Forwarded from Paura&Profitto
LINK VIDEO: https://youtube.com/shorts/pacwfm0WbwQ?feature=share
Le grandi firme del "giornalismo" e non esce niente, perchè?
Bruno Vespa,
Enrico Mentana,
Giovanni Floris,
Nicola Porro,
Mario Giordano
(non dimentichiamo anche:
Marianna Canè,
Bianca Berlinguer,
Raffaella Regoli,
Myrta Merlino,
Lilli Gruber, ecc.)
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Possiamo fidarci della sanità pubblica? Tra liste d'attesa infinite ed errori medici
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Forwarded from Marco Cosentino
NELLA PLACENTA 🌺🌺🌺
Che i vaccini covid dati in gravidanza raggiungessero il feto era cosa nota, nel roditore e anche in uno studio clinico che esaminava due placente umane. Ora tuttavia arriva uno studio corposo, su ben 106 donne di cui l'87% vaccinate e di queste una buona metà anche con il covid, alcune più di una volta. Studio che conferma che la proteina spike, tossina virale prodotta anche dal vaccino, c'è spessissimo, di regola senza tracce di infezione virale, quindi con buona probabilità di origine vaccinale, quasi sempre sul versante fetale della placenta, cioè a contatto con il bimbo. Di questi studio, su cui ci sarebbe molto da dire, voglio sottolineare due sole cose:
(i) 92 donne vaccinate e malgrado questo, delle 92 ben 42 contraggono comunque il covid, alcune pure un paio di volte, Sappiamo che col vaccino ilo covid non è mai grave e se è grave è perchè saresti morto altrimenti, ma insomma, vedere scritti certi dati fa comunque impressione;
(ii) dei 106 neonati inclusi nello studio, 8 avevano malformazioni o patologie di vario genere. Lo studio non era calibrato per esaminare questi aspetti, ma si fatica a non ricordare il dato contenuto nei dossier registrativi dei vacicni covid, secondo cui nelle ratte vaccinate le malformazioni fetali erano il doppio rispetto alle ratte di controllo. E 8 su 106 è comunque uno si tredici. Poi, fate voi.
Lo studio: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0344185
Che i vaccini covid dati in gravidanza raggiungessero il feto era cosa nota, nel roditore e anche in uno studio clinico che esaminava due placente umane. Ora tuttavia arriva uno studio corposo, su ben 106 donne di cui l'87% vaccinate e di queste una buona metà anche con il covid, alcune più di una volta. Studio che conferma che la proteina spike, tossina virale prodotta anche dal vaccino, c'è spessissimo, di regola senza tracce di infezione virale, quindi con buona probabilità di origine vaccinale, quasi sempre sul versante fetale della placenta, cioè a contatto con il bimbo. Di questi studio, su cui ci sarebbe molto da dire, voglio sottolineare due sole cose:
(i) 92 donne vaccinate e malgrado questo, delle 92 ben 42 contraggono comunque il covid, alcune pure un paio di volte, Sappiamo che col vaccino ilo covid non è mai grave e se è grave è perchè saresti morto altrimenti, ma insomma, vedere scritti certi dati fa comunque impressione;
(ii) dei 106 neonati inclusi nello studio, 8 avevano malformazioni o patologie di vario genere. Lo studio non era calibrato per esaminare questi aspetti, ma si fatica a non ricordare il dato contenuto nei dossier registrativi dei vacicni covid, secondo cui nelle ratte vaccinate le malformazioni fetali erano il doppio rispetto alle ratte di controllo. E 8 su 106 è comunque uno si tredici. Poi, fate voi.
