Forwarded from Lettera da Mosca
📌 Il Pentagono ha confermato che gli Stati Uniti hanno ripreso gli aiuti militari all'Ucraina e hanno riportato lo scambio di informazioni di intelligence con Kiev al livello precedente.
Forwarded from Lettera da Mosca
Mentre Usa e Russia trattano, gli oligarchi ucraini si muovono. https://letteradamosca.eu/2025/03/17/akhmetov-e-gli-oligarchi-per-il-post-zelensky/
Lettera da Mosca
Akhmetov si muove per il post-Zelensky
Gli oligarchi ucraini cominciano le manovre in vista della fine della guerra. E Rinat Akhmetov "sfrutta" l'amico Abramovich.
Forwarded from Lettera da Mosca
Secondo il New York Times, oggi Trump e Putin discuteranno di cosa perderà l'Ucraina dopo la fine delle azioni militari. Secondo il giornale
🟢 Trump sta valutando le opzioni relative al porto di Odessa.
🟢 I negoziati riguarderanno un possibile risarcimento della Russia per 11 anni di aggressione contro l'Ucraina.
🟢 Trump e Putin potrebbero tenere una conferenza simile a Yalta , dove le maggiori potenze determineranno i confini in Europa.
🟢 È probabile che la Cina intensificherà i suoi interventi su Taiwan se Putin otterrà ciò che vuole.
🟢 Trump sta valutando le opzioni relative al porto di Odessa.
🟢 I negoziati riguarderanno un possibile risarcimento della Russia per 11 anni di aggressione contro l'Ucraina.
🟢 Trump e Putin potrebbero tenere una conferenza simile a Yalta , dove le maggiori potenze determineranno i confini in Europa.
🟢 È probabile che la Cina intensificherà i suoi interventi su Taiwan se Putin otterrà ciò che vuole.
Lettera da Mosca
Secondo il New York Times, oggi Trump e Putin discuteranno di cosa perderà l'Ucraina dopo la fine delle azioni militari. Secondo il giornale 🟢 Trump sta valutando le opzioni relative al porto di Odessa. 🟢 I negoziati riguarderanno un possibile risarcimento…
Spero che queste non siano le premesse, è l’Occidente a dover pagare i danni all’Ucraina e la Russia che ha titolo a chiedere risarcimenti per le violazioni alla sua sicurezza messe in atto dalla NATO e da Kiev, a causa delle quali è dovuta intervenire militarmente in Ucraina!
Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
La Corte rende giustizia ai bruciati vivi di Odessa
Di Stefano de Bosio
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), con la sentenza 13 marzo 2025 della V sezione, presieduta dall’insigne e colto giurista francese Mattias Guyomar, ha condannato l’Ucraina per la morte, il 2 maggio 2014, di 42 manifestanti anti-Maidan (“federalisti”) e di almeno un manifestante pro-Maidan (“unionista”).
La Corte ricostruisce così i fatti: era accaduto che nel conflitto civile esploso tra “federalisti” che si battevano per l’autonomia da Kiev e “unionisti” fedeli al nuovo governo dopo la rivolta di piazza Maidan (rovesciamento violento del governo del presidente Yanukovich e proteste di piazza nelle regioni russofone del Sud e dell’Est), i federalisti di Odessa si erano accampati pacificamente nella piazza antistante la Camera del Lavoro. Il 2 maggio, in occasione di una partita di calcio, la polizia ucraina sapeva che sarebbero calati su Odessa gli hooligan della squadra di Karkhiv, “unionisti” violenti e armati. Ma non si era preparata per prevenire il conflitto, puntualmente verificatosi, con i primi colpi partiti, secondo la Cedu, dal campo “federalista”. I violenti unionisti, più numerosi, ebbero la meglio. E i federalisti si rifugiarono nella Camera del Lavoro.
A questo punto gli unionisti davano fuoco all’edificio, mentre il capo del servizio di emergenza statale (ucraino), presente sul posto, dava ordine ai Vigili del fuoco di non intervenire, nonostante giungessero alla centrale decine di richieste di intervento, anche da parte di alcuni osservatori dell’Onu.
