MERCOLEDì 14 NOVEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19) Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Quante volte nella mia vita mi rivolgo al Signore per chiedere qualcosa, un aiuto, una grazia e spesso mi accorgo anche di essere esaudito, come quei lebbrosi che, mentre stanno andando (e quindi hanno avuto fiducia nelle parole di Gesù) dai maestri, ancora quando sono per strada, ecco che sono guariti.
Ma quante volte anche io faccio parte dei 9 che, presi da altre preoccupazioni, non ringraziano. La differenza che sottolinea Gesù è che i primi sono “guariti” ma chi torna a ringraziare, prostrato davanti a Lui, riceve molto di più: infatti si sente dire «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
E' interessante notare che quando Gesù vuole insegnare le due cose più importanti, porta come esempio dei samaritani: quando vuole insegnare la carità, pronuncia la parabola del buon samaritano, quando vuole insegnare la preghiera vera, ci fa incontrare il lebbroso samaritano. Questo è per invitarmi ad essere umile, a saper imparare da tutti invece di pensare a dare lezioni al prossimo.
“È stato l'orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l'umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli.” Sant’Agostino
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19) Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Quante volte nella mia vita mi rivolgo al Signore per chiedere qualcosa, un aiuto, una grazia e spesso mi accorgo anche di essere esaudito, come quei lebbrosi che, mentre stanno andando (e quindi hanno avuto fiducia nelle parole di Gesù) dai maestri, ancora quando sono per strada, ecco che sono guariti.
Ma quante volte anche io faccio parte dei 9 che, presi da altre preoccupazioni, non ringraziano. La differenza che sottolinea Gesù è che i primi sono “guariti” ma chi torna a ringraziare, prostrato davanti a Lui, riceve molto di più: infatti si sente dire «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
E' interessante notare che quando Gesù vuole insegnare le due cose più importanti, porta come esempio dei samaritani: quando vuole insegnare la carità, pronuncia la parabola del buon samaritano, quando vuole insegnare la preghiera vera, ci fa incontrare il lebbroso samaritano. Questo è per invitarmi ad essere umile, a saper imparare da tutti invece di pensare a dare lezioni al prossimo.
“È stato l'orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l'umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli.” Sant’Agostino
GIOVEDì 15 NOVEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,20-25) In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Non ci sono cartelli che indichino le decisioni di Dio se non quel solco profondo nella mia vita scavato dalla Croce di Gesù che ha dato la sua vita per salvarmi incidendo nel mio cuore che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).
Dalla sofferenza e dal dolore non si può scappare nella vita, non è possibile dire: «no grazie, questo non mi interessa!» ma è come io sono capace di vivere quella fatica che mi permette di essere uno che non rifiuta Gesù.
E’ ogni mattina che scelgo se voglio seguire Cristo oppure i mille cartelli luminosi che trovo in giro… ma è una sola la strada che porta in Paradiso.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,20-25) In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
Non ci sono cartelli che indichino le decisioni di Dio se non quel solco profondo nella mia vita scavato dalla Croce di Gesù che ha dato la sua vita per salvarmi incidendo nel mio cuore che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).
Dalla sofferenza e dal dolore non si può scappare nella vita, non è possibile dire: «no grazie, questo non mi interessa!» ma è come io sono capace di vivere quella fatica che mi permette di essere uno che non rifiuta Gesù.
E’ ogni mattina che scelgo se voglio seguire Cristo oppure i mille cartelli luminosi che trovo in giro… ma è una sola la strada che porta in Paradiso.
VENERDì 16 NOVEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,26-37) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Leggendo un brano così molte persone farebbero “le corna” per cercare di fuggire la morte, come se quel momento dipendesse solamente da noi e ci fosse possibile programmarlo tra gli appuntamenti della nostra agenda.
Diceva don Bosco: «Tutta la nostra vita, o miei cari giovanetti, dev'essere una preparazione a fare una buona morte. Per conseguire questo fine importantissimo giova assai praticare il cosiddetto Esercizio della buona morte, il quale consiste nel disporre in un giorno di ogni mese tutti i nostri affari spirituali e temporali, come se di lì a poco dovessimo realmente morire.”
In questo modo don Bosco non impediva che i propri ragazzi morissero, ma li preparava perché anche in quella situazione poco attesa si ricordassero che era possibile essere il più pronti possibile. Come fare? Il pensare “domani potrei morire” non dovrebbe essere una preoccupazione ma un’incentivo a vivere rettamente e nel caso ci fosse qualche preoccupazione che pesa sulla mia coscienza ecco che potrei ricorrere subito alla confessione.
