"Abbiamo incastrato Alberto Stasi".
E con questo, dopo quasi vent'anni, anche su Stasi un'ombra inquietante getta il sospetto che sia una vittima innocente, sacrificata sull'altare della Giustizia italiana.
Non è una teoria della cospirazione: i grandi casi di cronaca nera in Italia, da Garlasco a Erba, si sono rivelati dei fiaschi o meglio delle macchine kafkiane per macinare innocenti, incastrati con metodi "scientifici" (DNA in testa), e non con le indagini tradizionali, e gettare in pasto all'opinione pubblica l'immagine rassicurante che lo Stato sa trovare i colpevoli. Inutile dire che i colpevoli di casi di stupro, rapina a mano armata, omicidi a sfondo ritualistico, specie se stranieri, escono facilmente fuori dai riflettori, e si perdono nel porto delle nebbie, in una zona d'ombra di non notiziabilità, in cui una condanna a una pena blanda, poi attenuata, o un'assoluzione, diventano incapaci di agire sull'opinione pubblica.
Poi ci sono quei pochi casi "gravi" all'occhio della stampa, in cui muore la ragazza di buona famiglia di provincia e che per qualche ragione fanno scalpore (ancora più se ci esce la ventura di parlare di "patriarcato"). Questi casi diventano una specie di rito collettivo - celebrato e orchestrato dai media - in cui è necessario che la morbosità di un'intera comunità nazionale sia crocifissa e redenta.
E questi casi richiedono l'identificazione in tempi rapidi del colpevole-mostro che deve garantire alla popolazione l'idea che il male viene punito.
E così negli ultimi vent'anni abbiamo avuto i Bossetti, gli Stasi, i Rosa&Olindo, sulla cui colpevolezza ci sono alla fine più dubbi che certezze e che sembrano reincarnazioni o epifanie dell'archetipo di Girolimoni, dal cui fantasma la coscienza collettiva giustizialista italiana non si è mai liberata.
Inutile dire che ritengo eccessivo l'affidamento sui metodi "scientifici" (DNA in primis, la cui affidabilità e attendibilità nel corso di vent'anni è cambiata molto) rispetto ad altri criteri di investigazione classici; il problema va molto oltre, e probabilmente riguarda qualcosa che ci sfugge, o che quanto meno non so classificare.
Ma in molti di noi il dubbio che la giustizia italiana abbia senza prove mostrificato e condannato degli innocenti con una frequenza che supera la semplice "dispersione casuale", è diventato quasi una certezza.
Matt Martini
E con questo, dopo quasi vent'anni, anche su Stasi un'ombra inquietante getta il sospetto che sia una vittima innocente, sacrificata sull'altare della Giustizia italiana.
Non è una teoria della cospirazione: i grandi casi di cronaca nera in Italia, da Garlasco a Erba, si sono rivelati dei fiaschi o meglio delle macchine kafkiane per macinare innocenti, incastrati con metodi "scientifici" (DNA in testa), e non con le indagini tradizionali, e gettare in pasto all'opinione pubblica l'immagine rassicurante che lo Stato sa trovare i colpevoli. Inutile dire che i colpevoli di casi di stupro, rapina a mano armata, omicidi a sfondo ritualistico, specie se stranieri, escono facilmente fuori dai riflettori, e si perdono nel porto delle nebbie, in una zona d'ombra di non notiziabilità, in cui una condanna a una pena blanda, poi attenuata, o un'assoluzione, diventano incapaci di agire sull'opinione pubblica.
Poi ci sono quei pochi casi "gravi" all'occhio della stampa, in cui muore la ragazza di buona famiglia di provincia e che per qualche ragione fanno scalpore (ancora più se ci esce la ventura di parlare di "patriarcato"). Questi casi diventano una specie di rito collettivo - celebrato e orchestrato dai media - in cui è necessario che la morbosità di un'intera comunità nazionale sia crocifissa e redenta.
E questi casi richiedono l'identificazione in tempi rapidi del colpevole-mostro che deve garantire alla popolazione l'idea che il male viene punito.
E così negli ultimi vent'anni abbiamo avuto i Bossetti, gli Stasi, i Rosa&Olindo, sulla cui colpevolezza ci sono alla fine più dubbi che certezze e che sembrano reincarnazioni o epifanie dell'archetipo di Girolimoni, dal cui fantasma la coscienza collettiva giustizialista italiana non si è mai liberata.
Inutile dire che ritengo eccessivo l'affidamento sui metodi "scientifici" (DNA in primis, la cui affidabilità e attendibilità nel corso di vent'anni è cambiata molto) rispetto ad altri criteri di investigazione classici; il problema va molto oltre, e probabilmente riguarda qualcosa che ci sfugge, o che quanto meno non so classificare.
Ma in molti di noi il dubbio che la giustizia italiana abbia senza prove mostrificato e condannato degli innocenti con una frequenza che supera la semplice "dispersione casuale", è diventato quasi una certezza.
Matt Martini
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Il corriere della serva scrive che a Barletta c'è stato un "diverbio" tra uan libraia e dei "turisti" israeliani, eh no, non è un "diverbio" sono aggressioni, intimidazioni, provocazioni. E quelli non sono turisti, ma agenti provocatori mandati in giro a fare questo!
In diverse città italiane, cittadini e commercianti vengono minacciati e aggrediti solo perché osano mostrare solidarietà alla Palestina, solo perché alzano la voce contro la barbarie. È insopportabile assistere a tanta arroganza, a tanta tracotanza imposta con la forza e la violenza di chi sa di avere le spalle coperte da istituzioni e media!
La Palestina R-Esiste, e con essa r-esistiamo noi, perché la sua lotta è la lotta di tutti quelli che credono nella libertà, nella dignità e nella giustizia, è proprio la bussola morale con cui dovrebbe orientarsi ogni essere umano.
Motivo per il qual non possiamo restare in silenzio e continuare a moltiplicare le voci, l'esposizione, mostrare il crimine più vile al mondo, il tentativo di cancellazione di un popolo meraviglioso!