Lo studio: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0344185
journals.plos.org
Detection of spike protein in term placentas of COVID-19 vaccinated and/or SARS-CoV-2 infected women
Introduction COVID-19 (Corona Virus Induced Disease-19) caused by the SARS-CoV-2 coronavirus can be a serious in pregnancy. Therefore, vaccination with modRNA vaccines was recommended depending on the immunity status for women of reproductive age and pregnant…
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Forwarded from 9MQ Web TV (Stefano Chiesi Mazzanti)
Per questo mese, abbiamo deciso di proporvi un viaggio a ritroso nel tempo, cercando tra le pieghe della storia le radici di questo caos eterno. Focus di questo appuntamento:Le Crociate e il mistero dei Templari. Cavalieri, fede e geopolitica di un passato che, a guardarlo bene, non è mai stato così attuale.
In questo numero speciale abbiamo selezionato per voi alcuni libri.
Leggi la rivista cliccando il link sottostante.
https://www.9mq.it/libri-che-passione/
Inoltre, ti invitiamo a seguirci anche sul nostro canale Telegram, dove condividiamo molte informazioni, eventi e approfondimenti esclusivi:
https://t.me/canale9mq
Buona lettura a tutti.
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⚠️ I LIMITI DELLE BANCHE CENTRALI: PERCHÉ LA POLITICA MONETARIA NON BASTA PIÙ A SALVARE L’ECONOMIA REALE❗️
Redazione Geopolitika
🔴 Le banche centrali non riescono più a salvare l’economia reale con la sola politica monetaria. La crisi odierna è strutturale: riguarda l’inflazione, il costo delle materie prime, la crisi energetica, le tensioni geopolitiche e la perdita di competitività. Stampare denaro non risolve problemi legati all’offerta, all’energia o alla produttività. La ricchezza reale nasce dall’economia produttiva, non dalla liquidità creata artificialmente.
Sommario ⬆️
---------------------------------
⏹️ Per oltre quindici anni le banche centrali sono state considerate il principale argine contro le crisi economiche globali.
🔸️ Dopo il collasso finanziario del 2008 e successivamente durante la pandemia, gli istituti monetari hanno assunto un ruolo centrale nella gestione dell’economia, immettendo enormi quantità di liquidità nel sistema attraverso tassi d’interesse vicini allo zero, acquisti di titoli pubblici e programmi straordinari di sostegno ai mercati finanziari.
🔸️ Queste politiche hanno dato l’impressione che la moneta potesse risolvere qualsiasi problema economico. Per lungo tempo gli investitori hanno creduto che le banche centrali potessero sostenere all’infinito crescita, occupazione e stabilità semplicemente aumentando la liquidità disponibile. Oggi però quello schema mostra tutti i suoi limiti.
🔸️ La crisi economica contemporanea è profondamente diversa da quelle affrontate nel passato recente. Non ci troviamo soltanto davanti a un problema di domanda interna debole o di crisi finanziaria.
🔸️ Il mondo sta vivendo una trasformazione strutturale caratterizzata da inflazione persistente, aumento del costo delle materie prime, tensioni geopolitiche, crisi energetica e perdita di competitività industriale, soprattutto in Europa.
🔸️ In questo scenario parlare di crescita dello “zero virgola” appare sempre più distante dalla realtà quotidiana vissuta da famiglie e imprese. Un PIL formalmente positivo non significa necessariamente miglioramento del benessere collettivo.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
👉 @demgiulib2
Redazione Geopolitika
🔴 Le banche centrali non riescono più a salvare l’economia reale con la sola politica monetaria. La crisi odierna è strutturale: riguarda l’inflazione, il costo delle materie prime, la crisi energetica, le tensioni geopolitiche e la perdita di competitività. Stampare denaro non risolve problemi legati all’offerta, all’energia o alla produttività. La ricchezza reale nasce dall’economia produttiva, non dalla liquidità creata artificialmente.
Sommario ⬆️
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⏹️ Per oltre quindici anni le banche centrali sono state considerate il principale argine contro le crisi economiche globali.
