Trattativa DE CHE? Questa è profanazione.
Voi siete solo degli immondi criminali che la storia rimanderà nel luogo dal quale siete venuti : all'inferno.
Gli esseri satanici devono bruciare nelle fiamme dell'inferno, ei il sangue palestinese ancora caldo che inonda la terra di Palestina sarà la benzina che li farà bruciare in eterno.
Questo sangue versato, quello palestinese, non sarà dimenticato. Sarà la fiamma che illuminerà la verità, e brucerà le menzogne di chi ha creduto di poter cancellare un popolo, non per vendetta ma per giustizia.
Voi siete solo degli immondi criminali che la storia rimanderà nel luogo dal quale siete venuti : all'inferno.
Gli esseri satanici devono bruciare nelle fiamme dell'inferno, ei il sangue palestinese ancora caldo che inonda la terra di Palestina sarà la benzina che li farà bruciare in eterno.
Questo sangue versato, quello palestinese, non sarà dimenticato. Sarà la fiamma che illuminerà la verità, e brucerà le menzogne di chi ha creduto di poter cancellare un popolo, non per vendetta ma per giustizia.
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Forwarded from Rubio feat Rubio
SIAMO NOI LA MINORANZA
Vorrei ringraziare chi mi è stato vicino, chi mi ha dato voce e chi mi ha donato il suo tempo, mai scontato.
La gratitudine maggiore però va a chi si spaccia per amico o sedicente sostenitore della “causa palestinese” e tace verità scomode: è proprio attraverso loro che il pensiero critico non solo non si arresta ma diventa più lucido.
A tal proposito riporto un estratto delle parole di Luca, agli arresti domiciliari con l’accusa di aver esploso un petardo in una manifestazione svoltasi al porto di Cagliari il 10 maggio 2025:
“La miseria in cui ci hanno ridotto è la stessa che ci porta ad accettare tutto, a non lamentarci mai di nulla, a non lottare per modificare la nostra condizione subalterna, la stessa che porta tante persone a non capire le mie scelte, che sono poi quelle che mi hanno portato a questa condizione. Ma le condizioni sono buone o cattive in base a dove le si guarda, se per tanta gente la mia situazione è considerata una disgrazia, perché sono rinchiuso in casa, per un’abitante di Gaza non sono altro che un privilegiato che almeno una casa ce l’ha. [...] Per me l’unico posto giusto è quello a fianco a chi prova ad opporsi.”
La miseria che Luca denuncia è la stessa che non permette alla massa, ai collettivi e ai partiti di condividere totalmente le scelte dei singoli e che gli fa considerare ciò che dico un banale grimaldello sia di autoreferenzialità che di aggregazione.
Le decennali vicende giudiziarie che io sento persecutorie, le snervanti convocazioni in questura, la perquisizione, i sequestri, l’attentato alla vita, sono da attribuirsi ai pensieri e alle parole che scrivo.
Lo stesso trattamento non mi pare venga subito dai “proPal” che copiano e incollano cliché intrisi di retorica sionista e frasi di burocrati che stanno al sicuro entro il diritto internazionale (lo stesso “agito con doppi e tripli standard, che ha permesso a Israele di godere da sempre dell’impunità strutturale, garantita nonostante crimini sistematici, documentati, reiterati” P. Liguori).
La coerente costanza diventa azione e simbolo di minaccia per chi opprime, quando la sopraffazione non può sortire l’effetto sperato.
Quando infatti non spaventa, l’oggetto della persecuzione deve incutere terrore.
Utilizzare parole autocensurate, attenersi ai vademecum sobillati e a una massa schiava dei permalosi e pervertiti innominabili, è la funzione immagine di questo terrore e traccia confini importanti che non solo separano ma entro i quali poter osservare isolati coloro che hanno il coraggio di porsi domande, dubbi ed evolvere il proprio pensiero.
Il pensiero non è settario, non è incanalabile in una sola istanza.
Il pensiero spazia e si espande dal micro al macro.
Ciò che ha permesso la visita all’alba della digos, con annessa violazione dell'intimità famigliare e personale, è anche la deriva della lotta attraverso paradigmi liberal che vanno da slogan ipocriti a lenzuoli bianchi ripulisci coscienze e che accontentano la maggioranza senza mai puntare il dito sui veri responsabili.
Ciò non fa altro che lasciar loro illimitato spazio di azione impregnato di accuse vittimistiche con cui nutrire le deboli menti di chi preferisce vivere a testa china sotto padrone (spesso secondo inconscio collettivo).
Complice di questo meccanico è il giornalismo mainstream parte del quale, anche in quest’ultima occasione che mi riguarda, ha riportato fatti errati.
Come mai nessun fact-checking?
Perché la mia immagine e il mio nome sono sempre nelle news nonostante il mio dissociarmi da Tv, Facebook e Instagram, ormai da anni?
Chiarisco che io non faccio parte di nessun partito, associazione o collettivo politico. Ho iniziato a condividere sui social studi, letture, documenti sulla Palestina e la sua Storia, e poi la forma del mio pensiero e del mio sentire.
Vorrei ringraziare chi mi è stato vicino, chi mi ha dato voce e chi mi ha donato il suo tempo, mai scontato.
La gratitudine maggiore però va a chi si spaccia per amico o sedicente sostenitore della “causa palestinese” e tace verità scomode: è proprio attraverso loro che il pensiero critico non solo non si arresta ma diventa più lucido.
