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E quando li hai chiamati in ogni tuo discorso, non hai visto nessuno rispondere al tuo appello.
🚨Seguite con noi le notizie aggiornate
#Soavi brezze del Quds [Gerusalemme]
https://t.me/groupalaqsaa.
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Dal canale ufficiale
Il Fronte locale Gaza
Controlli per il trasferimento dei media ebraici
I media ebraici sono completamente soggetti alla censura militare, e qualsiasi notizia è autorizzata a venire fuori solo da una decisione ufficiale della leadership dell'esercito o dei servizi di sicurezza. Ciò significa che ciò che viene pubblicato non è un media libero, ma uno strumento mirato che serve gli obiettivi dell'occupazione.
Molte notizie ebraiche sono prodotte deliberatamente per destabilizzare la situazione interna a Gaza, diffondendo voci, esagerando o manipolando i fatti per avere un impatto psicologico e morale sul nostro popolo.
Cosa sapere quando si seguono i media ebraici:
Ogni notizia passa prima alla censura militare prima della pubblicazione
Le notizie possono essere incomplete, distorte o truccate per il servizio di propaganda
i media vengono usati come parte di strumenti di guerra psicologica contro il nostro popolo a Gaza
responsabilità durante il trasferimento dai media ebraici:
Verificare qualsiasi informazione prima di fare trading
Trattare con cautela e non essere trascinati dietro titoli scioccanti o dettagli non confermati
La consapevolezza che gran parte di ciò che si sta diffondendo mira a destabilizzare la fiducia e influenzare il fronte interno
la coscienza è la vera arma contro la guerra delle voci . . Non lasciare che i media del nemico definiscano la tua coscienza e non modellino la tua narrazione.
Fronte locale-Striscia di Gaza Strip
la coscienza protettiva, la fermezza implacabile
📲 https://t.me/aljabhagaza.
Italiano: ️ ️ Politica di fame.. Uno strumento di occupazione per rompere la resilienza
Ciò che sta accadendo a Gaza non è una crisi passeggera, ma uno schema deliberato in cui l'occupazione usa cibo e medicine come arma di guerra, per imporre la resa attraverso la fame e la privazione.
I volti di questo crimine stanno diventando più chiari giorno dopo giorno:
L'introduzione di alcuni AIUTI non è sufficiente per i bisogni di base delle persone
ostacolando l'arrivo dei materiali di soccorso e impedendo loro di raggiungere i bisognosi
vietare centinaia di oggetti vitali su cui si basano le vite delle persone
Paralizzare il ruolo delle istituzioni internazionali e impedire loro di adempiere al loro dovere
Colpire gli sfollati mentre aspettano aiuto
ingannare il mondo con false campagne di propaganda per giustificare le sue politiche
povertà diffusa e incapacità di acquistare le più semplici necessità quotidiane
Di fronte a questa guerra sistematica, il nostro popolo dimostra che la sua fermezza è più forte del blocco e che la solidarietà tra i suoi figli è la linea di difesa più forte di fronte ai tentativi di far inginocchiare Gaza.
Fronte locale-Striscia di Gaza Strip
la coscienza protettiva, la fermezza implacabile stead
📲 https://t.me/aljabhagaza.
Il Fronte locale Gaza
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I media ebraici sono completamente soggetti alla censura militare, e qualsiasi notizia è autorizzata a venire fuori solo da una decisione ufficiale della leadership dell'esercito o dei servizi di sicurezza. Ciò significa che ciò che viene pubblicato non è un media libero, ma uno strumento mirato che serve gli obiettivi dell'occupazione.
Molte notizie ebraiche sono prodotte deliberatamente per destabilizzare la situazione interna a Gaza, diffondendo voci, esagerando o manipolando i fatti per avere un impatto psicologico e morale sul nostro popolo.
Cosa sapere quando si seguono i media ebraici:
Ogni notizia passa prima alla censura militare prima della pubblicazione
Le notizie possono essere incomplete, distorte o truccate per il servizio di propaganda
i media vengono usati come parte di strumenti di guerra psicologica contro il nostro popolo a Gaza
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Verificare qualsiasi informazione prima di fare trading
Trattare con cautela e non essere trascinati dietro titoli scioccanti o dettagli non confermati
La consapevolezza che gran parte di ciò che si sta diffondendo mira a destabilizzare la fiducia e influenzare il fronte interno
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Ciò che sta accadendo a Gaza non è una crisi passeggera, ma uno schema deliberato in cui l'occupazione usa cibo e medicine come arma di guerra, per imporre la resa attraverso la fame e la privazione.
I volti di questo crimine stanno diventando più chiari giorno dopo giorno:
L'introduzione di alcuni AIUTI non è sufficiente per i bisogni di base delle persone
ostacolando l'arrivo dei materiali di soccorso e impedendo loro di raggiungere i bisognosi
vietare centinaia di oggetti vitali su cui si basano le vite delle persone
Paralizzare il ruolo delle istituzioni internazionali e impedire loro di adempiere al loro dovere
Colpire gli sfollati mentre aspettano aiuto
ingannare il mondo con false campagne di propaganda per giustificare le sue politiche
povertà diffusa e incapacità di acquistare le più semplici necessità quotidiane
Di fronte a questa guerra sistematica, il nostro popolo dimostra che la sua fermezza è più forte del blocco e che la solidarietà tra i suoi figli è la linea di difesa più forte di fronte ai tentativi di far inginocchiare Gaza.
