Forwarded from Aviazione russa - Analisi Difesa
📷 Il nuovo centro espositivo dedicato al Buran è ora ufficialmente aperto al pubblico presso il Complesso Museale di Verkhnyaya Pyshma, nella regione di Sverdlovsk. L'inaugurazione, avvenuta lo scorso 20 gennaio, segna il culmine di un imponente progetto di restauro e allestimento durato quasi due anni. Sotto la guida del direttore Nikolai Rezinskikh, è stato creato un percorso museale specifico per ospitare questo straordinario pezzo di storia aerospaziale, offrendo ai visitatori una narrazione approfondita sulle persone e le organizzazioni che resero possibile il programma sovietico.
Il protagonista assoluto della mostra è l'esemplare 2.01 (noto come "Bajkal"), il primo della seconda serie di navette orbitanti russe. Sebbene la sua costruzione sia rimasta incompiuta a causa della chiusura del programma nel 1993, il velivolo rappresenta una testimonianza tecnologica unica. Il centro espositivo celebra non solo questa specifica navetta, ma l'intero sistema di trasporto Energia-Buran, ricordando lo storico volo automatizzato del 1988 e l'avanzata ingegneria dei monoplani sovietici riutilizzabili.
Il protagonista assoluto della mostra è l'esemplare 2.01 (noto come "Bajkal"), il primo della seconda serie di navette orbitanti russe. Sebbene la sua costruzione sia rimasta incompiuta a causa della chiusura del programma nel 1993, il velivolo rappresenta una testimonianza tecnologica unica. Il centro espositivo celebra non solo questa specifica navetta, ma l'intero sistema di trasporto Energia-Buran, ricordando lo storico volo automatizzato del 1988 e l'avanzata ingegneria dei monoplani sovietici riutilizzabili.
Forwarded from Aviazione russa - Analisi Difesa
📷 The last Hind. Presentato da Rostech al MAKS 2019, l'ultima versione dell'Hind: il Mil Mi-24P-1M, ha esibito una particolare livrea pixellata a due toni di verde e sabbia con superfici inferiore a diversi toni di grigio.
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📽 Immagini dell'intercettazione di diversi droni-bombardieri pesanti delle Forze Armate ucraine da parte di droni antiaerei dell'unità di difesa aerea della 4ª base militare.
Forwarded from Aviazione russa - Analisi Difesa
🛰 All'inizio dello scorso agosto 2025, sul territorio della raffineria di petrolio di Mozyr in Bielorussia, è stata installata un sistema di difesa aerea, simile al sistema antiaereo russo "Tor-M2". Questo è visibile nelle immagini satellitari di Planet Labs.
Le immagini satellitari dell'anno scorso indicano che i lavori di allestimento della posizione per il sistema di difesa aerea all'interno della raffineria sono iniziati a gennaio 2025, sette mesi prima dell'arrivo del sistema antiaereo stesso.
Le immagini satellitari dell'anno scorso indicano che i lavori di allestimento della posizione per il sistema di difesa aerea all'interno della raffineria sono iniziati a gennaio 2025, sette mesi prima dell'arrivo del sistema antiaereo stesso.
Forwarded from Aviazione russa - Analisi Difesa
📄 Commenta l'analista militare Aleksey Zakharov:
Varsavia è pronta a trasferire a Kiev i caccia MiG-29 attualmente in dotazione alle Forze Aeree polacche. Lo ha confermato il viceministro della Difesa nazionale polacco, Paweł Zalewski. Sebbene inizialmente si ipotizzasse la consegna di dieci caccia, il numero finale sarà inferiore.
I negoziati polacco-ucraini riguardanti il trasferimento dei MiG-29 erano emersi già lo scorso dicembre. Secondo Zalewski, la componente politica, ovvero l'accordo sul trasferimento stesso, è stata ora concordata e firmata. Restano da definire gli aspetti tecnici della consegna: le condizioni operative dei velivoli, la logistica della fornitura inclusi i pezzi di ricambio che accompagneranno gli ex "MiG" polacchi, la pianificazione della futura manutenzione tecnica e il coordinamento delle procedure necessarie tra i dipartimenti della difesa di Polonia e Ucraina.