A tal proposito riporto un estratto delle parole di Luca, agli arresti domiciliari con l’accusa di aver esploso un petardo in una manifestazione svoltasi al porto di Cagliari il 10 maggio 2025:
“La miseria in cui ci hanno ridotto è la stessa che ci porta ad accettare tutto, a non lamentarci mai di nulla, a non lottare per modificare la nostra condizione subalterna, la stessa che porta tante persone a non capire le mie scelte, che sono poi quelle che mi hanno portato a questa condizione. Ma le condizioni sono buone o cattive in base a dove le si guarda, se per tanta gente la mia situazione è considerata una disgrazia, perché sono rinchiuso in casa, per un’abitante di Gaza non sono altro che un privilegiato che almeno una casa ce l’ha. [...] Per me l’unico posto giusto è quello a fianco a chi prova ad opporsi.”
La miseria che Luca denuncia è la stessa che non permette alla massa, ai collettivi e ai partiti di condividere totalmente le scelte dei singoli e che gli fa considerare ciò che dico un banale grimaldello sia di autoreferenzialità che di aggregazione.
Le decennali vicende giudiziarie che io sento persecutorie, le snervanti convocazioni in questura, la perquisizione, i sequestri, l’attentato alla vita, sono da attribuirsi ai pensieri e alle parole che scrivo.
Lo stesso trattamento non mi pare venga subito dai “proPal” che copiano e incollano cliché intrisi di retorica sionista e frasi di burocrati che stanno al sicuro entro il diritto internazionale (lo stesso “agito con doppi e tripli standard, che ha permesso a Israele di godere da sempre dell’impunità strutturale, garantita nonostante crimini sistematici, documentati, reiterati” P. Liguori).
La coerente costanza diventa azione e simbolo di minaccia per chi opprime, quando la sopraffazione non può sortire l’effetto sperato.
Quando infatti non spaventa, l’oggetto della persecuzione deve incutere terrore.
Utilizzare parole autocensurate, attenersi ai vademecum sobillati e a una massa schiava dei permalosi e pervertiti innominabili, è la funzione immagine di questo terrore e traccia confini importanti che non solo separano ma entro i quali poter osservare isolati coloro che hanno il coraggio di porsi domande, dubbi ed evolvere il proprio pensiero.
Il pensiero non è settario, non è incanalabile in una sola istanza.
Il pensiero spazia e si espande dal micro al macro.
Ciò che ha permesso la visita all’alba della digos, con annessa violazione dell'intimità famigliare e personale, è anche la deriva della lotta attraverso paradigmi liberal che vanno da slogan ipocriti a lenzuoli bianchi ripulisci coscienze e che accontentano la maggioranza senza mai puntare il dito sui veri responsabili.
Ciò non fa altro che lasciar loro illimitato spazio di azione impregnato di accuse vittimistiche con cui nutrire le deboli menti di chi preferisce vivere a testa china sotto padrone (spesso secondo inconscio collettivo).
Complice di questo meccanico è il giornalismo mainstream parte del quale, anche in quest’ultima occasione che mi riguarda, ha riportato fatti errati.
Come mai nessun fact-checking?
Perché la mia immagine e il mio nome sono sempre nelle news nonostante il mio dissociarmi da Tv, Facebook e Instagram, ormai da anni?
Chiarisco che io non faccio parte di nessun partito, associazione o collettivo politico. Ho iniziato a condividere sui social studi, letture, documenti sulla Palestina e la sua Storia, e poi la forma del mio pensiero e del mio sentire.
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Forwarded from Rubio feat Rubio
E il continuum di visibilità è cresciuto specialmente a seguito delle querele che potenzialmente hanno dato una valenza perseguibile alle mie parole, quindi è in quel momento che la massa ha potuto farsi un’idea, guidata da un’influenza ufficiale di cui godono i media, che ha rivolto verso di me lo sguardo anche in maniera efferata. Infatti mi sono stati riservati parecchi epiteti e analisi (il più frequente "fai solo male alla causa") che in automatico mi conferivano un'incarnazione della "causa" stessa.
Secondo quale superpotere a me sconosciuto potrei influenzare qualcuno o addirittura l’intera massa?
Mi piacerebbe avere delle risposte a queste domande e non post del cazzo in cui mi si muovono critiche senza leggere o conoscere il mio pensiero completo.
Se da anni mi sento coinvolto personalmente ed emotivamente perché un popolo e la sua Terra vengono massacrati e voglio con tutte le mie forze giustizia decoloniale, di cosa sono colpevole esattamente?
Se da anni sono attenzionato dai finanziatori e fomentatori del genocidio in Palestina, perché sarei colpevole di esternare la mia rabbia?
Fare post di condanna contro i complici e i responsabili, riflessioni e analisi, merita addirittura le attenzioni dell’antiterrorismo?
Uno dei miei propositi è sempre stato quello di condividere fatti reali esprimendo me stesso, come fanno tutti gli abitanti di questo mondo.
La riflessione che vorrei indurre è che se ciò che dico venisse dichiarato da chi fa politica, con annesse proclamazioni di scioperi generali fino alla fine dell’occupazione illegale della Palestina, non so se i singoli pagherebbero in questo modo.