Dei 42 ragazzi morti, alcuni risultano essere stati colpiti da violenti “unionisti” dopo che si erano gettati dal tetto o dalle finestre del palazzo in fiamme per sfuggire al rogo. Le autorità di Kiev non solo non indagavano, ma insabbiavano qualunque indagine. La sentenza non esclude interferenze russe, ma, con decisione unanime, votata anche dal giudice ucraino Mykola Gnatovskyy, condanna l’Ucraina per violazione dell’obbligo di proteggere la vita dei propri cittadini. La sentenza, al punto 278, riporta la relazione del 30 aprile 2021 dell’incaricata dell’Onu in Ucraina, l’australiana Matilde Bogner, che punta il dito sulla gestione delle indagini e dei processi da parte ucraina, dal 2014 al 2021.
La Bogner riporta che, nonostante le evidenti responsabilità degli “unionisti” violenti, gli unici a essere indagati furono 19 “federalisti”: nessuna inchiesta sulle omissioni di polizia e dei servizi di emergenza fu mai completata e la stessa giustizia ucraina dichiarò che le indagini erano state distorte da pregiudizi anti-federalisti. Qui però viene il bello, racconta la rappresentante Onu. Infatti un gruppo di “unionisti” armati costringeva con la violenza un magistrato del pubblico ministero a presentare appello contro il rilascio dei “federalisti” ancora detenuti; poi sequestrava i giudici d’appello all’interno del palazzo di giustizia fino a che non dichiarassero ammissibile l’appello (invece inammissibile in base alla legge vigente); e la polizia ucraina, presente nel palazzo, non muoveva un dito per difendere i giudici. Come se non bastasse, i 50 unionisti armati sequestravano anche i giudici di primo grado che avevano ordinato il rilascio dei federalisti, costringendoli a firmare lettere di dimissioni dalla magistratura. Inoltre, nell’unico caso di un unionista processato per aver assassinato un federalista, gli unionisti armati facevano irruzione nell’aula ove si celebrava il processo, minacciando e insultando i giudici. Anche in quel caso la polizia rimaneva a guardare.
Ancora non basta: questi signori “unionisti” minacciavano di morte un avvocato, colpevole di difendere i “federalisti”, e gli fratturavano un dito, il tutto sempre sotto gli occhi della polizia. Nessuna indagine, nessun processo. La rappresentante Onu, inoltre, denuncia che anche in occasione degli anniversari dei fatti del 2 maggio 2014, le celebrazioni da parte dei parenti degli assassinati “federalisti” furono disturbate da attacchi violenti da parte degli “unionisti”.
Segue...
Di Stefano de Bosio
La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), con la sentenza 13 marzo 2025 della V sezione, presieduta dall’insigne e colto giurista francese Mattias Guyomar, ha condannato l’Ucraina per la morte, il 2 maggio 2014, di 42 manifestanti anti-Maidan (“federalisti”) e di almeno un manifestante pro-Maidan (“unionista”).
La Corte ricostruisce così i fatti: era accaduto che nel conflitto civile esploso tra “federalisti” che si battevano per l’autonomia da Kiev e “unionisti” fedeli al nuovo governo dopo la rivolta di piazza Maidan (rovesciamento violento del governo del presidente Yanukovich e proteste di piazza nelle regioni russofone del Sud e dell’Est), i federalisti di Odessa si erano accampati pacificamente nella piazza antistante la Camera del Lavoro. Il 2 maggio, in occasione di una partita di calcio, la polizia ucraina sapeva che sarebbero calati su Odessa gli hooligan della squadra di Karkhiv, “unionisti” violenti e armati. Ma non si era preparata per prevenire il conflitto, puntualmente verificatosi, con i primi colpi partiti, secondo la Cedu, dal campo “federalista”. I violenti unionisti, più numerosi, ebbero la meglio. E i federalisti si rifugiarono nella Camera del Lavoro.
