Sabato 15 dicembre
Dal Vangelo secondo Matteo
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Parola del Signore
Spesso ci capita di trovarci in situazioni difficili e chiediamo al Signore di mandarci un aiuto, qualcosa o qualcuno che ci faccia aprire gli occhi su come venire fuori da ciò che stiamo vivendo! Però non sempre siamo bravi a riconoscere chi il Signore ci manda in soccorso e continuiamo ad aspettare tristi. Rischiamo così di fare la fine di coloro che, ai tempi di Gesù, aspettavano Elía, e che nonostante egli fosse venuto, non l'hanno riconosciuto, e ancor peggio lo hanno messo a morte. Forse si aspettavano qualche colpo di scena che li lasciasse a bocca aperta, qualche prodigio maestoso che li facesse convinti! Così anche noi, quando chiediamo aiuto al Signore, ci aspettiamo chissà quale manifestazione incredibile, al posto di cercare il Suo ausilio nella semplicità delle persone che abbiamo accanto o in chi non ci saremmo mai aspettati. Dovremmo provare a spogliarci da questi modelli mentali che ci siamo fatti sul modo di intervenire del Signore, e provare ad avere un pizzico di fede in più, nella certezza che Lui opererà nei modi e nei tempi in cui reputa più opportuno.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Parola del Signore
Spesso ci capita di trovarci in situazioni difficili e chiediamo al Signore di mandarci un aiuto, qualcosa o qualcuno che ci faccia aprire gli occhi su come venire fuori da ciò che stiamo vivendo! Però non sempre siamo bravi a riconoscere chi il Signore ci manda in soccorso e continuiamo ad aspettare tristi. Rischiamo così di fare la fine di coloro che, ai tempi di Gesù, aspettavano Elía, e che nonostante egli fosse venuto, non l'hanno riconosciuto, e ancor peggio lo hanno messo a morte. Forse si aspettavano qualche colpo di scena che li lasciasse a bocca aperta, qualche prodigio maestoso che li facesse convinti! Così anche noi, quando chiediamo aiuto al Signore, ci aspettiamo chissà quale manifestazione incredibile, al posto di cercare il Suo ausilio nella semplicità delle persone che abbiamo accanto o in chi non ci saremmo mai aspettati. Dovremmo provare a spogliarci da questi modelli mentali che ci siamo fatti sul modo di intervenire del Signore, e provare ad avere un pizzico di fede in più, nella certezza che Lui opererà nei modi e nei tempi in cui reputa più opportuno.
Domenica 16 dicembre - III domenica di avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3, 10-18)
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Che cosa dobbiamo fare. Passano i secoli ma la domanda non cambia, Gesù. Quante volte, quando ti preghiamo, diciamo "dimmi tu cosa devo fare". E tu rispondi ora come allora. Quindi, dov'è il problema? Se noi chiediamo e tu rispondi, basta fare ciò che dici. Ecco dov'è il problema: ciò che dici è complesso, non sappiamo farlo. Non siamo capaci di vedere l'indispensabile per dare il resto agli altri, ad esempio. Tutto ci è indispensabile. In fondo, ce lo siamo meritati, in fondo cosa c'è di male? Non siamo capaci di gioire per i successi altrui, non siamo capaci di non maltrattare. Così come non siamo molto capaci di fare tutte le cose nelle quali ti chiediamo di intervenire. Aiutaci Gesù a fare davvero quello che ci dici di fare.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3, 10-18)
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Che cosa dobbiamo fare. Passano i secoli ma la domanda non cambia, Gesù. Quante volte, quando ti preghiamo, diciamo "dimmi tu cosa devo fare". E tu rispondi ora come allora. Quindi, dov'è il problema? Se noi chiediamo e tu rispondi, basta fare ciò che dici. Ecco dov'è il problema: ciò che dici è complesso, non sappiamo farlo. Non siamo capaci di vedere l'indispensabile per dare il resto agli altri, ad esempio. Tutto ci è indispensabile. In fondo, ce lo siamo meritati, in fondo cosa c'è di male? Non siamo capaci di gioire per i successi altrui, non siamo capaci di non maltrattare. Così come non siamo molto capaci di fare tutte le cose nelle quali ti chiediamo di intervenire. Aiutaci Gesù a fare davvero quello che ci dici di fare.
