Francesca Quibla
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Giovani Palestinesi d'Italia: La nostra risposta al ministro sulla manifestazione del 5 ottobre.

“Il 7 ottobre è la data di una rivoluzione”.


Lo diciamo dall’8 ottobre 2023, anche se il Governo e i giornali se ne sono accorti solo ora.

“Rivoluzione”, “movimento di liberazione”, “colonialismo”, “lotta armata”, non sono elucubrazioni mentali di giovani estremisti, sono i termini del discorso con cui da più di 76 anni, e con rinnovata passione dal 7 ottobre scorso, nel mondo arabo e nel sud del mondo storicamente oppressi, viene descritto ciò che accade in Palestina.

Come Giovani Palestinesi constatiamo soltanto una realtà di fatto, tanto per i palestinesi quanto per gli israeliani, che prescinde dal giudizio di valore che si può attribuire al concetto e al fenomeno “rivoluzione”, giudizio di valore dal quale comunque non ci si deve sottrarre, perché qui sta il nocciolo della questione. Vogliamo semplicemente descrivere i fatti di casa nostra con le parole che si usano a casa nostra: siamo convinti che questo desiderio sia perfettamente comprensibile agli italiani e soprattutto allo schieramento di Governo.

I progressisti, nell’ultimo anno, hanno potuto sfoggiare tanti termini alla moda: “decolonizzazione”, “messa in discussione della visione eurocentrica”, “assumere la prospettiva dei colonizzati” e altre simili amenità. Peccato che abbiano una paura quasi isterica di inserire il 7 ottobre come momento rivoluzionario all’interno di una lotta di liberazione anticoloniale.

In Occidente, anche chi sostiene i palestinesi, ha paura di usare, all’interno dell’Impero, i concetti precisi che usano i colonizzati, alla faccia del politicamente corretto. Il fatto è che questi termini, tra tutti quello di “rivoluzione”, risultano scandalosi e conducono dritti a valicare una linea rossa oltre la quale non c’è libertà di espressione, di parola o democrazia che tenga. La questione palestinese è eminentemente politica. Il disastro umanitario, a cui spesso e volentieri la si vorrebbe ridurre, non è che un effetto del dato politico, perciò la tragedia, e le passioni da questa suscitate, non devono distoglierci dall’agire sulle cause.

La questione palestinese è molto semplice; la illustriamo perciò come un dato di fatto, senza illuderci, a questo punto, di persuadere nessuno, visto che non abbiamo la presunzione di voler dimostrare niente. Che la nostra sia una causa giusta è ampiamente dimostrato dall’evidenza, dai fatti e da una storia eloquenti, oltre che da tante trattazioni scientifiche. Chi non è convinto da questo non sarà certo convinto da noi. 

Israele è uno Stato coloniale, in quanto tale è illegittimo, a prescindere da qualsiasi riconoscimento internazionale. Nessun popolo può accettare l’invasione e il furto della propria terra, l’annientamento e l’espulsione della propria gente, il popolo palestinese non fa eccezione. Ogni popolo ha il diritto naturale di resistere a un’occupazione coloniale con ogni mezzo, compreso quello della lotta armata, che la storia ha dimostrato essere il mezzo decisivo in più di un’occasione.

Ogni israeliano è un colono. I coloni non hanno alcuna proprietà sulla terra, a prescindere da qualsiasi previsione di diritto, ne detengono solo il possesso illegittimo, le cui uniche garanzie sono la forza e la violenza repressiva.

I colonizzati hanno il diritto naturale di reclamare la legittima proprietà della terra con ogni mezzo, compresa l’aggressione volta a riguadagnarne il possesso. Le organizzazioni della resistenza palestinese non possono essere definite “terroristiche”, a prescindere da qualsiasi previsione di diritto; ad ogni modo nemmeno ai sensi del diritto internazionale vigente possono essere considerate “terroristiche”. Le organizzazioni della resistenza palestinese, con piena dignità politica, agiscono all’interno di una lotta e di un movimento di liberazione anticoloniale.
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Questa nostra posizione, come anche la nostra lettura sul 7 ottobre, non è nuova, ma solo ora ha attirato l’attenzione del Ministero dell’Interno, che si sta adoperando per vietare la manifestazione nazionale organizzata per il 5 ottobre a Roma, e del Parlamento, grazie anche a Giovanni Donzelli, deputato della Repubblica e responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, che ha immediatamente presentato un’interrogazione parlamentare, invocando la repressione dell’iniziativa.

