Sami Al-Sai, un giornalista palestinese di Tulkarm, è stato arrestato dalle forze israeliane nel febbraio 2024 e tenuto in detenzione amministrativa per 16 mesi. Quello che ha sopportato nella prigione israeliana, dice, andava oltre qualsiasi cosa avesse mai sentito prima. Accompagnato con gli occhi bendati a una clinica della prigione, Al-Sai ha sentito i prigionieri urlare dalle stanze vicine. Dopo un breve controllo medico, un medico ha detto alle guardie: "Tutto a posto. Prendetelo".
Quello era solo l'inizio. Al-Sai ha testimoniato di essere stato abusato sessualmente e stuprato dai soldati israeliani dietro le sbarre. È rimasto in silenzio per oltre un anno dopo il suo rilascio, ma alla fine ha scelto di parlare pubblicamente affinché il mondo sapesse cosa sopportano i prigionieri palestinesi.
QNN
Quello era solo l'inizio. Al-Sai ha testimoniato di essere stato abusato sessualmente e stuprato dai soldati israeliani dietro le sbarre. È rimasto in silenzio per oltre un anno dopo il suo rilascio, ma alla fine ha scelto di parlare pubblicamente affinché il mondo sapesse cosa sopportano i prigionieri palestinesi.
QNN
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Forwarded from Scienza e Democrazia
Una testimonianza importante di un medico sospeso e poi, quattro anni dopo, assolto.
Per i "troppi" esoneri e differimenti alle pseudovaccinazioni anti-covid19 che concedeva a suoi assistiti, la dottoressa Patrizia Tiberi si vide un giorno arrivare a casa i NAS all'alba e sequestrare telefonino e PC. (Si noti l'orario: mica le si potevano riservare i riguardi dovuti a Messina Denaro...).
Tutti e tre i suoi laboratori furono perquisiti.
Tiberi è stata sospesa dal lavoro (e dallo stipendio) per sette mesi nel 2022 - per aver agito come ogni medico onesto avrebbe dovuto fare in quelle circostanze, e come pochissimi medici hanno fatto.
Ma non poteva finire così facilmente... Dopo l'ottobre 2022 è andata sotto processo per falso ideologico. Adesso, il 15 dicembre 2025 è stata assolta dal Tribunale di Terni perché «il fatto non costituisce reato».
L'intervista in cui, dopo l'assoluzione, ha descritto la sua vicenda merita di essere letta e diffusa.
Un giorno non si crederà che quanto in essa riportato possa essere veramente avvenuto.
Per i "troppi" esoneri e differimenti alle pseudovaccinazioni anti-covid19 che concedeva a suoi assistiti, la dottoressa Patrizia Tiberi si vide un giorno arrivare a casa i NAS all'alba e sequestrare telefonino e PC. (Si noti l'orario: mica le si potevano riservare i riguardi dovuti a Messina Denaro...).
Tutti e tre i suoi laboratori furono perquisiti.
Tiberi è stata sospesa dal lavoro (e dallo stipendio) per sette mesi nel 2022 - per aver agito come ogni medico onesto avrebbe dovuto fare in quelle circostanze, e come pochissimi medici hanno fatto.
Ma non poteva finire così facilmente... Dopo l'ottobre 2022 è andata sotto processo per falso ideologico. Adesso, il 15 dicembre 2025 è stata assolta dal Tribunale di Terni perché «il fatto non costituisce reato».
L'intervista in cui, dopo l'assoluzione, ha descritto la sua vicenda merita di essere letta e diffusa.
Un giorno non si crederà che quanto in essa riportato possa essere veramente avvenuto.
La Nuova Bussola Quotidiana
A processo per aver esentato dal vaccino: «Finalmente assolta dopo anni di gogna»
Un altro giudice demolisce la campagna vaccinale anti-Covid. La storia della dottoressa Tiberi di Terni e il suo calvario per aver rilasciato esenzioni vaccinali a soggetti fragili fino all'assoluzione con formula piena. «Su di me censure, attacchi personali…
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Forwarded from La via del freddo
📚📖 Leggiamo di più, libri fisici da sfogliare con le mani e parcheggiamo il cellulare più a lungo.
"Il quoziente intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo e una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei modi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero perchè più povero è il linguaggio, più il pensiero è scarno.
La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole."
