Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Per gli iraniani, le "linee rosse" per i negoziati sono queste:
- Controllo dello stretto di Hormuz (con pedaggio);
- Il pagamento delle riparazioni di guerra;
- Il rilascio degli asset bloccati (appena negato dagli americani);
- Il cessate il fuoco in tutto il Medio Oriente (dunque Libano compreso).
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In Italia se ti difendi da un rapinatore puoi marcire in galera fino alla fine dei tuoi giorni. Se però sei stata nel giro giusto e ti becchi due anni di galera per induzione alla prostituzione… Zac, puntualissima arriva la grazia.

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Quando Costantinopoli chiese aiuto, furono in pochi a rispondere. Ma un italiano scelse di difendere la seconda Roma dalla furia degli Ottomani, fino alla fine.
Preparatevi perché martedì sul mio podcast Ritorno a Esperia, vi narrerò le gesta di Giovanni Giustiniani Longo!

Trovate le puntate su Spotify 👉🏻 QUI e su YouTube 👉🏻 QUI.
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L’obiettivo dell’amministrazione di Milano è chiarissimo: per trasformare Milano in una giungla prima hanno lavorato sulla fauna. Adesso lavoreranno sulla flora.

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Trump minaccia di bloccare Hormuz, una sorta di contro-blocco per impedire il passaggio di qualsiasi nave (quelle disposte a pagare il pedaggio), facendo pressione con le proprie forze militari su quelle iraniane già dispiegate nella zona.
O tutto o niente, ha detto la Casa Bianca.
La tensione è, di nuovo, alle stelle.
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Più lontani dall'UE, più lontani da tasse, immigrazione e guerra. Piu vicini all'UE... esattamente l'opposto. La vedo male per l'Ungheria.
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Non è l'educazione affettiva, che è spazzatura misandrica infarcita di follie woke, a fermare i violenti: è la certezza della pena e la presenza reale delle forze dell'ordine, che devono essere messe nelle condizioni di operare. Entrambe queste cose sono osteggiate, guarda un po', da chi sogna di trasformare le scuole in campi di rieducazione.
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Per capire cosa sia Tisza, il partito che ha appena vinto le elezioni in Ungheria, e chi sia Péter Magyar, il prossimo primo ministro che ha battuto Orban, bastano pochi elementi:

- il partito si racconta come “post-ideologico” e fa della “lotta alla corruzione” il proprio cavallo di battaglia;
- propongono di inserire un limite al numero dei mandati elettivi e di abolire vitalizi e benefit ai politici;
- il leader sostiene pubblicamente di volersi affidare alle istituzioni giudiziarie dell’Unione europea per guarire la politica ungherese dal morbo della corruzione;
- propongono di sbloccare 20 miliardi di euro di fondi UE destinati all’Ungheria modificando le norme su immigrati e richiedenti asilo che hanno spinto Bruxelles a bloccarli;
- gli europeisti di tutto il continente fanno i salti di gioia per questa vittoria.

Questo quadretto vi ricorda qualcosa?

Se sì, allora sapete già in che guaio si stanno ficcando gli ungheresi.

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Nelle stazioni in Polonia non c'è puzza, non c'è nulla di rotto, nessuno ti aggredisce dal nulla e, se lasci una valigia incustodita, la ritrovi dove l'hai lasciata. Sarà merito del clima o, forse, c'entra qualcosa la loro fermezza in materia di politiche migratorie?

Testimonianza diretta del nostro segretario Ludovico Vicino in trasferta a Cracovia.

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GIOVANNI GIUSTINIANI LONGO
Il genovese che scelse di difendere Costantinopoli negli ultimi giorni di vita dell'impero romano d'Oriente. Sotto i colpi dei giganteschi cannoni ottomani di Maometto II, non tremò. E scelse l'onore a costo della propria vita, stupendo i suoi stessi nemici.

Questa è la storia di Giovanni Giustiniani Longo: l'ultimo difensore di Costantinopoli.

