Introdurre un dazio per accedere in una zona di una città è tutt’altro che un dettaglio formale. Fa parte della demolizione controllata a tutto campo della percezione dello Stato di diritto.
Diritto di libero spostamento in tutto il territorio nazionale, vi dice nulla? Sarebbe garantito dalla Costituzione. Zone rosse, vi ricorda niente?
Prima si impone la limitazione in #emergenzah, quando le persone sottoposte a trauma e terrore la accettano come misura eccezionale perché spacciata come necessaria.
In seguito viene reintrodotta come misura locale, commerciale, formale, con qualsiasi scusa immaginabile. Scommettiamo che la presenteranno presto come misura anti-inquinamento, o per “salvare il pianeta”?
A questo punto, la nuova norma(lità) diventa regola, e come tale viene accettata. E un pezzo alla volta, la percezione dello Stato di Diritto scompare.
Che lo comprendiate o meno, vi stanno addestrando come cani.
#AddestramentoPercettivo
Stefano Re
Diritto di libero spostamento in tutto il territorio nazionale, vi dice nulla? Sarebbe garantito dalla Costituzione. Zone rosse, vi ricorda niente?
Prima si impone la limitazione in #emergenzah, quando le persone sottoposte a trauma e terrore la accettano come misura eccezionale perché spacciata come necessaria.
In seguito viene reintrodotta come misura locale, commerciale, formale, con qualsiasi scusa immaginabile. Scommettiamo che la presenteranno presto come misura anti-inquinamento, o per “salvare il pianeta”?
A questo punto, la nuova norma(lità) diventa regola, e come tale viene accettata. E un pezzo alla volta, la percezione dello Stato di Diritto scompare.
Che lo comprendiate o meno, vi stanno addestrando come cani.
#AddestramentoPercettivo
Stefano Re
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La figlia di un'amica, prima media, ha preso 4 in educazione civica e 4 in educazione fisica perché non ha scaricato un'App conta-passi sullo smartphone, lei che neanche ce l'ha uno smartphone perché giustamente cosa diavolo dovrebbe farci un'undicenne se non rimbambircisi precocemente.
Chi ha inventato questo obbrobrio di scuola digitalista-progressista-aziendalista va semplicemente chiuso in un ospedale psichiatrico.
Tommaso Moscardini
Chi ha inventato questo obbrobrio di scuola digitalista-progressista-aziendalista va semplicemente chiuso in un ospedale psichiatrico.
Tommaso Moscardini
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LE PERSONE SI CONOSCONO, MA LE ANIME SI RICONOSCONO.
Esse s'incontrano fuori dal tempo, nel Campo superiore dell'Amore Puro, al di là del sesso, dell'età terrestre, delle storie degli ego....
Consce dell'eternità da cui provengono, le anime si riconoscono con gioia, comunicano senza parlare e si sorridono piene di saggezza, di comprensione, di empatia, di tutti i raggi divini della Luce d'Amore Puro che le ha create.
Marisa Haltiner
Esse s'incontrano fuori dal tempo, nel Campo superiore dell'Amore Puro, al di là del sesso, dell'età terrestre, delle storie degli ego....
Consce dell'eternità da cui provengono, le anime si riconoscono con gioia, comunicano senza parlare e si sorridono piene di saggezza, di comprensione, di empatia, di tutti i raggi divini della Luce d'Amore Puro che le ha create.
Marisa Haltiner
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Forwarded from In Telegram Veritas
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A proposito del WEF: nella pedissequa Bologna partono le proteste contro il limite dei 30Km/h
Limitare fortemente la mobilità è uno dei sogni proibiti del WEF, lo sappiamo.
Bologna e l'Emilia Romagna in generale, sono da sempre molto ricettivi per tutto quello che riguarda l'Agenda 2030.
I finanziamenti per questi punti sono stati già allocati.
Chiedetevi perché non ci siano mai fondi per sistemare le strade, mentre invece ce ne siano a pioggia per installare telecamere ovunque, autovelox e per tutto quello che riguarda il Finto Green.
Stesso discorso, ma più in grande, per le manovre dei vari governi: non ci sono o non si trovano mai pochi milioni per i cittadini, ma ad esempio 2-3 miliardi per il comico ucraino, si trovano in un batter d'occhio.
Adesso la parola passa ai cittadini: far fallire questa farsa, evitando al contempo di comprare vetture elettriche, vuol dire azzoppare definitivamente il punto mobilità dell' Agenda.
La sicurezza in questo caso è una sola: quella di non arrivare mai.
🔗 In_Telegram_Veritas
Limitare fortemente la mobilità è uno dei sogni proibiti del WEF, lo sappiamo.