Inizialmente era previsto il trasferimento di dieci macchine, ma ora si parla di un vago "meno di nove". Altre fonti menzionano cifre che variano tra sei e otto unità. In precedenza, la Polonia aveva già consegnato all'Ucraina 14 caccia MiG-29. Alla fine del 2024, secondo diverse fonti, l'Aeronautica polacca disponeva ancora di un numero equivalente di velivoli. Tutti questi apparecchi erano destinati alla dismissione, poiché l'Aviazione Militare polacca sta passando agli aerei da addestramento e combattimento FA-50, sviluppati dalla Korea Aerospace Industries, e ai caccia F-35.
A suo tempo, la Polonia aveva ricevuto complessivamente 44 caccia progettati dall'ufficio Mikoyan, suddivisi in 36 MiG-29 monoposto e 8 MiG-29UB biposto da addestramento. Ciò significa che i polacchi dovrebbero disporre di una certa quantità di pezzi di ricambio per questo tipo di macchine. Una parte di questi sarà consegnata immediatamente all'Ucraina, mentre i restanti seguiranno dopo il completo ritiro dei MiG-29 dal servizio attivo in Polonia. Il numero di caccia previsti per il trasferimento è legato alla vita utile residua; per alcuni esemplari questa è così ridotta che il trasferimento non avrebbe senso. L'incertezza sul numero esatto suggerisce che i polacchi non siano sicuri della propria capacità di ripristinare le macchine a uno stato tecnico che soddisfi le esigenze ucraine.
In sostanza, questa fornitura appare come il tipico caso di "prendi ciò che a noi non serve più". Tuttavia, non si può definire un gesto del tutto gratuito. In cambio della sua generosità la Polonia riceverà tecnologie ucraine per la produzione di droni e i risultati delle ricerche nel contrasto ai velivoli senza pilota. In entrambi i settori, l'Ucraina vanta una vasta esperienza che i suoi alleati non possono ottenere altrove, dato che la Russia non condividerà certo le proprie informazioni con loro.
I caccia che Kiev riceverà da Varsavia non rappresentano un acquisto di immenso valore. Si tratta di macchine vecchie, con poca vita residua e che non hanno ricevuto gli ultimi aggiornamenti. L'unico vero vantaggio per l'Ucraina è l'assenza di problemi per quanto riguarda il personale di volo e tecnico, già addestrato su questi modelli.
Non ha senso parlare di un impiego dei MiG-29 nella lotta per la superiorità aerea, sebbene siano stati progettati proprio per questo compito. Alcune voci critiche sottolineavano ironicamente che fossero nati per la "superiorità aerea entro il raggio della radioassistenza di base", alludendo alla limitata autonomia della macchina. Di conseguenza, il valore dei MiG-29 per Kiev risiede nella possibilità di contrastare gli attacchi dei droni e dei missili da crociera russi, similmente a quanto avviene con i nuovi missili francesi ricevuti di recente. Si tratta di un aiuto modesto, ma è comunque meglio di nulla.
Forwarded from Aviazione russa - Analisi Difesa
📽 Rinforzi per la battaglia contro il ciclone: è arrivato in Kamchatka il primo lotto di mezzi spazzaneve inviato dal Governo della Federazione Russa come aiuto per l'emergenza.
Un Ilyushin Il-76TD del Ministero delle Situazioni di Emergenza russo (EMERCOM) ha consegnato due pale caricatrici provenienti da Sachalin. Il resto dell'attrezzatura, a causa delle grandi dimensioni, viene caricato proprio in questo momento su una nave che la trasporterà in Kamchatka via mare, come riferito dal governatore Solodov.
Tutta la strumentazione in arrivo viene immediatamente impiegata per la pulizia delle strade dalla neve.
Un Ilyushin Il-76TD del Ministero delle Situazioni di Emergenza russo (EMERCOM) ha consegnato due pale caricatrici provenienti da Sachalin. Il resto dell'attrezzatura, a causa delle grandi dimensioni, viene caricato proprio in questo momento su una nave che la trasporterà in Kamchatka via mare, come riferito dal governatore Solodov.