A questo punto gli unionisti davano fuoco all’edificio, mentre il capo del servizio di emergenza statale (ucraino), presente sul posto, dava ordine ai Vigili del fuoco di non intervenire, nonostante giungessero alla centrale decine di richieste di intervento, anche da parte di alcuni osservatori dell’Onu.
Dei 42 ragazzi morti, alcuni risultano essere stati colpiti da violenti “unionisti” dopo che si erano gettati dal tetto o dalle finestre del palazzo in fiamme per sfuggire al rogo. Le autorità di Kiev non solo non indagavano, ma insabbiavano qualunque indagine. La sentenza non esclude interferenze russe, ma, con decisione unanime, votata anche dal giudice ucraino Mykola Gnatovskyy, condanna l’Ucraina per violazione dell’obbligo di proteggere la vita dei propri cittadini. La sentenza, al punto 278, riporta la relazione del 30 aprile 2021 dell’incaricata dell’Onu in Ucraina, l’australiana Matilde Bogner, che punta il dito sulla gestione delle indagini e dei processi da parte ucraina, dal 2014 al 2021.
La Bogner riporta che, nonostante le evidenti responsabilità degli “unionisti” violenti, gli unici a essere indagati furono 19 “federalisti”: nessuna inchiesta sulle omissioni di polizia e dei servizi di emergenza fu mai completata e la stessa giustizia ucraina dichiarò che le indagini erano state distorte da pregiudizi anti-federalisti. Qui però viene il bello, racconta la rappresentante Onu. Infatti un gruppo di “unionisti” armati costringeva con la violenza un magistrato del pubblico ministero a presentare appello contro il rilascio dei “federalisti” ancora detenuti; poi sequestrava i giudici d’appello all’interno del palazzo di giustizia fino a che non dichiarassero ammissibile l’appello (invece inammissibile in base alla legge vigente); e la polizia ucraina, presente nel palazzo, non muoveva un dito per difendere i giudici. Come se non bastasse, i 50 unionisti armati sequestravano anche i giudici di primo grado che avevano ordinato il rilascio dei federalisti, costringendoli a firmare lettere di dimissioni dalla magistratura. Inoltre, nell’unico caso di un unionista processato per aver assassinato un federalista, gli unionisti armati facevano irruzione nell’aula ove si celebrava il processo, minacciando e insultando i giudici. Anche in quel caso la polizia rimaneva a guardare.
Ancora non basta: questi signori “unionisti” minacciavano di morte un avvocato, colpevole di difendere i “federalisti”, e gli fratturavano un dito, il tutto sempre sotto gli occhi della polizia. Nessuna indagine, nessun processo. La rappresentante Onu, inoltre, denuncia che anche in occasione degli anniversari dei fatti del 2 maggio 2014, le celebrazioni da parte dei parenti degli assassinati “federalisti” furono disturbate da attacchi violenti da parte degli “unionisti”.
Segue...
Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Le violazioni, da parte dell’Ucraina, dei diritti fondamentali dell’uomo – conclude la Bogner – pregiudicano la reputazione dell’Ucraina. Il rapporto Bogner, riportato dalla Cedu e datato 30 aprile 2021, si concludeva con l’invito all’Ucraina a iniziare a fare sul serio nel processare i crimini del 2 maggio 2014, e invitava a considerare che solo lo stato di diritto può consentire la riconciliazione ed evitare l’inasprirsi del conflitto. Bogner non è stata ascoltata, si è lasciato che i fatti di Odessa divenissero un casus belli. E il tragico prosieguo lo conosciamo: la guerra.
La sentenza evidenzia anche fatti che danno speranza: è documentato che gruppi di cittadini comuni di Odessa hanno dato soccorso ai giovani federalisti che si gettavano in strada dall’edificio in fiamme, salvandoli e sottraendoli agli “unionisti” violenti. L’intervento dei Vigili del fuoco è poi avvenuto a furor di popolo e alcuni giudici hanno tentato di fare giustizia. Esiste, dunque, una Europa che somministra giustizia e non ideologia. Ed esistono cittadini ucraini che rischiano la vita per la pace e la giustizia, non per ammazzarsi a vicenda. Occorre ricominciare di lì e non dagli Eurobomb, non dalle censura che i giornali mainstream hanno riservato alla strage di Odessa e, ora, alla sentenza della Cedu. Ne hanno parlato il Fatto, il manifesto, l’Indipendente e la Verità, oltre alla Tass: i giornaloni di nulla si sono accorti. Ma che giornalismo è mai il loro?