Lunedì 17 dicembre
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-17)
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Gesù non è solo. Ha una famiglia enorme, esattamente come la nostra. Ha un albero genealogico, degli antenati. Ha una storia. E la sua storia è parte integrante della salvezza. Cosa vuoi dirci con questo,
Gesù? Che anche noi possiamo avere una storia di salvezza? Che anche noi con la nostra storia, i nostri antenati, le nostre famiglie possiamo vivere una storia di salvezza? O che sei uno di noi a tutti gli effetti? Forse entrambe le cose. E io voglio camminare nella mio storia sentendoti accanto a me e provando a generare salvezza.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-17)
Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Gesù non è solo. Ha una famiglia enorme, esattamente come la nostra. Ha un albero genealogico, degli antenati. Ha una storia. E la sua storia è parte integrante della salvezza. Cosa vuoi dirci con questo,
Gesù? Che anche noi possiamo avere una storia di salvezza? Che anche noi con la nostra storia, i nostri antenati, le nostre famiglie possiamo vivere una storia di salvezza? O che sei uno di noi a tutti gli effetti? Forse entrambe le cose. E io voglio camminare nella mio storia sentendoti accanto a me e provando a generare salvezza.
Martedì 18 dicembre
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Non temere. Questa nascita lo dice anche a noi. Non temere. Perché a questo bambino viene dato un nome importante, un nome che vuol dire Dio con noi. Perché in fondo è ciò che accade con la sua nascita: Dio viene a stare con noi. E se Dio è con noi non abbiamo nulla da temere, possiamo superare qualunque cosa e credere anche a ciò che ci sembra impossibile, che è fuori ogni logica umana. Dio, resta con noi. Solo così possiamo andare avanti senza temere.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Non temere. Questa nascita lo dice anche a noi. Non temere. Perché a questo bambino viene dato un nome importante, un nome che vuol dire Dio con noi. Perché in fondo è ciò che accade con la sua nascita: Dio viene a stare con noi. E se Dio è con noi non abbiamo nulla da temere, possiamo superare qualunque cosa e credere anche a ciò che ci sembra impossibile, che è fuori ogni logica umana. Dio, resta con noi. Solo così possiamo andare avanti senza temere.
Mercoledì 19 dicembre
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
Quando tu Signore esaudisci le nostre preghiere noi non ci crediamo. Ci sembra impossibile. Non siamo in grandi di ringraziarti e basta, vogliamo che sia tutto logico. Quando vogliamo qualcosa che ci sembra impossibile, per la quale vorremmo un miracolo, chiediamo a te perché solo tu puoi aiutarci. Ma quando lo fai non siamo pronti, rimaniamo muti e attoniti. Ma in fondo dopo aver avuto quello che tanto ti avevamo chiesto, a cosa ci servono ancora le parole? Soltanto a dire grazie, soltanto a dire bene. Aiutaci, Signore, a riconoscere il buono e dirne bene.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-25)
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo». Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».
Quando tu Signore esaudisci le nostre preghiere noi non ci crediamo. Ci sembra impossibile. Non siamo in grandi di ringraziarti e basta, vogliamo che sia tutto logico. Quando vogliamo qualcosa che ci sembra impossibile, per la quale vorremmo un miracolo, chiediamo a te perché solo tu puoi aiutarci. Ma quando lo fai non siamo pronti, rimaniamo muti e attoniti. Ma in fondo dopo aver avuto quello che tanto ti avevamo chiesto, a cosa ci servono ancora le parole? Soltanto a dire grazie, soltanto a dire bene. Aiutaci, Signore, a riconoscere il buono e dirne bene.