Ritorno a Esperia, il podcast di Matteo Brandi per vedere l'Italia da un punto di vista nuovo.

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Dopo la vittoria di Peter Magyar in Ungheria, non so se è peggio la sinistra globalista che esulta come se avesse vinto lei o la destra ferocia che commenta "ma tanto è uno di noi". Intanto Von der Leyen, Zelensky e Soros festeggiano. E questo è ciò che conta.
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Senza paura, tenne le mura di Costantinopoli per quasi due mesi. Il Sultano gli offrì denaro e ricchezze: rifiutò. E decise di battersi, al costo della vita, al fianco dell'ultimo imperatore romano.
La storia triste e gloriosa di un grande uomo: Giovanni Giustiniani Longo.
Buon ascolto!
https://www.youtube.com/watch?v=0Ile3DPoZqg
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La protratta chiusura dello stretto di Hormuz sta avendo pesanti ripercussioni su imprese e famiglie italiane.

Paradossalmente la Sicilia è la regione italiana con il più alto prezzo dei carburanti. Paradossalmente perché, come spiega nel video Giuseppe Pappalardo, la nostra isola ha la benzina più cara d’Italia nonostante abbia ben due poli petrolchimici!

Purtroppo stiamo pagando scelte sbagliate e scellerate compiute in passato. È arrivato il momento di lasciare perdere i deliri “green” dell’UE e, sulla scia del progetto di Enrico Mattei, iniziare a sfruttare tutti i giacimenti di gas e petrolio presenti nel nostro territorio e nei nostri mari.

Le capacità le abbiamo, manca solo la ferma volontà di una classe politica che rimetta l’interesse nazionale al di sopra di ogni cosa.

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Persino quegli stronzi del The Economist si chiedono perché l'Italia agisca nel mondo come se fosse un minuscolo e insignificante paese, nonostante il potenziale strategico e il peso economico ancora rilevante.
Viene citata la "sindrome di Calimero", con cui la nostra nazione finisce per tenere un piede in due scarpe pur di non fare mai una scelta. Poi nell'articolo viene anche fatto un minestrone storico (l'ho già detto che quelli del The Economist sono degli stronzi?), ma la domanda di fondo è sacrosanta.
Il problema, come vado ripetendo da tempo, non è strutturale: è mentale. Se non si aggredisce quello, il resto non può sbloccarsi.

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E intanto Israele avanza in Libano prevedendo di sgomberare 20 villaggi...
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Trump: stratega imprevedibile o rivoluzionario fallito?
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 18:30

Com'era facile prevedere, a un mese e mezzo dall'inizio della guerra all'Iran, gli Stati Uniti non riescono a trovare una via d'uscita dal conflitto in cui si sono lasciati trascinare da Israele. L'immagine dello Stretto di Hormuz bloccato sia dagli iraniani che dagli americani rende più di ogni altra cosa la portata del vicolo cieco in cui si è cacciato Donald Trump. Eppure, negli stessi giorni in cui i prezzi degli idrocarburi tornano a correre, cominciano a circolare letture della crisi in Medio Oriente che la presentano come una raffinata e calcolata strategia della Casa Bianca.

C'è qualcosa di sensato in queste teorie o sono soltanto un modo per non fare i conti con la delusione e lo sconcerto provocati dalla guerra all'Iran? Ne parliamo nell'appuntamento di oggi di Uno sguardo da Vicino. In diretta, come al solito, dalle 18:30.
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"Fratelli, abbiamo quattro ragioni per combattere: la nostra fede, la nostra patria, l'imperatore e le nostre famiglie. Bene, fratelli, se dobbiamo combattere per una di queste ragioni, sarà ancora più degno morire per tutte e quattro."
Vi racconto la storia dell'ultimo difensore di Costantinopoli. Buon ascolto!
https://www.spreaker.com/episode/giovanni-giustiniani-longo-l-ultimo-difensore-di-costantinopoli-puntata-speciale--71298647
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