Domani sarò in diretta sul canale di Becciolini Network dalle 8.30 alle 9.30.
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MACRON: la CADUTA degli DEI? | Il Punt🔴 di Vista di Matteo BRANDI
Notizie e approfondimenti sui fatti del giorno, commentati senza censura. Partecipazione del pubblico in diretta.
📌 TEMI DEL GIORNO:
🔎 MACRON: LA CADUTA DEGLI DEI?
🔎 NOTIZIE VARIE
🗣 DOMANDE DEL PUBBLICO
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👉🗣 Per intervenire in diretta…
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Un aneddoto su cosa voglia dire fare impresa in Italia.
Nel corso di questa settimana ai titolari di centinaia di migliaia di aziende è arrivata una PEC minatoria dall'Agenzia delle Entrate che segnala la rilevazione di un'anomalia con la dichiarazione dei redditi dello scorso anno. Perché parliamo di email minatoria? Molto semplice: perché a riceverla non sono state soltanto realtà rimaste indietro con il versamento di qualche imposta ma imprese di ogni genere, di qualsiasi dimensione e in qualsiasi condizione fiscale (persino alcune che nel 2023 non esistevano proprio). Insomma, questi messaggi intimidatori sono stati spediti letteralmente a pioggia, con il raffinato criterio del 'ndo cojo, cojo.
Questa cosa si chiama TERRORISMO FISCALE.
E ora qualcuno potrebbe chiedersi come mai sia stata fatta un'operazione di questa portata. Anche qui la risposta è molto semplice: l'obiettivo è spingere quanti più possibili ad aderire al Concordato Preventivo Biennale. Per chi non fosse pratico, il CPB dovrebbe essere una sorta di accordo fra contribuente e Agenzia delle Entrate nel quale, in teoria, l'Agenzia effettua una proposta di imposizione fiscale sulla base dei dati storici a disposizione e il contribuente può scegliere se aderire o meno. Questo in teoria, perché in pratica si tratta di un semplice ricatto: se l'impresa non accetta la stima proposta dall'Agenzia su quanto dovrà versare nel corso di un biennio (indipendentemente da quanto effettivamente fatturerà), finisce in un girone dantesco di accertamenti e controlli fiscali.
Purtroppo non stiamo parlando di una novità: già qualche mese fa, alla presentazione del CPB, gli scagnozzi ministeriali avevano fatto intendere che la mancata adesione avrebbe fatto scattare dei "controlli aggiuntivi e specifici" su base completamente arbitraria. Tradotto: cari imprenditori, da oggi vi riteniamo tutti evasori fino a prova contraria. E chi se ne frega se siamo in una crisi economica che ha messo in difficolta le nostre piccole e medie imprese: vi spremeremo comunque fino all'ultimo centesimo.
Capite cosa significa fare impresa in Italia? Non si tratta soltanto di avere a che fare con una burocrazia infernale, ma proprio di vivere con una costante spada di Damocle sopra la testa. O accetti di farti taglieggiare dallo Stato, impegnandoti a versare cifre che non sai neppure se riuscirai a incassare, o diventi un evasore fino a prova contraria. Tutto questo naturalmente vale per le PMI, perché se invece si parla dei colossi che possono permettersi uno squadrone di commercialisti l'Unione europea mette a disposizione mille espedienti per eludere il fisco a norma di legge.
Che al Governo ci sia il PD o che ci siano i "patrioti" che in campagna elettorale cianciano di flat tax, il paradigma a cui si rifà lo Stato italiano quando c'è da batter cassa è sempre lo stesso: forte con i deboli e debole con i forti. Così vanno le cose nello Stato-maestrina.
Ludovico Vicino
Pro Italia - Segreteria Nazionale
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Nel corso di questa settimana ai titolari di centinaia di migliaia di aziende è arrivata una PEC minatoria dall'Agenzia delle Entrate che segnala la rilevazione di un'anomalia con la dichiarazione dei redditi dello scorso anno. Perché parliamo di email minatoria? Molto semplice: perché a riceverla non sono state soltanto realtà rimaste indietro con il versamento di qualche imposta ma imprese di ogni genere, di qualsiasi dimensione e in qualsiasi condizione fiscale (persino alcune che nel 2023 non esistevano proprio). Insomma, questi messaggi intimidatori sono stati spediti letteralmente a pioggia, con il raffinato criterio del 'ndo cojo, cojo.
