Per addestrare i nostri modelli raccogliamo informazioni pubbliche da Internet o dati concessi in licenza da altri fornitori; queste informazioni possono includere dati personali. Ad esempio, se raccogliamo informazioni da un post pubblico su un blog, questo potrebbe includere il nome dell'autore e le sue informazioni di contatto. Quando riceviamo informazioni personali nell'ambito di tali dati pubblici o concessi in licenza che utilizziamo per addestrare i nostri modelli, non colleghiamo questi dati in modo specifico a nessun account Meta. Anche se non usi i nostri Prodotti e servizi o non hai un account, potremmo comunque elaborare le tue informazioni per sviluppare e migliorare l'IA di Meta. Ad esempio, questo potrebbe accadere se sei presente in un'immagine condivisa sui nostri Prodotti o servizi da qualcuno che li usa o se qualcuno menziona informazioni su di te nei post o nelle didascalie che condivide sui nostri Prodotti e servizi. (2/2)
https://www.geopop.it/meta-vuole-usare-i-nostri-dati-per-addestrare-la-sua-ai-opposizione/
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Geopop
Meta vuole usare i nostri dati per addestrare la sua AI: si può scegliere se accordare o meno il consenso
Meta sta per attivare una nuova policy sulla privacy che prevede l'uso dei dati personali condivisi negli ultimi anni dagli utenti per l'addestramento dell'AI generativa dell'azienda. Tramite un modulo online è possibile opporsi.
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Rossella Fidanza
Per addestrare i nostri modelli raccogliamo informazioni pubbliche da Internet o dati concessi in licenza da altri fornitori; queste informazioni possono includere dati personali. Ad esempio, se raccogliamo informazioni da un post pubblico su un blog, questo…
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Ho trovato questo video che spiega come esercitare il diritto di opposizione a Meta... sperando che possa esservi utile.
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Buongiorno e buona domenica a tutti... P. S. Poffe e Poffi siate pronti 🤣
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Sempre più barbarie.
A Gaza colpito un ospedale della Croce Rossa
Nei Territori occupati un ferito legato al cofano di un blindato come scudo umano.
Queste le ultime due imprese dell’esercito d’Israele.
(Intanto gli Stati Uniti continuano ad appoggiare l’azione d’Israele e a rendersi complice di crimini di guerra e contro l’umanità)
A Gaza colpito un ospedale della Croce Rossa
Nei Territori occupati un ferito legato al cofano di un blindato come scudo umano.
Queste le ultime due imprese dell’esercito d’Israele.
(Intanto gli Stati Uniti continuano ad appoggiare l’azione d’Israele e a rendersi complice di crimini di guerra e contro l’umanità)
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Un aggiornamento sulla questione Meta e IA, in attesa di come si evolverà la questione (grazie a Chiara per la segnalazione) Con una mossa inaspettata, Meta ha deciso di interrompere le operazioni per utilizzare i dati degli utenti europei di Facebook e Instagram per addestrare la sua intelligenza artificiale. Questa decisione sembra arrivare come diretta conseguenza delle critiche e delle pressioni esercitate dagli enti per la tutela dei consumatori e della privacy nell'Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo (SEE). La controversia ha preso piede quando la Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC) e il Centro Europeo per i Diritti Digitali (Noyb) hanno messo in discussione la legittimità degli "interessi legittimi" invocati da Meta per il trattamento di tali dati. Inizialmente, la DPC aveva approvato i piani di Meta, ma ha dovuto rapidamente fare marcia indietro dopo le numerose critiche.