Siamo in attesa del piano di volo di un aereo dell'aviazione da trasporto militare, che consegnerà altri dieci mezzi tra spazzaneve, bulldozer ed escavatori provenienti da Mosca. Ci tengo a sottolineare che i mezzi inviati da Mosca sono un aiuto a titolo gratuito per la regione: rimarranno nel territorio e andranno a integrare il nostro parco automezzi.
Tutta la strumentazione in arrivo viene immediatamente impiegata per la pulizia delle strade dalla neve.
Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
🇺🇸⚔️ 🇮🇷Itamilradar, il sito di tracciamento aereo militare, conferma lo spostamento degli aerei Boieng KC-135R da rifornimento in volo dall'Atlantico al Mediterraneo Orientale, verso il Medio Oriente.
Segui👉 @ClaraStatello
Nelle ultime ore, un numero considerevole di aerei da rifornimento in volo dell'Aeronautica Militare statunitense ha attraversato l'Atlantico dagli Stati Uniti verso l'Europa e poi verso il Medio Oriente, volando direttamente verso la regione del Golfo o facendo rotta verso la NAS Rota in Spagna, dove molti di essi sono ancora a terra oggi. L'entità e la tempistica di questi movimenti indicano uno sforzo coordinato di rinforzo piuttosto che un normale traffico di cisterne.
L'immagine mostra solo una selezione degli aerei coinvolti durante la notte, ma anche questa istantanea parziale evidenzia la densità dell'attività del KC-135R lungo l'asse sudeuropeo. Diverse petroliere hanno seguito rotte simili da ovest a est attraverso l'Atlantico, convergendo sulla Penisola Iberica, sulla Francia meridionale e sull'Italia prima di proseguire verso il Mediterraneo orientale e oltre. Tali schemi sono tipici di grandi operazioni di trasporto o di supporto, piuttosto che di rotazioni isolate.
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Forwarded from WarZone - News (Ibn Targaryen)
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Un esperto iraniano di medicina legale che smonta le falsità diffuse sui sacchi per cadaveri dei presunti “manifestanti”.
Il video, riporta le dichiarazioni dell’esperto, il quale afferma che:
• I sacchi per cadaveri appartengono in gran parte a civili uccisi da soggetti addestrati (terroristi) che sparavano da posizioni sopraelevate
• I colpi sono stati deliberatamente diretti alla testa, con l’obiettivo di provocare la morte o gravi disabilità
• È stato riscontrato l’uso di armi calibro 12
Il video, riporta le dichiarazioni dell’esperto, il quale afferma che:
• I sacchi per cadaveri appartengono in gran parte a civili uccisi da soggetti addestrati (terroristi) che sparavano da posizioni sopraelevate
• I colpi sono stati deliberatamente diretti alla testa, con l’obiettivo di provocare la morte o gravi disabilità
• È stato riscontrato l’uso di armi calibro 12
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
LA DEBOLE ARMADA: L'INGANNO DI TRUMP
Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta.
Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia.
Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam.
Seppellita sotto il trionfo americano della Guerra fredda e continuata sottotraccia durante la Bell’Époque clintoniana, questa magagna di fondo è riemersa su scala più vasta nel nuovo secolo con la serie di sconfitte militari e politiche del Medioriente (Iraq, Afghanistan, Yemen) e dell’Ucraina, ed è la vera base da cui partono le raffiche trumpiane di aggressione solitaria a tutto e tutti. Dietro di esse non c’è la gravitas di un potere sicuro di sé, che non ha bisogno di minacciare, di lanciare insulti e attacchi che sanno di insicurezza e di ossessività. Dietro di esse si intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramonto.
Le minacce di Trump sono patetiche, quasi tutte prive di credibilità. Chi può scambiare la riconquista del Messico, l’annessione del Canada, la riduzione a colonia di sfruttamento del Venezuela e lo stesso restauro della Dottrina Monroe come progetti che stanno nel campo della fattibilità piuttosto che in quello del delirio? Oppure come idee su cui fondare un rilancio dell’egemonia passata, magari attraverso una replica farsesca, assieme a Cina e Russia, del patto di Yalta del 1945?
