Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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La resistenza palestinese ha permesso ai prigionieri israeliani ancora detenuti a Gaza di contattare le loro famiglie poche ore prima della loro prevista liberazione nella prima fase dell'accordo di cessate il fuoco di lunedì.

https://qudsnen.co/palestinian-resistance-allows-israeli-captives-in-gaza-to-contact-families-ahead-of-release/
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A seguito degli sforzi nazionali incarnati nell'accordo raggiunto tra la resistenza palestinese e l'esercito israeliano, Israele ha inizialmente annunciato che il dottor Hussam Abu Safiya, neonatologo, non sarebbe stato liberato come parte dello scambio.

Questa decisione ha suscitato indignazione a livello mondiale, aumentando la pressione su Israele.

Di conseguenza, Israele ha poi dichiarato che la liberazione del dottor Abu Safiya sarebbe stata condizionata: sarebbe stato liberato solo se l'attuale lista di 1.718 prigionieri palestinesi previsti per la liberazione non fosse stata completata integralmente.

QNN
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Cos'è, c'è arrivato a scoppio ritardato?

Trump frena su Blair e dice che potrebbe NON essere abbastanza "popolare" da aiutare a gestire Gaza nell'ambito dell'accordo di pace

https://www.dailymail.co.uk/news/article-15186795/Trump-Tony-Blair-US-president-PM-Gaza-popular-Israel-peace.html
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⭕️ La causa dei prigionieri rimarrà una priorità nazionale assoluta per il nostro popolo e la loro resistenza. Il popolo palestinese non si fermerà finché l'ultimo prigioniero non sarà liberato dalle carceri dei nuovi nazisti e l'occupazione non sarà rimossa dalla nostra terra e dai nostri luoghi sacri.

13, Ott
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
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Forwarded from Francesco Neri
Allora, cancellate l'idea che Israele sia una nazione
Non lo è.
È un covo di criminali di portata mai vista. Una banda di terroristi finanziata e voluta da potentati finanziari globali con risorse quasi illimitate.
Nessuna di queste asserzioni è esagerata, pompata, metaforica. Sono tutte precise, realistiche e provate.
Come ben sappiamo sono dotati di sistemi mediatici, militari, finanziari e relazionali collaudati in due secoli, il tutto finalizzato a progetti assolutamente dissennati, come la distruzione di ogni altra entità che non sia la loro, di ogni altro popolo che non sia il loro, di ogni altra religione che non sia la loro.
Queste non sono ipotesi nè calunnie: lo dicono loro.

Vogliono scagliare i cristiani contro l'islam e viceversa e rimanere unici al potere.
Il guaio qual è?

Che lo stanno facendo.
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HAMAS

In apertura, una premessa: sono marxista, ateo e libertario. Tra me e Hamas c’è dunque un divario ideologico incolmabile. Non spetta a me ripulirne la reputazione e, in ogni caso, non ne avrei né il titolo né l’intenzione. Ma poiché attorno a questo movimento circolano leggende e bufale di ogni sorta, ho provato a scavare.

L’idea che “Israele abbia finanziato Hamas” o addirittura che sia una creatura del Mossad circola anche tra noi sostenitori della causa palestinese. Spesso come slogan, raramente con prove.

La storia. In pillole. Hamas nasce nel fuoco dell’Intifada. Gaza, dicembre 1987. La rabbia esplode contro l’occupazione israeliana. Nelle moschee e nei vicoli si muovono uomini dei Fratelli Musulmani. Da anni gestiscono scuole, ospedali, associazioni di carità. Tra loro c’è lo sceicco Ahmed Yassin: figura carismatica, corpo fragile, volontà ferrea.

Decide che è tempo di passare all’azione. Così nasce Harakat al-Muqawama al-Islamiyya - Movimento di Resistenza Islamica. Hamas. Nel 1988 pubblicano la Carta: religione e politica fusi in un unico progetto. Obiettivo dichiarato: liberare la Palestina storica, distruggere Israele, fondare uno Stato islamico. Orientamento: sunnita.

All’inizio Hamas non è un esercito. È una rete: prediche, assistenza, disciplina morale. Ma l’Intifada trasforma tutto. I giovani scendono in strada. Le pietre diventano simbolo. Hamas cresce nel fango, nei campi profughi, nei comitati popolari. Nel 1992 nasce l’ala armata: le Brigate ʿIzz al-Dīn al-Qassām. La resistenza diventa organizzata, permanente.

