""Ma lei condanna Hamas?" – Uno sguardo sul mondo oltre la miopia occidentale
di Federico Liberti
In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna Hamas?”, occorre sospendere l’automatismo e osservare la mappa geopolitica allegata. In rosso, i pochi paesi che riconoscono Hamas come organizzazione terroristica. In verde, la maggioranza del pianeta che, pur senza necessariamente condividerne le azioni o ideologia, non la designa formalmente come tale. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma della rivelazione brutale di un doppio standard e di una dissonanza cognitiva profondamente radicata nel discorso politico euro-atlantico.
(Continua sotto 🔻)
di Federico Liberti
In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna Hamas?”, occorre sospendere l’automatismo e osservare la mappa geopolitica allegata. In rosso, i pochi paesi che riconoscono Hamas come organizzazione terroristica. In verde, la maggioranza del pianeta che, pur senza necessariamente condividerne le azioni o ideologia, non la designa formalmente come tale. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma della rivelazione brutale di un doppio standard e di una dissonanza cognitiva profondamente radicata nel discorso politico euro-atlantico.
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Francesca Quibla
""Ma lei condanna Hamas?" – Uno sguardo sul mondo oltre la miopia occidentale di Federico Liberti In risposta alla domanda rituale che ogni interlocutore occidentale rivolge come una password d’accesso al consesso della “rispettabilità”: “Ma lei condanna…
(vedi inizio su 🔺)
Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea, il Giappone, Israele e l’Australia rappresentano l’asse storico dell’Occidente coloniale e delle sue appendici strategiche. Sono loro ad aver costruito, e mantenuto, la narrazione secondo cui ogni forma di resistenza armata non allineata diventa automaticamente “terrorismo”, mentre l’occupazione, la segregazione etnica, il bombardamento indiscriminato e l’assedio di una popolazione civile possono essere rubricati sotto la voce “autodifesa”. Ma la Storia non è un riflesso cieco della CNN.
Hamas non è solo, o non è principalmente, ciò che l’Occidente racconta. È un partito politico radicato nel tessuto sociale palestinese, vincitore delle elezioni legislative del 2006, nato come ramo della Fratellanza Musulmana e cresciuto dentro la radicalizzazione di una popolazione privata di ogni via pacifica. Non va dimenticato, come riconosciuto da documenti ufficiali e analisi israeliane, che è stato lo stesso governo Netanyahu a foraggiare e tollerare Hamas negli anni precedenti, nella speranza cinica di dividere il fronte palestinese e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese. Una strategia del caos che si ritorce oggi sull’architettura stessa della sicurezza regionale.
E il 7 ottobre? Lei condanna il 7 ottobre?
Sì, gli atti del 7 ottobre 2023 sono stati gravi, tragici e hanno comportato la morte di civili innocenti. Come ogni atto di resistenza armata in un contesto coloniale, oscillano tragicamente tra disperazione e brutalità. Eppure quando vediamo un partigiano sparare a un nazista esultiamo. Ma per i nazisti i partigiani erano terroristi. Indignarsi solo per quell’episodio, ignorando decenni di apartheid, di blocco economico, di bombardamenti sistematici, di demolizioni, torture, carcerazioni arbitrarie, è non solo un atto di ipocrisia morale, ma una forma di razzismo: ci si rifiuta di leggere la storia dei palestinesi come storia politica, dotata di razionalità e agency, e si preferisce ridurla a una patologia da reprimere.
Il diritto alla resistenza: una cornice decoloniale
Nella maggior parte dei paesi del Sud globale, Africa, America Latina, Asia, Hamas è visto come una delle tante espressioni, discutibili ma reali, di resistenza a un sistema coloniale. Proprio perché le ex colonie conoscono sulla propria pelle la distinzione fondamentale tra violenza sistemica e violenza reattiva. Non si tratta di approvare ogni singolo atto, ma di comprendere il contesto: quando un popolo è ridotto in gabbia, sorvegliato con droni, affamato, ucciso impunemente da una potenza nucleare che nega perfino la categoria di “popolo”, allora la domanda giusta non è “Perché resistono?”, ma “Come hanno potuto resistere così a lungo senza diventare polvere?”
Non esiste una definizione neutra di terrorismo. Ogni potenza ha i suoi terroristi e i suoi eroi, che spesso cambiano casacca con il mutare delle alleanze. Mandela era un terrorista per il governo sudafricano. La resistenza francese era terrorismo per i nazisti. Gli Stati Uniti hanno armato i mujaheddin in Afghanistan e poi li hanno bombardati. Il termine “terrorismo” è un dispositivo discorsivo che serve a chi ha il potere di nominare e stigmatizzare, non una categoria oggettiva della scienza politica.
Questa mappa ci dice ciò che i media non dicono: che la narrazione su Hamas e sulla Palestina è una costruzione ideologica occidentale, non un dato universale. E che se si vuole affrontare seriamente la questione, bisogna uscire dalla logica binaria della condanna rituale e affrontare le cause strutturali della violenza. La domanda non è se condannare Hamas. La domanda è: quando cominceremo a condannare l’apartheid, l’occupazione, e il cinismo che le giustifica?"
Federico Liberti
Gli Stati Uniti, il Canada, l’Unione Europea, il Giappone, Israele e l’Australia rappresentano l’asse storico dell’Occidente coloniale e delle sue appendici strategiche. Sono loro ad aver costruito, e mantenuto, la narrazione secondo cui ogni forma di resistenza armata non allineata diventa automaticamente “terrorismo”, mentre l’occupazione, la segregazione etnica, il bombardamento indiscriminato e l’assedio di una popolazione civile possono essere rubricati sotto la voce “autodifesa”. Ma la Storia non è un riflesso cieco della CNN.
Hamas non è solo, o non è principalmente, ciò che l’Occidente racconta. È un partito politico radicato nel tessuto sociale palestinese, vincitore delle elezioni legislative del 2006, nato come ramo della Fratellanza Musulmana e cresciuto dentro la radicalizzazione di una popolazione privata di ogni via pacifica. Non va dimenticato, come riconosciuto da documenti ufficiali e analisi israeliane, che è stato lo stesso governo Netanyahu a foraggiare e tollerare Hamas negli anni precedenti, nella speranza cinica di dividere il fronte palestinese e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese. Una strategia del caos che si ritorce oggi sull’architettura stessa della sicurezza regionale.
E il 7 ottobre? Lei condanna il 7 ottobre?
Sì, gli atti del 7 ottobre 2023 sono stati gravi, tragici e hanno comportato la morte di civili innocenti. Come ogni atto di resistenza armata in un contesto coloniale, oscillano tragicamente tra disperazione e brutalità. Eppure quando vediamo un partigiano sparare a un nazista esultiamo. Ma per i nazisti i partigiani erano terroristi. Indignarsi solo per quell’episodio, ignorando decenni di apartheid, di blocco economico, di bombardamenti sistematici, di demolizioni, torture, carcerazioni arbitrarie, è non solo un atto di ipocrisia morale, ma una forma di razzismo: ci si rifiuta di leggere la storia dei palestinesi come storia politica, dotata di razionalità e agency, e si preferisce ridurla a una patologia da reprimere.
