CBS, citando funzionari statunitensi: L'unica nave da rifornimento del gruppo di portaerei USS Abraham Lincoln si è arenata nel Mar Arabico.
Forza #Ansarullah 🇾🇪
Marwa Osman
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Marwa Osman
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Forwarded from Hic Sunt Leones 🦁 - (canale di Renato Russo) (Renato Russo)
Lo stato coloniale sta morendo
Sentite il suo rantolo finale, vedete il suo dimenarsi in ogni direzione, come una bestia ferita che non riceve più comandi e che, quindi, si muove in maniera inconsulta, spruzzando getti di sangue contro le pareti, sul pavimento, sugli esseri umani, per strada. Dovunque, in ogni direzione.
Io lo vedo e lo sento. Ne percepisco l'estrema irrazionalità prima ancora che l'estrema crudeltà.
Sta morendo - non ditemi che c'è qualcuno che ancora creda che esso possa sopravvivere a tutto ciò - e chiude nel sangue la sua carriera di massacratore seriale di mediorientali.
Mediorientale. Ciò che avrebbe voluto essere e mai sarà.
Di fronte ai ventri squarciati del Libano amato, alle immagini di puro orrore che giungono dagli ospedali di Beirut, sentiamo sì il dolore atroce dei feriti e dei parenti dei martiri - crudele efficacia l'ha definita qualcuno. Ho letto anche questo, gente - ma vediamo anche la luce della libertà che si avvicina sempre più, diventa più nitida, più reale, più a portata di mano.
Muore e porta con sé, nella tomba degli ingiusti, questa Europa scalcagnata a cui restavano solo i diritti, e da tempo manco più quelli. Una fine miserabile, resa possibile dalla classe politica più reietta della storia, legatasi, per sua evidente incapacità ed intrinseca inadeguatezza, al carro di un impero sanguinario anch'esso nella sua parabola discendente.
Carogne putride
Morti già mille volte
Morti dinanzi ad Hind, sei anni, crivellata di colpi mentre chiamava un'ambulanza che la venisse a salvare.
Dinanzi al ragazzo diversamente abile lasciato sbranare dai cani dell'esercito
Dinanzi ai cadaveri oltraggiati dalle ruote dei blindati
Dinanzi ai ragazzi forse morti presi a calci fino a farli precipitare da un tetto - ricordate sempre l'immagine di uno stivale militare che calpesta una testa umana. Una salma umana.
Dinanzi al Congresso in piedi ad applaudire un massacratore di infanti
Dinanzi ai giovani malmenati, arrestati, picchiati in ogni città ed in ogni università d'occidente
Dinanzi alla fame ed alla sete dei bimbi di Gaza
Dinanzi al sangue che scende copioso dalle alture del Libano e si mescola a quello delle valli palestinesi fino al mare.
Voi siete morti. Il cuore era già fermo. Aspettiamo solo l' ultimo respiro.
Rossella Ahmad
Sentite il suo rantolo finale, vedete il suo dimenarsi in ogni direzione, come una bestia ferita che non riceve più comandi e che, quindi, si muove in maniera inconsulta, spruzzando getti di sangue contro le pareti, sul pavimento, sugli esseri umani, per strada. Dovunque, in ogni direzione.
Io lo vedo e lo sento. Ne percepisco l'estrema irrazionalità prima ancora che l'estrema crudeltà.
Sta morendo - non ditemi che c'è qualcuno che ancora creda che esso possa sopravvivere a tutto ciò - e chiude nel sangue la sua carriera di massacratore seriale di mediorientali.
Mediorientale. Ciò che avrebbe voluto essere e mai sarà.
Di fronte ai ventri squarciati del Libano amato, alle immagini di puro orrore che giungono dagli ospedali di Beirut, sentiamo sì il dolore atroce dei feriti e dei parenti dei martiri - crudele efficacia l'ha definita qualcuno. Ho letto anche questo, gente - ma vediamo anche la luce della libertà che si avvicina sempre più, diventa più nitida, più reale, più a portata di mano.
Muore e porta con sé, nella tomba degli ingiusti, questa Europa scalcagnata a cui restavano solo i diritti, e da tempo manco più quelli. Una fine miserabile, resa possibile dalla classe politica più reietta della storia, legatasi, per sua evidente incapacità ed intrinseca inadeguatezza, al carro di un impero sanguinario anch'esso nella sua parabola discendente.
