O.d.E.G. Guerra NATO-RUSSIA
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Orizzonte degli Eventi Geopolitici. Notizie , articoli e analisi su eventi geopolitici, in questa drammatica fase il focus sarà sulla escalation Russo-ucraina #guerrarussooucraina #guerraucraina
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🇳🇪 I manifestanti del Niger si ammassano per una manifestazione pro-golpe

La gente si è radunata in una piazza nel centro di Niamey, la capitale del Niger, per mostrare il proprio sostegno al colpo di stato militare della scorsa settimana.

Nell'anniversario dell'indipendenza del paese una coalizione di organizzazioni della società civile ha chiesto alla gente di presentarsi per denunciare le sanzioni imposte dal blocco regionale dell'Africa occidentale, l'Ecowas.

Una folla considerevole di uomini per lo più giovani si è presentata a piazza dell'indipendenza. Hanno già avviato la manifestazione pro-golpe, sventolando le bandiere del Niger e della Russia, denunciando l'ECOWAS e la Francia.

#Niger
Stretto di Kerch, ne ho parlato giusto oggi con Max Bonelli e Pino Germinario, l'attacco alla nave russa classe ropucha avrebbe potuto anticipare un attacco massiccio al ponte di Kerch, e proprio questa sera ci hanno provato, le unità d'attacco ucraine, droni acquatici, tre pare, sono state distrutte dalle difese russe.
la mappa col punto di intercettazione da parte delle difese russe
dalle prime notizie potrebbero essere stati utilizzati anche droni aerei per meglio coordinare gli attacchi o forse confondere le difese russe
poco prima dell'attacco al ponte sventato, gli abitanti di Iakovenkovo avevano udito una esplosione vicino alla costa della Crimea. I residenti locali indicano di aver sentito una forte esplosione vicino al villaggio di Yakovenkovo. È stato riferito che, forse, la scena dell'incidente è vicino al ponte di Crimea.

Al momento non ci sono conferme ufficiali.
Forwarded from GeopoliticalCenter
Molti iniziano a scoprire l'Africa grazie (o a causa del golpe) in Niger. Ma la storia di questo territorio, come quello di tanti altri in Africa, è perlopiù ipotecato dalla pesante eredità coloniale.
Partendo dal suo territorio, disegnato tra un cognac e una tazza di tè, nel quadro della spartizione europea dell'Africa. Non contavano gli indigeni, contava solo l'interesse che potesse avere la potenza coloniale. E così arriviamo oltre alla spartizione territoriale, alla spartizione tribale, etnica, linguistica e religiosa. 
Un esempio ne sono gli Haussa presenti in Niger dove formano l'etnia dominante, sono presenti anche in Nigeria con il 22% della popolazione, in Sudan e Cameroun. Un’etnia, tre imperi coloniali: francese, britannico e tedesco (fino al 1918).
Con la fine della prima guerra mondiale, gli imperi XL dell'Africa diventano XXL con la presa dei territori tedeschi: Togo, Camerun, l'Africa orientale tedesca e il Sudovest africano tedesco (finito sotto mandato sudafricano). Ruanda e Burundi finiscono sotto la tutela belga.
Dopo il 45, le potenze europee escono stremate dalla guerra mondiale e negli imperi coloniali difficili da gestire, scoppiano rivolte e guerre.
I britannici hanno iniziato prima dei francesi a concedere l'indipendenza alle colonie africane con l'attuale Ghana. Il movimento proseguirà fino al 1980 con l'indipendenza dello Zimbabwe. La Francia invece tenta di creare prima l'Unione francese, che ingloba tutti i territori africani, asiatici e d'oltremare. L'Unione diventa Comunità e alla fine nel 1960, la Francia concede l'indipendenza alle sue colonie continentali africane, tranne Gibuti. L'evento viene ricordato come "l'anno dell'Africa". De Jure, le indipendenze sono piene e riconosciute con l'ingresso di questi neonati paesi nel palazzo di vetro dell'ONU. De facto, le indipendenze non vanno molto oltre "l'inno e la bandiera". Parigi controlla la moneta tramite il franco CFA e le ricchezze del sottosuolo. Lo scenario si ripropone sia nell'ex Africa occidentale francese che nell'Africa equatoriale francese.
Torniamo al Niger, "indipendente" dal 1960 ha visto cinque colpi di stato e quattro periodi di governo militare In 63 anni, il tenore di vita non è andato proprio migliorando nonostante le sue risorse naturali che sono l'oro, il ferro, il carbone, l'uranio e il petrolio.
La parte del leone è l'estrazione dell'Uranio da tre giacimenti: Arlit e Akouta (fino al 2021) e Azelik. In ogni caso la partecipazione nelle società estrattive dello stato nigerino non supera il 36%, il restante è detenuto da società straniere, europee e asiatiche. L'uranio dal Niger copre il fabbisogno di uranio dei paesi europei per circa il 25%. Difficile credere che il paese dal quale si estrae materia per generare elettricità sia dipendente al 70% dalle forniture elettriche del suo vicino, la Nigeria.
E questo è soltanto uno dei tristi record che caratterizza il Niger: l'economia informale è stimata al 70%, un abitante su due vive sotto la soglia di povertà e l'indice HDI lo colloca in 189°posizione.
Se l'ipoteca coloniale gioca un ruolo di prima importanza, aggiungiamo anche la bassa qualità dei vari governi che si sono succeduti, la fragilità di una società prevalentemente rurale e impegnata nell'agricoltura e la pastorizia entrambi largamente dipendente dalle condizioni climatiche. Se la maggiore parte dei commentatori si dilunga sugli attori reali, presunti e potenziali del golpe, nessuno invece riflette sulle cause che lo hanno generato. Un paese felice, dove la popolazione vive dignitosamente con un governo funzionante, non genera colpi di stato. Questo dovrebbe portare ad una considerazione ulteriore indirizzata ai governi europei: non servono slogan o interventi spot, servono soluzioni strutturali utili e una condivisione equa delle risorse per i paesi subsahariani, per il Niger in particolare e iniziare a trattare tutti questi paesi alla pari senza le ombre del paternalismo e della nostalgia imperiale.