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
La sentenza evidenzia anche fatti che danno speranza: è documentato che gruppi di cittadini comuni di Odessa hanno dato soccorso ai giovani federalisti che si gettavano in strada dall’edificio in fiamme, salvandoli e sottraendoli agli “unionisti” violenti. L’intervento dei Vigili del fuoco è poi avvenuto a furor di popolo e alcuni giudici hanno tentato di fare giustizia. Esiste, dunque, una Europa che somministra giustizia e non ideologia. Ed esistono cittadini ucraini che rischiano la vita per la pace e la giustizia, non per ammazzarsi a vicenda. Occorre ricominciare di lì e non dagli Eurobomb, non dalle censura che i giornali mainstream hanno riservato alla strage di Odessa e, ora, alla sentenza della Cedu. Ne hanno parlato il Fatto, il manifesto, l’Indipendente e la Verità, oltre alla Tass: i giornaloni di nulla si sono accorti. Ma che giornalismo è mai il loro?
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Nella notte tra lunedì 17 marzo e martedì 18 marzo, l’Israel Defense Force (Idf) ha compiuto violenti bombardamenti su Gaza uccidendo almeno 250 persone in un computo destinato a salire. Si tratta del più violento attacco in questo 2025 effettuato con caccia F-16 e F-35 e artiglieria.
A ordinare l’attacco il primo ministro Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz, che ha sottolineato in un comunicato che “le porte dell’inferno si apriranno a Gaza” se Hamas non rilascerà, senza condizioni, i 59 ostaggi ancora prigionieri nella Striscia. Dimostrando, dunque, quanto fosse strumentale l’atteggiamento di Tel Aviv sul negoziato per una Fase 2 del cessate il fuoco che non c’è mai stato e ora si teme possa semplicemente esser stata tolta dal tavolo.
Da Washington, Trump ha abbandonato la cautela dei giorni scorsi e ha offerto totale copertura all’operazione israeliana. “Hamas avrebbe potuto rilasciare gli ostaggi per estendere il cessate il fuoco, ma invece ha scelto il rifiuto e la guerra”, ha dichiarato al Times of Israel il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Brian Hughes.
Intanto, l’ex ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, uscito dal governo Netanyahu a gennaio dopo la firma del cessate il fuoco, ha elogiato i raid: “Israele deve tornare a combattere a Gaza. Questo è il passo giusto, morale, etico e più giustificato, per distruggere l’organizzazione terroristica di Hamas e riportare indietro i nostri ostaggi”.
Strano concetto di giustizia e etica quello dei nazionalisti israeliani. Ma queste dichiarazioni sono forse l’ultima cosa che dovrebbe stupirci.
Da InsideOver
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
A ordinare l’attacco il primo ministro Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz, che ha sottolineato in un comunicato che “le porte dell’inferno si apriranno a Gaza” se Hamas non rilascerà, senza condizioni, i 59 ostaggi ancora prigionieri nella Striscia. Dimostrando, dunque, quanto fosse strumentale l’atteggiamento di Tel Aviv sul negoziato per una Fase 2 del cessate il fuoco che non c’è mai stato e ora si teme possa semplicemente esser stata tolta dal tavolo.
Da Washington, Trump ha abbandonato la cautela dei giorni scorsi e ha offerto totale copertura all’operazione israeliana. “Hamas avrebbe potuto rilasciare gli ostaggi per estendere il cessate il fuoco, ma invece ha scelto il rifiuto e la guerra”, ha dichiarato al Times of Israel il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Brian Hughes.
