IL PIANETA NON PUO' SOPRAVVIVERE A IZRAELE
(Gilad Atzmon) - L'aspetto più inquietante della coscienza collettiva dello Stato ebraico è che non inizia nemmeno a contemplare il disgusto cosmico che il suo comportamento evoca, che si tratti del governo, dell'entusiasmo genocida, dell'orgia dei sacrifici umani, dei soldati dell'IDF, dei turisti che si comportano male.
Gli izraeliani interpretano ogni forma di dissenso, critica, opposizione come "antisemitismo" o persino come "gelosia dei goyim" per la "grandezza" ebraica.
I pochi izraeliani che hanno capito quanto sia grave la situazione hanno lasciato il Paese molto tempo fa. Il più delle volte nascondono le loro origini o semplicemente si sentono molto in imbarazzo.
Il significato di tutto ciò è ovvio. Non ci stiamo muovendo verso alcuna forma di risoluzione armoniosa di alcun tipo. Piuttosto, il contrario: più lo Stato ebraico è alle strette nella sua stessa follia, più ci si aspetta che sia follemente brutale.
(Gilad Atzmon) - L'aspetto più inquietante della coscienza collettiva dello Stato ebraico è che non inizia nemmeno a contemplare il disgusto cosmico che il suo comportamento evoca, che si tratti del governo, dell'entusiasmo genocida, dell'orgia dei sacrifici umani, dei soldati dell'IDF, dei turisti che si comportano male.
Gli izraeliani interpretano ogni forma di dissenso, critica, opposizione come "antisemitismo" o persino come "gelosia dei goyim" per la "grandezza" ebraica.
I pochi izraeliani che hanno capito quanto sia grave la situazione hanno lasciato il Paese molto tempo fa. Il più delle volte nascondono le loro origini o semplicemente si sentono molto in imbarazzo.
Il significato di tutto ciò è ovvio. Non ci stiamo muovendo verso alcuna forma di risoluzione armoniosa di alcun tipo. Piuttosto, il contrario: più lo Stato ebraico è alle strette nella sua stessa follia, più ci si aspetta che sia follemente brutale.
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Forwarded from byebyeunclesam
"Nessuno più di noi legge come un fatto estremamente positivo che la denuncia e la lotta contro questi orrori – che con l’irruzione dell’IDF a Gaza City si muovono verso la “soluzione finale” del popolo palestinese – si estendano oggi ben oltre i confini del movimento che da due anni si batte sulle piazze. Siamo quindi ben contenti che venerdì le lavoratrici e i lavoratori della CGIL scendano in piazza per Gaza e per fermare il genocidio. ERA ORA!
La prima cosa che ci auguriamo, quindi, è che tale sciopero sia vero, partecipato, non fatto tanto per marcare il cartellino, uno sciopero in cui vano invitati e coinvolti anche gli altri lavoratori non iscritti al sindacato, perché non sia un’iniziativa di bandiera, ma un aiuto, dato con terribile ritardo, alle masse lavoratrici della Palestina, ai nostri fratelli e sorelle di classe, a cui siamo uniti dallo stesso destino.
Solo estendendo la lotta in ogni direzione, coinvolgendo la massa dei proletari, dei giovani senza prospettive, dei precari, degli studenti, solo mettendo in campo vere iniziative di blocco della logistica “civile” e di guerra, bloccando i porti, le merci e ogni aspetto della “vita ordinaria” nei nostri territori possiamo imporre lo stop alle armi a Israele, il boicottaggio di ogni suo interesse economico, accademico, tecnologico, la fine degli accordi di cooperazione e, attraverso tutto questo, la fine del genocidio e della pulizia etnica.
Per questo, alle lavoratrici e ai lavoratori CGIL che venerdì scenderanno in sciopero animati da sincera volontà di mettere fine all’orrore di Gaza diciamo: pensate sia questa la prospettiva del vostro sindacato? Pensate davvero che la CGIL voglia dichiarare guerra ai padroni che lucrano miliardi di profitti sulla pelle dei proletari commerciando con Israele e rompere con le “nostre” istituzioni che da sempre appoggiano il regime sionista?
(...) Ed allora diciamo idealmente a chi sarà in piazza venerdì sotto le bandiere della CGIL: lavoratrici e lavoratori, battete un colpo, ma che sia forte e chiaro, che rivendichi l’appoggio incondizionato alla causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese! Mettete sul banco degli accusati la UE, il governo italiano, i padroni italiani, ma anche le direzioni complici delle organizzazioni sindacali confederali, che si sono accorte del genocidio a Gaza con 200.000 morti e feriti di ritardo.