Il diritto alla resistenza: una cornice decoloniale
Nella maggior parte dei paesi del Sud globale, Africa, America Latina, Asia, Hamas è visto come una delle tante espressioni, discutibili ma reali, di resistenza a un sistema coloniale. Proprio perché le ex colonie conoscono sulla propria pelle la distinzione fondamentale tra violenza sistemica e violenza reattiva. Non si tratta di approvare ogni singolo atto, ma di comprendere il contesto: quando un popolo è ridotto in gabbia, sorvegliato con droni, affamato, ucciso impunemente da una potenza nucleare che nega perfino la categoria di “popolo”, allora la domanda giusta non è “Perché resistono?”, ma “Come hanno potuto resistere così a lungo senza diventare polvere?”
Non esiste una definizione neutra di terrorismo. Ogni potenza ha i suoi terroristi e i suoi eroi, che spesso cambiano casacca con il mutare delle alleanze. Mandela era un terrorista per il governo sudafricano. La resistenza francese era terrorismo per i nazisti. Gli Stati Uniti hanno armato i mujaheddin in Afghanistan e poi li hanno bombardati. Il termine “terrorismo” è un dispositivo discorsivo che serve a chi ha il potere di nominare e stigmatizzare, non una categoria oggettiva della scienza politica.
Questa mappa ci dice ciò che i media non dicono: che la narrazione su Hamas e sulla Palestina è una costruzione ideologica occidentale, non un dato universale. E che se si vuole affrontare seriamente la questione, bisogna uscire dalla logica binaria della condanna rituale e affrontare le cause strutturali della violenza. La domanda non è se condannare Hamas. La domanda è: quando cominceremo a condannare l’apartheid, l’occupazione, e il cinismo che le giustifica?"
Federico Liberti
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Ministro sionista: condanniamo gli attacchi della Russia sui civili.
Ma certo!
L'arte sottile del proiettare i propri crimini su scala internazionale, un po' come se Jack lo Squartatore tenesse una conferenza sulla nonviolenza.
Se non fosse tanto tragico e distopico ci sarebbe da ridere.
Fonte ANSA
Ma certo!
L'arte sottile del proiettare i propri crimini su scala internazionale, un po' come se Jack lo Squartatore tenesse una conferenza sulla nonviolenza.
Se non fosse tanto tragico e distopico ci sarebbe da ridere.
Fonte ANSA
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IN TANTI SCIVOLANO SULLA VICENDA DI CHEF RUBIO
Comunicato di Gabriele Rubini
Incuranti di un comunicato rilasciato il 21 luglio scorso, molti media italiani hanno ritenuto opportuno fare delle sgangherate elucubrazioni sulla più recente vicenda giudiziaria di Gabriele Rubini -in arte Chef Rubio- a cui è stato contestato il reato di istigazione all’odio.
Sono assolutamente false le notizie che parlano di due suoi post relativi all’uccisione di una coppia di diplomatici israeliani avvenuta a Washington lo scorso maggio. Tant’è che uno dei due post incriminati è precedente all’evento. Il secondo invece, è successivo ed effettivamente riferito a quei fatti, ma non istiga proprio a nulla.
Chi ha parlato di due suoi post sui fatti di Washington, ha divulgato una “fake news”.
Dichiara Rubini:
“Il primo post incriminato è delle 17:45 del 21 maggio scorso. Fa riferimento all’intimidazione dell’esercito israeliano -effettuata quello stesso giorno- contro delle delegazioni diplomatiche internazionali che si trovavano a Jenin, in Cisgiordania. Erano di 25 paesi (tra cui anche l’Italia) e furono respinte a colpi d’arma da fuoco sparati dai soldati israeliani. Per quell’evento, lo stesso Governo Italiano convocò l’ambasciatore israeliano a Roma. Si tratta di fatti ben noti e documentati.
Il mio post sottolineava il doppio standard utilizzato in questa vicenda; a dispetto del generale dramma palestinese, ritengo che lo sdegno sollevatosi era dovuto al fatto che si trattasse perlopiù di cittadini occidentali.
Come si evince dall’orario, quel post era precedente ai fatti di Washington che si sono consumati verso le 21:00 ora locale, cioè quando in Italia era già il 22 maggio, alle 3 di notte. Volendo, con una semplice e rapida verifica della cronologia, si sarebbe potuto evitare di raccontare il falso: i miei post sono ancora online, chiunque può verificare.
Si può andare a leggere anche il secondo post incriminato -che è del giorno successivo ed effettivamente parla dei fatti di Washington- non istiga a nulla, si limita a stimolare una riflessione sulle responsabilità oggettive in cui tutti siamo invischiati: il genocidio del popolo nativo della Palestina che va avanti da più di 77 anni.
Pertanto, assume contorni grotteschi la ricostruzione relativa a un fantomatico reato d’istigazione a cui facevano riferimento gli articoli.
Non vorrei che qualcuno -operando in maniera approssimativa- non abbia prestato adeguata attenzione alla cronologia degli eventi, arrivando così a tirare delle assurde conclusioni.
Io non ho nulla da nascondere e resto a disposizione di chiunque desideri ulteriori chiarimenti. Tuttavia l’unico limite oggettivo è la difficoltà nel contattarmi, perché il mio telefono e il mio computer sono ancora sotto sequestro.
Mi auspico che alla luce di tutto ciò, giornalisti e inquirenti vadano a mettere mano con maggiore attenzione al calendario. Il mio invito però è a non fermarsi solo ai giorni 21 e 22 maggio 2025, ma di andare indietro di un anno e una settimana, fino al 15 maggio 2024: data in cui venni massacrato di botte da una squadraccia che mi aspettava sotto casa. Mi sembra che le indagini sulle mie attività e quelle sull’aggressione che ho subito, non procedano con la medesima solerzia”.
Il presente comunicato vale anche come richiesta di rettifica delle informazioni errate o false riportate da molti media.
Dalla bacheca di Alberto Fazolo
Comunicato di Gabriele Rubini
Incuranti di un comunicato rilasciato il 21 luglio scorso, molti media italiani hanno ritenuto opportuno fare delle sgangherate elucubrazioni sulla più recente vicenda giudiziaria di Gabriele Rubini -in arte Chef Rubio- a cui è stato contestato il reato di istigazione all’odio.
Sono assolutamente false le notizie che parlano di due suoi post relativi all’uccisione di una coppia di diplomatici israeliani avvenuta a Washington lo scorso maggio. Tant’è che uno dei due post incriminati è precedente all’evento. Il secondo invece, è successivo ed effettivamente riferito a quei fatti, ma non istiga proprio a nulla.
Chi ha parlato di due suoi post sui fatti di Washington, ha divulgato una “fake news”.
Dichiara Rubini:
“Il primo post incriminato è delle 17:45 del 21 maggio scorso. Fa riferimento all’intimidazione dell’esercito israeliano -effettuata quello stesso giorno- contro delle delegazioni diplomatiche internazionali che si trovavano a Jenin, in Cisgiordania. Erano di 25 paesi (tra cui anche l’Italia) e furono respinte a colpi d’arma da fuoco sparati dai soldati israeliani. Per quell’evento, lo stesso Governo Italiano convocò l’ambasciatore israeliano a Roma. Si tratta di fatti ben noti e documentati.