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Canale locale Gaza
Continueremo la resistenza anche se rimarrà un solo soldato delle Brigate al-Qassam.
- Abu Ubaida, 2004.
Continueremo la resistenza anche se rimarrà un solo soldato delle Brigate al-Qassam.
- Abu Ubaida, 2004.
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Canale locale Gaza
Questo annuncio è per chi è triste e per chi gioisce. [Si riferisce alla sorte di Abu Obeida]
Se sei triste, svegliati!
Da quando hai salutato Yassin,
la Resistenza è diventata un esercito!
E da quando hai salutato Ayyash,
la bomba è diventata un missile!
E da quando hai salutato Al-Arouri,
il prigioniero è diventato duecento prigionieri,
E ora, mentre saluti Abu Obeida e Al-Deif e altri,
l'occupazione diventerà liberazione!
E se gioisci, mi dispiace per te,
perché qui offriamo i comandanti prima dei soldati,
un sentimento che tu potresti vivere e morire senza mai conoscerlo,
resta umiliato.
Questo annuncio è per chi è triste e per chi gioisce. [Si riferisce alla sorte di Abu Obeida]
Se sei triste, svegliati!
Da quando hai salutato Yassin,
la Resistenza è diventata un esercito!
E da quando hai salutato Ayyash,
la bomba è diventata un missile!
E da quando hai salutato Al-Arouri,
il prigioniero è diventato duecento prigionieri,
E ora, mentre saluti Abu Obeida e Al-Deif e altri,
l'occupazione diventerà liberazione!
E se gioisci, mi dispiace per te,
perché qui offriamo i comandanti prima dei soldati,
un sentimento che tu potresti vivere e morire senza mai conoscerlo,
resta umiliato.
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Panoramica su Abu Ubaida dal 2004 al 2024.
Canale locale Gaza
Canale locale Gaza
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O leader di questa nazione islamica e araba, delle sue élite, dei suoi principali partiti e dei suoi studiosi,
Voi siete i nostri avversari davanti a Dio. Siete gli avversari di ogni bambino orfano, di ogni donna in lutto, di ogni persona sfollata, senza casa, in lutto, ferita e affamata.
- Abu Obeida
@stayfreeworld
Voi siete i nostri avversari davanti a Dio. Siete gli avversari di ogni bambino orfano, di ogni donna in lutto, di ogni persona sfollata, senza casa, in lutto, ferita e affamata.
- Abu Obeida
@stayfreeworld
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Dal canale ufficiale dell' analista Said Ziad
Pace ad Abu Obeida, in vita o martire.
Pace a colui che ha risposto al suo appello i migliori combattenti di questa terra, da Gerusalemme, dai dintorni di Gerusalemme, dai fratelli leali dello Yemen, e dai combattenti del sud del Libano.
Pace al messaggero di Al-Deif, alla voce della verità, e alla spada che non viene mai sguainata senza colpire, e al miglior uomo che ha parlato a nome del suo popolo e lo ha difeso.
Pace al volto velato, e a colui che è dietro il velo.
Pace alla presenza imponente, nonostante l'assenza del volto, la voce fioca, e il discorso pacato.
Pace ai suoi occhi sempre tristi, che dicevano tutto.
Pace a colui che è stato abbandonato dalla sua nazione, dai suoi dotti, dalla sua élite, dai suoi partiti, e che è stato sostenuto solo da pochi, nonostante abbia gridato fino a spellarsi la gola per invocarli e incitarli..
Questo discorso non significa affatto una conferma della pretesa del nemico di averlo assassinato, e non crediamo a nessuna parola se non a quelle della resistenza. Non diciamo nulla oltre o prima di ciò che essa dice, anche se tacesse per mille anni.
Pace ad Abu Obeida, in vita o martire.
Pace a colui che ha risposto al suo appello i migliori combattenti di questa terra, da Gerusalemme, dai dintorni di Gerusalemme, dai fratelli leali dello Yemen, e dai combattenti del sud del Libano.
Pace al messaggero di Al-Deif, alla voce della verità, e alla spada che non viene mai sguainata senza colpire, e al miglior uomo che ha parlato a nome del suo popolo e lo ha difeso.
Pace al volto velato, e a colui che è dietro il velo.
Pace alla presenza imponente, nonostante l'assenza del volto, la voce fioca, e il discorso pacato.
Pace ai suoi occhi sempre tristi, che dicevano tutto.
Pace a colui che è stato abbandonato dalla sua nazione, dai suoi dotti, dalla sua élite, dai suoi partiti, e che è stato sostenuto solo da pochi, nonostante abbia gridato fino a spellarsi la gola per invocarli e incitarli..