Bologna e l'Emilia Romagna in generale, sono da sempre molto ricettivi per tutto quello che riguarda l'Agenda 2030.
I finanziamenti per questi punti sono stati già allocati.
Chiedetevi perché non ci siano mai fondi per sistemare le strade, mentre invece ce ne siano a pioggia per installare telecamere ovunque, autovelox e per tutto quello che riguarda il Finto Green.
Stesso discorso, ma più in grande, per le manovre dei vari governi: non ci sono o non si trovano mai pochi milioni per i cittadini, ma ad esempio 2-3 miliardi per il comico ucraino, si trovano in un batter d'occhio.
Adesso la parola passa ai cittadini: far fallire questa farsa, evitando al contempo di comprare vetture elettriche, vuol dire azzoppare definitivamente il punto mobilità dell' Agenda.
"Forse c'è un po' più di sicurezza"
La sicurezza in questo caso è una sola: quella di non arrivare mai.
🔗 In_Telegram_Veritas
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Forwarded from Fiore, canale pubblico.
31 DICEMBRE 2023, IL COLONNELLO ISRAELIANO VACH GOLANI AMMETTE CHE IL 7 OTTOBRE CARRI ARMATI ISRAELIANI HANNO ATTACCATO LE CASE DEI LORO COLONI.
《I nostri carri armati hanno attaccato perchè erano bloccati tra le case e noi dovevamo riconquistare tutti gli insediamenti》 .
Ora le famiglie dei coloni israeliani uccisi all'interno di una delle case nell'insediamento di Be'eri il 7 ottobre chiedono un'indagine per accertare se siano stati uccisi dai bombardamenti dei carri armati israeliani. Fonte: Canale 12.
Si consideri che, secondo quanto riferito da alcuni media israeliani, i militari hanno seguito il cd. protocollo Annibale che consentiva loro di eliminare tutti gli obiettivi a tutti i costi, compresi quelli con prigionieri israeliani.
《I nostri carri armati hanno attaccato perchè erano bloccati tra le case e noi dovevamo riconquistare tutti gli insediamenti》 .
Ora le famiglie dei coloni israeliani uccisi all'interno di una delle case nell'insediamento di Be'eri il 7 ottobre chiedono un'indagine per accertare se siano stati uccisi dai bombardamenti dei carri armati israeliani. Fonte: Canale 12.
Si consideri che, secondo quanto riferito da alcuni media israeliani, i militari hanno seguito il cd. protocollo Annibale che consentiva loro di eliminare tutti gli obiettivi a tutti i costi, compresi quelli con prigionieri israeliani.
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*Il Sud Africa riscrive la storia*.
Dopo ore in cui l’Accusa ha presentato un corpo logico e lineare di elementi volti a provare la condotta genocida del sionismo, corredata di materiale audiovisivo e dati provenienti da fonti attendibili, si è chiusa la prima giornata di quello che, per il Popolo Palestinese in tutto il mondo, è un evento storico.
Ma cosa ha detto e mostrato l’Accusa?
In primo luogo, l'arringa si è mossa a partire dal secondo articolo Convenzione Internazionale di Ginevra sulla prevenzione e repressione del delitto di genocidio (09/12/1948). Di seguito ne proponiamo un estratto, così da confrontarne il testo con la realtà sul campo a Gaza:
_Art. II_
_Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:_
_a) uccisione di membri del gruppo;_
_b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;_
_c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;_
_d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;_
_e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro._
In particolare, l’Accusa ha sviscerato quelle che sono le condotte genocide dello stato sionista che infrangono chiaramente i commi A, B, C e D del detto articolo 2.
Ognuno di questi commi è stato preso in esame e corredato di materiale audiovisivo da un lato, e da dati attendibili dall’altro.
A) L’uccisione indiscriminata di civili Palestinesi (soprattutto donne e bambini, infermi e anziani) ha raggiunto un numero spaventoso, con centinaia di vittime giornaliere; cifre che, viste soprattutto le dichiarazioni di voler continuare le operazioni per almeno un altro anno, fanno comprendere l’intento genocida alla base delle politiche belliche sioniste. Ulteriore riprova, la tipologia di armi che vengono usate ha l’obiettivo di rendere il genocidio totale.
b) In particolare, sono stati avanzati elementi che spiegano le conseguenze (attuali e future) sulla salute mentale dei sopravvissuti, insieme a circostanze che mostrano come le vittime saranno ancora più numerose a fronte delle decine di migliaia di feriti che non avranno accesso alle cure, essendo a rischio infezioni e denutrizione.