Il deputato di Governo ha affermato in un’intervista: «non è solo il fatto che festeggiano l’anniversario del 7 ottobre, ma lo definiscono una giornata rivoluzionaria, dandogli un’accezione POSITIVA».

Che un esponente di Fratelli d’Italia ritenga positiva la parola “rivoluzione” non solo ha dell’incredibile, ma ci ricorda che la parola rivoluzione può avere tanto un significato positivo quanto negativo. In generale un evento è rivoluzionario quando sconvolge lo stato di cose vigenti al punto che non è più possibile ripristinare lo status quo precedente. Il 7 ottobre è per lo Stato coloniale d’Israele l’inizio della peggiore crisi della sua storia, che sancisce il fallimento del diritto internazionale e delle trattative di pacificazione. Israele non potrà mai più ristabilire l’immagine della sua forza a livello interno ed esterno e la sua credibilità internazionale va verso un declino inarrestabile.

Per il popolo palestinese, invece, il 7 ottobre significa una nuova fase della lotta di liberazione. Significa infatti il recupero della lotta armata come strumento politico e l’esercizio concreto del diritto al ritorno. Il popolo palestinese non potrà mai tornare a sedersi come prima al tavolo delle trattative con Israele e le potenze imperialiste, né a fidarsi del diritto internazionale. 

Per il mondo il 7 ottobre è il segno che l’impero euro-atlantico non solo è in crisi, ma minaccia di crollare. Gli Stati Uniti e gli alleati, l’Italia in prima fila, non sono stati in grado di gestire la situazione in Palestina, dimostrandosi dunque incapaci di mantenere l’ordine mondiale e di limitare la guerra.

Consentire a Israele di violare impunemente qualsiasi legge scritta o non scritta, di commettere ogni sorta di crimine ed efferatezza, non solo sta producendo uno dei genocidi più atroci della storia, ma rischia di mettere in pericolo tutto il mondo e di portarlo verso una nuova guerra mondiale. Israele e le potenze imperialiste hanno preso la decisione pericolosa di rendere le controversie internazionali una questione di puri rapporti di forza, forti del loro dominio e dello strapotere bellico.

Calpestando la vita e ogni singolo diritto del popolo palestinese hanno dimostrato che chi non si piega alle angherie dell’Impero, smette di far parte dell’umanità e per tanto non gode più di alcun diritto. Questa per noi palestinesi non è una novità, ma la sintesi di tutta la nostra storia.

Il 7 ottobre rende questa storia visibile, gettando un’ombra pesantissima sulla civiltà occidentale, sulla sua pace, sui pretesi diritti e sulle pretese libertà, ricordando che la civiltà capitalistica, liberale e democratica, si fonda e si mantiene col sangue e le menzogne. Andremo avanti. Manifestare è un diritto: se il Governo vuole vietare la piazza e dire che in Italia non esiste il diritto a manifestare lo faccia e se ne assuma la piena responsabilità politica, noi non ci faremo intimidire. Il 5 ottobre 2024 saremo a Roma per la Palestina libera, per un anno di resistenza e dopo un anno di genocidio.

Giovani Palestinesi d’Italia


https://www.instagram.com/p/DAK_mmeskVN/?igsh=MXR3dDN2Y2tmN2gzMA==
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I media israeliani hanno riferito che il missile yemenita che ha preso di mira Tel Aviv ha costretto due milioni di israeliani, tra cui MK Benny Gantz, a rifugiarsi nei rifugi.

Le forze armate yemenite hanno annunciato oggi di aver condotto un'operazione contro Yafa [Tel Aviv] occupata usando il missile balistico Yemeni Palestine 2 e un'altra operazione contro Askalan occupata usando il drone "Yafa".
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I veri ESSERI UMANI non accettano il discorso all'ONU di un criminale di guerra, assassino di bambini e innocenti.

Una scena drammatica si è verificata oggi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, quando i diplomatici di numerosi Paesi hanno abbandonato la sala in segno di protesta durante il discorso del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, lasciandola quasi vuota.