E se credete che la lotta contro il genocidio sia indispensabile, imponete alla CGIL di passare dalle parole ai fatti: se essa è contro l’invio delle armi ad Israele, la FILT blocchi tutte le navi dirette a Israele, a partire da Genova, senza sperare che sia il governo a farlo (che non lo farà mai)."
(Fonte: https://pungolorosso.com/2025/09/17/tanto-tuono-che-piovve-sullo-sciopero-di-venerdi-19-della-cgil/)
La prima cosa che ci auguriamo, quindi, è che tale sciopero sia vero, partecipato, non fatto tanto per marcare il cartellino, uno sciopero in cui vano invitati e coinvolti anche gli altri lavoratori non iscritti al sindacato, perché non sia un’iniziativa di bandiera, ma un aiuto, dato con terribile ritardo, alle masse lavoratrici della Palestina, ai nostri fratelli e sorelle di classe, a cui siamo uniti dallo stesso destino.
Solo estendendo la lotta in ogni direzione, coinvolgendo la massa dei proletari, dei giovani senza prospettive, dei precari, degli studenti, solo mettendo in campo vere iniziative di blocco della logistica “civile” e di guerra, bloccando i porti, le merci e ogni aspetto della “vita ordinaria” nei nostri territori possiamo imporre lo stop alle armi a Israele, il boicottaggio di ogni suo interesse economico, accademico, tecnologico, la fine degli accordi di cooperazione e, attraverso tutto questo, la fine del genocidio e della pulizia etnica.
Per questo, alle lavoratrici e ai lavoratori CGIL che venerdì scenderanno in sciopero animati da sincera volontà di mettere fine all’orrore di Gaza diciamo: pensate sia questa la prospettiva del vostro sindacato? Pensate davvero che la CGIL voglia dichiarare guerra ai padroni che lucrano miliardi di profitti sulla pelle dei proletari commerciando con Israele e rompere con le “nostre” istituzioni che da sempre appoggiano il regime sionista?
(...) Ed allora diciamo idealmente a chi sarà in piazza venerdì sotto le bandiere della CGIL: lavoratrici e lavoratori, battete un colpo, ma che sia forte e chiaro, che rivendichi l’appoggio incondizionato alla causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese! Mettete sul banco degli accusati la UE, il governo italiano, i padroni italiani, ma anche le direzioni complici delle organizzazioni sindacali confederali, che si sono accorte del genocidio a Gaza con 200.000 morti e feriti di ritardo.
E se credete che la lotta contro il genocidio sia indispensabile, imponete alla CGIL di passare dalle parole ai fatti: se essa è contro l’invio delle armi ad Israele, la FILT blocchi tutte le navi dirette a Israele, a partire da Genova, senza sperare che sia il governo a farlo (che non lo farà mai)."
(Fonte: https://pungolorosso.com/2025/09/17/tanto-tuono-che-piovve-sullo-sciopero-di-venerdi-19-della-cgil/)
Il Pungolorosso
Tanto tuonò che piovve (sullo sciopero di venerdì 19 della CGIL)
È proprio il caso di riconoscere che i fatti hanno la testa dura e, dai e dai, scavano la roccia anche più dura. Finalmente, dopo due anni che è in corso un massacro di Palestinesi senza precedenti…
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La normalizzazione con il regime sionista è ben avviata nella Siria Libera.
Una delegazione sionista visita la capitale siriana, Damasco, guidata da diversi rabbini. La delegazione ha incontrato ministri del governo e alti funzionari del regime siriano HTS. È stato inoltre tenuto un servizio di preghiera durante un raduno per la lettura della Torah nella sinagoga della Città Vecchia.
CCHS Resistance News
Ndr: per me la Siria non esiste più.
Una delegazione sionista visita la capitale siriana, Damasco, guidata da diversi rabbini. La delegazione ha incontrato ministri del governo e alti funzionari del regime siriano HTS. È stato inoltre tenuto un servizio di preghiera durante un raduno per la lettura della Torah nella sinagoga della Città Vecchia.
CCHS Resistance News
Ndr: per me la Siria non esiste più.
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Definisci Bambini.
Eccoli, solo una parte dei bambini Palestinesi, i bambini più belli, dignitosi e coraggiosi del mondo.
Non sono una madre io, ma le ingiustizie che subisce questo popolo le sento forte come fossero tutti figli miei, comprese le donne, gli uomini e gli anziani.
Per loro il cuore batte più forte.
Video di Andrea Melis.
Eccoli, solo una parte dei bambini Palestinesi, i bambini più belli, dignitosi e coraggiosi del mondo.
Non sono una madre io, ma le ingiustizie che subisce questo popolo le sento forte come fossero tutti figli miei, comprese le donne, gli uomini e gli anziani.
