Forwarded from Francesca Quibla
Assad avrà avuto la sua porzione di colpe, ma il dato di fatto è che ha resistito per oltre 13 anni a una guerra per procura scatenata da potenze esterne con la complicità di traditori interni. Il popolo siriano non ha mai avuto davvero una scelta: si diceva “Assad o barbarie”, e alla fine hanno avuto la barbarie.
Quindi grazie. Grazie a chi ha lavorato instancabilmente per smantellare lo Stato siriano. Grazie alle quinte colonne che, nell’ombra, hanno aperto le porte ai tagliagole travestiti da rivoluzionari. Grazie ai tradimenti, quelli interni e quelli esterni, degli alleati che hanno voltato le spalle quando non c’era più nulla da guadagnare. Grazie anche a quelle anime candide che si sono bevute la favola della “rivoluzione” e hanno fatto il gioco dei peggiori carnefici della regione.
Un lavoro del cazzo, davvero. Un capolavoro di distruzione e regressione che ha riportato la Siria indietro di oltre cento anni. Da uno Stato sovrano, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, a un territorio frammentato tra signori della guerra, bande armate e terroristi in doppiopetto. E adesso? Qualcuno avrà almeno il coraggio di guardare il disastro e riconoscere il proprio fallimento? O continueranno a raccontarsi che era tutto per la democrazia?
Mi piange il cuore, e sono nello sconforto più totale. Perché chi ama davvero la Siria, e ciò che significa in termini politici, non può che provare dolore di fronte a questo scempio.
F. Quibla
Quindi grazie. Grazie a chi ha lavorato instancabilmente per smantellare lo Stato siriano. Grazie alle quinte colonne che, nell’ombra, hanno aperto le porte ai tagliagole travestiti da rivoluzionari. Grazie ai tradimenti, quelli interni e quelli esterni, degli alleati che hanno voltato le spalle quando non c’era più nulla da guadagnare. Grazie anche a quelle anime candide che si sono bevute la favola della “rivoluzione” e hanno fatto il gioco dei peggiori carnefici della regione.
Un lavoro del cazzo, davvero. Un capolavoro di distruzione e regressione che ha riportato la Siria indietro di oltre cento anni. Da uno Stato sovrano, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, a un territorio frammentato tra signori della guerra, bande armate e terroristi in doppiopetto. E adesso? Qualcuno avrà almeno il coraggio di guardare il disastro e riconoscere il proprio fallimento? O continueranno a raccontarsi che era tutto per la democrazia?
Mi piange il cuore, e sono nello sconforto più totale. Perché chi ama davvero la Siria, e ciò che significa in termini politici, non può che provare dolore di fronte a questo scempio.
F. Quibla
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Forwarded from Nikos Klitsikas Νίκος Κλειτσίκας (Nikos)
Μετά από πολύχρονους δικαστικούς αγώνες εγκρίθηκε από γαλλικό δικαστήριο η απελευθέρωση του Λιβανέζου αγωνιστή της Παλαιστινιακής Αντίστασης, του μαρξιστή λενινιστή Γκιόργκι (Τζορτζ) Ιμπραχίμ Αμπνταλλάχ...
Μιλώντας από το κελί του στη φυλακή Λανμεζάν στη νοτιοδυτική Γαλλία στην Agence France-Presse, ο Αμπνταλλάχ δήλωσε μεταξύ άλλων:
«Αν συμφώνησαν να με αφήσουν ελεύθερο, είναι λόγω της αυξανόμενης κινητοποίησης πίσω από τον σκοπό.
Ο χρόνος που περνάει κανείς πίσω από τα κάγκελα δεν καθορίζει την...
Περισσότερα... 👉 https://www.press-gr.com/2025/07/blog-post_467.html
Μιλώντας από το κελί του στη φυλακή Λανμεζάν στη νοτιοδυτική Γαλλία στην Agence France-Presse, ο Αμπνταλλάχ δήλωσε μεταξύ άλλων:
«Αν συμφώνησαν να με αφήσουν ελεύθερο, είναι λόγω της αυξανόμενης κινητοποίησης πίσω από τον σκοπό.
Ο χρόνος που περνάει κανείς πίσω από τα κάγκελα δεν καθορίζει την...
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Αμπνταλλάχ: Αν συμφώνησαν να με αφήσουν ελεύθερο, είναι λόγω της αυξανόμενης κινητοποίησης...
PRESS-GR: Ειδήσεις, ρεπορτάζ, αποκαλύψεις και σχόλια χωρίς φίλτρα από το 2009.
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Forwarded from Nikos Klitsikas Νίκος Κλειτσίκας (Nikos)
«Ο Άσαντ μπορεί να είχε το μερίδιό του στην ευθύνη, αλλά το γεγονός είναι ότι αντιστάθηκε για περισσότερα από 13 χρόνια σ' έναν πόλεμο δι' αντιπροσώπων που εξαπολύθηκε από εξωτερικές δυνάμεις με τη συνενοχή εσωτερικών προδοτών.
Ο συριακός λαός δεν είχε ποτέ πραγματικά άλλη επιλογή κι έλεγε: "Άσαντ ή βαρβαρότητα" και στο τέλος πήρε την βαρβαρότητα.
Σας ευχαριστώ λοιπόν...
Πως μπόρεσαν οι ΗΠΑ (με εκβιασμό ή χρηματισμό;) να εξαγοράσουν το ελληνόφωνο πολιτικό σύστημα;
Πότε θα μάθουμε γιατί στην Ελλάδα όλες οι κυβερνήσεις, αριστερές και δεξιές, όλα τα πολιτικά κόμματα, αριστερά και δεξιά, μαζί κι η εξωκοινοβουλευτική αριστερά και γιατί στρατεύτηκαν και στάθηκαν σθεναρά με την πλευρά του αμερικάνικου ιμπεριαλισμού επί 14 ολόκληρα χρόνια εναντίον του δημοκρατικά εκλεγμένου προέδρου Άσαντ και μιας κυβέρνησης στην οποία συμμετείχε και το Κομουνιστικό Κόμμα Συρίας;
Περισσότερα... 👉 https://www.press-gr.com/2025/07/francesca-quibla.html
Ο συριακός λαός δεν είχε ποτέ πραγματικά άλλη επιλογή κι έλεγε: "Άσαντ ή βαρβαρότητα" και στο τέλος πήρε την βαρβαρότητα.
Σας ευχαριστώ λοιπόν...
