Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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Sabato 8 novembre, h 14, piazzale Loreto, Milano.
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Comunque l'operazione mediatica del "primo presidente nero della storia degli USA" , a conti fatti, è stata una sciagura e ha prodotto danni per gli anni a venire... Se non ricordo male, durante quel mandato, furono avviate guerre e azioni militari contro 7 paesi...
Il fatto che qualche politico sia, o si dichiari, musulmano, non significa un granchè...anche altri si dichiarano tali, eppure sono al totale servizio dei padroni, prendete Jewlani... :)
A volte ho l'impressione che si distribuiscano piccoli contentini simbolici per ammansire le popolazioni che stavano iniziando a fare crescere il conflitto verticale nei confronti del potere, per poi riportare la rabbia sociale "sotto controllo", all'ovile .
La classe dominante ha capito bene come funziona la psicologia delle masse: basta un po' di fumo negli occhi per placare, almeno temporaneamente, l'indignazione di fronte alle ingiustizie
Ieri ascoltavo un'analisi del giornalista siriano Laith Marouf che seguo da più di 10 anni , lui sostiene, e io condivido pienamente, che finchè in occidente verrà garantito un minimo di benessere, il classico "orticello" in cui muoversi dentro una normalità apparente, non cambierà nulla.

Per questo il fatto che un cadidato a NY prometta più welfare e temi cari alla "sinistra" non mi convince.... rischia di essere controproducente , un anestetico per la rabbia esplosa per l'ingiustizia che il popolo palestinese sta affrontando.

Le persone "rasserenate" da qualche beneficio o promessa, finiscono per addolcirsi e non alimentare più quel conflitto contro ciò che ritengono ingiusto.
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Il nuovo volto dell'eroismo del "popolo eletto".

L'israeliano che ha violentato un prigioniero palestinese, se ne vanta e chiede gloria e riconoscimento.

Siamo sicuri sia il popolo eletto da Dio, o forse sono seguaci del Signore delle tenebre, Satana?
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Rakefet, l’inferno nel carcere israeliano: detenuti rinchiusi sottoterra al buio

Il Guardian rivela le torture anche a prigionieri rinchiusi senza accuse

Michela A.G. Iaccarino

Non cibo. Non contatto con i familiari o col mondo esterno. E nemmeno la luce del giorno: nella prigione sotterranea dove Israele detiene decine e decine di palestinesi, c’è poco oltre a buio, tortura, isolamento, molestie e disperazione. Non c’è nemmeno l’aria in una galera-inferno che gli israeliani hanno battezzato con un nome paradossale: Rakefet che in ebraico vuol dire “fiore di ciclamino”.

Le storie dei palestinesi imprigionati sono letteralmente emerse dal mondo di sotto dopo che le hanno riportate alla luce gli avvocati del Comitato pubblico contro la tortura in Israele (Pcati), chiamati a rappresentare due civili: un infermiere 34enne, prelevato mentre lavorava in ospedale nel 2023, e un venditore ambulante 18enne, sequestrato dalle forze israeliane mentre stava attraversando un check point. Quando li hanno incontrati sono stati presentati loro curvi, con la testa bassa, incatenati. Sono sotto terra da mesi, senza processo o accuse che motiverebbero la detenzione, senza evidenti prove di alcun reato compiuto.

La guerra in Palestina non è finita. C’è chi è morto sotto le macerie dei bombardamenti e chi, come gli uomini del sottosuolo, è ancora vivo e subisce quotidianamente un trattamento che viola “il diritto internazionale umanitario”, sopravvive ad atti che costituiscono tortura, secondo Pcati. Asfissiati in celle senza finestre, minuscole e affollate stanze con almeno quattro detenuti all’interno, hanno raccontato che spesso si sentono soffocare, mentre proliferano insetti morti sui pavimenti. Oltre alle percosse, hanno raccontato di aggressioni subite con cani aizzatigli contro con museruole di ferro. Altri venivano calpestati dai secondini. Non si può davvero dormire: i materassi vengono portati via e riportati nelle ore di buio e non rimane che accasciarsi su reti di ferro. Queste privazioni di cibo e cure mediche, di luce e notizie dal mondo esterno, di qualsiasi tipo di contatto con esso, queste violenze e torture psicologiche le ha raccontate il Guardian, che scrive: “I servizi segreti israeliani hanno avvertito che il trattamento riservato ai prigionieri palestinesi mette a rischio gli interessi di sicurezza del Paese”.

