Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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Sami Al-Sai, un giornalista palestinese di Tulkarm, è stato arrestato dalle forze israeliane nel febbraio 2024 e tenuto in detenzione amministrativa per 16 mesi. Quello che ha sopportato nella prigione israeliana, dice, andava oltre qualsiasi cosa avesse mai sentito prima. Accompagnato con gli occhi bendati a una clinica della prigione, Al-Sai ha sentito i prigionieri urlare dalle stanze vicine. Dopo un breve controllo medico, un medico ha detto alle guardie: "Tutto a posto. Prendetelo".

Quello era solo l'inizio. Al-Sai ha testimoniato di essere stato abusato sessualmente e stuprato dai soldati israeliani dietro le sbarre. È rimasto in silenzio per oltre un anno dopo il suo rilascio, ma alla fine ha scelto di parlare pubblicamente affinché il mondo sapesse cosa sopportano i prigionieri palestinesi.

QNN
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Forwarded from Scienza e Democrazia
Una testimonianza importante di un medico sospeso e poi, quattro anni dopo, assolto.

Per i "troppi" esoneri e differimenti alle pseudovaccinazioni anti-covid19 che concedeva a suoi assistiti, la dottoressa Patrizia Tiberi si vide un giorno arrivare a casa i NAS all'alba e sequestrare telefonino e PC. (Si noti l'orario: mica le si potevano riservare i riguardi dovuti a Messina Denaro...).

Tutti e tre i suoi laboratori furono perquisiti.

Tiberi è stata sospesa dal lavoro (e dallo stipendio) per sette mesi nel 2022 - per aver agito come ogni medico onesto avrebbe dovuto fare in quelle circostanze, e come pochissimi medici hanno fatto.

Ma non poteva finire così facilmente... Dopo l'ottobre 2022 è andata sotto processo per falso ideologico. Adesso, il 15 dicembre 2025 è stata assolta dal Tribunale di Terni perché «il fatto non costituisce reato».

L'intervista in cui, dopo l'assoluzione, ha descritto la sua vicenda merita di essere letta e diffusa.

Un giorno non si crederà che quanto in essa riportato possa essere veramente avvenuto.
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Forwarded from La via del freddo
📚📖 Leggiamo di più, libri fisici da sfogliare con le mani e parcheggiamo il cellulare più a lungo.

"Il quoziente intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo e una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.

Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.

La graduale scomparsa dei modi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.

Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero perchè più povero è il linguaggio, più il pensiero è scarno.

La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.

Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole."

(Christophe Clavé)


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COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI

L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.

Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.

Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.

Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall'esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.

Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi.

Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.

Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all'occupazione sionista.

Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d'Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale.

Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.
Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.
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Rimanere saldamente al fianco della resistenza e opporsi ai collaborazionisti è fondamentale, ora più che mai, perché è proprio sul disarmo e sulla riabilitazione dell’Autorità Palestinese che si gioca il piano Trump per la colonizzazione della Palestina e per la liquidazione della sua causa.

Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.

Giovani Palestinesi d'Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)
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L'emittente organizzatrice dell'Eurovision Song Contest ha dichiarato che non coprirà i fischi durante l'esibizione dell'artista israeliano. Non edulcorerà la realtà, non nasconderà il dissenso.

Una scelta presentata come atto di trasparenza, ma che arriva dopo anni in cui il dissenso è stato sistematicamente filtrato, attenuato, corretto in regia. Non si tratta di una svolta improvvisa verso la verità, ma del riconoscimento tardivo che la realtà, quando è troppo rumorosa, non può più essere silenziata.

Lo stesso vale per la questione delle bandiere. Nel 2024 l'Eurovision aveva imposto un divieto quasi totale: solo le bandiere dei Paesi in gara, con l'eccezione di quelle arcobaleno e LGBTQ+. Oggi si annuncia che il pubblico potrà esporre "tutte le bandiere ufficiali esistenti nel mondo, se conformi alla legge". Quindi anche quella palestinese.

L'Eurovision continua a sostenere di essere "apolitico" mentre prende decisioni che hanno un impatto politico evidente. Consentire la partecipazione di Israele mentre diversi Paesi europei scelgono il boicottaggio (tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda) è una scelta precisa, che ha conseguenze precise. Il risultato è un'edizione con 35 Paesi partecipanti, il numero più basso dal 2003.

L'Eurovision non è ovviamente responsabile dei conflitti mondiali. Ma è responsabile del modo in cui decide di rappresentarli, ignorarli o normalizzarli. Fingere che la musica possa essere completamente separata dalla realtà politica è un'illusione che oggi non regge più. Ogni apertura selettiva è già una presa di posizione.

La vera domanda, allora, non è se l'Eurovision debba essere politico: lo è già. La domanda è se abbia il coraggio di ammetterlo e di assumersene la responsabilità davanti al suo pubblico.

Antonio M.
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Forwarded from Scienza e Democrazia
Benché non si possa avere una grande considerazione del livello intellettuale e culturale dei membri del governo italiano...

