Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Solo che poi purtroppo l'aereo l'hanno ritrovato.
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Mannaggia ❤️

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Belgio: un immigrato si cuoce la colazione sulla fiamma del milite ignoto.

Fra duecento anni a scuola leggeranno il brano di uno storico che riporterà questo episodio e la professorina coi capelli viola elettrice del Partito Democratico Spaziale dirà: "Ihihihi, certamente un'esagerazione o un'invenzione per alimentare la propaganda nazionalista".

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Questa foto sta facendo impazzire gli euroinomani: Putin, Xi Jinping e Modi impegnati in una chiacchierata a Tianjin, al meeting dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.

I presidenti di Russia, Cina e India che dialogano. Che affronto! Come osano snobbarci? Non siamo forse noi il centro del mondo? E dove sono i padroni americani? Perché non lo impediscono? Aiuto!

L'idea che fuori dal manicomio europeo esistano nazioni sovrane che portano avanti i propri interessi toglie il sonno ai servi di Bruxelles. Perché gli schiaffa in faccia (ancora una volta) la realtà: l'UE non conta nulla e il resto del mondo va avanti. Con tassi di crescita che qui sono diventati fantascienza e senza tagliare le proprie radici, anzi, riscoprendole.

In questa foto nessuno dei tre presidenti sta parlando di transizione green, hate speech e fascismo dei gatti neri. Incredibile, eh?

Ma tranquilli, questo è l'anno della ripresa.
Per il culo.

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IL CICLO DEGLI IMPERI

Esiste una lucida e spietata analisi su come nascono, prosperano e crollano le civiltà: il "ciclo degli imperi" secondo Ibn Khaldun, storico e filosofo arabo del XIV secolo.

Alla base di tutto c’è un concetto: la "asabiyya". Di che si tratta? Di una forza collettiva, fatta di coesione, sacrificio e spirito di gruppo, che consente a un popolo unito (anche tribale o periferico) di rovesciare l’ordine esistente e fondare un nuovo potere. Ma il successo è... il primo passo verso la rovina.

Man mano che lo Stato si consolida, arriva il benessere. E con esso, il declino. Le nuove generazioni crescono nel lusso, dimenticano la fatica dei padri e si rammolliscono. La coesione si dissolve, la macchina del potere arrugginisce. La civiltà, ormai svuotata, diventa facile preda di chi ancora possiede quella "forza primordiale" che l'aveva generata.

Ecco le fasi dell’impero, secondo Ibn Khaldun:

1) Ascesa: un gruppo unito conquista nuove terre grazie alla propria asabiyya.

2) Fondazione: il nuovo potere si impone con fermezza, disciplina e coesione.

3) Consolidamento: lo Stato si stabilizza, cresce in ricchezza e influenza.

4) Decadenza: il benessere indebolisce la coesione sociale e morale.

5) Crollo: un nuovo gruppo più forte prende il sopravvento.

Così ricomincia il ciclo.

Interessante, vero?
E noi a che punto siamo?

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L'ipocrisia dello scandalo Phica
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 18:30

Con buona pace degli "esperti" e delle loro previsioni, questa non è stata neanche lontanamente l'estate più calda di sempre. In compenso, nelle ultime due settimane in Italia qualcosa si è davvero scaldato: il dibattito pubblico. Prima i telegiornali si sono riempiti di servizi sul famigerato gruppo Facebook "Mia moglie", poi sulle prime pagine dei giornali sono fioccati gli editoriali contro il controverso sito "Phica.net". In pratica, è partita una campagna a media unificati contro la "mascolinità tossica", la "violenza del patriarcato" e, più in generale, contro gli uomini "tutti da rifare" (-cit).

Con questo tema scottante d'ipocrisia, ricomincia l'appuntamento del mercoledì con Uno sguardo da Vicino. In diretta a partire dalle 18:30.
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In Inghilterra, i cittadini protestano contro l'immigrazione di massa e le politiche liberticide di Starmer... esponendo la bandiera nazionale. Si chiama "Operation Raise the Colours" e sta mandando in crisi le maestrine d'oltremanica.

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«Quando ci siamo messi al lavoro siamo stati derisi, perché dicevano che noi italiani non avevamo le capacità né le qualità per conseguire il successo. Eravamo quasi disposti a crederlo perché, da ragazzi, ci avevano insegnato queste cose. Io proprio vorrei che gli uomini responsabili della cultura e dell’insegnamento ricordassero che noi italiani dobbiamo toglierci di dosso questo complesso d’inferiorità… Ricordatevi amici di altri paesi: sono le cose che hanno fatto credere a noi e che ora insegnano anche a voi. Tutto ciò è falso e noi ne siamo un esempio. Dovete avere fiducia in voi stessi, nelle vostre possibilità, nel vostro domani.»
Enrico Mattei
4 dicembre 1961

Se queste parole vi fanno vibrare l'animo, siete ancora vivi.🇮🇹

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Sei decessi tra i candidati dell’AfD nella regione di Renania‑Settentrionale‑Vestfalia.
Sono avvenuti nell’arco di circa due settimane, poco prima delle elezioni comunali del 14 settembre 2025 .

