Francesca Quibla
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📝 Leggi: La filosofia di Hamas negli scritti di Yahya Sinwar

L'articolo allegato, tradotto da Resistance News Network, è stato originariamente pubblicato in arabo su Babelwad , intitolato "La filosofia di Hamas: politica ed esistenza secondo Yahya Sinwar", di Haneen Odetallah.

L'autore usa il romanzo del leader di Hamas Yahya Sinwar, "Thorns and Carnations", come una lente attraverso cui analizzare la mentalità della resistenza contemporanea, approfondendo temi di autosufficienza, sacrificio e consapevolezza della sicurezza. Odetallah esplora come questi concetti siano radicati negli individui per promuovere l'ascesa politica e la liberazione collettiva, illustrando le dimensioni strategiche ed esistenziali della resistenza e fornendo una prospettiva unica sul quadro ideologico della resistenza.

"I concetti di sacrificio di sé, ascetismo e consapevolezza della sicurezza erano cruciali per la filosofia di resistenza di Yahya Sinwar. La rivolta che culminò il 7 ottobre fu l'applicazione diretta del suo pensiero politico."

https://mondoweiss.net/2024/07/la-filosofia-di-hamas-in-the-writings-of-yahya-sinwar/
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Secondo il sito israeliano Walla, il martirio di Sinwar non è stato il risultato di un assassinio meticolosamente pianificato, ma è avvenuto dopo che egli si è scontrato direttamente con le truppe israeliane dopo averle trovate.

Maggiori dettagli:

Italiano: https://qudsnen.co/?p=49492
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Forwarded from Miracolo a Milano
🗓️📌 Domani, sabato 19 ottobre '24
⏰ Ore 15.30 in Porta Venezia
Milano...

Al fianco della resistenza palestinese e di tutti i popoli in lotta 🔥 Stop al genocidio!
👉 Contro il DDL1660, la criminalizzazione delle lotte, la guerra imperialista e la corsa al riarmo!

https://t.me/canalemiracolomilano
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Alon Mizrahi, un ebreo antisionista che era anche un noto calciatore e allenatore e fuggito da "israele" un mese fa, ha scritto uno splendido elogio funebre per Yahya Sinwar:

È morto di una morte onorevole. La morte di un guerriero, tra i suoi uomini, uno con il suo popolo, in difesa della sua terra contro un intruso genocida, occupante e colonizzatore.

L'ultimo episodio della vita di Sinwar non poteva essere scritto meglio dal drammaturgo più dotato: non in un tunnel, in un bunker segreto, o in un palazzo lontano, e non mentre si impegna in qualche atto indegno. È morto resistendo.
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Se c'è una parola che mi viene in mente per descrivere questo finale, è Hemingwayan. Sembrava una scena di un romanzo di Hemingway sulla Palestina (non ho dubbi su chi Hemingway sosterrebbe in questo conflitto).

Vedendolo, mi è venuto in mente il finale di Per chi suona la campana, con i ribelli che mantengono posizioni su una collina con i fascisti che si avvicinano con aerei e mitragliatrici, sapendo che non hanno possibilità di sopravvivere.

Nei suoi ultimi istanti, Sinwar sapeva che era tutto per lui. Ma non si è rotto. Un orgoglioso palestinese, Gazan e musulmano fino al suo ultimo respiro.
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È nato nel 1962 a Khan Yunis da una famiglia di rifugiati del 1948 di Al-Majdal; aveva 5 anni quando Israele ha occupato Gaza, e non ha mai lasciato andare fino ad oggi (ma lo farà, alla fine).

Nel suo ultimo atto di sfida, ha lanciato alcuni detriti contro un drone dell'IDF, e mi è venuto da pensare: lui, da ragazzino, ha lanciato sassi anche ai soldati dell'IDF a Gaza?
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Quello che quel profugo che ha trascorso 22 anni in una prigione israeliana è iniziato il 7 ottobre cambierà definitivamente la storia mondiale. Il processo è solo nelle sue fasi iniziali.

