Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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Avete mai provato a digiunare anche solo per un giorno intero? Dall'alba al tramonto, d'estate. Quando i tramonti si allungano e tu fissi quelle strisce di cielo ancora dipinte di rosso, le osservi mentre si stemperano nell'oscurità incombente e il tuo cuore palpita al pensiero del primo sorso d'acqua, e, solo dopo, del primo cibo. Poco, in piccoli pezzi, con lunghe pause tra un morso e l'altro, per dare tempo al tuo corpo di assuefarsi all'introduzione non più automatica - ma ponderata, pensata, attesa - degli alimenti che ne consentono la vita.
Rido degli incolti che cianciano, senza saperne nulla, di abbuffate post-digiuno. Non ne hanno, con tutta evidenza, mai fatto un solo giorno e possono prendersi il lusso davvero miserabile di dileggiare chi eserciti la sua mente alla supremazia sugli istinti.
Pochissimi possono effettivamente comprendere la fame, in questo primo mondo vestito perennemente a festa, che ha perso il contatto con tutto ciò che prescinda dal soddisfacimento immediato di ogni bisogno materiale, hic et nunc.
Pur trattandosi di una delle paure ataviche del genere umano - morire di inedia, veder morire di inedia i propri figli - non si è.mai veramente faccia a faccia con il proprio bisogno vitale di cibo ed acqua e con la mente che non riesce più a contenere altro pensiero che quello, fino a che non inizi a vacillare.
Nella pratica del digiuno il momento in cui spezzi l'astinenza e rimetti in equilibrio corpo e mente arriva prima che tu possa vacillare. Il tuo sacrificio, che è istruzione al contenimento degli istinti , è terminato. Fino all'alba che verrà.
A Gaza non tramonta più il sole sull'astinenza dei corpi.
Ed io comincio ad intravedere segnali di menti che vacillano, nel popolo che è da sempre simbolo globale di forza e di Resistenza, a cui è stato inflitto tutto ciò che è umanamente (im)possibile.
Li vedo negli occhi svuotati di qualsiasi bagliore vitale delle madri che piangono i bimbi morti. Affamati, dicono. Non mitragliati, non fatti a pezzi dai proiettili al tungsteno e neanche bruciati nelle tende di nylon date alle fiamme. Quella è una morte rapida, tutto sommato accettabile.
La lacerazione della fame. Il supplizio della fame. La morte che si dilata per giorni interi , mentre lo stomaco diviene un concentrato di.succhi gastrici urticanti, e poi manco più quello.
Li vedo nelle corse disperate dei padri alla ricerca di un pugno di farina, frammista a polvere, più spesso a sangue, conquistata al prezzo della vita di tanti nell'illusione di essere in grado di sfamare i propri piccoli, concetto su cui si sono costituite intere civiltà.
Li vedo nella donna che prende a pugni il proprio viso di fronte al cadavere emaciato di una bimba, in un atto di autolesionismo di cui non esistono tracce nel passato.
A Gaza l'aspettativa di vita è passata da 75,5 a 40,6 anni, la più bassa al mondo, crollata di 35 anni in pochi mesi.
Chi sappia farlo, preghi o si appelli al soprannaturale.
Il tempo della fede nella giustizia umana è terminato a Gaza
#StopGenocideOfPalestinians

Rossella Ahmad
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Media is too big
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LAVORA, TACI, RINGRAZIA

Nella puntata di ByoBlu Origini, Giorgio Bianchi dialoga con la giurista Elisabetta Frezza, Elisa Carminati di Studenti Contro il Green Pass e il dottor Marco Cosentino sulla condizione dei giovani in Italia dopo la pandemia. Si analizzano gli effetti sociali, scolastici e psicologici delle restrizioni, tra disagio emotivo, isolamento e sfiducia. Elisa porta la testimonianza degli studenti contrari al Green Pass. Frezza e Cosentino offrono spunti critici e riflessioni scientifiche. Un confronto profondo su una generazione segnata da scelte epocali.

