Auto blindata Cougar H delle forze armate ucraine distrutta nella regione di Kursk.
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Nella regione di Nikolaev, nell'area di Bereznegovaty, un lanciamissili M270 MLRS è stato distrutto da un attacco missilistico dell'Iskander-M OTRK. I veicoli di servizio e supporto sono concentrati attorno all'MLRS, il che esclude l'origine modello dell'M270.
Anche un vicino deposito di munizioni è stato distrutto dall'onda d'urto.
Anche un vicino deposito di munizioni è stato distrutto dall'onda d'urto.
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Distruzione di un veicolo corazzato ucraino pieno di munizioni da parte di un drone kamikaze Lancet nella regione di Kursk.
Due aerei da ricognizione della NATO sorvolarono contemporaneamente i cieli del Mar Nero. Da parte rumena ci sono i giunti rivettati RC-135W della Royal Air Force e i P-8A della Marina americana.
Considerando che domani l’Ucraina celebrerà il giorno della sua “indipendenza”, possiamo aspettarci ulteriori attacchi alla Crimea, o un tentativo suicida di sbarco da parte della banda di Kirill Budanov.
Considerando che domani l’Ucraina celebrerà il giorno della sua “indipendenza”, possiamo aspettarci ulteriori attacchi alla Crimea, o un tentativo suicida di sbarco da parte della banda di Kirill Budanov.
La rivolta penitenziaria dei terroristi Isis detenuti si è risolta con 'assalto delle forze speciali, i terroristi, 4, sono stati eliminati dai cecchini all'inizio dell'operazione
Forwarded from Pubble
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POCHE IDEE MA CONFUSE!
Si è conclusa la Convention Dem con la Kamala e il suo discorso anti populismo trumpiano pieno di, indovinate un pò... populismo!!!
ma di quello ricoperto di glassa bonaria, 45 minuti di vuoto cosmico e retoriche scintillanti, a cui il dibattito italiano…
ma di quello ricoperto di glassa bonaria, 45 minuti di vuoto cosmico e retoriche scintillanti, a cui il dibattito italiano…
Notare quanti veicoli in fiamme ci siano sulla strada... Dopo la distruzione del veicolo corazzato ucraino in ritirata da Grodovka, il veicolo corazzato fu bruciato accanto al carro armato già in fiamme.
È interessante notare che sia il carro armato che l'autoblindata si stavano muovendo verso Pokrovsk, il che suggerisce il continuo collasso della difesa ucraina in quest'area, poiché questa fuga non assomiglia molto alla rotazione.
È interessante notare che sia il carro armato che l'autoblindata si stavano muovendo verso Pokrovsk, il che suggerisce il continuo collasso della difesa ucraina in quest'area, poiché questa fuga non assomiglia molto alla rotazione.
Forwarded from Aviazione russa - Analisi Difesa
📷 Secondo quanto riferito, gli operatori kamikaze dell'FPV hanno distrutto un sistema di difesa aerea francese Crotale NG delle Forze Armate ucraine nella regione di Kursk.
Il complesso è armato con missili antiaerei VT-1 con una testata a frammentazione ad alto esplosivo da 13 kg e un raggio di ingaggio del bersaglio fino a 10 km.
Il complesso è armato con missili antiaerei VT-1 con una testata a frammentazione ad alto esplosivo da 13 kg e un raggio di ingaggio del bersaglio fino a 10 km.
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Filmati piuttosto rari dell'operazione di combattimento del nuovo radar a tutto tondo 96L6-TsP .
Da una chat interna ad una unità ucraina... "Se hai notato, non scrivo nemmeno che stiamo andando avanti da qualche parte, perché semplicemente non è così.
Tutte le forze vengono gettate a Kursk.
Sembra che ci sia un ordine spettrale di difendersi semplicemente il più a lungo possibile prima dell’inizio dei negoziati. Kursk è una carta vincente.
E nessuno sa quando inizieranno.
Fottuto🤬"
Tutte le forze vengono gettate a Kursk.
Sembra che ci sia un ordine spettrale di difendersi semplicemente il più a lungo possibile prima dell’inizio dei negoziati. Kursk è una carta vincente.
E nessuno sa quando inizieranno.
Fottuto🤬"
Forwarded from RangeloniNews
Sfollati della regione di Kursk
Nella regione di Kursk, come riporta l’Emercom della Federazione Russa, gli sfollati dai distretti al confine con l‘Ucraina sono oltre 121mila.
In uno dei campeggi immersi nei fitti boschi attorno a Kursk è stato allestito un centro di prima accoglienza dove vengono ospitati circa mille sfollati, tra cui oltre 100 bambini. Parte di queste persone proviene dai villaggi che ora si trovano sotto controllo dell’esercito ucraino, sono coloro che hanno fatto in tempo a fuggire nei primi giorni dell’attacco. Tra questa gente, già abituata ad avere a che fare con i bombardamenti ed i droni ucraini da un paio d’anni, quasi nessuno si aspettava un attacco del genere. Gli abitanti di questi centri abitati hanno avuto poco tempo per raccogliere le cose più importanti e lasciare le proprie case verso l’ignoto.