Invece accade che alcuni “compagni” sprechino tempo ed energie nel consigliarmi termini da usare e i tempi consoni per agire, senza però prendere posizione né per me né per tutti i perseguitati attraverso meccanismi mafiosi (da quando l’Albanese ha ricevuto l’attenzione degli USA si utilizza l'estensione della parola "mafia") anche dell’elite suprematista ebraica a cui loro preferiscono genuflettersi, .
Viene quindi da pensare che siano proprio loro a riconoscermi questo fantomatico potere di influenzare ed istigare le persone e che necessitino di un mio cambiamento verso la moderazione.
Temono a tal punto il mio pensiero critico da addossarmi addirittura future responsabilità sull’evolversi del dramma Palestinese, o su ipotetiche condanne di burocrati elevate a paladine di liberazione.
Prima di parlare, chattare, scrivere di qualcuno, dovreste leggere tutto lo scibile che lo riguarda: potreste correre il rischio di risultare quantomeno credibili!
Lasciare commenti sotto un post, fare una disamina senza possibilità di contraddittorio (MalcolmX docet con la descrizione del "negro da cortile"), solo per soddisfare la vostra voglia di esistere è utile solo a chi vuole galleggiare senza andare a fondo.
Se vedete in me solo quello che avete voluto cogliere dalla televisione o da diffamazioni per mezzo stampa e disumanizzazione (classici metodi oppressivi portati avanti dal suprematismo ebraico & friends) non state che parlando di voi.
Da tenere a mente più di tutto però è l’esistenza di altre persone sotto repressione costante di cui, non godendo di visibilità, non conosciamo (o ricordiamo) i nomi, esattamente come non conosciamo quelli dei Palestinesi.
Che tutto ciò ci renda consapevoli di qualcosa di estremamente pericoloso: violenza e odio unilaterali e l'oppressione cronica sono diventati la norma mentre sono criminalizzati e condannati il sentimento dell'odio e la violenza difensiva (entrambe delle risposte umane autoconservative attive in risposta all'oppressione e all'oppressore).
Siamo una reale minoranza e visto che nessuno può mangiare sulla nostra pelle, preferiscono farcela.
Secondo quale superpotere a me sconosciuto potrei influenzare qualcuno o addirittura l’intera massa?
Mi piacerebbe avere delle risposte a queste domande e non post del cazzo in cui mi si muovono critiche senza leggere o conoscere il mio pensiero completo.
Se da anni mi sento coinvolto personalmente ed emotivamente perché un popolo e la sua Terra vengono massacrati e voglio con tutte le mie forze giustizia decoloniale, di cosa sono colpevole esattamente?
Se da anni sono attenzionato dai finanziatori e fomentatori del genocidio in Palestina, perché sarei colpevole di esternare la mia rabbia?
Fare post di condanna contro i complici e i responsabili, riflessioni e analisi, merita addirittura le attenzioni dell’antiterrorismo?
Uno dei miei propositi è sempre stato quello di condividere fatti reali esprimendo me stesso, come fanno tutti gli abitanti di questo mondo.
La riflessione che vorrei indurre è che se ciò che dico venisse dichiarato da chi fa politica, con annesse proclamazioni di scioperi generali fino alla fine dell’occupazione illegale della Palestina, non so se i singoli pagherebbero in questo modo.
Invece accade che alcuni “compagni” sprechino tempo ed energie nel consigliarmi termini da usare e i tempi consoni per agire, senza però prendere posizione né per me né per tutti i perseguitati attraverso meccanismi mafiosi (da quando l’Albanese ha ricevuto l’attenzione degli USA si utilizza l'estensione della parola "mafia") anche dell’elite suprematista ebraica a cui loro preferiscono genuflettersi, .
Viene quindi da pensare che siano proprio loro a riconoscermi questo fantomatico potere di influenzare ed istigare le persone e che necessitino di un mio cambiamento verso la moderazione.
Temono a tal punto il mio pensiero critico da addossarmi addirittura future responsabilità sull’evolversi del dramma Palestinese, o su ipotetiche condanne di burocrati elevate a paladine di liberazione.
Prima di parlare, chattare, scrivere di qualcuno, dovreste leggere tutto lo scibile che lo riguarda: potreste correre il rischio di risultare quantomeno credibili!
Lasciare commenti sotto un post, fare una disamina senza possibilità di contraddittorio (MalcolmX docet con la descrizione del "negro da cortile"), solo per soddisfare la vostra voglia di esistere è utile solo a chi vuole galleggiare senza andare a fondo.
Se vedete in me solo quello che avete voluto cogliere dalla televisione o da diffamazioni per mezzo stampa e disumanizzazione (classici metodi oppressivi portati avanti dal suprematismo ebraico & friends) non state che parlando di voi.
Da tenere a mente più di tutto però è l’esistenza di altre persone sotto repressione costante di cui, non godendo di visibilità, non conosciamo (o ricordiamo) i nomi, esattamente come non conosciamo quelli dei Palestinesi.
Che tutto ciò ci renda consapevoli di qualcosa di estremamente pericoloso: violenza e odio unilaterali e l'oppressione cronica sono diventati la norma mentre sono criminalizzati e condannati il sentimento dell'odio e la violenza difensiva (entrambe delle risposte umane autoconservative attive in risposta all'oppressione e all'oppressore).
Siamo una reale minoranza e visto che nessuno può mangiare sulla nostra pelle, preferiscono farcela.