Per loro il cuore batte più forte.
Video di Andrea Melis.
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Due container di esplosivi diretti ad Haifa sono stati bloccati nel porto di Ravenna dopo una segnalazione di alcuni lavoratori portuali.
Ne dà notizia il sindaco della città romagnola, Alessandro Barattoni, che insieme alla presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli, e al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha inviato una lettera ai vertici di Sapir, la società che gestisce in Darsena San Vitale il principale terminal operator del porto di Ravenna, chiedendo di impedire il transito di armi destinate a paesi in conflitto.
"Ieri sera, grazie al coraggio di alcuni lavoratori portuali, siamo stati informati del previsto arrivo di due container classificati come esplosivi", spiega Barattoni. Verificata la notizia, i tre amministratori pubblici, in qualità di azionisti di Sapir, hanno chiesto alla società "di valutare tutte le possibili azioni giuridiche onde evitare che armi destinate a paesi in conflitto o scenario di violazioni di diritti internazionali possano transitare dai terminal in concessione".
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/09/18/a-ravenna-bloccati-container-di-esplosivi-diretti-a-haifa_84b51bff-d841-4b4f-8243-53b80933b4c9.html?fbclid=IwY2xjawM48cZleHRuA2FlbQIxMQABHlWWw-A7GFOK8UAQOo-L6wkQjpgrwk6Hl0aEWiIeHyDZWkERSSpKeAg0O3RH_aem_Zrgrqv2Zj_vC4YDaO0v6xg
Ne dà notizia il sindaco della città romagnola, Alessandro Barattoni, che insieme alla presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli, e al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha inviato una lettera ai vertici di Sapir, la società che gestisce in Darsena San Vitale il principale terminal operator del porto di Ravenna, chiedendo di impedire il transito di armi destinate a paesi in conflitto.
"Ieri sera, grazie al coraggio di alcuni lavoratori portuali, siamo stati informati del previsto arrivo di due container classificati come esplosivi", spiega Barattoni. Verificata la notizia, i tre amministratori pubblici, in qualità di azionisti di Sapir, hanno chiesto alla società "di valutare tutte le possibili azioni giuridiche onde evitare che armi destinate a paesi in conflitto o scenario di violazioni di diritti internazionali possano transitare dai terminal in concessione".
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2025/09/18/a-ravenna-bloccati-container-di-esplosivi-diretti-a-haifa_84b51bff-d841-4b4f-8243-53b80933b4c9.html?fbclid=IwY2xjawM48cZleHRuA2FlbQIxMQABHlWWw-A7GFOK8UAQOo-L6wkQjpgrwk6Hl0aEWiIeHyDZWkERSSpKeAg0O3RH_aem_Zrgrqv2Zj_vC4YDaO0v6xg
ANSA.it
A Ravenna bloccati container di esplosivi diretti a Haifa
La segnalazione è arrivata dai lavoratori del porto (ANSA)
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Italiano: Chiediamo alle persone di coscienza e a tutti i popoli liberi di tutto il mondo di partecipare attivamente alle marce arrabbiate davanti alle ambasciate sioniste e americane e alle ambasciate dei paesi che sostengono l'occupazione, di esporre i crimini di genocidio e fame e di conquistare i diritti del nostro popolo alla libertà e all'indipendenza.
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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Parola precedente del comandante dello Stato Maggiore delle Brigate Al-Qassam, il martire Haj / Muhammad al-Deif "Abu Khaled"
"Iniziate la marcia ora e non domani verso la Palestina e non permettete che catene, confini o regimi vi privino dell'onore di partecipare alla liberazione della Moschea Al-Aqsa" Muhammad al-Deif "Abu Khaled" comandante dello Stato Maggiore delle Brigate Al-Qassam
#Inondazione_AlAqsa
Dal canale ufficiale delle Brigate al-Qassam
"Iniziate la marcia ora e non domani verso la Palestina e non permettete che catene, confini o regimi vi privino dell'onore di partecipare alla liberazione della Moschea Al-Aqsa" Muhammad al-Deif "Abu Khaled" comandante dello Stato Maggiore delle Brigate Al-Qassam
#Inondazione_AlAqsa
Dal canale ufficiale delle Brigate al-Qassam
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Italiano: Che i prossimi venerdì, sabato e domenica (19, 20 e 21 settembre) siano giorni di proteste di rabbia contro l'occupazione e i suoi sostenitori, un grido contro il silenzio e l'inazione internazionale e una voce unificata per fermare l'aggressione, aprire i valichi e rompere l'assedio.