Carogne putride
Morti già mille volte
Morti dinanzi ad Hind, sei anni, crivellata di colpi mentre chiamava un'ambulanza che la venisse a salvare.
Dinanzi al ragazzo diversamente abile lasciato sbranare dai cani dell'esercito
Dinanzi ai cadaveri oltraggiati dalle ruote dei blindati
Dinanzi ai ragazzi forse morti presi a calci fino a farli precipitare da un tetto - ricordate sempre l'immagine di uno stivale militare che calpesta una testa umana. Una salma umana.
Dinanzi al Congresso in piedi ad applaudire un massacratore di infanti
Dinanzi ai giovani malmenati, arrestati, picchiati in ogni città ed in ogni università d'occidente
Dinanzi alla fame ed alla sete dei bimbi di Gaza
Dinanzi al sangue che scende copioso dalle alture del Libano e si mescola a quello delle valli palestinesi fino al mare.
Voi siete morti. Il cuore era già fermo. Aspettiamo solo l' ultimo respiro.
Rossella Ahmad
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Forwarded from Hic Sunt Leones 🦁 - (canale di Renato Russo) (Renato Russo)
Sentivo un giornale radio che diceva: continua la battaglia tra Israele e H.e.z.b.ollah. bombardamenti sul Libano e missili su Israele. I morti sarebbero 480.
1) Non si specifica chi sono i morti: sono libanesi civili, compresi donne e bambini (fonti ufficiali di Beirut parlano di 500 libanesi martiri e più di 1600 feriti); 2) non è guerra tra Tel Aviv e Resistenza libanese, ma terroristica aggressione al Libano, poco importa se i villaggi, le città e le zone colpite sono abitate in gran parte da musulmani shi'iti. Sono libanesi prima di tutto! Quindi da una parte è il terrorismo di Stato isarelo-sionista che colpisce nel mucchio (Gazza e la Palestina occupata insegnano), dall'altra la Resistenza che colpisce obiettivi militari e non i civili israeliani. Questo fa una bella differenza, anche se l'Occidente cosiddetto libero considera i Movimenti di Resistenza arabi e islamici "terroristi".
Antonino Pellitteri
1) Non si specifica chi sono i morti: sono libanesi civili, compresi donne e bambini (fonti ufficiali di Beirut parlano di 500 libanesi martiri e più di 1600 feriti); 2) non è guerra tra Tel Aviv e Resistenza libanese, ma terroristica aggressione al Libano, poco importa se i villaggi, le città e le zone colpite sono abitate in gran parte da musulmani shi'iti. Sono libanesi prima di tutto! Quindi da una parte è il terrorismo di Stato isarelo-sionista che colpisce nel mucchio (Gazza e la Palestina occupata insegnano), dall'altra la Resistenza che colpisce obiettivi militari e non i civili israeliani. Questo fa una bella differenza, anche se l'Occidente cosiddetto libero considera i Movimenti di Resistenza arabi e islamici "terroristi".
Antonino Pellitteri
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Forwarded from Controllo Globale
- Grandissimo intervento, come ce ne sono stati altri a #Strasburgo, tuttavia sarebbe ora di passare al concreto, però mi rendo anche conto che sono in pochi a schierarsi contro le "politiche" CRIMINALI dello Stato Profondo europeo e mondiale.
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Per poter iniziare a farsi leggermente una idea di ciò che succede in Libano, occorre iniziare a capire anche com'è la composizione sociale / religiosa in Libano, un mosaico di etnie, culture e religioni con un equilibrio molto delicato.
Qui di seguito una mappa della distribuzione religiosa in Libano.
- verde: zona a maggioranza sunnita
- rosso: zona a maggioranza sciita
- grigio: zona a maggioranza drusa
- azzurro: zona a maggioranza cristiana
L'occidente, da parecchio tempo, fomenta una guerra fratricida tra le varie correnti religiose per poter frantumare il bellissimo mosaico e gli equilibri di queste nazioni, con l'obiettivo di distruggere tutta quell'area, per poterla colonizzare e sottomettere le popolazioni che vi abitano.
https://t.me/alkhattabirw1/2952
Qui di seguito una mappa della distribuzione religiosa in Libano.
