Milano Centrale.
Salgo sul treno e mi trovo nel mezzo dell'arresto di un borseggiatore.
Algerino.
La risorsa aveva appena rubato il portafoglio a una vecchietta.
Un passeggero assiste con me alla scena e commenta: "tanto entro stasera è fuori".
Italia, 2025.
Salgo sul treno e mi trovo nel mezzo dell'arresto di un borseggiatore.
Algerino.
La risorsa aveva appena rubato il portafoglio a una vecchietta.
Un passeggero assiste con me alla scena e commenta: "tanto entro stasera è fuori".
Italia, 2025.
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GLI USA POTREBBERO ESPLODERE?
All'indomani dell'omicidio di Charlie Kirk, negli USA è stato osservato un forte aumento delle menzioni del termine “civil war” sui social e nelle ricerche web.
Il tema del possibile scoppio di una guerra civile negli Stati Uniti non è mai andato in soffitta e torna ciclicamente. Parliamo di una nazione con profondissime spaccature sociali, politiche e ideologiche. Spaccature che sono diventati baratri incolmabili.
L'assassinio del noto (e seguitissimo) attivista conservatore ha gettato una secchiata di benzina su un fuoco acceso da tempo. Le reazioni del mondo dem, con milioni di commenti a favore dell'accaduto o riassumibili in "se l'è cercata", hanno nauseato e fatto infuriare l'America profonda. Quella, per intenderci, più devota e armata.
Il 10 settembre si è rotto qualcosa. Sono in molti a dirlo, a scriverlo, ad analizzarlo. L'ultimo terreno comune, quello del dibattito, è venuto meno.
Questo significa che vedremo a breve una guerra civile dalla "East coast" alla "West coast"? Non è dato saperlo e forse è prematuro. Ma assisteremo certamente a una radicalizzazione ancora più marcata. E all'affermarsi di divulgatori e "influencer" non certo moderati come Charlie Kirk. La rabbia è tanta.
È addirittura nato un sito (https://www.charliesmurderers.com/) per segnalare chiunque manifesti giubilo per la morte di Kirk. Un vero database, in continuo aggiornamento.
Storici ed esperti già dibattono sui parallelismi con la guerra 1861-1865: c'è chi li nega e chi li vede. Intanto, i sondaggi dicono che circa il 47% degli americani crede che un conflitto interno sia inevitabile. Ed è forse questa la componente più importante: la percezione, il sentimento generale.
Di sicuro non c'è niente. Tranne la montagna di polvere da sparo su cui è conficcata la bandiera a stelle e strisce.
"Alta sedent civilis vulnera dextrae."
Lucano
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Presidente Pro Italia
All'indomani dell'omicidio di Charlie Kirk, negli USA è stato osservato un forte aumento delle menzioni del termine “civil war” sui social e nelle ricerche web.
Il tema del possibile scoppio di una guerra civile negli Stati Uniti non è mai andato in soffitta e torna ciclicamente. Parliamo di una nazione con profondissime spaccature sociali, politiche e ideologiche. Spaccature che sono diventati baratri incolmabili.
L'assassinio del noto (e seguitissimo) attivista conservatore ha gettato una secchiata di benzina su un fuoco acceso da tempo. Le reazioni del mondo dem, con milioni di commenti a favore dell'accaduto o riassumibili in "se l'è cercata", hanno nauseato e fatto infuriare l'America profonda. Quella, per intenderci, più devota e armata.
Il 10 settembre si è rotto qualcosa. Sono in molti a dirlo, a scriverlo, ad analizzarlo. L'ultimo terreno comune, quello del dibattito, è venuto meno.
Questo significa che vedremo a breve una guerra civile dalla "East coast" alla "West coast"? Non è dato saperlo e forse è prematuro. Ma assisteremo certamente a una radicalizzazione ancora più marcata. E all'affermarsi di divulgatori e "influencer" non certo moderati come Charlie Kirk. La rabbia è tanta.
È addirittura nato un sito (https://www.charliesmurderers.com/) per segnalare chiunque manifesti giubilo per la morte di Kirk. Un vero database, in continuo aggiornamento.
Storici ed esperti già dibattono sui parallelismi con la guerra 1861-1865: c'è chi li nega e chi li vede. Intanto, i sondaggi dicono che circa il 47% degli americani crede che un conflitto interno sia inevitabile. Ed è forse questa la componente più importante: la percezione, il sentimento generale.