Mentre i bambini giocano spensieratamente nella piscina, probabilmente senza rendersi conto della gravità della situazione, molti tra gli adulti iniziano a realizzare che il rientro a casa, ammesso che sia rimasto qualcosa di questi edifici, non sarà immediato.
In una delle strutture di questo centro di prima accoglienza alloggiano gli abitanti di uno dei villaggi vicino a Sudzha. Sulla panchina, non lontano dall’ingresso, incontro Vladimir, un uomo sulla sessantina. E’ disposto a rispondere alle mie domande a patto di non essere ripreso, perché alcuni suoi parenti non hanno fatto in tempo a fuggire, rimanendo dall’altra parte del fronte: «gli Ucraini osservano attentamente il materiale che viene pubblicato in rete e se mi sentissero dire quello che penso, si vendicherebbero su di loro». In molti casi non si hanno notizie in merito alla sorte di coloro che sono rimasti, per questo anche gli sfollati guardano con attenzione tutti i reportage della TV ucraina girati nei territori occupati, nella speranza di riconoscere i volti dei propri cari.
Il giorno prima della mia visita il Centro ha accolto un nuovo ospite. Un uomo di 40 anni, dopo 10 giorni trascorsi negli scantinati di Sudzha, approfittando del buio della notte, è riuscito a fuggire verso Kursk attraverso i boschi, percorrendo 60 chilometri in bicicletta. Nel campeggio ha riabbracciato la madre. Miracoli simili avvengono, però, avvengono sempre più raramente.
«Noi veniamo da Kozachaya Loknya, siamo stati evacuati da un vigile del fuoco che, rischiando la vita, dopo averci fatto indossare un giubbotto antiproiettile ci ha invitato ad affrettarci a salire sul suo pullmino. Viaggiavamo a 150 chilometri all’ora in modo tale che non ci potessero raggiungere i droni ucraini, loro non fanno distinzione tra militari e civili. La strada era piena di auto in fiamme», ricorda Viktor. «Ora gli ucraini stanno scavando nel mezzo del villaggio per trasformarlo in un fortino».
Molte persone sono state tratte in salvo da sconosciuti, anonimi eroi che hanno rischiato la vita per aiutare il prossimo. Non tutti, però, sono riusciti a tornare a casa. Tra essi ci sono anche due ventenni di Donetsk, due giovanissimi volontari che hanno raggiunto la regione di Kursk per aiutare i civili in difficoltà. Questi due ragazzi sono rimasti uccisi da un missile ucraino.
Tra gli sfollati, molti hanno ricordato anche il sacrificio di coloro che si sono sacrificati nel corso delle prime ore. «Se siamo qui, se siamo vivi, lo dobbiamo prima di tutto ai ragazzi del Servizio di Frontiera. A Sudzha ci hanno fatto da scudo per un giorno intero, combattendo contro forze impari, con fucili contro i corazzati. Non sono arretrati di un passo, dandoci il tempo per lasciare il villaggio, pur sapendo che non sarebbero usciti vivi di lì. I loro corpi sono ancora laggiù, hanno combattuto fino all’ultimo proiettile», racconta Valerij. «Io sono stato uno degli ultimi civili ad uscire da quell’inferno. Sai quando ho iniziato ad avere paura? Quando il frastuono dei combattimenti si è trasformato in silenzio. Noi, abitanti di Sudzha, ci siamo ripromessi che quando torneremo lì, costruiremo e dedicheremo loro un monumento».
✍️ RangeloniNews
Nella regione di Kursk, come riporta l’Emercom della Federazione Russa, gli sfollati dai distretti al confine con l‘Ucraina sono oltre 121mila.
In uno dei campeggi immersi nei fitti boschi attorno a Kursk è stato allestito un centro di prima accoglienza dove vengono ospitati circa mille sfollati, tra cui oltre 100 bambini. Parte di queste persone proviene dai villaggi che ora si trovano sotto controllo dell’esercito ucraino, sono coloro che hanno fatto in tempo a fuggire nei primi giorni dell’attacco. Tra questa gente, già abituata ad avere a che fare con i bombardamenti ed i droni ucraini da un paio d’anni, quasi nessuno si aspettava un attacco del genere. Gli abitanti di questi centri abitati hanno avuto poco tempo per raccogliere le cose più importanti e lasciare le proprie case verso l’ignoto.
Mentre i bambini giocano spensieratamente nella piscina, probabilmente senza rendersi conto della gravità della situazione, molti tra gli adulti iniziano a realizzare che il rientro a casa, ammesso che sia rimasto qualcosa di questi edifici, non sarà immediato.