Sono parole che sembrano strane ascoltate nel 2018 ma non per questo possiamo esimerci dal dire la verità per la preoccupazione che questa spaventi. Don Bosco non aveva paura della morte perché sapeva che è già stata sconfitta da Gesù.
Le parole di don Bosco: http://www.donboscoland.it/don-bosco-e-l-esercizio-della-buona-morte
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,26-37) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».
Leggendo un brano così molte persone farebbero “le corna” per cercare di fuggire la morte, come se quel momento dipendesse solamente da noi e ci fosse possibile programmarlo tra gli appuntamenti della nostra agenda.
Diceva don Bosco: «Tutta la nostra vita, o miei cari giovanetti, dev'essere una preparazione a fare una buona morte. Per conseguire questo fine importantissimo giova assai praticare il cosiddetto Esercizio della buona morte, il quale consiste nel disporre in un giorno di ogni mese tutti i nostri affari spirituali e temporali, come se di lì a poco dovessimo realmente morire.”
In questo modo don Bosco non impediva che i propri ragazzi morissero, ma li preparava perché anche in quella situazione poco attesa si ricordassero che era possibile essere il più pronti possibile. Come fare? Il pensare “domani potrei morire” non dovrebbe essere una preoccupazione ma un’incentivo a vivere rettamente e nel caso ci fosse qualche preoccupazione che pesa sulla mia coscienza ecco che potrei ricorrere subito alla confessione.
Sono parole che sembrano strane ascoltate nel 2018 ma non per questo possiamo esimerci dal dire la verità per la preoccupazione che questa spaventi. Don Bosco non aveva paura della morte perché sapeva che è già stata sconfitta da Gesù.
Le parole di don Bosco: http://www.donboscoland.it/don-bosco-e-l-esercizio-della-buona-morte
www.donboscoland.it
Don Bosco e l'esercizio della buona morte
Una pratica che il santo consigliava ai suoi giovani, come se di lì a poco si dovesse realmente morire...
SABATO 17 NOVEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8) In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Quanto tempo dura ogni giorno la nostra preghiera? Se va bene a volte è una manciata di minuti nella frenesia delle nostre giornate sempre troppo piene. E come preghiamo poi? Riusciamo a fare silenzio, a trovare un luogo consono, uno spazio (sia fisico che nell’agenda) adeguato? Spesso capita che al mattino sono di fretta, durante la giornata è sempre impossibile e alla sera troppo stanco e finisce che se non mi trovo “il” momento quotidiano per la preghiera che impacchetto due preghiere mentre faccio altro.
Riabituiamoci a dare il giusto posto/tempo alla preghiera nelle nostre giornate. Il Papa ci chiama (ed a volte anche richiama) invitando i giovani a pregare…che ne dici? Ti offriamo un veloce refresh per essere sempre aggiornato:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome
venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
e non ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE
ma liberaci dal male
No, non hai letto male!! La CEI ha comunicato che è stata cambiata la preghiera del Padre Nostro: Il testo della nuova edizione del Messale Romano sarà sottoposto alla Santa Sede «per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del Padre Nostro (non abbandonarci alla tentazione) e dell’inizio del Gloria (pace in terra agli uomini amati dal Signore)».
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,1-8) In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Quanto tempo dura ogni giorno la nostra preghiera? Se va bene a volte è una manciata di minuti nella frenesia delle nostre giornate sempre troppo piene. E come preghiamo poi? Riusciamo a fare silenzio, a trovare un luogo consono, uno spazio (sia fisico che nell’agenda) adeguato? Spesso capita che al mattino sono di fretta, durante la giornata è sempre impossibile e alla sera troppo stanco e finisce che se non mi trovo “il” momento quotidiano per la preghiera che impacchetto due preghiere mentre faccio altro.
Riabituiamoci a dare il giusto posto/tempo alla preghiera nelle nostre giornate. Il Papa ci chiama (ed a volte anche richiama) invitando i giovani a pregare…che ne dici? Ti offriamo un veloce refresh per essere sempre aggiornato:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome
venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
e non ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE
ma liberaci dal male
No, non hai letto male!! La CEI ha comunicato che è stata cambiata la preghiera del Padre Nostro: Il testo della nuova edizione del Messale Romano sarà sottoposto alla Santa Sede «per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del Padre Nostro (non abbandonarci alla tentazione) e dell’inizio del Gloria (pace in terra agli uomini amati dal Signore)».
DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018
DAL VANGELO SECONDO MARCO
MC 13,24-32
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «in quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. allora vedranno il figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il figlio, eccetto il padre».
Parola del signore
E’ proprio strano vedere come si passi da un brano del Vangelo, come quello della scorsa domenica, in cui la vedova fa un gesto impercettibile, ma degno di ammirazione e attenzione; al Vangelo di questa domenica in cui sembra tutto così eclatante, apparescente e a tratti minaccioso. Siamo sinceri, un po’ queste parole ci mettono paura: le stelle cadranno dal cielo, la luna non darà più la luce, il sole si oscurerà… Tutte le cose che abbiamo sempre dato per scontate verranno totalmente sconvolte.
C’è solo un segreto per prepararsi a questi eventi e non è quello di nascondere la testa sotto la sabbia, ma lasciare il nostro cuore sveglio, pronto all’arrivo del Signore, come quando aspettiamo trepidanti una persona che amiamo. Senza alcuna paura, con la consapevolezza che seppur le nostre certezze umane crolleranno, la promessa d’amore di Dio NON PASSERA’ MAI!
DAL VANGELO SECONDO MARCO
MC 13,24-32
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «in quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. allora vedranno il figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il figlio, eccetto il padre».
Parola del signore
E’ proprio strano vedere come si passi da un brano del Vangelo, come quello della scorsa domenica, in cui la vedova fa un gesto impercettibile, ma degno di ammirazione e attenzione; al Vangelo di questa domenica in cui sembra tutto così eclatante, apparescente e a tratti minaccioso. Siamo sinceri, un po’ queste parole ci mettono paura: le stelle cadranno dal cielo, la luna non darà più la luce, il sole si oscurerà… Tutte le cose che abbiamo sempre dato per scontate verranno totalmente sconvolte.
C’è solo un segreto per prepararsi a questi eventi e non è quello di nascondere la testa sotto la sabbia, ma lasciare il nostro cuore sveglio, pronto all’arrivo del Signore, come quando aspettiamo trepidanti una persona che amiamo. Senza alcuna paura, con la consapevolezza che seppur le nostre certezze umane crolleranno, la promessa d’amore di Dio NON PASSERA’ MAI!
LUNEDI 19 NOVEMBRE
Dal vangelo secondo Luca
LC 18,35-43
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Parola del Signore
Spesso, quando nei Vangeli si parla di cecità, pensiamo ad essa solo in senso fisico, per una volta però proviamo a concepire la cecità del cuore: siamo tutti mendicanti di luce, di felicità, di affetto, di compassione. La ricerchiamo ogni giorno, anche inconsapevolmente, ricevendo porte in faccia, derisioni o consigli da parte di chi ci dice che la felicità è un sogno irraggiungibile, oppure da chi si illude di avere risposte che non includono Dio. Molte volte abbiamo desiderato che qualcuno ci dicesse: «passa Gesù, il Nazareno!», Svegliati! Sta passando l’unica fonte della felicità vera, l’unica medicina per il nostro cuore cieco, forse qualcuno di noi lo ha già sperimentato. Tocca anche a noi dire a chi ci sta intorno, a chi ha il cuore accecato, che la felicità vera esiste e che si chiama Gesù!
Dal vangelo secondo Luca
LC 18,35-43
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Parola del Signore
Spesso, quando nei Vangeli si parla di cecità, pensiamo ad essa solo in senso fisico, per una volta però proviamo a concepire la cecità del cuore: siamo tutti mendicanti di luce, di felicità, di affetto, di compassione. La ricerchiamo ogni giorno, anche inconsapevolmente, ricevendo porte in faccia, derisioni o consigli da parte di chi ci dice che la felicità è un sogno irraggiungibile, oppure da chi si illude di avere risposte che non includono Dio. Molte volte abbiamo desiderato che qualcuno ci dicesse: «passa Gesù, il Nazareno!», Svegliati! Sta passando l’unica fonte della felicità vera, l’unica medicina per il nostro cuore cieco, forse qualcuno di noi lo ha già sperimentato. Tocca anche a noi dire a chi ci sta intorno, a chi ha il cuore accecato, che la felicità vera esiste e che si chiama Gesù!