Il mio post sottolineava il doppio standard utilizzato in questa vicenda; a dispetto del generale dramma palestinese, ritengo che lo sdegno sollevatosi era dovuto al fatto che si trattasse perlopiù di cittadini occidentali.
Come si evince dall’orario, quel post era precedente ai fatti di Washington che si sono consumati verso le 21:00 ora locale, cioè quando in Italia era già il 22 maggio, alle 3 di notte. Volendo, con una semplice e rapida verifica della cronologia, si sarebbe potuto evitare di raccontare il falso: i miei post sono ancora online, chiunque può verificare.
Si può andare a leggere anche il secondo post incriminato -che è del giorno successivo ed effettivamente parla dei fatti di Washington- non istiga a nulla, si limita a stimolare una riflessione sulle responsabilità oggettive in cui tutti siamo invischiati: il genocidio del popolo nativo della Palestina che va avanti da più di 77 anni.
Pertanto, assume contorni grotteschi la ricostruzione relativa a un fantomatico reato d’istigazione a cui facevano riferimento gli articoli.
Non vorrei che qualcuno -operando in maniera approssimativa- non abbia prestato adeguata attenzione alla cronologia degli eventi, arrivando così a tirare delle assurde conclusioni.
Io non ho nulla da nascondere e resto a disposizione di chiunque desideri ulteriori chiarimenti. Tuttavia l’unico limite oggettivo è la difficoltà nel contattarmi, perché il mio telefono e il mio computer sono ancora sotto sequestro.
Mi auspico che alla luce di tutto ciò, giornalisti e inquirenti vadano a mettere mano con maggiore attenzione al calendario. Il mio invito però è a non fermarsi solo ai giorni 21 e 22 maggio 2025, ma di andare indietro di un anno e una settimana, fino al 15 maggio 2024: data in cui venni massacrato di botte da una squadraccia che mi aspettava sotto casa. Mi sembra che le indagini sulle mie attività e quelle sull’aggressione che ho subito, non procedano con la medesima solerzia”.
Il presente comunicato vale anche come richiesta di rettifica delle informazioni errate o false riportate da molti media.
Dalla bacheca di Alberto Fazolo
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Legato al nome della scienziata italiana Rita Levi-Montalcini, di cui quest’anno ricordiamo i dieci anni dalla sua scomparsa, vi è uno dei casi più controversi della storia dell’industria farmaceutica, il caso Cronossial.
La casa farmaceutica Fidia nel 1975 chiede a Rita di farle da testimonial. In cambio l'azienda versa 50 milioni di lire per le ricerche della studiosa. Nel 1975 la Fidia ottiene la registrazione di un farmaco, il Cronassial, un estratto di cervello bovino pubblicizzato come curativo delle “neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali“.
Nel 1986 Rita riceve, insieme a Stanley Cohen, il Nobel per la scoperta dell’NGF. Nel suo discorso di ringraziamento dinanzi alla stampa mondiale, la scienziata italiana si rivolge riconoscente “agli amici della Fidia” che l’hanno aiutata nelle sue ricerche. Per Fidia e il suo Cronassial è un trionfo. Il Cronassial diventa uno dei farmaci più venduti in Italia. La Fidia balza così a 420 miliardi di lire di fatturato e si colloca al quarto posto nella classifica delle industrie farmaceutiche in Italia.
Ma nel 1989 un neurologo tedesco scopre una correlazione tra l'uso del Cronassial e lo sviluppo in alcuni pazienti della sindrome di Guillain-Barré, una gravissima malattia neurologica che paralizza gli arti e uccide un paziente su dieci. Il farmaco viene immediatamente ritirato dai mercati di Germania, Gran Bretagna e Spagna, mentre negli Stati Uniti non otterrà mai la registrazione. In Italia viene ritirato soltanto nel 1993.
Tutti citano dei proverbi ma sono mostri in realtà.
Quando le si ricordava la vicenda, Rita rispondeva:
«Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all’industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.»
https://www.farmaceuticayounger.science/a/blog/2022/3/il-caso-cronossial-nella-vita-di-rita-levi-montalc
La casa farmaceutica Fidia nel 1975 chiede a Rita di farle da testimonial. In cambio l'azienda versa 50 milioni di lire per le ricerche della studiosa. Nel 1975 la Fidia ottiene la registrazione di un farmaco, il Cronassial, un estratto di cervello bovino pubblicizzato come curativo delle “neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali“.
Nel 1986 Rita riceve, insieme a Stanley Cohen, il Nobel per la scoperta dell’NGF. Nel suo discorso di ringraziamento dinanzi alla stampa mondiale, la scienziata italiana si rivolge riconoscente “agli amici della Fidia” che l’hanno aiutata nelle sue ricerche. Per Fidia e il suo Cronassial è un trionfo. Il Cronassial diventa uno dei farmaci più venduti in Italia. La Fidia balza così a 420 miliardi di lire di fatturato e si colloca al quarto posto nella classifica delle industrie farmaceutiche in Italia.
Ma nel 1989 un neurologo tedesco scopre una correlazione tra l'uso del Cronassial e lo sviluppo in alcuni pazienti della sindrome di Guillain-Barré, una gravissima malattia neurologica che paralizza gli arti e uccide un paziente su dieci. Il farmaco viene immediatamente ritirato dai mercati di Germania, Gran Bretagna e Spagna, mentre negli Stati Uniti non otterrà mai la registrazione. In Italia viene ritirato soltanto nel 1993.
Tutti citano dei proverbi ma sono mostri in realtà.
Quando le si ricordava la vicenda, Rita rispondeva:
«Certo, non nascondo che mi importunava vedere talvolta il mio nome legato a quello della Fidia. Ma pensavo che fosse il prezzo da pagare, non me ne importava niente pur di avere qualche aiuto per la ricerca. Se impediamo all’industria di aiutare il laboratorio, noi moriamo.»
https://www.farmaceuticayounger.science/a/blog/2022/3/il-caso-cronossial-nella-vita-di-rita-levi-montalc
Farmaceutica Younger
Il caso Cronossial nella vita di Rita Levi-Montalcini
Dieci anni fa, il 30 dicembre 2012 ci lasciava la grande scienziata italiana Rita Levi-Montalcini. Non molti sanno che accanto alla sua fama legata al conferimento del Premio Nobel vi è una vicenda dal lato più oscuro, il caso Cronossial.
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REI DI AVER SCOPATO SENZA PRESERVATIVO, QUINDI PROLIFICI OLTRE IL CONSENTITO: COSI' SI GIUSTIFICA LO STERMINIO.
Nel lessico disumanizzante che si fa largo nei discorsi pubblici, il popolo palestinese viene dipinto non più come una comunità umana, ma come un problema demografico da estirpare. La loro 'colpa'? Aver messo al mondo figli. In tempi bui, persino l’ideologia più efferata del secolo scorso non osava spingersi a tanto: oggi invece si fa spazio, senza vergogna, l’idea che la vita altrui sia un errore da correggere, un'eccezione biologica da bonificare.
G.V.