Πως μπόρεσαν οι ΗΠΑ (με εκβιασμό ή χρηματισμό;) να εξαγοράσουν το ελληνόφωνο πολιτικό σύστημα;
Πότε θα μάθουμε γιατί στην Ελλάδα όλες οι κυβερνήσεις, αριστερές και δεξιές, όλα τα πολιτικά κόμματα, αριστερά και δεξιά, μαζί κι η εξωκοινοβουλευτική αριστερά και γιατί στρατεύτηκαν και στάθηκαν σθεναρά με την πλευρά του αμερικάνικου ιμπεριαλισμού επί 14 ολόκληρα χρόνια εναντίον του δημοκρατικά εκλεγμένου προέδρου Άσαντ και μιας κυβέρνησης στην οποία συμμετείχε και το Κομουνιστικό Κόμμα Συρίας;
Περισσότερα... 👉 https://www.press-gr.com/2025/07/francesca-quibla.html
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Francesca Quibla: Ευχαριστώ όσους εργάστηκαν ακούραστα για τη διάλυση του Συριακού κράτους...
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
PERQUISITA LA CASA E GLI STRUMENTI INFORMATICI DI GABRIELE RUBINI, ALIAS "CHEF RUBIO"
La mattina del 17 luglio alle 7:00, gli agenti della “Divisione investigazioni generali – Operazioni speciali. III Sezione Antiterrorismo Interno” della Questura di Roma hanno fatto una perquisizione nella casa di Gabriele Rubini -in arte, Chef Rubio- in cui hanno sequestrato tutti i suoi strumenti elettronici e le chiavette USB.
Dopo di che lo hanno portato nel commissariato di Frascati e trattenuto fino alle 19:50.
L’obiettivo dell’operazione era di acquisire informazioni sulle sue attività telematiche, contestandogli due post sul proprio profilo X, nonché cercare all’interno delle sue chat private di Telegram e Signal.
Al momento Gabriele è privo di strumenti elettronici e fino al dissequestro non ha accesso ai propri profili, chat e cloud (non sono stati chiusi). Per questo motivo ha chiesto a me, Alberto Fazolo, di riportare ciò.
Gabriele è libero, ci tiene a garantire che sta bene, ma per un po' non avrà modo di comunicare attraverso i suoi canali o recapiti. Pertanto, inutile cercarlo.
Gabriele da anni è perseguitato e bersagliato per la sua attività di denuncia della pulizia etnica della Palestina. Il provvedimento di perquisizione e il successivo sequestro è stato determinato dai due post qui sotto riportati, ognuno può liberamente farsi una propria idea sul fatto che possano rappresentare, o meno, un pericolo per qualcuno e qualcosa. Tuttavia, in questa operazione, sono stati impegnati i migliori apparati dello Stato a cui sarebbe demandata la sicurezza nazionale.
L’attività di indagine in questo caso ha avuto, in ragione della immediata individuazione di Gabriele e della sua piena disponibilità, un immediato effetto, cosa che purtroppo non possiamo registrare nella ricerca dei mandanti e degli esecutori dell’attentato del 15 maggio scorso, in cui lui è stato massacrato di botte da una squadraccia. Come minimo, si registra una forte asimmetria.
Gabriele non si fa condizionare, va avanti nella lotta con sempre maggiore determinazione e consapevolezza. Ci tiene appunto a ricordare che ad altre persone va pure peggio.
Solidarietà a Gabriele e a tutte le altre vittime.
Alberto Fazolo
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
La mattina del 17 luglio alle 7:00, gli agenti della “Divisione investigazioni generali – Operazioni speciali. III Sezione Antiterrorismo Interno” della Questura di Roma hanno fatto una perquisizione nella casa di Gabriele Rubini -in arte, Chef Rubio- in cui hanno sequestrato tutti i suoi strumenti elettronici e le chiavette USB.
Dopo di che lo hanno portato nel commissariato di Frascati e trattenuto fino alle 19:50.
L’obiettivo dell’operazione era di acquisire informazioni sulle sue attività telematiche, contestandogli due post sul proprio profilo X, nonché cercare all’interno delle sue chat private di Telegram e Signal.
Al momento Gabriele è privo di strumenti elettronici e fino al dissequestro non ha accesso ai propri profili, chat e cloud (non sono stati chiusi). Per questo motivo ha chiesto a me, Alberto Fazolo, di riportare ciò.
Gabriele è libero, ci tiene a garantire che sta bene, ma per un po' non avrà modo di comunicare attraverso i suoi canali o recapiti. Pertanto, inutile cercarlo.
Gabriele da anni è perseguitato e bersagliato per la sua attività di denuncia della pulizia etnica della Palestina. Il provvedimento di perquisizione e il successivo sequestro è stato determinato dai due post qui sotto riportati, ognuno può liberamente farsi una propria idea sul fatto che possano rappresentare, o meno, un pericolo per qualcuno e qualcosa. Tuttavia, in questa operazione, sono stati impegnati i migliori apparati dello Stato a cui sarebbe demandata la sicurezza nazionale.
L’attività di indagine in questo caso ha avuto, in ragione della immediata individuazione di Gabriele e della sua piena disponibilità, un immediato effetto, cosa che purtroppo non possiamo registrare nella ricerca dei mandanti e degli esecutori dell’attentato del 15 maggio scorso, in cui lui è stato massacrato di botte da una squadraccia. Come minimo, si registra una forte asimmetria.
Gabriele non si fa condizionare, va avanti nella lotta con sempre maggiore determinazione e consapevolezza. Ci tiene appunto a ricordare che ad altre persone va pure peggio.
Solidarietà a Gabriele e a tutte le altre vittime.
Alberto Fazolo
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SILVANA DE MARI: QUANDO L’INFAMIA RIESCE A SUPERARE SE STESSA
Durante gli anni della farsemia molti hanno visto comparire alla ribalta personaggi che si sono accreditati come paladini della libertà contro i mostruosi obblighi vaccinali di Stato. Tra questi anche la “pasionaria” dottoressa Silvana De Mari, spesso presente anche nelle manifestazioni di piazza a Torino.
Ma di lei si conosceva decisamente meno un altro aspetto: l’essere una delle più sfegatate paladine degli aguzzini sionisti nei confronti del genocidio palestinese.
Che poi, diciamocela tutta, è la posizione condivisa dal quotidiano “La Verità” di Maurizio Belpietro, dove su questo argomento la pensano più o meno tutti allo stesso modo.