Meta aveva progettato di implementare nuove funzionalità di intelligenza artificiale nell'UE, promettendo vantaggi come adesivi personalizzati per chat e storie e un assistente virtuale avanzato e giustificando come l'utilizzo dei dati si rendesse necessario per riflettere e interpretare "le diverse culture e lingue delle comunità europee che utilizzeranno questi servizi". Tuttavia, il metodo proposto per il trattamento dei dati ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). https://www.federprivacy.org/informazione/flash-news/meta-blocca-i-piani-per-l-uso-di-dati-social-degli-utenti-europei-nell-addestramento-dell-intelligenza-artificiale
Meta aveva progettato di implementare nuove funzionalità di intelligenza artificiale nell'UE, promettendo vantaggi come adesivi personalizzati per chat e storie e un assistente virtuale avanzato e giustificando come l'utilizzo dei dati si rendesse necessario per riflettere e interpretare "le diverse culture e lingue delle comunità europee che utilizzeranno questi servizi". Tuttavia, il metodo proposto per il trattamento dei dati ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla conformità con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). https://www.federprivacy.org/informazione/flash-news/meta-blocca-i-piani-per-l-uso-di-dati-social-degli-utenti-europei-nell-addestramento-dell-intelligenza-artificiale
Federprivacy
Meta blocca i piani per l'uso di dati social degli utenti europei nell'addestramento dell'intelligenza artificiale
Con una mossa inaspettata, Meta ha deciso di interrompere le operazioni per utilizzare i dati degli utenti europei di Facebook e Instagram per addestrare la sua intelligenza artificiale. Questa decisi
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E' ancora molto vivo il dibattito sulla fornitura di armi dall'Italia ad Israele, negata fino all'inverosimile salvo poi essere confermata in risposta a un’interrogazione presentata da Alleanza Verdi e Sinistra in commissione Difesa ed Esteri del Senato, dall viceministro e numero due di Tajani alla Farnesina, Edmondo Cirielli. Il 29 maggio, anche se la notizia si è saputa solo un paio di giorni fa, nella sua risposta Cirielli ha confermato che le armi italiane hanno contribuito al genocidio ora in corso in Palestina. E tuttavia Cirielli ha ripetuto che il commercio “avviene nel rigoroso rispetto delle disposizioni contenute nella citata legge n.185”. La norma in questione regola il traffico di armamenti e sistemi militari con paesi coinvolti in conflitti e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Se Israele non è un paese in guerra, allora abbiamo ragione a dire che si tratta semplicemente di un genocidio senza appello, di cui il rischio concreto è stato sancito dalla Corte Internazionale di Giustizia ormai da mesi. Il viceministro Cirielli ha spiegato che i documenti richiesti “sono sottratti in via assoluta e relativa all’accesso documentale”. E ha poi aggiunto che il Parlamento è stato informato dell’export di armi verso Israele tramite la relazione UAMA del 2023. Proprio a partire da questi dati, anche il Fatto Quotidiano aveva fatto notare che Israele aveva sicuramente ricevuto diversi sistemi bellici dopo il 7 ottobre. È stato dicembre il mese che ha suscitato più dubbi. Le esportazioni hanno avuto un valore di 1,3 milioni di euro, più del triplo del dicembre dell’anno precedente. Quasi un milione era stato oscurato nei dati ISTAT, pratica tipica di quando si tratta di armi e apparecchi militari. Con evidente coda di paglia, Cirielli ha specificato che non solo gli scambi sono avvenuti a norma di legge, ma che l’Italia è “impegnata nella ricerca di soluzioni che consentano di favorire il dialogo” e di giungere quindi a un “cessate il fuoco delle ostilità in Medio Oriente”. Questo è quanto ci viene detto a livello ufficiale. Ma quello che in molti continuano ad ignorare (io ne ho parlato la prima volta mesi fa, qua) è che Leonardo DI FATTO opera in Israele direttamente con la PRODUZIONE di armi. La presenza diretta di Leonardo in Israele si deve a un’operazione conclusasi nel luglio 2022 con l’acquisizione della società israeliana RADA Electronic Industries, specializzata in radar per la difesa a corto raggio e anti-droni (vedi il comunicato della Campagna BDS Italia), e alla conseguente nascita della nuova società israeliana DRS RADA Technologies, che è – si noti – controllata da Leonardo DRS Inc. con sede negli Stati Uniti. Ha 248 dipendenti in tre sedi israeliane (uffici a Netanya, stabilimento principale a Beit She’an, centro ricerche presso il Gav-Yam Negev Tech Park di Beer Sheva), oltre ai nuovissimi uffici a Germantown, Maryland, ai margini dell’area metropolitana di Washington, D.C.
DRS RADA Technologies ha partecipato alla realizzazione di ‘Iron Fist’, un sistema di protezione attivo montato sui nuovi armoured fighting vehicles (AFV, mezzo corazzato da combattimento) delle Israel Defence Forces (IDF), gli ‘Eitan’ a otto ruote destinati a sostituire i vecchi M113. La prima consegna dei nuovi blindati è avvenuta nel maggio 2023, alla 933a Brigata ‘Nahal’, con previsione di effettivo impiego operativo nel corso del 2024. Tuttavia, l’attacco a sorpresa di Hamas, il 7 ottobre scorso, ha comportato un immediato utilizzo dei nuovi mezzi nella battaglia di Zikim, circa 3 km a nord della Striscia di Gaza, nei pressi di una base militare israeliana attaccata dai militanti palestinesi. Successivamente gli Eitan hanno partecipato all’invasione e alle operazioni militari di Gaza. D’ora in avanti, anche i nuovi blindati israeliani e i sistemi di protezione che montano – tra cui i radar tattici di DRS RADA, del gruppo Leonardo – potranno definirsi battle tested. La domanda: è importante sapere cosa esporta l'Italia in Israele quando ha Leonardo che PRODUCE ARMI in joint-venture direttamente sul sito?