Rakefet, aperto in principio negli anni 80 del secolo scorso per i criminali israeliani più pericolosi, era stato chiuso perché ritenuto disumano, dopo cinque anni: quando furono serrati i cancelli dentro c’erano solo 15 prigionieri. Oggi sono circa un centinaio. È stato il ministro della Sicurezza, Itamar Ben-Gvir, a ordinare che fosse riaperto dopo il 7 ottobre 2023. La testa d’ariete dell’estrema destra messianica israeliana aveva motivato la riapertura dichiarando che la struttura avrebbe ospitato membri della Nukhba, le forze d’élite di Hamas, e quelle degli Hezbollah: “Questo è il luogo naturale dei terroristi, sottoterra”. Il Guardian ricorda anche che “si è ripetutamente vantato dei maltrattamenti inflitti ai detenuti palestinesi, retorica che, secondo gli ex ostaggi presi durante gli attacchi del 7 ottobre, ha provocato un’escalation di abusi da parte di Hamas durante la loro prigionia”.

Semplici civili: la maggior parte dei palestinesi fatti prigionieri durante l’ultimo conflitto a Gaza lo è e lo dicono dati classificati israeliani (solo un detenuto su quattro è stato identificato come combattente dalla stessa intelligence di Tel Aviv). Tra i prigionieri, perfino malati e bambini: la famigerata prigione di Sde Teiman ha ospitato per un periodo talmente tanti disabili e anziani che i soldati avevano soprannominato un reparto “il recinto geriatrico”.

Le condizioni per i palestinesi sono “intenzionalmente orribili” in tutte le prigioni, ha detto Tal Steiner, direttore esecutivo di Pcati, in contatto con informatori dell’esercito israeliano che denunciano, come i detenuti, delle sistemiche violazioni dei diritti all’interno delle galere israeliane.
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Ma è “una forma di abuso unica” privare le persone della luce solare per mesi e mesi: è impossibile rimanere “integri”. Perfino Rafael Suissa, che gestiva Rakefet negli anni 80, aveva capito che “essere trattenuto sottoterra 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è semplicemente troppo crudele, troppo disumano perché chiunque possa sopportarlo, indipendentemente dalle sue azioni”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/11/09/rakefet-linferno-nel-carcere-israeliano-detenuti-rinchiusi-sottoterra-al-buio/8189734/

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Forwarded from Geopolitics Prime
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🌞 Bill Gates funding climate 'solution': solar geoengineering

📑 The plan: Thousands of high-altitude planes would inject millions of tons of light-reflecting particles into the stratosphere, creating a massive chemical cloud around the entire planet to block sunlight and cool the Earth.

Staggering risks:

➡️ Mass famine, flooding, and drought affecting huge populations

➡️ Weakened monsoons in India, China, and Africa, threatening food supplies

➡️ Eradication of the blue sky, replaced by a permanent white haze

👉 They are creating a global experiment with our planet's atmosphere. The consequences are unknown, but the potential for catastrophic side effects is enormous.

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NO OTHER LAND. SABATO 15 NOVEMBRE SU RAI3

UN DOCUMENTO STRAORDINARIO DI DENUNCIA DELLE DEMOLIZIONI VOLUTE DA ISRAELE IN ALCUNI VILLAGGI DELLA CISGIORDANIA.

