Mohamed Al-Bukhaiti, membro dell'ufficio politico del movimento Ansar Allah, ha dichiarato:
L'accettazione da parte dell'America e dell'entità sionista di un cessate il fuoco con l'Iran conferma che la forza militare è l'unico linguaggio che capiscono.
Le nostre operazioni militari contro l'entità sionista continueranno finché l'aggressione a Gaza non cesserà e l'assedio non sarà revocato.
General_Soleimani
L'accettazione da parte dell'America e dell'entità sionista di un cessate il fuoco con l'Iran conferma che la forza militare è l'unico linguaggio che capiscono.
Le nostre operazioni militari contro l'entità sionista continueranno finché l'aggressione a Gaza non cesserà e l'assedio non sarà revocato.
General_Soleimani
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Ad oggi, si può affermare con una certa cognizione di causa che l'operazione israeliana "Rising Lion" sia stata un totale fallimento.
Il programma nucleare iraniano è solo parzialmente scalfito. Il dominio aereo non è sufficiente. Netanyahu non è riuscito a spingere gli Stati Uniti ad entrare direttamente nel conflitto (nonostante l'attacco piuttosto debole, e molto di facciata, ad alcuni siti nucleari iraniani). Israele non può colpire in modo pesante le infrastrutture petrolifere iraniane, troppo importanti per un "peso massimo" come la Cina, che non può essere indispettita più di tanto (visti i tanti interessi economici anche in Israele). Il "cambio di regime" a Teheran è ben lontano dal realizzarsi, a prescindere dallo scongelamento dell'impresentabile Reza Ciro Pahlavi (chi pensa che gli iraniani lo vogliano alla guida del loro Paese ha seri problemi mentali). La diplomazia di Russia, Cina e Pakistan è stata fondamentale, quantomeno per fare capire a Washington che avrebbero partecipato alla partita in caso di un allargamento del conflitto. L'Iran ha ampiamente dimostrato che Israele può essere colpito (anche con una sostanziale facilità) e, al contempo, che non cerca alcuno scontro diretto con gli Stati Uniti (e gli attacchi telefonati alle basi USA nella regione ne sono la prova evidente).
Questa, tuttavia, rimane solo una fase. Se la questione dovesse chiudersi così, la sconfitta israeliana è evidente. Se dovesse continuare, il rischio di un crollo di Tel Aviv potrebbe seriamente portare gli Stati Uniti a correre in aiuto del suo "alleato" (rimane difficile chiamarlo così visti i danni che la lobby sionista ha portato alla politica estera USA).
Daniele Perra
Il programma nucleare iraniano è solo parzialmente scalfito. Il dominio aereo non è sufficiente. Netanyahu non è riuscito a spingere gli Stati Uniti ad entrare direttamente nel conflitto (nonostante l'attacco piuttosto debole, e molto di facciata, ad alcuni siti nucleari iraniani). Israele non può colpire in modo pesante le infrastrutture petrolifere iraniane, troppo importanti per un "peso massimo" come la Cina, che non può essere indispettita più di tanto (visti i tanti interessi economici anche in Israele). Il "cambio di regime" a Teheran è ben lontano dal realizzarsi, a prescindere dallo scongelamento dell'impresentabile Reza Ciro Pahlavi (chi pensa che gli iraniani lo vogliano alla guida del loro Paese ha seri problemi mentali). La diplomazia di Russia, Cina e Pakistan è stata fondamentale, quantomeno per fare capire a Washington che avrebbero partecipato alla partita in caso di un allargamento del conflitto. L'Iran ha ampiamente dimostrato che Israele può essere colpito (anche con una sostanziale facilità) e, al contempo, che non cerca alcuno scontro diretto con gli Stati Uniti (e gli attacchi telefonati alle basi USA nella regione ne sono la prova evidente).
Questa, tuttavia, rimane solo una fase. Se la questione dovesse chiudersi così, la sconfitta israeliana è evidente. Se dovesse continuare, il rischio di un crollo di Tel Aviv potrebbe seriamente portare gli Stati Uniti a correre in aiuto del suo "alleato" (rimane difficile chiamarlo così visti i danni che la lobby sionista ha portato alla politica estera USA).