MARTEDI 20 NOVEMBRE
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «è entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al signore: «ecco, signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del signore
Quando si pensa a Zaccheo solitamente lo si configura come una figura negativa, un ladro, un pubblicano, uno che si arricchiva sulle spalle altrui. Oggi l’invito e’ quello di guardare a Zaccheo come un esempio di perseveranza e ricerca di Dio. Nonostante i suoi innumerevoli peccati, Zaccheo vuole incontrare Gesu’ con tutto il cuore, ma una barriera di persone e la sua bassa statura impediscono questo incontro, effettivamente chiunque se ne sarebbe andato via disilluso! Zaccheo pero’ non si lascia abbattere dalla sua condizione fisica, ne’ dalla folla e con tanta fatica sale in cima a un albero pur di vedere il suo Signore. Tutti noi dovremmo essere un po’ Zaccheo: peccatore che non ha paura di osare e perseverare per incontrare Gesu’!
La storia di Zaccheo ci insegna che Gesu’ guarda le nostre fatiche, i nostri sacrifici, la nostra voglia di lottare per cio’ in cui crediamo e premia chi lo cerca, nonostante gli ostacoli e le difficolta’.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «è entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al signore: «ecco, signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del signore
Quando si pensa a Zaccheo solitamente lo si configura come una figura negativa, un ladro, un pubblicano, uno che si arricchiva sulle spalle altrui. Oggi l’invito e’ quello di guardare a Zaccheo come un esempio di perseveranza e ricerca di Dio. Nonostante i suoi innumerevoli peccati, Zaccheo vuole incontrare Gesu’ con tutto il cuore, ma una barriera di persone e la sua bassa statura impediscono questo incontro, effettivamente chiunque se ne sarebbe andato via disilluso! Zaccheo pero’ non si lascia abbattere dalla sua condizione fisica, ne’ dalla folla e con tanta fatica sale in cima a un albero pur di vedere il suo Signore. Tutti noi dovremmo essere un po’ Zaccheo: peccatore che non ha paura di osare e perseverare per incontrare Gesu’!
La storia di Zaccheo ci insegna che Gesu’ guarda le nostre fatiche, i nostri sacrifici, la nostra voglia di lottare per cio’ in cui crediamo e premia chi lo cerca, nonostante gli ostacoli e le difficolta’.
MERCOLEDI 21 NOVEMBRE
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “io vi dico: a chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore
COMMENTO
Quando hai qualcosa in questa vita noi sei fortunato, ne sei solo infinitamente responsabile. La salute, una casa, l’intelligenza, degli amici, dei talenti, tutte queste cose Dio ce le dà non come proprietà privata ma come custodia, anzi come amministratori che sanno far fruttificare, gestire a favore di tutti, conservare perchè nulla vada perduto. Il padrone ultimo non è l’ “io”, ma “dio”. Vivere la vita come proprietà privata è solo illudersi che il vero “propietario” alla fine non tornerà… eppure tornerà e domanderà conto della fiducia che aveva riposto in ciascuno di noi il giorno che ci diede la vita, che ce la consegnò nelle nostre mani, che la rischiò mettendola in balia della nostra pochezza. La memoria di ciò ci rende prudenti… non paurosi.
(DON LUIGI MARIA EPICOCO).
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”.
Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “io vi dico: a chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore
COMMENTO
Quando hai qualcosa in questa vita noi sei fortunato, ne sei solo infinitamente responsabile. La salute, una casa, l’intelligenza, degli amici, dei talenti, tutte queste cose Dio ce le dà non come proprietà privata ma come custodia, anzi come amministratori che sanno far fruttificare, gestire a favore di tutti, conservare perchè nulla vada perduto. Il padrone ultimo non è l’ “io”, ma “dio”. Vivere la vita come proprietà privata è solo illudersi che il vero “propietario” alla fine non tornerà… eppure tornerà e domanderà conto della fiducia che aveva riposto in ciascuno di noi il giorno che ci diede la vita, che ce la consegnò nelle nostre mani, che la rischiò mettendola in balia della nostra pochezza. La memoria di ciò ci rende prudenti… non paurosi.
(DON LUIGI MARIA EPICOCO).
GIOVEDI 22 NOVEMBRE
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
Parola del Signore
Commento
A volte pensiamo a Gesù come un supereroe infallibile capace di far vedere i ciechi, udire i sordi e liberare chi è oppresso. Spesso, però ci dimentichiamo che Gesù non è solo Dio, ma è anche uomo e luca oggi ce lo racconta.