Ebbene ora la De Mari è riuscita a superare persino se stessa e, nel suo ultimo editoriale di domenica 20 luglio, senza alcun senso di vergogna e disgusto auspica lo sterminio di tutti i palestinesi. Ha persino il coraggio e l’impudenza di sostenere che: “A Gaza bevono l’acqua e lavano i pannolini dei bambini perché Israele regala loro l’acqua. A Gaza non sono morti di fame perché Israele regala il cibo e lo sta anche distribuendo. […]. Per quanto moderata fosse la risposta di Israele, che ha evitato bombardamenti a tappeto come a Dresda o come in Cecenia, la trappola dell’antisemitismo è scattata […]. Questo sta rendendo la guerra eterna perché, contrariamente a tutti gli altri belligeranti, i palestinesi di Gaza hanno il loro nemico che li sfama, eppure vengono messe su Facebook ignobili fotografie di bambini scheletrici, in fase terminale per enterocolite necrotizzante o stenosi esofagea, affermando che sono bambini di Gaza e che Gaza è peggio di Auschwitz […]. Che gli israeliani si tengano strette le loro armi. Sono solo le loro armi e il loro coraggio che li separano da un nuovo Olocausto”.
Difficile raggiungere simili livelli di falsificazione, infamia e abiezione, ma la dottoressa Silvana De Mari ce l’ha fatta anche questa volta!
Paolo Sensini
Durante gli anni della farsemia molti hanno visto comparire alla ribalta personaggi che si sono accreditati come paladini della libertà contro i mostruosi obblighi vaccinali di Stato. Tra questi anche la “pasionaria” dottoressa Silvana De Mari, spesso presente anche nelle manifestazioni di piazza a Torino.
Ma di lei si conosceva decisamente meno un altro aspetto: l’essere una delle più sfegatate paladine degli aguzzini sionisti nei confronti del genocidio palestinese.
Che poi, diciamocela tutta, è la posizione condivisa dal quotidiano “La Verità” di Maurizio Belpietro, dove su questo argomento la pensano più o meno tutti allo stesso modo.
Ebbene ora la De Mari è riuscita a superare persino se stessa e, nel suo ultimo editoriale di domenica 20 luglio, senza alcun senso di vergogna e disgusto auspica lo sterminio di tutti i palestinesi. Ha persino il coraggio e l’impudenza di sostenere che: “A Gaza bevono l’acqua e lavano i pannolini dei bambini perché Israele regala loro l’acqua. A Gaza non sono morti di fame perché Israele regala il cibo e lo sta anche distribuendo. […]. Per quanto moderata fosse la risposta di Israele, che ha evitato bombardamenti a tappeto come a Dresda o come in Cecenia, la trappola dell’antisemitismo è scattata […]. Questo sta rendendo la guerra eterna perché, contrariamente a tutti gli altri belligeranti, i palestinesi di Gaza hanno il loro nemico che li sfama, eppure vengono messe su Facebook ignobili fotografie di bambini scheletrici, in fase terminale per enterocolite necrotizzante o stenosi esofagea, affermando che sono bambini di Gaza e che Gaza è peggio di Auschwitz […]. Che gli israeliani si tengano strette le loro armi. Sono solo le loro armi e il loro coraggio che li separano da un nuovo Olocausto”.
Difficile raggiungere simili livelli di falsificazione, infamia e abiezione, ma la dottoressa Silvana De Mari ce l’ha fatta anche questa volta!
Paolo Sensini
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Avete mai provato a digiunare anche solo per un giorno intero? Dall'alba al tramonto, d'estate. Quando i tramonti si allungano e tu fissi quelle strisce di cielo ancora dipinte di rosso, le osservi mentre si stemperano nell'oscurità incombente e il tuo cuore palpita al pensiero del primo sorso d'acqua, e, solo dopo, del primo cibo. Poco, in piccoli pezzi, con lunghe pause tra un morso e l'altro, per dare tempo al tuo corpo di assuefarsi all'introduzione non più automatica - ma ponderata, pensata, attesa - degli alimenti che ne consentono la vita.
Rido degli incolti che cianciano, senza saperne nulla, di abbuffate post-digiuno. Non ne hanno, con tutta evidenza, mai fatto un solo giorno e possono prendersi il lusso davvero miserabile di dileggiare chi eserciti la sua mente alla supremazia sugli istinti.
Pochissimi possono effettivamente comprendere la fame, in questo primo mondo vestito perennemente a festa, che ha perso il contatto con tutto ciò che prescinda dal soddisfacimento immediato di ogni bisogno materiale, hic et nunc.
Pur trattandosi di una delle paure ataviche del genere umano - morire di inedia, veder morire di inedia i propri figli - non si è.mai veramente faccia a faccia con il proprio bisogno vitale di cibo ed acqua e con la mente che non riesce più a contenere altro pensiero che quello, fino a che non inizi a vacillare.
Nella pratica del digiuno il momento in cui spezzi l'astinenza e rimetti in equilibrio corpo e mente arriva prima che tu possa vacillare. Il tuo sacrificio, che è istruzione al contenimento degli istinti , è terminato. Fino all'alba che verrà.
A Gaza non tramonta più il sole sull'astinenza dei corpi.
Ed io comincio ad intravedere segnali di menti che vacillano, nel popolo che è da sempre simbolo globale di forza e di Resistenza, a cui è stato inflitto tutto ciò che è umanamente (im)possibile.
Li vedo negli occhi svuotati di qualsiasi bagliore vitale delle madri che piangono i bimbi morti. Affamati, dicono. Non mitragliati, non fatti a pezzi dai proiettili al tungsteno e neanche bruciati nelle tende di nylon date alle fiamme. Quella è una morte rapida, tutto sommato accettabile.
La lacerazione della fame. Il supplizio della fame. La morte che si dilata per giorni interi , mentre lo stomaco diviene un concentrato di.succhi gastrici urticanti, e poi manco più quello.
Li vedo nelle corse disperate dei padri alla ricerca di un pugno di farina, frammista a polvere, più spesso a sangue, conquistata al prezzo della vita di tanti nell'illusione di essere in grado di sfamare i propri piccoli, concetto su cui si sono costituite intere civiltà.
Li vedo nella donna che prende a pugni il proprio viso di fronte al cadavere emaciato di una bimba, in un atto di autolesionismo di cui non esistono tracce nel passato.
A Gaza l'aspettativa di vita è passata da 75,5 a 40,6 anni, la più bassa al mondo, crollata di 35 anni in pochi mesi.
Chi sappia farlo, preghi o si appelli al soprannaturale.
Il tempo della fede nella giustizia umana è terminato a Gaza
#StopGenocideOfPalestinians
Rossella Ahmad
Rido degli incolti che cianciano, senza saperne nulla, di abbuffate post-digiuno. Non ne hanno, con tutta evidenza, mai fatto un solo giorno e possono prendersi il lusso davvero miserabile di dileggiare chi eserciti la sua mente alla supremazia sugli istinti.
Pochissimi possono effettivamente comprendere la fame, in questo primo mondo vestito perennemente a festa, che ha perso il contatto con tutto ciò che prescinda dal soddisfacimento immediato di ogni bisogno materiale, hic et nunc.