Riguarda la versione completa su:

https://www.youtube.com/watch?v=r5dAtZd7LZ0

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Ma quindi, fatemi capire, questa lettera l'avrebbero firmata anche i Nobel morti?
Se a partire dal 1901 sono stati assegnati 627 Nobel a 1012 persone e organizzazioni, dove li ha pescati Repubblica i "700 Nobel" firmatari?
Ce li potrebbe elencare gentilmente?
In realtà i Nobel firmatari della lettera sarebbero due.
Gli altri sono la solita risma di nazistelli rosé, moralisti a targhe alterne, che il russo lo censurano, ma l'israeliano che partecipa alla stessa manifestazione, ci mancherebbe.
Cialtroni senza ritegno.

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Forwarded from Libera Espressione
#ISRAELE È TERRORISMO
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Forwarded from Giubbe Rosse
🟦🇮🇱 ISRAELE HA INONDATO YOUTUBE DI ANNUNCI PER MIGLIORARE LA PROPRIA IMMAGINE
Fonte: MintPress News, Alan MacLeod, 10 luglio 2025
Israele ha aumentato del 2.000% il proprio budget per la propaganda, lanciando una massiccia campagna pubblicitaria su YouTube rivolta all’Europa. L’obiettivo è migliorare la propria immagine e giustificare le azioni militari, in particolare il conflitto a Gaza e le offensive contro l’Iran, presentandole come difesa della civiltà occidentale.

La campagna, che ha raggiunto circa 45 milioni di europei in un mese, utilizza annunci che violano le linee guida di Google, includendo contenuti violenti e messaggi che incitano all’odio. Questi annunci sono stati finanziati con decine di milioni di dollari, secondo un rapporto di Justice Report.

MintPress News sottolinea come tali sforzi siano parte di una strategia più ampia per influenzare l’opinione pubblica occidentale, mentre il governo israeliano affronta critiche per le sue azioni militari. La campagna è stata accompagnata da operazioni di ex membri dell’intelligence israeliana, come quelli dell’Unità 8200, attivi nei media occidentali per plasmare la narrazione.
L’articolo denuncia anche il ruolo di Google nel permettere la diffusione di questi annunci, nonostante le violazioni delle sue politiche, sollevando interrogativi su trasparenza e responsabilità nelle piattaforme digitali.

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Forwarded from Il Veritiero
Il losco verticale
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Comunicato Stampa

Un Appello ai Leader e ai Governanti delle Nostre Nazioni Arabe e Islamiche:


Il nostro popolo palestinese sta morendo di fame. È giunto il momento di spezzare le catene, aprire i valichi e salvare gli affamati di Gaza.

Mentre la carestia nella Striscia di Gaza entra in fasi pericolose e senza precedenti—dopo quasi cinque mesi di chiusura totale, e la morte di quasi cento civili, tra cui ottanta bambini, a causa della fame e della malnutrizione, oltre a mille martiri uccisi dai proiettili dell’occupazione ai cancelli dei posti di controllo degli aiuti—mentre il mondo osserva questa tragedia umanitaria gestita dall’occupazione senza muovere un dito, noi del Movimento di Resistenza Islamica – Hamas affermiamo quanto segue:

• Siamo sbalorditi dal silenzio ufficiale arabo e islamico di fronte al genocidio sistematico e alla fame criminale che si stanno verificando nella Striscia di Gaza. Sottolineiamo che le reazioni e le posizioni espresse non sono all’altezza della catastrofe che affrontano 2,25 milioni di persone.

• Questo silenzio assordante infrange le speranze del nostro popolo oppresso nei leader dell’ummah, e incoraggia il criminale di guerra Netanyahu a continuare le sue politiche di fame e sterminio contro il nostro popolo palestinese nella Striscia di Gaza.

• Il nostro popolo viene affamato e privato d’acqua, mentre migliaia di camion di aiuti si accumulano sul lato egiziano del valico di Rafah, in un momento in cui il governo di occupazione impone un meccanismo criminale di uccisione e umiliazione nella gestione della fame.

• Pur deplorando il fallimento nell’attuare la risoluzione del vertice arabo-islamico straordinario tenutosi a Riyadh nel novembre 2023, chiediamo la fine del silenzio e l’adozione di una posizione storica—attivando tutti gli strumenti di pressione per fermare la politica della fame, rompere l’assedio e consentire immediatamente l’ingresso degli aiuti.