Da questo brano del vangelo si evince quanto Gesù sia umano nel suo pianto, nella sua tristezza. E’ umano come noi, quando soffriamo per qualcosa a cui teniamo particolarmente. Quando proviamo dispiacere perché nessuno riesce a comprenderci. Nelle situazioni di sconforto, ricordiamoci sempre che abbiamo un Dio che ci ascolta e ci comprende, chi potrebbe farlo se non colui che ha vissuto la nostra stessa sofferenza?
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».
Parola del Signore
Commento
A volte pensiamo a Gesù come un supereroe infallibile capace di far vedere i ciechi, udire i sordi e liberare chi è oppresso. Spesso, però ci dimentichiamo che Gesù non è solo Dio, ma è anche uomo e luca oggi ce lo racconta.
Da questo brano del vangelo si evince quanto Gesù sia umano nel suo pianto, nella sua tristezza. E’ umano come noi, quando soffriamo per qualcosa a cui teniamo particolarmente. Quando proviamo dispiacere perché nessuno riesce a comprenderci. Nelle situazioni di sconforto, ricordiamoci sempre che abbiamo un Dio che ci ascolta e ci comprende, chi potrebbe farlo se non colui che ha vissuto la nostra stessa sofferenza?
VENERDI 23 NOVEMBRE
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «sta scritto: “la mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.
Parola del signore
Commento
Leggendo questo vangelo potrei riconoscere quante volte anche io nella mia vita mi sia comportato come i capi dei sacerdoti e gli scribi. Quando Gesu’ mi ha chiesto qualcosa che mi sarebbe costato molto, quando mi ha chiesto di rinunciare a cose futili e concentrarmi su cio’ che e’ realmente importante, di amare i miei nemici e perdonare a ogni costo, io cosa ho fatto? Ho cercato di farlo morire nel mio cuore, di sbarazzarmi di lui perche’ spesso cio’ che mi chiede e’ troppo scomodo. Signore aiutami a non farti morire dentro di me, ma a renderti sempre saldo al mio cuore.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «sta scritto: “la mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.
Parola del signore
Commento
Leggendo questo vangelo potrei riconoscere quante volte anche io nella mia vita mi sia comportato come i capi dei sacerdoti e gli scribi. Quando Gesu’ mi ha chiesto qualcosa che mi sarebbe costato molto, quando mi ha chiesto di rinunciare a cose futili e concentrarmi su cio’ che e’ realmente importante, di amare i miei nemici e perdonare a ogni costo, io cosa ho fatto? Ho cercato di farlo morire nel mio cuore, di sbarazzarmi di lui perche’ spesso cio’ che mi chiede e’ troppo scomodo. Signore aiutami a non farti morire dentro di me, ma a renderti sempre saldo al mio cuore.
SABATO 24 NOVEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20, 27-40
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
Parola del Signore.
COMMENTO
Quando al mattino la sveglia suona, apriamo gli occhi e ci prepariamo a svolgere i compiti a cui siamo chiamati, non dovremmo mai dimenticarci che il sorgere di un nuovo giorno non è qualcosa di scontato, ma è un DONO, una nuova opportunità. Ma da chi viene il DONO della vita giorno per giorno? Il Vangelo di oggi ci risponde: «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui»… questo significa che ogni mio respiro viene da Dio, la vita che vivo, l’amore che dono, il perdono che ricevo vengono da Dio.
Dovremmo educarci costantemente ad accogliere la vita come dono e non come un meccanico scorrere dei giorni, dovremmo educarci al senso di gratitudine verso Dio! Fare questo non solo ci farebbe assaporare ogni singolo istante, ma ci farebbe comprendere che la morte non è la fine di tutto. D’altronde, come farebbe Dio, donatore della vita, a toglierla? Questo Vangelo ci dona la certezza che dopo la morte non sarà tutto finito, ma continueremo a vivere da RISORTI e sarà tutto gioia, luce e bellezza. Due esempi devono guidarci: Don Bosco lo aveva imparato bene, tanto che in punto di morte dirà ai suoi giovani VI ASPETTO TUTTI IN PARADISO! Chiara Corbella di cui risuona il suo: SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU’.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20, 27-40
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
Parola del Signore.