Nel lessico disumanizzante che si fa largo nei discorsi pubblici, il popolo palestinese viene dipinto non più come una comunità umana, ma come un problema demografico da estirpare. La loro 'colpa'? Aver messo al mondo figli. In tempi bui, persino l’ideologia più efferata del secolo scorso non osava spingersi a tanto: oggi invece si fa spazio, senza vergogna, l’idea che la vita altrui sia un errore da correggere, un'eccezione biologica da bonificare.
G.V.
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A Gaza é stato superato Auschwitz, chi non lo vede, chi non lo denuncia, chi non ha fatto nulla per fermarlo é complice. Tutto questo non fa che dimostrare ciò che non era giá chiaro solo per chi vive inconsapevolmente in quello stato di oblio e in cattivitá controllata che in una parte di mondo hanno chiamato "democrazia" e civilizzazione a scopo di controllo sociale. Cosa che un anarchico non dimentica mai. Siamo impotenti, siamo schiavi normalizzati, siamo stupidi. Soprattutto, siamo addomesticati e disarmati. Di fronte ad un Auschwitz che prosegue indisturbata, non siamo in grado di fermarla, siamo incatenati, sotto minaccia, ricattati, fisicamente impediti, non contiamo nulla e siamo rinchiusi dentro una falsificazione chiamata "civilitá". Auschwitz Gaza lo é da sempre. Se fino all'anno scorso sventolavi la bandiera palestinese, solo in quattro gatti capivano che sventolavi la bandiera simbolo dell'oppressione. Per gli altri, eri un "attivista", un invasato rompicoglioni né più né meno di un testimone di Geova. Al massimo, un comunista. Ci voleva proprio Auschwitz 2025 affinché moltitudini d'impotenti rinchiusi nei recinti delle frontiere, gridassero sotto i palchi delle rockstar: "Palestina Libera". Dov'erano tutti costoro prima di Auschwitz, negli scorsi 80 anni? Dov'erano tutte le rockstar quando Vittorio é stato ucciso? E dove sono adesso, se non sullo stesso palco della Society Du Spectacle che fino a ieri li vedeva indifferenti e che anche oggi li vede impotenti, liberi solo di gridare slogan, ma non di assaltare palazzi o salire su una barca per andare a salvare le vittime di Auschwitz? Hanno celebrato i giorni della memoria per quale motivo, per sentirsi dare degli antisemiti oggi senza essere stati capaci di evitare un'altra Auschwitz? Senza poter cacciare i criminali al comando, dovendo subire le loro facce immonde, le loro dichiarazioni immonde, i loro accordi immondi, scorrere sui social? In quale farsa hanno vissuto, in che tipo di esistenza e in quale forma del Sé? Con quale identitá, sentendosi parte di cosa? Di un social network?
Che tipo di esistenza è mai questa? Gaza non é nemmeno l'unica Auschwitz, così come si é ignorata Gaza, si ignorano infinite Auschwitz. Le regie televisive non le fanno vedere e tutti amano le regie televisive. Sono quelle che intrattengono mentre le vite programmate, integrate, di miliardi di automi apparentemente vivi, proseguono le loro esistenze programmate come fossero libere di pensare, costruire i loro percorsi autonomi, le loro relazioni, esprimere le loro identitá sociali, emotive, spirituali, politiche... poi basta un decreto delle undici di sera e tutto crolla, al massimo si assaltano i treni, e d'improvviso arriva Auschwitz e l'annullamento dell'appartenenza a ciò che ritenevi umano.
Ecco, possiamo solo sfogare la nostra impotenza nell'infosfera automizzata dei padroni di Arcadia. Per sentirci ancor più intrappolati nella farsa degli orrori. Per affrontare ciò che siamo: schiavi.
Eva Milan
Che tipo di esistenza è mai questa? Gaza non é nemmeno l'unica Auschwitz, così come si é ignorata Gaza, si ignorano infinite Auschwitz. Le regie televisive non le fanno vedere e tutti amano le regie televisive. Sono quelle che intrattengono mentre le vite programmate, integrate, di miliardi di automi apparentemente vivi, proseguono le loro esistenze programmate come fossero libere di pensare, costruire i loro percorsi autonomi, le loro relazioni, esprimere le loro identitá sociali, emotive, spirituali, politiche... poi basta un decreto delle undici di sera e tutto crolla, al massimo si assaltano i treni, e d'improvviso arriva Auschwitz e l'annullamento dell'appartenenza a ciò che ritenevi umano.
Ecco, possiamo solo sfogare la nostra impotenza nell'infosfera automizzata dei padroni di Arcadia. Per sentirci ancor più intrappolati nella farsa degli orrori. Per affrontare ciò che siamo: schiavi.
Eva Milan
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Forwarded from La via del freddo
Nell’agosto del 1911, un uomo apparve camminando lentamente dal deserto californiano,
con le costole sporgenti per la fame e gli occhi carichi di secoli di dolore.
Non parlava inglese. Non aveva una casa. E non pronunciò il proprio nome.
Era solo.
Era l’ultimo yahi, un ramo del popolo yana, sterminato dalla violenza, dalla febbre dell’oro e dalle malattie portate dai coloni in California.
Secondo la tradizione del suo popolo, non si doveva dire il proprio nome.
Ma non era rimasto più nessuno per nominarlo.
Gli antropologi dell’Università della California lo chiamarono Ishi,
che nella sua lingua significava semplicemente: “uomo”.
Lo portarono al museo di San Francisco.
Non come attrazione.
Ma come ponte verso un mondo che non esisteva più.
Ishi insegnò a scheggiare punte di freccia in ossidiana,
a accendere un fuoco senza fiammiferi,
a parlare una lingua che nessuno capiva più.
Condivise ciò che ricordava.
E in lui sopravviveva non solo la storia di un popolo,
ma la dignità di un uomo che non scelse di essere l’ultimo.
I visitatori si aspettavano di trovare una curiosità etnografica.
Invece trovarono un essere umano: gentile, saggio, pieno di umorismo e cortesia.
Un sopravvissuto che non perse mai la propria umanità.
Morì nel 1916, di tubercolosi.
Solo cinque anni dopo essere tornato nel mondo.
Non fu “l’ultimo indiano selvaggio”, come lo chiamavano i giornali.
Fu l’ultimo testimone di una cultura spazzata via.
E ebbe il coraggio di raccontarla.
Di Ishi non ricordiamo la morte.
Lo ricordiamo perché,
anche nel silenzio,
la sua voce risuona ancora.
😏 Unisciti a La via del Freddo 🥶
https://t.me/laviadelfreddo
con le costole sporgenti per la fame e gli occhi carichi di secoli di dolore.
Non parlava inglese. Non aveva una casa. E non pronunciò il proprio nome.
Era solo.
Era l’ultimo yahi, un ramo del popolo yana, sterminato dalla violenza, dalla febbre dell’oro e dalle malattie portate dai coloni in California.
Secondo la tradizione del suo popolo, non si doveva dire il proprio nome.
Ma non era rimasto più nessuno per nominarlo.
Gli antropologi dell’Università della California lo chiamarono Ishi,
che nella sua lingua significava semplicemente: “uomo”.
Lo portarono al museo di San Francisco.
Non come attrazione.
Ma come ponte verso un mondo che non esisteva più.