- verde: zona a maggioranza sunnita
- rosso: zona a maggioranza sciita
- grigio: zona a maggioranza drusa
- azzurro: zona a maggioranza cristiana
L'occidente, da parecchio tempo, fomenta una guerra fratricida tra le varie correnti religiose per poter frantumare il bellissimo mosaico e gli equilibri di queste nazioni, con l'obiettivo di distruggere tutta quell'area, per poterla colonizzare e sottomettere le popolazioni che vi abitano.
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🟥 DONALD TRUMP, (NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO IL PACIFISTA). RIVOLGENDOSI ALL'IRAN:
"FAREMO SALTARE IN ARIA LE VOSTRE CITTÀ PIÙ GRANDI E L'INTERO PAESE, RIDUCENDOLO IN MILLE PEZZI E NON SARÀ PIÙ UNA MINACCIA SE COLPIRETE UN FUNZIONARIO STATUNITENSE".
QTV #maxmassimi per portare l’informazione mancante.
🔻@quiradiolondratv
❌ LA TUA TV 👇
www.quiradiolondra.tv
"FAREMO SALTARE IN ARIA LE VOSTRE CITTÀ PIÙ GRANDI E L'INTERO PAESE, RIDUCENDOLO IN MILLE PEZZI E NON SARÀ PIÙ UNA MINACCIA SE COLPIRETE UN FUNZIONARIO STATUNITENSE".
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Forwarded from Controllo Globale
Media is too big
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🗣 Israele ha dovuto infiltrarsi nella catena di approvvigionamento, la Cina non ha bisogno di farlo, perché lei stessa è l'inizio della filiera, produce tutti questi articoli. Quindi non stiamo parlando solo di cercapersone e walkie-talkie, ma anche di impianti solari domestici. Anche il tuo tostapane e altri dispositivi possono essere pieni di esplosivi. Tutto ciò che acquistiamo dalla Cina può diventare un’arma contro gli Stati Uniti.
🗣 E anche dai servizi segreti e dall'FBI. I droni DJI rappresentano il 70% del mercato globale dei droni e, se acquisti un drone DJI, per impostazione predefinita le loro informazioni vengono inviate al Cloud, il che significa che la Cina riceve i dati. Cioè, ogni volta che lanci un drone del genere, i cinesi guardano nel tuo cortile o da qualche altra parte. Quindi di fatto la penetrazione negli Stati Uniti è già avvenuta. Tutto ciò che acquisti dalla Cina può trasferire dati a loro. Ciò significa che la Cina può fermarti il cuore spegnendo il tuo pacemaker, chiudendo a chiave la porta di casa e persino facendo precipitare la tua auto da un dirupo.
Telegram | Web | RETE Info Defense |
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Forwarded from Controllo Globale
«Certo, è giusto d'altronde, perchè in un mondo PAZZO, è la scelta più "SAGGIA"» 😑
«Per me siete esseri che non servono neanche da #concime, perchè dove passate voi, (da Vivi o da Morti), l'erba #MUORE»
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Giovani Palestinesi d'Italia: La nostra risposta al ministro sulla manifestazione del 5 ottobre.
“Il 7 ottobre è la data di una rivoluzione”.
Lo diciamo dall’8 ottobre 2023, anche se il Governo e i giornali se ne sono accorti solo ora.
“Rivoluzione”, “movimento di liberazione”, “colonialismo”, “lotta armata”, non sono elucubrazioni mentali di giovani estremisti, sono i termini del discorso con cui da più di 76 anni, e con rinnovata passione dal 7 ottobre scorso, nel mondo arabo e nel sud del mondo storicamente oppressi, viene descritto ciò che accade in Palestina.
Come Giovani Palestinesi constatiamo soltanto una realtà di fatto, tanto per i palestinesi quanto per gli israeliani, che prescinde dal giudizio di valore che si può attribuire al concetto e al fenomeno “rivoluzione”, giudizio di valore dal quale comunque non ci si deve sottrarre, perché qui sta il nocciolo della questione. Vogliamo semplicemente descrivere i fatti di casa nostra con le parole che si usano a casa nostra: siamo convinti che questo desiderio sia perfettamente comprensibile agli italiani e soprattutto allo schieramento di Governo.