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+kUoQCMfm8bI1NWE0
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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Italiano: Chiediamo una partecipazione attiva alle proteste arrabbiate di fronte alle ambasciate sioniste, statunitensi e di altre ambasciate che sostengono l'occupazione, per esporre i crimini di genocidio e fame e per sostenere i diritti del nostro popolo alla libertà e all'indipendenza.
18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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18, Set
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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Italiano: ️ ️ Il sito ufficiale del movimento di resistenza islamico Hamas pubblica la dichiarazione militare rilasciata dalla leadership delle brigate martiri Izz al-Din al-Qassam tradotta in ebraico e indirizzata alla leadership militare e politica del nemico: . Diciamo al comando militare e politico del nemico: Gaza non sarà un boccone facile per il vostro esercito codardo, e non abbiamo paura di voi, siamo pronti a mandare le anime dei vostri soldati all'inferno. Abbiamo preparato per voi un esercito di martiri e migliaia di imboscate e ordigni esplosivi artigianali, e Gaza sarà la tomba dei vostri soldati.
Sito ufficiale-Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
הצהרה צבאית שפורסמה על ידי:
... ::: פיקוד גדודי עז א-דין אל-קסאם ::: ...
אנו אומרים להנהגה הצבאית והפוליטית של האויב: עזה לא תהיה מטרה קלה לצבאכם המפחיד. איננו חוששים מכם ומוכנים לשלוח את נשמות חייליכם לגיהנום. הכנו עבורכם צבא של קדושים מעונים ואלפי מארבים ופצצות הנדסה. עזה תהיה בית קברות לחייליכם.
אתם נכנסים למלחמת התשה קשה שתעלה לכם באבדות ובאסירים נוספים. אימנו את המוג'אהדין שלנו להניח מטעני חבלה בתוך תאי הרכבים שלכם. הדחפורים שלכם יהיו מטרות עיקריות עבור המוג'אהדין שלנו וסיבה להגדלת מספר האסירים שלנו.
האסירים שלכם מפוזרים בשכונות העיר עזה, ולא נחוס על חייהם כל עוד נתניהו החליט להרוג אותם. ייזום והרחבת מבצע פלילי זה פירושם שלא תשיגו אף אסיר, לא חי ולא מת, וגורלם יהיה זהה לזה של רון ארד.
זהו ג'יהאד שמוביל לניצחון או מות קדושים
גדודי עז א-דין אל-קסאם - פלסטין
אתר רשמי - תנועת חמאס
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
Sito ufficiale-Movimento Hamas
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הצהרה צבאית שפורסמה על ידי:
... ::: פיקוד גדודי עז א-דין אל-קסאם ::: ...
אנו אומרים להנהגה הצבאית והפוליטית של האויב: עזה לא תהיה מטרה קלה לצבאכם המפחיד. איננו חוששים מכם ומוכנים לשלוח את נשמות חייליכם לגיהנום. הכנו עבורכם צבא של קדושים מעונים ואלפי מארבים ופצצות הנדסה. עזה תהיה בית קברות לחייליכם.
אתם נכנסים למלחמת התשה קשה שתעלה לכם באבדות ובאסירים נוספים. אימנו את המוג'אהדין שלנו להניח מטעני חבלה בתוך תאי הרכבים שלכם. הדחפורים שלכם יהיו מטרות עיקריות עבור המוג'אהדין שלנו וסיבה להגדלת מספר האסירים שלנו.
האסירים שלכם מפוזרים בשכונות העיר עזה, ולא נחוס על חייהם כל עוד נתניהו החליט להרוג אותם. ייזום והרחבת מבצע פלילי זה פירושם שלא תשיגו אף אסיר, לא חי ולא מת, וגורלם יהיה זהה לזה של רון ארד.
