Jacques Baud, ex colonnello dell’intelligence svizzera, è stato sanzionato dall’Unione Europea in quanto «responsabile dell’attuazione o del sostegno di azioni o politiche attribuibili al governo della Federazione Russa che compromettono o minacciano la stabilità o la sicurezza di un Paese terzo (Ucraina) attraverso la manipolazione delle informazioni e l’interferenza».
Il commento al riguardo di Giacomo Gabellini che spesso ha ospitato Baud nel suo canale di analisi geopolitica.
https://www.youtube.com/watch?v=fop9mkWyeyU
ByeByeUncleSam
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https://www.youtube.com/watch?v=fop9mkWyeyU
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Jacques Baud sanzionato! La deriva oscurantista dell’Unione Europea | Il Punto
Jacques Baud, ex colonnello dell’intelligence svizzera molto presente su questo canale, è stato sanzionato dall’Unione Europea in quanto «responsabile dell’attuazione o del sostegno di azioni o politiche attribuibili al governo della Federazione Russa che…
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Finalmente.. Anche se io avrei proprio tolto la dicitura "maremmano". Non è mai stato Maremmano!
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🐕 Riconoscimento ufficiale: il Pastore è Abruzzese. La Federazione Cinologica Internazionale (FCI) ha approvato la modifica della denominazione della razza, che da oggi diventa ufficialmente Cane da Pastore Abruzzese Maremmano, accogliendo la proposta presentata da ENCI e dal Circolo del Pastore Maremmano-Abruzzese (CPMA).
Un passaggio formale, ma dal forte valore storico e culturale. L’inversione dell’ordine dei termini non è solo una scelta lessicale: sancisce il riconoscimento dell’origine abruzzese di una delle razze canine più antiche e simboliche d’Italia, legata da secoli alla pastorizia appenninica e alla transumanza.
Il Pastore Abruzzese Maremmano è il cane delle montagne, dei tratturi, delle lunghe migrazioni stagionali tra l’Appennino e le pianure. Ha accompagnato generazioni di pastori, difeso le greggi dai predatori, vegliato di notte nei pascoli isolati. Un animale selezionato dal lavoro, dal clima, dalla necessità, più che dall’allevamento moderno.
Con questa decisione, la FCI riconosce ufficialmente il ruolo centrale dell’Abruzzo nella formazione e nella diffusione della razza, riaffermandone il legame profondo con il territorio, la cultura pastorale e la storia rurale dell’Italia centrale.
Il nuovo nome non cambia lo standard morfologico né il carattere del cane — fiero, equilibrato, leale — ma ne chiarisce definitivamente l’identità.
Un riconoscimento che restituisce precisione storica e che segna un punto fermo in una lunga discussione sull’origine di uno dei simboli più autentici della civiltà pastorale italiana.
📸 Foto Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: Vincenzo Volpa
#abruzzostoriepassioni #pastoreabruzzese #pastoreabruzzesemaremmano #transumanza #storia #cultura #territorio #tradizioni
FONTE
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🐕 Riconoscimento ufficiale: il Pastore è Abruzzese. La Federazione Cinologica Internazionale (FCI) ha approvato la modifica della denominazione della razza, che da oggi diventa ufficialmente Cane da Pastore Abruzzese Maremmano, accogliendo la proposta presentata da ENCI e dal Circolo del Pastore Maremmano-Abruzzese (CPMA).
Un passaggio formale, ma dal forte valore storico e culturale. L’inversione dell’ordine dei termini non è solo una scelta lessicale: sancisce il riconoscimento dell’origine abruzzese di una delle razze canine più antiche e simboliche d’Italia, legata da secoli alla pastorizia appenninica e alla transumanza.
Il Pastore Abruzzese Maremmano è il cane delle montagne, dei tratturi, delle lunghe migrazioni stagionali tra l’Appennino e le pianure. Ha accompagnato generazioni di pastori, difeso le greggi dai predatori, vegliato di notte nei pascoli isolati. Un animale selezionato dal lavoro, dal clima, dalla necessità, più che dall’allevamento moderno.
Con questa decisione, la FCI riconosce ufficialmente il ruolo centrale dell’Abruzzo nella formazione e nella diffusione della razza, riaffermandone il legame profondo con il territorio, la cultura pastorale e la storia rurale dell’Italia centrale.