🔸️ Dopo il collasso finanziario del 2008 e successivamente durante la pandemia, gli istituti monetari hanno assunto un ruolo centrale nella gestione dell’economia, immettendo enormi quantità di liquidità nel sistema attraverso tassi d’interesse vicini allo zero, acquisti di titoli pubblici e programmi straordinari di sostegno ai mercati finanziari.
🔸️ Queste politiche hanno dato l’impressione che la moneta potesse risolvere qualsiasi problema economico. Per lungo tempo gli investitori hanno creduto che le banche centrali potessero sostenere all’infinito crescita, occupazione e stabilità semplicemente aumentando la liquidità disponibile. Oggi però quello schema mostra tutti i suoi limiti.
🔸️ La crisi economica contemporanea è profondamente diversa da quelle affrontate nel passato recente. Non ci troviamo soltanto davanti a un problema di domanda interna debole o di crisi finanziaria.
🔸️ Il mondo sta vivendo una trasformazione strutturale caratterizzata da inflazione persistente, aumento del costo delle materie prime, tensioni geopolitiche, crisi energetica e perdita di competitività industriale, soprattutto in Europa.
🔸️ In questo scenario parlare di crescita dello “zero virgola” appare sempre più distante dalla realtà quotidiana vissuta da famiglie e imprese. Un PIL formalmente positivo non significa necessariamente miglioramento del benessere collettivo.
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Telegraph
I LIMITI DELLE BANCHE CENTRALI: PERCHÉ LA POLITICA MONETARIA NON BASTA PIÙ A SALVARE L’ECONOMIA REALE
⏹️ Per oltre quindici anni le banche centrali sono state considerate il principale argine contro le crisi economiche globali. 🔸️ Dopo il collasso finanziario del 2008 e successivamente durante la pandemia, gli istituti monetari hanno assunto un ruolo centrale…
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Come stare bene in parole semplici
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L'Italia siamo noi: seconda maratona
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Il punto della situazione sul conflitto in medio-oriente con l'asse Usa-Israeliano
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❤️ KARMA DIEM PUNTATA 42
👀 "I segreti della griglia di nascita" - parte finale
Cosa dice la tua data di nascita di te? 🧐
Nella puntata di stasera finiremo di esplorare gli indicatori della griglia di nascita basati sugli studi di Phillips. Scopriremo come questo affascinante strumento possa rivelare i tuoi veri punti di forza e le aree di miglioramento.
Ci vediamo questa sera alle 19 su 9mq https://www.facebook.com/9MQWEBTV o sul mio canale Telegram https://t.me/karmadiemnumerologia
Siamo in diretta e potrai fare tutte le domande che vorrai!
#numerologia #grigliadinascita #crescitapersonale #karmadiem #archetipi
DOVE PUOI TROVARE KARMA DIEM
Facebook: https://www.facebook.com/KarmaDiemNumerologia
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Mi raccomando siate tutti più... "Circoncisi" 😂
Cit. ANNA BO
Cit. ANNA BO
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ L’EUROPA ATLANTISTA PREPARA LA SUA EUTANASIA
Mario Sommella
🔴 L’Europa sta vivendo una crisi geopolitica senza risposte, rafforzando la sua subordinazione agli Stati Uniti e tagliando risorse sociali, mentre l’economia rallenta e le industrie si indeboliscono. Le élite continuano ad agire come se l’atlantismo fosse una strategia vincente, ignorando che gli Usa hanno spostato il focus verso l’Asia. L’Unione europea si prepara al proprio declino con politiche autoriflesse e ormai disconnesse dalla realtà.
Sommario ⬆️
----------------------------------
⏹️ C’è qualcosa di tragico nella scena europea odierna. Un continente che per decenni ha predicato democrazia, diritti sociali, cooperazione internazionale e welfare diffuso, oggi appare come un aristocratico decaduto che continua a lucidare le posate d’argento mentre il palazzo brucia.