DRS RADA Technologies ha partecipato alla realizzazione di ‘Iron Fist’, un sistema di protezione attivo montato sui nuovi armoured fighting vehicles (AFV, mezzo corazzato da combattimento) delle Israel Defence Forces (IDF), gli ‘Eitan’ a otto ruote destinati a sostituire i vecchi M113. La prima consegna dei nuovi blindati è avvenuta nel maggio 2023, alla 933a Brigata ‘Nahal’, con previsione di effettivo impiego operativo nel corso del 2024. Tuttavia, l’attacco a sorpresa di Hamas, il 7 ottobre scorso, ha comportato un immediato utilizzo dei nuovi mezzi nella battaglia di Zikim, circa 3 km a nord della Striscia di Gaza, nei pressi di una base militare israeliana attaccata dai militanti palestinesi. Successivamente gli Eitan hanno partecipato all’invasione e alle operazioni militari di Gaza. D’ora in avanti, anche i nuovi blindati israeliani e i sistemi di protezione che montano – tra cui i radar tattici di DRS RADA, del gruppo Leonardo – potranno definirsi battle tested. La domanda: è importante sapere cosa esporta l'Italia in Israele quando ha Leonardo che PRODUCE ARMI in joint-venture direttamente sul sito?
La Farnesina ora ammette: “Vendiamo armi a Israele” | Il Fatto Quotidiano
“Abbiamo cessato dal giorno 7 ottobre di vendere armi a Israele come facciamo con tutti i Paesi in guerra, perché così dice la legge italiana”. Ancora un mese fa, era l’8 maggio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadiva lo stop...
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Portaerei statunitense a propulsione nucleare arriva nel porto sudcoreano per esercitazioni militari
La portaerei a propulsione nucleare USS Theodore Roosevelt è arrivata venerdì nel porto di Busan nell'ambito delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, la prima nave da guerra di questo tipo a visitare il Paese dal novembre 2023.
Secondo quanto riferito, la portaerei è stata accompagnata anche dal cacciatorpediniere USS Halsey, dotato del sistema d'arma navale Aegis, e dalla USS Daniel Inouye.
Gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone si stanno preparando a condurre la loro prima esercitazione militare trilaterale in assoluto, denominata Freedom Edge, alla fine di questo mese, in seguito all'accordo raggiunto al vertice di Camp David nell'agosto 2023.
La portaerei a propulsione nucleare USS Theodore Roosevelt è arrivata venerdì nel porto di Busan nell'ambito delle esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, la prima nave da guerra di questo tipo a visitare il Paese dal novembre 2023.
Secondo quanto riferito, la portaerei è stata accompagnata anche dal cacciatorpediniere USS Halsey, dotato del sistema d'arma navale Aegis, e dalla USS Daniel Inouye.
Gli Stati Uniti, la Corea del Sud e il Giappone si stanno preparando a condurre la loro prima esercitazione militare trilaterale in assoluto, denominata Freedom Edge, alla fine di questo mese, in seguito all'accordo raggiunto al vertice di Camp David nell'agosto 2023.
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Usare come deterrente un civile ferito, metterlo sul cofano e portarlo in giro come un trofeo di guerra... passare tra due ambulanze senza fermarsi... eh, ma è l'esercito più morale al mondo. Tanto poi, se vengono colti in flagrante, si limitano ad ammettere con tranquillità che l'hanno fatto davvero...
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Sebastopoli - Gravissimo attacco USA/Kiev con ATACMS armato di testata a grappolo sulla spiaggia gremita di famiglie
Governatore di Sebastopoli Mikhail Razvozhaev: Uccisi due bambini e un adulto. Almeno 100 persone sono rimaste ferite. Ministero della Difesa: Intorno alle 12.15, il regime di Kiev ha effettuato un attacco terroristico contro le infrastrutture civili della città di Sebastopoli con missili operativi-tattici ATACMS forniti dagli Stati Uniti e dotati di testate a grappolo.Le Forze di difesa aerea russa in servizio hanno respinto l'attacco terroristico, abbattendo 4 missili americani ATACMS. Un altro missile, a seguito dell'impatto con i sistemi di difesa aerea nella fase finale, ha deviato dalla traiettoria di volo e ha fatto esplodere la testata in aria sopra il territorio della città. A causa della caduta di frammenti di submunizioni a grappolo, oltre 20 civili, tra cui bambini, sono rimasti feriti.