Il verdetto del Vietnam e dei fiaschi mediorientali è stato amplificato, di recente, dalla rivoluzione della tecnologia militare. Un passaggio epocale ignorato consapevolmente dagli Usa, ma cavalcato dalla Cina da un decennio, praticato dall’Iran e adottato rapidamente dalla Russia dopo i rovesci subiti dal suo obsoleto apparato bellico nei primi tempi della guerra ucraina. Intendo la rivoluzione dei droni e dei missili a costo irrisorio che hanno messo alla portata di qualunque Davide la fionda che gli ha consentito di uccidere Golia.
Un paio di droni da mille euro l’uno possono danneggiare seriamente un carro armato, una pista d’atterraggio e una infrastruttura militare e civile. Uno sciame di droni da 100 mila euro può disabilitare la proiezione di potenza più micidiale, una portaerei da 13 miliardi. Se affiancato da un paio di missili antinave da 2-5 milioni ciascuno, questo sciame può colare a picco qualsiasi imbarcazione spendendo lo 0,03 – 0.1 per cento del valore distrutto. Per non parlare, poi, dell’effetto devastante che gli stessi droni e missili possono avere sull’altra maggiore proiezione di potenza globale: le 750 basi americane sparse nel pianeta, diventate degli eccellenti bersagli fissi, come dimostrato nel giugno dell’anno scorso dalla difesa dell’Iran contro l’attacco Usa. Un missile antiaereo HQ-9 da 3 milioni di dollari può abbattere un F-35 da 100 milioni.
Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta.
Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia.
Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam.
Seppellita sotto il trionfo americano della Guerra fredda e continuata sottotraccia durante la Bell’Époque clintoniana, questa magagna di fondo è riemersa su scala più vasta nel nuovo secolo con la serie di sconfitte militari e politiche del Medioriente (Iraq, Afghanistan, Yemen) e dell’Ucraina, ed è la vera base da cui partono le raffiche trumpiane di aggressione solitaria a tutto e tutti. Dietro di esse non c’è la gravitas di un potere sicuro di sé, che non ha bisogno di minacciare, di lanciare insulti e attacchi che sanno di insicurezza e di ossessività. Dietro di esse si intravede l’angoscia di una forza perduta, il rancore sconfinato di un infausto tramonto.
Le minacce di Trump sono patetiche, quasi tutte prive di credibilità. Chi può scambiare la riconquista del Messico, l’annessione del Canada, la riduzione a colonia di sfruttamento del Venezuela e lo stesso restauro della Dottrina Monroe come progetti che stanno nel campo della fattibilità piuttosto che in quello del delirio? Oppure come idee su cui fondare un rilancio dell’egemonia passata, magari attraverso una replica farsesca, assieme a Cina e Russia, del patto di Yalta del 1945?
Il verdetto del Vietnam e dei fiaschi mediorientali è stato amplificato, di recente, dalla rivoluzione della tecnologia militare. Un passaggio epocale ignorato consapevolmente dagli Usa, ma cavalcato dalla Cina da un decennio, praticato dall’Iran e adottato rapidamente dalla Russia dopo i rovesci subiti dal suo obsoleto apparato bellico nei primi tempi della guerra ucraina. Intendo la rivoluzione dei droni e dei missili a costo irrisorio che hanno messo alla portata di qualunque Davide la fionda che gli ha consentito di uccidere Golia.
Un paio di droni da mille euro l’uno possono danneggiare seriamente un carro armato, una pista d’atterraggio e una infrastruttura militare e civile. Uno sciame di droni da 100 mila euro può disabilitare la proiezione di potenza più micidiale, una portaerei da 13 miliardi. Se affiancato da un paio di missili antinave da 2-5 milioni ciascuno, questo sciame può colare a picco qualsiasi imbarcazione spendendo lo 0,03 – 0.1 per cento del valore distrutto. Per non parlare, poi, dell’effetto devastante che gli stessi droni e missili possono avere sull’altra maggiore proiezione di potenza globale: le 750 basi americane sparse nel pianeta, diventate degli eccellenti bersagli fissi, come dimostrato nel giugno dell’anno scorso dalla difesa dell’Iran contro l’attacco Usa. Un missile antiaereo HQ-9 da 3 milioni di dollari può abbattere un F-35 da 100 milioni.