Daniele Perra
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In un post su X, il consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammad bin Zayed al-Nahyan, Anwar Gargash, ha criticato duramente il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich per la sua "insolenza che è arrivata al punto di chiedere finanziamenti da parte del Golfo, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna per la guerra di "israele" contro l'Iran".
Gargash ha aggiunto: "Una proposta del genere non è altro che la bancarotta morale di un estremista che non riesce a comprendere le conseguenze dell'escalation".
Al Mayadeen
Gargash ha aggiunto: "Una proposta del genere non è altro che la bancarotta morale di un estremista che non riesce a comprendere le conseguenze dell'escalation".
Al Mayadeen
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Telefonata mattutina col fratellone.
La prima mezz'ora della mia giornata trascorre quasi sempre così da quando è iniziato il genocidio a Gaza, con una intensificazione notevole dal giorno dell'attacco all'Iran.
Una premessa: lui partiva da una base ideologica molto differente dalla mia. C'è voluto del tempo affinché giungesse alla consapevolezza piena del grado di barbarie connesso alla natura degli Stati uniti d'America, capace delle peggiori nefandezze ai danni della sua stessa popolazione pur di estendere il suo rapace predominio sui paesi renitenti all'instaurazione del nuovo secolo americano.
Nel passato, abbiamo avuto discussioni anche accese sull'11 settembre e quel che ne è scaturito, in termini di demonizzazione dell'Islam per evidenti motivi di implementazione di un'agenda di conquista.
Poi di botto ha compreso ogni cosa. Se sei una persona intelligente non puoi non farlo. E nel momento in cui hai compreso, non si torna più indietro: tutto ti diventa chiaro come il cristallo e riesci ad incastrare perfettamente ogni evento, come in un rompicapo finalmente risolto.
È deluso dall'atteggiamento conciliante dell'Iran. Non riesce a spiegarselo.
- La telefonata a Trump proprio no. Sento puzza di giochi sporchi.
- Aspè, ragioniamo un attimo. Ferma restando la mia convinzione che potrebbe sempre accadere che un giorno scopriremo di essere tutti solo farfalle che hanno sognato di essere uomini e donne. Ti aspettavi forse che l'Iran liberasse la Palestina marciando in armi su Yafa occupata? Se è così, hai ragione ad essere deluso.
Ma così non è e non sarà. Per un semplice e banale motivo: l'Iran è ben consapevole dell'assoluta mancanza di scrupoli di queste personalità paranoidi e del fatto che siano prontissimi ad utilizzare l'arma nucleare sulle città iraniane. Una combinazione letale, ed un governo che non sia composto di personalità borderline non può certo condurre il suo popolo ad una catastrofe nucleare. Un popolo giovanissimo, tra l'altro, con un'età media di poco più di trent'anni.
- E allora non avrebbe mai dovuto fare proclami e minacce. Ne va della sua credibilità
- Che proclami, che minacce? Se parli delle minacce di distruzione di israele, quelle esistono solo nella penna di Mario Sechi , la cui enorme bruttezza fisica è tuttavia inferiore a quella morale, e ne causa un oggettivo e comprensibile desiderio di vendetta contro il genere umano.
L' Iran è un paese antico, che parla il linguaggio della storia. Quando parla dell'imminente dissoluzione dell' entità sionista, prende atto dello stato naturale delle cose e del logico svolgimento degli eventi, che potranno più o meno accelerare i tempi di questa dissoluzione. È inoltre un auspicio.
Il linguaggio da gangster è pertinenza altrui, mi pare.
- Non so. Sic rebus stantibus, conveniva tenersi i paccheri e non reagire, a 'sto punto.
- Assolutamente no. E ti spiego perché. Partendo dalla fine, e cioè dall''accordo per una tregua. Il quale c'è stato solo perché israele ha dimostrato ancora una volta di essere una tigre di carta, buona solo a bombardare dall'alto una popolazione di profughi disarmati. Il cambio di regime che volevano per adesso non ci sarà. Hanno palesemente fatto male i loro conti. La popolazione si è anzi compattata in modo assolutamente inequivocabile, se ne facciano una ragione le femministe coloniali ed il rampollo Palhavi. Dovranno entrambi attendere tempi migliori e nuovi efialte da lanciare sul mercato.