Questo elogio funebre ha avuto 272,5.000 visualizzazioni finora.
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Forwarded from Rubio feat Rubio
#Dismantle_israel_now 🇵🇸✌🏾
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Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
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COLPITA LA RESIDENZA DI NETANYAHU

Un drone lanciato dal Libano avrebbe colpito poco fa la residenza di Netanyahu a Cesarea.

Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth scrive che il drone ha volato per circa 70 chilometri dal Libano e ha colpito direttamente l’edificio a Cesarea mentre sarebbero volati frammenti anche su un edificio vicino.

Grande dispiegamento delle forze di polizia israeliane giunte sul luogo impediscono ai passanti di avvicinarsi.

Yedioth Ahronoth scrive che l'ufficio di Netanyahu rifiuta di rivelare la posizione del Primo Ministro al momento dell'esplosione della marcia a Cesarea.

Alcuni canali arabi si spingono a dire che il primo ministro sarebbe rimasto ucciso, ma al momento si tratta di notizie non confermate.

👉👉🏻 https://t.me/roccocantautore
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Forwarded from Rubio feat Rubio
“Oggi ricordiamo Serena Shim di @PressTV, giornalista libanese-americana, scomparsa il 19 ottobre 2014 in circostanze a dir poco misteriose. Serena aveva scoperto e denunciato una verità che molti volevano seppellire: il contrabbando di terroristi di Al-Qaeda dalla Turchia alla Siria, nascosti su camion dell'OMS, per portare devastazione a una nazione. Il suo lavoro ha messo in evidenza come i potenti manipolino le narrazioni e usino fronti umanitari per nascondere le loro azioni.

Il coraggio di Serena è in netto contrasto con il silenzio di molti oggi. In un momento in cui i potenti cercano di cancellare le voci e distorcere i fatti, onoriamo la sua memoria condividendo le storie che l'impero vuole sopprimere. Ricordiamo che la verità è la prima vittima della guerra e che dobbiamo tenerla viva, per Serena, per i giornalisti sotto tiro e per tutti coloro che soffrono in silenzio.”

#MarwaOsman 🇵🇸✌🏾🇱🇧
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Non una Notizie di prima pagina
E c'è l'intervista
con il padre del bel ragazzo
Shaban
che è divorato dalle fiamme di un incendio.
il ragazzo non è arrivato in prima pagina
anche se lo abbiamo visto tutti in fiamme
come un paziente nel suo letto,
la nuca, le mani alzate,
la linea IV e la tenda in fiamme.
La tenda che hanno dato per tutti.
Lo abbiamo visto inghiottito dalle fiamme,
il ragazzo che parlava dei suoi sogni,
il ragazzo che se n'era andato
pochi giorni prima del ventesimo compleanno.
Abbiamo sentito il fuoco scoppiettare,
le bombole di ossigeno esplodere,
le urla mentre gli spettatori
Impotenti lo guardavano bruciare.
Lo guardavamo frenetici,
cercando di spegnere le fiamme con secchi d'acqua semivuoti.
Osservammo i suoi movimenti lenti.
Circondato da bianco e arancione e giallo e nero.
Il padre spiega
come suo figlio non fosse solo suo figlio.
Era suo figlio, suo fratello,
il suo migliore amico,
la sua luce splendente,
il suo tutto.
Il suo ragazzo che meritava tutte le cose buone del mondo,
che conosceva il Corano a memoria,
che era in cima alla sua classe di ingegneria del software.
Il padre,
la cui testa è fasciata,
il suo volto pieno di vesciche coperte di creme,
dice che era illeso.
La sua voce gracchia dal fumo che ha inalato.
Dice che pensava di aver visto Shaban sveglio
quella terribile notte mentre gli altri dormivano.
Pensava che sarebbe riuscito a fuggire,
a salvarsi.
Si precipitò a salvare gli altri suoi figli mentre dormivano.
Dice che una palla di fuoco dalle profondità dell'inferno ruggì tra loro,
tra lui e Shaban.
Dice che l'ultima cosa che vide di lui vivo,
la sua mano destra era in fiamme,
era suo figlio seduto sul letto,
la pelle che si scioglieva,
alzando il dito indice.
Un solo Dio. Recitava
Ripete le ultime parole che ha detto al suo amato
Perdonami,
O figlio mio,
Perdonami.
Non posso salvarti.
Non posso fare niente.