Quds News Network : https://qudsnen.co/?p=48444
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Edizione odierna di Al-Akhbar: la guerra di sradicamento dell'Occidente

Molti osservatori tentano di interpretare la guerra di "israele" in Libano attraverso la stessa lente di quella di Gaza, vedendola semplicemente come uno spostamento del campo di battaglia a nord. Tuttavia, questo è un grave errore di calcolo. Mentre l'intento di "israele" di distruggere tutto ciò che incontra sul suo cammino è chiaro, le realtà sul campo sono molto diverse. Ciò a cui assistiamo oggi non è un recente cambiamento di strategia, ma la continuazione di un piano ventennale che "israele" non è riuscito a completare nel 2006. Questa guerra non riguarda solo la potenza militare o i sacrifici umani; riguarda lo sradicamento della crescente influenza della resistenza. "israele" non sta solo combattendo per la sua sopravvivenza; sta conducendo una guerra per conto dell'Occidente e dei suoi alleati, che vedono la resistenza non solo come una minaccia militare, ma come un'idea potente che sfida i loro interessi.
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#Breaking

L'israele sionista bombarda la periferia di Beirut con almeno 10 bombe.

Ci troviamo nel centro di Beirut, a 10 km di distanza, e il nostro palazzo trema ancora come se non ci fosse un domani.

https://t.me/Marwa_OsmanLB/3351
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Ultime notizie | Numerose torri residenziali sono state completamente rase al suolo a causa dei bombardamenti israeliani nella periferia meridionale della capitale libanese, Beirut.

La Difesa civile libanese segnala che centinaia di persone risultano disperse sotto le macerie in seguito all'impiego di bombe americane da 2.000 libbre capaci di sfondare bunker da parte di aerei israeliani in questo attacco.

Quds News Network
https://t.me/QudsNen/125030?single
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🇮🇶 Il Segretario generale delle Brigate Sayyed Al-Shuhada nella Resistenza islamica in Iraq, Abu Alaa Al-Walae, durante il suo discorso di oggi 27 settembre 2024 (2/2):
—
Ripetiamo ciò che abbiamo detto nella nostra lettera a Sua Eminenza Sayyed Hassan Nasrallah (possano le sue vittorie continuare), che se tu, Abu Hadi, perderai mille martiri, noi ti forniremo centomila eroi. Questa non è un'esagerazione o un'affermazione illogica.

Non importa quanto il nemico sionista-americano cerchi di dividere l'unità dei campi, noi rimarremo fedeli al suo principio, che ha smantellato la dottrina della deterrenza dell'entità usurpatrice.

Stiamo andando avanti insieme alla salda Gaza, all'eroico Yemen e con Sua Eminenza, il maestro della resistenza, l'asse della sua ruota e l'artefice delle sue vittorie, senza fatica o spossatezza.

I bambini di Gaza, Libano, Yemen e Iraq sono gli affluenti che alimentano i fronti di scontro e sono progetti di jihad e resistenza. Per questo motivo, sono presi di mira dai sionisti senza alcuna considerazione umana.

Avvertiamo la nazione, in particolare i paesi della regione, che il pericolo dell'espansione sionista non avrà un limite e che chiunque oggi creda di essere al sicuro, domani si troverà il fuoco alla porta.

La resistenza ha anticipato i pericoli imminenti e ne ha affrontato le cause, nonostante tutti gli attacchi dell'odio e delle critiche, sia quando sono nate le bande dell'ISIS in Siria, sia quando hanno cominciato ad apparire i tratti del progetto espansionistico sionista.

Ciò che circola attraverso le penne dei sionisti non è vero: la resistenza non vuole appiccare il fuoco contro di noi, ma in realtà cerca di allontanarlo dalle nostre terre.

Le fazioni della resistenza in Iraq hanno sfruttato solo il cinque percento delle loro capacità, e le capacità presenti in Hezbollah e Ansarallah sono presenti anche nelle fazioni della resistenza in Iraq.

Abbiamo espulso gli americani dall'Iraq, umiliati e sconfitti, dopo dieci anni di combattimenti, e li espelleremo di nuovo dall'Iraq, dalla Siria e dall'Asia occidentale, e il sangue di Hajj Qassem e Hajj Abu Mahdi continuerà a perseguitarli.

Se scoppiasse una guerra su vasta scala, affermiamo quanto detto prima, ovvero che gli americani sono ostaggi delle fazioni della resistenza in Iraq e che le capacità della resistenza raggiungerebbero le loro basi nel Golfo e oltre.

Gli interessi americani e "israeliani" in tutta la regione saranno obiettivi legittimi per le fazioni della resistenza, in particolare gli Emirati Arabi Uniti , che consideriamo l'avamposto avanzato dell'entità usurpatrice e la prima linea di attacco.

Resistance News Network
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I sionisti mentono. Vedremo che non c'è stato alcun tentativo di assassinio. Sanno che non possono toccare Seyed Hassan Nasrallah.

Volevano semplicemente una scusa per massacrare centinaia di civili. I media occidentali li aiuteranno a cercare di farla franca con questo crimine senza precedenti.