Pur trattandosi di una delle paure ataviche del genere umano - morire di inedia, veder morire di inedia i propri figli - non si è.mai veramente faccia a faccia con il proprio bisogno vitale di cibo ed acqua e con la mente che non riesce più a contenere altro pensiero che quello, fino a che non inizi a vacillare.
Nella pratica del digiuno il momento in cui spezzi l'astinenza e rimetti in equilibrio corpo e mente arriva prima che tu possa vacillare. Il tuo sacrificio, che è istruzione al contenimento degli istinti , è terminato. Fino all'alba che verrà.
A Gaza non tramonta più il sole sull'astinenza dei corpi.
Ed io comincio ad intravedere segnali di menti che vacillano, nel popolo che è da sempre simbolo globale di forza e di Resistenza, a cui è stato inflitto tutto ciò che è umanamente (im)possibile.
Li vedo negli occhi svuotati di qualsiasi bagliore vitale delle madri che piangono i bimbi morti. Affamati, dicono. Non mitragliati, non fatti a pezzi dai proiettili al tungsteno e neanche bruciati nelle tende di nylon date alle fiamme. Quella è una morte rapida, tutto sommato accettabile.
La lacerazione della fame. Il supplizio della fame. La morte che si dilata per giorni interi , mentre lo stomaco diviene un concentrato di.succhi gastrici urticanti, e poi manco più quello.
Li vedo nelle corse disperate dei padri alla ricerca di un pugno di farina, frammista a polvere, più spesso a sangue, conquistata al prezzo della vita di tanti nell'illusione di essere in grado di sfamare i propri piccoli, concetto su cui si sono costituite intere civiltà.
Li vedo nella donna che prende a pugni il proprio viso di fronte al cadavere emaciato di una bimba, in un atto di autolesionismo di cui non esistono tracce nel passato.
A Gaza l'aspettativa di vita è passata da 75,5 a 40,6 anni, la più bassa al mondo, crollata di 35 anni in pochi mesi.
Chi sappia farlo, preghi o si appelli al soprannaturale.
Il tempo della fede nella giustizia umana è terminato a Gaza
#StopGenocideOfPalestinians
Rossella Ahmad
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
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Nella puntata di ByoBlu Origini, Giorgio Bianchi dialoga con la giurista Elisabetta Frezza, Elisa Carminati di Studenti Contro il Green Pass e il dottor Marco Cosentino sulla condizione dei giovani in Italia dopo la pandemia. Si analizzano gli effetti sociali, scolastici e psicologici delle restrizioni, tra disagio emotivo, isolamento e sfiducia. Elisa porta la testimonianza degli studenti contrari al Green Pass. Frezza e Cosentino offrono spunti critici e riflessioni scientifiche. Un confronto profondo su una generazione segnata da scelte epocali.
Riguarda la versione completa su:
https://www.youtube.com/watch?v=r5dAtZd7LZ0
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Nella puntata di ByoBlu Origini, Giorgio Bianchi dialoga con la giurista Elisabetta Frezza, Elisa Carminati di Studenti Contro il Green Pass e il dottor Marco Cosentino sulla condizione dei giovani in Italia dopo la pandemia. Si analizzano gli effetti sociali, scolastici e psicologici delle restrizioni, tra disagio emotivo, isolamento e sfiducia. Elisa porta la testimonianza degli studenti contrari al Green Pass. Frezza e Cosentino offrono spunti critici e riflessioni scientifiche. Un confronto profondo su una generazione segnata da scelte epocali.
Riguarda la versione completa su:
https://www.youtube.com/watch?v=r5dAtZd7LZ0
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Ma quindi, fatemi capire, questa lettera l'avrebbero firmata anche i Nobel morti?
Se a partire dal 1901 sono stati assegnati 627 Nobel a 1012 persone e organizzazioni, dove li ha pescati Repubblica i "700 Nobel" firmatari?
Ce li potrebbe elencare gentilmente?
In realtà i Nobel firmatari della lettera sarebbero due.
Gli altri sono la solita risma di nazistelli rosé, moralisti a targhe alterne, che il russo lo censurano, ma l'israeliano che partecipa alla stessa manifestazione, ci mancherebbe.
Cialtroni senza ritegno.
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Se a partire dal 1901 sono stati assegnati 627 Nobel a 1012 persone e organizzazioni, dove li ha pescati Repubblica i "700 Nobel" firmatari?
Ce li potrebbe elencare gentilmente?
In realtà i Nobel firmatari della lettera sarebbero due.
Gli altri sono la solita risma di nazistelli rosé, moralisti a targhe alterne, che il russo lo censurano, ma l'israeliano che partecipa alla stessa manifestazione, ci mancherebbe.
Cialtroni senza ritegno.
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Forwarded from Giubbe Rosse
Fonte: MintPress News, Alan MacLeod, 10 luglio 2025
Israele ha aumentato del 2.000% il proprio budget per la propaganda, lanciando una massiccia campagna pubblicitaria su YouTube rivolta all’Europa. L’obiettivo è migliorare la propria immagine e giustificare le azioni militari, in particolare il conflitto a Gaza e le offensive contro l’Iran, presentandole come difesa della civiltà occidentale.
La campagna, che ha raggiunto circa 45 milioni di europei in un mese, utilizza annunci che violano le linee guida di Google, includendo contenuti violenti e messaggi che incitano all’odio. Questi annunci sono stati finanziati con decine di milioni di dollari, secondo un rapporto di Justice Report.
MintPress News sottolinea come tali sforzi siano parte di una strategia più ampia per influenzare l’opinione pubblica occidentale, mentre il governo israeliano affronta critiche per le sue azioni militari. La campagna è stata accompagnata da operazioni di ex membri dell’intelligence israeliana, come quelli dell’Unità 8200, attivi nei media occidentali per plasmare la narrazione.
L’articolo denuncia anche il ruolo di Google nel permettere la diffusione di questi annunci, nonostante le violazioni delle sue politiche, sollevando interrogativi su trasparenza e responsabilità nelle piattaforme digitali.
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MintPress News
Exclusive: Google Helped Israel Spread War Propaganda to 45 Million Europeans
Israel’s PR budget jumped 2,000% as it floods Europe with YouTube ads. MintPress reveals who’s being targeted—and what’s behind the blitz.
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Comunicato Stampa
Un Appello ai Leader e ai Governanti delle Nostre Nazioni Arabe e Islamiche:
Il nostro popolo palestinese sta morendo di fame. È giunto il momento di spezzare le catene, aprire i valichi e salvare gli affamati di Gaza.
