Giovani di Parola
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Don Bosco senza don Cafasso non sarebbe stato don Bosco
Madre Mazzarello senza Don Pestarino non sarebbe stata Madre Mazzarello
Domenico Savio senza don Bosco non sarebbe stato Domenico Savio
e tu? una persona che ti guidi e ti accompagni, un "sacco per i pugni" e un'oasi nel deserto ce l'hai?
#animatorisalesiani
MERCOLEDÌ 8 AGOSTO
San Domenico Guzman

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, partito da Genesaret, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidóne. Ed ecco una donna cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio. Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: esaudiscila, vedi come ci grida dietro. Egli rispose: non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele.
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui dicendo: Signore, aiutami!
Ed egli rispose: non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini.
E' vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.
Allora Gesù le replicò: donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri. E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Dire "Signore, abbi pietà di me" significa riconoscerci per ciò che siamo! E cioè piccoli, fragili, superbi, egoisti, opportunisti, in un'unica parola: peccatori!
Abbiamo bisogno, prima di tutto e più di tutto, dell'infinita Misericordia del Padre!
Il Padre non ci nega mai la sua Misericordia, a patto che gliela chiediamo, senza giri di parole, senza discorsi affascinanti e vuoti, con umiltà: Signore abbi pietà di me, Signore perdonami, Signore ascolta la mia preghiera, Signore mi basta la tua grazia, Signore sia fatta la tua volontà. Dovrebbe essere questo il nostro modo di rivolgerci a Lui, dimostrandogli la nostra fede senza misura. Ma per dimostrarla occorre che, questa fede, ci sia! Come sono messo? A che punto è la mia fede?
GIOVEDÌ 9 AGOSTO
Santa Teresa Benedetta della Croce

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

La certezza è una, lo era per le 10 vergini della parabola, che attendevano, e lo è anche per noi: lo sposo arriverà! E tutti vogliamo accoglierlo, ma non tutti ci prepariamo a questo incontro! Quando aspetti qualcuno che non vedi l'ora di abbracciare, prepari tutto perché il momento di quell'abbraccio sia perfetto... prepari il tuo corpo, curando particolarmente l'aspetto fisico (messa in piega, trucco e vestito più bello), prepari il tuo cuore cercando di equilibrare quel vortice di emozioni che porta con sé (ansia, eccitazione, trepidazione)!
La cura di ogni minimo dettaglio corona l'incontro e lo rende più bello, perfetto.
Ecco, dovremmo vivere così l'attesa del nostro incontro con lo Sposo che è Gesù! Curando i dettagli! Un giorno lo abbracceremo e quel giorno dovremo indossare il nostro vestito più bello... Ed il nostro cuore, il nostro cuore dovrà essere puro e colmo di amore. Il nostro cuore dovrà essere come quella lampada che brilla perché stracolma d'olio!
Non perdiamo tempo, non aspettiamo domani per cominciare a preparare il nostro cuore. Questo è il momento di iniziare, qui e ora, nel posto in cui sono, con la vita che vivo, tra le persone che ho intorno...prepariamoci a quell'abbraccio che aspettiamo da tutta una vita...prepariamoci a vedere ancora e ancora l'amore vincere!
 
https://youtu.be/gGHBzclb3Rs
VENERDÌ 10 AGOSTO
San Lorenzo

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,24-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Oggi è San Lorenzo e molti di noi si troveranno col naso in su a guardare il cielo sperando di vedere una stella cadente!
Tutti, quando cade una stella, esprimiamo un desiderio...scavando nell'intimo dei desideri del nostro cuore, tiriamo fuori il desiderio più profondo, quello che non abbiamo mai condiviso con nessuno e lo affidiamo a quella stella che cade.
Ma cos'è una stella cadente?
Tecnicamente è un meteoroide cioè un corpo celeste con dimensioni che spaziano da quelle di un granello di sabbia a quelle di un pesantissimo masso. Quando i meteoroidi impattano con l'atmosfera terrestre si distruggono generando spettacolari fiammate, le cosiddette stelle cadenti (o meteore), che possono essere più o meno intense a seconda della grandezza del frammento.
Quindi, a conti fatti, affidiamo a qualcosa che muore i desideri del nostro cuore.
A ben pensarci, facciamo la stessa cosa davanti alla Croce. E lo facciamo perché sappiamo che dietro quella morte c'è la vita... Come per il chicco di grano che solo morendo porta frutto, così è per i nostri desideri, solo se espressi si realizzano, così è per tutto ciò che lasciamo morire in Cristo facendolo risorgere per la vita eterna.
SABATO 11 AGOSTO
Santa Chiara