Questo discorso non significa affatto una conferma della pretesa del nemico di averlo assassinato, e non crediamo a nessuna parola se non a quelle della resistenza. Non diciamo nulla oltre o prima di ciò che essa dice, anche se tacesse per mille anni.
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⚡ Una voce che non può essere assassinata ⚡
🔻 L'occupazione sostiene di aver assassinato Abu Ubaida, illudendosi che la voce svanisca con il suo proprietario... ma non sa che questa voce è diventata uno spirito in tutti noi..
▪️ Se una gola si spegne, risuona un altro eco,
e se un volto scompare, migliaia di volti si illuminano per continuare il cammino... non recitiamo per imposizione di nessuno, ma pronunciamo ciò che la fede impone e il dovere sacro ispira.
🔻 Non sono qui per discutere la veridicità o smentire le notizie diffuse sull'assassinio del portavoce militare.
Ma ciò che rimane presente nelle menti è l'ultimo messaggio che ha rivolto alla nazione, ai suoi leader e ai suoi studiosi :-
"Voi siete i nostri avversari davanti a Dio"
✊ Sappiate che Abu Ubaida non era solo un uomo, ma una scuola che rimarrà finché in noi ci sarà un'anima viva.
⚡ Nafir – il richiamo alla resistenza e alla forza ⚡
🔗 https://t.me/NAFIRPS
🔻 L'occupazione sostiene di aver assassinato Abu Ubaida, illudendosi che la voce svanisca con il suo proprietario... ma non sa che questa voce è diventata uno spirito in tutti noi..
▪️ Se una gola si spegne, risuona un altro eco,
e se un volto scompare, migliaia di volti si illuminano per continuare il cammino... non recitiamo per imposizione di nessuno, ma pronunciamo ciò che la fede impone e il dovere sacro ispira.
🔻 Non sono qui per discutere la veridicità o smentire le notizie diffuse sull'assassinio del portavoce militare.
Ma ciò che rimane presente nelle menti è l'ultimo messaggio che ha rivolto alla nazione, ai suoi leader e ai suoi studiosi :-
"Voi siete i nostri avversari davanti a Dio"
✊ Sappiate che Abu Ubaida non era solo un uomo, ma una scuola che rimarrà finché in noi ci sarà un'anima viva.
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Former UN Chief EXPOSES October 7
https://youtube.com/watch?v=9pVbqwnmSuM&si=Ry-14iSmUzjtpiZp
Assolutamente da vedere.
Pubblicato poche ore fa
https://youtube.com/watch?v=9pVbqwnmSuM&si=Ry-14iSmUzjtpiZp
Assolutamente da vedere.
Pubblicato poche ore fa
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Dal canale ufficiale
Il fronte interno palestinese
📌 Opinioni del pubblico | La narrazione è nelle mani della resistenza.. Non adottate la narrazione del nemico
👈 In questa fase della guerra, l'occupazione diffonde ripetutamente notizie su "l'assassinio di leader" o "l'attacco a siti sensibili" e cerca di presentarle come grandi successi davanti al suo pubblico in difficoltà.
👈 Ci si aspetta da tutti noi di essere pienamente consapevoli di questa guerra mediatica e psicologica, e di comprendere:
▪️ La narrazione vera è nelle mani della resistenza, la resistenza possiede l'informazione precisa, ed è solo lei a decidere quando e come annunciare le verità.
▪️ Non diffondere la narrazione del nemico, ogni rilancio o condivisione della narrazione dell'occupazione significa — intenzionalmente o meno — servire la sua propaganda e ingigantire i suoi successi illusori.
▪️ La segretezza delle informazioni = forza per la resistenza, siamo di fronte a una grande guerra, in cui la battaglia si conduce con armi e parole insieme, e ogni dichiarazione o diffusione di informazioni non controllate può influenzare il corso della battaglia.
▪️ Aspettate il comunicato finale, la posizione reale viene annunciata solo attraverso i comunicati ufficiali della resistenza, che sono quelli che rivelano le verità e smentiscono le narrazioni sioniste.
👈 Non interagire o diffondere nomi o luoghi menzionati dall'occupazione, e limitare le fonti ai canali ufficiali della resistenza.
✍ Autore: Rami Abu Zubaida
🏷️ Al-Haris.. sensibilizzazione e protezione
Segui Al-Haris: t.me/alhares
🚨 Nel mezzo della guerra, l'occupazione cerca di confondere il nostro fronte interno diffondendo voci, disinformazione e creando caos attraverso i social media.
📌 Non cadete nella trappola... Proteggete voi stessi e le vostre famiglie con informazioni affidabili.
🔹 La piattaforma del fronte interno palestinese è la piattaforma ufficiale della resistenza nella Striscia di Gaza, che lavora per trasmettere istruzioni di sicurezza, direttive sul campo e avvisi urgenti in tempo reale.
✅ Seguiteci attraverso i nostri canali ufficiali:
📲 Telegram: https://t.me/jabha_d
🤖 Bot Telegram per segnalazioni: https://t.me/jabha_bot
📢 Condividete i link ora... perché l'informazione al momento del bisogno può salvare vite.