Da allora Hamas è due cose insieme: un movimento sociale che dà pane e identità e una forza combattente che colpisce il nemico. Un potere nato dal basso, cresciuto sotto assedio.

2005. Israele si ritira dalla Striscia di Gaza. Non è pace: è un disimpegno calcolato. Le colonie vengono smantellate, l’esercito si ritira, ma il controllo resta: cieli, mare, confini, tutto sotto il pugno di ferro israeliano. Nel vuoto lasciato, Hamas avanza, forte della rete sociale costruita in anni di moschee, assistenza e disciplina. Sullo sfondo, il discredito dell’Autorità Palestinese, dominata da Fatah.

Gennaio 2006. Elezioni legislative. Contro ogni previsione, Hamas vince. Fatah non accetta. L’Occidente resta attonito. Israele taglia i fondi; gli Stati Uniti impongono sanzioni: «Non tratteremo con i terroristi», dicono. Scoppia la crisi. Nelle strade di Gaza si combatte tra palestinesi: fratelli contro fratelli. Fatah viene cacciata. È il 2007. Hamas prende il controllo interno della Striscia.

Da allora Gaza è sotto assedio: blocco via terra, mare e aria. Nessuna via d’uscita. Hamas governa in isolamento; accusata, bombardata, sopravvive. Israele controlla i confini; l’Egitto chiude i varchi. Due milioni e mezzo di persone intrappolate in una prigione a cielo aperto.

Finanziamenti

Per anni lo Stato israeliano ha consentito l’ingresso nella Striscia di Gaza, attraverso i suoi valichi, di ingenti fondi provenienti dal Qatar, destinati ufficialmente al pagamento degli stipendi pubblici e agli aiuti umanitari. Parte di quei fondi sono stati riallocati verso l’ala militare di Hamas.

La ragione è chiara: Tel Aviv sceglie di chiudere un occhio sui flussi di denaro provenienti dal Qatar perché considera utile un Hamas rafforzato, capace di indebolire l’Autorità Palestinese in Cisgiordania e di impedire la formazione di un fronte palestinese compatto, in grado di presentarsi unito al tavolo con Israele. Dividi et impera.

Tuttavia il denaro da solo non costruisce razzi, missili o droni: serve una catena di appoggi tecnici e logistici. Il cuore vero dell’arsenale di Hamas non è nella Striscia né nelle sue casse: è in Teheran. L’Iran finanzia da decenni Hamas con decine di milioni di dollari l’anno; secondo alcuni analisti, la cifra oscillerebbe tra 70 e 100 milioni di dollari annui, solo per il ramo politico-militare.

Continua giù 🔽🔽🔽🔽🔽
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Continua da su 🔼🔼🔼🔼🔼

Il generale iraniano Saeed Izadi, fino alla sua presunta uccisione nel 2025, era indicato come responsabile della “Palestine Corps” della Forza Quds dell’IRGC, ramo dedicato al supporto logistico e armiero verso Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. In altre parole: è l’Iran la colonna vertebrale della catena dell’armamento.

Il traffico d’armi non passa attraverso canali ufficiali: esplode nel mercato nero, nel contrabbando e nelle reti regionali. Molti convogli partivano da Khartoum, attraversavano il Sudan orientale, entravano in Egitto e poi tramite tunnel nel Sinai giungevano a Gaza. Le forze israeliane hanno colpito diversi convogli in Sudan nel corso degli anni. Broker regionali e hub logistici in Pakistan, Turchia, Libano e Iran sono snodi di approvvigionamento di componenti militari (propellenti, motori, circuiti, esplosivi). Hamas acquista parti, non armi finite, e compone i sistemi nella sua «war-economy» interna.

Produzione dentro Gaza: tunnel, laboratori sotterranei e officine clandestine producono razzi rudimentali, modificano droni commerciali e creano esplosivi da materie prime (fertilizzanti e nitrati) reperibili anche in economia civile.

Finanza parallela: fondi dall’Iran, riciclaggio, società fittizie, criptovalute, investimenti mascherati, Hamas gestisce un portafoglio globale e compie operazioni internazionali per occultare tracce. Il Tesoro USA ha sanzionato decine di facilitatori, società e operatori in Sudan, Turchia, Qatar e Algeria.