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua; l'ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo.
E Gesù rispose: o generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui. E Gesù gli parlò severamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? Ed egli rispose: per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.

✅ Quanto è facile rivolgerci a Dio e chiedere qualcosa per noi stessi!? "Dio ho bisogno di questo... Dio ho bisogno di quest'altro..."
❎ Ma quanto è difficile mettere da parte le nostre richieste, i nostri bisogni, i nostri capricci e rivolgerci a Dio pregando per qualcun altro?
🔜 Dovremmo imparare a farlo, dovremmo imparare a ritagliare, nelle nostre preghiere quotidiane, uno spazio in cui affidare al Padre qualcun altro e dirgli: "Signore, abbi pietà del mio amico... di mio fratello... di quel ragazzo che non mi fa poi così tanta simpatia!"
🔜 Dovremmo imparare a farlo perché spesso non tutti sono capaci di chiedere a Dio qualcosa, non tutti sanno rivolgersi a Colui che può spostare anche le montagne!
🔜 Dovremmo imparare a farlo con fede, cioè con la certezza che Dio opererà... Bada bene, ciò non significa che Dio esaudirà ogni nostra preghiera, ma che Egli ascolterà le preghiere che gli innalziamo con fede e ci condurrà per mano, a volte anche (se serve!) attraverso i "no" della vita!!!
Domenica 12 agosto
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,41-51)
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Parola del Signore

Mormorare, si si questo spesso sembra sia lo sport nazionale! Mormorare e sparlottare di chi invidiamo cercando punti deboli a cui appigliarci ci da l’illusione di essere piú forti ma in realtá siamo piú soli...Occorre essere umili e mettere a frutto le proprie capacitá e cercare la propia strada. Occorre fidarsi di Dio, ma come nasce la fede? La fede nasce dall'ascolto del Padre, che ci attira verso il Figlio Gesù. Solo chi aderisce a Dio attraverso la fede può entrare nella pienezza della vita, nella vita eterna. Gesù si rivela come il pane. Non è più un elemento inanimato, ma è Gesù stesso che si fa mangiare e dona la vita in pienezza. Quando ci accostiamo a ricevere l’Eucarestia entriamo in comunione con Gesú. E mangiare di quel pane insieme ad altri ci fa entrare in comunione con le altre persone, si diventa fratelli e sorelle. E da qui le mormorazioni non hanno piu´senso, siamo tutti uniti, formiamo insieme la Chiesa e non siamo piú soli!
Lunedì 13 agosto
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,22-27

In quel giorno, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Gesù rivela ai suoi che dovrà affrontare la via della croce per poi risorgere. La notte e l’alba. Ma i discepoli non riescono a capire il senso di questo ragionamento: ciò che rimane loro impresso è soltanto la sofferenza, soltanto il buio della notte. Quante volte anche noi, di fronte alle prove che ci manda, non sappiamo far altro che focalizzarci sulla difficoltà del cammino senza riuscire a concentrarci sulla luce in fondo al tunnel, sulla bellezza della meta da raggiungere. Dovremmo provare a fidarci di più del Signore, ad abbandonarci tra le sue braccia come un bambino fa con la sua mamma. Non dovremmo lasciare che le difficoltà e i problemi della vita quotidiana prendano il sopravvento su di noi. Se riuscissimo ad essere umili e a riconoscere che senza di Lui non possiamo far nulla, tutto poi prenderebbe una piega differente.
Martedi 14 agosto
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,1-5.10.12-14
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