⚠️ Fronte interno palestinese – consapevolezza che protegge, guida affidabile e resistenza indistruttibile.
Dal canale ufficiale
Il fronte locale Gaza
🛡️ Attenti all'arma delle voci infondate
🔸 La voce infondata in tempo di guerra è più pericolosa del proiettile, poiché semina paura e divide le fila.
🔸 L'occupazione diffonde menzogne per creare confusione e indebolire il fronte interno.
🔸 Non essere uno strumento nelle mani del nemico... verifica prima di diffondere qualsiasi notizia.
🇵🇸 Fronte locale – Striscia di Gaza 🇵🇸
🔸 Consapevolezza che protegge, e resistenza che non cede 🔸
📲 Seguici sul nostro canale ufficiale:
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Il fronte interno palestinese
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▪️ Non diffondere la narrazione del nemico, ogni rilancio o condivisione della narrazione dell'occupazione significa — intenzionalmente o meno — servire la sua propaganda e ingigantire i suoi successi illusori.
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✍ Autore: Rami Abu Zubaida
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- Ma tu, cosa ne pensi del sostegno globale a Gaza dopo due anni di autentico orrore?
Ho dovuto innanzitutto abituarmi all'idea. Nel senso che è stato qualcosa di inedito, come inedita è l'esperienza di puro dolore che abbiamo vissuto e ancora viviamo.
La storia palestinese è piena di capitoli tragici, di morti e resurrezioni, di conclusioni e di inizi. Da quando in verdissima età sono impattata con la testa e con il cuore in questa straordinaria vicenda umana, ho vissuto la morte in diretta molte, molte volte. E anche le infinite rinascite che sono seguite.
Ma mai - mai - avevo avuto la percezione del grado di amore che questa questione riesce a suscitare, delle emozioni che riesce a muovere. Non parlo di oggi. Parlo di quando a sostenere la Palestina eravamo i soliti quattro gatti, ogni giorno un po' più numerosi, in un mare di disinteresse ed in un mare, un po' più piccolo, di ostilità.
Perché c'è da ribadire, e non lo faremo mai abbastanza, che la Palestina è vittima soprattutto di un immaginario collettivamente imposto da decenni di propaganda e di lavaggio del cervello. Prima che delle armate colonialiste, la Palestina è vittima di una falsa storia, costruita a tavolino e perfidamente venduta alle coscienze occidentali.
Il livello di amore scaturito per questo popolo così malamente frainteso e di puro orrore suscitato dalla mattanza israeliana a Gaza mi stupirono già allora.
E ne percepivo tutta la sincerità e tutta la spontaneità: al tempo, difendere la Palestina e la sua Resistenza equivaleva davvero a gettarsi in un'arena popolata da belve fameliche, soprattutto nel fatidico ottobre di due anni fa.
Ricordo tutto con immenso disagio
Nel corso di questi lunghi mesi di passione, però , abbiamo fatto l'impossibile affinché l'urlo di dolore di Gaza , che era anche il nostro, varcasse i confini della nostra bolla, la quale, per quanto ineditamente vasta, restava pur sempre un'anomalia in mezzo ad un mondo pieno zeppo di zone di interesse.
Come sempre, tuttavia, il merito di questo amore e di questo orrore è dovuto esclusivamente al sacrificio del popolo palestinese. Noi, lo ripeto, siamo semplici gregari.
E però questo urlo alla fine ha travalicato. È giunto il momento in cui non è stato davvero più possibile fingere di ignorare lo tsunami di sangue palestinese e l'onda anomala di dolore da esso generata.
È tutto sincero questo interesse? Non sono così ingenua da crederlo. Molto è opportunismo, molto è conformismo ma molta è la genuina sorpresa nello scoprire una realtà ignorata per troppo tempo.
E di una cosa sono assolutamente certa: non vi sono interessi occulti nel difendere la Palestina ed il suo sfortunato e valoroso popolo. Semmai è vero il contrario.
Sono dunque costernata di fronte al tentativo davvero subdolo di sporcare una causa che è da decenni stella polare dei popoli in lotta, esempio fulgido per gli oppressi di ogni latitudine, epitome di Resistenza e sacrificio. In questo mendace tentativo intravedo la mano del sionismo, forse per la prima volta frustrato dall'ingresso nella storia da esso stesso manovrata di un inedito quanto temuto protagonista: l'attivismo dal basso, che non chiede il permesso dei governi per agire, che sfida le punizioni con cui da sempre gli stati hanno contrastato il pensiero originale e la disobbedienza, che tenta una aggregazione globale orizzontale, per quanto raffazzonata ed ancora improvvisata.
Occorre solo un ultimo scatto a mio avviso: trasformare l'attivismo in una intifada globale di libertà. Perché, se c'è una sola cosa che il sacrificio di Gaza ha reso palese ed evidente, è l'enorme menzogna dei diritti e della democrazia in cui siamo vissuti finora.
Denazificare. Decostruire. Decolonizzare.