- Ma tu sei soddisfatta di come stiano andando le cose?
- Mentirei se ti dicessi di sì. Abbiamo un sogno nel cuore e vorremmo vederlo realizzato, subito. Il senso di giustizia costantemente frustrato lo reclamerebbe. Ma bisogna essere realisti. Io per prima ho sempre detto che nessuno al mondo servirà la Palestina ai palestinesi su un piatto d'argento. La liberazione nazionale costerà ancora lacrime amare e sangue a fiumi, che graveranno principalmente sulle spalle del popolo palestinese. Di riflesso sulle nostre.
La prima mezz'ora della mia giornata trascorre quasi sempre così da quando è iniziato il genocidio a Gaza, con una intensificazione notevole dal giorno dell'attacco all'Iran.
Una premessa: lui partiva da una base ideologica molto differente dalla mia. C'è voluto del tempo affinché giungesse alla consapevolezza piena del grado di barbarie connesso alla natura degli Stati uniti d'America, capace delle peggiori nefandezze ai danni della sua stessa popolazione pur di estendere il suo rapace predominio sui paesi renitenti all'instaurazione del nuovo secolo americano.
Nel passato, abbiamo avuto discussioni anche accese sull'11 settembre e quel che ne è scaturito, in termini di demonizzazione dell'Islam per evidenti motivi di implementazione di un'agenda di conquista.
Poi di botto ha compreso ogni cosa. Se sei una persona intelligente non puoi non farlo. E nel momento in cui hai compreso, non si torna più indietro: tutto ti diventa chiaro come il cristallo e riesci ad incastrare perfettamente ogni evento, come in un rompicapo finalmente risolto.
È deluso dall'atteggiamento conciliante dell'Iran. Non riesce a spiegarselo.
- La telefonata a Trump proprio no. Sento puzza di giochi sporchi.
- Aspè, ragioniamo un attimo. Ferma restando la mia convinzione che potrebbe sempre accadere che un giorno scopriremo di essere tutti solo farfalle che hanno sognato di essere uomini e donne. Ti aspettavi forse che l'Iran liberasse la Palestina marciando in armi su Yafa occupata? Se è così, hai ragione ad essere deluso.
Ma così non è e non sarà. Per un semplice e banale motivo: l'Iran è ben consapevole dell'assoluta mancanza di scrupoli di queste personalità paranoidi e del fatto che siano prontissimi ad utilizzare l'arma nucleare sulle città iraniane. Una combinazione letale, ed un governo che non sia composto di personalità borderline non può certo condurre il suo popolo ad una catastrofe nucleare. Un popolo giovanissimo, tra l'altro, con un'età media di poco più di trent'anni.
- E allora non avrebbe mai dovuto fare proclami e minacce. Ne va della sua credibilità
- Che proclami, che minacce? Se parli delle minacce di distruzione di israele, quelle esistono solo nella penna di Mario Sechi , la cui enorme bruttezza fisica è tuttavia inferiore a quella morale, e ne causa un oggettivo e comprensibile desiderio di vendetta contro il genere umano.
L' Iran è un paese antico, che parla il linguaggio della storia. Quando parla dell'imminente dissoluzione dell' entità sionista, prende atto dello stato naturale delle cose e del logico svolgimento degli eventi, che potranno più o meno accelerare i tempi di questa dissoluzione. È inoltre un auspicio.
Il linguaggio da gangster è pertinenza altrui, mi pare.
- Non so. Sic rebus stantibus, conveniva tenersi i paccheri e non reagire, a 'sto punto.
- Assolutamente no. E ti spiego perché. Partendo dalla fine, e cioè dall''accordo per una tregua. Il quale c'è stato solo perché israele ha dimostrato ancora una volta di essere una tigre di carta, buona solo a bombardare dall'alto una popolazione di profughi disarmati. Il cambio di regime che volevano per adesso non ci sarà. Hanno palesemente fatto male i loro conti. La popolazione si è anzi compattata in modo assolutamente inequivocabile, se ne facciano una ragione le femministe coloniali ed il rampollo Palhavi. Dovranno entrambi attendere tempi migliori e nuovi efialte da lanciare sul mercato.