Intanto, l’ex ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, uscito dal governo Netanyahu a gennaio dopo la firma del cessate il fuoco, ha elogiato i raid: “Israele deve tornare a combattere a Gaza. Questo è il passo giusto, morale, etico e più giustificato, per distruggere l’organizzazione terroristica di Hamas e riportare indietro i nostri ostaggi”.
Strano concetto di giustizia e etica quello dei nazionalisti israeliani. Ma queste dichiarazioni sono forse l’ultima cosa che dovrebbe stupirci.
Da InsideOver
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Forwarded from War Room - Russia, Ucraina, NATO
Dopo la prima parte dedicata alla storia medievale, iniziamo a fare sul serio con la seconda puntata della storia dell'Ucraina: storia moderna e contemporanea, dal commonwealth polacco-lituano all'invasione nazista dell'URSS. È in questo periodo che si forma e matura l'idea nazionale ucraina, paradossalmente non tanto (e certamente non solo) in contrapposizione alla Russia zarista ma all'impero austroungarico e alla Polonia, in un percorso non sempre lineare, come in tutte le costruzioni identitarie, che va dai "risvegliatori" storico-letterari del Sette-Ottocento in Galizia e Volinia alle repubbliche ucraine (più d'una, e molto diverse tra loro) sorte e cadute tra 1917 e 1922, per arrivare all'irredentismo violento e xenofobo di Bandera, Šuchevyč e affini.
Grazie ancora a Gazzetta filosofica, Francesco Pietrobelli e Valentina Morotti. Trovate la seconda puntata qui: https://www.youtube.com/watch?v=fNK66vwEj3E&t=19s
Grazie ancora a Gazzetta filosofica, Francesco Pietrobelli e Valentina Morotti. Trovate la seconda puntata qui: https://www.youtube.com/watch?v=fNK66vwEj3E&t=19s
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La storia dell'Ucraina: dall'epoca moderna all'invasione nazista. Con Francesco Dall'Aglio
Prosegue la riflessione con Francesco dall'Aglio sulla complicata storia della compagine ucraina. Dall'epoca moderna, contrassegnata da aspre relazioni con l'impero zarista e altre realtà limitrofe come la compagine polacco-lituana, ci inoltriamo fino al…
Forwarded from RangeloniNews
Kursk, Operazione “flusso”, dettagli dell’assalto alle retrovie ucraine dal gasdotto
L’otto marzo diversi media ucraini hanno diffuso la notizia di un attacco russo alle spalle delle posizioni avversarie nella regione di Kursk. Un centinaio di soldati sarebbero sbucati nelle retrovie ucraine passando attraverso il gasdotto che dalla Siberia conduceva il GPL in Europa.
Oltre alle fotografie dei soldati russi nei tubi (di 1,4 metri di diametro) fino ad ora non sono trapelate ulteriori indiscrezioni. Ora che il fronte si è mosso sensibilmente in favore di Mosca, i comandanti russi hanno svelato maggiori dettagli.
L’ex comandante del 3° reparto d'assalto della "Wagner", ora comandante del DRSHBR “Vostok", noto col nome di battaglia “Zombie”, ha raccontato nei dettagli la pianificazione dell’operazione “Potok” (flusso).
“L’operazione è stata pianificata nel corso di più di tre settimane, coinvolgendo un grande quantitativo di forze. Le operazioni preliminari sono state colossali. Per passare attraverso il tubo è stato innanzitutto necessario interrompere il flusso di gas, aspirando quello rimasto all’interno per poi pompare all’interno l’ossigeno. Dopodiché abbiamo iniziato a creare le uscite dal tubo, dei vani dove smistare i soldati, accumulare scorte di munizioni, cibo e acqua, così come ad allestire i bagni. Ciò ha richiesto più di tre settimane. Il personale del reparto d’assalto Veterani, della mia brigata Vostok, del 30esimo reggimento, dell’11esima brigata aviotrasportata e del gruppo “Aida” dei reparti speciali Akhmat è entrato nel gasdotto percorrendo 15 chilometri raggiungendo la fabbrica, entrando a piccoli gruppi nel corso di 4 giorni, al fine di non farci notare dall’avversario. Dopo aver accumulato il personale neo vani ricavati nel tubo, dopo quattro giorni nella fabbrica sono entrati oltre 800 uomini. Dopo aver ricevuto l’ordine siamo subito usciti in superficie occupando la zona industriale, bonificandola dall’avversario, il quale non si aspettava questa operazione, rimanendo disorientato e cadendo nel panico.