Questa cosa si chiama TERRORISMO FISCALE.
E ora qualcuno potrebbe chiedersi come mai sia stata fatta un'operazione di questa portata. Anche qui la risposta è molto semplice: l'obiettivo è spingere quanti più possibili ad aderire al Concordato Preventivo Biennale. Per chi non fosse pratico, il CPB dovrebbe essere una sorta di accordo fra contribuente e Agenzia delle Entrate nel quale, in teoria, l'Agenzia effettua una proposta di imposizione fiscale sulla base dei dati storici a disposizione e il contribuente può scegliere se aderire o meno. Questo in teoria, perché in pratica si tratta di un semplice ricatto: se l'impresa non accetta la stima proposta dall'Agenzia su quanto dovrà versare nel corso di un biennio (indipendentemente da quanto effettivamente fatturerà), finisce in un girone dantesco di accertamenti e controlli fiscali.
Purtroppo non stiamo parlando di una novità: già qualche mese fa, alla presentazione del CPB, gli scagnozzi ministeriali avevano fatto intendere che la mancata adesione avrebbe fatto scattare dei "controlli aggiuntivi e specifici" su base completamente arbitraria. Tradotto: cari imprenditori, da oggi vi riteniamo tutti evasori fino a prova contraria. E chi se ne frega se siamo in una crisi economica che ha messo in difficolta le nostre piccole e medie imprese: vi spremeremo comunque fino all'ultimo centesimo.
Capite cosa significa fare impresa in Italia? Non si tratta soltanto di avere a che fare con una burocrazia infernale, ma proprio di vivere con una costante spada di Damocle sopra la testa. O accetti di farti taglieggiare dallo Stato, impegnandoti a versare cifre che non sai neppure se riuscirai a incassare, o diventi un evasore fino a prova contraria. Tutto questo naturalmente vale per le PMI, perché se invece si parla dei colossi che possono permettersi uno squadrone di commercialisti l'Unione europea mette a disposizione mille espedienti per eludere il fisco a norma di legge.
Che al Governo ci sia il PD o che ci siano i "patrioti" che in campagna elettorale cianciano di flat tax, il paradigma a cui si rifà lo Stato italiano quando c'è da batter cassa è sempre lo stesso: forte con i deboli e debole con i forti. Così vanno le cose nello Stato-maestrina.
Ludovico Vicino
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Tutta la storia della Sanità Pubblica italiana, dall'Ottocento ai giorni nostri. Innovazioni, errori, progressi e degenerazioni: dalla mutua al SSN, dalle USL alle ASL fino alle recenti privatizzazioni.
Un documentario che offre una prospettiva storica sullo stato della sanità in Italia. E di ciò che va fatto per risollevarla.
A cura di Giacomo Del Pio Luogo e Camilla Pini, della nostra sezione di Treviso.
https://www.youtube.com/watch?v=aY6tF6n6jWg
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La storia della Sanità italiana - Dalla nascita al declino
Tutta la storia della Sanità Pubblica italiana, dall'Ottocento ai giorni nostri. Innovazioni, errori, progressi e degenerazioni: dalla mutua al SSN, dalle USL alle ASL fino alle recenti privatizzazioni.
Un documentario che offre una prospettiva storica sullo…
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Forwarded from Martina Pastorelli
In Romania elezioni cancellate perché si profilava un esito sgradito al Deep State.
Il processo sovversivo sta accelerando
Il processo sovversivo sta accelerando
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
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Personaggi come Landini rappresentano perfettamente il tradimento dei grandi sindacati ai danni dei lavoratori italiani. In Italia sono passate le peggiori politiche di austerità, ma chi doveva fare qualcosa è rimasto in silenzio. O è stato complice.
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Bellissimo incontro ieri sera a Rimini in compagnia di Matteo Montevecchi, Adolfo Morganti e Don Luca Bernardi: la battaglia per riprenderci il senso delle nostre vite è la sfida di questa generazione.