• Chiediamo ai paesi arabi e islamici di interrompere tutte le forme di relazioni con l’entità fascista di occupazione, chiudere le ambasciate, espellere gli ambasciatori sionisti, annullare tutte le forme di normalizzazione, isolare e rifiutare questa entità criminale come primo passo per scoraggiarla e costringerla a fermare i suoi crimini contro il nostro popolo palestinese oppresso.

Il Movimento di Resistenza Islamica – Hamas

Martedì, 27 Muharram 1447 AH
Corrispondente al: 22 luglio 2025 d.C.
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di Caitlin Johnstone

La curva dell'aumento dei decessi per malnutrizione a Gaza sta iniziando ad impennarsi, con il Ministero della Salute che ne segnala 18 in sole 24 ore. I medici riferiscono che le persone stanno "collassando" per strada, e il giornalista di Gaza Nahed Hajjaj avverte il mondo di non sorprendersi se i giornalisti rimasti nell'enclave saranno presto ridotti al silenzio dalla fame.

A meno che qualcosa non cambi drasticamente, ci si può aspettare che la situazione peggiori molto rapidamente.

Nel frattempo, le forze di occupazione israeliane stanno stabilendo nuovi record con i loro massacri di civili affamati in cerca di aiuto, con 85 morti in un solo giorno domenica.

Se questo non è male, allora niente è male.

Se israele non è male, allora niente lo è.
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""Ma lei condanna Hamas?" – Uno sguardo sul mondo oltre la miopia occidentale

di Federico Liberti

In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna Hamas?”, occorre sospendere l’automatismo e osservare la mappa geopolitica allegata. In rosso, i pochi paesi che riconoscono Hamas come organizzazione terroristica. In verde, la maggioranza del pianeta che, pur senza necessariamente condividerne le azioni o ideologia, non la designa formalmente come tale. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma della rivelazione brutale di un doppio standard e di una dissonanza cognitiva profondamente radicata nel discorso politico euro-atlantico.

(Continua sotto 🔻)
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Francesca Quibla
""Ma lei condanna Hamas?" – Uno sguardo sul mondo oltre la miopia occidentale di Federico Liberti In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna…
(vedi inizio su 🔺)
Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea, il Giappone, Israele e l’Australia rappresentano l’asse storico dell’Occidente coloniale e delle sue appendici strategiche. Sono loro ad aver costruito, e mantenuto, la narrazione secondo cui ogni forma di resistenza armata non allineata diventa automaticamente “terrorismo”, mentre l’occupazione, la segregazione etnica, il bombardamento indiscriminato e l’assedio di una popolazione civile possono essere rubricati sotto la voce “autodifesa”. Ma la Storia non è un riflesso cieco della CNN.

Hamas non è solo, o non è principalmente, ciò che l’Occidente racconta. È un partito politico radicato nel tessuto sociale palestinese, vincitore delle elezioni legislative del 2006, nato come ramo della Fratellanza Musulmana e cresciuto dentro la radicalizzazione di una popolazione privata di ogni via pacifica. Non va dimenticato, come riconosciuto da documenti ufficiali e analisi israeliane, che è stato lo stesso governo Netanyahu a foraggiare e tollerare Hamas negli anni precedenti, nella speranza cinica di dividere il fronte palestinese e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese. Una strategia del caos che si ritorce oggi sull’architettura stessa della sicurezza regionale.

E il 7 ottobre? Lei condanna il 7 ottobre?
Sì, gli atti del 7 ottobre 2023 sono stati gravi, tragici e hanno comportato la morte di civili innocenti. Come ogni atto di resistenza armata in un contesto coloniale, oscillano tragicamente tra disperazione e brutalità. Eppure quando vediamo un partigiano sparare a un nazista esultiamo. Ma per i nazisti i partigiani erano terroristi. Indignarsi solo per quell’episodio, ignorando decenni di apartheid, di blocco economico, di bombardamenti sistematici, di demolizioni, torture, carcerazioni arbitrarie, è non solo un atto di ipocrisia morale, ma una forma di razzismo: ci si rifiuta di leggere la storia dei palestinesi come storia politica, dotata di razionalità e agency, e si preferisce ridurla a una patologia da reprimere.