C) Sono descritte le condizioni in cui è vessato il Popolo Palestinese, anche per colpa di una narrazione che incentiva al genocidio e che si concretizza nelle parole di leader che conducono azioni militari o politiche. In particolare, sono state denunciate le azioni di violenza perpetrate contro le strutture sanitarie e gli operatori sanitari.
D) L'attuale situazione di stress collettivo, unita agli orrori delle stragi e della guerra, e preceduta da politiche volte a limitare l'autonomia infrastrutturale (soprattutto energetica, ambientale e sanitaria) all'interno dei territori della Striscia e della Cisgiordania, avalla la strategia sionista di lungo periodo volta a colmare lo squilibrio nei tassi di fertilità tra popolazione palestinese e israeliana, che avrebbe condotto sul medio termine ad un ribaltamento nei rapporti di forza demografici, nonostante politiche immigrazioniste forzate come l'Aliyah.(diritto al ritorno solo per ebrei - con nessun avo in Palestina)
Nonostante la definizione di "genocidio" sia piuttosto specifica, e nonostante nessuno Stato sia mai stato accusato per tale pratica, i ripetuti e riconosciuti crimini di guerra israeliani e le esplicite affermazioni di personaggi politici e militari in grado di controllare i processi decisionali inducono a rendere quantomai credibile ed evidente l'accusa mossa dal Sudafrica, paese la cui popolazione ha parimenti sperimentato violente politiche di Apartheid.
Sebbene la Corte Internazionale di Giustizia (CGI) non abbia reale potere coercitivo, una sua sentenza sfavorevole ad Israele ne comprometterebbe irrimediabilmente l'immagine internazionale, come anche l'identità nazionale di popolo sopravvissuto alla Shoah.
Dopo ore in cui l’Accusa ha presentato un corpo logico e lineare di elementi volti a provare la condotta genocida del sionismo, corredata di materiale audiovisivo e dati provenienti da fonti attendibili, si è chiusa la prima giornata di quello che, per il Popolo Palestinese in tutto il mondo, è un evento storico.
Ma cosa ha detto e mostrato l’Accusa?
In primo luogo, l'arringa si è mossa a partire dal secondo articolo Convenzione Internazionale di Ginevra sulla prevenzione e repressione del delitto di genocidio (09/12/1948). Di seguito ne proponiamo un estratto, così da confrontarne il testo con la realtà sul campo a Gaza:
_Art. II_
_Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:_
_a) uccisione di membri del gruppo;_
_b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;_
_c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;_
_d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo;_
_e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro._
In particolare, l’Accusa ha sviscerato quelle che sono le condotte genocide dello stato sionista che infrangono chiaramente i commi A, B, C e D del detto articolo 2.
Ognuno di questi commi è stato preso in esame e corredato di materiale audiovisivo da un lato, e da dati attendibili dall’altro.
A) L’uccisione indiscriminata di civili Palestinesi (soprattutto donne e bambini, infermi e anziani) ha raggiunto un numero spaventoso, con centinaia di vittime giornaliere; cifre che, viste soprattutto le dichiarazioni di voler continuare le operazioni per almeno un altro anno, fanno comprendere l’intento genocida alla base delle politiche belliche sioniste. Ulteriore riprova, la tipologia di armi che vengono usate ha l’obiettivo di rendere il genocidio totale.
b) In particolare, sono stati avanzati elementi che spiegano le conseguenze (attuali e future) sulla salute mentale dei sopravvissuti, insieme a circostanze che mostrano come le vittime saranno ancora più numerose a fronte delle decine di migliaia di feriti che non avranno accesso alle cure, essendo a rischio infezioni e denutrizione.
C) Sono descritte le condizioni in cui è vessato il Popolo Palestinese, anche per colpa di una narrazione che incentiva al genocidio e che si concretizza nelle parole di leader che conducono azioni militari o politiche. In particolare, sono state denunciate le azioni di violenza perpetrate contro le strutture sanitarie e gli operatori sanitari.
D) L'attuale situazione di stress collettivo, unita agli orrori delle stragi e della guerra, e preceduta da politiche volte a limitare l'autonomia infrastrutturale (soprattutto energetica, ambientale e sanitaria) all'interno dei territori della Striscia e della Cisgiordania, avalla la strategia sionista di lungo periodo volta a colmare lo squilibrio nei tassi di fertilità tra popolazione palestinese e israeliana, che avrebbe condotto sul medio termine ad un ribaltamento nei rapporti di forza demografici, nonostante politiche immigrazioniste forzate come l'Aliyah.(diritto al ritorno solo per ebrei - con nessun avo in Palestina)
Nonostante la definizione di "genocidio" sia piuttosto specifica, e nonostante nessuno Stato sia mai stato accusato per tale pratica, i ripetuti e riconosciuti crimini di guerra israeliani e le esplicite affermazioni di personaggi politici e militari in grado di controllare i processi decisionali inducono a rendere quantomai credibile ed evidente l'accusa mossa dal Sudafrica, paese la cui popolazione ha parimenti sperimentato violente politiche di Apartheid.