Grazie a tutti i nostri militanti romagnoli e, in particolare, a Giorgia Celestre, segretario della nostra sezione di Rimini, per aver reso possibile questa serata.
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Pare che i ribelli jihadisti anti-Assad (tagliagole, in una parola) siano arrivati alla periferia di Damasco.
E l'esercito israeliano pare pronto al crollo delle armate governative siriane. Lavrov ha assicurato il sostegno russo ad Assad.
Situazione molto delicata. Come non mai. E ad Ankara sorridono soddisfatti.
E l'esercito israeliano pare pronto al crollo delle armate governative siriane. Lavrov ha assicurato il sostegno russo ad Assad.
Situazione molto delicata. Come non mai. E ad Ankara sorridono soddisfatti.
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Guardate una cartina di come appariva l'Impero Ottomano alla fine del XVII secolo, al momento della sua massima espansione.
Perché è utile averla davanti? Perché oggi la Turchia è attiva, politicamente e militarmente, proprio in quelle aree che una volta erano sotto il controllo della Sublime Porta: il Mar Nero, i Balcani, la Siria, la Libia, il Corno d'Africa.
Noi di Pro Italia lo diciamo da quando siamo nati: occhio ai turchi!
Ankara ha garantito un sostegno decisivo all'offensiva lampo delle armate jihadiste di Tahrir al-Sham contro l'esercito governativo siriano di Assad, ormai circondato a Damasco. A fronte di questa vittoria strategica, le controparti (Mosca e Teheran) sono state indotte a trovare un accordo per una transizione meno brusca verso il nuovo ordinamento: tramonta la Siria alauita, sorge la Siria sunnita filo-Turca.
È un altro passo in quella che è, a tutti gli effetti, una stagione neo-ottomana. Una traiettoria che Erdogan continuerà a perseguire per un cambio definitivo di paradigma, non solo nel Mediterraneo orientale.
Per anni i turchi hanno sfruttato con cinismo la loro adesione alla Nato per rafforzarsi, proponendosi come riferimento mediorientale per gli interessi americani salvo poi acquisire tanto peso da poter arrivare a giocare su più tavoli contemporaneamente: da Kazan a Washington, da Kiev a Nuova Delhi. Il tutto usando ogni arma disponibile: la minaccia militare, il ricatto dei flussi migratori, il controllo degli snodi energetici. Sempre mantenendo una chiara visione del futuro, irrorata da una forte consapevolezza delle proprie radici. Insomma, l'esatto contrario di quello che sta facendo l'Italia, convinta che uscire dalla Storia sia la scorciatoia verso il futuro e non, invece, la via più veloce per il baratro.
Eppure potremmo essere proprio noi italiani a poter giocare un ruolo decisivo nell'arginare e controbilanciare la mezzaluna turca. Ce lo suggerisce la geografia, ce lo conferma la storia. Ma per farlo è necessario rinforzare in maniera massiccia la nostra presenza nel Mediterraneo, il mare del nostro destino. Oppure possiamo anche restarcene inerti ad aspettare che la soluzione venga dai geni seduti a Bruxelles. D'altronde, pare proprio che funzioni... No?
Pro Italia
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Perché è utile averla davanti? Perché oggi la Turchia è attiva, politicamente e militarmente, proprio in quelle aree che una volta erano sotto il controllo della Sublime Porta: il Mar Nero, i Balcani, la Siria, la Libia, il Corno d'Africa.
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Ankara ha garantito un sostegno decisivo all'offensiva lampo delle armate jihadiste di Tahrir al-Sham contro l'esercito governativo siriano di Assad, ormai circondato a Damasco. A fronte di questa vittoria strategica, le controparti (Mosca e Teheran) sono state indotte a trovare un accordo per una transizione meno brusca verso il nuovo ordinamento: tramonta la Siria alauita, sorge la Siria sunnita filo-Turca.
È un altro passo in quella che è, a tutti gli effetti, una stagione neo-ottomana. Una traiettoria che Erdogan continuerà a perseguire per un cambio definitivo di paradigma, non solo nel Mediterraneo orientale.