Il nuovo nome non cambia lo standard morfologico né il carattere del cane — fiero, equilibrato, leale — ma ne chiarisce definitivamente l’identità.
Un riconoscimento che restituisce precisione storica e che segna un punto fermo in una lunga discussione sull’origine di uno dei simboli più autentici della civiltà pastorale italiana.
📸 Foto Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: Vincenzo Volpa
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La moralità del popolo palestinese contro l'immoralità degli israeliani: i cittadini palestinesi di Qalandia nella Cisgiordania occupata hanno trovato un bambino ebreo scomparso in un parcheggio nell'area occupata oltre un posto di blocco israeliano eretto per soffocare i bambini e le donne palestinesi.
I cittadini palestinesi si sono presi cura del bambino e lo hanno restituito alla polizia israeliana rivelando la moralità del popolo palestinese e il rispetto dei diritti dei bambini.
Al contrario, le forze e i coloni israeliani hanno rapito i bambini palestinesi e li torturano fino alla morte.
Nessuno dovrebbe dimenticare il bambino palestinese Muhammad Abu Khdier rapito e bruciato vivo dai coloni israeliani nella Gerusalemme occupata.
Nessuno dovrebbe dimenticare l'omicidio del governo israeliano di 20mila bambini palestinesi a Gaza.
Questa storia è una prova forte dell'umanità e dell'amore per la vita e la pace e una prova forte dell'immoralità e della brutalità israeliana.
Palestine International Broadcasting
I cittadini palestinesi si sono presi cura del bambino e lo hanno restituito alla polizia israeliana rivelando la moralità del popolo palestinese e il rispetto dei diritti dei bambini.
Al contrario, le forze e i coloni israeliani hanno rapito i bambini palestinesi e li torturano fino alla morte.
Nessuno dovrebbe dimenticare il bambino palestinese Muhammad Abu Khdier rapito e bruciato vivo dai coloni israeliani nella Gerusalemme occupata.
Nessuno dovrebbe dimenticare l'omicidio del governo israeliano di 20mila bambini palestinesi a Gaza.
Questa storia è una prova forte dell'umanità e dell'amore per la vita e la pace e una prova forte dell'immoralità e della brutalità israeliana.
Palestine International Broadcasting
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Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
EPSTEIN, BILL GATES, STEVE BANNON E NOAM CHOMSKY
Le foto pubblicate dalla Commissione di Vigilanza della Camera mostrano Steve Bannon e Noam Chomsky, e Bill Gates con delle ragazze.
📱 👉 @roccocantautore
Le foto pubblicate dalla Commissione di Vigilanza della Camera mostrano Steve Bannon e Noam Chomsky, e Bill Gates con delle ragazze.
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Maira Weiss, ricercatrice israeliana e professoressa emerita specializzata in Antropologia della Medicina, della Scienza e del Corpo, ha pubblicato in ebraico un libro intitolato “Over Their Dead Bodies, Power, Knowledge, and the Institute of Forensic Medicine in Israel“, in cui affronta i dettagli strazianti del prelievo di organi tra il 1996 e il 2002, quando conduceva la sua ricerca scientifica presso l’Istituto Forense Abu Kabir, dove ha assistito alla triste realtà del prelievo illecito di organi, in particolare da cadaveri palestinesi. Spiega che operavano sui cadaveri di stranieri, di soldati israeliani e principalmente di martiri palestinesi. Spiega che estraevano ogni organo sano, comprese cornee, valvole cardiache, pelle, ossa e ghiandole. Poi riempivano il corpo di carta igienica, incollavano le palpebre, usavano manici di scopa per sostituire le ossa ed estraevano la pelle dalla schiena in modo che nessuno potesse accorgersene.
Tramite Claudio Mutti
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
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Sami Al-Sai, un giornalista palestinese di Tulkarm, è stato arrestato dalle forze israeliane nel febbraio 2024 e tenuto in detenzione amministrativa per 16 mesi. Quello che ha sopportato nella prigione israeliana, dice, andava oltre qualsiasi cosa avesse mai sentito prima. Accompagnato con gli occhi bendati a una clinica della prigione, Al-Sai ha sentito i prigionieri urlare dalle stanze vicine. Dopo un breve controllo medico, un medico ha detto alle guardie: "Tutto a posto. Prendetelo".