L’esito: nessuno Stato vende a Hamas «pacchetti chiavi in mano» sul mercato internazionale. Le armi sono assemblate a mosaico, pezzo per pezzo.

Ricapitoliamo.

Primo: il «silenzio attivo» di Tel Aviv sugli afflussi di denaro dal Qatar nasceva dall’idea che un Hamas forte potesse fungere da «contrappeso» alla leadership dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania, ostacolando la formazione di un fronte negoziale palestinese unitario di fronte a Israele.

Secondo: l’Iran ha costruito l’ossatura dell’arsenale, il vero «sponsor armato», il bancomat ideologico e tecnico. Il mercato nero e le officine sotterranee hanno fatto il resto: pezzi, componenti, propellenti e assemblaggi artigianali.

In conclusione: molte delle narrazioni diffuse sulla nascita e la crescita di Hamas sono, semplicemente, fake. Israele non ha creato Hamas, né lo ha finanziato direttamente. Ha però tollerato - e in parte favorito - le condizioni che ne hanno permesso il rafforzamento, per calcolo politico e convenienza strategica. Un nemico dichiarato torna utile: legittima politiche securitarie e misure liberticide.

L’idea di un “Hamas creatura del Mossad” è una semplificazione comoda, che cancella la complessità del quadro: la matrice originaria dei Fratelli Musulmani, l’esplosione della prima Intifada, il vuoto politico lasciato da Fatah, l’intervento iraniano, il denaro del Qatar.

La realtà è più dura e più nuda: Hamas non nasce da un complotto. È un prodotto della storia, dell’assedio, delle divisioni palestinesi e delle ipocrisie israeliane.

Alfredo Facchini
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Netanyahu voleva la liberazione senza cerimonie come sempre, ma la mente creativa dei Qassam ha trasmesso il suo messaggio in un altro modo

Un Qassam dell’unità ombra parla con i familiari dei prigionieri dell’occupazione in ebraico durante una chiamata telefonica con i loro figli soldati e ha chiesto loro di diffondere il video e consegnarlo ai media, cosa che è effettivamente avvenuta in esecuzione della sua richiesta..

Tutti i media dell’occupazione hanno pubblicato le scene della conversazione dei prigionieri con i loro familiari dalle prigioni della resistenza nella Striscia di Gaza..

L'analista militare Yaron Abraham risponde alla mossa di al-Qassam...: "Avevano mappe delle basi dell'esercito israeliano, quindi cosa c'è di strano se avevano anche i numeri delle famiglie dei soldati?"

Potente 🔥🔥🔥🔥🔥

Canale Telegram Mesheek
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Una coppia palestinese si riunisce dopo 24 lunghi anni. Omar Bsais è stato appena rilasciato in Cisgiordania come parte dello scambio di prigionieri.

Video: @sana_aljamal82

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Forwarded from Giubbe Rosse
‌‌‌”QUANDO LA RESISTENZA HA INFRANTO LA CERTEZZA DI ISRAELE”
di Alastair Crooke, conflictsforum.substack.com, 11 ottobre 2025    —    Traduzione a cura di Old Hunter Una selezione di osservazioni strategiche e consequenziali nell'Asia occidentale, tratte da analisi e resoconti della stampa araba/regionale e di canali alternativi (11 ottobre 2025)

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Onestissimo Krancic! Stima e rispetto.