Ishi insegnò a scheggiare punte di freccia in ossidiana,
a accendere un fuoco senza fiammiferi,
a parlare una lingua che nessuno capiva più.
Condivise ciò che ricordava.
E in lui sopravviveva non solo la storia di un popolo,
ma la dignità di un uomo che non scelse di essere l’ultimo.
I visitatori si aspettavano di trovare una curiosità etnografica.
Invece trovarono un essere umano: gentile, saggio, pieno di umorismo e cortesia.
Un sopravvissuto che non perse mai la propria umanità.
Morì nel 1916, di tubercolosi.
Solo cinque anni dopo essere tornato nel mondo.
Non fu “l’ultimo indiano selvaggio”, come lo chiamavano i giornali.
Fu l’ultimo testimone di una cultura spazzata via.
E ebbe il coraggio di raccontarla.
Di Ishi non ricordiamo la morte.
Lo ricordiamo perché,
anche nel silenzio,
la sua voce risuona ancora.
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Il canale sionista israeliano I24News afferma che 45.000 soldati dell'occupazione israeliana sono entrati nel territorio siriano e ora si trovano a soli 10 chilometri dalla capitale, Damasco.
Allora, dove sono le rivolte tribali arabe?
Dov'è il clamore dei "Bani Umayyah" di Julani?
Dove sono i difensori di "Ahl al-Sunnah"?
Dove sono i loro padroni sionisti Erdogan e il marito di Moza?
Sono occupati a uccidere i Drusi a Sweida e a saccheggiare i loro negozi e le loro case.
Tfu.
Marwa Osman
Allora, dove sono le rivolte tribali arabe?
Dov'è il clamore dei "Bani Umayyah" di Julani?
Dove sono i difensori di "Ahl al-Sunnah"?
Dove sono i loro padroni sionisti Erdogan e il marito di Moza?
Sono occupati a uccidere i Drusi a Sweida e a saccheggiare i loro negozi e le loro case.
Tfu.
Marwa Osman
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🚨 Ultim'ora: l'entità israeliana Knesset ha appena votato 71-13 a favore di una risoluzione per imporre la piena sovranità sulla Cisgiordania e sulla Valle del Giordano.
Nel frattempo, il Re Pomodoro, Abdullah di Giordania, è introvabile. Né una parola, né un gemito.
Addio a quel glorioso “accordo di pace” firmato dalla Giordania. Come sta andando ora, Vostra Maestà? O l'annessione israeliana è ancora considerata parte del pacchetto "vicino amichevole"?
Marwa Osman
Nel frattempo, il Re Pomodoro, Abdullah di Giordania, è introvabile. Né una parola, né un gemito.
Addio a quel glorioso “accordo di pace” firmato dalla Giordania. Come sta andando ora, Vostra Maestà? O l'annessione israeliana è ancora considerata parte del pacchetto "vicino amichevole"?
Marwa Osman
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🚨ULTIM'ORA – I due criminali di guerra israeliani arrestati in Belgio si trovano ora ad Amsterdam, Paesi Bassi
L'HRF, in collaborazione con GLAN, ha presentato una denuncia penale urgente alle autorità olandesi chiedendo il loro immediato arresto.
Questi individui sono accusati di:
🟠 Attacchi diretti contro civili e infrastrutture civili
🟠 Tortura, detenzione illegale e uso di scudi umani
🟠 La distruzione deliberata di case, ospedali e terreni agricoli
E della creazione di condizioni di vita pericolose volte a distruggere la popolazione palestinese in tutto o in parte — atti che costituiscono genocidio secondo il diritto internazionale.
Uno dei sospettati è un comandante militare, con responsabilità operativa per questi crimini.
Al momento, non è chiaro se fosse loro permesso legalmente di lasciare il Belgio, o se ora siano latitanti in fuga dalla giustizia.
In risposta, l'HRF ha presentato una denuncia legale urgente al Pubblico Ministero olandese, chiedendo ai Paesi Bassi di:
1. Localizzare e arrestare immediatamente i sospetti
2. Avviare procedimenti penali nell'ambito della giurisdizione universale olandese
3. O estradarli in uno stato competente per il processo
Secondo la Convenzione sul Genocidio, le Convenzioni di Ginevra, lo Statuto di Roma e la legge nazionale olandese, i Paesi Bassi hanno un obbligo legale vincolante di agire. Consentire a questi individui di transitare liberamente costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e offrirebbe impunità ai responsabili di atrocità di massa.
Le autorità olandesi ora hanno una responsabilità legale e morale diretta.
The Hind Rajab Foundation
L'HRF, in collaborazione con GLAN, ha presentato una denuncia penale urgente alle autorità olandesi chiedendo il loro immediato arresto.
Questi individui sono accusati di:
🟠 Attacchi diretti contro civili e infrastrutture civili
🟠 Tortura, detenzione illegale e uso di scudi umani
🟠 La distruzione deliberata di case, ospedali e terreni agricoli
E della creazione di condizioni di vita pericolose volte a distruggere la popolazione palestinese in tutto o in parte — atti che costituiscono genocidio secondo il diritto internazionale.
Uno dei sospettati è un comandante militare, con responsabilità operativa per questi crimini.
Al momento, non è chiaro se fosse loro permesso legalmente di lasciare il Belgio, o se ora siano latitanti in fuga dalla giustizia.
In risposta, l'HRF ha presentato una denuncia legale urgente al Pubblico Ministero olandese, chiedendo ai Paesi Bassi di:
1. Localizzare e arrestare immediatamente i sospetti
2. Avviare procedimenti penali nell'ambito della giurisdizione universale olandese
3. O estradarli in uno stato competente per il processo
Secondo la Convenzione sul Genocidio, le Convenzioni di Ginevra, lo Statuto di Roma e la legge nazionale olandese, i Paesi Bassi hanno un obbligo legale vincolante di agire. Consentire a questi individui di transitare liberamente costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e offrirebbe impunità ai responsabili di atrocità di massa.
Le autorità olandesi ora hanno una responsabilità legale e morale diretta.
The Hind Rajab Foundation
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Italiano: ️ ️ Appello alle persone libere del mondo
Chiediamo alle masse della nostra Ummah e a tutte le persone amanti della libertà in tutto il mondo di mobilitare la più ampia azione popolare in tutte le capitali e città...
venerdì, sabato e domenica (25-26-27 luglio 2025).
Lasciate che il mondo canti e grida: "FERMATE IL CRIMINE DI FAME!"
24, Luglio
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
Chiediamo alle masse della nostra Ummah e a tutte le persone amanti della libertà in tutto il mondo di mobilitare la più ampia azione popolare in tutte le capitali e città...
venerdì, sabato e domenica (25-26-27 luglio 2025).
Lasciate che il mondo canti e grida: "FERMATE IL CRIMINE DI FAME!"
24, Luglio
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
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Italiano: Al Jazeera chiede un'azione internazionale urgente per proteggere i giornalisti di Gaza
Al Jazeera Media Network chiede alla comunità internazionale, alle istituzioni della stampa, alle organizzazioni per la libertà dei media e agli organi legali competenti di adottare misure urgenti per fermare il crimine di fame forzata e di colpire deliberatamente i giornalisti a Gaza.