t.me https://t.me/mod_russia/40203
Governatore di Sebastopoli Mikhail Razvozhaev: Uccisi due bambini e un adulto. Almeno 100 persone sono rimaste ferite. Ministero della Difesa: Intorno alle 12.15, il regime di Kiev ha effettuato un attacco terroristico contro le infrastrutture civili della città di Sebastopoli con missili operativi-tattici ATACMS forniti dagli Stati Uniti e dotati di testate a grappolo.Le Forze di difesa aerea russa in servizio hanno respinto l'attacco terroristico, abbattendo 4 missili americani ATACMS. Un altro missile, a seguito dell'impatto con i sistemi di difesa aerea nella fase finale, ha deviato dalla traiettoria di volo e ha fatto esplodere la testata in aria sopra il territorio della città. A causa della caduta di frammenti di submunizioni a grappolo, oltre 20 civili, tra cui bambini, sono rimasti feriti.
t.me https://t.me/mod_russia/40203
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Ostaggio israeliano Vs prigioniero palestinese... Entrambi liberati, a guardarli però si direbbe che il trattamento avuto è ben diverso...
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P U N T A T O N A.... molto lunga, non abbiamo ancora finito... se sentite qualche rumore strano abbiamo fatto una piccola merenda mentre stiamo registrando 😅
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Pillola blu o Ross? (ep. 52): incontri con Mr. Poffo, cosa ci aspetta nei prossimi mesi?
Dalle elezioni europee, passando per la situazione in Ucraina e a Gaza, con occhio cinico verso la situazione mediatica, fino all'incontro tra Putin e Kim Jong Un: la chiave di lettura di Mr. Poffo. Buon ascolto! https://rossellafidanza.substack.com/p/pillola-blu-o-ross-ep-52-incontri
Dalle elezioni europee, passando per la situazione in Ucraina e a Gaza, con occhio cinico verso la situazione mediatica, fino all'incontro tra Putin e Kim Jong Un: la chiave di lettura di Mr. Poffo. Buon ascolto! https://rossellafidanza.substack.com/p/pillola-blu-o-ross-ep-52-incontri
Rossella Fidanza
Pillola blu o Ross? (ep. 52): incontri con Mr. Poffo, cosa ci aspetta nei prossimi mesi?
Dalle elezioni europee, passando per la situazione in Ucraina e a Gaza, con occhio cinico verso la situazione mediatica, fino all'incontro tra Putin e Kim Jong Un: la chiave di lettura di Mr. Poffo
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Rossella Fidanza
Pillola blu o Ross? (ep. 52): incontri con Mr. Poffo, cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Dalle elezioni europee, passando per la situazione in Ucraina e a Gaza, con occhio cinico verso la situazione mediatica, fino all'incontro tra Putin e Kim Jong Un: la…
Vi consiglio anche di riascoltare l'episodio nr. 40 sulla Corea del Nord che trovate qua https://rossellafidanza.substack.com/p/pillola-blu-o-ross-ep-40-incontri?utm_medium=email
Substack
Pillola blu o Ross? (ep. 40): incontri con Mr. Poffo, Kim Jong Un e la Russia
Dopo la visita del Leader Supremo della Corea del Nord in Russia, si sono scatenate moltissime polemiche. Ripercorriamo con Mr. Poffo quello che sappiamo del sistema coreano e i rapporti con la Russia
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L'importante è iniziare la settimana con un sorriso... Buongiorno ☕️😅
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Medvedev: I bastardi provenienti dagli Stati Uniti forniscono missili con cariche a grappolo ai sostenitori di Bandera e li aiutano a guidarli verso l’obiettivo. I bastardi di Kiev scelgono come obiettivo una spiaggia con gente pacifica e premono il pulsante. Entrambi bruceranno all'inferno. Spero non solo nel fuoco sacro, ma anche prima, nel fuoco terreno.
Tutto quello che è successo non è stata un'azione militare, ma un vile e vile attacco terroristico contro il nostro popolo, commesso durante una festa ortodossa. Proprio come il massacro in Daghestan, compiuto da estremisti. Pertanto, ora tutti loro - le autorità americane, il regime di Bandera e i pazzi fanatici - non sono diversi per noi.
Le mie più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime. Una pronta guarigione ai feriti. https://t.me/medvedev_telegram/510
Tutto quello che è successo non è stata un'azione militare, ma un vile e vile attacco terroristico contro il nostro popolo, commesso durante una festa ortodossa. Proprio come il massacro in Daghestan, compiuto da estremisti. Pertanto, ora tutti loro - le autorità americane, il regime di Bandera e i pazzi fanatici - non sono diversi per noi.