זהו ג'יהאד שמוביל לניצחון או מות קדושים
גדודי עז א-דין אל-קסאם - פלסטין
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Forwarded from TMaA: Gaza, YEMEN, Libano, IRAN, MEDIO ORIENTE✌️🇵🇸☪️☪️☪️ la RESISTENZA non muore mai 🔻⚡️✌️🔻⚡️
☪️🇵🇸 Abdulmutallab Al-Nuaimi Al-Qaisi "Abu Isa", 57 anni, cittadino Giordano, è l'eroe che ha portato a termine l'operazione di sparatoria/accoltellamento di quest'oggi al valico di Karameh (Allenby), al confine tra Giordania e Cisgiordania, in cui è riuscito a liquidare due soldati delle forze di occupazione e a ferirne un terzo prima di ascendere al più alto degli onori, il martirio. 🇵🇸☪️ TMaA
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Forwarded from byebyeunclesam
La guerra come urbanistica finale,
di Hansy Lumen
La storia recente di conflitti armati mostra spesso una dinamica inquietante: l’uso della violenza non solo come strumento militare, ma come mezzo per ripensare, ridisegnare e privatizzare territori, assetti politici e spazi urbani. L’operazione israeliana a Gaza City, con le dichiarazioni del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ne rappresenta un esempio lampante e drammaticamente lucido. Smotrich non usa mezzi termini. Alla conferenza Urban Renewal Summit di Tel Aviv parla di Gaza come di una “miniera d’oro immobiliare”. La guerra, nelle sue parole, è una fase preliminare di un progetto urbanistico e speculativo già pianificato: la demolizione è compiuta, la ricostruzione “si pagherà da sola”. Una retorica che trasforma la sofferenza e la morte di decine di migliaia di persone in un preambolo per investimenti, terreni e rendite immobiliari. La violenza diventa dunque strumento non di difesa o sicurezza, ma di ridistribuzione del territorio secondo logiche economiche e di potere. Il caso di Gaza mostra chiaramente il legame tra guerra, ricostruzione e grandi interessi infrastrutturali. La strategia di “tabula rasa” consente non solo di eliminare fisicamente chi abita i territori, ma di cancellare anche la memoria politica e sociale di comunità intere, sostituendola con una nuova mappa del potere, più funzionale a chi gestisce capitali e decisioni internazionali. Le dichiarazioni di Smotrich, che annuncia la condivisione del “business plan” con gli Stati Uniti, rivelano come questi processi non siano locali, ma integrati in un sistema geopolitico dove il conflitto armato diventa terreno di negoziazione e investimento economico.
Questa logica non è confinata alla Striscia di Gaza. La pianificazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, la cancellazione del progetto di due Stati e la progressiva espansione di colonie e infrastrutture rappresentano la costruzione di un nuovo ordine territoriale basato sul controllo e sulla monetizzazione dello spazio. La tabula rasa, quindi, non è solo distruzione: è la precondizione per una ristrutturazione economica e politica radicale, dove la violenza legittima l’ingresso dei grandi interessi immobiliari e infrastrutturali. Riflettere su queste dinamiche significa capire che la guerra moderna spesso non è fine a se stessa.
Gaza non è solo un luogo di tragedia umana, ma anche un caso emblematico di come il potere e il capitale possano trasformare la distruzione in opportunità economica e geopolitica.
La sfida è riconoscere questa logica e interrogarsi sulle implicazioni etiche, legali e sociali di una strategia che unisce guerra, speculazione e ristrutturazione del territorio. Ignorare questa prospettiva significa rischiare di accettare, implicitamente, che la ricostruzione e il profitto possano sostituire la giustizia e la vita.
di Hansy Lumen
La storia recente di conflitti armati mostra spesso una dinamica inquietante: l’uso della violenza non solo come strumento militare, ma come mezzo per ripensare, ridisegnare e privatizzare territori, assetti politici e spazi urbani. L’operazione israeliana a Gaza City, con le dichiarazioni del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ne rappresenta un esempio lampante e drammaticamente lucido. Smotrich non usa mezzi termini. Alla conferenza Urban Renewal Summit di Tel Aviv parla di Gaza come di una “miniera d’oro immobiliare”. La guerra, nelle sue parole, è una fase preliminare di un progetto urbanistico e speculativo già pianificato: la demolizione è compiuta, la ricostruzione “si pagherà da sola”. Una retorica che trasforma la sofferenza e la morte di decine di migliaia di persone in un preambolo per investimenti, terreni e rendite immobiliari. La violenza diventa dunque strumento non di difesa o sicurezza, ma di ridistribuzione del territorio secondo logiche economiche e di potere. Il caso di Gaza mostra chiaramente il legame tra guerra, ricostruzione e grandi interessi infrastrutturali. La strategia di “tabula rasa” consente non solo di eliminare fisicamente chi abita i territori, ma di cancellare anche la memoria politica e sociale di comunità intere, sostituendola con una nuova mappa del potere, più funzionale a chi gestisce capitali e decisioni internazionali. Le dichiarazioni di Smotrich, che annuncia la condivisione del “business plan” con gli Stati Uniti, rivelano come questi processi non siano locali, ma integrati in un sistema geopolitico dove il conflitto armato diventa terreno di negoziazione e investimento economico.
Questa logica non è confinata alla Striscia di Gaza. La pianificazione di nuovi insediamenti in Cisgiordania, la cancellazione del progetto di due Stati e la progressiva espansione di colonie e infrastrutture rappresentano la costruzione di un nuovo ordine territoriale basato sul controllo e sulla monetizzazione dello spazio. La tabula rasa, quindi, non è solo distruzione: è la precondizione per una ristrutturazione economica e politica radicale, dove la violenza legittima l’ingresso dei grandi interessi immobiliari e infrastrutturali. Riflettere su queste dinamiche significa capire che la guerra moderna spesso non è fine a se stessa.