🎥 https://youtu.be/MgEsQo0aVaA?si=B3pdsGJHpKndOKSW

Masafer Yatta è un agglomerato di venti villaggi al confine sud della Cisgiordania. In questa comunità, che si regge su un'economia di tipo agricolo, alcuni villaggi sono così antichi che conservano ancora alcune grotte, tuttora abitate. Purtroppo, perché le nuove case edificate vengono sistematicamente distrutte dalle ruspe. Il primo ricordo di Basel Adra, che qui è nato nel 1996, è l'arresto di suo padre, mentre protestava contro gli espropri voluti dallo Stato di Israele, che di quel territorio sostiene di aver diritto di fare zona di addestramento militare. Una violenza che va avanti da decenni, e che Basel e altri hanno iniziato a filmare autonomamente, a rischio della propria vita. Per mostrare al resto del mondo, tramite quelle testimonianze video strazianti e inequivocabili, l'ingiustizia e l'oppressione che continuano a subire. Anche Yuval Abraham, giornalista israeliano e amico di Basel, scrive delle demolizioni, sperando di attirare l'attenzione, dentro e fuori la sua nazione. Ma mentre gli israeliani possono muoversi liberamente, gli abitanti di Masafer Yatta non possono lasciare la Cisgiordania. "Non abbiamo un altro posto dove andare", dice una vicina di Basel, "soffriamo così perché è la nostra terra".

No Other Land è stato girato da un collettivo di quattro registi: i già citati Basel Adra e Yuval Abraham, più il palestinese Hamdam Ballal, amico di Basel, e Rachel Szor, regista israeliana con base a Gerusalemme.

Le loro riprese si estendono tra l'estate del 2019 e ottobre 2023. Si sono concluse quindi a ridosso dell'attacco di Hamas e della conseguente reazione israeliana. Ma il film, seguendo i ricordi di Basel, incorpora molti video registrati precedentemente da lui o da persone a lui vicine, con telefoni cellulari e piccole videocamere. No Other Land è un repertorio impressionante, mai visto prima, di azioni repressive ai danni di una comunità inerme che trova i modi per resistere, ricostruire, non reagire con la violenza. Ha un valore altissimo di testimonianza, anche retrospettiva. Si accumulano nel film sequenze "rubate", non programmate ma dettate dall'agenda militare: qualcuno corre con una camera in mano, per assicurare le prove di un sopruso e cercare al tempo stesso di schivare i proiettili. È quasi sempre Basel, a correre, col fiato corto e l'adrenalina di chi sa di mettere a rischio la propria vita. È l'immagine stessa, lo stilema, del caos e della violenza che il conflitto israelo-palestinese continuano a propagare da decenni.

Alle riprese delle demolizioni e delle incursioni militari sul territorio il film alterna stilemi narrativi semplici: momenti di rievocazione, riflessione condivisa tra Basel e Yuval, situazioni domestiche, pasti condivisi, le pause prima di addormentarsi, sempre in allerta per una possibile incursione di mezzi cingolati e truppe armate. Il semplice contrasto, paradossale, tra le esistenze di questi due coetanei e la forza, o forse meglio sarebbe dire la capacità, d'immedesimazione fa tutto il resto, al di qua dello schermo ("come ti sentiresti se distruggessero casa tua?" chiede Yuval in ebraico ai connazionali incursori). L'immedesimazione è ciò che in cui sperano i due amici e colleghi, e i loro due co-registi: continuare a mostrare, scrivere, testimoniare, per provocare in una reazione, oltre la commozione. Perché chi guarda possa sentirsi chiamato in causa. Per cambiare le cose. Tra i molti premi raccolti lungo il 2024, No Other Land ha vinto il Premio del Pubblico e il Premio Panorama Documentario alla Berlinale ed è stato votato Miglior documentario europeo agli EFA 2024. Ha partecipato ai Premi Oscar 2025 vincendo l'Oscar come miglior documentario.

La Zona Grigia
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Forwarded from Giuseppe Salamone
Un'ambulanza per Pina Picierno e Carletto Calenda, subito!

Avevano provato a censurare il Prof. D'Orsi a Torino. L'evento al Polo del '900 è stato annullato ma adesso c'è una bella sorpresa per Picierno e Calenda.

Il convegno è stato riorganizzato al circolo Arci La Poderosa. Ma non solo, ci saranno anche Alessandro Di Battista e Moni Ovadia. Addirittura si è reso disponibile anche lo Storico Alessandro Barbero.