Giovedì 20 dicembre
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Gabriele va via solo dopo che tu hai detto sì. Al tuo primo tentennamento, Maria, insiste, spiega, argomenta. Porta esempi alla sua tesi. E alla fine ti convince. E noi? Noi di quanto tempo avremmo avuto bisogno? Quanti no avremmo detto? Quante ragioni avremmo argomentato? Il lavoro, la famiglia, i figli, i genitori, la scuola, l'università. E un "cosa dirà la gente?" ben stampato nei nostri pensieri. Per dire sì ci vuole coraggio. Il coraggio della responsabilità, della felicità, della sfida. Il coraggio di affidarsi a Dio. In questa giornata Maria, infondici coraggio. Lo stesso che hai avuto tu.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Gabriele va via solo dopo che tu hai detto sì. Al tuo primo tentennamento, Maria, insiste, spiega, argomenta. Porta esempi alla sua tesi. E alla fine ti convince. E noi? Noi di quanto tempo avremmo avuto bisogno? Quanti no avremmo detto? Quante ragioni avremmo argomentato? Il lavoro, la famiglia, i figli, i genitori, la scuola, l'università. E un "cosa dirà la gente?" ben stampato nei nostri pensieri. Per dire sì ci vuole coraggio. Il coraggio della responsabilità, della felicità, della sfida. Il coraggio di affidarsi a Dio. In questa giornata Maria, infondici coraggio. Lo stesso che hai avuto tu.
Venerdì 21 dicembre
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Diciamo che Maria aveva una gran bella scusa per non mettersi in viaggio. Molto meglio di "ho avuto una giornata di inferno" o "con tutto quello che ho da fare...". Eppure si è alzata e si è messa in cammino. Perché la gravidanza era una gioia, non un impedimento. Non solo: lei stava portando il Signore a sua cugina. Perché lei era stata scelta per questo. Certo lei, non noi. O forse anche noi? In quanto cristiani, non siamo testimoni di un Dio che ci ama? E allora perché non lo portiamo in giro? Niente di eclatante: ci basta andare da chi ci sta accanto, muoverci verso di loro e in un semplice saluto saremo capaci di trasudare gioia, far vedere il Signore.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Diciamo che Maria aveva una gran bella scusa per non mettersi in viaggio. Molto meglio di "ho avuto una giornata di inferno" o "con tutto quello che ho da fare...". Eppure si è alzata e si è messa in cammino. Perché la gravidanza era una gioia, non un impedimento. Non solo: lei stava portando il Signore a sua cugina. Perché lei era stata scelta per questo. Certo lei, non noi. O forse anche noi? In quanto cristiani, non siamo testimoni di un Dio che ci ama? E allora perché non lo portiamo in giro? Niente di eclatante: ci basta andare da chi ci sta accanto, muoverci verso di loro e in un semplice saluto saremo capaci di trasudare gioia, far vedere il Signore.
Sabato 22 dicembre
Dal Vangelo secondo Luca
(Lc 1, 46-55)
In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Se avessi potuto chiedere a Maria cosa pensava del suo Signore, sono certa mi avrebbe detto queste parole. Perché il magnificat è come quando noi parliamo di qualcuno al quale non solo vogliamo bene ma che stimiamo molto. Ne parliamo e ci brillano gli occhi. Raccontiamo tutto quello che fa, tutto ciò che è e il cuore si riempie di gioia. Perché quella persona la conosciamo noi, è nostra amica, ci vuol bene e gli vogliamo bene. Perché è sul nostro cammino e sta facendo un pezzo di strada con noi. La differenza grande è che Maria queste lodi le rivolge a Dio. Perché le sentano tutti, certo, ma anche il suo Signore. Noi no. Noi non siamo capaci di dire il bello a chi ci sta attorno. Maria, insegnaci a fare come te e a raccontare a chi amiamo, a chi stimiamo tutte le cose belle che pensiamo.
Dal Vangelo secondo Luca
(Lc 1, 46-55)
In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Se avessi potuto chiedere a Maria cosa pensava del suo Signore, sono certa mi avrebbe detto queste parole. Perché il magnificat è come quando noi parliamo di qualcuno al quale non solo vogliamo bene ma che stimiamo molto. Ne parliamo e ci brillano gli occhi. Raccontiamo tutto quello che fa, tutto ciò che è e il cuore si riempie di gioia. Perché quella persona la conosciamo noi, è nostra amica, ci vuol bene e gli vogliamo bene. Perché è sul nostro cammino e sta facendo un pezzo di strada con noi. La differenza grande è che Maria queste lodi le rivolge a Dio. Perché le sentano tutti, certo, ma anche il suo Signore. Noi no. Noi non siamo capaci di dire il bello a chi ci sta attorno. Maria, insegnaci a fare come te e a raccontare a chi amiamo, a chi stimiamo tutte le cose belle che pensiamo.