Quello era solo l'inizio. Al-Sai ha testimoniato di essere stato abusato sessualmente e stuprato dai soldati israeliani dietro le sbarre. È rimasto in silenzio per oltre un anno dopo il suo rilascio, ma alla fine ha scelto di parlare pubblicamente affinché il mondo sapesse cosa sopportano i prigionieri palestinesi.
QNN
Quello era solo l'inizio. Al-Sai ha testimoniato di essere stato abusato sessualmente e stuprato dai soldati israeliani dietro le sbarre. È rimasto in silenzio per oltre un anno dopo il suo rilascio, ma alla fine ha scelto di parlare pubblicamente affinché il mondo sapesse cosa sopportano i prigionieri palestinesi.
QNN
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Forwarded from Scienza e Democrazia
Una testimonianza importante di un medico sospeso e poi, quattro anni dopo, assolto.
Per i "troppi" esoneri e differimenti alle pseudovaccinazioni anti-covid19 che concedeva a suoi assistiti, la dottoressa Patrizia Tiberi si vide un giorno arrivare a casa i NAS all'alba e sequestrare telefonino e PC. (Si noti l'orario: mica le si potevano riservare i riguardi dovuti a Messina Denaro...).
Tutti e tre i suoi laboratori furono perquisiti.
Tiberi è stata sospesa dal lavoro (e dallo stipendio) per sette mesi nel 2022 - per aver agito come ogni medico onesto avrebbe dovuto fare in quelle circostanze, e come pochissimi medici hanno fatto.
Ma non poteva finire così facilmente... Dopo l'ottobre 2022 è andata sotto processo per falso ideologico. Adesso, il 15 dicembre 2025 è stata assolta dal Tribunale di Terni perché «il fatto non costituisce reato».
L'intervista in cui, dopo l'assoluzione, ha descritto la sua vicenda merita di essere letta e diffusa.
Un giorno non si crederà che quanto in essa riportato possa essere veramente avvenuto.
Per i "troppi" esoneri e differimenti alle pseudovaccinazioni anti-covid19 che concedeva a suoi assistiti, la dottoressa Patrizia Tiberi si vide un giorno arrivare a casa i NAS all'alba e sequestrare telefonino e PC. (Si noti l'orario: mica le si potevano riservare i riguardi dovuti a Messina Denaro...).
Tutti e tre i suoi laboratori furono perquisiti.
Tiberi è stata sospesa dal lavoro (e dallo stipendio) per sette mesi nel 2022 - per aver agito come ogni medico onesto avrebbe dovuto fare in quelle circostanze, e come pochissimi medici hanno fatto.
Ma non poteva finire così facilmente... Dopo l'ottobre 2022 è andata sotto processo per falso ideologico. Adesso, il 15 dicembre 2025 è stata assolta dal Tribunale di Terni perché «il fatto non costituisce reato».
L'intervista in cui, dopo l'assoluzione, ha descritto la sua vicenda merita di essere letta e diffusa.
Un giorno non si crederà che quanto in essa riportato possa essere veramente avvenuto.
La Nuova Bussola Quotidiana
A processo per aver esentato dal vaccino: «Finalmente assolta dopo anni di gogna»
Un altro giudice demolisce la campagna vaccinale anti-Covid. La storia della dottoressa Tiberi di Terni e il suo calvario per aver rilasciato esenzioni vaccinali a soggetti fragili fino all'assoluzione con formula piena. «Su di me censure, attacchi personali…
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Forwarded from La via del freddo
📚📖 Leggiamo di più, libri fisici da sfogliare con le mani e parcheggiamo il cellulare più a lungo.
"Il quoziente intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo e una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei modi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero perchè più povero è il linguaggio, più il pensiero è scarno.
La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole."
(Christophe Clavé)
😏 Unisciti a La via del Freddo 🥶
https://t.me/laviadelfreddo
"Il quoziente intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo e una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei modi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero perchè più povero è il linguaggio, più il pensiero è scarno.