Quando diciamo che "siamo tutti palestinesi" significa che se accettiamo questo tale livello di barbarie per loro, vuol dire che quando si riverserà su di noi, verrà accettato di buon grado... Anzi, lo hanno anche già fatto nel triennio folle delle tessere verdi e sieri genici sperimentali (altri mezzi, altra intensità, ma il fine è lo stesso).
https://bari.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_16/barletta-libraia-denuncia-insultata-da-turisti-israeliani-perche-ho-esposto-la-bandiera-palestinese-e-una-poesia-29a407bd-75d1-470d-b478-732f321d7xlk.shtml?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR4zk7bF-e4CVBm3FnRG6IBYbFGvVpMZxgNDkFTi0wDwIogjXQ2EJWESZL5rsg_aem_Q_KYg2CsgE5npjwxBQr0KQ
In diverse città italiane, cittadini e commercianti vengono minacciati e aggrediti solo perché osano mostrare solidarietà alla Palestina, solo perché alzano la voce contro la barbarie. È insopportabile assistere a tanta arroganza, a tanta tracotanza imposta con la forza e la violenza di chi sa di avere le spalle coperte da istituzioni e media!
La Palestina R-Esiste, e con essa r-esistiamo noi, perché la sua lotta è la lotta di tutti quelli che credono nella libertà, nella dignità e nella giustizia, è proprio la bussola morale con cui dovrebbe orientarsi ogni essere umano.
Motivo per il qual non possiamo restare in silenzio e continuare a moltiplicare le voci, l'esposizione, mostrare il crimine più vile al mondo, il tentativo di cancellazione di un popolo meraviglioso!
Quando diciamo che "siamo tutti palestinesi" significa che se accettiamo questo tale livello di barbarie per loro, vuol dire che quando si riverserà su di noi, verrà accettato di buon grado... Anzi, lo hanno anche già fatto nel triennio folle delle tessere verdi e sieri genici sperimentali (altri mezzi, altra intensità, ma il fine è lo stesso).
https://bari.corriere.it/notizie/cronaca/25_maggio_16/barletta-libraia-denuncia-insultata-da-turisti-israeliani-perche-ho-esposto-la-bandiera-palestinese-e-una-poesia-29a407bd-75d1-470d-b478-732f321d7xlk.shtml?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR4zk7bF-e4CVBm3FnRG6IBYbFGvVpMZxgNDkFTi0wDwIogjXQ2EJWESZL5rsg_aem_Q_KYg2CsgE5npjwxBQr0KQ
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Il giornalista palestinese Yusuf Fares ha scritto su Facebook:
Ricominciare da zero, Hussein... Ricordo lo sguardo nei tuoi occhi quel giorno: parlava di quanto sia crudele perdere la casa, il lavoro di una vita, la palestra in cui tuo padre, che si è fatto da sé, ha investito i suoi risparmi di una vita, e la tua amatissima figlia, Iman, tutto in una volta. Era l'inizio dell'anno scorso. All'epoca, il piccolo Khaled era l'unica dolcezza rimasta in una vita amara. Continuava a sbattere contro l'inquadratura, rovinando l'inquadratura venti volte, e ridevamo. Promise che avrebbe ricostruito tutto per te: la palestra, la casa, avrebbe fatto come se la guerra non fosse mai accaduta. Mi sfidò a braccio di ferro e mi sconfisse con quel suo spirito dolce.
Tutto questo si poteva in qualche modo sopportare. Ma perdere proprio quello zero da cui stavi ricostruendo... vedere tutta la tua famiglia uccisa mentre eri fuori a cercare un'auto per evacuare la popolazione... è lì che la storia finisce prima ancora di poter essere raccontata. È lì che il silenzio diventa più profondo delle parole, dove la speranza invecchia e appassisce. Non so, caro amico, cosa potrebbe mai lenire il tuo cuore spezzato. Non so se scrivere abbia ancora un senso di fronte a un dolore così travolgente.
—Hussein Odeh, campione di bodybuilding palestinese. All'inizio della guerra, le forze di occupazione israeliane distrussero la sua casa e la palestra che aveva costruito. Oggi è uscito per cercare un'auto per evacuare la sua famiglia dal campo profughi di Jabalia. Al suo ritorno, non ha trovato né una casa né figli: gli aerei da guerra israeliani avevano bombardato la casa e ucciso tutta la sua famiglia.
لا حول ولا قوة الا بالله.
Marwa Osman
Ricominciare da zero, Hussein... Ricordo lo sguardo nei tuoi occhi quel giorno: parlava di quanto sia crudele perdere la casa, il lavoro di una vita, la palestra in cui tuo padre, che si è fatto da sé, ha investito i suoi risparmi di una vita, e la tua amatissima figlia, Iman, tutto in una volta. Era l'inizio dell'anno scorso. All'epoca, il piccolo Khaled era l'unica dolcezza rimasta in una vita amara. Continuava a sbattere contro l'inquadratura, rovinando l'inquadratura venti volte, e ridevamo. Promise che avrebbe ricostruito tutto per te: la palestra, la casa, avrebbe fatto come se la guerra non fosse mai accaduta. Mi sfidò a braccio di ferro e mi sconfisse con quel suo spirito dolce.
Tutto questo si poteva in qualche modo sopportare. Ma perdere proprio quello zero da cui stavi ricostruendo... vedere tutta la tua famiglia uccisa mentre eri fuori a cercare un'auto per evacuare la popolazione... è lì che la storia finisce prima ancora di poter essere raccontata. È lì che il silenzio diventa più profondo delle parole, dove la speranza invecchia e appassisce. Non so, caro amico, cosa potrebbe mai lenire il tuo cuore spezzato. Non so se scrivere abbia ancora un senso di fronte a un dolore così travolgente.
—Hussein Odeh, campione di bodybuilding palestinese. All'inizio della guerra, le forze di occupazione israeliane distrussero la sua casa e la palestra che aveva costruito. Oggi è uscito per cercare un'auto per evacuare la sua famiglia dal campo profughi di Jabalia. Al suo ritorno, non ha trovato né una casa né figli: gli aerei da guerra israeliani avevano bombardato la casa e ucciso tutta la sua famiglia.
لا حول ولا قوة الا بالله.
Marwa Osman
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CANALI DI GIULIETTO CHIESA SOTTO ATTACCO. ACCESSI REVOCATI E LIBRI INDEBITAMENTE TRATTENUTI
Cari amici e amiche, oggi siamo costretti a comunicarvi una notizia molto grave.
Nelle scorse settimane, un ex collaboratore dei canali “Giulietto Chiesa Official”, ha modificato tutte le password di accesso a Telegram, YouTube ed Instagram, rifiutandosi di restituirli.