Per anni i turchi hanno sfruttato con cinismo la loro adesione alla Nato per rafforzarsi, proponendosi come riferimento mediorientale per gli interessi americani salvo poi acquisire tanto peso da poter arrivare a giocare su più tavoli contemporaneamente: da Kazan a Washington, da Kiev a Nuova Delhi. Il tutto usando ogni arma disponibile: la minaccia militare, il ricatto dei flussi migratori, il controllo degli snodi energetici. Sempre mantenendo una chiara visione del futuro, irrorata da una forte consapevolezza delle proprie radici. Insomma, l'esatto contrario di quello che sta facendo l'Italia, convinta che uscire dalla Storia sia la scorciatoia verso il futuro e non, invece, la via più veloce per il baratro.
Eppure potremmo essere proprio noi italiani a poter giocare un ruolo decisivo nell'arginare e controbilanciare la mezzaluna turca. Ce lo suggerisce la geografia, ce lo conferma la storia. Ma per farlo è necessario rinforzare in maniera massiccia la nostra presenza nel Mediterraneo, il mare del nostro destino. Oppure possiamo anche restarcene inerti ad aspettare che la soluzione venga dai geni seduti a Bruxelles. D'altronde, pare proprio che funzioni... No?
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La Siria verrà probabilmente smembrata in zone di competenza. Un po' come la Libia, che sulla cartina appare ancora come una nazione unita, ma sul terreno è divisa in almeno tre parti in lotta: Cirenaica, Tripolitania e Fezzan.
Non è escluso che qualcuno possa rivendicare persino qualche acquisizione territoriale o delle "zone cuscinetto", di fatto estensioni dei confini del più forte.
Damasco è stata messa sul bancone di un macellaio e sacrificata sull'altare di altri equilibri e di nuovi tavoli negoziali.
Quello che mi pare evidente, ancora una volta, è l'inconsistenza totale di chi propone una analisi del mondo semplicistica, dove personaggi come Putin o Trump agirebbero come paladini dei popoli liberi.
Basta con queste fesserie. Esistono, oggi come sempre, gli interessi nazionali. C'è chi li difende e chi no. È un gioco cinico, spietato, brutale. Con tre regole precise:
- Se non sai chi sei, sei fottuto.
- Se non sai cosa vuoi, sei fottuto.
- Se speri nei salvatori esterni, ti fotti da solo.
I trattati che in troppi invocano sono, a conti fatti, pezzi di carta: si fanno e si disfanno in un attimo. E il ferro continua a pesare più dell'oro, con buona pace di chi non riesce a disincagliarsi dalla visione economicistica delle cose.
Prendere coscienza di questo significa responsabilizzarci. Significa crescere e diventare adulti, come individui e come nazione. Capendo finalmente che il destino è nelle nostre mani e l'abilità sta nel cogliere, sfruttare o innestare le opportunità che le congiunture internazionali offrono di volta in volta.
Lo si può fare in Italia, oggi, con questa classe dirigente? No. Dunque ne va costruita una nuova.
Sic et simpliciter.
Matteo Brandi
Pro Italia - Segreteria Nazionale
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Non è escluso che qualcuno possa rivendicare persino qualche acquisizione territoriale o delle "zone cuscinetto", di fatto estensioni dei confini del più forte.
Damasco è stata messa sul bancone di un macellaio e sacrificata sull'altare di altri equilibri e di nuovi tavoli negoziali.
Quello che mi pare evidente, ancora una volta, è l'inconsistenza totale di chi propone una analisi del mondo semplicistica, dove personaggi come Putin o Trump agirebbero come paladini dei popoli liberi.
Basta con queste fesserie. Esistono, oggi come sempre, gli interessi nazionali. C'è chi li difende e chi no. È un gioco cinico, spietato, brutale. Con tre regole precise:
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I trattati che in troppi invocano sono, a conti fatti, pezzi di carta: si fanno e si disfanno in un attimo. E il ferro continua a pesare più dell'oro, con buona pace di chi non riesce a disincagliarsi dalla visione economicistica delle cose.
