroristica imbastita intorno all'AIDS nel nostro Paese come in tanti altri.
Non fu di certo, quella, una posizione facile da assumere, nel clima allora dominante. Erano tempi in cui sui massimi giornali italiani e stranieri campeggiavano a caratteri cubitali, in prima pagina, titoli del tipo «La peste è tra noi» oppure «AIDS: la nuova Apocalisse» o ancora "Il virus dello sterminio».
Erano tempi in cui, senza la minima coscienza della propria grottesca comicità, i direttori dei telegiornali di Stato annunciavano, con faccia e voce costernate, che a Roccacannuccia si era riscontrato un nuovo caso di AIDS (dicesi uno) e la ferale notizia veniva comunicata a un popolo di 60.000.000 di persone, delle quali, ogni anno, 12.000 morivano d'automobile, 120.000 di cancro e 240.000 di malattie cardiovascolari.
Erano tempi in cui Ronald Reagan definiva l'AIDS «il nemico pubblico n.1» e Margaret Thatcher concludeva il messaggio di Capodanno alla Nazione con la frase melodrammatica: «Che Dio salvi l'Inghilterra dal flagello della nuova peste!».
Erano tempi in cui il cardinale Siri, in un'intervista al settimanale di «Comunione e Liberazione», proclamava che l'AIDS era «uno strale celeste, una malattia inviata da Dio per punire il peccato sessuale» e un vescovo toscano intimava: «Chi ha il sospetto d'essere contagiato bussi alla porta del prete e cada in ginocchio, chiedendo perdono per i suoi peccati».
A quel clima terroristico tentai di reagire dal dicembre '86 con una serie di interviste, documentazioni e conferenze stampa, una delle quali, l'11 febbraio '87, era significativamente intitolata: «AIDS: allarmismi infondati» e già contestava la centralità del virus Hiv nello sviluppo delle patologie definite «AIDS».
Ma quelle mie documentate rassicurazioni, che dimostravano l'esiguità estrema del «rischio AIDS» e denunciavano l'intrinseca incongruenza dei dati allarmistici diffusi dagli «esperti», anziché essere accolte e discusse serenamente come un contributo indipendente e ragionato a un dibattito allora, come oggi, tutt'altro che concluso, scatenarono i furori delle nostre autorità sanitarie.
Il ministero della Sanità diramò un apposito comunicato in cui, additandomi per nome e cognome alla pubblica esecrazione, sentenziava seccamente: «Le informazioni diffuse dal prof. Luigi De Marchi sono inopportune e pericolose». E poco dopo Fernando Aiuti, collaudando con me il linguaggio incivile che avrebbe poi esteso anche a Duesberg, rincarò la dose definendole «delittuose».
Non mi fu difficile rispondere che, quanto a pericolosità sociale, mentre le mie documentate rassicurazioni non avevano fatto male a nessuno, le «informazioni scientifiche» diffuse dalle nostre autorità responsabili (ironia del termine) nel corso delle loro innumerevoli passerelle radiotelevisive avevano concorso a produrre una gragnuola di tragedie: suicidi, omicidi, rapine alla siringa, bambini rifiutati dagli ospedali, prostitute alla fame, sieropositivi espulsi dal lavoro o ributtati nella droga, cacce all'untore.
Tutti questi orrori, infatti, avevano la loro comune matrice nella infondata e irresponsabile esagerazione del «pericolo AIDS» promossa dalle autorità sanitarie e dalla radiotelevisione di Stato e zelantemente emulata dai «velinari» dell'informazione privata, sia stampata che radiotelevisiva..."
(Luigi de Marchi - Aids, la grande truffa - Prefazione)
La storia si ripete sempre due volte. La prima volta come tragedia, la seconda come farsa (Karl Marx)
"Quasi dieci [oggi quaranta, ndr] anni sono passati da quando, per primo nel mondo, cominciai a denunciare con articoli, interviste e conferenze stampa la grande mistificazione terroristica imbastita intorno all'AIDS nel nostro Paese come in tanti altri.