#sayfreedom
#SaveGaza
Rossella Ahmad
Ho dovuto innanzitutto abituarmi all'idea. Nel senso che è stato qualcosa di inedito, come inedita è l'esperienza di puro dolore che abbiamo vissuto e ancora viviamo.
La storia palestinese è piena di capitoli tragici, di morti e resurrezioni, di conclusioni e di inizi. Da quando in verdissima età sono impattata con la testa e con il cuore in questa straordinaria vicenda umana, ho vissuto la morte in diretta molte, molte volte. E anche le infinite rinascite che sono seguite.
Ma mai - mai - avevo avuto la percezione del grado di amore che questa questione riesce a suscitare, delle emozioni che riesce a muovere. Non parlo di oggi. Parlo di quando a sostenere la Palestina eravamo i soliti quattro gatti, ogni giorno un po' più numerosi, in un mare di disinteresse ed in un mare, un po' più piccolo, di ostilità.
Perché c'è da ribadire, e non lo faremo mai abbastanza, che la Palestina è vittima soprattutto di un immaginario collettivamente imposto da decenni di propaganda e di lavaggio del cervello. Prima che delle armate colonialiste, la Palestina è vittima di una falsa storia, costruita a tavolino e perfidamente venduta alle coscienze occidentali.
Il livello di amore scaturito per questo popolo così malamente frainteso e di puro orrore suscitato dalla mattanza israeliana a Gaza mi stupirono già allora.
E ne percepivo tutta la sincerità e tutta la spontaneità: al tempo, difendere la Palestina e la sua Resistenza equivaleva davvero a gettarsi in un'arena popolata da belve fameliche, soprattutto nel fatidico ottobre di due anni fa.
Ricordo tutto con immenso disagio
Nel corso di questi lunghi mesi di passione, però , abbiamo fatto l'impossibile affinché l'urlo di dolore di Gaza , che era anche il nostro, varcasse i confini della nostra bolla, la quale, per quanto ineditamente vasta, restava pur sempre un'anomalia in mezzo ad un mondo pieno zeppo di zone di interesse.
Come sempre, tuttavia, il merito di questo amore e di questo orrore è dovuto esclusivamente al sacrificio del popolo palestinese. Noi, lo ripeto, siamo semplici gregari.
E però questo urlo alla fine ha travalicato. È giunto il momento in cui non è stato davvero più possibile fingere di ignorare lo tsunami di sangue palestinese e l'onda anomala di dolore da esso generata.
È tutto sincero questo interesse? Non sono così ingenua da crederlo. Molto è opportunismo, molto è conformismo ma molta è la genuina sorpresa nello scoprire una realtà ignorata per troppo tempo.
E di una cosa sono assolutamente certa: non vi sono interessi occulti nel difendere la Palestina ed il suo sfortunato e valoroso popolo. Semmai è vero il contrario.
Sono dunque costernata di fronte al tentativo davvero subdolo di sporcare una causa che è da decenni stella polare dei popoli in lotta, esempio fulgido per gli oppressi di ogni latitudine, epitome di Resistenza e sacrificio. In questo mendace tentativo intravedo la mano del sionismo, forse per la prima volta frustrato dall'ingresso nella storia da esso stesso manovrata di un inedito quanto temuto protagonista: l'attivismo dal basso, che non chiede il permesso dei governi per agire, che sfida le punizioni con cui da sempre gli stati hanno contrastato il pensiero originale e la disobbedienza, che tenta una aggregazione globale orizzontale, per quanto raffazzonata ed ancora improvvisata.
Occorre solo un ultimo scatto a mio avviso: trasformare l'attivismo in una intifada globale di libertà. Perché, se c'è una sola cosa che il sacrificio di Gaza ha reso palese ed evidente, è l'enorme menzogna dei diritti e della democrazia in cui siamo vissuti finora.
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…”Hind grida “salvatemi, salvatemi” e la domanda vera è com’è stato possibile lasciare che questa bambina ci chiedesse di essere salvata e lasciarla morire?”…
The Voice of Hind Rajab scuote Venezia con 20 minuti di applausi
Un'ovazione tra le più lunghe mai ricevute alla Mostra per lo straziante dramma sulla bambina palestinese di 6 anni uccisa nelle prime fasi della guerra a Gaza.
Di Alessandra Farro - 3 Settembre 2025
Continua sotto 🔻
The Voice of Hind Rajab scuote Venezia con 20 minuti di applausi
Un'ovazione tra le più lunghe mai ricevute alla Mostra per lo straziante dramma sulla bambina palestinese di 6 anni uccisa nelle prime fasi della guerra a Gaza.
Di Alessandra Farro - 3 Settembre 2025
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Francesca Quibla
…”Hind grida “salvatemi, salvatemi” e la domanda vera è com’è stato possibile lasciare che questa bambina ci chiedesse di essere salvata e lasciarla morire?”… The Voice of Hind Rajab scuote Venezia con 20 minuti di applausi Un'ovazione tra le più lunghe mai…
…”Hind grida “salvatemi, salvatemi” e la domanda vera è com’è stato possibile lasciare che questa bambina ci chiedesse di essere salvata e lasciarla morire?”…
The Voice of Hind Rajab scuote Venezia con 20 minuti di applausi
Un'ovazione tra le più lunghe mai ricevute alla Mostra per lo straziante dramma sulla bambina palestinese di 6 anni uccisa nelle prime fasi della guerra a Gaza.