Di sicuro non c'è niente. Tranne la montagna di polvere da sparo su cui è conficcata la bandiera a stelle e strisce.
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Aumentano le pressioni di Bruxelles su Ungheria e Slovacchia, "colpevoli" di continuare a importare petrolio russo attraverso l'oleodotto Druzhba.
Anche nella follia autolesionista dell'ennesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, l'Unione europea non riesce a non mostrare tutta la sua ridicola ipocrisia: i Paesi che comprano petrolio russo direttamente dalla Russia vanno manganellati, quelli che invece lo comprano da turchi e indiani (ben contenti di farsi pagare per la triangolazione) vanno benissimo. Anzi, meritano un applauso per l'adesione cieca e sottomessa al delirio europeo.
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Anche nella follia autolesionista dell'ennesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, l'Unione europea non riesce a non mostrare tutta la sua ridicola ipocrisia: i Paesi che comprano petrolio russo direttamente dalla Russia vanno manganellati, quelli che invece lo comprano da turchi e indiani (ben contenti di farsi pagare per la triangolazione) vanno benissimo. Anzi, meritano un applauso per l'adesione cieca e sottomessa al delirio europeo.
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Eh, Donaldone, non è per metterti fretta, ma le famose ventiquattr'ore dal tuo insediamento sono passate da un po'. Sarebbe anche l'ora di forzare la manina a Zelensky e provare a raggiungere un accordo.
Cordialmente,
firmato: chiunque in Italia abbia conservato un minimo di cervello.
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Giorgetti: "abbiamo scoperto di essere più bravi tra i big nel rispetto delle regole europee" e quindi "non c'è bisogno di correggere una rotta che già gli arbitri ci dicono essere quella giusta."
Vedete, quando noi di Pro Italia vi diciamo che il problema della scarsissima classe politica attuale sta nel suo fanatico servilismo, intendiamo proprio questo. Il ministro dell'economia scelto dal governo Meloni non si discosta dai suoi predecessori: Europa uber alles. Non solo, proprio come tutti quelli che si sono avvicendati al MEF, si bea dei croccantini lanciati da Bruxelles, scodinzolando soddisfatto. Guardate, mamma UE ci ha detto che siamo i più bravi! E presto le agenzie di rating di premieranno!
Che pena, che umiliazione.
Che differenza c'è tra queste parole e quelle che potrebbe pronunciare un Draghi, un Letta o un Prodi?
Esatto: nessuna.
Fare "i bravi", per la baracca europea, significa mettere i "conti in ordine" sopra qualsiasi cosa, sopra lo stato sociale, sopra il benessere dei cittadini, sopra la cura del territorio, sopra le famiglie e le imprese. Tranne, ovviamente, quando si tratta di alimentare guerre altrui, come quella in Ucraina, che lo stesso Giorgetti ci ricorda non essere "gratis".
Basta menzogne: l'unico modo per sopravvivere ai "trattati europei" è quello di strapparli, sempre. Che si tratti di limiti al deficit, patti di stabilità o soldi a strozzo spacciati per denaro a fondo perduto.
Ma questo farebbe un Governo di patrioti. Non di pupazzi.
Matteo Brandi
Presidente Pro Italia
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Vedete, quando noi di Pro Italia vi diciamo che il problema della scarsissima classe politica attuale sta nel suo fanatico servilismo, intendiamo proprio questo. Il ministro dell'economia scelto dal governo Meloni non si discosta dai suoi predecessori: Europa uber alles. Non solo, proprio come tutti quelli che si sono avvicendati al MEF, si bea dei croccantini lanciati da Bruxelles, scodinzolando soddisfatto. Guardate, mamma UE ci ha detto che siamo i più bravi! E presto le agenzie di rating di premieranno!
Che pena, che umiliazione.
Che differenza c'è tra queste parole e quelle che potrebbe pronunciare un Draghi, un Letta o un Prodi?
Esatto: nessuna.
Fare "i bravi", per la baracca europea, significa mettere i "conti in ordine" sopra qualsiasi cosa, sopra lo stato sociale, sopra il benessere dei cittadini, sopra la cura del territorio, sopra le famiglie e le imprese. Tranne, ovviamente, quando si tratta di alimentare guerre altrui, come quella in Ucraina, che lo stesso Giorgetti ci ricorda non essere "gratis".
Basta menzogne: l'unico modo per sopravvivere ai "trattati europei" è quello di strapparli, sempre. Che si tratti di limiti al deficit, patti di stabilità o soldi a strozzo spacciati per denaro a fondo perduto.