Non solo: ha trattenuto indebitamente in suo possesso centinaia di copie dei libri di Giulietto destinati a voi lettori.
Abbiamo ricevuto comunicazioni in cui venivano avanzate richieste economiche condizionate alla restituzione dei canali e all’imposizione di accordi contrattuali.
Mio padre mi ha insegnato una regola ferrea: non si tratta con certi soggetti.
Perciò, nel rispetto della sua memoria, abbiamo scelto di non cedere. Ho provveduto a sporgere regolare denuncia alle autorità competenti, affinché venga fatta piena luce sull'accaduto. Nel frattempo ci siamo già rimessi al lavoro, guardando avanti con fiducia.
I vecchi canali Telegram, YouTube, Instagram e TikTok denominati “Giulietto Chiesa Official” NON sono più sotto il nostro controllo.
Chi oggi li controlla non rappresenta né noi, né lo spirito originario del progetto, né l’eredità intellettuale di mio padre Giulietto.
Per questo, nasce oggi GIULIETTO CHIESA REAL, l’unico canale ufficiale, gestito dalla famiglia e da una redazione rinnovata, per continuare con trasparenza e coerenza il lavoro culturale iniziato da Giulietto.
1. Disiscrivetevi dai vecchi canali “Giulietto Chiesa Official” (Telegram, YouTube, Instagram) e segnalatene l’uso improprio. Diffidiamo pubblicamente chiunque dall’utilizzare la figura e il nome di Giulietto Chiesa senza l’autorizzazione della famiglia.
2. ISCRIVETEVI subito ai nuovi canali ufficiali “GIULIETTO CHIESA REAL”:
https://giuliettochiesareal.com/
3. DIFFONDETE questo comunicato ovunque e a chiunque per arrivare a tutti coloro che credono ancora nella verità, nella coerenza e nella libertà di pensiero. Mettetelo su tutte le piattaforme, sui vostri stati Whatsapp, dappertutto.
Le rubriche storiche come “Giuliettologia”, “Il punto di Fiammetta” e i nuovi contenuti della redazione riprenderanno senza interruzioni sui nuovi canali.
Ripartire da zero comporterà un enorme sforzo umano ed emotivo, ma anche ingenti spese legali per affrontare la questione dei vecchi canali, costi tecnici e la perdita di centinaia di libri.
Se volete aiutarci a ricostruire questo progetto, potete farlo acquistando i nostri libri, oppure con un contributo simbolico tramite bonifico o PayPal.
📱 PAYPAL: https://paypal.me/giuliettofficial?country.x=IT&locale.x=it_IT
🏦 BONIFICO:
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La voce di Giulietto non si spegne. Cambia solo luogo.
Ci hanno tolto i canali ma non ci toglieranno mai la voce.
Perché le radici profonde non temono il vento.
E con il vostro aiuto, saremo più forti che mai.
Grazie di cuore a tutti.
Lorenzo Chiesa
È fondamentale che acquistiate i libri solo tramite i link e le comunicazioni fornite dai canali “GIULIETTO CHIESA REAL”.
Chi è ancora in attesa di ricevere il proprio ordine, può contattarci al nuovo indirzzo mail: giuliettochiesareal@protonmail.com
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L'uomo torturato dai propri demoni interiori si vendica sempre, insensatamente, contro i suoi vicini di casa, scrisse Kafka.
Non c'è più molto da dire. È stato detto tutto quello che si poteva in oltre diciotto mesi di orrore, abbiamo tentato di fare tutto quello che fosse umanamente possibile, nei limiti della nostra impotenza e del nostro grande dolore. Manifestazioni, a partire da ottobre ' 23 - Napoli, Roma, ovunque. Contatti, con Gaza e con la Cisgiordania. Condivisioni, letture, appelli, missive in ogni dove. La propria persona quasi offerta in sacrificio per il sollazzo di un branco di disagiati sul web. Traduzioni, video, post. Ogni ora del giorno e della notte impegnata per tentare di svegliare i dormienti, per scuoterli dal loro indecente torpore. Donazioni sempre più ravvicinate per tentare di salvare il salvabile. I bambini di Gaza, le domeniche pomeriggio con loro, con le madri e con i padri in videochiamata. Fiumi di parole.
Tutto inutile.
E mi tormenta il dubbio atroce che avrei potuto fare di più. Avremmo dovuto fare di più.
Il progetto di mettere fine alla questione palestinese - più forte di tutti noi messi assieme - era già stato predisposto da molto tempo, gli accordi sotto banco già stipulati, i servizi segreti già tutti allertati - ricordatevi dell'incontro tra agenti del Mossad e servizi segreti italiani con annesso incidente mortale nel Lago Maggiore, 28 maggio 2023, pochi mesi prima dell'inizio del genocidio a Gaza, e su cui calò una coltre di silenzio inspiegabile da parte dei media - persino il canovaccio della farsa trash già ben abbozzato. Tutti gli attori già pronti ed in riga.
Occorreva solo attendere la mossa, una qualsiasi, della Resistenza di Gaza per dare fuoco alle polveri. Sbarazzarsi per sempre del problema palestinese, prospettiva allettante non solo per l'entità sionista. Nella penisola arabica smaniavano da anni per fare affari in santa pace, senza più dover rendere conto della propria inettitudine, con il bullo del quartiere ed il suo paparino. Alla faccia dei nemici. Con nemici di tale fatta i progettisti della grande israele potevano dormire sonni tranquilli.
By the way, con la debunkerizzazione immediata della farsa trash del rave party, ad esempio, ho perso più di un'amicizia e me ne compiaccio.
Sì defilarono come conigli al primo confronto serio, salvo poi richiedermi un contatto che giammai riconcederei. Troppe perle ai porci.
Col tempo forse hanno avuto modo di capire.
Tutti hanno capito. Ci è voluto un'infinità di orrore, però, affinché la bandiera della Palestina fosse sventolata da gente come Fratojanni. Carne umana e sangue in grande quantità.
E così, nei piani alti cominciano a riposizionarsi, ma fuori tempo massimo.
Non illudiamoci che si tratti di un'improvvisa folgorazione sulla via di Damasco. Sapevano già cosa accadesse e cosa accadrà in Palestina, ma hanno taciuto, come codardi.
Di più: hanno offerto copertura ad un crimine orrendo, in molti casi ne hanno fatto apologia. Ed ora temono che il loro oscuro nome resti per sempre associato a questa carneficina immane. Imbrattato perpetuamente.