Mentre la carestia nella Striscia di Gaza entra in fasi pericolose e senza precedenti—dopo quasi cinque mesi di chiusura totale, e la morte di quasi cento civili, tra cui ottanta bambini, a causa della fame e della malnutrizione, oltre a mille martiri uccisi dai proiettili dell’occupazione ai cancelli dei posti di controllo degli aiuti—mentre il mondo osserva questa tragedia umanitaria gestita dall’occupazione senza muovere un dito, noi del Movimento di Resistenza Islamica – Hamas affermiamo quanto segue:
• Siamo sbalorditi dal silenzio ufficiale arabo e islamico di fronte al genocidio sistematico e alla fame criminale che si stanno verificando nella Striscia di Gaza. Sottolineiamo che le reazioni e le posizioni espresse non sono all’altezza della catastrofe che affrontano 2,25 milioni di persone.
• Questo silenzio assordante infrange le speranze del nostro popolo oppresso nei leader dell’ummah, e incoraggia il criminale di guerra Netanyahu a continuare le sue politiche di fame e sterminio contro il nostro popolo palestinese nella Striscia di Gaza.
• Il nostro popolo viene affamato e privato d’acqua, mentre migliaia di camion di aiuti si accumulano sul lato egiziano del valico di Rafah, in un momento in cui il governo di occupazione impone un meccanismo criminale di uccisione e umiliazione nella gestione della fame.
• Pur deplorando il fallimento nell’attuare la risoluzione del vertice arabo-islamico straordinario tenutosi a Riyadh nel novembre 2023, chiediamo la fine del silenzio e l’adozione di una posizione storica—attivando tutti gli strumenti di pressione per fermare la politica della fame, rompere l’assedio e consentire immediatamente l’ingresso degli aiuti.
• Chiediamo ai paesi arabi e islamici di interrompere tutte le forme di relazioni con l’entità fascista di occupazione, chiudere le ambasciate, espellere gli ambasciatori sionisti, annullare tutte le forme di normalizzazione, isolare e rifiutare questa entità criminale come primo passo per scoraggiarla e costringerla a fermare i suoi crimini contro il nostro popolo palestinese oppresso.
Il Movimento di Resistenza Islamica – Hamas
Martedì, 27 Muharram 1447 AH
Corrispondente al: 22 luglio 2025 d.C.
Un Appello ai Leader e ai Governanti delle Nostre Nazioni Arabe e Islamiche:
Il nostro popolo palestinese sta morendo di fame. È giunto il momento di spezzare le catene, aprire i valichi e salvare gli affamati di Gaza.
Mentre la carestia nella Striscia di Gaza entra in fasi pericolose e senza precedenti—dopo quasi cinque mesi di chiusura totale, e la morte di quasi cento civili, tra cui ottanta bambini, a causa della fame e della malnutrizione, oltre a mille martiri uccisi dai proiettili dell’occupazione ai cancelli dei posti di controllo degli aiuti—mentre il mondo osserva questa tragedia umanitaria gestita dall’occupazione senza muovere un dito, noi del Movimento di Resistenza Islamica – Hamas affermiamo quanto segue:
• Siamo sbalorditi dal silenzio ufficiale arabo e islamico di fronte al genocidio sistematico e alla fame criminale che si stanno verificando nella Striscia di Gaza. Sottolineiamo che le reazioni e le posizioni espresse non sono all’altezza della catastrofe che affrontano 2,25 milioni di persone.
• Questo silenzio assordante infrange le speranze del nostro popolo oppresso nei leader dell’ummah, e incoraggia il criminale di guerra Netanyahu a continuare le sue politiche di fame e sterminio contro il nostro popolo palestinese nella Striscia di Gaza.
• Il nostro popolo viene affamato e privato d’acqua, mentre migliaia di camion di aiuti si accumulano sul lato egiziano del valico di Rafah, in un momento in cui il governo di occupazione impone un meccanismo criminale di uccisione e umiliazione nella gestione della fame.
• Pur deplorando il fallimento nell’attuare la risoluzione del vertice arabo-islamico straordinario tenutosi a Riyadh nel novembre 2023, chiediamo la fine del silenzio e l’adozione di una posizione storica—attivando tutti gli strumenti di pressione per fermare la politica della fame, rompere l’assedio e consentire immediatamente l’ingresso degli aiuti.
• Chiediamo ai paesi arabi e islamici di interrompere tutte le forme di relazioni con l’entità fascista di occupazione, chiudere le ambasciate, espellere gli ambasciatori sionisti, annullare tutte le forme di normalizzazione, isolare e rifiutare questa entità criminale come primo passo per scoraggiarla e costringerla a fermare i suoi crimini contro il nostro popolo palestinese oppresso.
Il Movimento di Resistenza Islamica – Hamas
Martedì, 27 Muharram 1447 AH
Corrispondente al: 22 luglio 2025 d.C.
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di Caitlin Johnstone
La curva dell'aumento dei decessi per malnutrizione a Gaza sta iniziando ad impennarsi, con il Ministero della Salute che ne segnala 18 in sole 24 ore. I medici riferiscono che le persone stanno "collassando" per strada, e il giornalista di Gaza Nahed Hajjaj avverte il mondo di non sorprendersi se i giornalisti rimasti nell'enclave saranno presto ridotti al silenzio dalla fame.
A meno che qualcosa non cambi drasticamente, ci si può aspettare che la situazione peggiori molto rapidamente.
Nel frattempo, le forze di occupazione israeliane stanno stabilendo nuovi record con i loro massacri di civili affamati in cerca di aiuto, con 85 morti in un solo giorno domenica.
Se questo non è male, allora niente è male.
Se israele non è male, allora niente lo è.
La curva dell'aumento dei decessi per malnutrizione a Gaza sta iniziando ad impennarsi, con il Ministero della Salute che ne segnala 18 in sole 24 ore. I medici riferiscono che le persone stanno "collassando" per strada, e il giornalista di Gaza Nahed Hajjaj avverte il mondo di non sorprendersi se i giornalisti rimasti nell'enclave saranno presto ridotti al silenzio dalla fame.
A meno che qualcosa non cambi drasticamente, ci si può aspettare che la situazione peggiori molto rapidamente.
Nel frattempo, le forze di occupazione israeliane stanno stabilendo nuovi record con i loro massacri di civili affamati in cerca di aiuto, con 85 morti in un solo giorno domenica.
Se questo non è male, allora niente è male.
Se israele non è male, allora niente lo è.
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""Ma lei condanna Hamas?" – Uno sguardo sul mondo oltre la miopia occidentale
di Federico Liberti
In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna Hamas?”, occorre sospendere l’automatismo e osservare la mappa geopolitica allegata. In rosso, i pochi paesi che riconoscono Hamas come organizzazione terroristica. In verde, la maggioranza del pianeta che, pur senza necessariamente condividerne le azioni o ideologia, non la designa formalmente come tale. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma della rivelazione brutale di un doppio standard e di una dissonanza cognitiva profondamente radicata nel discorso politico euro-atlantico.