(Christophe Clavé)
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https://t.me/laviadelfreddo
"Il quoziente intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo e una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei modi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero perchè più povero è il linguaggio, più il pensiero è scarno.
La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole."
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COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI
L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.
Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.
Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.
Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall'esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.
Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi.
Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.
Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all'occupazione sionista.
Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d'Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale.
Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.
Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.
L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale.
Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”.
Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.
Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall'esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.
Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi.
Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.
Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all'occupazione sionista.
Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d'Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale.
Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.
Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.
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Rimanere saldamente al fianco della resistenza e opporsi ai collaborazionisti è fondamentale, ora più che mai, perché è proprio sul disarmo e sulla riabilitazione dell’Autorità Palestinese che si gioca il piano Trump per la colonizzazione della Palestina e per la liquidazione della sua causa.
Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.
Giovani Palestinesi d'Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)
Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.
Giovani Palestinesi d'Italia (GPI)
Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)
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L'emittente organizzatrice dell'Eurovision Song Contest ha dichiarato che non coprirà i fischi durante l'esibizione dell'artista israeliano. Non edulcorerà la realtà, non nasconderà il dissenso.
Una scelta presentata come atto di trasparenza, ma che arriva dopo anni in cui il dissenso è stato sistematicamente filtrato, attenuato, corretto in regia. Non si tratta di una svolta improvvisa verso la verità, ma del riconoscimento tardivo che la realtà, quando è troppo rumorosa, non può più essere silenziata.
Lo stesso vale per la questione delle bandiere. Nel 2024 l'Eurovision aveva imposto un divieto quasi totale: solo le bandiere dei Paesi in gara, con l'eccezione di quelle arcobaleno e LGBTQ+. Oggi si annuncia che il pubblico potrà esporre "tutte le bandiere ufficiali esistenti nel mondo, se conformi alla legge". Quindi anche quella palestinese.
L'Eurovision continua a sostenere di essere "apolitico" mentre prende decisioni che hanno un impatto politico evidente. Consentire la partecipazione di Israele mentre diversi Paesi europei scelgono il boicottaggio (tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda) è una scelta precisa, che ha conseguenze precise. Il risultato è un'edizione con 35 Paesi partecipanti, il numero più basso dal 2003.
L'Eurovision non è ovviamente responsabile dei conflitti mondiali. Ma è responsabile del modo in cui decide di rappresentarli, ignorarli o normalizzarli. Fingere che la musica possa essere completamente separata dalla realtà politica è un'illusione che oggi non regge più. Ogni apertura selettiva è già una presa di posizione.
La vera domanda, allora, non è se l'Eurovision debba essere politico: lo è già. La domanda è se abbia il coraggio di ammetterlo e di assumersene la responsabilità davanti al suo pubblico.
Antonio M.
Una scelta presentata come atto di trasparenza, ma che arriva dopo anni in cui il dissenso è stato sistematicamente filtrato, attenuato, corretto in regia. Non si tratta di una svolta improvvisa verso la verità, ma del riconoscimento tardivo che la realtà, quando è troppo rumorosa, non può più essere silenziata.
Lo stesso vale per la questione delle bandiere. Nel 2024 l'Eurovision aveva imposto un divieto quasi totale: solo le bandiere dei Paesi in gara, con l'eccezione di quelle arcobaleno e LGBTQ+. Oggi si annuncia che il pubblico potrà esporre "tutte le bandiere ufficiali esistenti nel mondo, se conformi alla legge". Quindi anche quella palestinese.
L'Eurovision continua a sostenere di essere "apolitico" mentre prende decisioni che hanno un impatto politico evidente. Consentire la partecipazione di Israele mentre diversi Paesi europei scelgono il boicottaggio (tra cui Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda) è una scelta precisa, che ha conseguenze precise. Il risultato è un'edizione con 35 Paesi partecipanti, il numero più basso dal 2003.
L'Eurovision non è ovviamente responsabile dei conflitti mondiali. Ma è responsabile del modo in cui decide di rappresentarli, ignorarli o normalizzarli. Fingere che la musica possa essere completamente separata dalla realtà politica è un'illusione che oggi non regge più. Ogni apertura selettiva è già una presa di posizione.
La vera domanda, allora, non è se l'Eurovision debba essere politico: lo è già. La domanda è se abbia il coraggio di ammetterlo e di assumersene la responsabilità davanti al suo pubblico.
Antonio M.
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Forwarded from Scienza e Democrazia
Benché non si possa avere una grande considerazione del livello intellettuale e culturale dei membri del governo italiano...