Le mie più sentite condoglianze alle famiglie delle vittime. Una pronta guarigione ai feriti. https://t.me/medvedev_telegram/510
Telegram
Дмитрий Медведев
Ублюдки из США поставляют ракеты с кассетным зарядом бандеровцам и помогают навести их на цель. Ублюдки в Киеве выбирают в качестве цели пляж с мирными людьми и нажимают на кнопку. И те, и другие сгорят в аду. Надеюсь, не только в сакральном огне, но ещё…
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L'esercito più morale del mondo stanotte ha colpito Kfar Kila, in Libano, con bombe al fosforo bianco. Perché Israele può usare il fosforo bianco e prendere di mira i civili impunemente?
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Il ministro Sangiuliano: "Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la Terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei" Colombo: morto nel 1506
Galilei: nato nel 1564
Anche veggente 🙈🤣
Galilei: nato nel 1564
Anche veggente 🙈🤣
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In contrasto alla cacofonia di minacce dei leader europei e alla nauseabonda propaganda occidentale i siti specializzati di alta finanza ragionano partendo sul dato di fatto che l’Ucraina ha perso la guerra, quindi l’Occidente deve trovare in compromesso col vincitore: la Russia per non essere travolto nel baratro.
Piuttosto di leggere i quotidiani deliri vari, soffermiamoci a riflettere quanto scrive Mark Galeotti su BNE IntelliNews.
Il vertice del G7 iniziato il 13 giugno ha generato le consuete dichiarazioni di sincero sostegno all’Ucraina e cupi avvertimenti sul fatto che una vittoria russa significherebbe cose terribili per il mondo. Tuttavia, un problema chiave – e un ostacolo costante alla creazione di qualsiasi tipo di strategia significativa sulla guerra – è che noi occidentali non abbiamo alcun tipo di senso comune di cosa significhino realmente “vittoria” o “sconfitta”.
Di conseguenza, in Occidente non c’è stato alcun dibattito pubblico significativo sui probabili risultati, su ciò che siamo disposti a spendere e a fare (il che significa che la politica è spesso spinta da buffonate motivate politicamente piuttosto che dal consenso), e quindi, quale sarà il nostro effettivo la strategia potrebbe essere.
Definizioni di vittoria e sconfitta
Dopo tutto, per alcuni, il pericolo è che le legioni di Mosca attraversino l’Ucraina fino a fissare la NATO oltre il confine rumeno. Ciò sembra estremamente improbabile al momento.
Cosa significa, invece, una sconfitta russa? Anche se tutti i suoi soldati venissero espulsi da ogni centimetro quadrato del territorio occupato – compresa la Crimea – ciò non porrebbe fine alla guerra in quanto tale, ma sposterebbe solo la linea del fronte verso il confine nazionale.
Lo scenario più plausibile vede
l’Ucraina affrontare una lenta scivolata verso un graduale congelamento del conflitto, che può scongelarsi violentemente in qualsiasi momento, o qualcosa in quell’ampia gamma di possibilità tra i risultati ideali di ciascuna parte.
Potrebbe non essere conforme al diritto internazionale, per non parlare della moralità di base, ma è probabile che alla fine venga raggiunto un qualche tipo di accordo che prevede lo scambio di parte del territorio ucraino, e forse garanzie di neutralità, per l’accettazione, senza dubbio riluttante, da parte di Mosca e una sorta di garanzia internazionale di entrambe.
Il tipo di accordo, i limiti e il tipo di garanzie politiche più ampie che saranno implicate dipenderanno da una serie di contingenze, dal flusso e riflusso del campo di battaglia al continuo interesse e sostegno dell’Occidente.
Il divario tra retorica e realtà
Ciò va contro non solo la posizione di Kiev, ma anche la retorica ufficiale in Occidente. Il desiderio dell’Ucraina di riconquistare tutto il suo territorio e la sua sovranità è del tutto comprensibile. Lo è meno la linea occidentale, in quanto molti governi (anche se non tutti) in realtà si rendono conto perfettamente che qualsiasi risoluzione probabilmente comporterà delle concessioni da parte di Kiev, anche se al momento il paese non è disposto o non è in grado di concederle.
“Certo, è terribilmente triste”, mi ha detto un alto funzionario francese, “ma l’Ucraina non può avere una pace duratura alle sue condizioni”. Un generale tedesco è stato un po’ più ellittico, citando il vecchio detto secondo cui “la politica è l’arte del possibile”.
È stato un funzionario americano che, lontano da una piattaforma pubblica, è stato il più schietto: “Un giorno, sia i russi che gli ucraini dovranno iniziare a contrattare, il che significa concessioni da entrambe le parti. Il nostro compito è garantire che gli ucraini siano nella posizione di fare il minor numero possibile di concessioni”.