(Continua sotto 🔻)
di Federico Liberti
In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna Hamas?”, occorre sospendere l’automatismo e osservare la mappa geopolitica allegata. In rosso, i pochi paesi che riconoscono Hamas come organizzazione terroristica. In verde, la maggioranza del pianeta che, pur senza necessariamente condividerne le azioni o ideologia, non la designa formalmente come tale. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma della rivelazione brutale di un doppio standard e di una dissonanza cognitiva profondamente radicata nel discorso politico euro-atlantico.
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Francesca Quibla
""Ma lei condanna Hamas?" – Uno sguardo sul mondo oltre la miopia occidentale di Federico Liberti In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna…
(vedi inizio su 🔺)
Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea, il Giappone, Israele e l’Australia rappresentano l’asse storico dell’Occidente coloniale e delle sue appendici strategiche. Sono loro ad aver costruito, e mantenuto, la narrazione secondo cui ogni forma di resistenza armata non allineata diventa automaticamente “terrorismo”, mentre l’occupazione, la segregazione etnica, il bombardamento indiscriminato e l’assedio di una popolazione civile possono essere rubricati sotto la voce “autodifesa”. Ma la Storia non è un riflesso cieco della CNN.
Hamas non è solo, o non è principalmente, ciò che l’Occidente racconta. È un partito politico radicato nel tessuto sociale palestinese, vincitore delle elezioni legislative del 2006, nato come ramo della Fratellanza Musulmana e cresciuto dentro la radicalizzazione di una popolazione privata di ogni via pacifica. Non va dimenticato, come riconosciuto da documenti ufficiali e analisi israeliane, che è stato lo stesso governo Netanyahu a foraggiare e tollerare Hamas negli anni precedenti, nella speranza cinica di dividere il fronte palestinese e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese. Una strategia del caos che si ritorce oggi sull’architettura stessa della sicurezza regionale.
E il 7 ottobre? Lei condanna il 7 ottobre?
Sì, gli atti del 7 ottobre 2023 sono stati gravi, tragici e hanno comportato la morte di civili innocenti. Come ogni atto di resistenza armata in un contesto coloniale, oscillano tragicamente tra disperazione e brutalità. Eppure quando vediamo un partigiano sparare a un nazista esultiamo. Ma per i nazisti i partigiani erano terroristi. Indignarsi solo per quell’episodio, ignorando decenni di apartheid, di blocco economico, di bombardamenti sistematici, di demolizioni, torture, carcerazioni arbitrarie, è non solo un atto di ipocrisia morale, ma una forma di razzismo: ci si rifiuta di leggere la storia dei palestinesi come storia politica, dotata di razionalità e agency, e si preferisce ridurla a una patologia da reprimere.
Il diritto alla resistenza: una cornice decoloniale
Nella maggior parte dei paesi del Sud globale, Africa, America Latina, Asia, Hamas è visto come una delle tante espressioni, discutibili ma reali, di resistenza a un sistema coloniale. Proprio perché le ex colonie conoscono sulla propria pelle la distinzione fondamentale tra violenza sistemica e violenza reattiva. Non si tratta di approvare ogni singolo atto, ma di comprendere il contesto: quando un popolo è ridotto in gabbia, sorvegliato con droni, affamato, ucciso impunemente da una potenza nucleare che nega perfino la categoria di “popolo”, allora la domanda giusta non è “Perché resistono?”, ma “Come hanno potuto resistere così a lungo senza diventare polvere?”
Non esiste una definizione neutra di terrorismo. Ogni potenza ha i suoi terroristi e i suoi eroi, che spesso cambiano casacca con il mutare delle alleanze. Mandela era un terrorista per il governo sudafricano. La resistenza francese era terrorismo per i nazisti. Gli Stati Uniti hanno armato i mujaheddin in Afghanistan e poi li hanno bombardati. Il termine “terrorismo” è un dispositivo discorsivo che serve a chi ha il potere di nominare e stigmatizzare, non una categoria oggettiva della scienza politica.
Questa mappa ci dice ciò che i media non dicono: che la narrazione su Hamas e sulla Palestina è una costruzione ideologica occidentale, non un dato universale. E che se si vuole affrontare seriamente la questione, bisogna uscire dalla logica binaria della condanna rituale e affrontare le cause strutturali della violenza. La domanda non è se condannare Hamas. La domanda è: quando cominceremo a condannare l’apartheid, l’occupazione, e il cinismo che le giustifica?"
Federico Liberti
Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea, il Giappone, Israele e l’Australia rappresentano l’asse storico dell’Occidente coloniale e delle sue appendici strategiche. Sono loro ad aver costruito, e mantenuto, la narrazione secondo cui ogni forma di resistenza armata non allineata diventa automaticamente “terrorismo”, mentre l’occupazione, la segregazione etnica, il bombardamento indiscriminato e l’assedio di una popolazione civile possono essere rubricati sotto la voce “autodifesa”. Ma la Storia non è un riflesso cieco della CNN.
Hamas non è solo, o non è principalmente, ciò che l’Occidente racconta. È un partito politico radicato nel tessuto sociale palestinese, vincitore delle elezioni legislative del 2006, nato come ramo della Fratellanza Musulmana e cresciuto dentro la radicalizzazione di una popolazione privata di ogni via pacifica. Non va dimenticato, come riconosciuto da documenti ufficiali e analisi israeliane, che è stato lo stesso governo Netanyahu a foraggiare e tollerare Hamas negli anni precedenti, nella speranza cinica di dividere il fronte palestinese e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese. Una strategia del caos che si ritorce oggi sull’architettura stessa della sicurezza regionale.
E il 7 ottobre? Lei condanna il 7 ottobre?
Sì, gli atti del 7 ottobre 2023 sono stati gravi, tragici e hanno comportato la morte di civili innocenti. Come ogni atto di resistenza armata in un contesto coloniale, oscillano tragicamente tra disperazione e brutalità. Eppure quando vediamo un partigiano sparare a un nazista esultiamo. Ma per i nazisti i partigiani erano terroristi. Indignarsi solo per quell’episodio, ignorando decenni di apartheid, di blocco economico, di bombardamenti sistematici, di demolizioni, torture, carcerazioni arbitrarie, è non solo un atto di ipocrisia morale, ma una forma di razzismo: ci si rifiuta di leggere la storia dei palestinesi come storia politica, dotata di razionalità e agency, e si preferisce ridurla a una patologia da reprimere.