I progressisti, nell’ultimo anno, hanno potuto sfoggiare tanti termini alla moda: “decolonizzazione”, “messa in discussione della visione eurocentrica”, “assumere la prospettiva dei colonizzati” e altre simili amenità. Peccato che abbiano una paura quasi isterica di inserire il 7 ottobre come momento rivoluzionario all’interno di una lotta di liberazione anticoloniale.
In Occidente, anche chi sostiene i palestinesi, ha paura di usare, all’interno dell’Impero, i concetti precisi che usano i colonizzati, alla faccia del politicamente corretto. Il fatto è che questi termini, tra tutti quello di “rivoluzione”, risultano scandalosi e conducono dritti a valicare una linea rossa oltre la quale non c’è libertà di espressione, di parola o democrazia che tenga. La questione palestinese è eminentemente politica. Il disastro umanitario, a cui spesso e volentieri la si vorrebbe ridurre, non è che un effetto del dato politico, perciò la tragedia, e le passioni da questa suscitate, non devono distoglierci dall’agire sulle cause.
La questione palestinese è molto semplice; la illustriamo perciò come un dato di fatto, senza illuderci, a questo punto, di persuadere nessuno, visto che non abbiamo la presunzione di voler dimostrare niente. Che la nostra sia una causa giusta è ampiamente dimostrato dall’evidenza, dai fatti e da una storia eloquenti, oltre che da tante trattazioni scientifiche. Chi non è convinto da questo non sarà certo convinto da noi.
Israele è uno Stato coloniale, in quanto tale è illegittimo, a prescindere da qualsiasi riconoscimento internazionale. Nessun popolo può accettare l’invasione e il furto della propria terra, l’annientamento e l’espulsione della propria gente, il popolo palestinese non fa eccezione. Ogni popolo ha il diritto naturale di resistere a un’occupazione coloniale con ogni mezzo, compreso quello della lotta armata, che la storia ha dimostrato essere il mezzo decisivo in più di un’occasione.
Ogni israeliano è un colono. I coloni non hanno alcuna proprietà sulla terra, a prescindere da qualsiasi previsione di diritto, ne detengono solo il possesso illegittimo, le cui uniche garanzie sono la forza e la violenza repressiva.
I colonizzati hanno il diritto naturale di reclamare la legittima proprietà della terra con ogni mezzo, compresa l’aggressione volta a riguadagnarne il possesso. Le organizzazioni della resistenza palestinese non possono essere definite “terroristiche”, a prescindere da qualsiasi previsione di diritto; ad ogni modo nemmeno ai sensi del diritto internazionale vigente possono essere considerate “terroristiche”. Le organizzazioni della resistenza palestinese, con piena dignità politica, agiscono all’interno di una lotta e di un movimento di liberazione anticoloniale.
“Il 7 ottobre è la data di una rivoluzione”.
Lo diciamo dall’8 ottobre 2023, anche se il Governo e i giornali se ne sono accorti solo ora.
“Rivoluzione”, “movimento di liberazione”, “colonialismo”, “lotta armata”, non sono elucubrazioni mentali di giovani estremisti, sono i termini del discorso con cui da più di 76 anni, e con rinnovata passione dal 7 ottobre scorso, nel mondo arabo e nel sud del mondo storicamente oppressi, viene descritto ciò che accade in Palestina.
Come Giovani Palestinesi constatiamo soltanto una realtà di fatto, tanto per i palestinesi quanto per gli israeliani, che prescinde dal giudizio di valore che si può attribuire al concetto e al fenomeno “rivoluzione”, giudizio di valore dal quale comunque non ci si deve sottrarre, perché qui sta il nocciolo della questione. Vogliamo semplicemente descrivere i fatti di casa nostra con le parole che si usano a casa nostra: siamo convinti che questo desiderio sia perfettamente comprensibile agli italiani e soprattutto allo schieramento di Governo.
I progressisti, nell’ultimo anno, hanno potuto sfoggiare tanti termini alla moda: “decolonizzazione”, “messa in discussione della visione eurocentrica”, “assumere la prospettiva dei colonizzati” e altre simili amenità. Peccato che abbiano una paura quasi isterica di inserire il 7 ottobre come momento rivoluzionario all’interno di una lotta di liberazione anticoloniale.