🔘 L’Europa ultra-atlantista sta vivendo una crisi storica che non riesce nemmeno più a nominare. E come accade spesso ai sistemi in declino, reagisce non correggendo i propri errori, ma radicalizzandoli. Più riarmo. Più subordinazione geopolitica agli Stati Uniti.
🔘 Più austerità sociale mascherata da “responsabilità”. Più propaganda sulla difesa dell’Occidente. Mentre le economie rallentano, le industrie chiudono, i salari perdono valore reale e il continente scivola verso una marginalità strategica sempre più evidente.
🔘 La verità è brutale: le classi dirigenti europee stanno preparando il suicidio geopolitico del continente con la stessa compostezza burocratica con cui Bruxelles approva una direttiva tecnica.
🔘 Il vertice NATO dell’Aia del giugno 2025 è stato il certificato politico della resa europea. I governi dell’Unione hanno accettato nuovi aumenti strutturali della spesa militare mentre interi settori produttivi soffocano sotto il peso dei costi energetici, della competizione asiatica e della stagnazione economica.
🔘 La Germania, motore industriale europeo per oltre mezzo secolo, mostra ormai crepe profonde. La manifattura perde competitività, i colossi industriali delocalizzano, il modello export-oriented costruito sul gas russo a basso costo è imploso.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
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Mario Sommella
🔴 L’Europa sta vivendo una crisi geopolitica senza risposte, rafforzando la sua subordinazione agli Stati Uniti e tagliando risorse sociali, mentre l’economia rallenta e le industrie si indeboliscono. Le élite continuano ad agire come se l’atlantismo fosse una strategia vincente, ignorando che gli Usa hanno spostato il focus verso l’Asia. L’Unione europea si prepara al proprio declino con politiche autoriflesse e ormai disconnesse dalla realtà.
Sommario ⬆️
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⏹️ C’è qualcosa di tragico nella scena europea odierna. Un continente che per decenni ha predicato democrazia, diritti sociali, cooperazione internazionale e welfare diffuso, oggi appare come un aristocratico decaduto che continua a lucidare le posate d’argento mentre il palazzo brucia.
🔘 L’Europa ultra-atlantista sta vivendo una crisi storica che non riesce nemmeno più a nominare. E come accade spesso ai sistemi in declino, reagisce non correggendo i propri errori, ma radicalizzandoli. Più riarmo. Più subordinazione geopolitica agli Stati Uniti.
🔘 Più austerità sociale mascherata da “responsabilità”. Più propaganda sulla difesa dell’Occidente. Mentre le economie rallentano, le industrie chiudono, i salari perdono valore reale e il continente scivola verso una marginalità strategica sempre più evidente.
🔘 La verità è brutale: le classi dirigenti europee stanno preparando il suicidio geopolitico del continente con la stessa compostezza burocratica con cui Bruxelles approva una direttiva tecnica.
🔘 Il vertice NATO dell’Aia del giugno 2025 è stato il certificato politico della resa europea. I governi dell’Unione hanno accettato nuovi aumenti strutturali della spesa militare mentre interi settori produttivi soffocano sotto il peso dei costi energetici, della competizione asiatica e della stagnazione economica.
🔘 La Germania, motore industriale europeo per oltre mezzo secolo, mostra ormai crepe profonde. La manifattura perde competitività, i colossi industriali delocalizzano, il modello export-oriented costruito sul gas russo a basso costo è imploso.
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L’EUROPA ATLANTISTA PREPARA LA SUA EUTANASIA
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⚠️ NAZIONALISTI INGLESI CONTRO INDIPENDENTISTI. IL REGNO UNITO VA IN PEZZI❓️
Redazione Pagine Esteri
🔴 I recenti risultati elettorali in Gran Bretagna evidenziano una crescente frammentazione politica: il partito di Farage, “Reform UK”, sta guadagnando terreno con messaggi populisti e anti-immigrazione, sfruttando la crisi dei tradizionali partiti laburisti e conservatori. Contemporaneamente, i movimenti indipendentisti, specialmente in Scozia, stanno rafforzandosi, creando tensioni interne al Regno Unito. La mappa politica si sta riorganizzando, con nuovi partiti e una forte sfida al sistema bipartitico tradizionale.