Il diritto alla resistenza: una cornice decoloniale
Nella maggior parte dei paesi del Sud globale, Africa, America Latina, Asia, Hamas è visto come una delle tante espressioni, discutibili ma reali, di resistenza a un sistema coloniale. Proprio perché le ex colonie conoscono sulla propria pelle la distinzione fondamentale tra violenza sistemica e violenza reattiva. Non si tratta di approvare ogni singolo atto, ma di comprendere il contesto: quando un popolo è ridotto in gabbia, sorvegliato con droni, affamato, ucciso impunemente da una potenza nucleare che nega perfino la categoria di “popolo”, allora la domanda giusta non è “Perché resistono?”, ma “Come hanno potuto resistere così a lungo senza diventare polvere?”
Non esiste una definizione neutra di terrorismo. Ogni potenza ha i suoi terroristi e i suoi eroi, che spesso cambiano casacca con il mutare delle alleanze. Mandela era un terrorista per il governo sudafricano. La resistenza francese era terrorismo per i nazisti. Gli Stati Uniti hanno armato i mujaheddin in Afghanistan e poi li hanno bombardati. Il termine “terrorismo” è un dispositivo discorsivo che serve a chi ha il potere di nominare e stigmatizzare, non una categoria oggettiva della scienza politica.
Questa mappa ci dice ciò che i media non dicono: che la narrazione su Hamas e sulla Palestina è una costruzione ideologica occidentale, non un dato universale. E che se si vuole affrontare seriamente la questione, bisogna uscire dalla logica binaria della condanna rituale e affrontare le cause strutturali della violenza. La domanda non è se condannare Hamas. La domanda è: quando cominceremo a condannare l’apartheid, l’occupazione, e il cinismo che le giustifica?"
Federico Liberti
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Ministro sionista: condanniamo gli attacchi della Russia sui civili.
Ma certo!
L'arte sottile del proiettare i propri crimini su scala internazionale, un po' come se Jack lo Squartatore tenesse una conferenza sulla nonviolenza.
Se non fosse tanto tragico e distopico ci sarebbe da ridere.
Fonte ANSA
Ma certo!
L'arte sottile del proiettare i propri crimini su scala internazionale, un po' come se Jack lo Squartatore tenesse una conferenza sulla nonviolenza.
Se non fosse tanto tragico e distopico ci sarebbe da ridere.
Fonte ANSA
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IN TANTI SCIVOLANO SULLA VICENDA DI CHEF RUBIO
Comunicato di Gabriele Rubini
Incuranti di un comunicato rilasciato il 21 luglio scorso, molti media italiani hanno ritenuto opportuno fare delle sgangherate elucubrazioni sulla più recente vicenda giudiziaria di Gabriele Rubini -in arte Chef Rubio- a cui è stato contestato il reato di istigazione all’odio.
Sono assolutamente false le notizie che parlano di due suoi post relativi all’uccisione di una coppia di diplomatici israeliani avvenuta a Washington lo scorso maggio. Tant’è che uno dei due post incriminati è precedente all’evento. Il secondo invece, è successivo ed effettivamente riferito a quei fatti, ma non istiga proprio a nulla.
Chi ha parlato di due suoi post sui fatti di Washington, ha divulgato una “fake news”.
Dichiara Rubini:
“Il primo post incriminato è delle 17:45 del 21 maggio scorso. Fa riferimento all’intimidazione dell’esercito israeliano -effettuata quello stesso giorno- contro delle delegazioni diplomatiche internazionali che si trovavano a Jenin, in Cisgiordania. Erano di 25 paesi (tra cui anche l’Italia) e furono respinte a colpi d’arma da fuoco sparati dai soldati israeliani. Per quell’evento, lo stesso Governo Italiano convocò l’ambasciatore israeliano a Roma. Si tratta di fatti ben noti e documentati.
Il mio post sottolineava il doppio standard utilizzato in questa vicenda; a dispetto del generale dramma palestinese, ritengo che lo sdegno sollevatosi era dovuto al fatto che si trattasse perlopiù di cittadini occidentali.
Come si evince dall’orario, quel post era precedente ai fatti di Washington che si sono consumati verso le 21:00 ora locale, cioè quando in Italia era già il 22 maggio, alle 3 di notte. Volendo, con una semplice e rapida verifica della cronologia, si sarebbe potuto evitare di raccontare il falso: i miei post sono ancora online, chiunque può verificare.
Si può andare a leggere anche il secondo post incriminato -che è del giorno successivo ed effettivamente parla dei fatti di Washington- non istiga a nulla, si limita a stimolare una riflessione sulle responsabilità oggettive in cui tutti siamo invischiati: il genocidio del popolo nativo della Palestina che va avanti da più di 77 anni.
Pertanto, assume contorni grotteschi la ricostruzione relativa a un fantomatico reato d’istigazione a cui facevano riferimento gli articoli.
Non vorrei che qualcuno -operando in maniera approssimativa- non abbia prestato adeguata attenzione alla cronologia degli eventi, arrivando così a tirare delle assurde conclusioni.
Io non ho nulla da nascondere e resto a disposizione di chiunque desideri ulteriori chiarimenti. Tuttavia l’unico limite oggettivo è la difficoltà nel contattarmi, perché il mio telefono e il mio computer sono ancora sotto sequestro.
Mi auspico che alla luce di tutto ciò, giornalisti e inquirenti vadano a mettere mano con maggiore attenzione al calendario. Il mio invito però è a non fermarsi solo ai giorni 21 e 22 maggio 2025, ma di andare indietro di un anno e una settimana, fino al 15 maggio 2024: data in cui venni massacrato di botte da una squadraccia che mi aspettava sotto casa. Mi sembra che le indagini sulle mie attività e quelle sull’aggressione che ho subito, non procedano con la medesima solerzia”.
Il presente comunicato vale anche come richiesta di rettifica delle informazioni errate o false riportate da molti media.
Dalla bacheca di Alberto Fazolo
Comunicato di Gabriele Rubini
Incuranti di un comunicato rilasciato il 21 luglio scorso, molti media italiani hanno ritenuto opportuno fare delle sgangherate elucubrazioni sulla più recente vicenda giudiziaria di Gabriele Rubini -in arte Chef Rubio- a cui è stato contestato il reato di istigazione all’odio.
Sono assolutamente false le notizie che parlano di due suoi post relativi all’uccisione di una coppia di diplomatici israeliani avvenuta a Washington lo scorso maggio. Tant’è che uno dei due post incriminati è precedente all’evento. Il secondo invece, è successivo ed effettivamente riferito a quei fatti, ma non istiga proprio a nulla.
Chi ha parlato di due suoi post sui fatti di Washington, ha divulgato una “fake news”.