...è difficile arrivare a pensare che non capiscano quello che spiega semplicemente il medico ungherese (di famiglia ebraica) Gabor Maté in queste poche parole.
L'ipotesi più economica è quella della corruzione.
Che ha anche il pregio di indicare l'affinità elettiva con il regime di Kiev.
...è difficile arrivare a pensare che non capiscano quello che spiega semplicemente il medico ungherese (di famiglia ebraica) Gabor Maté in queste poche parole.
L'ipotesi più economica è quella della corruzione.
Che ha anche il pregio di indicare l'affinità elettiva con il regime di Kiev.
Telegram
L'AntiDiplomatico
"Chi e' responsabile di quello che sta accadendo a Gaza? Israele o Hamas?"
La risposta del dott. Gabor Mate'
La risposta del dott. Gabor Mate'
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Il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano ultranazionalista, l'abominevole Itamar Ben-Gvir, si è vantato durante un dibattito al Knesset questa mattina del progetto di legge sull'esecuzione dei detenuti palestinesi, dichiarando che avrebbe festeggiato e bevuto vino il giorno in cui il primo detenuto palestinese verrà condannato a morte.
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L’Acqua ha detto: "Fluisci, non ristagnare.
La vita è movimento costante, non si ferma".
Il Fuoco ha detto: "Trasformati, non rimanere immobile nel vuoto della calma apparente.
La vita è un incendio, un crepitio costante".
L’Aria ha detto: "Liberati, sciogliti, staccati da tutto ciò che ti impedisce di essere e volare libero.
La vita è un sospiro, un respiro, un momento".
La Terra ha detto: "Sollevati, eleva i tuoi rami e fiorisci.
La vita contiene il mistero di ogni seme e l’antica saggezza di tutte le foreste".
Il Cuore ha detto: "Apriti, espanditi e ama. Ama tutto ciò che la tua infinita anima abbraccia.
La vita, se non contiene e non è contenuta nell’amore, non è vita".
Ada Luz Márquez su Essere Indaco
La vita è movimento costante, non si ferma".
Il Fuoco ha detto: "Trasformati, non rimanere immobile nel vuoto della calma apparente.
La vita è un incendio, un crepitio costante".
L’Aria ha detto: "Liberati, sciogliti, staccati da tutto ciò che ti impedisce di essere e volare libero.
La vita è un sospiro, un respiro, un momento".
La Terra ha detto: "Sollevati, eleva i tuoi rami e fiorisci.
La vita contiene il mistero di ogni seme e l’antica saggezza di tutte le foreste".
Il Cuore ha detto: "Apriti, espanditi e ama. Ama tutto ciò che la tua infinita anima abbraccia.
La vita, se non contiene e non è contenuta nell’amore, non è vita".
Ada Luz Márquez su Essere Indaco
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Forwarded from RNN Mirror
♦️ Democratic Front for the Liberation of Palestine:
—
Mohammed Bakri… When the Human Voice Triumphs Over the Machine of Oppression.
By Wissam Zughbar
Member of the General Secretariat of the Palestinian Journalists Syndicate
The passing of the Palestinian artist and director Mohammed Bakri was not a passing event in the Palestinian cultural scene, but rather a painful loss of a voice that remained loud in the face of oppression, and an artistic conscience that chose to stand in the most difficult rank: the rank of truth. With his departure, one of the most daring Palestinian artists in transforming art into an act of resistance, and the word into a moral weapon in the face of the "israeli" colonial narrative, is gone.
Mohammed Bakri, a son of the village of Al-Ba'neh in the Galilee, was not only a talented actor, but an organic intellectual who carried Palestine with him to every stage and screen. He realized early on that the occupation does not fear the rifle alone, but fears the narrative, the image, and the memory. From here came his most famous film, "Jenin, Jenin" in 2002, not merely as a technical cinematic work, but as a living testimony to one of the most brutal zionist crimes in the Second Intifada.
The film caused an uproar inside "israel" and abroad. Bakri was not forgiven for his boldness in breaking the zionist monopoly on the narrative; he was fought, pursued by courts, and incited against politically and mediatically, for no crime other than giving the victims the right to speak. Nevertheless, he did not back down. He remained steadfast in his conviction that art is not an ornament, but a position, and that silence in the presence of a massacre is betrayal.