Di Alessandra Farro - 3 Settembre 2025
Si sente spesso definire un film “necessario”, perché racconta qualcosa di cui si ha l’urgenza di parlare, ma cosa è davvero necessario oggi? Temi più volte raccontati negli ultimi tempi da diversi registi, anche al Lido – la paura del tempo che passa o della pelle che raggrinzisce – non sembrano più urgenti e necessari dopo aver visto The Voice of Hind Rajab di Kaouther ben Hania, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, che punta i riflettori su quello che sta succedendo a Gaza oggi, riuscendo a far sentire l’odore del sangue e della disperazione dei civili attraverso lo schermo senza mai mostrarli, utilizzando soltanto delle registrazioni originali, quella di Hind Rajab, bambina palestinese di 6 anni. I suoi parenti vengono uccisi dall’esercito israeliano mentre stanno cercando di scappare e lei rimane nascosta per ore ed ore nella macchina insieme ai cadaveri chiedendo di essere salvata al telefono con la Mezzaluna rossa palestinese. Fuori dall’abitacolo la guerra rimbomba ancora nell’aria.
«Sentivo il dovere di raccontare la storia di Hind – ha spiegato Hania – per la situazione di emergenza e la mancata giustizia nei confronti dei palestinesi privati della loro vita. Realizzare questo film è stato il mio modo di dare giustizia a queste persone, anche se abbiamo raggiunto un livello di disumanità talmente alto che certi giorni mi chiedo a cosa serva ed altri mi rispondo che è importante parlarne attraverso il nostro lavoro per non perpetuare il silenzio».
L’intera vicenda viene raccontata seguendo il punto di vista degli operatori della Mezzaluna rossa, interpretati da Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury e Amer Hlehel accolti alla conferenza stampa da un fragoroso applauso, lo stesso, di ben 20 minuti, che hanno ricevuto alla prima in sala.
«Io per primo ho avuto un’infanzia difficile – ha confessato Motaz Malhees – sono fortunato ad essere sopravvissuto. Sono un privilegiato. La voce di Hind mi ha riportato ai momenti in cui io chiedevo aiuto. Il dolore che ho interpretato, quindi, era reale, era mio. Durante le riprese mi sono dovuto fermare più volte, non riuscivo ad andare avanti, ho avuto anche un attacco di panico. È stato straziante lavorare a questo progetto, ma sentivo un senso di responsabilità fortissimo: abbiamo raccontato la vita reale che il popolo palestinese sta subendo, andava fatto».
La bambina dista solamente 8 minuti dall’ambulanza che potrebbe salvarle la vita, ma riuscire a portare il veicolo sul luogo è più difficile di quanto sembra, troppi e stringenti gli iter che la Mezzaluna rossa è tenuta a seguire. Intanto le ore passano, e Hind continua a nascondersi tra i corpi senza vita della sua famiglia, mantenendo una dignità quasi turbante, più preoccupata dal buio che sta calando che dal rumore dei carri armati che si avvicinano alla macchina già martoriata da 355 spari, alla guerra è fin troppo abituata.
«Ho ricevuto dalla Mezzaluna rossa la registrazione e ho parlato con i loro operatori – ha continuato la regista tunisina – il mio compito era trovare la forma cinematografica per custodire e presentare quel documento. Il cinema non è raccontare a caso, bisogna scegliere la giusta angolazione. Per me la prospettiva dei lavoratori della Mezzaluna era quella che meglio amplificava il mio punto di vista, la mia sensazione di impotenza, la stessa che hanno provato loro. Il resoconto è molto vicino a quello che hanno davvero vissuto e che noi proviamo ogni giorno che il genocidio si allarga. Raccontare la storia così è stato il miglior modo per rendere onore alla bambina, alla sua famiglia e ai volontari che hanno provato a salvarla».
The Voice of Hind Rajab scuote Venezia con 20 minuti di applausi
Un'ovazione tra le più lunghe mai ricevute alla Mostra per lo straziante dramma sulla bambina palestinese di 6 anni uccisa nelle prime fasi della guerra a Gaza.
Di Alessandra Farro - 3 Settembre 2025
Si sente spesso definire un film “necessario”, perché racconta qualcosa di cui si ha l’urgenza di parlare, ma cosa è davvero necessario oggi? Temi più volte raccontati negli ultimi tempi da diversi registi, anche al Lido – la paura del tempo che passa o della pelle che raggrinzisce – non sembrano più urgenti e necessari dopo aver visto The Voice of Hind Rajab di Kaouther ben Hania, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, che punta i riflettori su quello che sta succedendo a Gaza oggi, riuscendo a far sentire l’odore del sangue e della disperazione dei civili attraverso lo schermo senza mai mostrarli, utilizzando soltanto delle registrazioni originali, quella di Hind Rajab, bambina palestinese di 6 anni. I suoi parenti vengono uccisi dall’esercito israeliano mentre stanno cercando di scappare e lei rimane nascosta per ore ed ore nella macchina insieme ai cadaveri chiedendo di essere salvata al telefono con la Mezzaluna rossa palestinese. Fuori dall’abitacolo la guerra rimbomba ancora nell’aria.