In Occidente, anche chi sostiene i palestinesi, ha paura di usare, all’interno dell’Impero, i concetti precisi che usano i colonizzati, alla faccia del politicamente corretto. Il fatto è che questi termini, tra tutti quello di “rivoluzione”, risultano scandalosi e conducono dritti a valicare una linea rossa oltre la quale non c’è libertà di espressione, di parola o democrazia che tenga. La questione palestinese è eminentemente politica. Il disastro umanitario, a cui spesso e volentieri la si vorrebbe ridurre, non è che un effetto del dato politico, perciò la tragedia, e le passioni da questa suscitate, non devono distoglierci dall’agire sulle cause.
La questione palestinese è molto semplice; la illustriamo perciò come un dato di fatto, senza illuderci, a questo punto, di persuadere nessuno, visto che non abbiamo la presunzione di voler dimostrare niente. Che la nostra sia una causa giusta è ampiamente dimostrato dall’evidenza, dai fatti e da una storia eloquenti, oltre che da tante trattazioni scientifiche. Chi non è convinto da questo non sarà certo convinto da noi.
Israele è uno Stato coloniale, in quanto tale è illegittimo, a prescindere da qualsiasi riconoscimento internazionale. Nessun popolo può accettare l’invasione e il furto della propria terra, l’annientamento e l’espulsione della propria gente, il popolo palestinese non fa eccezione. Ogni popolo ha il diritto naturale di resistere a un’occupazione coloniale con ogni mezzo, compreso quello della lotta armata, che la storia ha dimostrato essere il mezzo decisivo in più di un’occasione.
Ogni israeliano è un colono. I coloni non hanno alcuna proprietà sulla terra, a prescindere da qualsiasi previsione di diritto, ne detengono solo il possesso illegittimo, le cui uniche garanzie sono la forza e la violenza repressiva.
I colonizzati hanno il diritto naturale di reclamare la legittima proprietà della terra con ogni mezzo, compresa l’aggressione volta a riguadagnarne il possesso. Le organizzazioni della resistenza palestinese non possono essere definite “terroristiche”, a prescindere da qualsiasi previsione di diritto; ad ogni modo nemmeno ai sensi del diritto internazionale vigente possono essere considerate “terroristiche”. Le organizzazioni della resistenza palestinese, con piena dignità politica, agiscono all’interno di una lotta e di un movimento di liberazione anticoloniale.
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Questa nostra posizione, come anche la nostra lettura sul 7 ottobre, non è nuova, ma solo ora ha attirato l’attenzione del Ministero dell’Interno, che si sta adoperando per vietare la manifestazione nazionale organizzata per il 5 ottobre a Roma, e del Parlamento, grazie anche a Giovanni Donzelli, deputato della Repubblica e responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, che ha immediatamente presentato un’interrogazione parlamentare, invocando la repressione dell’iniziativa.
Il deputato di Governo ha affermato in un’intervista: «non è solo il fatto che festeggiano l’anniversario del 7 ottobre, ma lo definiscono una giornata rivoluzionaria, dandogli un’accezione POSITIVA».
Che un esponente di Fratelli d’Italia ritenga positiva la parola “rivoluzione” non solo ha dell’incredibile, ma ci ricorda che la parola rivoluzione può avere tanto un significato positivo quanto negativo. In generale un evento è rivoluzionario quando sconvolge lo stato di cose vigenti al punto che non è più possibile ripristinare lo status quo precedente. Il 7 ottobre è per lo Stato coloniale d’Israele l’inizio della peggiore crisi della sua storia, che sancisce il fallimento del diritto internazionale e delle trattative di pacificazione. Israele non potrà mai più ristabilire l’immagine della sua forza a livello interno ed esterno e la sua credibilità internazionale va verso un declino inarrestabile.
Per il popolo palestinese, invece, il 7 ottobre significa una nuova fase della lotta di liberazione. Significa infatti il recupero della lotta armata come strumento politico e l’esercizio concreto del diritto al ritorno. Il popolo palestinese non potrà mai tornare a sedersi come prima al tavolo delle trattative con Israele e le potenze imperialiste, né a fidarsi del diritto internazionale.
Per il mondo il 7 ottobre è il segno che l’impero euro-atlantico non solo è in crisi, ma minaccia di crollare. Gli Stati Uniti e gli alleati, l’Italia in prima fila, non sono stati in grado di gestire la situazione in Palestina, dimostrandosi dunque incapaci di mantenere l’ordine mondiale e di limitare la guerra.