21 mesi fa, i bombardamenti israeliani e la fame sistematica hanno spinto circa due milioni di persone a Gaza sull'orlo della fame, e giornalisti e fotografi che lavorano nella Striscia stanno rischiando la vita per coprire il genocidio in corso e le atrocità commesse dall'esercito di occupazione contro civili innocenti, e oggi questi giornalisti sono anche a rischio di fame.
Il 19 luglio, un certo numero di corrispondenti di Al Jazeera a Gaza ha pubblicato messaggi dolorosi sui social media, raccontando le foto delle loro sofferenze per garantire una copertura continua sul campo nonostante la loro crisi fisica e sanitaria dovuta alla mancanza di cibo.
Anas al-Sharif, corrispondente da Gaza di Al Jazeera, ha scritto: "Non ho smesso di coprire per un solo momento in 21 mesi . Sto vacillando per la fame, tremando per la stanchezza, resistendo allo svenimento che mi segue in ogni momento, in piedi davanti alla telecamera cercando di guardare con fermezza, ma la verità è che stiamo collassando dall'interno, Gaza sta morendo e stiamo morendo con essa", ha detto.
Commentando la difficile situazione dei giornalisti a Gaza, il dottor Mustafa suwaq, direttore generale di Al Jazeera Media Network, ha dichiarato: "Siamo in debito con questi coraggiosi giornalisti di Gaza e dobbiamo sforzarci di porre fine alle loro sofferenze dovute alla fame forzata e ai deliberati attacchi da parte delle forze di occupazione israeliane, e il mondo intero ha una grande responsabilità in questo senso.
"Dobbiamo alzare la voce e usare tutti i mezzi disponibili per sostenere i nostri colleghi a Gaza. La nostra incapacità di farlo passerà alla storia come una grande incapacità di proteggere i nostri colleghi giornalisti e un tradimento dei principi che tutti gli appartenenti a questa nobile professione si sforzano di raggiungere."
Dall'ottobre 2023, le forze di occupazione israeliane hanno ucciso cinque giornalisti di Al Jazeera: Samer aboudaka, Hamza al-Dahdouh, Ismail al-Ghoul, Ahmed Al-Loh e Hussam Shabat, così come molti dei loro familiari. Tuttavia, i nostri colleghi a Gaza-giornalisti di Al Jazeera e altri professionisti dei media-continuano a resistere alle minacce e ai metodi di pressione usati dalle autorità israeliane per metterli a tacere, credendo che cedere a questa intimidazione porterà a un completo blackout del genocidio, della fame forzata e dei crimini di guerra commessi contro i civili a Gaza.
La rete di media Al Jazeera sottolinea la necessità di un'azione immediata con tutti gli organismi internazionali per porre fine alla fame, che non esclude i portatori di verità e la parola e l'immagine più vere: i giornalisti.
https://network.aljazeera.net/ar/press-releases/%D8%A7%D9%84%D8%AC%D8%B2%D9%8A%D8%B1%D8%A9-%D8%AA%D8%AF%D8%B9%D9%88-%D8%A5%D9%84%D9%89-%D8%A7%D8%AA%D8%AE%D8%A7%D8%B0-%D8%A5%D8%AC%D8%B1%D8%A7%D8%A1%D8%A7%D8%AA-%D8%AF%D9%88%D9%84%D9%8A%D8%A9-%D8%B9%D8%A7%D8%AC%D9%84%D8%A9-%D9%84%D8%AD%D9%85%D8%A7%D9%8A%D8%A9-%D8%B5%D8%AD%D9%81%D9%8A%D9%8A-%D8%BA%D8%B2%D8%A9
Al Jazeera Media Network chiede alla comunità internazionale, alle istituzioni della stampa, alle organizzazioni per la libertà dei media e agli organi legali competenti di adottare misure urgenti per fermare il crimine di fame forzata e di colpire deliberatamente i giornalisti a Gaza.
21 mesi fa, i bombardamenti israeliani e la fame sistematica hanno spinto circa due milioni di persone a Gaza sull'orlo della fame, e giornalisti e fotografi che lavorano nella Striscia stanno rischiando la vita per coprire il genocidio in corso e le atrocità commesse dall'esercito di occupazione contro civili innocenti, e oggi questi giornalisti sono anche a rischio di fame.
Il 19 luglio, un certo numero di corrispondenti di Al Jazeera a Gaza ha pubblicato messaggi dolorosi sui social media, raccontando le foto delle loro sofferenze per garantire una copertura continua sul campo nonostante la loro crisi fisica e sanitaria dovuta alla mancanza di cibo.
Anas al-Sharif, corrispondente da Gaza di Al Jazeera, ha scritto: "Non ho smesso di coprire per un solo momento in 21 mesi . Sto vacillando per la fame, tremando per la stanchezza, resistendo allo svenimento che mi segue in ogni momento, in piedi davanti alla telecamera cercando di guardare con fermezza, ma la verità è che stiamo collassando dall'interno, Gaza sta morendo e stiamo morendo con essa", ha detto.
Commentando la difficile situazione dei giornalisti a Gaza, il dottor Mustafa suwaq, direttore generale di Al Jazeera Media Network, ha dichiarato: "Siamo in debito con questi coraggiosi giornalisti di Gaza e dobbiamo sforzarci di porre fine alle loro sofferenze dovute alla fame forzata e ai deliberati attacchi da parte delle forze di occupazione israeliane, e il mondo intero ha una grande responsabilità in questo senso.
"Dobbiamo alzare la voce e usare tutti i mezzi disponibili per sostenere i nostri colleghi a Gaza. La nostra incapacità di farlo passerà alla storia come una grande incapacità di proteggere i nostri colleghi giornalisti e un tradimento dei principi che tutti gli appartenenti a questa nobile professione si sforzano di raggiungere."
Dall'ottobre 2023, le forze di occupazione israeliane hanno ucciso cinque giornalisti di Al Jazeera: Samer aboudaka, Hamza al-Dahdouh, Ismail al-Ghoul, Ahmed Al-Loh e Hussam Shabat, così come molti dei loro familiari. Tuttavia, i nostri colleghi a Gaza-giornalisti di Al Jazeera e altri professionisti dei media-continuano a resistere alle minacce e ai metodi di pressione usati dalle autorità israeliane per metterli a tacere, credendo che cedere a questa intimidazione porterà a un completo blackout del genocidio, della fame forzata e dei crimini di guerra commessi contro i civili a Gaza.
La rete di media Al Jazeera sottolinea la necessità di un'azione immediata con tutti gli organismi internazionali per porre fine alla fame, che non esclude i portatori di verità e la parola e l'immagine più vere: i giornalisti.
https://network.aljazeera.net/ar/press-releases/%D8%A7%D9%84%D8%AC%D8%B2%D9%8A%D8%B1%D8%A9-%D8%AA%D8%AF%D8%B9%D9%88-%D8%A5%D9%84%D9%89-%D8%A7%D8%AA%D8%AE%D8%A7%D8%B0-%D8%A5%D8%AC%D8%B1%D8%A7%D8%A1%D8%A7%D8%AA-%D8%AF%D9%88%D9%84%D9%8A%D8%A9-%D8%B9%D8%A7%D8%AC%D9%84%D8%A9-%D9%84%D8%AD%D9%85%D8%A7%D9%8A%D8%A9-%D8%B5%D8%AD%D9%81%D9%8A%D9%8A-%D8%BA%D8%B2%D8%A9
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Dal canale ufficiale del giornalista Said Ziad
Gaza è ancora affamata..