Il diritto alla resistenza: una cornice decoloniale
Nella maggior parte dei paesi del Sud globale, Africa, America Latina, Asia, Hamas è visto come una delle tante espressioni, discutibili ma reali, di resistenza a un sistema coloniale. Proprio perché le ex colonie conoscono sulla propria pelle la distinzione fondamentale tra violenza sistemica e violenza reattiva. Non si tratta di approvare ogni singolo atto, ma di comprendere il contesto: quando un popolo è ridotto in gabbia, sorvegliato con droni, affamato, ucciso impunemente da una potenza nucleare che nega perfino la categoria di “popolo”, allora la domanda giusta non è “Perché resistono?”, ma “Come hanno potuto resistere così a lungo senza diventare polvere?”

Non esiste una definizione neutra di terrorismo. Ogni potenza ha i suoi terroristi e i suoi eroi, che spesso cambiano casacca con il mutare delle alleanze. Mandela era un terrorista per il governo sudafricano. La resistenza francese era terrorismo per i nazisti. Gli Stati Uniti hanno armato i mujaheddin in Afghanistan e poi li hanno bombardati. Il termine “terrorismo” è un dispositivo discorsivo che serve a chi ha il potere di nominare e stigmatizzare, non una categoria oggettiva della scienza politica.

Questa mappa ci dice ciò che i media non dicono: che la narrazione su Hamas e sulla Palestina è una costruzione ideologica occidentale, non un dato universale. E che se si vuole affrontare seriamente la questione, bisogna uscire dalla logica binaria della condanna rituale e affrontare le cause strutturali della violenza. La domanda non è se condannare Hamas. La domanda è: quando cominceremo a condannare l’apartheid, l’occupazione, e il cinismo che le giustifica?"

Federico Liberti
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Ministro sionista: condanniamo gli attacchi della Russia sui civili.

Ma certo!
L'arte sottile del proiettare i propri crimini su scala internazionale, un po' come se Jack lo Squartatore tenesse una conferenza sulla nonviolenza.

Se non fosse tanto tragico e distopico ci sarebbe da ridere.

Fonte ANSA
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IN TANTI SCIVOLANO SULLA VICENDA DI CHEF RUBIO

Comunicato di Gabriele Rubini

Incuranti di un comunicato rilasciato il 21 luglio scorso, molti media italiani hanno ritenuto opportuno fare delle sgangherate elucubrazioni sulla più recente vicenda giudiziaria di Gabriele Rubini -in arte Chef Rubio- a cui è stato contestato il reato di istigazione all’odio.

Sono assolutamente false le notizie che parlano di due suoi post relativi all’uccisione di una coppia di diplomatici israeliani avvenuta a Washington lo scorso maggio. Tant’è che uno dei due post incriminati è precedente all’evento. Il secondo invece, è successivo ed effettivamente riferito a quei fatti, ma non istiga proprio a nulla.

Chi ha parlato di due suoi post sui fatti di Washington, ha divulgato una “fake news”.

Dichiara Rubini:

“Il primo post incriminato è delle 17:45 del 21 maggio scorso. Fa riferimento all’intimidazione dell’esercito israeliano -effettuata quello stesso giorno- contro delle delegazioni diplomatiche internazionali che si trovavano a Jenin, in Cisgiordania. Erano di 25 paesi (tra cui anche l’Italia) e furono respinte a colpi d’arma da fuoco sparati dai soldati israeliani. Per quell’evento, lo stesso Governo Italiano convocò l’ambasciatore israeliano a Roma. Si tratta di fatti ben noti e documentati.

Il mio post sottolineava il doppio standard utilizzato in questa vicenda; a dispetto del generale dramma palestinese, ritengo che lo sdegno sollevatosi era dovuto al fatto che si trattasse perlopiù di cittadini occidentali.