Sebbene la Corte Internazionale di Giustizia (CGI) non abbia reale potere coercitivo, una sua sentenza sfavorevole ad Israele ne comprometterebbe irrimediabilmente l'immagine internazionale, come anche l'identità nazionale di popolo sopravvissuto alla Shoah.
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Inoltre, l'obiettivo primario da raggiungere non è quello di ottenere una condanna internazionale definitiva, che necessita di molti anni, ma quello di applicare una “misura provvisoria” con cui il Sudafrica ha chiesto alla Corte di ordinare rapidamente l’interruzione delle operazioni militari di Israele, salvando così migliaia di vite palestinesi dall'annientamento.
Da Mov. Studenti Palestinesi d’Italia
Da Mov. Studenti Palestinesi d’Italia
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LA DAVOS OSCURA
Alla vigilia del WEF, tutti i servizi di escort erano già completamente prenotati.
Cosa c'è nel menu di quest'anno? Beh, il New York Post ha descritto: "Caviale, funghi magici, dessert in foglia d'oro, selfie di serie A, prostitute da 2.500 dollari a notte e cene segrete".
In un altro servizio, il quotidiano francese 20 Minutes fa ulteriore luce sulle orge di Davos:
"Tutti i fornitori locali di servizi sono prenotati durante la settimana del WEF", conferma il proprietario B. Konrad. "A seconda del cliente, una prenotazione va dalle quattro alle dodici ore", dice la prostituta Mia May, aggiungendo che il costo del suo servizio è di circa 2.000 franchi (2.340 dollari).
Ciononostante il WEF si ripromette di ricostruire la fiducia.
Ma la maggioranza ora vede queste élite "virtuose" giungere in jet privati e cortei di automobili assetate di benzina per discutere del cambiamento climatico.
Qualcuno è davvero sorpreso?
Nicola
Alla vigilia del WEF, tutti i servizi di escort erano già completamente prenotati.
Cosa c'è nel menu di quest'anno? Beh, il New York Post ha descritto: "Caviale, funghi magici, dessert in foglia d'oro, selfie di serie A, prostitute da 2.500 dollari a notte e cene segrete".
In un altro servizio, il quotidiano francese 20 Minutes fa ulteriore luce sulle orge di Davos:
"Tutti i fornitori locali di servizi sono prenotati durante la settimana del WEF", conferma il proprietario B. Konrad. "A seconda del cliente, una prenotazione va dalle quattro alle dodici ore", dice la prostituta Mia May, aggiungendo che il costo del suo servizio è di circa 2.000 franchi (2.340 dollari).
Ciononostante il WEF si ripromette di ricostruire la fiducia.
Ma la maggioranza ora vede queste élite "virtuose" giungere in jet privati e cortei di automobili assetate di benzina per discutere del cambiamento climatico.
Qualcuno è davvero sorpreso?
Nicola
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Nippon Yusen, una delle più grandi compagnie di navigazione del Giappone, ha annunciato martedì di aver smesso di attraversare il Mar Rosso per tutte le sue navi.
Un portavoce della compagnia ha detto all'agenzia di stampa Reuters che a tutte le sue navi che navigano vicino al Mar Rosso è stato ordinato di rimanere in acque sicure.
Anche la Nippon Yusen, nota anche come NYK Shipping Lines, ha affermato che sta valutando la possibilità di modificare la rotta delle navi e di non attraversare il Mar Rosso.
In precedenza, anche altre due compagnie di navigazione giapponesi, Mitsu OSCA e Kawasaki Kaisha, avevano annunciato la sospensione delle traversate del Mar Rosso.
Un portavoce della compagnia ha detto all'agenzia di stampa Reuters che a tutte le sue navi che navigano vicino al Mar Rosso è stato ordinato di rimanere in acque sicure.
Anche la Nippon Yusen, nota anche come NYK Shipping Lines, ha affermato che sta valutando la possibilità di modificare la rotta delle navi e di non attraversare il Mar Rosso.
In precedenza, anche altre due compagnie di navigazione giapponesi, Mitsu OSCA e Kawasaki Kaisha, avevano annunciato la sospensione delle traversate del Mar Rosso.
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Forwarded from Geopolitica Resistente (Giuseppe Flavio Pagano)
Times of Israel riporta che "la Slovenia ha deciso di unirsi formalmente al procedimento presso la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) per chiedere un parere consultivo sul controllo e sulle politiche israeliane in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, una mozione che precede le accuse di genocidio del Sudafrica, ascoltate dal tribunale la scorsa settimana".