- Ma tu sei soddisfatta di come stiano andando le cose?
- Mentirei se ti dicessi di sì. Abbiamo un sogno nel cuore e vorremmo vederlo realizzato, subito. Il senso di giustizia costantemente frustrato lo reclamerebbe. Ma bisogna essere realisti. Io per prima ho sempre detto che nessuno al mondo servirà la Palestina ai palestinesi su un piatto d'argento. La liberazione nazionale costerà ancora lacrime amare e sangue a fiumi, che graveranno principalmente sulle spalle del popolo palestinese. Di riflesso sulle nostre.
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Tutti gli altri - stati, agenzie internazionali, tribunali e aule di giustizia - potranno essere più o meno utili, più o meno solidali, più o meno collaborativi con la Resistenza palestinese, ma l'onere del sacrificio più grande tocca solo ed esclusivamente ad esso.
Almeno fino a quando non muteranno i rapporti di forza.
La considerazione più importante però è un'altra. In una sostanziale parità tra danni fatti e subìti, l'Iran resta lì inamovibile, con il suo sterminato territorio ed una popolazione di autoctoni. I coloni israeliani d'importazione, al contrario, alla prima bomba hanno preso il largo per ritornare nei rispettivi paesi d'origine. E questo, per chi sappia interpretare gli eventi, è ben più importante di qualsiasi altra considerazione.
#globalizeintifada
rossellaahmad
Almeno fino a quando non muteranno i rapporti di forza.
La considerazione più importante però è un'altra. In una sostanziale parità tra danni fatti e subìti, l'Iran resta lì inamovibile, con il suo sterminato territorio ed una popolazione di autoctoni. I coloni israeliani d'importazione, al contrario, alla prima bomba hanno preso il largo per ritornare nei rispettivi paesi d'origine. E questo, per chi sappia interpretare gli eventi, è ben più importante di qualsiasi altra considerazione.
#globalizeintifada
rossellaahmad
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Un breve ricordo, in memoria di Omm Fares
Veniva da Jaffa, la terra delle arance tristi. Durante la Nakba grande, che portò la sua famiglia al primo rifugio temporaneo, il campo profughi di Balata, doveva essere poco più di un'infante. Ma fece in tempo a viverne una seconda, quella del 1967. Per la seconda volta profughi, in Giordania questa volta.
Di lei ricordo tante cose. L'accoglienza che mi fece nella sua casa di Baqaa, il campo profughi forse più grande, sicuramente il più popoloso, del regno hashemita, quello in cui si contarono le perdite maggiori durante il Settembre Nero.
Il tè nel salottino, sedute su tappeti che coprivano il cemento armato dei pavimenti. I lunghi silenzi, con me che scrutavo ogni linea di quel volto bello, fiero. Un volto palestinese.
E ricordo la sua breve visita a Napoli , durante la quale ci insegnò tutti i segreti della cucina palestinese, che io conservo in uno scrigno nella memoria e metto in pratica secondo ciò che mi fu rivelato..
Il campo profughi lo vidi dall'alto, da una delle colline che lo circondano. Una conca chiusa da ogni lato, facilmente bombardabile. La geometria inquietante del campo, con i viottoli paralleli in cui le case si rincorrevano l'una dietro l'altra, lo faceva sembrare una grande rete, uno schema per rompicapo, una bruttura visiva che conteneva al suo interno gente dal cuore grande e dall'infinito orgoglio.
E poi lo vidi dal basso, e notai che i palestinesi erano riusciti persino ad abbellirlo, con ciuffi di bouganville viola a contornare gli usci delle case, piantine di timo e basilico nei piccoli cortili interni, in cui venivi accolta, sempre, da sorrisi giganti, talvolta intimiditi.