«Sentivo il dovere di raccontare la storia di Hind – ha spiegato Hania – per la situazione di emergenza e la mancata giustizia nei confronti dei palestinesi privati della loro vita. Realizzare questo film è stato il mio modo di dare giustizia a queste persone, anche se abbiamo raggiunto un livello di disumanità talmente alto che certi giorni mi chiedo a cosa serva ed altri mi rispondo che è importante parlarne attraverso il nostro lavoro per non perpetuare il silenzio».
L’intera vicenda viene raccontata seguendo il punto di vista degli operatori della Mezzaluna rossa, interpretati da Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury e Amer Hlehel accolti alla conferenza stampa da un fragoroso applauso, lo stesso, di ben 20 minuti, che hanno ricevuto alla prima in sala.
«Io per primo ho avuto un’infanzia difficile – ha confessato Motaz Malhees – sono fortunato ad essere sopravvissuto. Sono un privilegiato. La voce di Hind mi ha riportato ai momenti in cui io chiedevo aiuto. Il dolore che ho interpretato, quindi, era reale, era mio. Durante le riprese mi sono dovuto fermare più volte, non riuscivo ad andare avanti, ho avuto anche un attacco di panico. È stato straziante lavorare a questo progetto, ma sentivo un senso di responsabilità fortissimo: abbiamo raccontato la vita reale che il popolo palestinese sta subendo, andava fatto».
La bambina dista solamente 8 minuti dall’ambulanza che potrebbe salvarle la vita, ma riuscire a portare il veicolo sul luogo è più difficile di quanto sembra, troppi e stringenti gli iter che la Mezzaluna rossa è tenuta a seguire. Intanto le ore passano, e Hind continua a nascondersi tra i corpi senza vita della sua famiglia, mantenendo una dignità quasi turbante, più preoccupata dal buio che sta calando che dal rumore dei carri armati che si avvicinano alla macchina già martoriata da 355 spari, alla guerra è fin troppo abituata.
«Ho ricevuto dalla Mezzaluna rossa la registrazione e ho parlato con i loro operatori – ha continuato la regista tunisina – il mio compito era trovare la forma cinematografica per custodire e presentare quel documento. Il cinema non è raccontare a caso, bisogna scegliere la giusta angolazione. Per me la prospettiva dei lavoratori della Mezzaluna era quella che meglio amplificava il mio punto di vista, la mia sensazione di impotenza, la stessa che hanno provato loro. Il resoconto è molto vicino a quello che hanno davvero vissuto e che noi proviamo ogni giorno che il genocidio si allarga. Raccontare la storia così è stato il miglior modo per rendere onore alla bambina, alla sua famiglia e ai volontari che hanno provato a salvarla».
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Francesca Quibla
…”Hind grida “salvatemi, salvatemi” e la domanda vera è com’è stato possibile lasciare che questa bambina ci chiedesse di essere salvata e lasciarla morire?”… The Voice of Hind Rajab scuote Venezia con 20 minuti di applausi Un'ovazione tra le più lunghe mai…
Un lavoro a metà tra fiction e documentario, a cui gli attori si sono preparati confrontandosi con i soccorritori che avrebbero interpretato, recitando seguendo le parole di Hind, di cui hanno ascoltato la voce soltanto una volta cominciate le riprese.
«Non c’era bisogno di recitare: le nostre lacrime erano vere. Calarsi nei rispettivi ruoli è stato fin troppo facile e, allo stesso tempo, profondamente doloroso – ha spiegato Kilani prima di lanciare il suo appello durante la conferenza stampa – a nome degli attori e di tutta la squadra del film chiediamo: non ne abbiamo abbastanza della deumanizzazione, della distruzione, dell’occupazione di Gaza? Questo film non è un’opinione, è ancorato alle salde radici della realtà. La storia porta il peso di un intero popolo, la voce di Hind è solo una delle 10mila voci che appartengono ai bambini uccisi in 2 anni a Gaza. È la voce di ogni figlia e di ogni figlio che aveva il diritto di vivere, di sognare, di esistere con dignità. Tutto questo è stato portato via di fronte ad occhi indifferenti. Dietro ad ogni numero c’è una storia che non avuto l’opportunità di essere raccontata. Hind grida “salvatemi, salvatemi” e la domanda vera è com’è stato possibile lasciare che questa bambina ci chiedesse di essere salvata e lasciarla morire? Nessuno può vivere in pace quando i bambini ci chiedono di essere salvati. Dobbiamo chiedere giustizia per l’umanità intera, per il futuro di ogni bambino. Adesso basta».
Alla prima del film anche Joaquin Phoenix e Rooney Mara, che hanno deciso di partecipare al progetto come produttori esecutivi insieme a Brad Pitt, Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer.