Grazie a questi sforzi sono stati liberati numerosi centri abitati: Cherkasskoe Porechnoe, Malaya Loknya, Martynovka, Mikhailovka, Kubatkin. L’avversario non si aspettava questa operazione, non immaginavano che saremmo entrati per 15 chilometri nelle loro retrovie.”
Oggi gli analisti militari ucraini di DeepState hanno riportato che il proprio esercito nelle scorse 24 ore ha perso il controllo di almeno 40 chilometri quadrati di territorio nella regione di Kursk. I combattimenti si sono spostati a ridosso di Sudža.
✍️ RangeloniNews
L’otto marzo diversi media ucraini hanno diffuso la notizia di un attacco russo alle spalle delle posizioni avversarie nella regione di Kursk. Un centinaio di soldati sarebbero sbucati nelle retrovie ucraine passando attraverso il gasdotto che dalla Siberia conduceva il GPL in Europa.
Oltre alle fotografie dei soldati russi nei tubi (di 1,4 metri di diametro) fino ad ora non sono trapelate ulteriori indiscrezioni. Ora che il fronte si è mosso sensibilmente in favore di Mosca, i comandanti russi hanno svelato maggiori dettagli.
L’ex comandante del 3° reparto d'assalto della "Wagner", ora comandante del DRSHBR “Vostok", noto col nome di battaglia “Zombie”, ha raccontato nei dettagli la pianificazione dell’operazione “Potok” (flusso).
“L’operazione è stata pianificata nel corso di più di tre settimane, coinvolgendo un grande quantitativo di forze. Le operazioni preliminari sono state colossali. Per passare attraverso il tubo è stato innanzitutto necessario interrompere il flusso di gas, aspirando quello rimasto all’interno per poi pompare all’interno l’ossigeno. Dopodiché abbiamo iniziato a creare le uscite dal tubo, dei vani dove smistare i soldati, accumulare scorte di munizioni, cibo e acqua, così come ad allestire i bagni. Ciò ha richiesto più di tre settimane. Il personale del reparto d’assalto Veterani, della mia brigata Vostok, del 30esimo reggimento, dell’11esima brigata aviotrasportata e del gruppo “Aida” dei reparti speciali Akhmat è entrato nel gasdotto percorrendo 15 chilometri raggiungendo la fabbrica, entrando a piccoli gruppi nel corso di 4 giorni, al fine di non farci notare dall’avversario. Dopo aver accumulato il personale neo vani ricavati nel tubo, dopo quattro giorni nella fabbrica sono entrati oltre 800 uomini. Dopo aver ricevuto l’ordine siamo subito usciti in superficie occupando la zona industriale, bonificandola dall’avversario, il quale non si aspettava questa operazione, rimanendo disorientato e cadendo nel panico.
Grazie a questi sforzi sono stati liberati numerosi centri abitati: Cherkasskoe Porechnoe, Malaya Loknya, Martynovka, Mikhailovka, Kubatkin. L’avversario non si aspettava questa operazione, non immaginavano che saremmo entrati per 15 chilometri nelle loro retrovie.”
Oggi gli analisti militari ucraini di DeepState hanno riportato che il proprio esercito nelle scorse 24 ore ha perso il controllo di almeno 40 chilometri quadrati di territorio nella regione di Kursk. I combattimenti si sono spostati a ridosso di Sudža.