Quattro candidati principali:
Ralph Lange (66 anni, Blomberg, Lippe)
Stefan Berendes (59 anni, Bad Lippspringe, Paderborn)
Wolfgang Klinger (71 anni, Schwerte, Arnsberg)
Wolfgang Seitz (59 anni, Rheinberg, Wesel)

Due candidati di riserva:
René Herford
Patrick Tietze

Più un settimo, pare (non confermato).

La stampa parla di cause naturali o personali. A pensare male si fa peccato ma...
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Mentre l’UE chiude i rubinetti al gas russo per preservare i propri “valori” (segue risata) Mosca li apre... verso Pechino.
Con il gasdotto Power of Siberia, 3.000 km di tubo siberiano pompano 38 miliardi di m³ di gas all’anno dritti in Cina, grazie a un contratto da 400 miliardi di dollari con CNPC.
Partito nel 2019 dai giacimenti di Chayanda e Kovyktinskoye, il flusso scorre che è un piacere.
Beh ma noi abbiamo il gas liquefatto dagli USA al triplo del prezzo rispetto al gas fasciorazzista di Putin, volete mettere?
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Zelensky chiede "garanzie di sicurezza". Tradotto: cari servetti europei, mandate le vostre truppe in Ucraina.
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Un patriota, un visionario, un geniale imprenditore. Enrico Mattei con la sua Eni ha reso grande l'Italia, grazie a una strategia audace e lungimirante. Lasciandoci un messaggio da non dimenticare.

Vi narrerò le gesta di Enrico Mattei!

Sabato 6 Settembre, alle ore 12, in DIRETTA su No Limits Radio (vi basta andare su http://nolimitsradio.it per ascoltare la diretta).
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L'ultimo delirio europeista, che dimostra come questa parte di mondo sia ormai totalmente fuori dalla Storia e dalla realtà, è lo sconcerto di fronte alle parole di Putin sul possibile invio di truppe occidentali in Ucraina.
A Bruxelles non riescono a capacitarsi del fatto che i russi possano prendere di mira quei soldati. Nei petalosi sogni di questi buffoni criminali, i soldati "europei" dovrebbero poter operare al fianco dell'esercito di Kiev senza alcun contraccolpo. Invece è evidente che si troverebbero gettati nel tritacarne ucraino.
Per fortuna, queste sono solo parole, berciate da psicopatici come la Kallas, Macron, Costa, Rutte e l'immancabile Zelensky. Tuttavia sono rivelatorie del livello di cancrena mentale a cui sono giunti costoro.
Che possano sprofondare nell'oblio più profondo e disonorevole.
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CI È ARRIVATO ANCHE TRAVAGLIO?

Qualche giorno fa, Marco Travaglio ha buttato giù un editoriale intitolato "scioglietevi e sparite".

In pratica, Travaglio elenca le ultime figuracce internazionali di Bruxelles (la mancata condanna di Israele, la linea bellicista con invio di armi a Kiev e le demenziali sanzioni a Mosca) e giunge all'inevitabile conclusione: a questo punto meglio sciogliere l'UE.

Perché questo editoriale colpisce? Perché Travaglio fa parte di quella schiera di giornalisti che per anni, anzi, decenni, ci hanno convinto che il problema numero uno in Italia fossero le mazzette, le auto blu e i rubagalline in Parlamento. Mentre nel frattempo, il nostro Paese cedeva enormi porzioni della propria sovranità ad organi sovranazionali.

Da Maastricht a Lisbona, passando per il disastro dell'entrata nella moneta unica, che ci ha privato dell'oscillazione del cambio (tradotto: taglio dei salari per rendere le merci "competitive" nell'eurozona, come ammesso da Draghi), l'ultimo trentennio è stato uno stillicidio per l'Italia.

Ma il buon Marco, che pure è sempre stato un giornalista attento e puntiglioso, continuava ad alimentare il derby "berlusconiani - antiberlusconiani", con la solita retorica sull'Italia corrotta e inefficiente, patria di faccendieri e portaborse. Un paesino di ladruncoli a cui, tutto sommato, la maestrina a dodici stelle era giusto che tirasse le orecchie.