Gaza non è solo un luogo di tragedia umana, ma anche un caso emblematico di come il potere e il capitale possano trasformare la distruzione in opportunità economica e geopolitica.
La sfida è riconoscere questa logica e interrogarsi sulle implicazioni etiche, legali e sociali di una strategia che unisce guerra, speculazione e ristrutturazione del territorio. Ignorare questa prospettiva significa rischiare di accettare, implicitamente, che la ricostruzione e il profitto possano sostituire la giustizia e la vita.
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Ieri l’esercito più democratico del mondo ha distrutto la Moschea al Aybaki, che si trovava a Gaza dal 13° secolo, come Notre Dame, la Certosa di Parma, la Basilica di San Francesco ad Assisi, la Cattedrale di Palermo e il duomo di Monreale, ecc..
“Ecco perché Gaza è insopportabile al colonizzatore: perché ricorda che la storia non si cancella con settantasette anni di barbarie. Dietro la retorica del
"popolo eletto" c'è, in realtà, un gigantesco complesso d'inferiorità. Uno Stato bambino che, davanti a millenni di storia, tenta di cancellare tutto ciò che lo precede per potersi affermare.”
Non ci sono più parole…
Giuseppe G.
“Ecco perché Gaza è insopportabile al colonizzatore: perché ricorda che la storia non si cancella con settantasette anni di barbarie. Dietro la retorica del
"popolo eletto" c'è, in realtà, un gigantesco complesso d'inferiorità. Uno Stato bambino che, davanti a millenni di storia, tenta di cancellare tutto ciò che lo precede per potersi affermare.”
Non ci sono più parole…
Giuseppe G.
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Definisci Bambino.
Abbiamo visto, in questi 2 anni, bambini palestinesi seppellire I loro fratellini, trasportarli in spalla per kilometri sotto il caldo e affamati, scalzi, cose allucinanti... e sulle tv italiane si tollera che un negazionista fondamentalista ebreo dica certe bestemmie senza che venga espulso dal programma!
Abbiamo visto, in questi 2 anni, bambini palestinesi seppellire I loro fratellini, trasportarli in spalla per kilometri sotto il caldo e affamati, scalzi, cose allucinanti... e sulle tv italiane si tollera che un negazionista fondamentalista ebreo dica certe bestemmie senza che venga espulso dal programma!
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Stimo il professor Jeffrey Sachs per le sue posizioni coraggiose su israele, prima fra tutte il concetto per me basic della non esistenza di un popolo ebraico, che è un falso storico in termini, costruito a tavolino dal sionismo nel momento stesso in cui progettava, assieme alle potenze coloniali europee, di costituire un avamposto occidentale ed imperialista nel cuore del mondo arabo, come fattore di destabilizzazione in un'area cruciale la cui unità fu temuta e contrastata dalle potenze occidentali per motivi strategici, politici e di sfruttamento.
Esiste la religione ebraica e le sue comunità, più o meno consistenti, più o meno sparse in tutto il mondo.
Non sono del tutto d'accordo con lui però quando asserisce che israele abbia perso il suo diritto ad esistere per le gravissime colpe di cui si è.macchiato.
israele questo diritto non lo ha mai avuto. Piaccia o non piaccia, legalmente è così.
Possiamo parlare di "fatto compiuto" con cui fare i conti, ma non di diritto.
Chi potrà mai conferire il diritto ad israele se non il popolo palestinese? Non siamo titolari di tale diritto né io né tu -occidentale random che fa lo splendido sulla pelle altrui.
E sarei sempre molto curiosa di vedere quante entusiastiche adesioni al "progetto israele" verrebbero meno in pochi secondi se i diritti messi in pericolo fossero stati i loro.
Come si suol dire, grazie al caxx. E grazie alla Palestina. E io speriamo sempre che me la cavo.