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Forwarded from Rubio feat Rubio
Nonostante il seguente post non sono ancora nella piena possibilità di comunicare liberamente. Per questo motivo non sarò in grado di rispondere alle persone che mi vorranno contattare. Comunque sto bene e vi ringrazio
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Dal "definisci bambino" al chiamare , Hind Rajab, una bimba di 6 anni "young lady":
Ecco la grammatica della disumanizzazione dei palestinesi.
I bambini palestinesi vengono cancellati due volte: dai bombardamenti e dal linguaggio.
Schiumo rabbia, e non riesco a placarmi.
Non avrò pace finchè tutti i sionisti e i loro complici non marciranno nel fuoco dell'inferno!
Ecco la grammatica della disumanizzazione dei palestinesi.
I bambini palestinesi vengono cancellati due volte: dai bombardamenti e dal linguaggio.
Schiumo rabbia, e non riesco a placarmi.
Non avrò pace finchè tutti i sionisti e i loro complici non marciranno nel fuoco dell'inferno!
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IL PIANETA NON PUO' SOPRAVVIVERE A IZRAELE
(Gilad Atzmon) - L'aspetto più inquietante della coscienza collettiva dello Stato ebraico è che non inizia nemmeno a contemplare il disgusto cosmico che il suo comportamento evoca, che si tratti del governo, dell'entusiasmo genocida, dell'orgia dei sacrifici umani, dei soldati dell'IDF, dei turisti che si comportano male.
Gli izraeliani interpretano ogni forma di dissenso, critica, opposizione come "antisemitismo" o persino come "gelosia dei goyim" per la "grandezza" ebraica.
I pochi izraeliani che hanno capito quanto sia grave la situazione hanno lasciato il Paese molto tempo fa. Il più delle volte nascondono le loro origini o semplicemente si sentono molto in imbarazzo.
Il significato di tutto ciò è ovvio. Non ci stiamo muovendo verso alcuna forma di risoluzione armoniosa di alcun tipo. Piuttosto, il contrario: più lo Stato ebraico è alle strette nella sua stessa follia, più ci si aspetta che sia follemente brutale.
(Gilad Atzmon) - L'aspetto più inquietante della coscienza collettiva dello Stato ebraico è che non inizia nemmeno a contemplare il disgusto cosmico che il suo comportamento evoca, che si tratti del governo, dell'entusiasmo genocida, dell'orgia dei sacrifici umani, dei soldati dell'IDF, dei turisti che si comportano male.
Gli izraeliani interpretano ogni forma di dissenso, critica, opposizione come "antisemitismo" o persino come "gelosia dei goyim" per la "grandezza" ebraica.
I pochi izraeliani che hanno capito quanto sia grave la situazione hanno lasciato il Paese molto tempo fa. Il più delle volte nascondono le loro origini o semplicemente si sentono molto in imbarazzo.
Il significato di tutto ciò è ovvio. Non ci stiamo muovendo verso alcuna forma di risoluzione armoniosa di alcun tipo. Piuttosto, il contrario: più lo Stato ebraico è alle strette nella sua stessa follia, più ci si aspetta che sia follemente brutale.
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Forwarded from byebyeunclesam
"Nessuno più di noi legge come un fatto estremamente positivo che la denuncia e la lotta contro questi orrori – che con l’irruzione dell’IDF a Gaza City si muovono verso la “soluzione finale” del popolo palestinese – si estendano oggi ben oltre i confini del movimento che da due anni si batte sulle piazze. Siamo quindi ben contenti che venerdì le lavoratrici e i lavoratori della CGIL scendano in piazza per Gaza e per fermare il genocidio. ERA ORA!
La prima cosa che ci auguriamo, quindi, è che tale sciopero sia vero, partecipato, non fatto tanto per marcare il cartellino, uno sciopero in cui vano invitati e coinvolti anche gli altri lavoratori non iscritti al sindacato, perché non sia un’iniziativa di bandiera, ma un aiuto, dato con terribile ritardo, alle masse lavoratrici della Palestina, ai nostri fratelli e sorelle di classe, a cui siamo uniti dallo stesso destino.
Solo estendendo la lotta in ogni direzione, coinvolgendo la massa dei proletari, dei giovani senza prospettive, dei precari, degli studenti, solo mettendo in campo vere iniziative di blocco della logistica “civile” e di guerra, bloccando i porti, le merci e ogni aspetto della “vita ordinaria” nei nostri territori possiamo imporre lo stop alle armi a Israele, il boicottaggio di ogni suo interesse economico, accademico, tecnologico, la fine degli accordi di cooperazione e, attraverso tutto questo, la fine del genocidio e della pulizia etnica.
Per questo, alle lavoratrici e ai lavoratori CGIL che venerdì scenderanno in sciopero animati da sincera volontà di mettere fine all’orrore di Gaza diciamo: pensate sia questa la prospettiva del vostro sindacato? Pensate davvero che la CGIL voglia dichiarare guerra ai padroni che lucrano miliardi di profitti sulla pelle dei proletari commerciando con Israele e rompere con le “nostre” istituzioni che da sempre appoggiano il regime sionista?