Il MAE sloveno ha sottolineato che non ci sono scuse per le 24.000 vittime civili, tra cui 9.000 bambini, a Gaza:
💬 "Questo inaccettabile numero di vittime ci impone di esprimere ripetutamente la nostra preoccupazione per le violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale dei diritti umani e di chiedere il rispetto di entrambi. Non ci sarà una seconda possibilità a Gaza".
Il MAE sloveno ha sottolineato che non ci sono scuse per le 24.000 vittime civili, tra cui 9.000 bambini, a Gaza:
💬 "Questo inaccettabile numero di vittime ci impone di esprimere ripetutamente la nostra preoccupazione per le violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale dei diritti umani e di chiedere il rispetto di entrambi. Non ci sarà una seconda possibilità a Gaza".
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Francesca Quibla
Palestina occupata, West Bank.
genocidio
/ge·no·cì·dio/
sostantivo maschile
Metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l'annullamento dei valori e dei documenti culturali.
Questa la definizione etimologica e semantica del termine.
Ora: voi che sperate che Israele riesca a farla franca come al solito; la cui unica preoccupazione è che, appunto, riesca a farla franca non importa come; che negate il genocidio del popolo palestinese salvo poi definire "genocidio" l'azione anticoloniale della resistenza palestinese - segno inequivocabile non soltanto di una malattia mentale collettiva di cui ormai si parla senza più farne mistero, vedi i video nei commenti, ma anche dell'assoluta indifferenza per l'altro da sé, che merita di morire purché non vi sia scalfita l'unghia del mignolo destro. Il suprematismo nella sua espressione più genuina; voi, insomma, che tifate per Israele anche quando la sua immagine è coperta da una patina di sangue innocente che scorre da ogni anfratto e non va più via, anzi soprattutto allora; sappiate che il mondo ha visto, vi osserva, ed è spaventato da ciò che vede.
Dovesse essere assolto Israele dall'accusa infamante di Genocidio, come potrebbe senz'altro avvenire visto lo spaventoso record di impunità collezionato in decenni di genocidi, nessuno dirà né penserà che non sia effettivamente avvenuto un genocidio. Ciascuno dirà e penserà che questo mondo è più corrotto e più vigliacco e più venduto e più schifoso di quello che pensava. La fiducia in un riscatto morale di un occidente in balia di forze oscure subirà un nuovo tracollo. Lo schiaffo sulla faccia dell'umanità sarà bruciante come fuoco. Ecco tutto.
Gli israeliani decenti - parlo di loro, non genericamente di ebrei, altro trick bello grosso su cui confrontarsi - sono inorriditi. Ne leggo le pagine. Solo ieri: "Vado via da qui". "E dove? Noi siamo iraniani (ebrei provenienti dall'Iran, cioè)". "Questo paese è un inferno".
E lo è, secondo tutti i parametri possibili.
Quello in Palestina non è soltanto un genocidio. È un etnicidio. È la distruzione sistematica della memoria storica di un popolo attraverso la distruzione dei suoi retaggi, reperti, documenti. Ciò avviene, paradossalmente, in misura ancora maggiore in Cisgiordania. A Gaza vengono inflitti i massacri peggiori, ma lì, nella romantica terra del fico e dell'olivo, i cittadini sono imprigionati in ghetti, separati gli uni gli altri da muri elettrificati, in balia di orde di coloni invasati che, come un cancro da cui è impossibile guarire, si espandono terra dopo terra protetti dall'esercito di occupazione,. Oggetti di tiro al piccione in qualsiasi momento della loro vita. A proposito, personcina molto perbene che negava l'esistenza di uno sport molto apprezzato da quelle parti, l'abbattimento random di un palestinese qualunque, dimmi: quale video preferisci vedere? Quello del ragazzo colpito alle spalle mentre, mani in capa, cammina lungo la traiettoria che i soldatini di Erode gli hanno ordinato? Oppure la nonna col nipotino per mano, falciata per strada mentre agita un fazzoletto bianco? C'è l'imbarazzo della scelta, inserisci i parametri che più ti piacciono nei motori di ricerca e goditi lo spettacolo che prediligi sopra ogni altro: vedere sparso il sangue dei nativi.
Se non è genocidio dimmelo tu cos'è.
#EndIsraelsGenocide
Rossella Ahmad
/ge·no·cì·dio/
sostantivo maschile
Metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l'annullamento dei valori e dei documenti culturali.
Questa la definizione etimologica e semantica del termine.