Nei piani bassi invece tutto resta più o meno com'era. Chi ha taciuto, continua a tacere. Mi congratulo per la coerenza, almeno quella non gli fa difetto.
Chi ha oscenamente definito guerra l'assalto di sette armate coloniali contro il popolo più solo della terra avrà modo di pentirsene. E chi se ne è allegramente fottuto probabilmente si ricorderà di Gaza quando questo mondo sarà diventato un enorme campo profughi.
Signore, non perdonarli mai, perché sapevano quel che facevano
#gazavive
Rossella Ahmad
Non c'è più molto da dire. È stato detto tutto quello che si poteva in oltre diciotto mesi di orrore, abbiamo tentato di fare tutto quello che fosse umanamente possibile, nei limiti della nostra impotenza e del nostro grande dolore. Manifestazioni, a partire da ottobre ' 23 - Napoli, Roma, ovunque. Contatti, con Gaza e con la Cisgiordania. Condivisioni, letture, appelli, missive in ogni dove. La propria persona quasi offerta in sacrificio per il sollazzo di un branco di disagiati sul web. Traduzioni, video, post. Ogni ora del giorno e della notte impegnata per tentare di svegliare i dormienti, per scuoterli dal loro indecente torpore. Donazioni sempre più ravvicinate per tentare di salvare il salvabile. I bambini di Gaza, le domeniche pomeriggio con loro, con le madri e con i padri in videochiamata. Fiumi di parole.
Tutto inutile.
E mi tormenta il dubbio atroce che avrei potuto fare di più. Avremmo dovuto fare di più.
Il progetto di mettere fine alla questione palestinese - più forte di tutti noi messi assieme - era già stato predisposto da molto tempo, gli accordi sotto banco già stipulati, i servizi segreti già tutti allertati - ricordatevi dell'incontro tra agenti del Mossad e servizi segreti italiani con annesso incidente mortale nel Lago Maggiore, 28 maggio 2023, pochi mesi prima dell'inizio del genocidio a Gaza, e su cui calò una coltre di silenzio inspiegabile da parte dei media - persino il canovaccio della farsa trash già ben abbozzato. Tutti gli attori già pronti ed in riga.
Occorreva solo attendere la mossa, una qualsiasi, della Resistenza di Gaza per dare fuoco alle polveri. Sbarazzarsi per sempre del problema palestinese, prospettiva allettante non solo per l'entità sionista. Nella penisola arabica smaniavano da anni per fare affari in santa pace, senza più dover rendere conto della propria inettitudine, con il bullo del quartiere ed il suo paparino. Alla faccia dei nemici. Con nemici di tale fatta i progettisti della grande israele potevano dormire sonni tranquilli.
By the way, con la debunkerizzazione immediata della farsa trash del rave party, ad esempio, ho perso più di un'amicizia e me ne compiaccio.
Sì defilarono come conigli al primo confronto serio, salvo poi richiedermi un contatto che giammai riconcederei. Troppe perle ai porci.
Col tempo forse hanno avuto modo di capire.
Tutti hanno capito. Ci è voluto un'infinità di orrore, però, affinché la bandiera della Palestina fosse sventolata da gente come Fratojanni. Carne umana e sangue in grande quantità.
E così, nei piani alti cominciano a riposizionarsi, ma fuori tempo massimo.
Non illudiamoci che si tratti di un'improvvisa folgorazione sulla via di Damasco. Sapevano già cosa accadesse e cosa accadrà in Palestina, ma hanno taciuto, come codardi.
Di più: hanno offerto copertura ad un crimine orrendo, in molti casi ne hanno fatto apologia. Ed ora temono che il loro oscuro nome resti per sempre associato a questa carneficina immane. Imbrattato perpetuamente.
Nei piani bassi invece tutto resta più o meno com'era. Chi ha taciuto, continua a tacere. Mi congratulo per la coerenza, almeno quella non gli fa difetto.
Chi ha oscenamente definito guerra l'assalto di sette armate coloniali contro il popolo più solo della terra avrà modo di pentirsene. E chi se ne è allegramente fottuto probabilmente si ricorderà di Gaza quando questo mondo sarà diventato un enorme campo profughi.
Signore, non perdonarli mai, perché sapevano quel che facevano
#gazavive
Rossella Ahmad
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Da Farah Nabulsi:
Sto condividendo qui una delle cose più dolorose che ho letto in questi giorni incredibilmente oscuri. Avevo pensato di leggerla in un video, ma onestamente mi sento male. In questo momento vorrei solo rannicchiarmi e sparire da questo mondo.
È di un uomo chiamato Dr. Ezzideen, che seguo su X. La sua scrittura è in generale molto potente, ed è un vero medico a Gaza. (Il suo account su X è @ezzingaza, nel caso qualcuno volesse saperlo).
Ecco il testo:
Non c’è illusione più oscena, più grottesca, della convinzione che l’uomo sia il culmine della creazione. Se indossa una corona, è forgiata dalle macerie e incastonata di denti strappati dalla bocca dei bambini. E in nessun luogo, in nessun luogo, questa oscenità è più visibile che a Gaza, dove l’uomo strappa l’ultimo velo della civiltà e si mostra per ciò che è sempre stato: una bestia predatrice, con la ragione abbastanza affilata da uccidere con efficienza, e appena abbastanza coscienza da provare un fugace disagio, subito messo a tacere.
Gaza non è una tragedia. Chiamarla così sarebbe troppo gentile. Non è un incidente della diplomazia o dei confini. È un palcoscenico. Una rappresentazione. Una dimostrazione di ciò che accade quando all’uomo vengono dati strumenti, sistemi, dati — ma non un’anima. È la conclusione logica di una specie che non vive: divora.
Le persone lì — bambini, donne, vecchi — non sono vittime. Anche quella parola è diventata troppo gentile. Sono soggetti di esperimento.
Vivisezionati, esaminati, catalogati. Non in nome della scoperta, ma all’ombra dell’indifferenza totale. Gaza è stata trasformata in una gabbia — non immaginaria, non poetica, ma letterale — e al suo interno viene scatenato ogni strumento di degradazione umana: fame, bombardamenti, silenzio, isolamento, sparizione. Non in successione. Ma insieme. Simultaneamente. In modo esaustivo.
Questo non è dolore. È l’industrializzazione dell’agonia.