E ciuffi di bouganville viola adornavano i grandi scatoli di cartone ripieni di ma'mul , che qualche mano santa si premurava di portare ai figli della diaspora, dovunque essi fossero. I biscotti di Omm Fares erano i più buoni, le sue bouganville le più vivide.
Ha vissuto tutta la sua vita nel campo, come ogni anziano palestinese sperando in un ritorno che non c'è mai stato.
Quando i malfidati vi diranno che i rifugiati palestinesi non hanno mai rinunciato al loro status di profughi allo scopo di ottenere il misero pacco di farina e zucchero ad essi garantito dalla comunità internazionale in segno di espiazione per il calvario riversato sulle spalle di gente innocente, dite loro la verità, e cioè che i palestinesi sono rimasti profughi con orgoglio perché fino all'ultimo attimo della loro vita hanno sperato nel ritorno a casa, ed in una manciata di giustizia..
Quando muore un vecchio nei campi profughi, il tam tam si rincorre in ogni dove. Gli anziani giungono da ogni luogo per rendere omaggio ad un membro della generazione della nakba, che si assottiglia e scompare ma, nel farlo, consegna la torcia del ricordo alle nuove generazioni. Da sempre e per sempre.
Che la terra ti sia molto lieve, che la tua tomba diventi uno sterminato giardino e che il tuo signore ti accolga nel firdaus, quello che non hai mai conosciuto nella tua esistenza terrena.
#JusticeForPalestine
rossellaahmad
Veniva da Jaffa, la terra delle arance tristi. Durante la Nakba grande, che portò la sua famiglia al primo rifugio temporaneo, il campo profughi di Balata, doveva essere poco più di un'infante. Ma fece in tempo a viverne una seconda, quella del 1967. Per la seconda volta profughi, in Giordania questa volta.
Di lei ricordo tante cose. L'accoglienza che mi fece nella sua casa di Baqaa, il campo profughi forse più grande, sicuramente il più popoloso, del regno hashemita, quello in cui si contarono le perdite maggiori durante il Settembre Nero.
Il tè nel salottino, sedute su tappeti che coprivano il cemento armato dei pavimenti. I lunghi silenzi, con me che scrutavo ogni linea di quel volto bello, fiero. Un volto palestinese.
E ricordo la sua breve visita a Napoli , durante la quale ci insegnò tutti i segreti della cucina palestinese, che io conservo in uno scrigno nella memoria e metto in pratica secondo ciò che mi fu rivelato..
Il campo profughi lo vidi dall'alto, da una delle colline che lo circondano. Una conca chiusa da ogni lato, facilmente bombardabile. La geometria inquietante del campo, con i viottoli paralleli in cui le case si rincorrevano l'una dietro l'altra, lo faceva sembrare una grande rete, uno schema per rompicapo, una bruttura visiva che conteneva al suo interno gente dal cuore grande e dall'infinito orgoglio.
E poi lo vidi dal basso, e notai che i palestinesi erano riusciti persino ad abbellirlo, con ciuffi di bouganville viola a contornare gli usci delle case, piantine di timo e basilico nei piccoli cortili interni, in cui venivi accolta, sempre, da sorrisi giganti, talvolta intimiditi.
E ciuffi di bouganville viola adornavano i grandi scatoli di cartone ripieni di ma'mul , che qualche mano santa si premurava di portare ai figli della diaspora, dovunque essi fossero. I biscotti di Omm Fares erano i più buoni, le sue bouganville le più vivide.
Ha vissuto tutta la sua vita nel campo, come ogni anziano palestinese sperando in un ritorno che non c'è mai stato.
Quando i malfidati vi diranno che i rifugiati palestinesi non hanno mai rinunciato al loro status di profughi allo scopo di ottenere il misero pacco di farina e zucchero ad essi garantito dalla comunità internazionale in segno di espiazione per il calvario riversato sulle spalle di gente innocente, dite loro la verità, e cioè che i palestinesi sono rimasti profughi con orgoglio perché fino all'ultimo attimo della loro vita hanno sperato nel ritorno a casa, ed in una manciata di giustizia..
