Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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🇮🇷⚡️🇮🇱🇺🇸 Il primo vicepresidente dell'Iran:

— Netanyahu ha dichiarato: 'Vance, di ritorno da Islamabad, mi ha riferito - come fa ogni giorno.'

— Per la prima volta nella storia, un alto funzionario statunitense fornisce 'rapporti quotidiani' al leader di un altro regime!

— Non si tratta di noi - si tratta di umiliazione strutturale.

— Il popolo americano sa che la Casa Bianca è effettivamente diventata un 'ramo di reporting' per un altro regime?

Resistance Trench
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La Procura di Roma ha deciso di aggiungere anche il reato di tortura, tra le ipotesi del fascicolo a carico di ignoti aperto dopo il fermo della Global Sumud Flotilla che era in viaggio verso la Striscia di Gaza e il fermo dei 36 attivisti italiani presenti sulle imbarcazioni che hanno tentato di violare il blocco navale di Israele.

L’indagine nella capitale è stata avviata dopo una serie di esposti presentati dagli attivisti, già ascoltati in Procura, nei quali denunciavano i maltrattamenti subiti in Israele. Nel fascicolo aperto nei mesi scorsi dal pubblico ministero Stefano Opilio erano già ipotizzati i reati di sequestro di persona, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio. Gli inquirenti sarebbero pronti anche a inoltrare una richiesta di rogatoria internazionale a Israele.

#Tg3
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La redazione de L'Espresso risponde all'ambasciatore sionista in Italia e chiarisce :

La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.

Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo (a colloquio con la nostra Tiziana Faraoni a pagina 48), quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele. E non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito. Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.

L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.

Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.

La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.

Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i terroristi non sono un’etnia, come i criminali non sono un popolo. Il genocidio si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia.

FONTE
https://lespresso.it/c/opinioni/2026/04/14/copertina-lespresso-abuso-israele-coloni-conquista-cisgiordania/61313?fbclid=IwdGRjcARLL-hleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR5A2-vtOn8LtK8HbhoAu9i0bw0XGF72Ns0YN4mhQ9evS9_OhTwZqBkeKGGGcg_aem_bt3Lj2DK1LVELw3gJQcZIA
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L'ambasciata iraniana in Thailandia ha risposto a Trump!

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"Ma perché dovremmo colpire l'Italia? Noi amiamo gli italiani, il calcio, la cucina italiana, Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, la Sardegna, Firenze, Napoli, Genova, Torino, la Sicilia e tutto ciò che sta in mezzo".
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🇷🇺🇨🇳⚡️Lavrov: Russia e Cina respingono l'egemonia occidentale radicata nel colonialismo

"I tentativi palesi dell'Occidente, sia degli Stati Uniti che dell'Europa, di mantenere e persino potenziare la propria egemonia... incluso il commercio degli schiavi, il colonialismo... continuano a vivere... a spese degli altri".

Ha avvertito che l'Asia occidentale e il Golfo Persico sono "un nodo di crisi" che non può essere facilmente sciolto.

— @SputnikInt
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Ultime notizie | Daniel Ella, comandante del 52° Battaglione della 401° Brigata Corazzata, l'unità dell'esercito israeliano responsabile dell'uccisione di Hind Rahab, è stato gravemente ferito durante i combattimenti a Bint Jbeil, nel sud del Libano, secondo i rapporti israeliani.

QNN
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💥🔯 Gli hacker di Handala affermano un'infiltrazione senza precedenti in Mossad e Shin Bet

💬 "I video e le immagini che state vedendo ora sono filmati aerei catturati dagli operatori di Handala dei quartieri generali top-secret del Mossad, delle case dei piloti dell'Aeronautica israeliana, delle residenze di alti funzionari del Desk iraniano all'interno del Mossad, delle case dei manager antiterrorismo di Shin Bet, nonché delle rotte di viaggio e dei movimenti quotidiani di alti funzionari della sicurezza e militari sionisti", si legge nella dichiarazione.