Perfino ai topi da laboratorio viene offerta la dignità dell’isolamento: un trauma per gabbia. Fame in una, paura in un’altra. Ma Gaza non è un laboratorio. È una fornace. Un sito nero. Un luogo dove le regole della sperimentazione sono crollate in un rituale di crudeltà. Le variabili non vengono più misurate. Sono armate.
Le armi a Gaza non vengono usate: vengono presentate in anteprima.
Il cadavere di un bambino non è un errore: è una conferma. Un dato.
L’annientamento di un quartiere non è un incidente: è marketing.
Il mondo non piange. Guarda. Si informa. Il missile raggiunge il bersaglio?
La struttura crolla nel raggio previsto?
Il cibo non è trattenuto per caos: è razionato con precisione matematica.
Il gazawi non è nutrito in base a ciò che la vita richiede, ma a ciò che la morte permette.
Appena abbastanza per negare il martirio, mai abbastanza per permettere significato.
Non è misericordia. È manutenzione.
Lo spirito umano, sospeso indefinitamente nello spazio tra il perire e il sopravvivere.
E nulla di tutto questo è casuale. È sistematico.
Pulito. Clinico. Gaza non è governata. È amministrata come un paziente terminale tenuto in vita per studio.
Le soglie psicologiche vengono testate, non da studiosi, ma da soldati.
I legami sociali vengono schiacciati sotto il peso del lutto ripetuto.
Ogni urlo è registrato. Ogni silenzio annotato. Ogni sepoltura cronometrata e archiviata.
E il mondo? Si volta dall’altra parte.
Dà un nome a questo “conflitto”, come se sezionatore e sezionato fossero in qualche modo uguali. Come se il topo e il bisturi fossero entrambi partecipanti dello stesso esperimento.
No. Questo non è un conflitto. Questa è vivisezione.
E l’umanità, questa specie che osa parlare di bellezza e di eternità, guarda.
Razionalizza. Va avanti.
L’uomo non è ciò che immagina di essere.
Non è portatore di giustizia, né creatura di verità.
È, nella sua forma ultima e più autentica, il più raffinato fabbricante di sofferenza che abbia mai camminato sulla Terra.
Sto condividendo qui una delle cose più dolorose che ho letto in questi giorni incredibilmente oscuri. Avevo pensato di leggerla in un video, ma onestamente mi sento male. In questo momento vorrei solo rannicchiarmi e sparire da questo mondo.
È di un uomo chiamato Dr. Ezzideen, che seguo su X. La sua scrittura è in generale molto potente, ed è un vero medico a Gaza. (Il suo account su X è @ezzingaza, nel caso qualcuno volesse saperlo).
Ecco il testo:
Non c’è illusione più oscena, più grottesca, della convinzione che l’uomo sia il culmine della creazione. Se indossa una corona, è forgiata dalle macerie e incastonata di denti strappati dalla bocca dei bambini. E in nessun luogo, in nessun luogo, questa oscenità è più visibile che a Gaza, dove l’uomo strappa l’ultimo velo della civiltà e si mostra per ciò che è sempre stato: una bestia predatrice, con la ragione abbastanza affilata da uccidere con efficienza, e appena abbastanza coscienza da provare un fugace disagio, subito messo a tacere.
Gaza non è una tragedia. Chiamarla così sarebbe troppo gentile. Non è un incidente della diplomazia o dei confini. È un palcoscenico. Una rappresentazione. Una dimostrazione di ciò che accade quando all’uomo vengono dati strumenti, sistemi, dati — ma non un’anima. È la conclusione logica di una specie che non vive: divora.
Le persone lì — bambini, donne, vecchi — non sono vittime. Anche quella parola è diventata troppo gentile. Sono soggetti di esperimento.
Vivisezionati, esaminati, catalogati. Non in nome della scoperta, ma all’ombra dell’indifferenza totale. Gaza è stata trasformata in una gabbia — non immaginaria, non poetica, ma letterale — e al suo interno viene scatenato ogni strumento di degradazione umana: fame, bombardamenti, silenzio, isolamento, sparizione. Non in successione. Ma insieme. Simultaneamente. In modo esaustivo.
Questo non è dolore. È l’industrializzazione dell’agonia.
Perfino ai topi da laboratorio viene offerta la dignità dell’isolamento: un trauma per gabbia. Fame in una, paura in un’altra. Ma Gaza non è un laboratorio. È una fornace. Un sito nero. Un luogo dove le regole della sperimentazione sono crollate in un rituale di crudeltà. Le variabili non vengono più misurate. Sono armate.
Le armi a Gaza non vengono usate: vengono presentate in anteprima.
Il cadavere di un bambino non è un errore: è una conferma. Un dato.
L’annientamento di un quartiere non è un incidente: è marketing.
Il mondo non piange. Guarda. Si informa. Il missile raggiunge il bersaglio?
La struttura crolla nel raggio previsto?
Il cibo non è trattenuto per caos: è razionato con precisione matematica.
Il gazawi non è nutrito in base a ciò che la vita richiede, ma a ciò che la morte permette.
Appena abbastanza per negare il martirio, mai abbastanza per permettere significato.
Non è misericordia. È manutenzione.
Lo spirito umano, sospeso indefinitamente nello spazio tra il perire e il sopravvivere.
E nulla di tutto questo è casuale. È sistematico.
Pulito. Clinico. Gaza non è governata. È amministrata come un paziente terminale tenuto in vita per studio.
Le soglie psicologiche vengono testate, non da studiosi, ma da soldati.
I legami sociali vengono schiacciati sotto il peso del lutto ripetuto.
Ogni urlo è registrato. Ogni silenzio annotato. Ogni sepoltura cronometrata e archiviata.
E il mondo? Si volta dall’altra parte.
Dà un nome a questo “conflitto”, come se sezionatore e sezionato fossero in qualche modo uguali. Come se il topo e il bisturi fossero entrambi partecipanti dello stesso esperimento.
No. Questo non è un conflitto. Questa è vivisezione.
E l’umanità, questa specie che osa parlare di bellezza e di eternità, guarda.
Razionalizza. Va avanti.
L’uomo non è ciò che immagina di essere.
Non è portatore di giustizia, né creatura di verità.
È, nella sua forma ultima e più autentica, il più raffinato fabbricante di sofferenza che abbia mai camminato sulla Terra.