Seyed Mohammad Marandi

https://twitter.com/s_m_marandi/status/1839703577331155182?t=lueciQZc5nXQVmo_KOmeEA&s=19
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Questo è la prova di dove parte tutto, come la guerra in Iraq.

Sbagliamo a pensare che era proprio il Regno Unito che voleva andare in guerra contro la Russia?
E che nel parlamento britannico abbiano approvato una cosa del genere appena prima dell' attacco al Libano?

Qui si evince chi è a detenere i fili di tutto.


https://youtu.be/vQVMG6_u4TA?si=JBDpFJdtNEmWCCRL
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Forwarded from SilvioDallaTorre (Silvio Dalla Torre)
Per eliminare il capo di Hezbollah (al momento non si sa se l'obiettivo sia stato raggiunto) Israele ha bombardato un quartiere di Beirut. Sette o otto palazzi di dieci piani sono stati rasi al suolo. Non si tratta, del resto, di una novità. L'esercito israeliano ci ha abituato ad imprese del genere.
Quante persone sono state uccise? Trecento? Cinquecento? Mille? Probabilmente non lo sapremo mai. I nostri giornali sono troppo impegnati a parlare di calcio, dell'amante di Sangiuliano e di altri pettegolezzi. Nessuno chiederà a Saviano , a Paolo Giordano, a Emanuele Trevi, a Michele Serra, a Federico Rampini, a tutti quegli intellettuali in servizio permanente presso le televisioni e le gazzette di condannare quanto accaduto. Questi signori hanno esaurito il loro sdegno nel gettare letame sui renitenti al vaccino e sugli amici di Putin.
Nessuno chiederà a Liliana Segre di prendere le distanze dai crimini dello stato di Israele.
E allora, una buona volta è venuto il momento di dirlo: i più spregevoli responsabili delle enormità che avvengono sotto i nostri occhi non sono i governanti israeliani ma quei giornalisti e quegli intellettuali che col loro silenzio le rendono possibili.
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Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
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«PALUDE ANTISEMITA E TERRAPIATTISTA»

Al teatrino dell’ONU, Netanyahu definisce le Nazioni Unite una «casa delle tenebre» e una «palude antisemita e terrapiattista», perché perseguita il povero stato di Israele con risoluzioni ingiuste. 🤡

Diverse delegazioni hanno abbandonato la sala dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in segno di protesta.

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Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
HAARETZ: «ISRAELE RECLUTA AFRICANI RICHIEDENTI ASILO PER OPERAZIONI DI GUERRA»

Il quotidiano israeliano Haaretz denuncia che Israele sta reclutando richiedenti asilo africani per operazioni di guerra di Gaza pericolose per la vita, promettendo loro lo status giuridico permanente (la residenza)

"Il progetto è condotto in modo organizzato, con la guida dei consulenti legali dell'establishment della difesa", scrive il quotidiano.

La “più grande democrazia del Medio Oriente”, mostra ancora una volta la propria disumana immoralità, inducendo a barattare il sangue con la pinocchiesca promessa di una residenza permanente.

Dei richiedenti asilo (in teoria in fuga da violenze, fame e guerre) vengono trascinati in un nuovo inferno, tra l’altro non per difendere eventualmente la loro patria, ma per servire gli interessi malvagi di poteri che li considerano strumenti usa e getta.

È l’ennesimo crimine israeliano contro l'umanità, l’ennesimo marchio d'infamia che peserà per sempre sulle coscienze di chi lo permette.
Non c'è giustificazione, non c'è causa che possa valere il sacrificio di innocenti per una promessa che vale meno di nulla.

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Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
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MELENCHON: «IN CORSO UN GENOCIDIO… SIAMO MORALMENTE RESPONSABILI»

Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise (“La Francia Indomita”), vincitore delle scorse elezioni nazionali francesi e vittima del golpe bianco macroniano, denuncia il genocidio a Gaza, le stragi in Libano e la responsabilità morale collettiva dell’Occidente di fronte a quanto sta accadendo.

Per dirla con le parole dell’immenso Faber:
«Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti
»

Personalmente, fosse anche l’unica e ultima cosa che posso fare, continuerò a denunciare quella massa di criminali.

