Avanzamento della 51a Armata ad armi combinate del Distretto militare meridionale nel settore tra Krasnogorovka e Georgievka. Mappa @z_arhiv
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La catastrofe degli invasori ucraini nella regione di Kursk.
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Forwarded from Andrea Zhok
QUELLE SOTTILI LINEE ROSSE
In questi giorni si è molto discusso del "permesso" fornito dal segretario di Stato americano Antony Blinken di utilizzare i missili ATACAMS sul territorio russo. La notizia però spesso è riportata in modo scorretto, come se la questione fosse il permesso di colpire il territorio russo. Ovviamente se la questione fosse questa, sarebbe una non-notizia, visto che il territorio russo viene colpito regolarmente da più di un anno, soprattutto con droni.
Per capire la portata della notizia bisogna andare a vedere il recente commento di Putin, che ha ricordato come, diversamente dai droni, per utilizzare i missili ad alta precisione ATACAMS (1320 kg, fino a 300 km di portata) c'è bisogno dei sistemi di puntamento GPS della NATO e di personale a terra, sempre della NATO. Per l'ennesima volta Putin ha affermato che questa è una linea rossa, che definisce la partecipazione diretta della NATO alla guerra.
Ora, è opportuno riflettere un momento sulla questione delle "linee rosse".
Molti strateghi da salotto romano hanno deriso nell'ultimo anno le minacce di Putin e il fatto di non aver mai risposto all'altezza del proprio pieno potenziale al continuo superamento delle "linee rosse". Questa mancata risposta è presentata come un segno di debolezza da parte di Putin.
E' opportuno ricordare che il tema delle "linee rosse" da non superare è precisamente all'origine della cosiddetta "Operazione Speciale", cioè della guerra in corso, che dipende dalla reiterata sfida da parte della Nato rispetto alle "linee rosse" relative prima alla non espansione ad est della Nato e poi alla non neutralità ucraina.
Di fatto il modo migliore per comprendere il confronto in corso è vederlo all'insegna di una sfida nei confronti della Russia, una provocazione permanente il cui senso principale è quello di ribadire la subordinazione degli anni di Eltsin, indebolendo ogni pretesa della Russia di ritornare ad essere un giocatore globale.
Ogni linea rossa violata senza reazione viene vissuta, e presentata, come debolezza del regime, che sarebbe effettivamente una tigre di carta. E questo gioco produce i suoi effetti reali all'interno della Russia, la cui questione originaria è la capacità di esistere unitariamente come l'enorme paese multietnico che è. Ogni segno di debolezza del potere centrale (questo sin dai tempi dell'impero zarista) apre la strada a possibili movimenti centrifughi all'interno del paese.
Dal colpo di stato del 2014, all'oppressione delle minoranze russofone del Donbass, al rifiuto di mantenere la neutralità ucraina, alla sequela di "linee rosse" militari violate durante la guerra, l'intero processo può essere letto unitariamente nell'ottica della provocazione.
Ma qual è il senso di queste provocazioni? Si tratta, come dicevamo, di azioni volte a segnalare una debolezza del regime, invitando con ciò sfide interne al potere centrale (quella di Prigozhin ne è stata un esempio).
In una prima fase questo processo non ha condotto per l'Occidente (cioè per gli USA) agli esiti sperati. L'idea era chiara: una volta che Putin abbocca alla sfida, e invade l'Ucraina, noi, avendo preparato con standard Nato l'esercito ucraino per 8 anni, dimostreremo che si tratta di una tigre di carta; le sanzioni economiche occidentali strangoleranno l'economia russa; la forbice tra la debacle militare e quella economica metterà alle corde il regime, producendo rivolte interne e un crollo sistemico.
Come noto questo scenario non si è verificato.
Sul piano militare l'operazione si è incistata in una guerra di posizione, una guerra d'attrito. Sul piano economico, grazie soprattutto al sostegno della Cina, la Russia è riuscita ad assorbire l'urto iniziale, ritrovando un nuovo assetto di esportazioni delle materie prime. Una volta superata quella prima difficile fase, la Russia è entrata in una fase nuova, svincolata dai vecchi patti con l'Europa e riorientata verso il bacino asiatico.
In questi giorni si è molto discusso del "permesso" fornito dal segretario di Stato americano Antony Blinken di utilizzare i missili ATACAMS sul territorio russo. La notizia però spesso è riportata in modo scorretto, come se la questione fosse il permesso di colpire il territorio russo. Ovviamente se la questione fosse questa, sarebbe una non-notizia, visto che il territorio russo viene colpito regolarmente da più di un anno, soprattutto con droni.