Come si evince dall’orario, quel post era precedente ai fatti di Washington che si sono consumati verso le 21:00 ora locale, cioè quando in Italia era già il 22 maggio, alle 3 di notte. Volendo, con una semplice e rapida verifica della cronologia, si sarebbe potuto evitare di raccontare il falso: i miei post sono ancora online, chiunque può verificare.

Si può andare a leggere anche il secondo post incriminato -che è del giorno successivo ed effettivamente parla dei fatti di Washington- non istiga a nulla, si limita a stimolare una riflessione sulle responsabilità oggettive in cui tutti siamo invischiati: il genocidio del popolo nativo della Palestina che va avanti da più di 77 anni.

Pertanto, assume contorni grotteschi la ricostruzione relativa a un fantomatico reato d’istigazione a cui facevano riferimento gli articoli.

Non vorrei che qualcuno -operando in maniera approssimativa- non abbia prestato adeguata attenzione alla cronologia degli eventi, arrivando così a tirare delle assurde conclusioni.

Io non ho nulla da nascondere e resto a disposizione di chiunque desideri ulteriori chiarimenti. Tuttavia l’unico limite oggettivo è la difficoltà nel contattarmi, perché il mio telefono e il mio computer sono ancora sotto sequestro.

Mi auspico che alla luce di tutto ciò, giornalisti e inquirenti vadano a mettere mano con maggiore attenzione al calendario. Il mio invito però è a non fermarsi solo ai giorni 21 e 22 maggio 2025, ma di andare indietro di un anno e una settimana, fino al 15 maggio 2024: data in cui venni massacrato di botte da una squadraccia che mi aspettava sotto casa. Mi sembra che le indagini sulle mie attività e quelle sull’aggressione che ho subito, non procedano con la medesima solerzia”.

Il presente comunicato vale anche come richiesta di rettifica delle informazioni errate o false riportate da molti media.

Dalla bacheca di Alberto Fazolo
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Legato al nome della scienziata italiana Rita Levi-Montalcini, di cui quest’anno ricordiamo i dieci anni dalla sua scomparsa, vi è uno dei casi più controversi della storia dell’industria farmaceutica, il caso Cronossial.

La casa farmaceutica Fidia nel 1975 chiede a Rita di farle da testimonial. In cambio l'azienda versa 50 milioni di lire per le ricerche della studiosa. Nel 1975 la Fidia ottiene la registrazione di un farmaco, il Cronassial, un estratto di cervello bovino pubblicizzato come curativo delle “neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali“.

Nel 1986 Rita riceve, insieme a Stanley Cohen, il Nobel per la scoperta dell’NGF. Nel suo discorso di ringraziamento dinanzi alla stampa mondiale, la scienziata italiana si rivolge riconoscente “agli amici della Fidia” che l’hanno aiutata nelle sue ricerche. Per Fidia e il suo Cronassial è un trionfo. Il Cronassial diventa uno dei farmaci più venduti in Italia. La Fidia balza così a 420 miliardi di lire di fatturato e si colloca al quarto posto nella classifica delle industrie farmaceutiche in Italia.

Ma nel 1989 un neurologo tedesco scopre una correlazione tra l'uso del Cronassial e lo sviluppo in alcuni pazienti della sindrome di Guillain-Barré, una gravissima malattia neurologica che paralizza gli arti e uccide un paziente su dieci. Il farmaco viene immediatamente ritirato dai mercati di Germania, Gran Bretagna e Spagna, mentre negli Stati Uniti non otterrà mai la registrazione. In Italia viene ritirato soltanto nel 1993.
Tutti citano dei proverbi ma sono mostri in realtà.

Quando le si ricordava la vicenda, Rita rispondeva:

«Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all’industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.»

https://www.farmaceuticayounger.science/a/blog/2022/3/il-caso-cronossial-nella-vita-di-rita-levi-montalc
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REI DI AVER SCOPATO SENZA PRESERVATIVO, QUINDI PROLIFICI OLTRE IL CONSENTITO: COSI' SI GIUSTIFICA LO STERMINIO.
Nel lessico disumanizzante che si fa largo nei discorsi pubblici, il popolo palestinese viene dipinto non più come una comunità umana, ma come un problema demografico da estirpare. La loro 'colpa'? Aver messo al mondo figli. In tempi bui, persino l’ideologia più efferata del secolo scorso non osava spingersi a tanto: oggi invece si fa spazio, senza vergogna, l’idea che la vita altrui sia un errore da correggere, un'eccezione biologica da bonificare.