Handala – un gruppo di hacker pro-palestinese – è noto per i suoi precedenti attacchi informatici all'infrastruttura digitale israelo-statunitense.

https://t.me/geopolitics_prime/68218?single
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L'Espresso pubblica il comunicato dell'ambasciata palestinese in Italia che difende il lavoro di documentazione degli abusi e dei crimini dei coloni ebrei israeliani, spalleggiati dall'IOF, nei confronti dei nativi palestinesi in Cisgiordania, legittimi proprietari della terra di Palestina

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Da Roma a Ramallah. Nel segno di un’informazione da non “stigmatizzare” attraverso i tentativi esterni di una “deliberata distorsione dei fatti”. L’ambasciata dello Stato di Palestina in Italia segue il caso della copertina de L’Espresso, contestata nei giorni scorsi dall’ambasciatore israeliano Jonathan Peled. E diffonde un comunicato ufficiale in cui difende il lavoro del giornale e respinge le accuse di incitamento all’odio.

“L’ambasciata dello Stato di Palestina presso la Repubblica Italiana segue con grande attenzione la campagna che ha preso di mira la rivista italiana L’Espresso a seguito della pubblicazione di un’immagine che documenta un episodio subito da una donna palestinese durante la stagione della raccolta delle olive. In questo contesto, l’Ambasciata - scrive nel comunicato - ribadisce il suo fermo rifiuto dei tentativi, da parte della potenza occupante e delle sue rappresentanze diplomatiche, di stigmatizzare il lavoro giornalistico professionale con accuse di incitamento all’odio, in quanto ciò costituisce una lesione della libertà di stampa e una deliberata distorsione dei fatti”.

La reazione arriva dopo il post pubblicato il 12 aprile da Peled, che aveva condannato “fermamente” - recita il suo post su X - la copertina intitolata L’Abuso. Secondo l’ambasciatore, la scelta dell’immagine avrebbe costituito un uso “manipolatorio” della realtà, tale da alimentare “stereotipi e ostilità”.

Dichiarazioni a cui si è accodata una parte dell’opinione pubblica, fino ad additare come “falso” il fotoreportage realizzato da Pietro Masturzo in Cisgiordania, lo scorso ottobre, nei primi giorni di raccolta delle olive. Durante i quali i civili palestinesi residenti laggiù - lo racconta Alae Al Said nell’articolo corredato dagli scatti - sono soliti subire le violenze e i maltrattamenti di alcuni coloni. Come quello ritratto in copertina, armato e accompagnato “da veri soldati (con il volto coperto) che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive”, ha segnalato lo stesso fotografo sui propri canali social, per supportare l’autenticità dei suoi scatti.

FONTE https://www.facebook.com/share/p/18U3vMSLwb/
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Un giornalista statunitense-kuwaitiano è stato detenuto per settimane e incriminato in Kuwait, ha dichiarato il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), mentre i Paesi del Golfo intensificano la repressione contro chi condivide filmati che documentano la guerra tra Stati Uniti e Iran. Ahmed Shihab-Eldin, giornalista che ha collaborato con il New York Times, la Pbs e Al Jazeera English, non ha pubblicato nulla online né è stato visto in Kuwait dal 2 marzo, ha affermato l'organizzazione per la tutela della libertà di stampa.

L'uomo, nato in Kuwait ma di origine palestinese, è docente di storytelling e public speaking nel corso di laurea magistrale in Decision Science e dal 2025 vive a Bari. L'Università Aldo Moro sta seguendo il caso, fanno sapere dall'Ateneo barese.

L'arresto sarebbe avvenuto il 3 marzo. Mentre le autorità hanno citato motivi di sicurezza, l'organizzazione per la tutela della libertà di stampa ha criticato la «censura sempre più rigida sulla stampa». Secondo il Cpj, uno dei post recenti di Shihab-Eldin includeva un video geolocalizzato, verificato dalla Cnn, che mostrava lo schianto di un aereo da caccia statunitense vicino a una base aerea americana in Kuwait.