Per capire la portata della notizia bisogna andare a vedere il recente commento di Putin, che ha ricordato come, diversamente dai droni, per utilizzare i missili ad alta precisione ATACAMS (1320 kg, fino a 300 km di portata) c'è bisogno dei sistemi di puntamento GPS della NATO e di personale a terra, sempre della NATO. Per l'ennesima volta Putin ha affermato che questa è una linea rossa, che definisce la partecipazione diretta della NATO alla guerra.
Ora, è opportuno riflettere un momento sulla questione delle "linee rosse".
Molti strateghi da salotto romano hanno deriso nell'ultimo anno le minacce di Putin e il fatto di non aver mai risposto all'altezza del proprio pieno potenziale al continuo superamento delle "linee rosse". Questa mancata risposta è presentata come un segno di debolezza da parte di Putin.
E' opportuno ricordare che il tema delle "linee rosse" da non superare è precisamente all'origine della cosiddetta "Operazione Speciale", cioè della guerra in corso, che dipende dalla reiterata sfida da parte della Nato rispetto alle "linee rosse" relative prima alla non espansione ad est della Nato e poi alla non neutralità ucraina.
Di fatto il modo migliore per comprendere il confronto in corso è vederlo all'insegna di una sfida nei confronti della Russia, una provocazione permanente il cui senso principale è quello di ribadire la subordinazione degli anni di Eltsin, indebolendo ogni pretesa della Russia di ritornare ad essere un giocatore globale.
Ogni linea rossa violata senza reazione viene vissuta, e presentata, come debolezza del regime, che sarebbe effettivamente una tigre di carta. E questo gioco produce i suoi effetti reali all'interno della Russia, la cui questione originaria è la capacità di esistere unitariamente come l'enorme paese multietnico che è. Ogni segno di debolezza del potere centrale (questo sin dai tempi dell'impero zarista) apre la strada a possibili movimenti centrifughi all'interno del paese.
Dal colpo di stato del 2014, all'oppressione delle minoranze russofone del Donbass, al rifiuto di mantenere la neutralità ucraina, alla sequela di "linee rosse" militari violate durante la guerra, l'intero processo può essere letto unitariamente nell'ottica della provocazione.
Ma qual è il senso di queste provocazioni? Si tratta, come dicevamo, di azioni volte a segnalare una debolezza del regime, invitando con ciò sfide interne al potere centrale (quella di Prigozhin ne è stata un esempio).
In una prima fase questo processo non ha condotto per l'Occidente (cioè per gli USA) agli esiti sperati. L'idea era chiara: una volta che Putin abbocca alla sfida, e invade l'Ucraina, noi, avendo preparato con standard Nato l'esercito ucraino per 8 anni, dimostreremo che si tratta di una tigre di carta; le sanzioni economiche occidentali strangoleranno l'economia russa; la forbice tra la debacle militare e quella economica metterà alle corde il regime, producendo rivolte interne e un crollo sistemico.
Come noto questo scenario non si è verificato.
Sul piano militare l'operazione si è incistata in una guerra di posizione, una guerra d'attrito. Sul piano economico, grazie soprattutto al sostegno della Cina, la Russia è riuscita ad assorbire l'urto iniziale, ritrovando un nuovo assetto di esportazioni delle materie prime. Una volta superata quella prima difficile fase, la Russia è entrata in una fase nuova, svincolata dai vecchi patti con l'Europa e riorientata verso il bacino asiatico.
Forwarded from Andrea Zhok
Ora la situazione militare in Ucraina è critica per le forze occidentali. L'avventura di Kursk, con l'invasione del territorio russo, è stata l'ennesima linea rossa violata, con il solo significato di produrre un danno d'immagine al regime, essendo sul piano militare strategicamente insensata.
Nella zona centrale del fronte l'esercito russo è oramai arrivato alla terza e ultima linea difensiva, superata la quale non esistono più linee fortificate. Il tracollo ucraino sembra questione di pochi mesi, probabilmente destinato ad avvenire nella prossima primavera.
Di fronte a questo scenario l'intera classe dirigente occidentale, cioè il complesso militare-industriale americano e i suoi garzoni di bottega europei, non conoscono piani B. Questo sembra paradossale, perché la politica internazionale, da che mondo è mondo, è fatta di piani B e C e D, è fatta di alternative tattiche e strategiche. Ma questa situazione è diversa, perché qui chi comanda e chi rischia sono soggetti diversi.
Chi comanda, gli USA, possono permettersi di violare qualsiasi linea rossa in sostanziale impunità: sanno che Putin non è affatto un pazzo che vuole la distruzione planetaria e dunque non lancerà un attacco diretto su suolo americano.
Chi obbedisce, l'Europa, ha già devastato il proprio sistema produttivo ed è in prima linea per subire attacchi mirati, anche nucleari (ricordiamo che, nella dottrina bellica attuale, l'utilizzo di atomiche tattiche conta come guerra ordinaria, e non come avvio di una guerra nucleare.)