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Nessuna bestia scuoia i suoi simili con tale brillantezza. Nessun diavolo è necessario.
Se un giorno qualcuno chiederà: “Ma come lo sapevate?”
Non risponderemo.
Apriremo le mani e mostreremo ciò che resta:
le ustioni sulla pelle dei nostri figli,
la fame scolpita nelle ossa dei vivi,
le ninne nanne che ora finiscono nel ruggito dei droni.
Non diremo nulla. Perché non resta nulla da dire.
Non lo abbiamo imparato.
Non l’abbiamo letto nei libri.
Lo abbiamo portato nei nostri corpi.
Siamo diventati esso.
Non c’è bisogno dei diavoli.
L’uomo basta.
Egli è la ferita.
Egli è il coltello.
Ed è lui che lo gira."
Se un giorno qualcuno chiederà: “Ma come lo sapevate?”
Non risponderemo.
Apriremo le mani e mostreremo ciò che resta:
le ustioni sulla pelle dei nostri figli,
la fame scolpita nelle ossa dei vivi,
le ninne nanne che ora finiscono nel ruggito dei droni.
Non diremo nulla. Perché non resta nulla da dire.
Non lo abbiamo imparato.
Non l’abbiamo letto nei libri.
Lo abbiamo portato nei nostri corpi.
Siamo diventati esso.
Non c’è bisogno dei diavoli.
L’uomo basta.
Egli è la ferita.
Egli è il coltello.
Ed è lui che lo gira."
❤21👍2
Dal canale ufficiale
Tabayyan (di verifica delle notizie)
❌ #la fake news :
Venerdì la NBC News ha riferito che l'amministrazione Trump starebbe lavorando a un progetto per reinsediare permanentemente fino a un milione di abitanti di Gaza in Libia.
✅ #la verità :
Il team della piattaforma Tebyan ha cercato la fonte della notizia e ha trovato dichiarazioni dell'ambasciata statunitense secondo cui "il rapporto sui presunti piani di trasferimento dei residenti di Gaza in Libia è falso". Ciò è avvenuto dopo che il Dipartimento di Stato americano ha negato la veridicità del rapporto della NBC News.
📌 Per maggiori informazioni, seguici sul canale della piattaforma Tebyan per la verifica.
https://whatsapp.com/channel/0029Vb5c5LwH5JM2lSYWEs0m 🔗
📌 Avviso di sicurezza: una nuova trappola mediatica in nome della "calma"
👈 Nelle ultime ore, i media ebraici hanno parlato molto dei "progressi significativi" nei negoziati per il cessate il fuoco e nell'accordo sullo scambio di prigionieri.
👈 Notiamo che questa notizia si inserisce nel quadro della guerra psicologica e dell'inganno mediatico perseguiti dal nemico, come già fatto in precedenza prima di violare il cessate il fuoco a marzo, quando si è servito di intermediari per diffondere false rassicurazioni alla resistenza prima di lanciare una nuova aggressione.
👈 Il piano "Gideon Vehicles" lanciato dal nemico si basa principalmente sull'inganno mediatico e lo sfrutta per fuorviarlo su una possibile pacificazione della situazione o su una svolta politica con l'obiettivo di:
▪️ Interrompere la decisione di resistenza.
▪️ Diffondere confusione tra le fila della resistenza e sul fronte interno.
▪️ Copertura di operazioni militari a sorpresa.
👈 Ripetiamo:
Ogni discorso su un accordo o un cessate il fuoco non è attendibile, a meno che non provenga da fonti della resistenza.
La consapevolezza è responsabilità di ogni cittadino e combattente della resistenza, e affrontare le voci come strumenti ostili è una necessità di sicurezza.
🏷️ La guardia... consapevolezza e immunizzazione
Segui la guardia: t.me/alhares
Tabayyan (di verifica delle notizie)
❌ #la fake news :
Venerdì la NBC News ha riferito che l'amministrazione Trump starebbe lavorando a un progetto per reinsediare permanentemente fino a un milione di abitanti di Gaza in Libia.
✅ #la verità :
Il team della piattaforma Tebyan ha cercato la fonte della notizia e ha trovato dichiarazioni dell'ambasciata statunitense secondo cui "il rapporto sui presunti piani di trasferimento dei residenti di Gaza in Libia è falso". Ciò è avvenuto dopo che il Dipartimento di Stato americano ha negato la veridicità del rapporto della NBC News.
📌 Per maggiori informazioni, seguici sul canale della piattaforma Tebyan per la verifica.
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📌 Avviso di sicurezza: una nuova trappola mediatica in nome della "calma"
👈 Nelle ultime ore, i media ebraici hanno parlato molto dei "progressi significativi" nei negoziati per il cessate il fuoco e nell'accordo sullo scambio di prigionieri.
👈 Notiamo che questa notizia si inserisce nel quadro della guerra psicologica e dell'inganno mediatico perseguiti dal nemico, come già fatto in precedenza prima di violare il cessate il fuoco a marzo, quando si è servito di intermediari per diffondere false rassicurazioni alla resistenza prima di lanciare una nuova aggressione.
👈 Il piano "Gideon Vehicles" lanciato dal nemico si basa principalmente sull'inganno mediatico e lo sfrutta per fuorviarlo su una possibile pacificazione della situazione o su una svolta politica con l'obiettivo di:
▪️ Interrompere la decisione di resistenza.
▪️ Diffondere confusione tra le fila della resistenza e sul fronte interno.
▪️ Copertura di operazioni militari a sorpresa.
👈 Ripetiamo:
Ogni discorso su un accordo o un cessate il fuoco non è attendibile, a meno che non provenga da fonti della resistenza.
La consapevolezza è responsabilità di ogni cittadino e combattente della resistenza, e affrontare le voci come strumenti ostili è una necessità di sicurezza.
🏷️ La guardia... consapevolezza e immunizzazione
Segui la guardia: t.me/alhares
👍9
Nel nome di Dio, il più clemente, il più misericordioso
Comunicato stampa
Il Movimento di resistenza islamico (Hamas) accoglie con favore i risultati del 34° vertice arabo tenutosi a Baghdad e apprezza le posizioni espresse dai leader arabi nelle loro dichiarazioni che chiedono la fine della guerra di sterminio nella Striscia di Gaza, la cessazione immediata delle aggressioni, l'apertura dei valichi e l'ingresso degli aiuti.