Ora: voi che sperate che Israele riesca a farla franca come al solito; la cui unica preoccupazione è che, appunto, riesca a farla franca non importa come; che negate il genocidio del popolo palestinese salvo poi definire "genocidio" l'azione anticoloniale della resistenza palestinese - segno inequivocabile non soltanto di una malattia mentale collettiva di cui ormai si parla senza più farne mistero, vedi i video nei commenti, ma anche dell'assoluta indifferenza per l'altro da sé, che merita di morire purché non vi sia scalfita l'unghia del mignolo destro. Il suprematismo nella sua espressione più genuina; voi, insomma, che tifate per Israele anche quando la sua immagine è coperta da una patina di sangue innocente che scorre da ogni anfratto e non va più via, anzi soprattutto allora; sappiate che il mondo ha visto, vi osserva, ed è spaventato da ciò che vede.
Dovesse essere assolto Israele dall'accusa infamante di Genocidio, come potrebbe senz'altro avvenire visto lo spaventoso record di impunità collezionato in decenni di genocidi, nessuno dirà né penserà che non sia effettivamente avvenuto un genocidio. Ciascuno dirà e penserà che questo mondo è più corrotto e più vigliacco e più venduto e più schifoso di quello che pensava. La fiducia in un riscatto morale di un occidente in balia di forze oscure subirà un nuovo tracollo. Lo schiaffo sulla faccia dell'umanità sarà bruciante come fuoco. Ecco tutto.
Gli israeliani decenti - parlo di loro, non genericamente di ebrei, altro trick bello grosso su cui confrontarsi - sono inorriditi. Ne leggo le pagine. Solo ieri: "Vado via da qui". "E dove? Noi siamo iraniani (ebrei provenienti dall'Iran, cioè)". "Questo paese è un inferno".
E lo è, secondo tutti i parametri possibili.
Quello in Palestina non è soltanto un genocidio. È un etnicidio. È la distruzione sistematica della memoria storica di un popolo attraverso la distruzione dei suoi retaggi, reperti, documenti. Ciò avviene, paradossalmente, in misura ancora maggiore in Cisgiordania. A Gaza vengono inflitti i massacri peggiori, ma lì, nella romantica terra del fico e dell'olivo, i cittadini sono imprigionati in ghetti, separati gli uni gli altri da muri elettrificati, in balia di orde di coloni invasati che, come un cancro da cui è impossibile guarire, si espandono terra dopo terra protetti dall'esercito di occupazione,. Oggetti di tiro al piccione in qualsiasi momento della loro vita. A proposito, personcina molto perbene che negava l'esistenza di uno sport molto apprezzato da quelle parti, l'abbattimento random di un palestinese qualunque, dimmi: quale video preferisci vedere? Quello del ragazzo colpito alle spalle mentre, mani in capa, cammina lungo la traiettoria che i soldatini di Erode gli hanno ordinato? Oppure la nonna col nipotino per mano, falciata per strada mentre agita un fazzoletto bianco? C'è l'imbarazzo della scelta, inserisci i parametri che più ti piacciono nei motori di ricerca e goditi lo spettacolo che prediligi sopra ogni altro: vedere sparso il sangue dei nativi.
Se non è genocidio dimmelo tu cos'è.
#EndIsraelsGenocide
Rossella Ahmad
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Francesca Quibla
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Le cose più belle, le frasi che mi aprono il cuore a nuova speranza mi giungono dalle pagine degli israeliani "dissidenti", quelli che sanno cosa sia accaduto in Palestina e lo vivono con senso di colpa, con amarezza e con dolore;; oggi, alla luce del genocidio deciso da Tel Aviv per ricompattare le fila degli psicopatici, ancora più . Le parole più lucide le ho lette stamani da Yanni Nevo, e risalgono addirittura ai giorni immediatamente successivi agli attacchi del 7 ottobre. "Sconfiggere Hamas è un obiettivo metafisico, impossibile da realizzare, poiché esso è un movimento di liberazione nazionale radicato nel territorio, che crescerà di pari passo con le distruzioni inflitte dall'occupante" Analisi realistica contro la retorica spicciola ed insensata, milioni di parole inutili gettate al vento. Sempre Yanni opera l'autocritica più lucida: "Abbiamo interiorizzato i valori più suprematisti del colonialismo europeo ed oggi ne siamo forse l'episodio più orribile, ed è questo l'aspetto tragico del sionismo. I nipoti delle vittime di allora chiedono un genocidio contro i nativi, definiti "animali umani" e "seme di Amalek. Brividi".
La guerra a Gaza è già persa. Yanni aveva visto giusto. "Gaza sarà il Vietnam di Israele, il suo Afghanistan, da cui scapperà con la coda tra le gambe quando vedrà cadere un soldato dopo l'altro. Non c'è opzione militare alla questione palestinese, prima lo si capisce meglio sarà per tutti".