Dichiara Rubini:
“Il primo post incriminato è delle 17:45 del 21 maggio scorso. Fa riferimento all’intimidazione dell’esercito israeliano -effettuata quello stesso giorno- contro delle delegazioni diplomatiche internazionali che si trovavano a Jenin, in Cisgiordania. Erano di 25 paesi (tra cui anche l’Italia) e furono respinte a colpi d’arma da fuoco sparati dai soldati israeliani. Per quell’evento, lo stesso Governo Italiano convocò l’ambasciatore israeliano a Roma. Si tratta di fatti ben noti e documentati.
Il mio post sottolineava il doppio standard utilizzato in questa vicenda; a dispetto del generale dramma palestinese, ritengo che lo sdegno sollevatosi era dovuto al fatto che si trattasse perlopiù di cittadini occidentali.
Come si evince dall’orario, quel post era precedente ai fatti di Washington che si sono consumati verso le 21:00 ora locale, cioè quando in Italia era già il 22 maggio, alle 3 di notte. Volendo, con una semplice e rapida verifica della cronologia, si sarebbe potuto evitare di raccontare il falso: i miei post sono ancora online, chiunque può verificare.
Si può andare a leggere anche il secondo post incriminato -che è del giorno successivo ed effettivamente parla dei fatti di Washington- non istiga a nulla, si limita a stimolare una riflessione sulle responsabilità oggettive in cui tutti siamo invischiati: il genocidio del popolo nativo della Palestina che va avanti da più di 77 anni.
Pertanto, assume contorni grotteschi la ricostruzione relativa a un fantomatico reato d’istigazione a cui facevano riferimento gli articoli.
Non vorrei che qualcuno -operando in maniera approssimativa- non abbia prestato adeguata attenzione alla cronologia degli eventi, arrivando così a tirare delle assurde conclusioni.
Io non ho nulla da nascondere e resto a disposizione di chiunque desideri ulteriori chiarimenti. Tuttavia l’unico limite oggettivo è la difficoltà nel contattarmi, perché il mio telefono e il mio computer sono ancora sotto sequestro.
Mi auspico che alla luce di tutto ciò, giornalisti e inquirenti vadano a mettere mano con maggiore attenzione al calendario. Il mio invito però è a non fermarsi solo ai giorni 21 e 22 maggio 2025, ma di andare indietro di un anno e una settimana, fino al 15 maggio 2024: data in cui venni massacrato di botte da una squadraccia che mi aspettava sotto casa. Mi sembra che le indagini sulle mie attività e quelle sull’aggressione che ho subito, non procedano con la medesima solerzia”.
Il presente comunicato vale anche come richiesta di rettifica delle informazioni errate o false riportate da molti media.
Dalla bacheca di Alberto Fazolo
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Legato al nome della scienziata italiana Rita Levi-Montalcini, di cui quest’anno ricordiamo i dieci anni dalla sua scomparsa, vi è uno dei casi più controversi della storia dell’industria farmaceutica, il caso Cronossial.
La casa farmaceutica Fidia nel 1975 chiede a Rita di farle da testimonial. In cambio l'azienda versa 50 milioni di lire per le ricerche della studiosa. Nel 1975 la Fidia ottiene la registrazione di un farmaco, il Cronassial, un estratto di cervello bovino pubblicizzato come curativo delle “neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali“.
Nel 1986 Rita riceve, insieme a Stanley Cohen, il Nobel per la scoperta dell’NGF. Nel suo discorso di ringraziamento dinanzi alla stampa mondiale, la scienziata italiana si rivolge riconoscente “agli amici della Fidia” che l’hanno aiutata nelle sue ricerche. Per Fidia e il suo Cronassial è un trionfo. Il Cronassial diventa uno dei farmaci più venduti in Italia. La Fidia balza così a 420 miliardi di lire di fatturato e si colloca al quarto posto nella classifica delle industrie farmaceutiche in Italia.
Ma nel 1989 un neurologo tedesco scopre una correlazione tra l'uso del Cronassial e lo sviluppo in alcuni pazienti della sindrome di Guillain-Barré, una gravissima malattia neurologica che paralizza gli arti e uccide un paziente su dieci. Il farmaco viene immediatamente ritirato dai mercati di Germania, Gran Bretagna e Spagna, mentre negli Stati Uniti non otterrà mai la registrazione. In Italia viene ritirato soltanto nel 1993.
Tutti citano dei proverbi ma sono mostri in realtà.
Quando le si ricordava la vicenda, Rita rispondeva:
«Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all’industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.»
https://www.farmaceuticayounger.science/a/blog/2022/3/il-caso-cronossial-nella-vita-di-rita-levi-montalc
La casa farmaceutica Fidia nel 1975 chiede a Rita di farle da testimonial. In cambio l'azienda versa 50 milioni di lire per le ricerche della studiosa. Nel 1975 la Fidia ottiene la registrazione di un farmaco, il Cronassial, un estratto di cervello bovino pubblicizzato come curativo delle “neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali“.
Nel 1986 Rita riceve, insieme a Stanley Cohen, il Nobel per la scoperta dell’NGF. Nel suo discorso di ringraziamento dinanzi alla stampa mondiale, la scienziata italiana si rivolge riconoscente “agli amici della Fidia” che l’hanno aiutata nelle sue ricerche. Per Fidia e il suo Cronassial è un trionfo. Il Cronassial diventa uno dei farmaci più venduti in Italia. La Fidia balza così a 420 miliardi di lire di fatturato e si colloca al quarto posto nella classifica delle industrie farmaceutiche in Italia.
Ma nel 1989 un neurologo tedesco scopre una correlazione tra l'uso del Cronassial e lo sviluppo in alcuni pazienti della sindrome di Guillain-Barré, una gravissima malattia neurologica che paralizza gli arti e uccide un paziente su dieci. Il farmaco viene immediatamente ritirato dai mercati di Germania, Gran Bretagna e Spagna, mentre negli Stati Uniti non otterrà mai la registrazione. In Italia viene ritirato soltanto nel 1993.
Tutti citano dei proverbi ma sono mostri in realtà.
Quando le si ricordava la vicenda, Rita rispondeva:
«Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all’industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.»
https://www.farmaceuticayounger.science/a/blog/2022/3/il-caso-cronossial-nella-vita-di-rita-levi-montalc
Farmaceutica Younger
Il caso Cronossial nella vita di Rita Levi-Montalcini
Dieci anni fa, il 30 dicembre 2012 ci lasciava la grande scienziata italiana Rita Levi-Montalcini. Non molti sanno che accanto alla sua fama legata al conferimento del Premio Nobel vi è una vicenda dal lato più oscuro, il caso Cronossial.
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