IV DOMENICA DI QUARESIMA
23 Dicembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore
Eccola lì Maria, ha appena detto il suo SI a Dio con l'incoscienza propria di chi con fede genuina si butta nel vuoto sapendo che solo così si può volare in alto. E' preoccupata però, inizia a pensare a tutto quello che comporterà il suo SI: l'imcomprensione della gente e suo marito Giuseppe? Che dirà? Cosa penserà? Il suo cuore e la sua testa stanno esplodendo. Sa, però, che c'è qualcuno che la può capire, chi come lei ha ricevuto la visita sconvolgene di Dio. Allora si mette in viaggio, in cinta, da sola, contro ogni logica umana, sprezzante dei pericoli e della fatica. Deve vedere sua cugina Elisabetta! Ancora una volta Dio non la lascia sola, perchè il Signore non abbandona chi si affida totalmente a Lui. E così riceve il suo secondo annuncio: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!". E' tutto vero: la Gioia prende il sopravvento, è la Gioia del Natale, è la Gioia di chi permette a Dio di sbaragliare le proprie paure e di fare della sua vita un capolavoro di fattura divina.
23 Dicembre 2018
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore
Eccola lì Maria, ha appena detto il suo SI a Dio con l'incoscienza propria di chi con fede genuina si butta nel vuoto sapendo che solo così si può volare in alto. E' preoccupata però, inizia a pensare a tutto quello che comporterà il suo SI: l'imcomprensione della gente e suo marito Giuseppe? Che dirà? Cosa penserà? Il suo cuore e la sua testa stanno esplodendo. Sa, però, che c'è qualcuno che la può capire, chi come lei ha ricevuto la visita sconvolgene di Dio. Allora si mette in viaggio, in cinta, da sola, contro ogni logica umana, sprezzante dei pericoli e della fatica. Deve vedere sua cugina Elisabetta! Ancora una volta Dio non la lascia sola, perchè il Signore non abbandona chi si affida totalmente a Lui. E così riceve il suo secondo annuncio: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!". E' tutto vero: la Gioia prende il sopravvento, è la Gioia del Natale, è la Gioia di chi permette a Dio di sbaragliare le proprie paure e di fare della sua vita un capolavoro di fattura divina.
Lunedì 24 Dicembre
Dal Vangelo secondo Luca (1,67-79)
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».
Parola del Signore
I nove mesi di silenzio si sono rivelati, per Zaccaria, un grande dono: ha imparato l'arte dell'ascolto che gli ha permesso non solo di contemplare la promessa di Dio che gradualmente si fa carne nel grembo di sua moglie, ma anche di comprendere che la vita della sua famiglia è inserita in un progetto di salvezza molto più ampio. Nonostante la sterilità che sembrava condannarli, Lui e sua moglie avevano perseverato con umiltà e giustizia nel servire il Signore fidandosi della Sua Provvidenza e, come sempre, Dio non resiste agli umili e si serve proprio della loro umiltà per portare avanti il suo progetto di Salvezza. Ogni persona che oggi sta "nelle tenebre e nell'ombra di morte" se saprà affidarsi e fidarsi di Dio potrà sperimentare e quindi gridare al mondo, come Zaccaria, che Dio non smette di rischiarare e diradare le nostre oscurità come "sole che sorge".
Dal Vangelo secondo Luca (1,67-79)
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».
Parola del Signore
I nove mesi di silenzio si sono rivelati, per Zaccaria, un grande dono: ha imparato l'arte dell'ascolto che gli ha permesso non solo di contemplare la promessa di Dio che gradualmente si fa carne nel grembo di sua moglie, ma anche di comprendere che la vita della sua famiglia è inserita in un progetto di salvezza molto più ampio. Nonostante la sterilità che sembrava condannarli, Lui e sua moglie avevano perseverato con umiltà e giustizia nel servire il Signore fidandosi della Sua Provvidenza e, come sempre, Dio non resiste agli umili e si serve proprio della loro umiltà per portare avanti il suo progetto di Salvezza. Ogni persona che oggi sta "nelle tenebre e nell'ombra di morte" se saprà affidarsi e fidarsi di Dio potrà sperimentare e quindi gridare al mondo, come Zaccaria, che Dio non smette di rischiarare e diradare le nostre oscurità come "sole che sorge".