Scorrendo le pagine, vedo che c'è un ripensamento in atto in questa parte della società israeliana. Un interrogarsi sul senso di uno stato, di una immigrazione insensata, sul senso di nostalgia per le proprie radici, mozzate, alla luce di ciò che è accaduto, di ciò che ha comportato. Scorro ancora pagine infinite, infinite storie, fino a giungere alla manifestazione di qualche giorno fa. Picchiati, strattonati, gettati a terra; cartelli strappati dalle mani e calpestati. Il più bello di essi, il primo ad essere stracciato: From the River to the Sea, Freedom and equality. Ciò che tutti i cervelli dotati di un solo neurone chiedono.
Il crollo del sionismo e della sua ideologia malata è vicino, più di quanto possiamo immaginare.
#EndIsraelsGenocide
Rossella Ahmad
La guerra a Gaza è già persa. Yanni aveva visto giusto. "Gaza sarà il Vietnam di Israele, il suo Afghanistan, da cui scapperà con la coda tra le gambe quando vedrà cadere un soldato dopo l'altro. Non c'è opzione militare alla questione palestinese, prima lo si capisce meglio sarà per tutti".
Scorrendo le pagine, vedo che c'è un ripensamento in atto in questa parte della società israeliana. Un interrogarsi sul senso di uno stato, di una immigrazione insensata, sul senso di nostalgia per le proprie radici, mozzate, alla luce di ciò che è accaduto, di ciò che ha comportato. Scorro ancora pagine infinite, infinite storie, fino a giungere alla manifestazione di qualche giorno fa. Picchiati, strattonati, gettati a terra; cartelli strappati dalle mani e calpestati. Il più bello di essi, il primo ad essere stracciato: From the River to the Sea, Freedom and equality. Ciò che tutti i cervelli dotati di un solo neurone chiedono.
Il crollo del sionismo e della sua ideologia malata è vicino, più di quanto possiamo immaginare.
#EndIsraelsGenocide
Rossella Ahmad
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I dieci minuti più intensi e belli della serata li ho trascorsi leggendo l'ultimo post di Orly Noy, questa ebrea iraniana costretta a trasferirsi da bambina in uno stato che ancora oggi, dopo 45 lunghi anni, fatica a riconoscere come proprio. Il post di oggi ripercorre le fasi del suo allontanamento dall'Iran, a seguito della cacciata dello scià Reza Palhavi, di cui oggi ricorre l'anniversario.
Sono ricordi "a cui ti aggrappi per timore che il tuo passato venga dimenticato oppure cancellato". Una vita serena ed avvolgente a Teheran, sconvolta da un giorno all'altro. "Lo hanno deciso i miei genitori. La scelta è stata la loro e non ne conosco i motivi". Scorrendo il post , le frasi più sofferte : " Questo luogo mi ha accolta, ma a nove anni avevo già compreso che io, immigrata, avevo più diritti delle persone che vivevano lì da sempre" . E ancora: "Molti conoscenti hanno già deciso di andarsene, questo luogo trasmette suicidio. Mi piacerebbe vivere i miei ultimi anni nel mio paese, in Iran, tra i profumi ed i sapori della mia infanzia. La mia patria resterà per sempre l'Iran".
La frase conclusiva, forse la più significativa nel sofferto riassunto di una vita : "Solo combattere per la giustizia potrebbe dare un senso a questa immigrazione, potrebbe consentirmi di definirla casa".
In poche parole tutto ciò che da tempo tento di spiegare. Una manomissione in piena regola della storia e del destino di popoli ed individui sulla base di una confusione appositamente generata per realizzare un progetto folle, distopico. Una finzione infinita. Identità ricreate dal nulla, a partire dai nomi. Un senso di appartenenza imposto da un lavaggio del cervello continuo fin dalle scuole infantili.
Crescere in luoghi diversi, con nomi diversi, con persone diverse che parlano lingue diverse. Un unico filo rosso che accomuna tutti: la paranoia dell'accerchiamento, dell'odio, del sentirsi vittime per sempre.
C'è chi se ne tira fuori e guarda stupito ad un esperimento sociale miseramente fallito.
Qualcosa che dovrà essere a lungo studiato, in futuro.