In one of his most famous phrases, Mohammed Bakri said: "I am stronger than 'israel'." This was not a boastful sentence, but the summary of an experience. He meant the strength of the position, the strength of the right, and the strength of the human being when liberated from fear. "israel", with all its military and legal arsenal, failed to silence his voice, because he who possesses the truth is not easily defeated, even if he loses the apparent battle.
Mohammed Bakri represents a model of the Palestinian artist who refused the separation between creativity and the cause. He was not seduced by "israeli" recognition or conditional internationalism; instead, he chose to be a witness, even if he paid the price in siege, defamation, and isolation. In a time when many voices retreat under the pressure of oppression or temptation, Bakri remained faithful to the Palestine that is in the heart, not the one presented in festivals in "skimmed" versions.
With his passing, the Palestinians lose an artist, and the world loses a brave witness to an ongoing crime. But Mohammed Bakri does not depart entirely. He remains in his films, in his words, and in that simple and profound lesson he left for us: that art, when it sides with the human being, becomes stronger than tanks, and that the truth, no matter how besieged, always finds someone to tell it.
Farewell, Mohammed Bakri… You were more than an artist; you were a position.
—
Mohammed Bakri… When the Human Voice Triumphs Over the Machine of Oppression.
By Wissam Zughbar
Member of the General Secretariat of the Palestinian Journalists Syndicate
The passing of the Palestinian artist and director Mohammed Bakri was not a passing event in the Palestinian cultural scene, but rather a painful loss of a voice that remained loud in the face of oppression, and an artistic conscience that chose to stand in the most difficult rank: the rank of truth. With his departure, one of the most daring Palestinian artists in transforming art into an act of resistance, and the word into a moral weapon in the face of the "israeli" colonial narrative, is gone.
Mohammed Bakri, a son of the village of Al-Ba'neh in the Galilee, was not only a talented actor, but an organic intellectual who carried Palestine with him to every stage and screen. He realized early on that the occupation does not fear the rifle alone, but fears the narrative, the image, and the memory. From here came his most famous film, "Jenin, Jenin" in 2002, not merely as a technical cinematic work, but as a living testimony to one of the most brutal zionist crimes in the Second Intifada.
The film caused an uproar inside "israel" and abroad. Bakri was not forgiven for his boldness in breaking the zionist monopoly on the narrative; he was fought, pursued by courts, and incited against politically and mediatically, for no crime other than giving the victims the right to speak. Nevertheless, he did not back down. He remained steadfast in his conviction that art is not an ornament, but a position, and that silence in the presence of a massacre is betrayal.
In one of his most famous phrases, Mohammed Bakri said: "I am stronger than 'israel'." This was not a boastful sentence, but the summary of an experience. He meant the strength of the position, the strength of the right, and the strength of the human being when liberated from fear. "israel", with all its military and legal arsenal, failed to silence his voice, because he who possesses the truth is not easily defeated, even if he loses the apparent battle.
Mohammed Bakri represents a model of the Palestinian artist who refused the separation between creativity and the cause. He was not seduced by "israeli" recognition or conditional internationalism; instead, he chose to be a witness, even if he paid the price in siege, defamation, and isolation. In a time when many voices retreat under the pressure of oppression or temptation, Bakri remained faithful to the Palestine that is in the heart, not the one presented in festivals in "skimmed" versions.
With his passing, the Palestinians lose an artist, and the world loses a brave witness to an ongoing crime. But Mohammed Bakri does not depart entirely. He remains in his films, in his words, and in that simple and profound lesson he left for us: that art, when it sides with the human being, becomes stronger than tanks, and that the truth, no matter how besieged, always finds someone to tell it.
Farewell, Mohammed Bakri… You were more than an artist; you were a position.
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Decine di migliaia di ebrei provenienti da oltre 70 paesi hanno partecipato a un genocidio. L'unico terrore globalizzato è il terrore sionista. L'unica frase di cui dovremmo parlare come ispiratrice di omicidi di massa è "israele ha il diritto di difendersi".
https://www.donotpanic.news/p/lone-soldiers-and-dual-nationals
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www.donotpanic.news
Lone Soldiers And Dual Nationals: How Genocide Was Globalised
Western politicians and commentators have begun gleefully using the Bondi beach attack as a cudgel to beat anti-genocide protestors, dehumanise Palestinians and shore up support for genocide.