E intanto nel 2011 si compiva il golpe finanziario firmato BCE con cui Monti diventava Presidente del Consiglio. E intanto da Bruxelles e Francoforte piovevano letterine minatorie e infrazioni ai nostri danni. E intanto a suon di "più Europa" ci giocavamo industria, risparmi e peso geopolitico.

Pur critico verso gente come Monti e Draghi, Travaglio non ha mai puntato il dito verso l'UE in quanto tale, bensì solo verso le sue politiche. Erano sempre quelle il problema, non l'impalcatura in sé. Di quelle bisognava parlare, degli Junker o delle Von der Leyen, non dell'adesione italiana alla baracca europea.

Fino all'editoriale "Scioglietevi e sparite", dove è chiaro che anche il direttore del Fatto Quotidiano, sotto sotto, abbia preso atto della dannosa inutilità dello straccio blu. E chiede che esso venga ammainato, ripiegato e schiaffato nel cassetto delle vergogne storiche.

Che Marco Travaglio ci sia veramente arrivato? Oppure si tratta di una fiammata passeggera? Propendo per la seconda ipotesi.

Personalmente, non credo proprio che il mondo politico attorno a Travaglio, che equivale all'universo grillino (piddini fuori dalla ZTL), si metterà a invocare l'Italexit. Figuriamoci, parliamo di gente che prende fuoco al solo sentir nominare l'interesse nazionale.

Però rimane uno sfogo, quello del giornalista torinese, che tradisce la disillusione persino di chi, fino all'altro ieri, pensava che l'UE fosse... cambiabile.

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A Venezia i borseggiatori hanno iniziato a denunciare per stalking chi li filma sul "posto di lavoro" e per sequestro di persona chi li blocca mentre rubano.

Di fronte a questo delirio, le istituzioni hanno risposto per bocca del comandante della polizia locale di Venezia: "Il problema esiste, ma i cittadini privati devono sapere che non possono fare tutto." Che, tradotto in italiano, vuol dire : "Il ladri ci sono, ma ve li dovete tenere e non dovete azzardarvi a reagire."

Le regole dello Stato-maestrina son queste qua: ai criminali va garantita ogni tutela possibile e immaginabile, le persone perbene devono star zitte e subire.
Che schifo.

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La vicenda di Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, si sta trasformando in una passerella per tutta la sinistra italiana.

Critiche severe e fiumi di indignazione, però, non possono nascondere le responsabilità di partiti e personaggi che per decenni hanno cavalcato la retorica autorazzista e svenduto la sovranità del nostro Paese.

Chi ci ha raccontato che non valevamo nulla per fare degli italiani dei servi non ha il diritto di parlare di dignità.

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SETTANT'ANNI DE CHE?

Oggi, discutendo con l'ennesimo europeista autorazzista convinto che l'Italia, senza la sacra UE, valesse poco più della Mauritania, è uscito fuori uno dei brocchi di battaglia di questi fenomeni: i "settant'anni di pace".

Eh sì, perché nel 2025 l'europeista medio è ancora convinto che la "pace" nel Vecchio Continente sia stata garantita dal processo di "integrazione" europea (che poi equivale alla disintegrazione delle sovranità nazionali).

E giù di pippe mentali sul Trattato di Roma, Spinelli, Schengen (sempre sia maledetto) e compagnia bella.

Peccato che ad aver evitato, ad esempio, una nuova zuffa franco-tedesca sia stata la contrapposizione tra due superpotenze nucleari: USA e URSS, che si erano sparite l'Europa, Germania compresa. Tutte le volte che c'è stato il serio rischio che si riaccendesse qualcosa da quelle parti, è sempre stata la minaccia di un olocausto nucleare a calmare i bollenti spiriti. Non certo quattro pezzi di carta firmati da un gruppetto di oligarchi allergici alle democrazie e alle sovranità dei popoli.

E questo senza contare i conflitti nei Balcani e in Libia, nel Medio Oriente e in Ucraina, dove tutti hanno visto quanto Bruxelles avesse a cuore "la pace" e "il dialogo".

Sarà dura scardinare certe credenze.

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In un momento così difficile, avremmo bisogno di un presidente della Repubblica che si ergesse a difesa della patria.
E invece abbiamo Sergio Mattarella. Che, come al solito, continua ad anteporre lo straccio blu al tricolore italiano.
Dal palco di Cernobbio, davanti ai demolitori dell'industria nazionale, invoca l'UE come baluardo dei diritti, della pace e della prosperità economica.
Una menzogna bella e buona. E Mattarella lo sa. Oh, se lo sa.
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