Prendere coscienza di questo significa responsabilizzarci. Significa crescere e diventare adulti, come individui e come nazione. Capendo finalmente che il destino è nelle nostre mani e l'abilità sta nel cogliere, sfruttare o innestare le opportunità che le congiunture internazionali offrono di volta in volta.
Lo si può fare in Italia, oggi, con questa classe dirigente? No. Dunque ne va costruita una nuova.
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L'Agenzia delle Entrate sta bombardando di PEC minatorie milioni di imprese italiane. Quelli che dicevano di voler combattere il pizzo di Stato ora che sono al governo ricorrono al terrorismo fiscale.
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Non se ne può più: ne stanno inventando un'altra per spremere ancora di più chi ha la grave colpa di usare l'auto per andare a lavorare. Chissà quale sarà stavolta la percentuale del bottino che andrà alle aziende che svilupperanno questo sistema.
Basta con le tasse occulte!
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I progressisti continuano a esultare per la caduta di Assad e sostengono che adesso la Siria possa diventare un Paese al 100% libero e democratico.
Ah però, interessante. Allora adesso ci aspettiamo che le forze progressiste smettano di riconoscere lo status di rifugiati agli immigrati siriani e che comincino a fare pressione perché vengano rimandati indietro immediatamente. Nessun problema, vero?
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Ah però, interessante. Allora adesso ci aspettiamo che le forze progressiste smettano di riconoscere lo status di rifugiati agli immigrati siriani e che comincino a fare pressione perché vengano rimandati indietro immediatamente. Nessun problema, vero?
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Oggi Repubblica sta dando il meglio di sé. Secondo voi per "specializzazione in e-government" intendono che era quello che negli anni scorsi controllava a distanza i prigionieri nelle celle e ne pubblicava su internet i video delle torture?
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CADE ASSAD E ORA... OCCHIO AI TURCHI!
In Siria sono stati proprio i turchi a fornire un sostegno decisivo all'offensiva lampo delle armate jihadiste di Tahrir al-Sham contro l'esercito governativo di Assad. Da anni ormai Ankara porta avanti una politica neo-ottomana che punta ad espandere la zona d'influenza turca, seguendo i confini dell'impero perduto.
È arrivato il momento di prendere atto che oggi, più che mai, sono i popoli che sanno cosa vogliono a fare la Storia.
https://youtu.be/LX1E7NmkZ6U
In Siria sono stati proprio i turchi a fornire un sostegno decisivo all'offensiva lampo delle armate jihadiste di Tahrir al-Sham contro l'esercito governativo di Assad. Da anni ormai Ankara porta avanti una politica neo-ottomana che punta ad espandere la zona d'influenza turca, seguendo i confini dell'impero perduto.
È arrivato il momento di prendere atto che oggi, più che mai, sono i popoli che sanno cosa vogliono a fare la Storia.
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Dietro la caduta repentina di Assad c'è anche e soprattutto la mano turca. Da anni, ormai, Ankara porta avanti una politica chiaramente neo-ottomana. Con ogni mezzo possibile.
Poche chiacchiere: i turchi sanno chi sono e sanno cosa vogliono. E noi?
Analisi di Matteo Brandi, della segreteria nazionale di Pro Italia.
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Poche chiacchiere: i turchi sanno chi sono e sanno cosa vogliono. E noi?
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Venendo da sinistra, ho sotto sotto sempre sperato che quel mondo avesse ancora qualcosa da offrire alla costruzione di una alternativa forte. Parlo, ovviamente, della galassia del rosso antisistema.
Più passa il tempo, più mi rendo conto di come questa speranza sia vana. Il dissenso di sinistra sfoggia buoni analisti economici e anche discreti osservatori delle dinamiche internazionali, ma alla fine si palesano sempre tre ostacoli insormontabili:
1) La visione materialista. Quando non si riconosce nulla di assoluto al di sopra del potere, si aprono le porte al relativismo estremo. Leggere la Storia solo sotto l'ottica della lotta di classe o dell'economia, considerando in fondo "sovrastrutture" cose come la tradizione, l'identità e persino la bellezza, porta a non cogliere il vuoto esistenziale di quest'epoca. Non è un caso che il wokismo (l'ideologia più malata mai apparsa sulla faccia della terra) abbia sfondato a sinistra. Penetrando come un coltello nel burro.