Il modo di agire di Dio è il modo di agire dei semplici, dei piccoli. Dio ci vuole liberi dai calcoli, dagli affanni, dalle ansie, dalle falsità, dalle maschere e dalle “sovrastrutture” che ogni giorno ci costruiamo con tanta fatica. Il Signore vuole che il nostro spirito sia leggero e disinteressato come quello di un bambino: “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. E pensare che poco prima i discepoli avevano anche provato a scacciarli quei bambini perché davano fastidio (Mc, 10, 13-14). Quante volte anche noi, oggi, ci comportiamo allo stesso modo nei confronti dei più piccoli?
Infine, il Signore non si rassegna al fatto che uno solo dei suoi figli possa andare perduto. Potrebbe pensare “In fondo, ho novantanove pecore qui con me. Pazienza se una va in rovina. Rischio calcolato”. Quante volte noi ragioniamo in questo modo? Il Signore non fa calcoli: lui va a cercare proprio quella pecora, perché è la più sola, la più bisognosa, la più abbandonata.
Mercoledì 15 agosto
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore

Maria va in fretta, non perde tempo, va a casa di sua cugina per aiutarla. Sa che Elisabetta ha bisogno di lei, non aspetta che sia Elisabetta a chiamarla. Ê questo un grande atteggiamento di Maria, un modo di fare che è profondamente Salesiano, profundamente cristiano! Andare lì dove c’è bisogno, mettersi al servizio dei bisognosi, sentirsi responsabili. La “bestemmia“ del “Non tocca a me” non appartiene a Maria! Maria inoltre da grazia a Dio che la ha scelta, che l’ha guardata nella sua umiltá. Tu ringrazi Dio per tutti i doni che ogni giorno ti fa? Riconosci la Sua grandezza? Il Magnificat di Maria altro non è che un ringraziamento a Dio per averla scelta ed resa partecipe di un progetto ben piú grande della sua condizione umile. Maria lo sa e di Dio si fida! Tu ti fidi di Dio?
Giovedì 16 agosto
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-19,1)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
Parola del Signore

Quanto siamo disposti a perdonare? Quante volte vorremmo che gli altri invece ci perdonassero? Se facessimo la sottrazione probabilmente uscirebbe un numero negativo! Questo passo del Vangelo ripercuote la sua essenza anche nella preghiera del Padre Nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Dio è coerenza, ci viene richiesta coerenza e comprensione. Dio perdona chiunque abbia agito con amore verso il prossimo, chiunque abbia il coraggio di chiedere scusa. Il Signore non vuole umiliarci nel volerci sentire dire “Scusa Signore”, ma in realtá ci rende piú forti, ci vuole liberi dal peccato! “Misericordia io voglio” è ció che il Signore continua a chiederci anche oggi. A chiunque agisca con misericordia le porte del paradiso sono spalancate!
Venerdì 17 agosto
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 19,3-12)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Parola del Signore

Una sola carne, una sola persona, una unione così forte da essere indissolubile. Tale parola non è casuale: si tratta di una unione voluta da Dio! Come scopriamo giorno per giorno il progetto di Dio su ciascuno di noi è diferente, non tutti sono chiamati al matrimonio. Questo sacramento è un impegno che se vissuto con dedizione e totalitá porta una grande gioia! Una famiglia è felice se i genitori sono felici della loro unione, se stanno bene insieme! Stare bene non significa assenza di discussioni, incomprensioni mas tare bene significa saper risolvere queste situazioni con dialogo, pazienza, umiltá , accompagnamento! Bhe certo ci vuole impegno, sembra una strada in salita quei discepoli lo avevano capito bene: “non conviene sposarsi…” ma qualunque sia il proprio progetto di vita se abbiamo fede e coraggio, sopratutto i sacrifici fanno si che alla fine potremmo dire: ” Ne è valsa la pena”!