In sostanza, gli USA spingono alla violazione di tutte le linee rosse, perché dispongono di due potenti "buffer zone" sacrificabili: prima l'Ucraina, già spacciata, e poi l'Europa.
Nel momento in cui Putin decidesse di rispondere finalmente all'altezza delle minacce alla violazione dell'ennesima linea rossa, mettendo in campo la propria superiorità nucleare, lo si potrebbe presentare una volta di più come una minaccia esistenziale con cui non si può venire a compromessi.
E nel momento in cui venisse coinvolto il territorio Nato potrebbe scattare l'articolo 5 dell'Alleanza, in una guerra diretta il cui fronte saremmo noi. Come ricordavo un tempo ai beoti che gioivano per il fatto di essere sotto l'ombrello difensivo della Nato, la realtà è che noi non siamo SOTTO l'ombrello della Nato, noi SIAMO quell'ombrello, il primo a prendersi la pioggia.
Dunque eccoci alla vigilia dell'ennesima violazione di linea rossa. La nostra sola speranza è che, una volta ancora, le Wunderwaffen della Nato non siano in grado di produrre danni troppo rilevanti, consentendo a Putin di mantenere un basso profilo, tenendo a bada le spinte interne dei "falchi".
Se, invece, malauguratamente, gli ATACAMS dovessero produrre danni tali da smuovere significativamente l'opinione pubblica russa, non possiamo avere illusioni su quale sarà il passo successivo.
Nella zona centrale del fronte l'esercito russo è oramai arrivato alla terza e ultima linea difensiva, superata la quale non esistono più linee fortificate. Il tracollo ucraino sembra questione di pochi mesi, probabilmente destinato ad avvenire nella prossima primavera.
Di fronte a questo scenario l'intera classe dirigente occidentale, cioè il complesso militare-industriale americano e i suoi garzoni di bottega europei, non conoscono piani B. Questo sembra paradossale, perché la politica internazionale, da che mondo è mondo, è fatta di piani B e C e D, è fatta di alternative tattiche e strategiche. Ma questa situazione è diversa, perché qui chi comanda e chi rischia sono soggetti diversi.
Chi comanda, gli USA, possono permettersi di violare qualsiasi linea rossa in sostanziale impunità: sanno che Putin non è affatto un pazzo che vuole la distruzione planetaria e dunque non lancerà un attacco diretto su suolo americano.
Chi obbedisce, l'Europa, ha già devastato il proprio sistema produttivo ed è in prima linea per subire attacchi mirati, anche nucleari (ricordiamo che, nella dottrina bellica attuale, l'utilizzo di atomiche tattiche conta come guerra ordinaria, e non come avvio di una guerra nucleare.)
In sostanza, gli USA spingono alla violazione di tutte le linee rosse, perché dispongono di due potenti "buffer zone" sacrificabili: prima l'Ucraina, già spacciata, e poi l'Europa.
Nel momento in cui Putin decidesse di rispondere finalmente all'altezza delle minacce alla violazione dell'ennesima linea rossa, mettendo in campo la propria superiorità nucleare, lo si potrebbe presentare una volta di più come una minaccia esistenziale con cui non si può venire a compromessi.
E nel momento in cui venisse coinvolto il territorio Nato potrebbe scattare l'articolo 5 dell'Alleanza, in una guerra diretta il cui fronte saremmo noi. Come ricordavo un tempo ai beoti che gioivano per il fatto di essere sotto l'ombrello difensivo della Nato, la realtà è che noi non siamo SOTTO l'ombrello della Nato, noi SIAMO quell'ombrello, il primo a prendersi la pioggia.
Dunque eccoci alla vigilia dell'ennesima violazione di linea rossa. La nostra sola speranza è che, una volta ancora, le Wunderwaffen della Nato non siano in grado di produrre danni troppo rilevanti, consentendo a Putin di mantenere un basso profilo, tenendo a bada le spinte interne dei "falchi".
Se, invece, malauguratamente, gli ATACAMS dovessero produrre danni tali da smuovere significativamente l'opinione pubblica russa, non possiamo avere illusioni su quale sarà il passo successivo.
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Filmati di controllo oggettivo sulla distruzione delle forze armate ucraine nella regione di Kursk.
L'UAV kamikaze "Lancet" delle forze armate russe distrugge con un colpo preciso i cannoni semoventi delle forze armate ucraine nella regione di confine della regione di Kursk
L'UAV kamikaze "Lancet" delle forze armate russe distrugge con un colpo preciso i cannoni semoventi delle forze armate ucraine nella regione di confine della regione di Kursk
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Il Ministero della Difesa della RF pubblica filmati del lavoro di combattimento delle unità delle forze armate della RF nella regione di Kursk.