Consentire a Israele di violare impunemente qualsiasi legge scritta o non scritta, di commettere ogni sorta di crimine ed efferatezza, non solo sta producendo uno dei genocidi più atroci della storia, ma rischia di mettere in pericolo tutto il mondo e di portarlo verso una nuova guerra mondiale. Israele e le potenze imperialiste hanno preso la decisione pericolosa di rendere le controversie internazionali una questione di puri rapporti di forza, forti del loro dominio e dello strapotere bellico.
Calpestando la vita e ogni singolo diritto del popolo palestinese hanno dimostrato che chi non si piega alle angherie dell’Impero, smette di far parte dell’umanità e per tanto non gode più di alcun diritto. Questa per noi palestinesi non è una novità, ma la sintesi di tutta la nostra storia.
Il 7 ottobre rende questa storia visibile, gettando un’ombra pesantissima sulla civiltà occidentale, sulla sua pace, sui pretesi diritti e sulle pretese libertà, ricordando che la civiltà capitalistica, liberale e democratica, si fonda e si mantiene col sangue e le menzogne. Andremo avanti. Manifestare è un diritto: se il Governo vuole vietare la piazza e dire che in Italia non esiste il diritto a manifestare lo faccia e se ne assuma la piena responsabilità politica, noi non ci faremo intimidire. Il 5 ottobre 2024 saremo a Roma per la Palestina libera, per un anno di resistenza e dopo un anno di genocidio.
Giovani Palestinesi d’Italia
https://www.instagram.com/p/DAK_mmeskVN/?igsh=MXR3dDN2Y2tmN2gzMA==
Il deputato di Governo ha affermato in un’intervista: «non è solo il fatto che festeggiano l’anniversario del 7 ottobre, ma lo definiscono una giornata rivoluzionaria, dandogli un’accezione POSITIVA».
Che un esponente di Fratelli d’Italia ritenga positiva la parola “rivoluzione” non solo ha dell’incredibile, ma ci ricorda che la parola rivoluzione può avere tanto un significato positivo quanto negativo. In generale un evento è rivoluzionario quando sconvolge lo stato di cose vigenti al punto che non è più possibile ripristinare lo status quo precedente. Il 7 ottobre è per lo Stato coloniale d’Israele l’inizio della peggiore crisi della sua storia, che sancisce il fallimento del diritto internazionale e delle trattative di pacificazione. Israele non potrà mai più ristabilire l’immagine della sua forza a livello interno ed esterno e la sua credibilità internazionale va verso un declino inarrestabile.
Per il popolo palestinese, invece, il 7 ottobre significa una nuova fase della lotta di liberazione. Significa infatti il recupero della lotta armata come strumento politico e l’esercizio concreto del diritto al ritorno. Il popolo palestinese non potrà mai tornare a sedersi come prima al tavolo delle trattative con Israele e le potenze imperialiste, né a fidarsi del diritto internazionale.
Per il mondo il 7 ottobre è il segno che l’impero euro-atlantico non solo è in crisi, ma minaccia di crollare. Gli Stati Uniti e gli alleati, l’Italia in prima fila, non sono stati in grado di gestire la situazione in Palestina, dimostrandosi dunque incapaci di mantenere l’ordine mondiale e di limitare la guerra.
Consentire a Israele di violare impunemente qualsiasi legge scritta o non scritta, di commettere ogni sorta di crimine ed efferatezza, non solo sta producendo uno dei genocidi più atroci della storia, ma rischia di mettere in pericolo tutto il mondo e di portarlo verso una nuova guerra mondiale. Israele e le potenze imperialiste hanno preso la decisione pericolosa di rendere le controversie internazionali una questione di puri rapporti di forza, forti del loro dominio e dello strapotere bellico.
Calpestando la vita e ogni singolo diritto del popolo palestinese hanno dimostrato che chi non si piega alle angherie dell’Impero, smette di far parte dell’umanità e per tanto non gode più di alcun diritto. Questa per noi palestinesi non è una novità, ma la sintesi di tutta la nostra storia.