Volevano mettere a tacere D'Orsi, hanno ottenuto esattamente l'effetto opposto moltiplicato per tante, tantissime volte.
Calenda e Picierno, tutto a posto? State bene?

https://www.facebook.com/share/p/1GfPAQeskU/

T.me/GiuseppeSalamone
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Sta circolando la notizia che Yossi Cohen, sempre lui, ex-capo del mossad, quello che parlava del metodo "cercapersone" e spionaggio in tutto il mondo, nel suo libro "The sword of freedom" affermi che la Russia di Putin avrebbe dato il via libera agli attacchi israeliani contro i convoglio di armi iraniane dirette in Siria e a Hzbl.
Nel suo libro Cohen rivela di essersi incontrato al Cremlino con Putin e di avergli illustrato le rotte di contrabbando delle armi iraniane dirette in SIria e a Hzbl.
Secondo la ricostruzione che fa Cohen, Putin ha proposto di istituire una linea di comunicazione diretta tra i vice capi di stato maggionre dei due paesi prima degli attacchi israeliani in Siria e Libano.
Cohen scrive anche che il consenso russo è stato cruciale per le operazioni israeliane in Siria e Iraq, poichè i sistemi russi S-300 e s400 potevano minacciare gli aerei f-35 israeliani.

E' una informazione pesante, perchè confermerebbe un allineamento di fatto tra Mosca e Tel Aviv, non si tratta più solo di "rapporti diplomatici" come ci siamo ripetuti per anni...
Personalmente, l'8 dicembre 2024, giorno in cui è stato rimosso il presidente siriano Bashar Al Assad, ho avuto la NETTA sensazione che la posizione russa fosse cambiata e che Putin non fosse più dove in molti pensavamo che fosse. Non ne ho scritto all'epoca perchè ero troppo scottata e sotto shock, ma chi mi conosce sa benissimo che pensieri ho avuto.
Questa notizia sembra corroborare quella sensazione

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Forwarded from Geopolitics Prime
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💪 'Science is not about truth, it's about power' – WEF advisor

💬 "History is driven by stories. They don't even need to be true... you need to get everybody to believe in the same story," Yuval Noah Harari argues.


Harari admits that science, as an institution, isn’t driven by truth, but by power.

💬 "Those who own the data really own the future.”


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Allo scoperto Palestina

Lo scrittore politico Saif al-Din Maw'id ha affermato che l'Autorità Palestinese si è basata sin dalla sua fondazione su un "illusione strutturale" che credeva nella possibilità di creare uno Stato palestinese attraverso un accordo con l'occupazione.

Maw'id ha spiegato in un articolo che in realtà si trattava semplicemente di un "ente amministrativo" che operava sotto il controllo israeliano, esentando l'occupazione dal costo di gestire direttamente il territorio.

Ha sottolineato che questo modello ha iniziato a incrinarsi con lo scoppio della Intifada di Al-Aqsa, che ha rivelato i limiti dell'opzione negoziale e ha mostrato la fragilità della struttura istituzionale dell'Autorità, specialmente dopo l'assassinio del presidente Yasser Arafat nel 2004 e la successiva riorganizzazione delle forze di sicurezza.

Maw'id ha indicato che con l'ascesa al potere di Mahmoud Abbas, l'approccio dell'Autorità è passato dalla "lotta negoziale" alla "pace della sicurezza".

Ha osservato che il compito principale delle forze di sicurezza è diventato garantire la stabilità della situazione a beneficio della sicurezza dell'occupazione, in cambio del continuo sostegno internazionale.

Ha considerato che il progetto di Dayton ha rappresentato una tappa cruciale, poiché ha riorganizzato le forze di sicurezza secondo criteri di "impegno per la sicurezza di Israele".

Maw'id ha affermato che questo contesto ha creato un ambiente politico fragile e che le elezioni del 2006 sono state una tappa che ha approfondito la crisi.

Ha evidenziato che Hamas ha vinto la maggioranza e si è trovata di fronte alla scelta tra abbandonare la resistenza o gestire un governo assediato, causando un'esplosione che ha rivelato la profondità del conflitto tra due progetti politici opposti.