«Spero che la loro partecipazione significhi qualcosa – ha riflettuto Hania – abbiamo visto come la narrativa diffusa nel mondo descriva le morti a Gaza come semplici danni collaterali. È profondamente disumanizzante. È per questo che il cinema, l’arte e ogni forma di espressione sono fondamentali: per dare a queste persone una voce e un volto».
Hind Rajab è stata colpita da 64 colpi insieme ai paramedici Yusuf al-Zeino e Ahmed al-Madhoun che avevano appena raggiunto la macchina in cui era nascosta. Amava il mare e non vedeva l’ora che la guerra finisse per poter tornare a giocare sulla spiaggia.
Hind Rajab è diventata la voce di Gaza che chiede di essere salvata.
Grazie a Grazia Ventura
«Non c’era bisogno di recitare: le nostre lacrime erano vere. Calarsi nei rispettivi ruoli è stato fin troppo facile e, allo stesso tempo, profondamente doloroso – ha spiegato Kilani prima di lanciare il suo appello durante la conferenza stampa – a nome degli attori e di tutta la squadra del film chiediamo: non ne abbiamo abbastanza della deumanizzazione, della distruzione, dell’occupazione di Gaza? Questo film non è un’opinione, è ancorato alle salde radici della realtà. La storia porta il peso di un intero popolo, la voce di Hind è solo una delle 10mila voci che appartengono ai bambini uccisi in 2 anni a Gaza. È la voce di ogni figlia e di ogni figlio che aveva il diritto di vivere, di sognare, di esistere con dignità. Tutto questo è stato portato via di fronte ad occhi indifferenti. Dietro ad ogni numero c’è una storia che non avuto l’opportunità di essere raccontata. Hind grida “salvatemi, salvatemi” e la domanda vera è com’è stato possibile lasciare che questa bambina ci chiedesse di essere salvata e lasciarla morire? Nessuno può vivere in pace quando i bambini ci chiedono di essere salvati. Dobbiamo chiedere giustizia per l’umanità intera, per il futuro di ogni bambino. Adesso basta».
Alla prima del film anche Joaquin Phoenix e Rooney Mara, che hanno deciso di partecipare al progetto come produttori esecutivi insieme a Brad Pitt, Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer.
«Spero che la loro partecipazione significhi qualcosa – ha riflettuto Hania – abbiamo visto come la narrativa diffusa nel mondo descriva le morti a Gaza come semplici danni collaterali. È profondamente disumanizzante. È per questo che il cinema, l’arte e ogni forma di espressione sono fondamentali: per dare a queste persone una voce e un volto».
Hind Rajab è stata colpita da 64 colpi insieme ai paramedici Yusuf al-Zeino e Ahmed al-Madhoun che avevano appena raggiunto la macchina in cui era nascosta. Amava il mare e non vedeva l’ora che la guerra finisse per poter tornare a giocare sulla spiaggia.
Hind Rajab è diventata la voce di Gaza che chiede di essere salvata.
Grazie a Grazia Ventura
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Sembra banale scriverlo. Eppure brucia, e brucia assai.
Brucia vedere giornalisti piangere in diretta, brucia sapere che altri non piangeranno mai più. Brucia leggere numeri che non sono numeri: 377.000 vite che mancano all'appello secondo stime accsdemiche, mamme, bambini, famiglie, storie, sogni, spariti nel rumore del mondo.
E noi qui, a cercare parole che non bastano.
Come potranno mai perdonarci i palestinesi?
Come potrà mai perdonarci la Storia?
Forse non lo farà. E forse è giusto così.
Brucia vedere giornalisti piangere in diretta, brucia sapere che altri non piangeranno mai più. Brucia leggere numeri che non sono numeri: 377.000 vite che mancano all'appello secondo stime accsdemiche, mamme, bambini, famiglie, storie, sogni, spariti nel rumore del mondo.
E noi qui, a cercare parole che non bastano.
Come potranno mai perdonarci i palestinesi?
Come potrà mai perdonarci la Storia?
Forse non lo farà. E forse è giusto così.
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I battaglioni di Al-Qassam diffondono:
Invano tentano di sradicarci
Germoglieremo col sangue
Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
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Dal canale ufficiale
Mesheeck Palestina
Questa scena si svolge a Khillat al-Dib a Masafer Yatta nella città di Khalil [Hebron], la scorsa notte, dove coloni armati hanno attaccato cittadini, anziani e bambini..
Tra i feriti ci sono 3 gravi e una bambina di 3 mesi
Questo attacco non è il primo, e non sarà l'ultimo, quindi armatevi di tutto ciò che avete e affrontate le mandrie di coloni..
Mesheeck Palestina
Questa scena si svolge a Khillat al-Dib a Masafer Yatta nella città di Khalil [Hebron], la scorsa notte, dove coloni armati hanno attaccato cittadini, anziani e bambini..
Tra i feriti ci sono 3 gravi e una bambina di 3 mesi
Questo attacco non è il primo, e non sarà l'ultimo, quindi armatevi di tutto ciò che avete e affrontate le mandrie di coloni..
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