Negli anni e nei mesi immediatamente precedenti alla creazione dello stato d'Israele - dichiarazione che fu unilaterale, ricordiamolo sempre - molte commissioni e molti emissari delle Nazioni Unite inviati in Palestina per consultare la popolazione autoctona sulla base del principio dell'autodeterminazione dei popoli, misero in guardia la comunità internazionale circa l'inammissibilità di uno stato ebraico in Palestina.
l'Inghilterra addirittura emanò una White Paper in extremis, ultimo tentativo per scongiurare l'abominio che si prefigurava in una terra i cui abitanti semplicemente non erano d'accordo né con la costituzione di uno stato ebraico né, peggio, con una eventuale spartizione del territorio, la quale limitava l'immigrazione ebraica in Palestina ad un massimo di 75.000 unità per cinque anni, onde evitare che la popolazione di immigrati superasse il terzo della popolazione complessiva della Palestina
Ma la situazione come sappiamo era già sfuggita di mano. La violenza terroristica delle bande sioniste, la pavidità dell'Inghilterra, la sostanziale acquiescenza della comunità internazionale ed il tradimento dei governi arabi fecero il resto, ma è ovvio che si tratti di una storia criminale che non ha nulla a che vedere con il diritto.
israele non ha perso il diritto, che semplicemente non esiste. Ha perso invece il merito, la facoltà. La possibilità e l'opportunità. L'occasione, che poteva esserci - e ci sarebbe stata - con un popolo come quello palestinese.
Le parole più toccanti su cosa sia questo popolo le posto qui sotto.
Rossella Ahmad.
🔶
In questi giorni, si è tenuto a Gaza il sermone più breve della storia. Ascendendo al pulpito, dinanzi a fedeli riuniti fra le macerie, un imam ha dichiarato: “Sono affamato, e non ho la forza di parlare; siete affamati, e non avete la forza di ascoltare: levatevi dunque in preghiera”, senza che vi fosse altro da aggiungere. Yahya ar-Razi disse che “la fame è il cibo con cui Iddioﷻ nutre i corpi dei Veridici (الصدقين)” - e quello della Veridicità (sidq) è un grado superiore perfino a quello del Martirio, appena precedente quello eminente della Profezia. Allo spalancarsi - secondo un'espressione israeliana - delle “porte dell'Inferno” e dell'abisso dell'abominio a Gaza, corrisponde ivi l'apertura delle Porte del Paradiso e la manifestazione delle vette della Santità (الولاية): non semplicemente di vittime innocenti, ma di esseri umani che sopportando l'insopportabile e patendo l'indicibile l'hanno fatto conservando la fede, confermando il patto con Dioﷻ, dandone testimonianza indelebile alle generazioni a venire.
R. Longo
Esiste la religione ebraica e le sue comunità, più o meno consistenti, più o meno sparse in tutto il mondo.
Non sono del tutto d'accordo con lui però quando asserisce che israele abbia perso il suo diritto ad esistere per le gravissime colpe di cui si è.macchiato.
israele questo diritto non lo ha mai avuto. Piaccia o non piaccia, legalmente è così.
Possiamo parlare di "fatto compiuto" con cui fare i conti, ma non di diritto.
Chi potrà mai conferire il diritto ad israele se non il popolo palestinese? Non siamo titolari di tale diritto né io né tu -occidentale random che fa lo splendido sulla pelle altrui.
E sarei sempre molto curiosa di vedere quante entusiastiche adesioni al "progetto israele" verrebbero meno in pochi secondi se i diritti messi in pericolo fossero stati i loro.
Come si suol dire, grazie al caxx. E grazie alla Palestina. E io speriamo sempre che me la cavo.
Negli anni e nei mesi immediatamente precedenti alla creazione dello stato d'Israele - dichiarazione che fu unilaterale, ricordiamolo sempre - molte commissioni e molti emissari delle Nazioni Unite inviati in Palestina per consultare la popolazione autoctona sulla base del principio dell'autodeterminazione dei popoli, misero in guardia la comunità internazionale circa l'inammissibilità di uno stato ebraico in Palestina.
l'Inghilterra addirittura emanò una White Paper in extremis, ultimo tentativo per scongiurare l'abominio che si prefigurava in una terra i cui abitanti semplicemente non erano d'accordo né con la costituzione di uno stato ebraico né, peggio, con una eventuale spartizione del territorio, la quale limitava l'immigrazione ebraica in Palestina ad un massimo di 75.000 unità per cinque anni, onde evitare che la popolazione di immigrati superasse il terzo della popolazione complessiva della Palestina
Ma la situazione come sappiamo era già sfuggita di mano. La violenza terroristica delle bande sioniste, la pavidità dell'Inghilterra, la sostanziale acquiescenza della comunità internazionale ed il tradimento dei governi arabi fecero il resto, ma è ovvio che si tratti di una storia criminale che non ha nulla a che vedere con il diritto.
israele non ha perso il diritto, che semplicemente non esiste. Ha perso invece il merito, la facoltà. La possibilità e l'opportunità. L'occasione, che poteva esserci - e ci sarebbe stata - con un popolo come quello palestinese.
Le parole più toccanti su cosa sia questo popolo le posto qui sotto.
Rossella Ahmad.