Ha avvertito che l'Autorità ha monopolizzato la rappresentanza politica in Cisgiordania nonostante l'erosione della sua legittimità a causa della sospensione delle elezioni e del continuo coordinamento di sicurezza.

Le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese continuano a detenere il prigioniero politico Mujahid Montaser Shahada dalla città di Jenin, nel nord della Cisgiordania, da più di un anno e 7 mesi, nonostante sia stata emessa una decisione giudiziaria per il suo rilascio dallo scorso Ramadan.

#Basta
#Forze_della_Vergogna

Le fiamme degli insediamenti si accendono e l'autorità si limita a guardare

Ogni giorno una nuova casa viene bruciata in Cisgiordania e i suoi abitanti si salvano per miracolo.

Una scena ormai ripetuta, che non sorprende più nessuno, come se gli attacchi degli insediamenti fossero diventati una "normalità" nella vita quotidiana della Cisgiordania.

Ma ciò che non è normale, e non dovrebbe essere accettato, è il silenzio dell'autorità, che si limita a fare da spettatrice condannando verbalmente e documentando i crimini in rapporti che finiscono dimenticati nei cassetti.

La Cisgiordania sta subendo un processo di pulizia lenta, portato avanti da:

- l'esercito: demolisce, restringe, assedia.
- gli insediamenti: bruciano, terrorizzano, aggrediscono.
- l'autorità: tace... e forse fornisce copertura impedendo la risposta popolare.

Non esiste un piano di protezione, nessuna mobilitazione, nessuna commissione di resistenza, neppure dichiarazioni ferme.

È come se il popolo fosse solo, affrontando i progetti più crudeli dell'occupazione senza sostegno né protezione.

Se l'autorità non si muove ora, quando lo farà?
E se la leadership non inizia a sostenere il movimento popolare, aspetterà che i villaggi vengano bruciati uno dopo l'altro?
La lotta non si fa con conferenze stampa, ma organizzando l'autodifesa popolare, fornendo protezione sul campo e permettendo alla gente di difendere la propria terra e le proprie case.
O l'autorità sta dalla parte del suo popolo... o la sua esistenza non ha alcun senso.

Mesheeck Palestina
Le forze di occupazione arrestano 4 ufficiali di polizia mentre si trovano a Dura, a sud di Hebron..
Quale potrebbe essere la risposta dell'Autorità all'arresto di 4 ufficiali durante il loro lavoro?...
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Un bulldozer militare dell'occupazione israeliana continua a sradicare ulivi e a livellare terreni intorno alla città di Beita, a sud di Nablus, nella Cisgiordania occupata.

E ovviamente lo fanno di notte.
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Forwarded from Dèmos
Abbiamo chiesto se è mai stato in Donbass, se conosce la strage dell'incendio della Casa dei Sindacati di Odessa ma soprattutto se è a conoscenza del fatto che ragazzi ucraini vengono presi a forza ed utilizzati da carne di cannone per esser spediti a morire in prima linea. La generalizzazione e la personalizzazione del conflitto chiamando i "russi farabutti", gli abbiamo presentato il conto di questa propaganda d'odio contro la Russia che vuole disumanizzare un presunto "nemico" al fine di influenzare le opinioni pubbliche. Ovviamente l'accusa mossa da Calenda è la stessa, siamo dei pericolosi propagandisti putiniani, peraltro "cretini" perchè non pagati dal Cremlino. E no caro Carlè siamo giornalisti, GIORNALISTI LIBERI!
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Forwarded from Dèmos
Media is too big
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INCONTRI ALIENI A BARLETTA❗❗❗

Abbiamo incontrato Carlo Calenda incalzato dalla nostra pagina sulla censura e la discriminazione che ha colpito lo storico ed ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino Prof. Angelo D'Orsi. Calenda incalzato ha risposto facendo intendere che chiunque abbia un'opinione diversa rispetto al pensiero dominante sulla guerra in Ucraina "spaccia le cazzate di Putin, di un regime criminale fascista".....
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Una settimana di piagnistei per "un musulmano che diventa sindaco nella città dell'11 settembre"... E oggi c'era letteralmente il capo di AlQaeda in visita ufficiale alla Casa Bianca. 👌🏻

Nel 1983 i mujaheddin furono ospiti di Reagan nello studio ovale. 18 anni dopo gli hanno fatto saltare le twin towers.
Forse è meglio preoccuparsi della gentaglia con cui si stringono alleanze, piuttosto che dell'avversario politico che vince un'elezione amministrativa. Forse, eh.

