Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Cosa direbbero i nostri avi morti nella Grande Guerra di fronte all'Italia odierna, dove c'è chi disprezza il tricolore e sogna di svendere la cittadinanza italiana?
Per fortuna, ci sono ancora italiani fieri e consapevoli di sé.

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Anche il Piave mormora deciso il suo NO alla cittadinanza facile.

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Sapete come si chiama lo "studente milanese" legato all'Isis, beccato con tutto l'occorrente per fabbricare ordigni artigianali? No, non si chiama "Andrea Brambilla" o "Giorgio Fumagalli". Si chiama "Mohamed Ghonim" e - guarda un po' - è un egiziano di vent'anni.

Ovviamente questa "imprecisione" giornalistica è del tutto casuale, non ha nulla di ideologico. Macché.

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Siamo in piazza per il No alla cittadinanza facile.

Ci si avvicina una coppia di mezza età che sprizza Repubblica da tutti i pori. Lei ha una faccia sconvolta, lui ci guarda contrariato e dichiara tutto orgoglioso "Io sono per l'integrazione!"
"Anche noi" gli rispondo, "ma la reale integrazione richiede tempo."
"Ma no" ribatte lui, tirando fuori lo smartphone "ora con questi è tutto più veloce."

In pratica per gli immigrazionisti la cittadinanza è un pacco Amazon. Non ci sorprende.

Poi ci si avvicina una signora georgiana che ci racconta "ho dovuto aspettare 13 anni per avere la cittadinanza italiana, ma è giusto che questa non venga data facilmente. Fate bene."

E infine un rumeno seduto a pochi passi dal banchetto, aiutandoci a smontare la struttura, ci confida "sono vent'anni che vivo in Italia ma non voglio la cittadinanza italiana, resto rumeno."

A questo serve stare sul territorio: a guardare in faccia la realtà, in tutta la sua complessità. Questa è la strada che abbiamo scelto in Pro Italia.

Viva l'Italia e chi la ama.

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Domenica di gazebo e volantinaggi in piazza per dire NO alla follia della cittadinanza facile.

Siamo in prima linea 🚀

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Dopo un anno e mezzo di massacro di civili a Gaza, l'esercito israeliano continua imperterrito a raccontare di aver colpito "terroristi chiave" ogni volta che bombarda una scuola o un ospedale.

Sapete perché lo fanno?

Perché le classi politiche occidentali sono piene di servi pronti a crederci senza sprezzo del ridicolo.

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Questo sabato, alle ore 12, per la rubrica "Ritorno a Esperia" su NoLimitsRadio racconterò la Disfida di Barletta ❤️ Continua il nostro viaggio alla scoperta dell'Italia da un punto di vista nuovo.
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Il bulletto che prima ha pisciato sulla porta del garage di questo signore veneto e che poi lo ha aggredito è un tipicissimo esemplare di "italiano di seconda generazione".

Altro che ridurre i tempi per acquisire la cittadinanza: in Italia avremmo bisogno di toglierla a gente che non l'avrebbe mai dovuta ottenere.

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Ai globalisti la realtà fa malissimo. Li fa letteralmente impazzire.

Perché per loro esistono categorie che devono agire come figuranti, nel loro mondo arcobalenoso: l'immigrato deve strillare al razzismo degli italiani, l'omosessuale deve continuamente denunciare discriminazioni, la donna non può che sentirsi sottomessa.

Poi succede che la realtà si mostra un pochino più complessa di questi stereotipi woke da quattro soldi. E i globalisti esplodono. Non lo concepiscono.

È comunque un bel vedere.
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Il problema di adagiarsi sempre e solo sulle singole persone, sui "salvatori" del momento.

Parteggiare passivamente per un Trump, un Putin o un Vannacci (et similia), sperando che stiano combattendo una guerra per tutti noi o abbiano chissà quale strategia nascosta miracolosa, porta solo a cocenti delusioni.

Cosa rinfacciamo agli europeisti? Il loro culto autorazzista del vincolo esterno, giusto? Il loro determinismo cieco e fanatico, giusto? Ebbene, come si può contrastare questa mentalità proponendone una uguale, solo di senso contrario?

Cos'è la cessione di sovranità se non un delegare al prossimo?

Troppa gente invoca la pappa pronta, la bacchetta magica che li sollevi dalla necessità di muoversi, di agire. Si premia la visibilità fine a se stessa, la "faccia" sparata dai media qua e là, il nome ripetuto a pappagallo. Tutto, purché sia quel nuovo supereroe a salvarci, purché sia lui a fare tutto.