«Chiediamo al Kuwait di rilasciare Ahmed Shihab-Eldin e di ritirare tutte le accuse contro di lui», ha dichiarato Sara Qudah, direttrice regionale del Cpj, aggiungendo che il suo caso «riflette un modello più ampio di utilizzo delle leggi sulla sicurezza nazionale per soffocare il controllo e manipolare la narrazione».

FONTE :
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/primo-piano/1961101/giornalista-e-docente-dell-universita-di-bari-arrestato-in-kuwait-aveva-pubblicato-video-sulla-guerra.html?fbclid=IwdGRjcARNlW1jbGNrBE2VamV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHowLH7KUdqLUzJKlMndPCY1WUUeUwgA0S22qiQq0Q9ZDrigNoXIGj1V89UIg_aem__gw0kxWSX7fWzxwpNAz2wg
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Le forze israeliane hanno segnato numeri sulle mani di decine di donne palestinesi durante il loro raid in corso al campo profughi di Jenin nella città di Jenin, nella Cisgiordania occupata settentrionale, nell'ambito di un'operazione militare in corso da gennaio 2025.

Secondo le testimonianze riportate dal Middle East Eye, le forze hanno permesso a circa 120 donne di entrare nel campo per un breve periodo non superiore alle due ore al fine di ispezionare le loro case e recuperare alcuni dei loro effetti personali, sotto rigide misure di sicurezza, percorsi predeterminati e pesante sorveglianza militare.

Le testimonianze indicano che i soldati hanno scritto numeri e lettere sulle mani delle donne durante le ricerche per classificarle in base ai quartieri in cui vivono, mentre erano costrette ad aspettare per ore sotto il sole prima di poter entrare.

Fonte https://www.facebook.com/share/p/1Qrm8adt9E/
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L'autore del testo qui sotto è Marco Lutzu, ed è da applausi a scena aperta... L'unica cosa sulla quale non sono molto d'accordo è che Teheran non abbia convinto nessun italiano che l'Iran sia un alleato migliore... Io sono certissima che se solo ci fosse questa possibilità, sarebbe sicuramente un alleato di gran lunga migliore e più serio rispetto ai colonizzatori yankee :)❤️

https://www.facebook.com/share/p/1Bb7t3ASWs/

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Teheran ha appena lanciato la più grande campagna turistica per l’Italia degli ultimi vent’anni.

È costata la bellezza di… zero euro.
Lo strumento utilizzato è un account X di un’ambasciata in Ghana.

Mercoledì scorso l’ambasciata iraniana in Ghana pubblica una lettera aperta indirizzata all’Italia. Tono sarcastico e registro da meme.

“Cara Italia, il tuo Primo Ministro ha appena difeso il Papa e ha perso un alleato a Washington. Vorremmo candidarci per il posto vacante.”

Segue l’elenco delle qualifiche iraniane: 7.000 anni di civiltà, amore condiviso per la poesia, l’architettura, e “cibo che richiede più tempo per essere preparato rispetto alla durata dell’attenzione di Trump”.

E poi il colpo di grazia. “L’unica cosa per cui Iran e Italia si sono mai battuti è chi ha inventato il gelato. Il faloodeh è arrivato per primo. Il gelato è arrivato più rumorosamente. Siamo in una guerra fredda su questo da 2.000 anni.”

Quando un utente chiede se in Iran si tagliano gli spaghetti, l’ambasciata risponde: “Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. Rispettiamo l’integrità territoriale degli spaghetti.”

Il post diventa virale nel giro di due ore. Decine di migliaia di like, centinaia di migliaia di visualizzazioni, media italiani che lo rilanciano a raffica. Worldy.it lo trasforma in reel da 53.000 like.

Si potrebbe liquidare tutto con “è solo propaganda iraniana, non significa niente.”
Sarebbe superficiale.

Perché questa lettera è la punta dell’iceberg di una strategia comunicativa che sta spiazzando l’intero apparato di propaganda americano.