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Misht'alek ktirr, Sayyed! 💚💛🌹
Gli auguri di Sayyed Hassan Nasrallah in occasione di un Natale di qualche anno fa
Gli auguri di Sayyed Hassan Nasrallah in occasione di un Natale di qualche anno fa
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🇹🇷 🇮🇱 🇸🇾 La Turchia ha tentato di installare radar sul territorio siriano nelle ultime settimane, come riportato dal Jerusalem Post il 25 dicembre, citando due fonti di intelligence occidentali.
Il quotidiano israeliano ha scritto che l'installazione dei radar consentirebbe alla Turchia di rilevare gli aerei da guerra israeliani che sorvolano il territorio siriano. Ciò ridurrebbe la libertà di Israele di bombardare obiettivi in Siria. Renderebbe inoltre più difficile per Israele bombardare obiettivi in Iran, che in genere richiede che gli aerei israeliani passino attraverso lo spazio aereo siriano.
Prima della caduta del governo dell'ex presidente siriano Bashar al-Assad, la Russia ha impedito all'esercito siriano di utilizzare il sistema di difesa missilistica S-300 per proteggere le sue basi militari e i suoi soldati dagli attacchi israeliani.
La Siria è stata invece costretta a fare affidamento su altri sistemi di difesa aerea meno efficaci, come l'S-200, il Buk-M2 e il Pantsir-S1.
Tuttavia, una volta che Assad è stato deposto dal dittatore siriano autoproclamato Abu Mohammed al-Julani di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) nel dicembre 2024, Israele è stato in grado di bombardare la Siria senza temere alcuna risposta di difesa missilistica.
L'aeronautica israeliana ha drasticamente intensificato i suoi attacchi, effettuando centinaia di bombardamenti per distruggere praticamente tutto ciò che rimaneva delle attrezzature militari, delle armi avanzate e delle infrastrutture siriane.
Israele ha anche proceduto ad occupare nuovi territori siriani nelle alture del Golan e a Quneitra, incluso lo strategico Monte Hermon.
Il 2 aprile, aerei da guerra israeliani hanno bombardato la base aerea T4 della Siria a Palmyra, nella parte orientale del deserto di Homs.
Israele ha affermato di voler impedire alla Turchia di stabilire una base aerea per stazionare aerei da guerra e droni nella base.
I piani turchi per T4 avrebbero incluso la conversione della base in un hub di droni e l'impiego temporaneo di sistemi S-400 di fabbricazione russa in grado di contrastare i velivoli da combattimento avanzati F-35 di Israele.
"Se verrà stabilita una base aerea turca, ciò implicarà una violazione della libertà di azione di Israele in Siria. Questa è una potenziale minaccia a cui ci opponiamo. Abbiamo colpito le basi per inviare un messaggio che non permetteremo alcuna compromissione della nostra libertà di azione aerea", ha dichiarato all'epoca un funzionario della sicurezza israeliano.
Il 21 dicembre, i funzionari israeliani hanno negato i rapporti su un piano per stabilire una forza militare congiunta formale con Grecia e Cipro per contrastare la Turchia. Tuttavia, i funzionari hanno confermato che l'esercito israeliano è stato istruito a iniziare una pianificazione preliminare come parte di un coordinamento di sicurezza esteso tra i tre paesi.
Le fonti israeliane hanno descritto lo sforzo come la costruzione di un "muro" di sicurezza strategico rivolto alla Turchia.
Nonostante esprimano ostilità reciproca in pubblico da parte dei governi, Israele e Turchia continuano a mantenere strette relazioni commerciali e di sicurezza.
Nel 2011, le agenzie di sicurezza di Tel Aviv e Ankara hanno collaborato strettamente per rovesciare il governo di Assad utilizzando gruppi affiliati ad Al-Qaeda come proxy.
Nonostante condanni il genocidio israeliano a Gaza, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ha né interrotto il commercio con Israele né bloccato le spedizioni di petrolio azero in Israele attraverso un oleodotto che attraversa la Turchia.
Resistance Trench Mirror
Il quotidiano israeliano ha scritto che l'installazione dei radar consentirebbe alla Turchia di rilevare gli aerei da guerra israeliani che sorvolano il territorio siriano. Ciò ridurrebbe la libertà di Israele di bombardare obiettivi in Siria. Renderebbe inoltre più difficile per Israele bombardare obiettivi in Iran, che in genere richiede che gli aerei israeliani passino attraverso lo spazio aereo siriano.