E poi? Poi succede che le cose non vanno proprio come sognato. Succede che gli eventi si rivelano più complessi di una semplice contrapposizione tra la squadra dei buoni e quella dei cattivi.

Come reagiscono a quel punto i "follower" delusi? Gridano al tradimento. Oppure si autoconvincono che tutto fosse già deciso. Tutto, pur di non ammettere di essersi illusi di poter contribuire alla "rivoluzione" solo attendendo fiduciosi.

Nessun leader straniero o fenomeno mediatico vuole salvarci. Al massimo, può contribuire ad aprire possibilità, a creare occasioni. Che, tuttavia, richiedono di essere colte e sfruttate.

Da ognuno di noi.

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Guardate bene la data: non è una notizia di maggio 2022, è roba di oggi. A Bruxelles hanno ancora il coraggio di proporre sanzioni alla Russia dopo tre anni di fallimenti e autolesionismo.

L'Unione europea non è semplicemente una montagna di merda. È una montagna di merda guidata da un manipolo di deficienti.

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Lo "sciopero del cestino" lanciato dal sindaco di Seregno è la rappresentazione perfetta di cosa voglia dire vivere in un Paese in balia delle maestrine.

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La CGIL sta ai lavoratori come Confindustria sta alle imprese: una sciagura continua.
Nell'assemblea annuale di Confindustria, a Bologna, il presidente Emanuele Orsini, ultraeuropeista e fiero di esserlo, si è lamentato dell'aumento del costo dell'energia. Allo stesso modo, la Meloni ha spronato l'UE a trovare l'unità di intenti, rivendicando l'attuale partenariato con la Germania di Merz.
Sembra di vivere dentro un film comico, dove i protagonisti dicono e fanno cose palesemente senza senso. Come si può piangere il caro bollette dopo aver tifato per il taglio delle forniture di gas dalla Russia? Come si può far finta di cascare dal pero davanti alla burocrazia europea e ai suoi vincoli demenziali? Come può l'asse italo-tedesco, storicamente disastroso ed economicamente illogico (dato che Berlino ha sempre fatto i propri interessi ai nostri danni), essere spacciato come un punto a favore per l'Italia?
A corollario di tutto ciò arrivano le parole del presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola: "Tranquilli, l'Europa è al vostro fianco." In realtà, come sempre, è alle nostre spalle. Mentre noi siamo chinati a raccogliere le briciole...

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Gli stessi invasati che ci ammorbano tutti i giorni spiegandoci che la prostituzione online va riconosciuta e normalizzata in quanto insindacabile espressione della libertà delle donne... Applaudono la dirigenza dell'ufficio pubblico di Berlino che ha rimoso una copia in bronzo della Venere dei Medici perché ritenuta offensiva e in contrasto con le norme sulle "pari opportunità".

Il progressismo non è un'ideologia: è una malattia mentale.

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Fate tutti una faccia sorpresa.
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Italia e Germania non sono fatte per camminare insieme. Secoli di Storia sono lì a dimostrarlo. Coi tedeschi si può commerciare, parlare di cultura, cooperare a livello tecnologico. Ma le traiettorie strategiche sono diverse e spesso conflittuali. Merz va sfanculato, non assecondato. Abbiamo solo da rimetterci.

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I treni regionali sono diventati il far west: i mascalzoni possono fare qualunque cosa, ma se una famiglia normale si azzarda a sbagliare orario del biglietto...

La storia capitata alla famiglia Lenzoni è la storia della vita nello Stato-maestrina.

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Opportunisti per Gaza?
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 18:30

Nel corso degli ultimi mesi, il posizionamento sulla guerra in Terra Santa delle forze politiche del centro-sinistra è radicalmente cambiato. Persino la narrazione che viene proposta dai principali media italiani ha cambiato tono: l'espressione "genocidio", che fino a poco fa faceva fioccare istantaneamente le accuse di antisemitismo, oggi ricorre nei talk-show senza destar scalpore.

Come mai c'è stato questo cambiamento radicale? Cos'è successo negli ultimi mesi nel dibattito pubblico? Ne parliamo nell'appuntamento di oggi di Uno sguardo da Vicino. In diretta, come al solito, dalle 18:30.
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Quali sono i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo cruciali per l'Italia?