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
Il punto di debolezza cruciale è che l’armamento convenzionale statunitense è rimasto quello, irrimediabilmente obsoleto, della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda: navi, aerei, cannoni, basi militari e carri armati tanto costosi quanto vulnerabili a droni, missili, satelliti, sensori e radar avanzati. Questi sviluppi della tecnologia militare hanno svuotato di significato qualunque cifra sui budget militari nazionali. Il valore economico non corrisponde più alla potenza di fuoco, e ciò ha stroncato le restanti ambizioni belliche dello Zio Sam. A tutto ciò occorre aggiungere la corruzione e lo spreco fuori controllo che minano il Pentagono da decenni. Il mio calcolo è che tra l’80 e il 90% della spesa militare Usa è inutile a fini bellici, sia di difesa che di attacco.
Il deep state è perfettamente consapevole della principale conseguenza di tutto questo: le forze armate americane non possono più vincere alcuna guerra vera e propria. L’ultima cosa cui pensa il Pentagono è di imbarcarsi in una nuova guerra, perché è certo di perderla. Come una voce dal sen fuggita, è stato proprio il Segretario alla Difesa, Robert Gates, che già nel 2011 dichiarò di fronte ai cadetti dell’Accademia di West Point che “qualsiasi futuro Segretario alla Difesa che consigliasse di inviare un grande esercito in Asia, Medio Oriente o Africa avrebbe dovuto farsi esaminare la testa”.
I raid, le invettive ad alto carico di menzogna di Trump servono solo a coprire il fatto che il Re è nudo, e che l’apparato militare degli Stati Uniti non è in grado di prevalere, in forma stabile e senza perdite insostenibili, contro alcuno Stato che possa disporre di un armamento avanzato del costo di pochi miliardi di euro. Nel 2020 i droni armati come il turco Bayraktar usati dagli azeri nel Nagorno-Karabakh hanno distrutto circa 200 carri armati armeni e numerosi sistemi di difesa aerea. L’esito dell’aggressione saudita del 2015 allo Yemen, eseguita contando su un armamento convenzionale quattro volte superiore a quello dell’Italia, e con pieno supporto logistico e d’intelligence a stelle e strisce, è stato capovolto dall’entrata in scena dei droni e dei missili.
Bene, si potrà obiettare a questo punto. Se le cose stanno così, che cosa impedisce agli Stati Uniti di riconvertire e aggiornare la propria industria militare? Lo ha fatto la Russia dopo le prime batoste subite dalla sua flotta nel Mar Nero, e il conflitto ucraino è passato da una guerra di posizione a una di missili e droni, dove la supremazia russa è schiacciante.
La risposta non è ardua. Non esiste in Russia un complesso militare industriale. Le fabbriche di armi russe sono proprietà di uno Stato un tempo socialista. Le industrie militari americane sono la quintessenza del capitalismo privato, e tutta l’America è una plutocrazia finanziaria e militare che si regge grazie a un trilione di dollari di spese per la difesa che sostengono l’economia di interi Stati, eleggono parlamentari, finanziano processi elettorali, ricattano e controllano presidenti, animano il deep state. È un capitalismo militare impossibile da smantellare in poco tempo, anche se palesemente inutile. La baracca si regge su un mito fasullo ma efficace, e che occorre perpetuare a ogni costo, evitando prove impegnative.
I cittadini americani sono vittime di una truffa cognitiva. Sono certi di vivere nel Paese più sicuro del mondo perché l’élite del potere li ha convinti che ciò è dovuto al possesso delle forze armate più forti del pianeta e non a un duplice dono della geografia e della storia: i due oceani che circondano il Paese e che lo rendono immune da guerre e invasioni, e il genocidio dei nativi americani che ha fondato la nazione eliminando rischi di sovvertimento interno.
Il deep state è perfettamente consapevole della principale conseguenza di tutto questo: le forze armate americane non possono più vincere alcuna guerra vera e propria. L’ultima cosa cui pensa il Pentagono è di imbarcarsi in una nuova guerra, perché è certo di perderla. Come una voce dal sen fuggita, è stato proprio il Segretario alla Difesa, Robert Gates, che già nel 2011 dichiarò di fronte ai cadetti dell’Accademia di West Point che “qualsiasi futuro Segretario alla Difesa che consigliasse di inviare un grande esercito in Asia, Medio Oriente o Africa avrebbe dovuto farsi esaminare la testa”.