Sommario ⬆️
------‐‐--‐-----------------------
⏹️ Come previsto dai sondaggi, le amministrative di venerdì scorso in Gran Bretagna hanno completamente rivoluzionato la mappa politica del paese.
🔸️ Dai risultati emerge in modo chiaro la creatura nazionalista e sciovinista di Nigel Farage. Dopo aver ottenuto la fuoriuscita di Londra dall’UE nel 2016, nel 2019 Farage ha abbandonato l’UKIP, il “Partito per l’Indipendenza del Regno Unito”, per fondare il “Brexit Party” poi trasformato in “Reform Party”.
🔸️ Di riformista la formazione di Farage non ha decisamente nulla, anzi si ispira al più becero populismo di destra ormai in voga in tutto l’occidente e fa breccia su un trumpismo in salsa british e sui messaggi d’odio contro l’immigrazione.
🔸️ Approfittando della crisi verticale di consensi sia dei laburisti sia dei conservatori, la destra radicale di Farage ha conquistato centinaia di consigli comunali e di consiglieri nelle amministrazioni locali, puntando ora a conquistare il parlamento alle prossime elezioni politiche.
🔸️ Al di là del risultato di “Reform Uk”, il voto di venerdì ha inoltre dimostrato la crisi generale di un sistema politico tradizionale che per oltre un secolo è stato ampiamente dominato da due partiti, laburisti e Tories.
🔸️ Il loro enorme calo da lasciare spazio all’affermazione non solo dei liberaldemocratici ma anche dei verdi, ai quali il giovane leader Zack Polanski ha impresso una svolta a sinistra ottenendo molti dei consensi in fuga dai laburisti ormai avvitatisi su una gestione liberista e alle prese con numerosi scandali.
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Redazione Pagine Esteri
🔴 I recenti risultati elettorali in Gran Bretagna evidenziano una crescente frammentazione politica: il partito di Farage, “Reform UK”, sta guadagnando terreno con messaggi populisti e anti-immigrazione, sfruttando la crisi dei tradizionali partiti laburisti e conservatori. Contemporaneamente, i movimenti indipendentisti, specialmente in Scozia, stanno rafforzandosi, creando tensioni interne al Regno Unito. La mappa politica si sta riorganizzando, con nuovi partiti e una forte sfida al sistema bipartitico tradizionale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Come previsto dai sondaggi, le amministrative di venerdì scorso in Gran Bretagna hanno completamente rivoluzionato la mappa politica del paese.
🔸️ Dai risultati emerge in modo chiaro la creatura nazionalista e sciovinista di Nigel Farage. Dopo aver ottenuto la fuoriuscita di Londra dall’UE nel 2016, nel 2019 Farage ha abbandonato l’UKIP, il “Partito per l’Indipendenza del Regno Unito”, per fondare il “Brexit Party” poi trasformato in “Reform Party”.
🔸️ Di riformista la formazione di Farage non ha decisamente nulla, anzi si ispira al più becero populismo di destra ormai in voga in tutto l’occidente e fa breccia su un trumpismo in salsa british e sui messaggi d’odio contro l’immigrazione.
🔸️ Approfittando della crisi verticale di consensi sia dei laburisti sia dei conservatori, la destra radicale di Farage ha conquistato centinaia di consigli comunali e di consiglieri nelle amministrazioni locali, puntando ora a conquistare il parlamento alle prossime elezioni politiche.
🔸️ Al di là del risultato di “Reform Uk”, il voto di venerdì ha inoltre dimostrato la crisi generale di un sistema politico tradizionale che per oltre un secolo è stato ampiamente dominato da due partiti, laburisti e Tories.
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