(...) Ed allora diciamo idealmente a chi sarà in piazza venerdì sotto le bandiere della CGIL: lavoratrici e lavoratori, battete un colpo, ma che sia forte e chiaro, che rivendichi l’appoggio incondizionato alla causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese! Mettete sul banco degli accusati la UE, il governo italiano, i padroni italiani, ma anche le direzioni complici delle organizzazioni sindacali confederali, che si sono accorte del genocidio a Gaza con 200.000 morti e feriti di ritardo.
E se credete che la lotta contro il genocidio sia indispensabile, imponete alla CGIL di passare dalle parole ai fatti: se essa è contro l’invio delle armi ad Israele, la FILT blocchi tutte le navi dirette a Israele, a partire da Genova, senza sperare che sia il governo a farlo (che non lo farà mai)."
(Fonte: https://pungolorosso.com/2025/09/17/tanto-tuono-che-piovve-sullo-sciopero-di-venerdi-19-della-cgil/)
La prima cosa che ci auguriamo, quindi, è che tale sciopero sia vero, partecipato, non fatto tanto per marcare il cartellino, uno sciopero in cui vano invitati e coinvolti anche gli altri lavoratori non iscritti al sindacato, perché non sia un’iniziativa di bandiera, ma un aiuto, dato con terribile ritardo, alle masse lavoratrici della Palestina, ai nostri fratelli e sorelle di classe, a cui siamo uniti dallo stesso destino.
Solo estendendo la lotta in ogni direzione, coinvolgendo la massa dei proletari, dei giovani senza prospettive, dei precari, degli studenti, solo mettendo in campo vere iniziative di blocco della logistica “civile” e di guerra, bloccando i porti, le merci e ogni aspetto della “vita ordinaria” nei nostri territori possiamo imporre lo stop alle armi a Israele, il boicottaggio di ogni suo interesse economico, accademico, tecnologico, la fine degli accordi di cooperazione e, attraverso tutto questo, la fine del genocidio e della pulizia etnica.
Per questo, alle lavoratrici e ai lavoratori CGIL che venerdì scenderanno in sciopero animati da sincera volontà di mettere fine all’orrore di Gaza diciamo: pensate sia questa la prospettiva del vostro sindacato? Pensate davvero che la CGIL voglia dichiarare guerra ai padroni che lucrano miliardi di profitti sulla pelle dei proletari commerciando con Israele e rompere con le “nostre” istituzioni che da sempre appoggiano il regime sionista?
(...) Ed allora diciamo idealmente a chi sarà in piazza venerdì sotto le bandiere della CGIL: lavoratrici e lavoratori, battete un colpo, ma che sia forte e chiaro, che rivendichi l’appoggio incondizionato alla causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese! Mettete sul banco degli accusati la UE, il governo italiano, i padroni italiani, ma anche le direzioni complici delle organizzazioni sindacali confederali, che si sono accorte del genocidio a Gaza con 200.000 morti e feriti di ritardo.
E se credete che la lotta contro il genocidio sia indispensabile, imponete alla CGIL di passare dalle parole ai fatti: se essa è contro l’invio delle armi ad Israele, la FILT blocchi tutte le navi dirette a Israele, a partire da Genova, senza sperare che sia il governo a farlo (che non lo farà mai)."
(Fonte: https://pungolorosso.com/2025/09/17/tanto-tuono-che-piovve-sullo-sciopero-di-venerdi-19-della-cgil/)
Il Pungolorosso
Tanto tuonò che piovve (sullo sciopero di venerdì 19 della CGIL)
È proprio il caso di riconoscere che i fatti hanno la testa dura e, dai e dai, scavano la roccia anche più dura. Finalmente, dopo due anni che è in corso un massacro di Palestinesi senza precedenti…
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La normalizzazione con il regime sionista è ben avviata nella Siria Libera.
Una delegazione sionista visita la capitale siriana, Damasco, guidata da diversi rabbini. La delegazione ha incontrato ministri del governo e alti funzionari del regime siriano HTS. È stato inoltre tenuto un servizio di preghiera durante un raduno per la lettura della Torah nella sinagoga della Città Vecchia.
CCHS Resistance News
Ndr: per me la Siria non esiste più.
Una delegazione sionista visita la capitale siriana, Damasco, guidata da diversi rabbini. La delegazione ha incontrato ministri del governo e alti funzionari del regime siriano HTS. È stato inoltre tenuto un servizio di preghiera durante un raduno per la lettura della Torah nella sinagoga della Città Vecchia.
CCHS Resistance News
Ndr: per me la Siria non esiste più.
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Media is too big
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Definisci Bambini.
Eccoli, solo una parte dei bambini Palestinesi, i bambini più belli, dignitosi e coraggiosi del mondo.
Non sono una madre io, ma le ingiustizie che subisce questo popolo le sento forte come fossero tutti figli miei, comprese le donne, gli uomini e gli anziani.
Per loro il cuore batte più forte.
Video di Andrea Melis.
Eccoli, solo una parte dei bambini Palestinesi, i bambini più belli, dignitosi e coraggiosi del mondo.
Non sono una madre io, ma le ingiustizie che subisce questo popolo le sento forte come fossero tutti figli miei, comprese le donne, gli uomini e gli anziani.
Per loro il cuore batte più forte.
Video di Andrea Melis.
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Due container di esplosivi diretti ad Haifa sono stati bloccati nel porto di Ravenna dopo una segnalazione di alcuni lavoratori portuali.