2) L'antifascismo eterno. Sentirmi dare del fascista dal piddino medio è per me una medaglia al valore, sia chiaro. Ma è inutile nasconderlo: la fissa della lotta al fascismo eterno di echiana memoria non è appannaggio solo della Schlein di turno. È una tara mentale ben presente anche nella sinistra antisistema. Con varie sfumature, ovvio, ma alla fine vieni a scoprire che sei considerato "fascio" perché proponi una postura italiana diversa dalla passività. Tu gli parli di proiezione strategica e quelli già ti vedono affacciato a Piazza Venezia. Tu gli parli di radici e quelli già vedono fasci littori. È più forte di loro.
3) La falce e i martello. Ho sentito una marea di gente che si dichiara pronta a superare la vecchia dicotomia "destra-sinistra". A parole. Tutti hanno le proprie idee di riferimento, per carità, ma basta prenderci in giro: chi sfoggia la stella rossa vuole e vorrà sempre quella roba là. Ci sono eccezioni? Certo, e confermano la regola. Quando si arriva a toccare argomenti come i limiti dello Stato, l'individuo o la proprietà privata, ecco che si innalzano bastioni. Come se l'alternativa fosse solo quel pazzo di Javier Milei. "O così, o Pomì" diceva una vecchia pubblicità di un passato di pomodori. Ecco.
Conosco personalmente ottimi elementi che provengono dal mondo in esame. E, non a caso, hanno tutti un piglio identitario e un debole per la Storia. Lavorare con loro è sempre proficuo e ci si intende alla grande.
Sul resto, prendo atto della realtà.
Matteo Brandi
Pro Italia - Segreteria Nazionale
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Più passa il tempo, più mi rendo conto di come questa speranza sia vana. Il dissenso di sinistra sfoggia buoni analisti economici e anche discreti osservatori delle dinamiche internazionali, ma alla fine si palesano sempre tre ostacoli insormontabili:
1) La visione materialista. Quando non si riconosce nulla di assoluto al di sopra del potere, si aprono le porte al relativismo estremo. Leggere la Storia solo sotto l'ottica della lotta di classe o dell'economia, considerando in fondo "sovrastrutture" cose come la tradizione, l'identità e persino la bellezza, porta a non cogliere il vuoto esistenziale di quest'epoca. Non è un caso che il wokismo (l'ideologia più malata mai apparsa sulla faccia della terra) abbia sfondato a sinistra. Penetrando come un coltello nel burro.
2) L'antifascismo eterno. Sentirmi dare del fascista dal piddino medio è per me una medaglia al valore, sia chiaro. Ma è inutile nasconderlo: la fissa della lotta al fascismo eterno di echiana memoria non è appannaggio solo della Schlein di turno. È una tara mentale ben presente anche nella sinistra antisistema. Con varie sfumature, ovvio, ma alla fine vieni a scoprire che sei considerato "fascio" perché proponi una postura italiana diversa dalla passività. Tu gli parli di proiezione strategica e quelli già ti vedono affacciato a Piazza Venezia. Tu gli parli di radici e quelli già vedono fasci littori. È più forte di loro.
3) La falce e i martello. Ho sentito una marea di gente che si dichiara pronta a superare la vecchia dicotomia "destra-sinistra". A parole. Tutti hanno le proprie idee di riferimento, per carità, ma basta prenderci in giro: chi sfoggia la stella rossa vuole e vorrà sempre quella roba là. Ci sono eccezioni? Certo, e confermano la regola. Quando si arriva a toccare argomenti come i limiti dello Stato, l'individuo o la proprietà privata, ecco che si innalzano bastioni. Come se l'alternativa fosse solo quel pazzo di Javier Milei. "O così, o Pomì" diceva una vecchia pubblicità di un passato di pomodori. Ecco.
Conosco personalmente ottimi elementi che provengono dal mondo in esame. E, non a caso, hanno tutti un piglio identitario e un debole per la Storia. Lavorare con loro è sempre proficuo e ci si intende alla grande.
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