Non fu di certo, quella, una posizione facile da assumere, nel clima allora dominante. Erano tempi in cui sui massimi giornali italiani e stranieri campeggiavano a caratteri cubitali, in prima pagina, titoli del tipo «La peste è tra noi» oppure «AIDS: la nuova Apocalisse» o ancora "Il virus dello sterminio».
Erano tempi in cui, senza la minima coscienza della propria grottesca comicità, i direttori dei telegiornali di Stato annunciavano, con faccia e voce costernate, che a Roccacannuccia si era riscontrato un nuovo caso di AIDS (dicesi uno) e la ferale notizia veniva comunicata a un popolo di 60.000.000 di persone, delle quali, ogni anno, 12.000 morivano d'automobile, 120.000 di cancro e 240.000 di malattie cardiovascolari.
Erano tempi in cui Ronald Reagan definiva l'AIDS «il nemico pubblico n.1» e Margaret Thatcher concludeva il messaggio di Capodanno alla Nazione con la frase melodrammatica: «Che Dio salvi l'Inghilterra dal flagello della nuova peste!».
Erano tempi in cui il cardinale Siri, in un'intervista al settimanale di «Comunione e Liberazione», proclamava che l'AIDS era «uno strale celeste, una malattia inviata da Dio per punire il peccato sessuale» e un vescovo toscano intimava: «Chi ha il sospetto d'essere contagiato bussi alla porta del prete e cada in ginocchio, chiedendo perdono per i suoi peccati».
A quel clima terroristico tentai di reagire dal dicembre '86 con una serie di interviste, documentazioni e conferenze stampa, una delle quali, l'11 febbraio '87, era significativamente intitolata: «AIDS: allarmismi infondati» e già contestava la centralità del virus Hiv nello sviluppo delle patologie definite «AIDS».
Ma quelle mie documentate rassicurazioni, che dimostravano l'esiguità estrema del «rischio AIDS» e denunciavano l'intrinseca incongruenza dei dati allarmistici diffusi dagli «esperti», anziché essere accolte e discusse serenamente come un contributo indipendente e ragionato a un dibattito allora, come oggi, tutt'altro che concluso, scatenarono i furori delle nostre autorità sanitarie.
Il ministero della Sanità diramò un apposito comunicato in cui, additandomi per nome e cognome alla pubblica esecrazione, sentenziava seccamente: «Le informazioni diffuse dal prof. Luigi De Marchi sono inopportune e pericolose». E poco dopo Fernando Aiuti, collaudando con me il linguaggio incivile che avrebbe poi esteso anche a Duesberg, rincarò la dose definendole «delittuose».
Non mi fu difficile rispondere che, quanto a pericolosità sociale, mentre le mie documentate rassicurazioni non avevano fatto male a nessuno, le «informazioni scientifiche» diffuse dalle nostre autorità responsabili (ironia del termine) nel corso delle loro innumerevoli passerelle radiotelevisive avevano concorso a produrre una gragnuola di tragedie: suicidi, omicidi, rapine alla siringa, bambini rifiutati dagli ospedali, prostitute alla fame, sieropositivi espulsi dal lavoro o ributtati nella droga, cacce all'untore.
Tutti questi orrori, infatti, avevano la loro comune matrice nella infondata e irresponsabile esagerazione del «pericolo AIDS» promossa dalle autorità sanitarie e dalla radiotelevisione di Stato e zelantemente emulata dai «velinari» dell'informazione privata, sia stampata che radiotelevisiva..."
(Luigi de Marchi - Aids, la grande truffa - Prefazione)
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Aids La grande truffa - libro.pdf
21.3 MB
Fabio Franchi, Luigi De Marchi
AIDS: la grande truffa
Edizioni Seam, 1996 - pagg 288
(versione integrale in PDF)
AIDS: la grande truffa
Edizioni Seam, 1996 - pagg 288
(versione integrale in PDF)
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