“Do le dimissioni da questa Destra. Ormai non mi riconosco più. Mi spiace ma dopo tanti anni di “militanza” è arrivato il momento di ritirarmi e soprattutto, di non confondermi con questa destra sguaiata, becera e indecente
Erano sovranisti ed ora sono servi umilissimi degli USA e della NATO;
dovevano perseguire gli interessi nazionali invece perseguono gli interessi dell’anglosfera;
dovevano attuare una politica di equidistanza fra Mosca e KIev invece sono distesi ai piedi del dittatorello ucraino;
dovevano contrastare l’immigrazione clandestina invece hanno battuto tutti i record di arrivi;
dovevano perseguire una politica di equidistanza in M.O. come nella tradizione diplomatica italiana, invece si accodano sguaiatamente a Israele;
dovevano contrastare le politiche psico-pandemiche e psico-climatiche invece sono allineati alla narrazione Big Pharma e “green”;
Dovevano mettere in sicurezza le nostre città invece la situazione è precipitata;
Ok, è andata così. Mi ci è voluto tanto tempo, tante badilate nei denti, pesci in faccia e secchiate di merda per capire, ma alla fine ci sono arrivato. Meglio tardi che mai. Buona fortuna a chi rimane perché ho la vaga sensazione che ne avrà bisogno.”
Alfio Krancic
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Non smetterò mai di parlare della Palestina. Non mi stancherò.
Perché anche oggi, mentre i pagliacci tracotanti si scambiavano sorrisi e strette di mano davanti alle telecamere e il circo mediatico celebrava la "pace ritrovata" in maniera imbarazzante, ci sono famiglie che tornano a casa e trovano solo macerie. Ci sono bambini che non sanno più cosa significhi dormire senza il rumore dei droni. Ci sono genitori che aspettano figli che non torneranno.
Figli che aspettano genitori che non torneranno. Ci sono espropri di terre, di case, di acqua, di vita.
La "tregua" è stata firmata. Gli ostaggi sono stati liberati. E ciao ciao genocidio. Ciao ciao 600.000 morti e un'area completamente rasa al suolo.
In TV la fiera della banalità , tutto così forzato, finto, posticcio, volgare, Il cui fine è solo quello di coprire il GENOCIDIO, nasconderlo, farlo dimenticare alla gente, iniziare il lavaggio del cervello. E chi continuerà a parlare verrà preso per "fanatico".
Ma fin quando mancherà la Giustizia, mai si potrà parlare di "pace". La dignità non si negozia. E la memoria non si cancella con una triviale e arrogante conferenza stampa.
Questo risponde anche ai dubbi letti qua e là sull'improvvisa "notorietà" della Palestina nel mainstream. Questa è la notorietà: l'umiliazione della giustizia.

Ma gli aguzzini del popolo palestinese dovranno pagare, gli autori materiali, i sostenitori del genocidio dovranno pagare. Da parte mia, continuerò a fare. A parlare. A condividere. A discutere.
Perché il senso di ingiustizia è troppo forte. Perché la Palestina merita voce, verità, giustizia e libertà.
Finché avrò respiro e battito cardiaco, sarò parte di questa lotta. Questa è la mia qibla. Qui risiede il cuore della mia coscienza.
Palestina libera.
IF
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Canale amico

RA Russia Amica nasce nel marzo del 2022, il giorno dopo la censura in Italia del canale Sputnik Italia, vergognosamente oscurato dal regime.

In RA ovviamente ci piace parlare di Russia, ma alle notizie sulla Russia, dalla Russia, aggiungiamo le "notizie scomode", quelle che il mainstream evita, distorce o ignora!
Parliamo e ragioniamo sulla geopolitica e sul mondo.

Odiamo le etichette ma ce le "affibbiano" tutte...
Putiniani, novax, negazionisti climatici, fascisti, comunisti, rossobruni, anarchici…
Sicuramente siamo contrari alla Nato, alla UE, all'ideologia gender, alla cancel culture, all'equazione "cambiamento climatico = attività umana", all'OMS, alle imposizioni statali soprattutto in campo medico...

Ci piace la libertà, quella vera!
Se ti va, seguici !!!
https://t.me/RussiaAmica

🇷🇺RA - Russia Amica

https://t.me/RussiaAmica/25999
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Imbarazzante al comune di Milano ieri:

Al consiglio comunale viene bocciata la mozione proposta per richiedere interruzione del gemellaggio tra la città di Milano e "Tel Aviv" .

La collaborazione tra il comune di Milano e lo stato GENOCIDA va avanti

Di seguito i nomi dei complici del genocidio contrari ad interrompere I rapporti con una città il cui sindaco è un ex militare dell'IOF con 25 anni di carriera alle spalle.
E anche i nomi degli ignavi che si sono astenuti e quelli che per evitare anche di astenersi, non si sono presentati proprio.

VERGOGNA!
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I criminali ebrei in pensione in "israele" ricordano, quasi ridendo, il loro passato di criminali di guerra.

Ovunque si sono comportati così, in Palestina come in Libano.