Enrico Bezzi
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Mentre l'autentica bellezza palestinese, profondamente radicata nella Terra Santa, la terra dei profeti, irradia un orgoglio e una nobiltà che non possono essere né comprati né misurati. È una bellezza nata dalla dignità delle montagne, dalla grazia delle pianure e dalla pazienza degli ulivi che non cedono mai, non importa quanto violenta sia la tempesta.
La Palestina è la madre della storia e la sorella della gloria. Le civiltà si sono susseguite sul suo suolo, eppure rimane maestosa come la Cupola della Roccia, salda come le radici dei fichi e dell'uva sulle sue colline. Nei volti del suo popolo si legge la grandezza dei loro antenati cananei e nei loro occhi lo splendore di Gerusalemme che non si piega mai.
Questa è una bellezza non forgiata dall'ornamento, ma dall'autenticità, dalla fede e dalla resilienza, una bellezza che si erge contro la bruttezza, dichiarando che il palestinese non è semplicemente un figlio della terra, ma il suo custode, la sua anima e la sua memoria eterna. Dalla potente Gaza alla fiera Gerusalemme, da Nazareth a Hebron, il palestinese rimane un simbolo di orgoglio puro come una sorgente d'acqua e nobile come una fronte che si inchina solo a Dio. 🇵🇸

Afra Q.

https://x.com/qatar974aa/status/1987738911251010043?t=opDZ0Ea8chGaxgWOKhG8Eg&s=19
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Da Invictapalestina

"Un marchio di abbigliamento palestinese ha fatto luce sul motivo per cui le sue kefiah, prodotte a Nablus, in Cisgiordania, sono rimaste trattenute nei porti "israeliani" per quasi tre mesi prima di raggiungere i clienti all'estero.

I clienti notano l'adesivo
Il ritardo, hanno spiegato i co-fondatori, sarebbe dovuto al fatto che le autorità "israeliane" hanno aggiunto un adesivo "Made in Israel" alle kefiah prima che potessero essere esportate. L'affermazione è giunta all'attenzione del pubblico dopo che un cliente ha condiviso uno screenshot dell'adesivo su Reddit.
"Questa situazione evidenzia la realtà che i palestinesi nei territori occupati non controllano i propri confini", ha affermato uno dei co-fondatori, spiegando le implicazioni più ampie per il commercio in Cisgiordania.

Controllo dei confini "israeliani"
"Israele" mantiene il pieno controllo su tutti i confini esterni della Cisgiordania, il che significa che l'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) non può regolamentare autonomamente le importazioni o le esportazioni. Tutte le merci in entrata o in uscita dal territorio devono passare attraverso posti di blocco o porti controllati da Israele, come Haifa, Ashdod o il ponte di Allenby che collega la Giordania.
Israele supervisiona anche le procedure di sicurezza e operative presso questi valichi e implementa regolarmente posti di blocco e blocchi stradali interni in tutta la Cisgiordania. Queste restrizioni possono causare ritardi e interruzioni significativi per le imprese palestinesi.
Israele stabilisce anche regole e standard per tutte le merci in entrata o in uscita dai valichi israeliani. Sebbene esista la Palestinian Standards Institution, la sua influenza è limitata a causa della mancanza di controllo sui confini. Dazi, tariffe e procedure commerciali sono anch'essi dettati dalle autorità israeliane.

I co-fondatori del marchio hanno affermato che l'incidente sottolinea le sfide che le imprese palestinesi devono affrontare nell'esportare prodotti e operare sotto occupazione.

https://en.royanews.tv/news/64829"".
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Sabato 15 novembre 2025
H 15
Affori Centro
Milano
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