Ma questo farebbe un Governo di patrioti. Non di pupazzi.
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Mario Draghi, uno dei protagonisti assoluti del progetto di integrazione europea, oggi, con piglio da verginella, si preoccupa del fatto che la nostra sovranità venga messa a repentaglio dall'impostazione autodistruttiva dell'Ue. La faccia tosta di certa gente è semplicemente insopportabile.
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L'UE non ha sovranità, è nemica della sovranità.
L'UE non è una nazione, è la tomba delle nazioni.
L'UE non ha un popolo, ha solo consumatori.
L'UE non è un patria, è uno spazio economico.
L'UE non vale l'impegno, il tempo o la vita di nessuno.
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A dimostrazione del fatto che la motivazione economica non è la principale causa del fatto che in Italia non si fanno più figli.
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Giù il cappello per i nostri ragazzi di Catania, sempre in prima linea nella battaglia contro criminalità e degrado provocati dall'immigrazione di massa.
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A che servono i centri sociali?
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 18:30
A un mese dallo sgombero del Leoncavallo, il Comune di Milano ha prontamente offerto al noto centro sociale un nuovo immobile in via San Dionigi, nel quartiere Corvetto. La risposta degli attivisti è stata tanto sorprendente quanto chiara: "Ci sembra che la proposta non sia all'altezza della storia del Leoncavallo." Di fronte a questo scambio che può apparire surreale, la domanda sorge spontanea: com'è possibile che questi signori abbiano un peso tale da poter pretendere dall'amministrazione di una grande città come Milano tutto quello che vogliono? A che servono davvero i centri sociali?
Ne parliamo nell'appuntamento di oggi di Uno sguardo da Vicino. In diretta, come al solito, dalle 18:30.
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A un mese dallo sgombero del Leoncavallo, il Comune di Milano ha prontamente offerto al noto centro sociale un nuovo immobile in via San Dionigi, nel quartiere Corvetto. La risposta degli attivisti è stata tanto sorprendente quanto chiara: "Ci sembra che la proposta non sia all'altezza della storia del Leoncavallo." Di fronte a questo scambio che può apparire surreale, la domanda sorge spontanea: com'è possibile che questi signori abbiano un peso tale da poter pretendere dall'amministrazione di una grande città come Milano tutto quello che vogliono? A che servono davvero i centri sociali?
Ne parliamo nell'appuntamento di oggi di Uno sguardo da Vicino. In diretta, come al solito, dalle 18:30.
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A che servono i centri sociali? - Uno sguardo da Vicino
A un mese dallo sgombero del Leoncavallo, il Comune di Milano ha prontamente offerto al noto centro sociale un nuovo immobile in via San Dionigi, nel quartiere Corvetto. La risposta degli attivisti è stata tanto sorprendente quanto chiara: "Ci sembra che…
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Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Londra per dire basta all'immigrazione di massa. I media mainstream prima hanno cercato di ignorare la notizia, poi hanno dipinto la manifestazione come il ritrovo di un manipolo di esagitati della mitologica "ultra-destra".
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Dalla Global Summud Flottilla all'omicidio di Charlie Kirk. Falsi bivi e metodi socratici. Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
https://www.youtube.com/watch?v=uuhO2l6Xuv8
https://www.youtube.com/watch?v=uuhO2l6Xuv8
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Ma CHI ci CASCA ANCORA? Brandi, Rocchesso
#RassegnaStampa di giovedì 18 settembre alle 8 con Riccardo Rocchesso e Matteo Brandi. Ordina il nostro nuovo libro per grandi e bambini! https://bambini.100giornidaleoni.it
ABBIAMO BISOGNO DI TE! SOStieni la LIBERA INFORMAZIONE! Puoi farlo con una DONAZIONE…
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Nuova giornata di fuoco oltralpe: un milione di persone in strada e 80mila agenti in tenuta anti-sommossa. La Francia è una bomba sociale pronta a esplodere e la prospettiva di una stagione di austerità rischia di essere l'innesco perfetto.
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La Francia traballa
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 21:00
Mentre il primo ministro Lecornu è ancora alle prese con le consultazioni per tentare di costruirsi una maggioranza parlamentare, la Francia affronta la più imponente mobilitazione degli ultimi due anni. La prospettiva di una manovra finanziaria votata all'austerità ha spinto sul piede di guerra intere porzioni della società francese ma, nonostante la paralisi sociale ed economica, Macron non sembra lontanamente intenzionato a mettere in discussione la sua posizione e lasciare l'Eliseo.