Al momento, ovviamente, non esistono basi per alcuna trattativa. Quando Vladimir Putin dice di essere disposto a parlare, intende dire che è disposto ad ascoltare la capitolazione di Kiev. Dopotutto, sembra credere di poter divorare le vite ucraine e la volontà occidentale finché non saranno esaurite. (1/2)
Piuttosto di leggere i quotidiani deliri vari, soffermiamoci a riflettere quanto scrive Mark Galeotti su BNE IntelliNews.
Il vertice del G7 iniziato il 13 giugno ha generato le consuete dichiarazioni di sincero sostegno all’Ucraina e cupi avvertimenti sul fatto che una vittoria russa significherebbe cose terribili per il mondo. Tuttavia, un problema chiave – e un ostacolo costante alla creazione di qualsiasi tipo di strategia significativa sulla guerra – è che noi occidentali non abbiamo alcun tipo di senso comune di cosa significhino realmente “vittoria” o “sconfitta”.
Di conseguenza, in Occidente non c’è stato alcun dibattito pubblico significativo sui probabili risultati, su ciò che siamo disposti a spendere e a fare (il che significa che la politica è spesso spinta da buffonate motivate politicamente piuttosto che dal consenso), e quindi, quale sarà il nostro effettivo la strategia potrebbe essere.
Definizioni di vittoria e sconfitta
Dopo tutto, per alcuni, il pericolo è che le legioni di Mosca attraversino l’Ucraina fino a fissare la NATO oltre il confine rumeno. Ciò sembra estremamente improbabile al momento.
Cosa significa, invece, una sconfitta russa? Anche se tutti i suoi soldati venissero espulsi da ogni centimetro quadrato del territorio occupato – compresa la Crimea – ciò non porrebbe fine alla guerra in quanto tale, ma sposterebbe solo la linea del fronte verso il confine nazionale.
Lo scenario più plausibile vede
l’Ucraina affrontare una lenta scivolata verso un graduale congelamento del conflitto, che può scongelarsi violentemente in qualsiasi momento, o qualcosa in quell’ampia gamma di possibilità tra i risultati ideali di ciascuna parte.
Potrebbe non essere conforme al diritto internazionale, per non parlare della moralità di base, ma è probabile che alla fine venga raggiunto un qualche tipo di accordo che prevede lo scambio di parte del territorio ucraino, e forse garanzie di neutralità, per l’accettazione, senza dubbio riluttante, da parte di Mosca e una sorta di garanzia internazionale di entrambe.
Il tipo di accordo, i limiti e il tipo di garanzie politiche più ampie che saranno implicate dipenderanno da una serie di contingenze, dal flusso e riflusso del campo di battaglia al continuo interesse e sostegno dell’Occidente.
Il divario tra retorica e realtà
Ciò va contro non solo la posizione di Kiev, ma anche la retorica ufficiale in Occidente. Il desiderio dell’Ucraina di riconquistare tutto il suo territorio e la sua sovranità è del tutto comprensibile. Lo è meno la linea occidentale, in quanto molti governi (anche se non tutti) in realtà si rendono conto perfettamente che qualsiasi risoluzione probabilmente comporterà delle concessioni da parte di Kiev, anche se al momento il paese non è disposto o non è in grado di concederle.
“Certo, è terribilmente triste”, mi ha detto un alto funzionario francese, “ma l’Ucraina non può avere una pace duratura alle sue condizioni”. Un generale tedesco è stato un po’ più ellittico, citando il vecchio detto secondo cui “la politica è l’arte del possibile”.
È stato un funzionario americano che, lontano da una piattaforma pubblica, è stato il più schietto: “Un giorno, sia i russi che gli ucraini dovranno iniziare a contrattare, il che significa concessioni da entrambe le parti. Il nostro compito è garantire che gli ucraini siano nella posizione di fare il minor numero possibile di concessioni”.
Al momento, ovviamente, non esistono basi per alcuna trattativa. Quando Vladimir Putin dice di essere disposto a parlare, intende dire che è disposto ad ascoltare la capitolazione di Kiev. Dopotutto, sembra credere di poter divorare le vite ucraine e la volontà occidentale finché non saranno esaurite. (1/2)
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Nel frattempo, anche il Piano di pace in dieci punti di Volodymyr Zelenskyj è poco più che un invito a Mosca a gettare la spugna.
Presumibilmente Zelensky sta puntando sul contrattacco pianificato per il 2025 per sferrare il tipo di colpo salutare che quello del 2023 non ha mai fatto. Quando entrambe le parti pensano che il tempo sia dalla loro parte, nessuna delle due farà alcuna concessione.
Anche se sia Mosca che Kiev sono disposte e capaci di continuare a spendere il loro sangue e i loro tesori per la guerra, lo è l’Occidente?