Non credete a ciò che dicono, che si sia saziata solo per aver introdotto qualche centinaio di sacchi di farina..
Gaza ha bisogno di decine di migliaia di camion per soddisfare la sua fame e far mangiare la sua gente, con farina, pollo, carne, frutta, verdura e legumi..
Quello che viene diffuso, che Gaza si sia saziata e abbia colmato la sua fame, è solo una menzogna che serve solo al nemico..
Canali locali Gaza
Ultim'ora | Fonte palestinese a Sputnik:
Quanto detto da Bahbah è completamente falso, una menzogna chiara, e il suo intento è scagionare l'occupazione, esprimendo un'inclinazione verso il nemico.
Hamas ha presentato la sua risposta poche ore dopo aver ricevuto l'ultima offerta e ciò che ritarda il raggiungimento di un accordo sono i calcoli interni di Netanyahu, che perde tempo procrastinando mentre continua il genocidio e la fame.
Hamas ha presentato molte iniziative positive, tra cui il rilascio del prigioniero Aidan Alexander, mentre il mediatore americano e il nemico israeliano si sono sottratti agli obblighi di questa iniziativa.
Inoltre, Hamas ha mostrato grande flessibilità accettando il rilascio di 8 prigionieri vivi nel primo giorno del cessate il fuoco.
La pagina ebraica di Amit Siegal pubblica le modifiche di Hamas all'ultimo accordo:
Inserimento degli aiuti solo secondo le direttive delle Nazioni Unite e senza la presenza dell'istituzione americana.
Riduzione dell'area cuscinetto più di quanto richiesto da Israele.
Garanzie assolute per la fine della guerra.
Ritorno degli abitanti di Gaza (bloccati) attraverso il valico di Rafah
Rilascio di un numero maggiore di prigionieri palestinesi rispetto a quanto previsto dalla proposta dei mediatori.
📢 Avviso Importante – Ultima Opportunità ✋🏻✊🏻
Ai nomi indicati nella lista sottostante:
Sulla base delle informazioni e della documentazione disponibili, e considerando il vostro coinvolgimento accertato in attività criminali, tra cui:
👈🏻 Blocco stradale,
👈🏻 Sequestro di camion di aiuti umanitari,
👈🏻 Ostacolo alla distribuzione degli aiuti ai legittimi destinatari,
vi viene concessa un’ultima opportunità per consegnarvi volontariamente alle autorità investigative entro un termine massimo di 48 ore dalla pubblicazione di questo avviso.
🚫✋🏻 Nel nostro impegno a proteggere il tessuto sociale ed evitare ripercussioni ingiuste su intere famiglie, confermiamo che i nomi pubblicati non includeranno, in questa fase, i cognomi, nel rispetto del principio di precisione e giustizia.
✅ Le autorità competenti hanno ricevuto l’elenco completo dei nomi e saranno responsabili del monitoraggio e delle azioni necessarie.
⚠️ Ribadiamo che il mancato rispetto della scadenza da parte degli individui menzionati comporterà le seguenti conseguenze:
👈🏻 Perseguimento immediato da parte dell'unità operativa "Sahm",
👈🏻 Pubblicazione delle vostre foto e dei vostri cognomi senza alcuna riserva,
In caso di dimostrata innocenza o esclusione di responsabilità di qualsiasi persona, i video relativi agli eventi verranno diffusi per chiarire la verità.
[Segue un elenco di 106 nomi propri (con nome del padre e del nonno) con le iniziali del cognome.]
Gaza è ancora affamata..
Non credete a ciò che dicono, che si sia saziata solo per aver introdotto qualche centinaio di sacchi di farina..
Gaza ha bisogno di decine di migliaia di camion per soddisfare la sua fame e far mangiare la sua gente, con farina, pollo, carne, frutta, verdura e legumi..
Quello che viene diffuso, che Gaza si sia saziata e abbia colmato la sua fame, è solo una menzogna che serve solo al nemico..
Canali locali Gaza
Ultim'ora | Fonte palestinese a Sputnik:
Quanto detto da Bahbah è completamente falso, una menzogna chiara, e il suo intento è scagionare l'occupazione, esprimendo un'inclinazione verso il nemico.
Hamas ha presentato la sua risposta poche ore dopo aver ricevuto l'ultima offerta e ciò che ritarda il raggiungimento di un accordo sono i calcoli interni di Netanyahu, che perde tempo procrastinando mentre continua il genocidio e la fame.
Hamas ha presentato molte iniziative positive, tra cui il rilascio del prigioniero Aidan Alexander, mentre il mediatore americano e il nemico israeliano si sono sottratti agli obblighi di questa iniziativa.
Inoltre, Hamas ha mostrato grande flessibilità accettando il rilascio di 8 prigionieri vivi nel primo giorno del cessate il fuoco.
La pagina ebraica di Amit Siegal pubblica le modifiche di Hamas all'ultimo accordo:
Inserimento degli aiuti solo secondo le direttive delle Nazioni Unite e senza la presenza dell'istituzione americana.
Riduzione dell'area cuscinetto più di quanto richiesto da Israele.
Garanzie assolute per la fine della guerra.
Ritorno degli abitanti di Gaza (bloccati) attraverso il valico di Rafah
Rilascio di un numero maggiore di prigionieri palestinesi rispetto a quanto previsto dalla proposta dei mediatori.
📢 Avviso Importante – Ultima Opportunità ✋🏻✊🏻
Ai nomi indicati nella lista sottostante:
Sulla base delle informazioni e della documentazione disponibili, e considerando il vostro coinvolgimento accertato in attività criminali, tra cui:
👈🏻 Blocco stradale,
👈🏻 Sequestro di camion di aiuti umanitari,
👈🏻 Ostacolo alla distribuzione degli aiuti ai legittimi destinatari,
vi viene concessa un’ultima opportunità per consegnarvi volontariamente alle autorità investigative entro un termine massimo di 48 ore dalla pubblicazione di questo avviso.
🚫✋🏻 Nel nostro impegno a proteggere il tessuto sociale ed evitare ripercussioni ingiuste su intere famiglie, confermiamo che i nomi pubblicati non includeranno, in questa fase, i cognomi, nel rispetto del principio di precisione e giustizia.
✅ Le autorità competenti hanno ricevuto l’elenco completo dei nomi e saranno responsabili del monitoraggio e delle azioni necessarie.
⚠️ Ribadiamo che il mancato rispetto della scadenza da parte degli individui menzionati comporterà le seguenti conseguenze:
👈🏻 Perseguimento immediato da parte dell'unità operativa "Sahm",
👈🏻 Pubblicazione delle vostre foto e dei vostri cognomi senza alcuna riserva,
In caso di dimostrata innocenza o esclusione di responsabilità di qualsiasi persona, i video relativi agli eventi verranno diffusi per chiarire la verità.