■ @GeopoliticalCenterfb ■
Attaccato da un drone kamikaze delle forze armate ucraine - una nave cisterna per carichi chimici commerciali (cisterna chimica) sig era vuota. A galla (sala macchine allagata). Un rimorchiatore sta aspettando.
Ecco cos'era l'esplosione udita dagli abitanti di Iakovenkovo
Forwarded from Mondo multipolare
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A seguito di un attacco notturno da parte delle forze armate ucraine (AFU) nei pressi di Novorossiysk, la grande nave da sbarco della flotta settentrionale, "Olenegorskiy Gorniak", ha subito danni. L'esperto militare Boris Rozhin ha riferito di questo incidente.

Vale la pena ricordare che "Olenegorskiy Gorniak" stava effettuando una traversata in traghetto verso la Crimea, assistendo nel trasporto di merci civili dopo il secondo attacco al ponte di Crimea.
📰 Articolo del Rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri della Russia Maria #Zakharova «Pressione coloniale» per il centro d’informazioni «Izvestia» (il 4 agosto 2023)

💬 In due articoli dello Statuto delle Nazioni Unite, il 73 e il 74, c'è un termine che ormai si incontra raramente: "i territori non autonomi". La loro definizione ufficiale dallo Statuto – territori " la cui popolazione non abbia ancora raggiunto una piena autonomia".

Di fatto si tratta delle colonie.

A conferma di ciò è l'elenco preliminare dei territori, approvato dal Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla questione dell'attuazione della Dichiarazione per la garanzia dell'indipendenza dei Paesi e dei popoli coloniali ("Comitato speciale 24"), soggetti al funzionamento della Dichiarazione.

L'ONU è autorizzata ad aggiornare e pubblicare regolarmente l’elenco dei "territori non autonomi" i cui popoli sono ancora in dipendenza coloniale dai metropoli.

L'ultima volta che è stato aggiornato era solo tre mesi fa, il 10 maggio. Il "Comitato speciale 24" ha contato 17 colonie. Ci rifletta: 17 colonie nel ventunesimo secolo, nell’anno 2023:

🇺🇸 Gli Stati Uniti ne hanno tre (le Isole Vergini Americane, le Samoa Americane, Guam);

🇫🇷 La Francia ne ha due (la Polinesia francese, la Nuova Caledonia);

🇬🇧 Il Regno Unito ne ha dieci (Anguilla, Bermuda, le Isole Vergini Britanniche, le Isole Cayman, le Isole Malvine, Montserrat, Sant'Elena, le Isole Turks e Caicos, Gibilterra, Pitcairn).

Quando il monarca britannico "si scusa" per i crimini coloniali dei suoi antenati in Africa e in altre parti del mondo, ricorda chiaramente che anche secondo le Nazioni Unite, in cui peraltro la Gran Bretagna ha ancora il veto nel Consiglio di Sicurezza, è ancora a capo di un paese colonizzatore. Inoltre, per queste colonie il suo governo è pronto a uccidere e morire (ricorda la relativamente recente Guerra delle Falkland).

Ma pure questo non è tutto.

Ci sono delle forze negli Stati Uniti che stanno lottando per riconoscere come dei popoli che non hanno una propria autonomia, ad esempio le tribù dell'Alaska. Così l'organizzazione "Alaska Inter-Tribal Council" nel 1994 ha ottenuto il riconoscimento di 227 tribù dell'Alaska a livello federale. È un processo molto lento, ma sta accadendo. Nel 2001, le tribù hanno ricevuto il diritto di comunicare con le autorità statunitensi secondo il principio "Stato a Stato". Mica male come decisione per un paese che ha iniziato la sua esistenza con il sanguinoso genocidio della popolazione indigena.

Le potenze coloniali non possono sopprimere all'infinito l'indipendenza e la sovranità dei popoli. Anche se il loro desiderio di accumulare nuove colonie è abbastanza logico – guardi come Parigi si contorce quando qualcosa in Africa non va secondo il suo scenario.

☝ Ma vincerà sicuramente il mondo libero, e il processo di decolonizzazione, una volta iniziato, non sarà completato finché l'ultimo dei territori non autonomi non otterrà l'indipendenza, come già avvenuto con le Nuove Ebridi (Vanuatu), Fernando Poo (Guinea Equatoriale), l’Honduras Britannico (Belize), il Basutoland (Lesotho), il Bechuanaland (Botswana), Gambia, Fiji e molti altri paesi. Un tempo pure loro avevano lo status di territori non autonomi, e ora dispongono liberamente del proprio destino.
Forwarded from Mondo multipolare
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un drone navale ucraino in fiamme nel mare vicino a Novorossijsk