COMMENTO
Quando al mattino la sveglia suona, apriamo gli occhi e ci prepariamo a svolgere i compiti a cui siamo chiamati, non dovremmo mai dimenticarci che il sorgere di un nuovo giorno non è qualcosa di scontato, ma è un DONO, una nuova opportunità. Ma da chi viene il DONO della vita giorno per giorno? Il Vangelo di oggi ci risponde: «Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui»… questo significa che ogni mio respiro viene da Dio, la vita che vivo, l’amore che dono, il perdono che ricevo vengono da Dio.
Dovremmo educarci costantemente ad accogliere la vita come dono e non come un meccanico scorrere dei giorni, dovremmo educarci al senso di gratitudine verso Dio! Fare questo non solo ci farebbe assaporare ogni singolo istante, ma ci farebbe comprendere che la morte non è la fine di tutto. D’altronde, come farebbe Dio, donatore della vita, a toglierla? Questo Vangelo ci dona la certezza che dopo la morte non sarà tutto finito, ma continueremo a vivere da RISORTI e sarà tutto gioia, luce e bellezza. Due esempi devono guidarci: Don Bosco lo aveva imparato bene, tanto che in punto di morte dirà ai suoi giovani VI ASPETTO TUTTI IN PARADISO! Chiara Corbella di cui risuona il suo: SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU’.
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - SOLENNITà DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO
25 Novembre 2018
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,33-37)
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Tu hai bisogno di un re? 👑 sarebbe strano! Sei libero, intelligente, “autonomo”… e hai bisogno di un re? Viviamo nell’epoca della democrazia, in cui tutti sono uguali… e ancora parliamo di “re”? A che serve un re?
Un re serve a due cose: è colui che “regge”, che dà una direzione a un popolo, che lo “sostiene”; e poi rappresenta da solo tutta una nazione (come i re francesi del XVII secolo… “Lo Stato sono io!”).
Che tipo di re sarebbe Gesù? e perchè mi dovrebbe essere utile?
Gesù… sostiene il mondo! Lo regge nel senso che è Lui che con il suo amore sulla croce ha distrutto ogni altro potere avversario.
Gesù… è il Regno di Dio in persona, nel senso che in lui tutto si sintetizza, in lui ogni promessa diventa realtà, in Lui Dio solo ha voce e potere.
Allora Gesù può essere il mio Re… nel senso che sostiene le mie giornate, mi indirizza quando mi perdo, mi regge con la sua croce quando penso che le mie croci siano troppo grandi,
Allora Gesù può essere il mio Re, perchè può liberarmi da mille altri Re di cui sono diventato schiavo senza rendemene conto: il Re-Instagram; il Re-Successo; il Re-Divano; il Re-Pornografia; il Re-Orgoglio; il Re-Apparenza… Tanti re che cercano schiavi da schiacciare. Cristo Re invece cerca amici da innalzare. W Cristo Re!
25 Novembre 2018
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,33-37)
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Tu hai bisogno di un re? 👑 sarebbe strano! Sei libero, intelligente, “autonomo”… e hai bisogno di un re? Viviamo nell’epoca della democrazia, in cui tutti sono uguali… e ancora parliamo di “re”? A che serve un re?
Un re serve a due cose: è colui che “regge”, che dà una direzione a un popolo, che lo “sostiene”; e poi rappresenta da solo tutta una nazione (come i re francesi del XVII secolo… “Lo Stato sono io!”).
Che tipo di re sarebbe Gesù? e perchè mi dovrebbe essere utile?
Gesù… sostiene il mondo! Lo regge nel senso che è Lui che con il suo amore sulla croce ha distrutto ogni altro potere avversario.
Gesù… è il Regno di Dio in persona, nel senso che in lui tutto si sintetizza, in lui ogni promessa diventa realtà, in Lui Dio solo ha voce e potere.
Allora Gesù può essere il mio Re… nel senso che sostiene le mie giornate, mi indirizza quando mi perdo, mi regge con la sua croce quando penso che le mie croci siano troppo grandi,
Allora Gesù può essere il mio Re, perchè può liberarmi da mille altri Re di cui sono diventato schiavo senza rendemene conto: il Re-Instagram; il Re-Successo; il Re-Divano; il Re-Pornografia; il Re-Orgoglio; il Re-Apparenza… Tanti re che cercano schiavi da schiacciare. Cristo Re invece cerca amici da innalzare. W Cristo Re!