Quando muore un vecchio nei campi profughi, il tam tam si rincorre in ogni dove. Gli anziani giungono da ogni luogo per rendere omaggio ad un membro della generazione della nakba, che si assottiglia e scompare ma, nel farlo, consegna la torcia del ricordo alle nuove generazioni. Da sempre e per sempre.
Che la terra ti sia molto lieve, che la tua tomba diventi uno sterminato giardino e che il tuo signore ti accolga nel firdaus, quello che non hai mai conosciuto nella tua esistenza terrena.
#JusticeForPalestine
rossellaahmad
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L'ordine mondiale internazionale non ha "deluso" Gaza, ma è stato smascherato da Gaza.
Il mito della giustizia globale, secondo cui le istituzioni internazionali proteggono i deboli e puniscono i potenti, è stato completamente infranto. Ciò che rimane è una struttura che premia l'aggressione, giustifica l'occupazione e normalizza le uccisioni di massa con pretesti legali.
Questo non è il fallimento del sistema. Questa è la sua verità.
Guarda qui:
https://en.mdn.tv/8XdR
Il mito della giustizia globale, secondo cui le istituzioni internazionali proteggono i deboli e puniscono i potenti, è stato completamente infranto. Ciò che rimane è una struttura che premia l'aggressione, giustifica l'occupazione e normalizza le uccisioni di massa con pretesti legali.
Questo non è il fallimento del sistema. Questa è la sua verità.
Guarda qui:
https://en.mdn.tv/8XdR
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Trump conferma la cattura del pilota israeliano
Trump ha confermato oggi sui suoi social media la cattura del pilota israeliano e la distruzione dell'F-35.
Questo evento di grande portata significa che, per la prima volta al mondo, l'Iran è riuscito a distruggere il caccia più avanzato del mondo, del valore di oltre 100 milioni di dollari, con le sue difese interne, e questo è un grande onore per la nazione.
pezeshkian_com
Trump ha confermato oggi sui suoi social media la cattura del pilota israeliano e la distruzione dell'F-35.
Questo evento di grande portata significa che, per la prima volta al mondo, l'Iran è riuscito a distruggere il caccia più avanzato del mondo, del valore di oltre 100 milioni di dollari, con le sue difese interne, e questo è un grande onore per la nazione.
pezeshkian_com
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Al Mayadeen English:
Il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha dichiarato ad Al Mayadeen che Teheran "è rimasta ferma" contro l'aggressione israeliana e ha promesso di rispondere "con piena potenza e forza" a qualsiasi futuro attacco contro l'Iran.
Khatibzadeh ha anche affermato che l'Iran ha lanciato un attacco contro una base sotto l'autorità degli Stati Uniti quando ieri ha colpito la base aerea di Al Udeid in Qatar.
Il diplomatico iraniano ha dichiarato che il suo Paese rimane "pronto a rispondere a qualsiasi aggressione" e ha affermato che è stata Washington a inviare messaggi all'Iran chiedendo la fine della guerra. Ha anche rivolto commenti ai coloni israeliani, dicendo che dovrebbero sapere di "essere vittime degli errori strategici di Netanyahu".
Khatibzadeh ha inoltre chiesto a Washington di risarcire i danni alle strutture iraniane e ha affermato che l'Iran avrebbe presentato reclami alle Nazioni Unite. Ha dichiarato che "le capacità scientifiche e tecniche dell'Iran non possono essere bombardate" e ha sottolineato che "l'Iran è una civiltà che non può essere eliminata", aggiungendo che "il presidente americano dovrebbe saperlo".
Il viceministro degli Esteri ha dichiarato che l'Iran ha esplicitamente dichiarato che gli attacchi "toccano l'essenza della diplomazia" e che l'Iran "non si fida di un negoziatore che ha complottato contro di noi". Ha poi aggiunto che "ciò che non è stato ottenuto con l'aggressione non sarà ottenuto con la diplomazia".
Khatibzadeh ha inoltre criticato il direttore generale dell'AIEA, Rafael Grossi, affermando che ha "svolto un ruolo deplorevole nel preparare il terreno per lo scontro" e che dovrebbe "essere ritenuto responsabile" delle sue azioni.