#EndIsraelsGenocide
Rossella Ahmad
Sono ricordi "a cui ti aggrappi per timore che il tuo passato venga dimenticato oppure cancellato". Una vita serena ed avvolgente a Teheran, sconvolta da un giorno all'altro. "Lo hanno deciso i miei genitori. La scelta è stata la loro e non ne conosco i motivi". Scorrendo il post , le frasi più sofferte : " Questo luogo mi ha accolta, ma a nove anni avevo già compreso che io, immigrata, avevo più diritti delle persone che vivevano lì da sempre" . E ancora: "Molti conoscenti hanno già deciso di andarsene, questo luogo trasmette suicidio. Mi piacerebbe vivere i miei ultimi anni nel mio paese, in Iran, tra i profumi ed i sapori della mia infanzia. La mia patria resterà per sempre l'Iran".
La frase conclusiva, forse la più significativa nel sofferto riassunto di una vita : "Solo combattere per la giustizia potrebbe dare un senso a questa immigrazione, potrebbe consentirmi di definirla casa".
In poche parole tutto ciò che da tempo tento di spiegare. Una manomissione in piena regola della storia e del destino di popoli ed individui sulla base di una confusione appositamente generata per realizzare un progetto folle, distopico. Una finzione infinita. Identità ricreate dal nulla, a partire dai nomi. Un senso di appartenenza imposto da un lavaggio del cervello continuo fin dalle scuole infantili.
Crescere in luoghi diversi, con nomi diversi, con persone diverse che parlano lingue diverse. Un unico filo rosso che accomuna tutti: la paranoia dell'accerchiamento, dell'odio, del sentirsi vittime per sempre.
C'è chi se ne tira fuori e guarda stupito ad un esperimento sociale miseramente fallito.
Qualcosa che dovrà essere a lungo studiato, in futuro.
#EndIsraelsGenocide
Rossella Ahmad
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È dal 1978 che si batte per la Palestina, con un coraggio e una determinazione che sono pari alla sua grandezza di attrice ed al suo valore, elevatissimo, di donna. Nel tempio del sionismo per eccellenza, Hollywood, utilizzò la vetrina internazionale dell'oscar appena vinto per dedicare il suo premio "a coloro che con fermezza resistono contro un manipolo di teppisti sionisti", spegnendo il sorriso sulle labbra del pubblico, il quale, sorpreso e stizzito, esplose in grida di scherno.
Oggi, quasi ottantaseienne e malata, ma ancora bellissima di quella bellezza che è riflesso di luce interiore, ribadisce il suo sostegno ai palestinesi, tutti; alla resistenza, tutta; ai prigionieri ed alle prigioniere nelle carceri dell'occupazione, tutti, e si commuove nel ricordarne il più celebre, Marwan Barghouti.
Che la tua vita sia abbastanza lunga da vedere la Palestina libera.
#VanessaRedgrave
Rossella Ahmad
Oggi, quasi ottantaseienne e malata, ma ancora bellissima di quella bellezza che è riflesso di luce interiore, ribadisce il suo sostegno ai palestinesi, tutti; alla resistenza, tutta; ai prigionieri ed alle prigioniere nelle carceri dell'occupazione, tutti, e si commuove nel ricordarne il più celebre, Marwan Barghouti.
Che la tua vita sia abbastanza lunga da vedere la Palestina libera.
#VanessaRedgrave
Rossella Ahmad
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Forwarded from Miracolo a Milano
Fuori le date e le modalità di prenotazione delle nuove proiezioni di "Ithaka"! Il film documentario di Ben Lawrence che racconta il dramma vissuto da Julian Assange e l'Odissea del padre John e dei familiari del giornalista.
🗓️📌 VENERDI’ 2 FEBBRAIO, ORE 20.30 / Ariosto Spaziocinema - Via Ludovico Ariosto 16, Milano
👉 Prevendita: ariosto.spaziocinema.18tickets.it/film/22023
🗓️📌 GIOVEDI’ 15 FEBBRAIO, ORE 20.45 / C.I.Q Centro Internazionale di Quartiere - Via Fabio Massimo 19, Milano
👉 Prenotazioni all’indirizzo email: assange.ciq@proton.me
Ricordiamo che il film sarà in inglese sottotitolato in italiano e che ogni proiezione verrà accompagnata da interventi e dibattito. Ringraziamo per la collaborazione il Comitato per la Liberazione di Julian Assange - Italia.
https://t.me/canalemiracolomilano
🗓️📌 VENERDI’ 2 FEBBRAIO, ORE 20.30 / Ariosto Spaziocinema - Via Ludovico Ariosto 16, Milano
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🗓️📌 GIOVEDI’ 15 FEBBRAIO, ORE 20.45 / C.I.Q Centro Internazionale di Quartiere - Via Fabio Massimo 19, Milano
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Ricordiamo che il film sarà in inglese sottotitolato in italiano e che ogni proiezione verrà accompagnata da interventi e dibattito. Ringraziamo per la collaborazione il Comitato per la Liberazione di Julian Assange - Italia.
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