Ne dà notizia il sindaco della città romagnola, Alessandro Barattoni, che insieme alla presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli, e al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha inviato una lettera ai vertici di Sapir, la società che gestisce in Darsena San Vitale il principale terminal operator del porto di Ravenna, chiedendo di impedire il transito di armi destinate a paesi in conflitto.
"Ieri sera, grazie al coraggio di alcuni lavoratori portuali, siamo stati informati del previsto arrivo di due container classificati come esplosivi", spiega Barattoni. Verificata la notizia, i tre amministratori pubblici, in qualità di azionisti di Sapir, hanno chiesto alla società "di valutare tutte le possibili azioni giuridiche onde evitare che armi destinate a paesi in conflitto o scenario di violazioni di diritti internazionali possano transitare dai terminal in concessione".
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/09/18/a-ravenna-bloccati-container-di-esplosivi-diretti-a-haifa_84b51bff-d841-4b4f-8243-53b80933b4c9.html?fbclid=IwY2xjawM48cZleHRuA2FlbQIxMQABHlWWw-A7GFOK8UAQOo-L6wkQjpgrwk6Hl0aEWiIeHyDZWkERSSpKeAg0O3RH_aem_Zrgrqv2Zj_vC4YDaO0v6xg
Ne dà notizia il sindaco della città romagnola, Alessandro Barattoni, che insieme alla presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli, e al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha inviato una lettera ai vertici di Sapir, la società che gestisce in Darsena San Vitale il principale terminal operator del porto di Ravenna, chiedendo di impedire il transito di armi destinate a paesi in conflitto.
"Ieri sera, grazie al coraggio di alcuni lavoratori portuali, siamo stati informati del previsto arrivo di due container classificati come esplosivi", spiega Barattoni. Verificata la notizia, i tre amministratori pubblici, in qualità di azionisti di Sapir, hanno chiesto alla società "di valutare tutte le possibili azioni giuridiche onde evitare che armi destinate a paesi in conflitto o scenario di violazioni di diritti internazionali possano transitare dai terminal in concessione".
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/09/18/a-ravenna-bloccati-container-di-esplosivi-diretti-a-haifa_84b51bff-d841-4b4f-8243-53b80933b4c9.html?fbclid=IwY2xjawM48cZleHRuA2FlbQIxMQABHlWWw-A7GFOK8UAQOo-L6wkQjpgrwk6Hl0aEWiIeHyDZWkERSSpKeAg0O3RH_aem_Zrgrqv2Zj_vC4YDaO0v6xg
ANSA.it
A Ravenna bloccati container di esplosivi diretti a Haifa
La segnalazione è arrivata dai lavoratori del porto (ANSA)
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Italiano: Chiediamo alle persone di coscienza e a tutti i popoli liberi di tutto il mondo di partecipare attivamente alle marce arrabbiate davanti alle ambasciate sioniste e americane e alle ambasciate dei paesi che sostengono l'occupazione, di esporre i crimini di genocidio e fame e di conquistare i diritti del nostro popolo alla libertà e all'indipendenza.
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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Parola precedente del comandante dello Stato Maggiore delle Brigate Al-Qassam, il martire Haj / Muhammad al-Deif "Abu Khaled"
"Iniziate la marcia ora e non domani verso la Palestina e non permettete che catene, confini o regimi vi privino dell'onore di partecipare alla liberazione della Moschea Al-Aqsa" Muhammad al-Deif "Abu Khaled" comandante dello Stato Maggiore delle Brigate Al-Qassam
#Inondazione_AlAqsa
Dal canale ufficiale delle Brigate al-Qassam
"Iniziate la marcia ora e non domani verso la Palestina e non permettete che catene, confini o regimi vi privino dell'onore di partecipare alla liberazione della Moschea Al-Aqsa" Muhammad al-Deif "Abu Khaled" comandante dello Stato Maggiore delle Brigate Al-Qassam
#Inondazione_AlAqsa
Dal canale ufficiale delle Brigate al-Qassam
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Italiano: Che i prossimi venerdì, sabato e domenica (19, 20 e 21 settembre) siano giorni di proteste di rabbia contro l'occupazione e i suoi sostenitori, un grido contro il silenzio e l'inazione internazionale e una voce unificata per fermare l'aggressione, aprire i valichi e rompere l'assedio.
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
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Italiano: Chiediamo una partecipazione attiva alle proteste arrabbiate di fronte alle ambasciate sioniste, statunitensi e di altre ambasciate che sostengono l'occupazione, per esporre i crimini di genocidio e fame e per sostenere i diritti del nostro popolo alla libertà e all'indipendenza.
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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Italiano: ️ ️ Il sito ufficiale del movimento di resistenza islamico Hamas pubblica la dichiarazione militare rilasciata dalla leadership delle brigate martiri Izz al-Din al-Qassam tradotta in ebraico e indirizzata alla leadership militare e politica del nemico: . Diciamo al comando militare e politico del nemico: Gaza non sarà un boccone facile per il vostro esercito codardo, e non abbiamo paura di voi, siamo pronti a mandare le anime dei vostri soldati all'inferno. Abbiamo preparato per voi un esercito di martiri e migliaia di imboscate e ordigni esplosivi artigianali, e Gaza sarà la tomba dei vostri soldati.
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
הצהרה צבאית שפורסמה על ידי:
... ::: פיקוד גדודי עז א-דין אל-קסאם ::: ...