La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole."
(Christophe Clavé)
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COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI
L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.
Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.
Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.
Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall'esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.
Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi.
Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.
Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all'occupazione sionista.
Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d'Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale.
Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.
Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.
L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.
Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.
Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.
Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall'esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.
Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi.
Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.
Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all'occupazione sionista.
Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d'Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale.
Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.
Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.
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Rimanere saldamente al fianco della resistenza e opporsi ai collaborazionisti è fondamentale, ora più che mai, perché è proprio sul disarmo e sulla riabilitazione dell’Autorità Palestinese che si gioca il piano Trump per la colonizzazione della Palestina e per la liquidazione della sua causa.
Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.
Giovani Palestinesi d'Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)
Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.
Giovani Palestinesi d'Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)
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L'emittente organizzatrice dell'Eurovision Song Contest ha dichiarato che non coprirà i fischi durante l'esibizione dell'artista israeliano. Non edulcorerà la realtà, non nasconderà il dissenso.
Una scelta presentata come atto di trasparenza, ma che arriva dopo anni in cui il dissenso è stato sistematicamente filtrato, attenuato, corretto in regia. Non si tratta di una svolta improvvisa verso la verità, ma del riconoscimento tardivo che la realtà, quando è troppo rumorosa, non può più essere silenziata.
Lo stesso vale per la questione delle bandiere. Nel 2024 l'Eurovision aveva imposto un divieto quasi totale: solo le bandiere dei Paesi in gara, con l'eccezione di quelle arcobaleno e LGBTQ+. Oggi si annuncia che il pubblico potrà esporre "tutte le bandiere ufficiali esistenti nel mondo, se conformi alla legge". Quindi anche quella palestinese.
L'Eurovision continua a sostenere di essere "apolitico" mentre prende decisioni che hanno un impatto politico evidente. Consentire la partecipazione di Israele mentre diversi Paesi europei scelgono il boicottaggio (tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda) è una scelta precisa, che ha conseguenze precise. Il risultato è un'edizione con 35 Paesi partecipanti, il numero più basso dal 2003.
L'Eurovision non è ovviamente responsabile dei conflitti mondiali. Ma è responsabile del modo in cui decide di rappresentarli, ignorarli o normalizzarli. Fingere che la musica possa essere completamente separata dalla realtà politica è un'illusione che oggi non regge più. Ogni apertura selettiva è già una presa di posizione.
La vera domanda, allora, non è se l'Eurovision debba essere politico: lo è già. La domanda è se abbia il coraggio di ammetterlo e di assumersene la responsabilità davanti al suo pubblico.
Antonio M.
Una scelta presentata come atto di trasparenza, ma che arriva dopo anni in cui il dissenso è stato sistematicamente filtrato, attenuato, corretto in regia. Non si tratta di una svolta improvvisa verso la verità, ma del riconoscimento tardivo che la realtà, quando è troppo rumorosa, non può più essere silenziata.
Lo stesso vale per la questione delle bandiere. Nel 2024 l'Eurovision aveva imposto un divieto quasi totale: solo le bandiere dei Paesi in gara, con l'eccezione di quelle arcobaleno e LGBTQ+. Oggi si annuncia che il pubblico potrà esporre "tutte le bandiere ufficiali esistenti nel mondo, se conformi alla legge". Quindi anche quella palestinese.
L'Eurovision continua a sostenere di essere "apolitico" mentre prende decisioni che hanno un impatto politico evidente. Consentire la partecipazione di Israele mentre diversi Paesi europei scelgono il boicottaggio (tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda) è una scelta precisa, che ha conseguenze precise. Il risultato è un'edizione con 35 Paesi partecipanti, il numero più basso dal 2003.
L'Eurovision non è ovviamente responsabile dei conflitti mondiali. Ma è responsabile del modo in cui decide di rappresentarli, ignorarli o normalizzarli. Fingere che la musica possa essere completamente separata dalla realtà politica è un'illusione che oggi non regge più. Ogni apertura selettiva è già una presa di posizione.
La vera domanda, allora, non è se l'Eurovision debba essere politico: lo è già. La domanda è se abbia il coraggio di ammetterlo e di assumersene la responsabilità davanti al suo pubblico.
Antonio M.
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