Prima della caduta del governo dell'ex presidente siriano Bashar al-Assad, la Russia ha impedito all'esercito siriano di utilizzare il sistema di difesa missilistica S-300 per proteggere le sue basi militari e i suoi soldati dagli attacchi israeliani.
La Siria è stata invece costretta a fare affidamento su altri sistemi di difesa aerea meno efficaci, come l'S-200, il Buk-M2 e il Pantsir-S1.
Tuttavia, una volta che Assad è stato deposto dal dittatore siriano autoproclamato Abu Mohammed al-Julani di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) nel dicembre 2024, Israele è stato in grado di bombardare la Siria senza temere alcuna risposta di difesa missilistica.
L'aeronautica israeliana ha drasticamente intensificato i suoi attacchi, effettuando centinaia di bombardamenti per distruggere praticamente tutto ciò che rimaneva delle attrezzature militari, delle armi avanzate e delle infrastrutture siriane.
Israele ha anche proceduto ad occupare nuovi territori siriani nelle alture del Golan e a Quneitra, incluso lo strategico Monte Hermon.
Il 2 aprile, aerei da guerra israeliani hanno bombardato la base aerea T4 della Siria a Palmyra, nella parte orientale del deserto di Homs.
Israele ha affermato di voler impedire alla Turchia di stabilire una base aerea per stazionare aerei da guerra e droni nella base.
I piani turchi per T4 avrebbero incluso la conversione della base in un hub di droni e l'impiego temporaneo di sistemi S-400 di fabbricazione russa in grado di contrastare i velivoli da combattimento avanzati F-35 di Israele.
"Se verrà stabilita una base aerea turca, ciò implicarà una violazione della libertà di azione di Israele in Siria. Questa è una potenziale minaccia a cui ci opponiamo. Abbiamo colpito le basi per inviare un messaggio che non permetteremo alcuna compromissione della nostra libertà di azione aerea", ha dichiarato all'epoca un funzionario della sicurezza israeliano.
Il 21 dicembre, i funzionari israeliani hanno negato i rapporti su un piano per stabilire una forza militare congiunta formale con Grecia e Cipro per contrastare la Turchia. Tuttavia, i funzionari hanno confermato che l'esercito israeliano è stato istruito a iniziare una pianificazione preliminare come parte di un coordinamento di sicurezza esteso tra i tre paesi.
Le fonti israeliane hanno descritto lo sforzo come la costruzione di un "muro" di sicurezza strategico rivolto alla Turchia.
Nonostante esprimano ostilità reciproca in pubblico da parte dei governi, Israele e Turchia continuano a mantenere strette relazioni commerciali e di sicurezza.
Nel 2011, le agenzie di sicurezza di Tel Aviv e Ankara hanno collaborato strettamente per rovesciare il governo di Assad utilizzando gruppi affiliati ad Al-Qaeda come proxy.
Nonostante condanni il genocidio israeliano a Gaza, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non ha né interrotto il commercio con Israele né bloccato le spedizioni di petrolio azero in Israele attraverso un oleodotto che attraversa la Turchia.
Resistance Trench Mirror
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Forwarded from byebyeunclesam
E' morto il regista palestinese Mohammad Bakri, autore di "Jenin, Jenin" documentario che rappresenta una potente denuncia dei crimini sionisti durante l'assedio dell'omonimo campo profughi in Cisgiordiana compiuto nell'aprile 2002, per la cui realizzazione venne poi perseguitato dalle autorità israeliane.
Il documentario è disponibile con sottotitoli in Italiano.
https://www.youtube.com/watch?v=y2uGB5i5xyQ
Il documentario è disponibile con sottotitoli in Italiano.
https://www.youtube.com/watch?v=y2uGB5i5xyQ
YouTube
Jenin, Jenin (2003)
Jenin, Jenin (2003)
director: Mohammad Bakri
54 minuti; sott. italiani
Cinema palestinese
Censored documentary on the Jenin massacre in the West Bank in April 2002.
Documentario censurato sul massacro di Jenin, in Cisgiordania, dell'aprile 2002.
director: Mohammad Bakri
54 minuti; sott. italiani
Cinema palestinese
Censored documentary on the Jenin massacre in the West Bank in April 2002.
Documentario censurato sul massacro di Jenin, in Cisgiordania, dell'aprile 2002.
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