אנו אומרים להנהגה הצבאית והפוליטית של האויב: עזה לא תהיה מטרה קלה לצבאכם המפחיד. איננו חוששים מכם ומוכנים לשלוח את נשמות חייליכם לגיהנום. הכנו עבורכם צבא של קדושים מעונים ואלפי מארבים ופצצות הנדסה. עזה תהיה בית קברות לחייליכם.
אתם נכנסים למלחמת התשה קשה שתעלה לכם באבדות ובאסירים נוספים. אימנו את המוג'אהדין שלנו להניח מטעני חבלה בתוך תאי הרכבים שלכם. הדחפורים שלכם יהיו מטרות עיקריות עבור המוג'אהדין שלנו וסיבה להגדלת מספר האסירים שלנו.
האסירים שלכם מפוזרים בשכונות העיר עזה, ולא נחוס על חייהם כל עוד נתניהו החליט להרוג אותם. ייזום והרחבת מבצע פלילי זה פירושם שלא תשיגו אף אסיר, לא חי ולא מת, וגורלם יהיה זהה לזה של רון ארד.
זהו ג'יהאד שמוביל לניצחון או מות קדושים
גדודי עז א-דין אל-קסאם - פלסטין
אתר רשמי - תנועת חמאס
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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הצהרה צבאית שפורסמה על ידי:
... ::: פיקוד גדודי עז א-דין אל-קסאם ::: ...
אנו אומרים להנהגה הצבאית והפוליטית של האויב: עזה לא תהיה מטרה קלה לצבאכם המפחיד. איננו חוששים מכם ומוכנים לשלוח את נשמות חייליכם לגיהנום. הכנו עבורכם צבא של קדושים מעונים ואלפי מארבים ופצצות הנדסה. עזה תהיה בית קברות לחייליכם.
אתם נכנסים למלחמת התשה קשה שתעלה לכם באבדות ובאסירים נוספים. אימנו את המוג'אהדין שלנו להניח מטעני חבלה בתוך תאי הרכבים שלכם. הדחפורים שלכם יהיו מטרות עיקריות עבור המוג'אהדין שלנו וסיבה להגדלת מספר האסירים שלנו.
האסירים שלכם מפוזרים בשכונות העיר עזה, ולא נחוס על חייהם כל עוד נתניהו החליט להרוג אותם. ייזום והרחבת מבצע פלילי זה פירושם שלא תשיגו אף אסיר, לא חי ולא מת, וגורלם יהיה זהה לזה של רון ארד.
זהו ג'יהאד שמוביל לניצחון או מות קדושים
גדודי עז א-דין אל-קסאם - פלסטין
אתר רשמי - תנועת חמאס
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Forwarded from TMaA: Gaza, YEMEN, Libano, IRAN, MEDIO ORIENTE✌️🇵🇸☪️☪️☪️ la RESISTENZA non muore mai 🔻⚡️✌️🔻⚡️
☪️🇵🇸 Abdulmutallab Al-Nuaimi Al-Qaisi "Abu Isa", 57 anni, cittadino Giordano, è l'eroe che ha portato a termine l'operazione di sparatoria/accoltellamento di quest'oggi al valico di Karameh (Allenby), al confine tra Giordania e Cisgiordania, in cui è riuscito a liquidare due soldati delle forze di occupazione e a ferirne un terzo prima di ascendere al più alto degli onori, il martirio. 🇵🇸☪️ TMaA
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Forwarded from byebyeunclesam
La guerra come urbanistica finale,
di Hansy Lumen
La storia recente di conflitti armati mostra spesso una dinamica inquietante: l’uso della violenza non solo come strumento militare, ma come mezzo per ripensare, ridisegnare e privatizzare territori, assetti politici e spazi urbani. L’operazione israeliana a Gaza City, con le dichiarazioni del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ne rappresenta un esempio lampante e drammaticamente lucido. Smotrich non usa mezzi termini. Alla conferenza Urban Renewal Summit di Tel Aviv parla di Gaza come di una “miniera d’oro immobiliare”. La guerra, nelle sue parole, è una fase preliminare di un progetto urbanistico e speculativo già pianificato: la demolizione è compiuta, la ricostruzione “si pagherà da sola”. Una retorica che trasforma la sofferenza e la morte di decine di migliaia di persone in un preambolo per investimenti, terreni e rendite immobiliari. La violenza diventa dunque strumento non di difesa o sicurezza, ma di ridistribuzione del territorio secondo logiche economiche e di potere. Il caso di Gaza mostra chiaramente il legame tra guerra, ricostruzione e grandi interessi infrastrutturali. La strategia di “tabula rasa” consente non solo di eliminare fisicamente chi abita i territori, ma di cancellare anche la memoria politica e sociale di comunità intere, sostituendola con una nuova mappa del potere, più funzionale a chi gestisce capitali e decisioni internazionali. Le dichiarazioni di Smotrich, che annuncia la condivisione del “business plan” con gli Stati Uniti, rivelano come questi processi non siano locali, ma integrati in un sistema geopolitico dove il conflitto armato diventa terreno di negoziazione e investimento economico.