Poiché l’assistenza all’Ucraina sta diventando più ampia, con l’arrivo di F-16 e forse addestratori nel paese, e le regole di ingaggio per le armi fornite dall’Occidente si stanno allentando, il divario tra le posizioni ufficiali e gli atteggiamenti pubblici si allargherà pericolosamente.
Così come, in effetti, il divario tra retorica e politica.
Dopotutto, se i paesi europei credessero davvero alle affermazioni apocalittiche secondo cui una vittoria russa contro l’Ucraina porterebbe necessariamente a un’invasione della NATO – secondo le voci più estremiste – nel giro di un paio d’anni, non ci aspetteremmo una chiara mobilitazione delle risorse?
I bilanci della difesa non salirebbero al di sopra dell’attuale 2-2,5% del PIL, le economie non verrebbero riorganizzate per la guerra, come in Russia?
Se si guarda a ciò che viene fatto, piuttosto che a ciò che viene detto, questa non è realmente la guerra della NATO, né ci si aspetta che lo diventi.
Un recente sondaggio dell’Institute for Global Affairs, parte della società di consulenza Eurasia Group, ha mostrato che il 94% degli americani e l’88% degli europei sono favorevoli ai negoziati per porre fine alla guerra.
Ciò non dovrebbe essere preso alla lettera, dal momento che la negoziazione non significa necessariamente concessioni serie, e i sondaggi tendono ad avere una propensione naturale verso risposte “gentili”.
Ciononostante, con i partiti più “scettici sull’Ucraina” come l’AfD tedesco che stanno guadagnando terreno nelle recenti elezioni al Parlamento europeo, il potenziale per una vittoria di Trump negli Stati Uniti esiste il rischio di una disintegrazione o almeno di un decadimento del consenso filo-ucraino.
Niente di tutto ciò significa necessariamente che Kiev o l’Occidente debbano fare concessioni a un Cremlino che si è imbarcato in un’avventura imperiale sanguinosa e non provocata.
È invece da evidenziare due punti fondamentali. Il primo è che non esiste ancora una vera visione condivisa di un futuro credibile. Kiev può restare aggrappata alla sua visione massimalista della vittoria (sebbene ci sia chi, anche nel governo, ammette con riluttanza – e in silenzio – che ciò potrebbe non essere fattibile), ma di certo non c’è consenso in Occidente.
La visione, ad esempio, da Varsavia o Tallinn è piuttosto diversa da quella di Roma e Atene, anche perché da lì le maggiori minacce alla sicurezza provengono dal Medio Oriente e dal Nord Africa rispetto alla steppa russa.
La strategia è un piano per raggiungere un obiettivo particolare; in assenza di un obiettivo condiviso non può esistere una vera strategia.
Non c’è da stupirsi che l’Occidente, almeno, sembri ancora nella fase di “fare qualcosa”, nella speranza che in qualche modo porti organicamente questa terribile guerra verso una sorta di conclusione.
Allo stesso tempo, il divario tra retorica e realtà in Occidente è pericoloso perché rischia di creare aspettative irrealistiche, che possono generare una reazione negativa quando non vengono soddisfatte, o di aprire ulteriormente il divario tra politica e pubblico.
La lotta per l’Ucraina probabilmente durerà per anni, e il tipo di consenso duraturo e solido a sostegno di Kiev può essere costruito solo su un dibattito pubblico serio e onesto. Ripiegarsi su mantra vuoti è facile e comodo nel breve termine, ma potenzialmente pericoloso nel lungo termine: noi – e gli ucraini – abbiamo bisogno e meritiamo di meglio. (2/2) https://www.farodiroma.it/loccidente-deve-cercare-seriamente-una-exit-strategy-dallucraina-aurelio-tarquini/
Presumibilmente Zelensky sta puntando sul contrattacco pianificato per il 2025 per sferrare il tipo di colpo salutare che quello del 2023 non ha mai fatto. Quando entrambe le parti pensano che il tempo sia dalla loro parte, nessuna delle due farà alcuna concessione.
Anche se sia Mosca che Kiev sono disposte e capaci di continuare a spendere il loro sangue e i loro tesori per la guerra, lo è l’Occidente?
Poiché l’assistenza all’Ucraina sta diventando più ampia, con l’arrivo di F-16 e forse addestratori nel paese, e le regole di ingaggio per le armi fornite dall’Occidente si stanno allentando, il divario tra le posizioni ufficiali e gli atteggiamenti pubblici si allargherà pericolosamente.
Così come, in effetti, il divario tra retorica e politica.
Dopotutto, se i paesi europei credessero davvero alle affermazioni apocalittiche secondo cui una vittoria russa contro l’Ucraina porterebbe necessariamente a un’invasione della NATO – secondo le voci più estremiste – nel giro di un paio d’anni, non ci aspetteremmo una chiara mobilitazione delle risorse?