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In questi giorni, si è tenuto a Gaza il sermone più breve della storia. Ascendendo al pulpito, dinanzi a fedeli riuniti fra le macerie, un imam ha dichiarato: “Sono affamato, e non ho la forza di parlare; siete affamati, e non avete la forza di ascoltare: levatevi dunque in preghiera”, senza che vi fosse altro da aggiungere. Yahya ar-Razi disse che “la fame è il cibo con cui Iddioﷻ nutre i corpi dei Veridici (الصدقين)” - e quello della Veridicità (sidq) è un grado superiore perfino a quello del Martirio, appena precedente quello eminente della Profezia. Allo spalancarsi - secondo un'espressione israeliana - delle “porte dell'Inferno” e dell'abisso dell'abominio a Gaza, corrisponde ivi l'apertura delle Porte del Paradiso e la manifestazione delle vette della Santità (الولاية): non semplicemente di vittime innocenti, ma di esseri umani che sopportando l'insopportabile e patendo l'indicibile l'hanno fatto conservando la fede, confermando il patto con Dioﷻ, dandone testimonianza indelebile alle generazioni a venire.
R. Longo
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Forwarded from Rubio feat Rubio
“I complici diretti del sionismo però non possono essere solo gli ospiti opportunisti di questo programma liberal (PropagandaLive) come Mannocchi, Serra, Makkox, Calcare e chi più ne ha più ne metta, ma chi passivamente guardandolo e nutrendolo con ridicoli post opinionisti dalle velleità rivoluzionarie è convinto di essere parte di un cambiamento e che questo contenitore di compagneria sciatta da salotto stia denunciando veramente qualcosa.”
https://7ottobre.noblogs.org/2025/09/20/propaganda-death/
https://7ottobre.noblogs.org/2025/09/20/propaganda-death/
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Lo scrivevo qui, avevo intuito qualcosa del genere leggendo le parole di Katz, ma poi leggo queste parole bellissime di Gabriele I. e mi si gonfia il cuore di amore e di gratitudine per il popolo palestinese...perchè non si tratta solo di morire per una causa, ma di vivere nella verità, nella coerenza assoluta con il proprio patto con Dio, anche nel mezzo dell'orrore. In questo senso, la santità che si manifesta a Gaza non è "astratta", ma è "incarnata" in volti, gesti, silenzi e preghiere che sfidano l'annientamento.
Palestina libera 🇵🇸 ❤️
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«In questi giorni, si è tenuto a Gaza il sermone più breve della storia. Ascendendo al pulpito, dinanzi a fedeli riuniti fra le macerie, un imam ha dichiarato: “Sono affamato, e non ho la forza di parlare; siete affamati, e non avete la forza di ascoltare: levatevi dunque in preghiera”, senza che vi fosse altro da aggiungere. Yahya ar-Razi disse che “la fame è il cibo con cui Iddioﷻ nutre i corpi dei Veridici (الصدقين)” - e quello della Veridicità (sidq) è un grado superiore perfino a quello del Martirio, appena precedente quello eminente della Profezia. Allo spalancarsi - secondo un'espressione israeliana - delle “porte dell'Inferno” e dell'abisso dell'abominio a Gaza, corrisponde ivi l'apertura delle Porte del Paradiso e la manifestazione delle vette della Santità (الولاية): non semplicemente di vittime innocenti, ma di esseri umani che sopportando l'insopportabile e patendo l'indicibile l'hanno fatto conservando la fede, confermando il patto con Dioﷻ, dandone testimonianza indelebile alle generazioni a venire.»
Gabriele Iungo
Palestina libera 🇵🇸 ❤️
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«In questi giorni, si è tenuto a Gaza il sermone più breve della storia. Ascendendo al pulpito, dinanzi a fedeli riuniti fra le macerie, un imam ha dichiarato: “Sono affamato, e non ho la forza di parlare; siete affamati, e non avete la forza di ascoltare: levatevi dunque in preghiera”, senza che vi fosse altro da aggiungere. Yahya ar-Razi disse che “la fame è il cibo con cui Iddioﷻ nutre i corpi dei Veridici (الصدقين)” - e quello della Veridicità (sidq) è un grado superiore perfino a quello del Martirio, appena precedente quello eminente della Profezia. Allo spalancarsi - secondo un'espressione israeliana - delle “porte dell'Inferno” e dell'abisso dell'abominio a Gaza, corrisponde ivi l'apertura delle Porte del Paradiso e la manifestazione delle vette della Santità (الولاية): non semplicemente di vittime innocenti, ma di esseri umani che sopportando l'insopportabile e patendo l'indicibile l'hanno fatto conservando la fede, confermando il patto con Dioﷻ, dandone testimonianza indelebile alle generazioni a venire.»
Gabriele Iungo
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