Il 7 ottobre rende questa storia visibile, gettando un’ombra pesantissima sulla civiltà occidentale, sulla sua pace, sui pretesi diritti e sulle pretese libertà, ricordando che la civiltà capitalistica, liberale e democratica, si fonda e si mantiene col sangue e le menzogne. Andremo avanti. Manifestare è un diritto: se il Governo vuole vietare la piazza e dire che in Italia non esiste il diritto a manifestare lo faccia e se ne assuma la piena responsabilità politica, noi non ci faremo intimidire. Il 5 ottobre 2024 saremo a Roma per la Palestina libera, per un anno di resistenza e dopo un anno di genocidio.
Giovani Palestinesi d’Italia
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I media israeliani hanno riferito che il missile yemenita che ha preso di mira Tel Aviv ha costretto due milioni di israeliani, tra cui MK Benny Gantz, a rifugiarsi nei rifugi.
Le forze armate yemenite hanno annunciato oggi di aver condotto un'operazione contro Yafa [Tel Aviv] occupata usando il missile balistico Yemeni Palestine 2 e un'altra operazione contro Askalan occupata usando il drone "Yafa".
Le forze armate yemenite hanno annunciato oggi di aver condotto un'operazione contro Yafa [Tel Aviv] occupata usando il missile balistico Yemeni Palestine 2 e un'altra operazione contro Askalan occupata usando il drone "Yafa".
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I veri ESSERI UMANI non accettano il discorso all'ONU di un criminale di guerra, assassino di bambini e innocenti.
Una scena drammatica si è verificata oggi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, quando i diplomatici di numerosi Paesi hanno abbandonato la sala in segno di protesta durante il discorso del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, lasciandola quasi vuota.
Quds News Network : https://qudsnen.co/?p=48444
Una scena drammatica si è verificata oggi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, quando i diplomatici di numerosi Paesi hanno abbandonato la sala in segno di protesta durante il discorso del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, lasciandola quasi vuota.
Quds News Network : https://qudsnen.co/?p=48444
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Edizione odierna di Al-Akhbar: la guerra di sradicamento dell'Occidente
Molti osservatori tentano di interpretare la guerra di "israele" in Libano attraverso la stessa lente di quella di Gaza, vedendola semplicemente come uno spostamento del campo di battaglia a nord. Tuttavia, questo è un grave errore di calcolo. Mentre l'intento di "israele" di distruggere tutto ciò che incontra sul suo cammino è chiaro, le realtà sul campo sono molto diverse. Ciò a cui assistiamo oggi non è un recente cambiamento di strategia, ma la continuazione di un piano ventennale che "israele" non è riuscito a completare nel 2006. Questa guerra non riguarda solo la potenza militare o i sacrifici umani; riguarda lo sradicamento della crescente influenza della resistenza. "israele" non sta solo combattendo per la sua sopravvivenza; sta conducendo una guerra per conto dell'Occidente e dei suoi alleati, che vedono la resistenza non solo come una minaccia militare, ma come un'idea potente che sfida i loro interessi.
Molti osservatori tentano di interpretare la guerra di "israele" in Libano attraverso la stessa lente di quella di Gaza, vedendola semplicemente come uno spostamento del campo di battaglia a nord. Tuttavia, questo è un grave errore di calcolo. Mentre l'intento di "israele" di distruggere tutto ciò che incontra sul suo cammino è chiaro, le realtà sul campo sono molto diverse. Ciò a cui assistiamo oggi non è un recente cambiamento di strategia, ma la continuazione di un piano ventennale che "israele" non è riuscito a completare nel 2006. Questa guerra non riguarda solo la potenza militare o i sacrifici umani; riguarda lo sradicamento della crescente influenza della resistenza. "israele" non sta solo combattendo per la sua sopravvivenza; sta conducendo una guerra per conto dell'Occidente e dei suoi alleati, che vedono la resistenza non solo come una minaccia militare, ma come un'idea potente che sfida i loro interessi.
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L'israele sionista bombarda la periferia di Beirut con almeno 10 bombe.
Ci troviamo nel centro di Beirut, a 10 km di distanza, e il nostro palazzo trema ancora come se non ci fosse un domani.
https://t.me/Marwa_OsmanLB/3351
L'israele sionista bombarda la periferia di Beirut con almeno 10 bombe.
Ci troviamo nel centro di Beirut, a 10 km di distanza, e il nostro palazzo trema ancora come se non ci fosse un domani.
https://t.me/Marwa_OsmanLB/3351
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