In una delle strutture di questo centro di prima accoglienza alloggiano gli abitanti di uno dei villaggi vicino a Sudzha. Sulla panchina, non lontano dall’ingresso, incontro Vladimir, un uomo sulla sessantina. E’ disposto a rispondere alle mie domande a patto di non essere ripreso, perché alcuni suoi parenti non hanno fatto in tempo a fuggire, rimanendo dall’altra parte del fronte: «gli Ucraini osservano attentamente il materiale che viene pubblicato in rete e se mi sentissero dire quello che penso, si vendicherebbero su di loro». In molti casi non si hanno notizie in merito alla sorte di coloro che sono rimasti, per questo anche gli sfollati guardano con attenzione tutti i reportage della TV ucraina girati nei territori occupati, nella speranza di riconoscere i volti dei propri cari.
Il giorno prima della mia visita il Centro ha accolto un nuovo ospite. Un uomo di 40 anni, dopo 10 giorni trascorsi negli scantinati di Sudzha, approfittando del buio della notte, è riuscito a fuggire verso Kursk attraverso i boschi, percorrendo 60 chilometri in bicicletta. Nel campeggio ha riabbracciato la madre. Miracoli simili avvengono, però, avvengono sempre più raramente.
«Noi veniamo da Kozachaya Loknya, siamo stati evacuati da un vigile del fuoco che, rischiando la vita, dopo averci fatto indossare un giubbotto antiproiettile ci ha invitato ad affrettarci a salire sul suo pullmino. Viaggiavamo a 150 chilometri all’ora in modo tale che non ci potessero raggiungere i droni ucraini, loro non fanno distinzione tra militari e civili. La strada era piena di auto in fiamme», ricorda Viktor. «Ora gli ucraini stanno scavando nel mezzo del villaggio per trasformarlo in un fortino».
Molte persone sono state tratte in salvo da sconosciuti, anonimi eroi che hanno rischiato la vita per aiutare il prossimo. Non tutti, però, sono riusciti a tornare a casa. Tra essi ci sono anche due ventenni di Donetsk, due giovanissimi volontari che hanno raggiunto la regione di Kursk per aiutare i civili in difficoltà. Questi due ragazzi sono rimasti uccisi da un missile ucraino.
Tra gli sfollati, molti hanno ricordato anche il sacrificio di coloro che si sono sacrificati nel corso delle prime ore. «Se siamo qui, se siamo vivi, lo dobbiamo prima di tutto ai ragazzi del Servizio di Frontiera. A Sudzha ci hanno fatto da scudo per un giorno intero, combattendo contro forze impari, con fucili contro i corazzati. Non sono arretrati di un passo, dandoci il tempo per lasciare il villaggio, pur sapendo che non sarebbero usciti vivi di lì. I loro corpi sono ancora laggiù, hanno combattuto fino all’ultimo proiettile», racconta Valerij. «Io sono stato uno degli ultimi civili ad uscire da quell’inferno. Sai quando ho iniziato ad avere paura? Quando il frastuono dei combattimenti si è trasformato in silenzio. Noi, abitanti di Sudzha, ci siamo ripromessi che quando torneremo lì, costruiremo e dedicheremo loro un monumento».
✍️ RangeloniNews
Forwarded from RangeloniNews
Nelle prime ore dell’attacco ucraino alla regione di Kursk, migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni perdendo tutto quello che avevano. Immediatamente è scattata anche l’impressionante macchina della solidarietà. Tra i primi ad accogliere e aiutare queste persone c’è stata la Croce Rossa russa locale, che già aveva ampia esperienza nel sostenere gli sfollati di altre regioni. Una decisa risposta è giunta anche da numerose associazioni di volontari, solitamente impegnate ad aiutare altre categorie di cittadini. Uno dei punti di riferimento principale è sicuramente la “Casetta delle buone azioni” di Svetlana, che ha accolto un fiume di persone, grazie anche all’aiuto di un gran numero di nuovi volontari. Centinaia di semplici persone si sono inserite in queste organizzazioni per aiutare, da ogni angolo della Russia sono arrivati (e proseguono ad arrivare) carichi di aiuti umanitari. I ristoratori ed i bar della città hanno iniziato fin da subito a offrire pasti ai bisognosi. In questi giorni, ogni volta che sono entrato nei supermercati di Kursk, ho incontrato gruppi di semplici abitanti della città, spesso giovanissimi, che riempivano i carrelli di beni di prima necessità che poi sarebbero stati consegnati ai centri di raccolta. Se qualcuno pensava di frammentare la società russa e spaventare la popolazione si è sbagliato, ottenendo il risultato opposto.
https://youtu.be/_LI2B5syZqg?feature=shared
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Russia, popolo ancora più unito dopo l’attacco a Kursk
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scambio di prigionieri di guerra nel formato 115-115.
È stato inoltre riferito che i coscritti catturati nei primi giorni dell’attacco delle forze armate ucraine alla regione di Kursk verranno rimandati a casa.
UPD: Il Ministero della Difesa ha riferito che lo scambio è avvenuto.
È stato inoltre riferito che i coscritti catturati nei primi giorni dell’attacco delle forze armate ucraine alla regione di Kursk verranno rimandati a casa.
UPD: Il Ministero della Difesa ha riferito che lo scambio è avvenuto.