...è difficile arrivare a pensare che non capiscano quello che spiega semplicemente il medico ungherese (di famiglia ebraica) Gabor Maté in queste poche parole.

L'ipotesi più economica è quella della corruzione.

Che ha anche il pregio di indicare l'affinità elettiva con il regime di Kiev.
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Il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano ultranazionalista, l'abominevole Itamar Ben-Gvir, si è vantato durante un dibattito al Knesset questa mattina del progetto di legge sull'esecuzione dei detenuti palestinesi, dichiarando che avrebbe festeggiato e bevuto vino il giorno in cui il primo detenuto palestinese verrà condannato a morte.
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L’Acqua ha detto: "Fluisci, non ristagnare.
La vita è movimento costante, non si ferma".
Il Fuoco ha detto: "Trasformati, non rimanere immobile nel vuoto della calma apparente.
La vita è un incendio, un crepitio costante".
L’Aria ha detto: "Liberati, sciogliti, staccati da tutto ciò che ti impedisce di essere e volare libero.
La vita è un sospiro, un respiro, un momento".
La Terra ha detto: "Sollevati, eleva i tuoi rami e fiorisci.
La vita contiene il mistero di ogni seme e l’antica saggezza di tutte le foreste".

Il Cuore ha detto: "Apriti, espanditi e ama. Ama tutto ciò che la tua infinita anima abbraccia.
La vita, se non contiene e non è contenuta nell’amore, non è vita".

Ada Luz Márquez su Essere Indaco
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Forwarded from RNN Mirror
♦️ Democratic Front for the Liberation of Palestine:
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Mohammed Bakri… When the Human Voice Triumphs Over the Machine of Oppression.

By Wissam Zughbar
Member of the General Secretariat of the Palestinian Journalists Syndicate

The passing of the Palestinian artist and director Mohammed Bakri was not a passing event in the Palestinian cultural scene, but rather a painful loss of a voice that remained loud in the face of oppression, and an artistic conscience that chose to stand in the most difficult rank: the rank of truth. With his departure, one of the most daring Palestinian artists in transforming art into an act of resistance, and the word into a moral weapon in the face of the "israeli" colonial narrative, is gone.

Mohammed Bakri, a son of the village of Al-Ba'neh in the Galilee, was not only a talented actor, but an organic intellectual who carried Palestine with him to every stage and screen. He realized early on that the occupation does not fear the rifle alone, but fears the narrative, the image, and the memory. From here came his most famous film, "Jenin, Jenin" in 2002, not merely as a technical cinematic work, but as a living testimony to one of the most brutal zionist crimes in the Second Intifada.

The film caused an uproar inside "israel" and abroad. Bakri was not forgiven for his boldness in breaking the zionist monopoly on the narrative; he was fought, pursued by courts, and incited against politically and mediatically, for no crime other than giving the victims the right to speak. Nevertheless, he did not back down. He remained steadfast in his conviction that art is not an ornament, but a position, and that silence in the presence of a massacre is betrayal.

In one of his most famous phrases, Mohammed Bakri said: "I am stronger than 'israel'." This was not a boastful sentence, but the summary of an experience. He meant the strength of the position, the strength of the right, and the strength of the human being when liberated from fear. "israel", with all its military and legal arsenal, failed to silence his voice, because he who possesses the truth is not easily defeated, even if he loses the apparent battle.

Mohammed Bakri represents a model of the Palestinian artist who refused the separation between creativity and the cause. He was not seduced by "israeli" recognition or conditional internationalism; instead, he chose to be a witness, even if he paid the price in siege, defamation, and isolation. In a time when many voices retreat under the pressure of oppression or temptation, Bakri remained faithful to the Palestine that is in the heart, not the one presented in festivals in "skimmed" versions.

With his passing, the Palestinians lose an artist, and the world loses a brave witness to an ongoing crime. But Mohammed Bakri does not depart entirely. He remains in his films, in his words, and in that simple and profound lesson he left for us: that art, when it sides with the human being, becomes stronger than tanks, and that the truth, no matter how besieged, always finds someone to tell it.

Farewell, Mohammed Bakri… You were more than an artist; you were a position.
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Decine di migliaia di ebrei provenienti da oltre 70 paesi hanno partecipato a un genocidio. L'unico terrore globalizzato è il terrore sionista. L'unica frase di cui dovremmo parlare come ispiratrice di omicidi di massa è "israele ha il diritto di difendersi".

https://www.donotpanic.news/p/lone-soldiers-and-dual-nationals
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Aristotele usa il nome “Palestina” nella sua opera scientifica Meteorologica, scritta nel IV secolo a.C., molto prima della creazione di Israele nel 1947.

A. L.
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Media is too big
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Misht'alek ktirr, Sayyed! 💚💛🌹

Gli auguri di Sayyed Hassan Nasrallah in occasione di un Natale di qualche anno fa
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