G.V.
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A Gaza é stato superato Auschwitz, chi non lo vede, chi non lo denuncia, chi non ha fatto nulla per fermarlo é complice. Tutto questo non fa che dimostrare ciò che non era giá chiaro solo per chi vive inconsapevolmente in quello stato di oblio e in cattivitá controllata che in una parte di mondo hanno chiamato "democrazia" e civilizzazione a scopo di controllo sociale. Cosa che un anarchico non dimentica mai. Siamo impotenti, siamo schiavi normalizzati, siamo stupidi. Soprattutto, siamo addomesticati e disarmati. Di fronte ad un Auschwitz che prosegue indisturbata, non siamo in grado di fermarla, siamo incatenati, sotto minaccia, ricattati, fisicamente impediti, non contiamo nulla e siamo rinchiusi dentro una falsificazione chiamata "civilitá". Auschwitz Gaza lo é da sempre. Se fino all'anno scorso sventolavi la bandiera palestinese, solo in quattro gatti capivano che sventolavi la bandiera simbolo dell'oppressione. Per gli altri, eri un "attivista", un invasato rompicoglioni né più né meno di un testimone di Geova. Al massimo, un comunista. Ci voleva proprio Auschwitz 2025 affinché moltitudini d'impotenti rinchiusi nei recinti delle frontiere, gridassero sotto i palchi delle rockstar: "Palestina Libera". Dov'erano tutti costoro prima di Auschwitz, negli scorsi 80 anni? Dov'erano tutte le rockstar quando Vittorio é stato ucciso? E dove sono adesso, se non sullo stesso palco della Society Du Spectacle che fino a ieri li vedeva indifferenti e che anche oggi li vede impotenti, liberi solo di gridare slogan, ma non di assaltare palazzi o salire su una barca per andare a salvare le vittime di Auschwitz? Hanno celebrato i giorni della memoria per quale motivo, per sentirsi dare degli antisemiti oggi senza essere stati capaci di evitare un'altra Auschwitz? Senza poter cacciare i criminali al comando, dovendo subire le loro facce immonde, le loro dichiarazioni immonde, i loro accordi immondi, scorrere sui social? In quale farsa hanno vissuto, in che tipo di esistenza e in quale forma del Sé? Con quale identitá, sentendosi parte di cosa? Di un social network?
Che tipo di esistenza è mai questa? Gaza non é nemmeno l'unica Auschwitz, così come si é ignorata Gaza, si ignorano infinite Auschwitz. Le regie televisive non le fanno vedere e tutti amano le regie televisive. Sono quelle che intrattengono mentre le vite programmate, integrate, di miliardi di automi apparentemente vivi, proseguono le loro esistenze programmate come fossero libere di pensare, costruire i loro percorsi autonomi, le loro relazioni, esprimere le loro identitá sociali, emotive, spirituali, politiche... poi basta un decreto delle undici di sera e tutto crolla, al massimo si assaltano i treni, e d'improvviso arriva Auschwitz e l'annullamento dell'appartenenza a ciò che ritenevi umano.
Ecco, possiamo solo sfogare la nostra impotenza nell'infosfera automizzata dei padroni di Arcadia. Per sentirci ancor più intrappolati nella farsa degli orrori. Per affrontare ciò che siamo: schiavi.

Eva Milan
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Forwarded from La via del freddo
Nell’agosto del 1911, un uomo apparve camminando lentamente dal deserto californiano,
con le costole sporgenti per la fame e gli occhi carichi di secoli di dolore.
Non parlava inglese. Non aveva una casa. E non pronunciò il proprio nome.

Era solo.
Era l’ultimo yahi, un ramo del popolo yana, sterminato dalla violenza, dalla febbre dell’oro e dalle malattie portate dai coloni in California.