I raid, le invettive ad alto carico di menzogna di Trump servono solo a coprire il fatto che il Re è nudo, e che l’apparato militare degli Stati Uniti non è in grado di prevalere, in forma stabile e senza perdite insostenibili, contro alcuno Stato che possa disporre di un armamento avanzato del costo di pochi miliardi di euro. Nel 2020 i droni armati come il turco Bayraktar usati dagli azeri nel Nagorno-Karabakh hanno distrutto circa 200 carri armati armeni e numerosi sistemi di difesa aerea. L’esito dell’aggressione saudita del 2015 allo Yemen, eseguita contando su un armamento convenzionale quattro volte superiore a quello dell’Italia, e con pieno supporto logistico e d’intelligence a stelle e strisce, è stato capovolto dall’entrata in scena dei droni e dei missili.
Bene, si potrà obiettare a questo punto. Se le cose stanno così, che cosa impedisce agli Stati Uniti di riconvertire e aggiornare la propria industria militare? Lo ha fatto la Russia dopo le prime batoste subite dalla sua flotta nel Mar Nero, e il conflitto ucraino è passato da una guerra di posizione a una di missili e droni, dove la supremazia russa è schiacciante.
La risposta non è ardua. Non esiste in Russia un complesso militare industriale. Le fabbriche di armi russe sono proprietà di uno Stato un tempo socialista. Le industrie militari americane sono la quintessenza del capitalismo privato, e tutta l’America è una plutocrazia finanziaria e militare che si regge grazie a un trilione di dollari di spese per la difesa che sostengono l’economia di interi Stati, eleggono parlamentari, finanziano processi elettorali, ricattano e controllano presidenti, animano il deep state. È un capitalismo militare impossibile da smantellare in poco tempo, anche se palesemente inutile. La baracca si regge su un mito fasullo ma efficace, e che occorre perpetuare a ogni costo, evitando prove impegnative.
I cittadini americani sono vittime di una truffa cognitiva. Sono certi di vivere nel Paese più sicuro del mondo perché l’élite del potere li ha convinti che ciò è dovuto al possesso delle forze armate più forti del pianeta e non a un duplice dono della geografia e della storia: i due oceani che circondano il Paese e che lo rendono immune da guerre e invasioni, e il genocidio dei nativi americani che ha fondato la nazione eliminando rischi di sovvertimento interno.
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
Il grande inganno della supremazia militare americana si è esteso al resto del mondo, ma sono proprio i deliri di Trump che ne rivelano la fragilità. Sono convulsioni di un organismo pervenuto alla sua fase terminale, ma che proprio per questo non è meno pericoloso di prima. La somma di devastazioni, bombardamenti e atrocità che nascondono l’impotenza incurabile di un impero che muore può comunque diventare un costo immenso per l’intera umanità.
(di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 15 gennaio 2026)
(di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 15 gennaio 2026)
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Le immagini dell'inizio dei negoziati con Steven Whitkoff al Cremlino.
Dalla parte russa, alla riunione partecipano l'assistente del Presidente Yuri Ushakov e il rappresentante speciale del Presidente per la cooperazione economica e di investimento con i paesi stranieri, il direttore generale del RDIF Kirill Dmitriev.
Dalla parte americana, l'imprenditore, investitore e fondatore della società Affinity Partners Jared Kushner e il commissario del Servizio federale per gli appalti dell'Ufficio dei servizi generali degli Stati Uniti Josh Grunbaum.
Dalla parte russa, alla riunione partecipano l'assistente del Presidente Yuri Ushakov e il rappresentante speciale del Presidente per la cooperazione economica e di investimento con i paesi stranieri, il direttore generale del RDIF Kirill Dmitriev.
Dalla parte americana, l'imprenditore, investitore e fondatore della società Affinity Partners Jared Kushner e il commissario del Servizio federale per gli appalti dell'Ufficio dei servizi generali degli Stati Uniti Josh Grunbaum.