Nelle ultime settimane l’Iran ha iniziato a pubblicare video in stile LEGO fatti con l’intelligenza artificiale. Li gira un collettivo che si chiama “Explosive News”, probabilmente legato al governo di Teheran anche se nega. In uno di questi video, un comandante iraniano rappa mentre Trump cade dentro un bersaglio fatto di “Epstein files”. In un altro, un uomo iraniano griglia quattro aerei militari americani come se fossero spiedini di kebab.

Fatti bene. Ironici. Virali.
YouTube li ha bannati il 14 aprile per “contenuto violento” dopo che il collettivo aveva pubblicato un video intitolato “IRAN WON” subito dopo il cessate il fuoco.

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Francesca Quibla
L'autore del testo qui sotto è Marco Lutzu, ed è da applausi a scena aperta... L'unica cosa sulla quale non sono molto d'accordo è che Teheran non abbia convinto nessun italiano che l'Iran sia un alleato migliore... Io sono certissima che se solo ci fosse…
Continua da ⬆️⬆️⬆️

Il portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt si è vantata che i video ufficiali dell’amministrazione Trump hanno totalizzato 2 miliardi di impression. Gli analisti dicono che i LEGO iraniani li abbiano superati.
Al Jazeera titola: “L’Iran sta battendo l’America al suo stesso gioco della propaganda?”

Nancy Snow, tra le massime studiose americane di propaganda, afferma: “Stanno usando la cultura pop contro il Paese numero uno al mondo della cultura pop.”

Per ottant’anni gli Stati Uniti hanno inventato e dominato il linguaggio della comunicazione pop globale. Hollywood, pubblicità, social media, meme, ironia. Lo hanno usato per vincere la Guerra Fredda, per esportare il sogno americano, per convincere il pianeta che il loro stile di vita fosse il modello universale.

Nel 2026 il Paese che per decenni hanno dipinto come arretrato, teocratico, premoderno… gli sta rubando gli strumenti e li sta usando meglio di loro.
Mentre Trump urla ultimatum in caps lock su Truth Social, Teheran produce sketch animati che fanno il giro del mondo gratis. Mentre Washington minaccia “un’intera civiltà” di scomparire in una notte, un’ambasciata in Ghana pubblica lettere d’amore ironiche che fanno ridere metà del pianeta.

Elon Musk, qualche anno fa, disse una frase che suonava come provocazione e oggi sembra profezia. “Chi controlla i meme controlla il mondo.”

In questo momento, l’Iran controlla i meme. Gli Stati Uniti stanno diventando il meme.

Se il tuo concorrente è più grosso, più finanziato, più famoso e più strutturato di te, non puoi vincerlo con le sue stesse armi. Perdi sempre. Ha più budget, più staff, più relazioni.

Ma se sei più veloce, più ironico, più capace di parlare il linguaggio del tuo pubblico, puoi fare quello che sta facendo l’Iran adesso. Puoi rubare al colosso l’unica cosa che contava davvero… la sua capacità di farsi ascoltare.

E quando il colosso prova a rispondere con la forza bruta, peggiora la situazione. Si fa ridere dietro. Diventa oggetto del meme, non più soggetto.

Teheran non ha convinto nessun italiano che l’Iran sia un alleato. Nessuno è così ingenuo. Ma ha piantato un seme di simpatia in un terreno reso fertile dall’arroganza di qualcun altro. Quel seme probabilmente non germoglierà in un’alleanza… ma potrebbe germogliare in un turismo estivo del quale beneficerà chiunque gestisca un hotel, un ristorante, una guida, una barca in Sardegna o in Costiera.

L’Italia è appena diventata l’unico Paese europeo che l’Iran ha dichiarato pubblicamente di amare. Una campagna molto più efficace dell’ormai celebre “Open to Meraviglia” con la Venere influencer e compagnia bella. Stracciati da un diplomatico iraniano in Ghana con un account X che conosce meglio di qualsiasi ministero italiano.

Il marketing migliore è sempre quello che fanno gli altri al posto tuo. Quando ci riescono, ringrazia e incassa
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Sfatare la narrazione sionista di "Difesa Personale" in un secondo
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