Ha concluso affermando che "l'Iran è determinato a resistere" e che "l'entità israeliana ha ricevuto un duro schiaffo".
Il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha dichiarato ad Al Mayadeen che Teheran "è rimasta ferma" contro l'aggressione israeliana e ha promesso di rispondere "con piena potenza e forza" a qualsiasi futuro attacco contro l'Iran.
Khatibzadeh ha anche affermato che l'Iran ha lanciato un attacco contro una base sotto l'autorità degli Stati Uniti quando ieri ha colpito la base aerea di Al Udeid in Qatar.
Il diplomatico iraniano ha dichiarato che il suo Paese rimane "pronto a rispondere a qualsiasi aggressione" e ha affermato che è stata Washington a inviare messaggi all'Iran chiedendo la fine della guerra. Ha anche rivolto commenti ai coloni israeliani, dicendo che dovrebbero sapere di "essere vittime degli errori strategici di Netanyahu".
Khatibzadeh ha inoltre chiesto a Washington di risarcire i danni alle strutture iraniane e ha affermato che l'Iran avrebbe presentato reclami alle Nazioni Unite. Ha dichiarato che "le capacità scientifiche e tecniche dell'Iran non possono essere bombardate" e ha sottolineato che "l'Iran è una civiltà che non può essere eliminata", aggiungendo che "il presidente americano dovrebbe saperlo".
Il viceministro degli Esteri ha dichiarato che l'Iran ha esplicitamente dichiarato che gli attacchi "toccano l'essenza della diplomazia" e che l'Iran "non si fida di un negoziatore che ha complottato contro di noi". Ha poi aggiunto che "ciò che non è stato ottenuto con l'aggressione non sarà ottenuto con la diplomazia".
Khatibzadeh ha inoltre criticato il direttore generale dell'AIEA, Rafael Grossi, affermando che ha "svolto un ruolo deplorevole nel preparare il terreno per lo scontro" e che dovrebbe "essere ritenuto responsabile" delle sue azioni.
Ha concluso affermando che "l'Iran è determinato a resistere" e che "l'entità israeliana ha ricevuto un duro schiaffo".
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Trump: le notizie della CNN sono false
I siti nucleari iraniani sono stati completamente distrutti.
Eppure, dopo la CNN e il New York Times, anche l'Associated Press ammette che gli attacchi americani non hanno distrutto gli impianti nucleari iraniani, ma li hanno piuttosto ritardati per mesi./Al-Alam
I siti nucleari iraniani sono stati completamente distrutti.
Eppure, dopo la CNN e il New York Times, anche l'Associated Press ammette che gli attacchi americani non hanno distrutto gli impianti nucleari iraniani, ma li hanno piuttosto ritardati per mesi./Al-Alam
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È stato approvato un piano per obbligare il governo iraniano a sospendere la collaborazione con l'agenzia.
Il parlamentare iraniano Alireza Salimi ha annunciato che il Consiglio della Shura ha approvato un disegno di legge per sospendere la cooperazione con l'organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite, altrimenti noto come Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA).
Salimi ha precisato che qualsiasi decisione riguardante l'ingresso degli ispettori dell'AIEA nel Paese dipende dall'approvazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Ha inoltre sottolineato che, in base alla direttiva del Consiglio, nessun membro dell'AIEA sarà autorizzato a entrare in Iran a meno che non vi siano solide garanzie per la sicurezza degli impianti nucleari del Paese e delle sue attività nucleari pacifiche.
Salimi ha inoltre osservato che il Parlamento iraniano ha imposto sanzioni a coloro che consentono l'ingresso del personale dell'AIEA in Iran, estendendo tali restrizioni alla cooperazione ai sensi dell'Accordo di Salvaguardia e dei relativi trattati internazionali.
Inoltre, il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato durante una seduta pubblica che il programma nucleare pacifico dell'Iran "procederà rapidamente", avvertendo che Teheran "eserciterà la massima cautela e non si lascerà ingannare da alcuna promessa".
Ha anche annunciato che l'Organizzazione per l'Energia Atomica dell'Iran (AEOI) sospenderà la sua cooperazione con l'AIEA fino a quando non sarà garantita la sicurezza nucleare.