Questa logica non è confinata alla Striscia di Gaza. La pianificazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, la cancellazione del progetto di due Stati e la progressiva espansione di colonie e infrastrutture rappresentano la costruzione di un nuovo ordine territoriale basato sul controllo e sulla monetizzazione dello spazio. La tabula rasa, quindi, non è solo distruzione: è la precondizione per una ristrutturazione economica e politica radicale, dove la violenza legittima l’ingresso dei grandi interessi immobiliari e infrastrutturali. Riflettere su queste dinamiche significa capire che la guerra moderna spesso non è fine a se stessa.
Gaza non è solo un luogo di tragedia umana, ma anche un caso emblematico di come il potere e il capitale possano trasformare la distruzione in opportunità economica e geopolitica.
La sfida è riconoscere questa logica e interrogarsi sulle implicazioni etiche, legali e sociali di una strategia che unisce guerra, speculazione e ristrutturazione del territorio. Ignorare questa prospettiva significa rischiare di accettare, implicitamente, che la ricostruzione e il profitto possano sostituire la giustizia e la vita.
di Hansy Lumen
La storia recente di conflitti armati mostra spesso una dinamica inquietante: l’uso della violenza non solo come strumento militare, ma come mezzo per ripensare, ridisegnare e privatizzare territori, assetti politici e spazi urbani. L’operazione israeliana a Gaza City, con le dichiarazioni del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ne rappresenta un esempio lampante e drammaticamente lucido. Smotrich non usa mezzi termini. Alla conferenza Urban Renewal Summit di Tel Aviv parla di Gaza come di una “miniera d’oro immobiliare”. La guerra, nelle sue parole, è una fase preliminare di un progetto urbanistico e speculativo già pianificato: la demolizione è compiuta, la ricostruzione “si pagherà da sola”. Una retorica che trasforma la sofferenza e la morte di decine di migliaia di persone in un preambolo per investimenti, terreni e rendite immobiliari. La violenza diventa dunque strumento non di difesa o sicurezza, ma di ridistribuzione del territorio secondo logiche economiche e di potere. Il caso di Gaza mostra chiaramente il legame tra guerra, ricostruzione e grandi interessi infrastrutturali. La strategia di “tabula rasa” consente non solo di eliminare fisicamente chi abita i territori, ma di cancellare anche la memoria politica e sociale di comunità intere, sostituendola con una nuova mappa del potere, più funzionale a chi gestisce capitali e decisioni internazionali. Le dichiarazioni di Smotrich, che annuncia la condivisione del “business plan” con gli Stati Uniti, rivelano come questi processi non siano locali, ma integrati in un sistema geopolitico dove il conflitto armato diventa terreno di negoziazione e investimento economico.
Questa logica non è confinata alla Striscia di Gaza. La pianificazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, la cancellazione del progetto di due Stati e la progressiva espansione di colonie e infrastrutture rappresentano la costruzione di un nuovo ordine territoriale basato sul controllo e sulla monetizzazione dello spazio. La tabula rasa, quindi, non è solo distruzione: è la precondizione per una ristrutturazione economica e politica radicale, dove la violenza legittima l’ingresso dei grandi interessi immobiliari e infrastrutturali. Riflettere su queste dinamiche significa capire che la guerra moderna spesso non è fine a se stessa.
Gaza non è solo un luogo di tragedia umana, ma anche un caso emblematico di come il potere e il capitale possano trasformare la distruzione in opportunità economica e geopolitica.
La sfida è riconoscere questa logica e interrogarsi sulle implicazioni etiche, legali e sociali di una strategia che unisce guerra, speculazione e ristrutturazione del territorio. Ignorare questa prospettiva significa rischiare di accettare, implicitamente, che la ricostruzione e il profitto possano sostituire la giustizia e la vita.
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Ieri l’esercito più democratico del mondo ha distrutto la Moschea al Aybaki, che si trovava a Gaza dal 13° secolo, come Notre Dame, la Certosa di Parma, la Basilica di San Francesco ad Assisi, la Cattedrale di Palermo e il duomo di Monreale, ecc..
“Ecco perché Gaza è insopportabile al colonizzatore: perché ricorda che la storia non si cancella con settantasette anni di barbarie. Dietro la retorica del
"popolo eletto" c'è, in realtà, un gigantesco complesso d'inferiorità. Uno Stato bambino che, davanti a millenni di storia, tenta di cancellare tutto ciò che lo precede per potersi affermare.”
Non ci sono più parole…
Giuseppe G.
“Ecco perché Gaza è insopportabile al colonizzatore: perché ricorda che la storia non si cancella con settantasette anni di barbarie. Dietro la retorica del
"popolo eletto" c'è, in realtà, un gigantesco complesso d'inferiorità. Uno Stato bambino che, davanti a millenni di storia, tenta di cancellare tutto ciò che lo precede per potersi affermare.”
Non ci sono più parole…
Giuseppe G.
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Definisci Bambino.
Abbiamo visto, in questi 2 anni, bambini palestinesi seppellire I loro fratellini, trasportarli in spalla per kilometri sotto il caldo e affamati, scalzi, cose allucinanti... e sulle tv italiane si tollera che un negazionista fondamentalista ebreo dica certe bestemmie senza che venga espulso dal programma!
Abbiamo visto, in questi 2 anni, bambini palestinesi seppellire I loro fratellini, trasportarli in spalla per kilometri sotto il caldo e affamati, scalzi, cose allucinanti... e sulle tv italiane si tollera che un negazionista fondamentalista ebreo dica certe bestemmie senza che venga espulso dal programma!
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