Questo è il documentario Tantura sottotitolato in inglese. Ovviamente è vietato nella colonia ebraica.
https://rumble.com/v3v3kq7-tantura-2022.html


Qui altri 2 dove si può reperire
1- Trailer : https://youtu.be/QINFmqD4JUk?si=Z4LceoTMKW-yS0kB

2- https://hotcorn.com/it/film/news/tantura-recensione-film-documentario-alon-schwarz-nakba-palestinese-dove-vederlo-mubi/

3- qui si può noleggiare per poco più di 2 euro o acquistare https://vimeo.com/ondemand/tantura2?utm_source=chatgpt.com

4- sito ufficiale https://www.tantura-film.com/?utm_source=chatgpt.com
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🟥 Oggi martedi 14 ottobre 2025, alle 20:45. in Piazzale Ostiense a Roma, la prima partita del campionato dei diritti umani tra Italia e Palestina, promossa dal Global Movement To Gaza con Movimento Studenti Palestinesi in Italia, API, GPI, UDAP e Comunità Palestinese in Italia. Un evento pubblico che affida allo sport il compito di chiedere libertà e autodeterminazione per la Palestina e il pieno rispetto dei diritti umani, in concomitanza con la gara di Udine tra Italia e Israele, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026, che si invita a boicottare.

A scendere in campo per la selezione italiana saranno Kento (rapper e scrittore), Piotta (rapper e produttore), Michele Riondino (attore e regista), Anna Foglietta (attrice), Paola Turci (cantautrice), Andrea Colamedici (filosofo, cofondatore di Tlon) e Maura Gancitano (filosofa, cofondatrice di Tlon), che giocheranno in amichevole con una rappresentanza di ragazze e ragazzi palestinesi. La partita vuole trasformare il tifo in presa di posizione civile, riaffermando che i diritti umani non sono negoziabili e che ogni campo può diventare spazio di solidarietà e nonviolenza.

L'evento è aperto al pubblico. Cittadine, cittadini e tifoserie sono invitati a raggiungere Piazzale Ostiense per assistere al match e sostenere pacificamente la richiesta di una Palestina libera. Si raccomanda un comportamento rispettoso e nonviolento e di attenersi alle indicazioni di sicurezza. É consigliato l'arrivo per le 20:00 per agevolare l'accesso; sono consentite foto e brevi riprese. Brevi interventi dal campo precederanno il fischio d'inizio.

#boicottaisraele #showIsraeltheredcard

E. L. P.
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🗣Tifiamo ancora per la Palestina 🇵🇸
Il 14 ottobre ci saranno vari appuntamenti in occasione della partita di calcio Italia- Israele.

🇵🇸Martedì scendiamo in piazza 🇵🇸

ℹ️Tutte le info del corteo di Udine
👉Instagram

ℹ️Tutti i concentramenti oltre quello di Udine
📍Instagram
👉A Milano appuntamento fuori la sede Figc, via Pitteri 95, alle ore 18

⚠️Blocchiamo tutto Instagram

🛑Cartellino rosso al sionismo
📍Instagram

👉Norvegia - Israele
Bandierone Palestina e striscione " lasciate vivere i bambini'

👉La mobilitazione deve continuare: fermare lo stato di guerra e polizia non solo è possibile ma necessario!
📍Instagram
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Ultim'ora | Solo un giorno dopo aver ricevuto tutti i suoi prigionieri vivi da Gaza come parte del piano di Trump per porre fine alla guerra, i media israeliani riportano che Netanyahu ha approvato nuove “misure punitive”.

Secondo i rapporti israeliani, Netanyahu ha sostenuto e approvato la decisione di non aprire domani il valico di Rafah, sostenendo che Hamas non ha consegnato i restanti corpi dei soldati israeliani a Gaza. Le stesse fonti hanno aggiunto che israele ha anche deciso di ridurre drasticamente gli aiuti umanitari in entrata nella Striscia di Gaza.

Hamas, tuttavia, ha dichiarato che Israele ha manipolato la lista dei detenuti palestinesi destinati alla liberazione nell'accordo di scambio di ieri e ha citato difficoltà nel recuperare i resti dei corpi a causa di diversi fattori, incluso il mancato rispetto da parte di israele dei termini concordati dell'accordo.

QNN
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