Apprezziamo inoltre la chiara condanna dell'aggressione e la richiesta della sua immediata cessazione, il categorico rifiuto dello sfollamento del nostro popolo palestinese, l'enfasi sulla centralità della causa palestinese e sui diritti del nostro popolo al ritorno, alla libertà, all'autodeterminazione e all'istituzione di un proprio Stato indipendente con Gerusalemme come capitale, nonché il rifiuto delle politiche di giudaizzazione, insediamento e fame dell'occupazione, contenute nella dichiarazione finale.
Noi, del movimento Hamas, chiediamo di tradurre queste importanti posizioni in passi concreti e pratici, attraverso misure e meccanismi urgenti per fermare l'aggressione e i massacri, togliere l'assedio, attivare il piano di ripresa arabo-islamico, il Fondo per la ricostruzione di Gaza, prendersi cura degli orfani e dei feriti e attuare le decisioni del vertice arabo-islamico di Riyadh (novembre 2023), che ha chiesto la rottura dell'assedio e l'ingresso immediato degli aiuti.
Rinnoviamo il nostro sostegno a qualsiasi appello responsabile all'unità nazionale palestinese basato su un progetto di liberazione globale che esprima la volontà del nostro popolo e soddisfi le sue aspirazioni di libertà, ritorno, autodeterminazione e creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale.
Movimento di resistenza islamica - Hamas
Sabato: 19 Dhu al-Qi'dah 1446 AH
Corrispondente al: 17 maggio 2025
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
Comunicato stampa
Il Movimento di resistenza islamico (Hamas) accoglie con favore i risultati del 34° vertice arabo tenutosi a Baghdad e apprezza le posizioni espresse dai leader arabi nelle loro dichiarazioni che chiedono la fine della guerra di sterminio nella Striscia di Gaza, la cessazione immediata delle aggressioni, l'apertura dei valichi e l'ingresso degli aiuti.
Apprezziamo inoltre la chiara condanna dell'aggressione e la richiesta della sua immediata cessazione, il categorico rifiuto dello sfollamento del nostro popolo palestinese, l'enfasi sulla centralità della causa palestinese e sui diritti del nostro popolo al ritorno, alla libertà, all'autodeterminazione e all'istituzione di un proprio Stato indipendente con Gerusalemme come capitale, nonché il rifiuto delle politiche di giudaizzazione, insediamento e fame dell'occupazione, contenute nella dichiarazione finale.
Noi, del movimento Hamas, chiediamo di tradurre queste importanti posizioni in passi concreti e pratici, attraverso misure e meccanismi urgenti per fermare l'aggressione e i massacri, togliere l'assedio, attivare il piano di ripresa arabo-islamico, il Fondo per la ricostruzione di Gaza, prendersi cura degli orfani e dei feriti e attuare le decisioni del vertice arabo-islamico di Riyadh (novembre 2023), che ha chiesto la rottura dell'assedio e l'ingresso immediato degli aiuti.
Rinnoviamo il nostro sostegno a qualsiasi appello responsabile all'unità nazionale palestinese basato su un progetto di liberazione globale che esprima la volontà del nostro popolo e soddisfi le sue aspirazioni di libertà, ritorno, autodeterminazione e creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale.
Movimento di resistenza islamica - Hamas
Sabato: 19 Dhu al-Qi'dah 1446 AH
Corrispondente al: 17 maggio 2025
Sito ufficiale - Movimento Hamas
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❤10
⭕️ Hamas chiede di intensificare lo scontro e di respingere i crimini dei coloni e gli attacchi terroristici in Cisgiordania.
Il leader di Hamas Abdel Rahman Shadid ha chiesto di intensificare lo scontro e di contrastare i crescenti crimini dei coloni contro città, villaggi, case e terre in Cisgiordania.
Sabato il leader Shadid ha sottolineato che gruppi di coloni estremisti e pesantemente armati continuano le loro aggressioni contro aree della Cisgiordania occupata, di recente incendiando la pianura di Ramin a est di Tulkarem, bruciando terreni nelle pianure vicino a Turmus Ayya e Abu Falah a nordest di Ramallah e assediando e privando d'acqua le comunità beduine nella valle del Giordano.
Shadid ha sottolineato che le bande di coloni stanno attualmente portando a termine i loro crimini con il supporto dell'esercito di occupazione e sotto la copertura di un governo sionista estremista, che fornisce loro supporto e protezione nel portare a termine i loro attacchi criminali.
Ha spiegato che l'escalation degli attacchi delle milizie dei coloni in Cisgiordania è una continuazione dei massacri genocidi perpetrati contro il nostro popolo, ovunque risieda, e una continuazione dell'approccio di giudaizzazione e sradicamento adottato dal governo di occupazione nell'attuazione del piano di annessione.
Ha sottolineato la necessità di scoraggiare i coloni in Cisgiordania, di restare uniti contro la loro invasione e i loro crimini e di contrastare i piani estremisti del governo di occupazione, che cerca di sfollare i palestinesi ed espellerli dalle loro terre e dai loro villaggi, in particolare quelli vicini agli insediamenti.
Ha ribadito che gli attacchi dei coloni estremisti, sostenuti dal loro governo fascista, non spingeranno il nostro popolo a rinunciare o cedere la propria terra e i propri diritti, ma piuttosto condurranno a una maggiore fermezza e perseveranza e saranno un incentivo a ulteriore sfida e confronto, nonché all'adesione all'opzione della resistenza.
Il leader Shadid ha invitato tutte le fazioni, le forze, i movimenti e tutti coloro che portano armi nei governatorati della Cisgiordania a respingere questi attacchi terroristici e a unirsi per affrontare i crimini dell'occupazione, scoraggiare i coloni e respingere la loro aggressione contro il nostro popolo, la nostra terra e i nostri luoghi sacri.
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://almoqawma.com/2025/05/17/6456/
Il leader di Hamas Abdel Rahman Shadid ha chiesto di intensificare lo scontro e di contrastare i crescenti crimini dei coloni contro città, villaggi, case e terre in Cisgiordania.
Sabato il leader Shadid ha sottolineato che gruppi di coloni estremisti e pesantemente armati continuano le loro aggressioni contro aree della Cisgiordania occupata, di recente incendiando la pianura di Ramin a est di Tulkarem, bruciando terreni nelle pianure vicino a Turmus Ayya e Abu Falah a nordest di Ramallah e assediando e privando d'acqua le comunità beduine nella valle del Giordano.