I bilanci della difesa non salirebbero al di sopra dell’attuale 2-2,5% del PIL, le economie non verrebbero riorganizzate per la guerra, come in Russia?
Se si guarda a ciò che viene fatto, piuttosto che a ciò che viene detto, questa non è realmente la guerra della NATO, né ci si aspetta che lo diventi.
Un recente sondaggio dell’Institute for Global Affairs, parte della società di consulenza Eurasia Group, ha mostrato che il 94% degli americani e l’88% degli europei sono favorevoli ai negoziati per porre fine alla guerra.
Ciò non dovrebbe essere preso alla lettera, dal momento che la negoziazione non significa necessariamente concessioni serie, e i sondaggi tendono ad avere una propensione naturale verso risposte “gentili”.
Ciononostante, con i partiti più “scettici sull’Ucraina” come l’AfD tedesco che stanno guadagnando terreno nelle recenti elezioni al Parlamento europeo, il potenziale per una vittoria di Trump negli Stati Uniti esiste il rischio di una disintegrazione o almeno di un decadimento del consenso filo-ucraino.
Niente di tutto ciò significa necessariamente che Kiev o l’Occidente debbano fare concessioni a un Cremlino che si è imbarcato in un’avventura imperiale sanguinosa e non provocata.
È invece da evidenziare due punti fondamentali. Il primo è che non esiste ancora una vera visione condivisa di un futuro credibile. Kiev può restare aggrappata alla sua visione massimalista della vittoria (sebbene ci sia chi, anche nel governo, ammette con riluttanza – e in silenzio – che ciò potrebbe non essere fattibile), ma di certo non c’è consenso in Occidente.
La visione, ad esempio, da Varsavia o Tallinn è piuttosto diversa da quella di Roma e Atene, anche perché da lì le maggiori minacce alla sicurezza provengono dal Medio Oriente e dal Nord Africa rispetto alla steppa russa.
La strategia è un piano per raggiungere un obiettivo particolare; in assenza di un obiettivo condiviso non può esistere una vera strategia.
Non c’è da stupirsi che l’Occidente, almeno, sembri ancora nella fase di “fare qualcosa”, nella speranza che in qualche modo porti organicamente questa terribile guerra verso una sorta di conclusione.
Allo stesso tempo, il divario tra retorica e realtà in Occidente è pericoloso perché rischia di creare aspettative irrealistiche, che possono generare una reazione negativa quando non vengono soddisfatte, o di aprire ulteriormente il divario tra politica e pubblico.
La lotta per l’Ucraina probabilmente durerà per anni, e il tipo di consenso duraturo e solido a sostegno di Kiev può essere costruito solo su un dibattito pubblico serio e onesto. Ripiegarsi su mantra vuoti è facile e comodo nel breve termine, ma potenzialmente pericoloso nel lungo termine: noi – e gli ucraini – abbiamo bisogno e meritiamo di meglio. (2/2) https://www.farodiroma.it/loccidente-deve-cercare-seriamente-una-exit-strategy-dallucraina-aurelio-tarquini/
FarodiRoma
L’Occidente deve cercare seriamente una exit strategy dall’Ucraina (Aurelio Tarquini) - FarodiRoma
Mark Galeotti, direttore della società di consulenza Mayak Intelligence e professore onorario presso la UCL School of Slavonic & East European Studies, ha messo in luc sul sito di Intelligence finanziaria BNE IntelliNews la necessità per l’Occidente di pensare…
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto domenica al suo gabinetto che c’è stato un “drammatico calo” nelle consegne di armi da parte degli Stati Uniti per la guerra di Israele.
"Circa quattro mesi fa ci fu un drammatico calo nella fornitura di armamenti in arrivo dagli Stati Uniti a Israele. Per settimane abbiamo chiesto ai nostri amici americani di accelerare le spedizioni, lo abbiamo fatto più e più volte. Dopo mesi senza alcun cambiamento di questa situazione, ho deciso di fargli una pubblica contestazione. L'ho fatto forte di anni di esperienza e sapendo che questo passaggio è fondamentale per liberare il collo di bottiglia".
"Circa quattro mesi fa ci fu un drammatico calo nella fornitura di armamenti in arrivo dagli Stati Uniti a Israele. Per settimane abbiamo chiesto ai nostri amici americani di accelerare le spedizioni, lo abbiamo fatto più e più volte. Dopo mesi senza alcun cambiamento di questa situazione, ho deciso di fargli una pubblica contestazione. L'ho fatto forte di anni di esperienza e sapendo che questo passaggio è fondamentale per liberare il collo di bottiglia".
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