Condannando il silenzio dell'AIEA sugli attacchi statunitensi e israeliani ai siti nucleari iraniani, Ghalibaf ha affermato che l'agenzia ha perso la sua credibilità internazionale e ha confermato che l'Iran sospenderà la cooperazione con essa fino a quando non sarà garantita la sicurezza dei suoi impianti nucleari.
L'Iran è "più preparato che mai... il nostro dito è sul grilletto", pronto a rispondere con una forza schiacciante a qualsiasi atto di aggressione, ha affermato.
Il parlamentare iraniano Alireza Salimi ha annunciato che il Consiglio della Shura ha approvato un disegno di legge per sospendere la cooperazione con l'organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite, altrimenti noto come Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA).
Salimi ha precisato che qualsiasi decisione riguardante l'ingresso degli ispettori dell'AIEA nel Paese dipende dall'approvazione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Ha inoltre sottolineato che, in base alla direttiva del Consiglio, nessun membro dell'AIEA sarà autorizzato a entrare in Iran a meno che non vi siano solide garanzie per la sicurezza degli impianti nucleari del Paese e delle sue attività nucleari pacifiche.
Salimi ha inoltre osservato che il Parlamento iraniano ha imposto sanzioni a coloro che consentono l'ingresso del personale dell'AIEA in Iran, estendendo tali restrizioni alla cooperazione ai sensi dell'Accordo di Salvaguardia e dei relativi trattati internazionali.
Inoltre, il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato durante una seduta pubblica che il programma nucleare pacifico dell'Iran "procederà rapidamente", avvertendo che Teheran "eserciterà la massima cautela e non si lascerà ingannare da alcuna promessa".
Ha anche annunciato che l'Organizzazione per l'Energia Atomica dell'Iran (AEOI) sospenderà la sua cooperazione con l'AIEA fino a quando non sarà garantita la sicurezza nucleare.
Condannando il silenzio dell'AIEA sugli attacchi statunitensi e israeliani ai siti nucleari iraniani, Ghalibaf ha affermato che l'agenzia ha perso la sua credibilità internazionale e ha confermato che l'Iran sospenderà la cooperazione con essa fino a quando non sarà garantita la sicurezza dei suoi impianti nucleari.
L'Iran è "più preparato che mai... il nostro dito è sul grilletto", pronto a rispondere con una forza schiacciante a qualsiasi atto di aggressione, ha affermato.
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Il collegamento tra "Tel Aviv" e la Silicon Valley è reale e viene ampiamente utilizzato per monitorare gli utenti della rete e plasmare le loro opinioni.
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I sionisti perdono il controllo di #NewYork . Il neoeletto sindaco di New York, Zohran #Mamdani sostiene il BDS e afferma che arresterà #Netanyahu se il criminale di guerra incriminato arriverà a New York. I sionisti sono nel panico.
https://www.jfeed.com/news-israel/netanyahu-arrest-threat-nyc-mayor
CCHS
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CCHS
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I media israeliani ora ammettono di non essere riusciti a distruggere le capacità nucleari iraniane:
"L'impianto nucleare iraniano di Fordow può essere distrutto solo dall'interno.
Basta con le illusioni e le fantasie: si può fare solo dall'interno, oppure con centinaia di bombe sganciate una dopo l'altra."
La cosa preoccupante è questa: ci siamo prefissati l'obiettivo di smantellare il programma nucleare iraniano, ma non ci siamo riusciti. L'Iran possiede ancora uranio arricchito e possiede ancora impianti chiave attivi (intatti).
Megatron
"L'impianto nucleare iraniano di Fordow può essere distrutto solo dall'interno.
Basta con le illusioni e le fantasie: si può fare solo dall'interno, oppure con centinaia di bombe sganciate una dopo l'altra."
La cosa preoccupante è questa: ci siamo prefissati l'obiettivo di smantellare il programma nucleare iraniano, ma non ci siamo riusciti. L'Iran possiede ancora uranio arricchito e possiede ancora impianti chiave attivi (intatti).
Megatron
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