🇬🇷GRECIA
I greci sono il popolo a noi più vicino per cultura e Storia. Con Atene dobbiamo camminare a braccetto, spalleggiandoci per contenere l'espansione turca (le acque dell'Egeo sono costantemente contese). E quello che ha fatto l'UE a guida tedesca ai greci non va dimenticato. Né perdonato.

🇫🇷FRANCIA
I francesi non sono né nostri alleati né nostri amici. Parigi ci vede come una terra di conquista economica: ha divorato sia il nostro comparto agro-alimentare (soprattutto con Lactalis) che l'automotive (Stellantis) e ha provato a scacciarci a suon di bombe dalla Libia. Ovunque brilla una "Légion d'honneur" c'è un anti-italiano, specie in Parlamento. C'è poi la questione corsa: l'isola è una parte d'Italia e i legami con Ajaccio andrebbero rinsaldati.

🇦🇱ALBANIA
Il rapporto con questo Paese non può ridursi a qualche centro per il rimpatrio di immigrati irregolari. L'interscambio commerciale è importante ma la nostra relazione con gli albanesi dovrebbe assumere portata strategica: forniture militari, esercitazioni comuni, addestramento delle forze armate. Il Canale d'Otranto va blindato. Tutta l'area balcanica ha a che fare con la nostra profondità difensiva e alcune zone (come la Dalmazia) andrebbero riavvicinate all'Italia.

🇹🇷TURCHIA
I turchi vivono una una stagione di espansionismo neo-ottomano. Da anni estendono la loro presenza in zone vitali per i nostri interessi strategici (dall'Africa mediterranea al corno d'Africa). Il loro progetto marittimo, il Mavi Vatan ("patria blu"), è una dottrina che prevede un'influenza militare sempre maggiore in tutto il Mediterraneo allargato. In Libia, i turchi puntano a diventare egemoni e si contendono il paese con i russi. Insomma, Ankara ha ben chiaro cosa vuole. Noi?

🇱🇾LIBIA
Nel 2011 l'Italia ha voltato le spalle a Gheddafi riducendosi a fare da portaerei per i caccia francesi e americani che hanno bombardato un nostro alleato. La fine di quella Libia ha significato l'inizio di una crisi migratoria che ci ha investiti: il nostro assenteismo sulla vecchia "quarta sponda" ci costa carissimo. Da più di 10 anni foraggiamo il governicchio di Tripoli e, quando le forze di Haftar si sono avvicinate alla capitale, abbiamo ceduto il passo ai turchi. Un disastro. O riprendiamo l'iniziativa o ci aspettano tempi duri.

🇮🇱ISRAELE
Al di là delle violazioni del diritto internazionale (che lascia il tempo che trova), il massacro dei palestinesi non deve essere tollerato da una nazione che dovrebbe dialogare con il mondo arabo affacciato sul Mediterraneo. La dottrina israeliana del "cane pazzo" va condannata, non giustificata. Le frizioni tra Tel Aviv e Ankara, sempre più marcate dopo la caduta di Assad in Siria, vanno monitorate con estrema attenzione.

🇪🇬EGITTO
Oggi gli egiziani non riconoscono alcun peso internazionale al nostro Paese. Tornare a farsi rispettare al Cairo è cruciale, sia sotto l'aspetto economico (il giacimento di gas naturale Zohr, sfruttato da Eni, è il più grande del Mediterraneo), strategico (l'Egitto si trova tra Libia e Israele, si affaccia sul Mar Rosso e controlla Suez) e storico-culturale (il "granaio di Roma" si interfacciò con l'Italia per secoli).

🇩🇿ALGERIA
I contatti tra Algeri e Roma sono sempre stati intensi ma oggi vanno rilanciati. Non c'è soltanto da costruire nuovi gasdotti (per far fronte alla nostra demenziale chiusura al gas russo) ma c'è anche la necessità di presidiare i collegamenti tra Maghreb e Sahel, con buona pace dei francesi cacciati da sempre più Paesi dell'Africa occidentale.

🇹🇳TUNISIA
I rapporti con l'Italia hanno fatto un salto in avanti: siamo il secondo partner commerciale di Tunisi e sono al vaglio nuovi progetti infrastrutturali. Tuttavia le sovvenzioni al Governo tunisino per controllare le partenze dei barchini hanno prodotto risultati altalenanti. Lo Stretto di Sicilia, da cui passano idrocarburi, cavi e merci, deve stare sotto il controllo italiano.

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