Shadid ha sottolineato che le bande di coloni stanno attualmente portando a termine i loro crimini con il supporto dell'esercito di occupazione e sotto la copertura di un governo sionista estremista, che fornisce loro supporto e protezione nel portare a termine i loro attacchi criminali.
Ha spiegato che l'escalation degli attacchi delle milizie dei coloni in Cisgiordania è una continuazione dei massacri genocidi perpetrati contro il nostro popolo, ovunque risieda, e una continuazione dell'approccio di giudaizzazione e sradicamento adottato dal governo di occupazione nell'attuazione del piano di annessione.
Ha sottolineato la necessità di scoraggiare i coloni in Cisgiordania, di restare uniti contro la loro invasione e i loro crimini e di contrastare i piani estremisti del governo di occupazione, che cerca di sfollare i palestinesi ed espellerli dalle loro terre e dai loro villaggi, in particolare quelli vicini agli insediamenti.
Ha ribadito che gli attacchi dei coloni estremisti, sostenuti dal loro governo fascista, non spingeranno il nostro popolo a rinunciare o cedere la propria terra e i propri diritti, ma piuttosto condurranno a una maggiore fermezza e perseveranza e saranno un incentivo a ulteriore sfida e confronto, nonché all'adesione all'opzione della resistenza.
Il leader Shadid ha invitato tutte le fazioni, le forze, i movimenti e tutti coloro che portano armi nei governatorati della Cisgiordania a respingere questi attacchi terroristici e a unirsi per affrontare i crimini dell'occupazione, scoraggiare i coloni e respingere la loro aggressione contro il nostro popolo, la nostra terra e i nostri luoghi sacri.
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://almoqawma.com/2025/05/17/6456/
حركة المقاومة الإسلامية - حماس
حماس تدعو لتصعيد المواجهة وصد جرائم المستوطنين وهجماتهم الإرهابية بالضفة
دعا القيادي في حركة المقاومة الإسلامية “حماس” عبد الرحمن شديد، لتصعيد المواجهة والتصدي لجرائم المستوطنين المتصاعدة بحق بلدات وقرى ومنازل وأراضي الضفة الغربية. ولفت القيادي شديد اليوم السبت إلى أن جماعات المستوطنين المتطرفين والمدججين بالسلاح يواصلون عدوانهم…
👍9
Nel nome di Dio, il più clemente, il più misericordioso
Comunicato stampa
Gli aerei dell'esercito di occupazione fascista hanno effettuato incursioni brutali sulle tende degli sfollati nella zona di Al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis, provocando la morte di più di venti martiri, per lo più bambini, oltre a più di cento feriti.
Prendere di mira le tende degli sfollati e bruciarle insieme ai civili innocenti al loro interno; Si tratta di un nuovo crimine brutale che incarna il fascismo del governo criminale di guerra di Netanyahu e la sua palese violazione di tutte le leggi e norme umanitarie.
Concedendo copertura politica e militare al governo di occupazione terrorista, l'amministrazione statunitense si assume la responsabilità diretta di questa folle escalation di attacchi contro civili innocenti nella Striscia di Gaza, tra cui bambini, donne e anziani.
Noi, del movimento Hamas, denunciamo il silenzio e l'impotenza con cui il sistema delle Nazioni Unite, le sue istituzioni e le nazioni del mondo rispondono a questi crimini brutali e alle violazioni senza precedenti di tutte le leggi di guerra commesse dall'esercito di occupazione e dal suo governo fascista.
Rinnoviamo il nostro appello ai paesi arabi e islamici affinché si assumano le proprie responsabilità e intervengano con urgenza per porre fine ai massacri e al genocidio in corso e adottino misure efficaci per fornire soccorso al nostro popolo e fornirgli il sostegno necessario per rafforzare la sua fermezza sulla propria terra.
Movimento di resistenza islamica - Hamas
Domenica: 20 Dhu al-Qi'dah 1446 AH
Corrispondente al: 18 maggio 2025
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
Comunicato stampa
Gli aerei dell'esercito di occupazione fascista hanno effettuato incursioni brutali sulle tende degli sfollati nella zona di Al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis, provocando la morte di più di venti martiri, per lo più bambini, oltre a più di cento feriti.
Prendere di mira le tende degli sfollati e bruciarle insieme ai civili innocenti al loro interno; Si tratta di un nuovo crimine brutale che incarna il fascismo del governo criminale di guerra di Netanyahu e la sua palese violazione di tutte le leggi e norme umanitarie.
Concedendo copertura politica e militare al governo di occupazione terrorista, l'amministrazione statunitense si assume la responsabilità diretta di questa folle escalation di attacchi contro civili innocenti nella Striscia di Gaza, tra cui bambini, donne e anziani.
Noi, del movimento Hamas, denunciamo il silenzio e l'impotenza con cui il sistema delle Nazioni Unite, le sue istituzioni e le nazioni del mondo rispondono a questi crimini brutali e alle violazioni senza precedenti di tutte le leggi di guerra commesse dall'esercito di occupazione e dal suo governo fascista.
Rinnoviamo il nostro appello ai paesi arabi e islamici affinché si assumano le proprie responsabilità e intervengano con urgenza per porre fine ai massacri e al genocidio in corso e adottino misure efficaci per fornire soccorso al nostro popolo e fornirgli il sostegno necessario per rafforzare la sua fermezza sulla propria terra.
Movimento di resistenza islamica - Hamas
Domenica: 20 Dhu al-Qi'dah 1446 AH
Corrispondente al: 18 maggio 2025
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
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La luna è presenza viva nel linguaggio, nell’arte, nei nomi propri:
هلال, بدر, نور القمر, قمر الزمان…
In arabo, la luna non si guarda soltanto.
Si ama.
1/2
Arabo Semplicemente
هلال, بدر, نور القمر, قمر الزمان…
In arabo, la luna non si guarda soltanto.
Si ama.
1/2
Arabo Semplicemente
👍8❤5
La luna è presenza viva nel linguaggio, nell’arte, nei nomi propri:
هلال, بدر, نور القمر, قمر الزمان…
In arabo, la luna non si guarda soltanto.
Si ama.
2/2
Arabo Semplicemente
هلال, بدر, نور القمر, قمر الزمان…
In arabo, la luna non si guarda soltanto.
Si ama.
2/2
Arabo Semplicemente
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