di Abeer Ameer 17 ottobre 2024
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Forwarded from Marwa Osman/MidEaStream
Someone set a goal to return the "settlers" of the north to their "homes" on stolen Palestinian land, only to find himself displaced from his own. Whoever got Netanyahu up the tree should help him climb down.
Or just cut the damn tree.
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L’ultimo atto di Yahya Sinwar è un nuovo capitolo dell’epica palestinese

Ferito a morte, dopo aver dato ordine ai suoi uomini di lasciarlo lì per mettersi in salvo, in mimetica, seduto in su una poltrona in una delle tante case di Gaza sventrate dalla furia delle bombe israeliane, Yahya Sinwar come ultimo atto scaglia la più primordiale delle armi contro un modernissimo drone. La sua figura si staglia con una forza quasi mitologica, incarnando l’immagine di un Davide contemporaneo contro il Golia tecnologico. La sua morte non è solo un evento; è un simbolo potente, un capitolo doloroso nella lunga narrazione di un popolo in lotta per la propria liberazione.

I filmati ci restituiscono l’immagine di un Sinwar combattente tra i suoi uomini, armato di pistola in una mano e tasbih nell’altra, le fotografie del suo cadavere ricordano quelle di un altro rivoluzionario iconico, Che Guevara, entrambi uccisi dall’imperialismo entrambi diventati potenti di resistenza contro un oppressore soverchiante.

La morte di Abu Ibrahim distrugge in pochi attimi la propaganda sionista che voleva i leader della resistenza lontani dal campo di battaglia, protetti da centinaia di combattenti o addirittura fuggiti mentre il popolo soffre le conseguenze delle loro decisioni politiche. Già lo sterminio dell’intera famiglia di Ismail Haniyeh e poi il suo omicidio aveva mostrato quanto fosse falso il racconto della leadership della resistenza al sicuro nei lussuosi hotel di Doha. Questa prossimità al pericolo e alla sofferenza dei suoi compatrioti ha rafforzato la sua figura di leader non solo nella narrazione palestinese ma anche nell’immaginario collettivo internazionale.

La sua morte, descritta come un atto di sacrificio supremo, si inserisce nella tradizione dei martiri della resistenza palestinese. Sinwar, come ha espresso in vita, non ha mai temuto il martirio; anzi, lo ha cercato come culmine della sua lotta. In questo contesto, la sua uccisione non segna una sconfitta ma un’ulteriore testimonianza dell’immutabile volontà di resistenza del popolo palestinese.

La morte di Sinwar si aggiunge alla serie di perdite significative per la causa palestinese, come quelle di Ahmed Yassin e Abdel Aziz al-Rantisi, anch’essi uccisi ma mai dimenticati, trasformati in martiri e simboli di resistenza continua.

La resistenza palestinese, come sottolinea la vita e la morte di Sinwar, non è ancorata ai desideri personali dei suoi leader ma è radicata profondamente nell’oppressione subita. Questa lotta non è solamente politica o territoriale; è un conflitto profondamente umano e esistenziale, dove ogni sacrificio personale si dissolve nel più ampio obiettivo di liberazione.

Non ci troviamo quindi di fronte alla fine dell’epopea palestinese, ci troviamo di fronte alla scrittura di un nuovo capitolo della resistenza contro il più duro dei progetti coloniali e suprematisti. In questo dramma, la figura di Sinwar si eleva da una leadership politica a un simbolo epico di resistenza e sacrificio rafforzando l’epopea di un popolo in lotta per la libertà e divenendo un emblema universale di fede, coerenza e coraggio

https://www.laluce.news/2024/10/19/lultimo-atto-di-yahya-sinwar-e-un-nuovo-capitolo-dellepica-palestinese/
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Forwarded from Controllo Globale
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🇮🇱 Netanyahu ha rilasciato un video dopo che un #drone di #Hezbollah ha colpito la sua casa a #Cesarea: "Niente ci fermerà".

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