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Forwarded from Giubbe Rosse
COMUNICATO DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL'AQUILA TOTALMENTE CENSURATO DALLA STAMPA UFFICIALE:

"II Rettore dell'Università degli Studi dell'Aquila Edoardo Alesse esprime, a nome di tutto l'Ateneo, sentimenti di sgomento e di profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Hadi Zaiter, studente UnivAQ morto nei bombardamenti della città libanese di Baallbek, nel sud del Paese, nell'ambito dell'intensificarsi degli scontri tra Israele e Hezbollah.

Hadi aveva 25 anni ed era un nostro studente internazionale, iscritto al secondo anno della laurea magistrale in ingegneria civile. Era andato in Libano alla fine del secondo semestre per fare visita alla famiglia e sarebbe dovuto tornare all'Aquila tra qualche giorno per la ripresa delle lezioni. Era un ragazzo ben voluto da tutti, che si era ambientato molto bene sia nella nostra comunità accademica che in città. Hadi è deceduto a casa sua, e con lui sono morti anche la madre, il padre e due dei suoi tre fratelli.

Mentre piangiamo la sua morte, come Ateneo ci uniamo agli appelli della comunità internazionale affinché cessino immediatamente, in Medio Oriente, tutte le operazioni militari e si torni il prima possibile a percorrere la via del dialogo e delle soluzioni diplomatiche.

Al fratello di Hadi, Ahmed, unico membro superstite della famiglia, giungano le nostre più profonde e sincere condoglianze.

Il Rettore

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🚨🟡🟢 Hezbollah:
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Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso

"Coloro che sacrificherebbero questa vita per l'Aldilà, combattano per la causa di Allah. E chiunque combatta per la causa di Allah, che ottenga il martirio o la vittoria, Noi lo onoreremo con una grande ricompensa".
Questa è la verità di Allah, l'Altissimo, l'Onnipotente.

Sua Eminenza, il Maestro della Resistenza, il servitore giusto, si è schierato dalla parte del suo Signore e, con Sua soddisfazione, si è trasformato in un grande martire, un leader eroico, audace, coraggioso, saggio, perspicace e fedele, unendosi al convoglio di martiri degli eterni e luminosi martiri di Karbala nel divino e fedele viaggio sulle orme dei profeti e degli Imam martiri.

Sua Eminenza Sayyed Hassan Nasrallah, Segretario Generale di Hezbollah, si è unito ai suoi grandi, immortali compagni martiri, il cui cammino ha guidato per quasi trent'anni, guidandoli di vittoria in vittoria. È succeduto al Maestro dei Martiri della Resistenza Islamica nel 1992 fino alla liberazione del Libano nel 2000 e alla gloriosa vittoria divina nel 2006 e a tutte le battaglie d'onore e sacrificio, arrivando alla battaglia di sostegno ed eroismo a sostegno della Palestina, di Gaza e del popolo palestinese oppresso.

Offriamo le nostre condoglianze al Maestro dell'Età (che Allah acceleri la sua ricomparsa), al Guardiano dei musulmani, l'Imam Sayyed Ali Khamenei, che la sua ombra duri, agli stimati studiosi, ai combattenti, ai credenti, alla nazione della resistenza, al nostro paziente e in lotta popolo libanese, all'intera nazione islamica, a tutte le persone libere e oppresse del mondo e alla sua onorevole e paziente famiglia. Ci congratuliamo con Sua Eminenza, il Segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che Allah sia soddisfatto di lui, per aver ricevuto le più alte medaglie divine, la medaglia dell'Imam Hussein (pace su di lui), realizzando i suoi desideri più preziosi e i più alti ranghi di fede e pura convinzione, come martire sulla via verso Al-Quds e la Palestina. Offriamo anche le nostre condoglianze e congratulazioni ai suoi compagni martiri che si sono uniti alla sua pura e sacra processione dopo il perfido raid sionista nel sobborgo meridionale.

La leadership di Hezbollah promette al martire più eccelso, sacro e prezioso del nostro cammino, pieno di sacrifici e martiri, di continuare la sua jihad affrontando il nemico, sostenendo Gaza e la Palestina e difendendo il Libano e il suo popolo saldo e onorevole.

Per gli onorevoli combattenti e gli eroi vittoriosi e trionfanti della Resistenza islamica, siete la fiducia del martirizzato Sayyed, dei suoi fratelli che erano il suo scudo fortificato e il gioiello della corona di eroismo e sacrificio. Il nostro leader, Sua Eminenza, il Sayyed, rimane tra noi con il suo pensiero, spirito, percorso e approccio sacro. Rimanete vincolati al patto di lealtà e impegno per la resistenza e il sacrificio fino alla vittoria.

Sabato 28-9-2024
24 Rabi' al-Awwal 1446 AH
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