✍️ RangeloniNews
Forwarded from RangeloniNews
Media is too big
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Kurakhovo - nella cittadina teatro di recenti scontri, rispetto ad altre città colpite dal conflitto, è rimasto un buon quantitativo di abitanti. Ieri a Kurakhovo (ancora vicina alla linea del fronte) è giunta una delegazione ufficiale composta da Sergey Kiriyenko, vice capo dell'Amministrazione Presidenziale russa e da Denis Pushilin, capo della Repubblica di Donetsk. Lo scopo della visita era quello di assicurarsi del pieno funzionamento del centro umanitario del “Fronte popolare”, dove gli abitanti rimasti in città, oltre a ricevere aiuti umanitari e medicinali possono compilare le pratiche per ottenere la cittadinanza russa, pensioni e sussidi. In città è già operativa una stazione di polizia e presto, come sostiene Pushilin, verrà attivato uno sportello bancario mobile.
Forwarded from RangeloniNews
Esercito russo avanza in direzione di Zaporozhye, Kiev prova ad attaccare la regione di Belgorod
Dopo aver riconquistato Sudža e buona parte della testa di ponte ucraina nella regione di Kursk, l’esercito russo torna a premere sulle linee ucraine nella regione di Zaporozhye. Fonti russe riportano che il proprio esercito ha ottenuto il controllo di Pyatikhatki, Malye Sherbaki e Stepovoe, mentre quelle ucraine ammettono parzialmente i successi russi e l’arretramento delle forze di Kiev, dando i villaggi per zona grigia.
Nel frattempo questa mattina diversi canali Telegram russi denunciavano un tentativo di incursione ucraina nella regione di Belgorod. Si registrano attacchi ucraini nell'area dei villaggi di Prilesya, Grafovka e Demidovka, sul confine con la regione di Sumy. Questi assalti sarebbero stati respinti.
Dopo aver riconquistato Sudža e buona parte della testa di ponte ucraina nella regione di Kursk, l’esercito russo torna a premere sulle linee ucraine nella regione di Zaporozhye. Fonti russe riportano che il proprio esercito ha ottenuto il controllo di Pyatikhatki, Malye Sherbaki e Stepovoe, mentre quelle ucraine ammettono parzialmente i successi russi e l’arretramento delle forze di Kiev, dando i villaggi per zona grigia.
Nel frattempo questa mattina diversi canali Telegram russi denunciavano un tentativo di incursione ucraina nella regione di Belgorod. Si registrano attacchi ucraini nell'area dei villaggi di Prilesya, Grafovka e Demidovka, sul confine con la regione di Sumy. Questi assalti sarebbero stati respinti.
La conversazione tra Trump e il presidente russo Putin è terminata stando al resoconto della casa Bianca sarebbe durata due ore e mezza mentre invece secondo il New York Times solo un’ora e mezza la durata è importante anche per capire la complessità degli argomenti trattati e se ci sia stato o meno accordo sugli argomenti per ora non ci sono aggiornamenti sui contenuti. Attendiamo le prime indicazioni da parte della casa Bianca.
Forwarded from Fiore, canale pubblico.
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Vaga tra le stanze dell'obitorio e cerca i figli tra le celle d'acciaio, per effettuare il riconoscimento.
Essere padre a Gaza
Sterminio di Marzo 2025
Essere padre a Gaza
Sterminio di Marzo 2025
Forwarded from Fiore, canale pubblico.
ISRAELE HA AMMAZZATO 130 BAMBINI IN UN SOLO GIORNO. MA NON È GENOCIDIO, È "DIRITTO ALLA DIFESA" .
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
Il presidente Trump afferma che lui e il presidente russo Vladimir Putin stanno per avere la loro Yalta, dove le grandi potenze tracciano i confini in Europa. I collaboratori della Casa Bianca hanno chiarito che la Russia manterrà sicuramente la Crimea.
Trump è stato attento a non rivelare troppo di quali parti del territorio ucraino stesse parlando e se avrebbe cercato di limitare Putin nel farlo. L'amministrazione Trump ha già fatto sapere che si aspetta che la Russia controlli i territori già sotto il controllo delle sue truppe, ma i collaboratori di Zelensky hanno affermato di essere profondamente preoccupati che Trump possa sostenere altri desideri del signor Vladimir Putin per alcune parti dell'Ucraina, tra cui forse il porto strategico di Odessa.
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