Il destino delle forze armate ucraine non è invidiabile: attaccanti abbandonati, veicoli corazzati bruciati, sfortunati combattenti nemici che giacciono intorno alle piantagioni.
Il destino delle forze armate ucraine non è invidiabile: attaccanti abbandonati, veicoli corazzati bruciati, sfortunati combattenti nemici che giacciono intorno alle piantagioni.
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Video epico con un attacco contro un gruppo di forze armate ucraine e cannoni semoventi nell'area dell'insediamento di Bayrak nella regione di Kharkov.
Forwarded from Tatiana Santi
Russia, ricercati giornalisti italiani
Il Ministero degli Interni russo ha inserito nella lista dei ricercati criminali i giornalisti della rete televisiva italiana RAI Stefania Battistini, dell'emittente televisiva tedesca Deutsche Welle (DW, riconosciuta nella Federazione Russa come agente dei media straniero) Nicholas Simon Connolly e le giornaliste ucraine Natalya Nagornaya, Diana Butsko e Olesya Borovik. Ciò risulta dal database di ricerca del dipartimento.
👉Vi ricordo che per Mosca il lavoro dei giornalisti stranieri è permesso, ma questi ultimi devono avere un accredito ed avere ottenuto legalmente un visto.
❗A voi i commenti su questa delicata situazione.
Unisciti al canale: @Tatiana_Italia_Santi
Fonte: tass
Il Ministero degli Interni russo ha inserito nella lista dei ricercati criminali i giornalisti della rete televisiva italiana RAI Stefania Battistini, dell'emittente televisiva tedesca Deutsche Welle (DW, riconosciuta nella Federazione Russa come agente dei media straniero) Nicholas Simon Connolly e le giornaliste ucraine Natalya Nagornaya, Diana Butsko e Olesya Borovik. Ciò risulta dal database di ricerca del dipartimento.
👉Vi ricordo che per Mosca il lavoro dei giornalisti stranieri è permesso, ma questi ultimi devono avere un accredito ed avere ottenuto legalmente un visto.
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I soldati delle forze armate russe piantano la bandiera dello stato della Federazione Russa nell'insediamento liberato. Snagost, regione di Kursk.
Forwarded from NICOLAI LILIN
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Putin ha fatto l’ultimo grave avvertimento all’Occidente.
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Bombardamento del territorio della miniera Yuzhnodonbasskaya n. 3 e dei dintorni nel settore del fronte Ugledarsky.
Staman ha avuto luogo sul confine tra Ucraina e Russia, uno scambio di prigionieri, la formula è stata 49 a 49, tra i prigionieri russi vi erano presenti alcuni coscritti catturati presso la regione di Kursk
DOC-20240913-WA0553.
1.7 MB
Documento da parte di geraldina colotti
O.d.E.G. Guerra NATO-RUSSIA
DOC-20240913-WA0553.
documento relativo ai lavori del congresso antifascista tenutosi presso Caracas in Venezuela
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>Tornano a farsi vedere i droni russi Orion, perfezionati in questo periodo di assenza dai fronti. Se sono tornati significa che mancano le difese aeree ucraine in zona. Pessimo segnale per Kiev che non ha mai più potuto usare i droni Bayraktar, analoghi all'Orion per dimensioni e funzioni.
Forwarded from Occhio Alla Storia (Nicco)
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Voi assisterete a qualcosa di molto grave su quella frontiera, perché è su quella frontiera che si preparano, per convincere gli europei che bisogna colpire la Russia.
La crisi di Ucraina non è una crisi di Ucraina, è l'inizio dell'offensiva degli Stati Uniti d'America e dell'Europa, che ci ha creduto, contro la Russia.
L'Ucraina è stata usata come un bastone.
Perché ora? Che cosa sta succedendo?
Perché questa provocazione, quando è del tutto evidente che la Russia in tutti questi anni, da quando esiste, cioè dalla fine dell'Unione Sovietica, non si era impadronita di un solo centimetro quadrato esterno.
Noi vediamo chiaramente il modo in cui 60 milioni di italiani sono totalmente ingannati ogni giorno da tutte le televisioni principali.
Giulietto Chiesa
Era il 2015 e le parole di Giulietto Chiesa risuonano oggi ancor più di prima con una nuova potenza, quella della lucidità delle idee e di una straordinaria capacità di analisi.
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La nostra è una sfida contro:
🔹 la censura e le falsità del "mainstream" occidentale;
🔹 l'istigazione a dividere i popoli mendiante la propaganda trasversale dell'odio e della diffidenza;
🔹 il totale lavaggio dei cervelli.
INDIPENDENTI, TANTI E UNITI
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Forwarded from Andrea Lombardi
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Situazione in Ucraina: aggiornamento con Stefano Orsi
Come stanno andando le cose in Ucraina? E a Kursk? Ne parliamo con l'analista militare Stefano Orsi.
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