Secondo la tradizione del suo popolo, non si doveva dire il proprio nome.
Ma non era rimasto più nessuno per nominarlo.
Gli antropologi dell’Università della California lo chiamarono Ishi,
che nella sua lingua significava semplicemente: “uomo”.

Lo portarono al museo di San Francisco.
Non come attrazione.
Ma come ponte verso un mondo che non esisteva più.

Ishi insegnò a scheggiare punte di freccia in ossidiana,
a accendere un fuoco senza fiammiferi,
a parlare una lingua che nessuno capiva più.
Condivise ciò che ricordava.
E in lui sopravviveva non solo la storia di un popolo,
ma la dignità di un uomo che non scelse di essere l’ultimo.

I visitatori si aspettavano di trovare una curiosità etnografica.
Invece trovarono un essere umano: gentile, saggio, pieno di umorismo e cortesia.
Un sopravvissuto che non perse mai la propria umanità.

Morì nel 1916, di tubercolosi.
Solo cinque anni dopo essere tornato nel mondo.

Non fu “l’ultimo indiano selvaggio”, come lo chiamavano i giornali.
Fu l’ultimo testimone di una cultura spazzata via.
E ebbe il coraggio di raccontarla.

Di Ishi non ricordiamo la morte.
Lo ricordiamo perché,
anche nel silenzio,
la sua voce risuona ancora.


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Il canale sionista israeliano I24News afferma che 45.000 soldati dell'occupazione israeliana sono entrati nel territorio siriano e ora si trovano a soli 10 chilometri dalla capitale, Damasco.

Allora, dove sono le rivolte tribali arabe?
Dov'è il clamore dei "Bani Umayyah" di Julani?
Dove sono i difensori di "Ahl al-Sunnah"?
Dove sono i loro padroni sionisti Erdogan e il marito di Moza?

Sono occupati a uccidere i Drusi a Sweida e a saccheggiare i loro negozi e le loro case.
Tfu.

Marwa Osman
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🚨 Ultim'ora: l'entità israeliana Knesset ha appena votato 71-13 a favore di una risoluzione per imporre la piena sovranità sulla Cisgiordania e sulla Valle del Giordano.

Nel frattempo, il Re Pomodoro, Abdullah di Giordania, è introvabile. Né una parola, né un gemito.
Addio a quel glorioso “accordo di pace” firmato dalla Giordania. Come sta andando ora, Vostra Maestà? O l'annessione israeliana è ancora considerata parte del pacchetto "vicino amichevole"?

Marwa Osman
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🚨ULTIM'ORA – I due criminali di guerra israeliani arrestati in Belgio si trovano ora ad Amsterdam, Paesi Bassi

L'HRF, in collaborazione con GLAN, ha presentato una denuncia penale urgente alle autorità olandesi chiedendo il loro immediato arresto.

Questi individui sono accusati di:

🟠 Attacchi diretti contro civili e infrastrutture civili
🟠 Tortura, detenzione illegale e uso di scudi umani
🟠 La distruzione deliberata di case, ospedali e terreni agricoli

E della creazione di condizioni di vita pericolose volte a distruggere la popolazione palestinese in tutto o in parte — atti che costituiscono genocidio secondo il diritto internazionale.

Uno dei sospettati è un comandante militare, con responsabilità operativa per questi crimini.

Al momento, non è chiaro se fosse loro permesso legalmente di lasciare il Belgio, o se ora siano latitanti in fuga dalla giustizia.

In risposta, l'HRF ha presentato una denuncia legale urgente al Pubblico Ministero olandese, chiedendo ai Paesi Bassi di:

1. Localizzare e arrestare immediatamente i sospetti
2. Avviare procedimenti penali nell'ambito della giurisdizione universale olandese
3. O estradarli in uno stato competente per il processo

Secondo la Convenzione sul Genocidio, le Convenzioni di Ginevra, lo Statuto di Roma e la legge nazionale olandese, i Paesi Bassi hanno un obbligo legale vincolante di agire. Consentire a questi individui di transitare liberamente costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e offrirebbe impunità ai responsabili di atrocità di massa.

Le autorità olandesi ora hanno una responsabilità legale e morale diretta.

The Hind Rajab Foundation
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