[Segue un elenco di 106 nomi propri (con nome del padre e del nonno) con le iniziali del cognome.]
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Caitlin Johnstone, È un genocidio, ma è anche molto di più di questo, Caitlin’s Newsletter, 23 luglio 2025
L'atrocità di massa a Gaza è un genocidio, ovviamente, ed è un'operazione di pulizia etnica non celata.
Ma è anche molto di più.
È un esperimento: per vedere quali tipi di abusi l'opinione pubblica accetterà senza che si provochi un'interruzione significativa dello status quo imperiale.
È un'operazione psicologica: spingere i limiti di ciò che è normale e accettabile nelle nostre menti in modo da acconsentire ad abusi ancora più orribili in futuro.
È un sintomo: del sionismo, del colonialismo, del militarismo, del capitalismo, del suprematismo occidentale, della costruzione di imperi, della propaganda, dell'ignoranza, dell'apatia, dell'illusione, dell'ego.
È una manifestazione: di violenti sistemi di credenze razziste, suprematiste e xenofobe che sono sempre stati presenti, benché contenuti, che si incontrano con la natura malsana di alleanze da lungo tempo in atto e che con aggressività sono state normalizzate.
È uno specchio: che ci mostra con precisione e imparzialità chi ora siamo come civiltà.
È una rivelazione: che ci mostra cosa sia realmente l'impero occidentale sotto cui viviamo, sotto la sua falsa maschera di democrazia liberale e di giusto umanitarismo.
È una rivelazione: che ci mostra chi tra noi è davvero a favore della verità e della giustizia e chi invece, per tutto questo tempo, ci ha ingannato sulle proprie motivazioni.
È un catalizzatore: una forza galvanizzante e un grido d'allarme per tutti coloro che si rendono conto che le strutture di potere omicide in cui viviamo non possono più essere lasciate in piedi e una sveglia che apre gli occhi a un numero sempre maggiore di persone sulla necessità di un cambiamento rivoluzionario.
È un test: per capire chi siamo come specie e di cosa siamo fatti, e se possiamo trascendere il modello distruttivo che sta conducendo l'umanità verso un tragico destino.
È una domanda: ci chiede in quale tipo di mondo vogliamo vivere in futuro e che tipo di persone vogliamo essere.
L'atrocità di massa a Gaza è un genocidio, ovviamente, ed è un'operazione di pulizia etnica non celata.
Ma è anche molto di più.
È un esperimento: per vedere quali tipi di abusi l'opinione pubblica accetterà senza che si provochi un'interruzione significativa dello status quo imperiale.
È un'operazione psicologica: spingere i limiti di ciò che è normale e accettabile nelle nostre menti in modo da acconsentire ad abusi ancora più orribili in futuro.
È un sintomo: del sionismo, del colonialismo, del militarismo, del capitalismo, del suprematismo occidentale, della costruzione di imperi, della propaganda, dell'ignoranza, dell'apatia, dell'illusione, dell'ego.
È una manifestazione: di violenti sistemi di credenze razziste, suprematiste e xenofobe che sono sempre stati presenti, benché contenuti, che si incontrano con la natura malsana di alleanze da lungo tempo in atto e che con aggressività sono state normalizzate.
È uno specchio: che ci mostra con precisione e imparzialità chi ora siamo come civiltà.
È una rivelazione: che ci mostra cosa sia realmente l'impero occidentale sotto cui viviamo, sotto la sua falsa maschera di democrazia liberale e di giusto umanitarismo.
È una rivelazione: che ci mostra chi tra noi è davvero a favore della verità e della giustizia e chi invece, per tutto questo tempo, ci ha ingannato sulle proprie motivazioni.
È un catalizzatore: una forza galvanizzante e un grido d'allarme per tutti coloro che si rendono conto che le strutture di potere omicide in cui viviamo non possono più essere lasciate in piedi e una sveglia che apre gli occhi a un numero sempre maggiore di persone sulla necessità di un cambiamento rivoluzionario.
È un test: per capire chi siamo come specie e di cosa siamo fatti, e se possiamo trascendere il modello distruttivo che sta conducendo l'umanità verso un tragico destino.
È una domanda: ci chiede in quale tipo di mondo vogliamo vivere in futuro e che tipo di persone vogliamo essere.
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
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Fratelli dell’Onestà
Hamas ha pubblicato un Nashid in onore di Ansarullah dello Yemen per la sua difesa della Palestina e del popolo di Gaza (con sottotitoli in inglese).
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
Hamas ha pubblicato un Nashid in onore di Ansarullah dello Yemen per la sua difesa della Palestina e del popolo di Gaza (con sottotitoli in inglese).
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George Abdallah, militante antisionista libanese, dopo 41 anni trascorsi nelle prigioni francesi, oggi al suo arrivo all’aeroporto di Beirut:
"È una vergogna per la storia che gli arabi stiano a guardare e osservino le sofferenze del popolo palestinese e di Gaza. Dobbiamo tutti stringerci attorno alla Resistenza.
Finché c'è Resistenza, c'è una via per tornare in patria, rafforzata dai suoi martiri che hanno creato il fiume di sangue della Resistenza.
Ci inchiniamo per sempre davanti ai martiri della Resistenza: sono il fondamento essenziale di ogni idea di liberazione.
La Resistenza in Palestina deve intensificarsi. Israele sta vivendo gli ultimi capitoli della sua esistenza”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
"È una vergogna per la storia che gli arabi stiano a guardare e osservino le sofferenze del popolo palestinese e di Gaza. Dobbiamo tutti stringerci attorno alla Resistenza.
Finché c'è Resistenza, c'è una via per tornare in patria, rafforzata dai suoi martiri che hanno creato il fiume di sangue della Resistenza.
Ci inchiniamo per sempre davanti ai martiri della Resistenza: sono il fondamento essenziale di ogni idea di liberazione.
La Resistenza in Palestina deve intensificarsi. Israele sta vivendo gli ultimi capitoli della sua esistenza”.
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Ultima grave provocazione dell'entità ebraico sionista: arrestato il Gran Muftì di Gerusalemme, la massima autorità islamica della Palestina.
Dopo aver martoriato e straziato in ogni modo la Terra Santa, ora gli ebrei si lanciano nell’ultima fase del loro delirio che consisterebbe nella "ricostruzione" del Terzo Tempio.
Ma prima essi devono distruggere la Moschea di Al-Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme, che i messianici sostengono senza prove trovarsi nel luogo dove sorgeva circa 2000 anni fa il loro antico Tempio demolito dai romani.
Qui siamo oltre la follia, ma una follia totalitaria che comanda coi suoi pupazzi ovunque in Occidente!
P.S.
Dopo aver martoriato e straziato in ogni modo la Terra Santa, ora gli ebrei si lanciano nell’ultima fase del loro delirio che consisterebbe nella "ricostruzione" del Terzo Tempio.
Ma prima essi devono distruggere la Moschea di Al-Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme, che i messianici sostengono senza prove trovarsi nel luogo dove sorgeva circa 2000 anni fa il loro antico Tempio demolito dai romani.
Qui siamo oltre la follia, ma una follia totalitaria che comanda coi suoi pupazzi ovunque in Occidente!
P.S.
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