Nella diretta di stasera parliamo della difficile situazione oltralpe. Lo facciamo in compagnia del nostro esperto di Francia, Marco Guarguaglini, in diretta a partire dalle 21:00.
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 21:00
Mentre il primo ministro Lecornu è ancora alle prese con le consultazioni per tentare di costruirsi una maggioranza parlamentare, la Francia affronta la più imponente mobilitazione degli ultimi due anni. La prospettiva di una manovra finanziaria votata all'austerità ha spinto sul piede di guerra intere porzioni della società francese ma, nonostante la paralisi sociale ed economica, Macron non sembra lontanamente intenzionato a mettere in discussione la sua posizione e lasciare l'Eliseo.
Nella diretta di stasera parliamo della difficile situazione oltralpe. Lo facciamo in compagnia del nostro esperto di Francia, Marco Guarguaglini, in diretta a partire dalle 21:00.
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La Francia traballa - Macron, Lecornu e un Paese in rivolta - Brandi, Guarguaglini, Vicino
Mentre il primo ministro Lecornu è ancora alle prese con le consultazioni per tentare di costruirsi una maggioranza parlamentare, la Francia affronta la più imponente mobilitazione degli ultimi due anni. La prospettiva di una manovra finanziaria votata all'austerità…
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In diretta ora fino alle 9.30 qui:
https://www.youtube.com/watch?v=ehLq-apUz0Q
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🇺🇸🇬🇧 #TRUMP accolto a #WINDSOR come un RE | Il Punt🔴 di Vista di Matteo BRANDI
Notizie e approfondimenti sui fatti del giorno, commentati senza censure e con la partecipazione del pubblico in diretta.
📌 Oggi parliamo di:
🔎 IL CASO ENZO IACCHETTI E EYAL MIZRAHI
🔎 NETANYAHU RESPINGE LE ACCUSE SULL'OMICIDIO DI CHARLIE KIRK
🔎STRAGE…
📌 Oggi parliamo di:
🔎 IL CASO ENZO IACCHETTI E EYAL MIZRAHI
🔎 NETANYAHU RESPINGE LE ACCUSE SULL'OMICIDIO DI CHARLIE KIRK
🔎STRAGE…
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Una pagina di Storia dimenticata, una pagina di valore e coraggio scritta da italiani. Nel pieno della campagna di Russia di Napoleone.
Vi narrerò Malojaroslavec: la battaglia degli italiani!
Sabato 20 Settembre, alle ore 12, in DIRETTA su No Limits Radio (vi basta andare su http://nolimitsradio.it per ascoltare la diretta).
Vi narrerò Malojaroslavec: la battaglia degli italiani!
Sabato 20 Settembre, alle ore 12, in DIRETTA su No Limits Radio (vi basta andare su http://nolimitsradio.it per ascoltare la diretta).
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Difendere l'italianità significa anche riconoscerne le tracce al di fuori degli attuali confini nazionali.
C'è chi, come Gabriele Bini, si batte perché la lingua italiana venga riconosciuta tra gli idiomi ufficiali nell'isola di Malta, in onore della Storia che lega l'isola all'Italia.
La petizione è già stata firmata da migliaia di cittadini. Facciamola girare!
https://www.corrieredimalta.com/attualita/ritorno-dellitaliano-a-malta-una-petizione-chiede-il-riconoscimento-come-terza-lingua-ufficiale/
C'è chi, come Gabriele Bini, si batte perché la lingua italiana venga riconosciuta tra gli idiomi ufficiali nell'isola di Malta, in onore della Storia che lega l'isola all'Italia.
La petizione è già stata firmata da migliaia di cittadini. Facciamola girare!
https://www.corrieredimalta.com/attualita/ritorno-dellitaliano-a-malta-una-petizione-chiede-il-riconoscimento-come-terza-lingua-ufficiale/
Corriere di Malta
Ritorno dell’italiano a Malta? Una petizione chiede il riconoscimento come terza lingua ufficiale | Corriere di Malta
Non si è mai effettivamente estinto il dibattito sul possibile ritorno dell’italiano tra le lingue ufficiali di Malta. Una petizione
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MA VAFFANCULO
P.S. Grazie a Mattonews per non essersi persi l'ultima chicca dei professionisti dell'informazione.
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