Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ IL GIAPPONE COME HUB INDUSTRIALE DELLA GUERRA OCCIDENTALE❗️
Dazibao
🔴 Negli ultimi anni, il Giappone ha abbandonato il divieto di esportare armi, rompendo un pilastro della sua politica postbellica. Il Paese, tradizionalmente limitato a fornire armamenti solo alle proprie Forze di Autodifesa, sta ora sviluppando un ruolo industriale come fornitore per alleati europei e asiatici. Questo cambiamento avviene in un contesto di ridotta dipendenza dagli Stati Uniti e di crescente pressione sui sistemi difensivi occidentali. Il Giappone potrebbe dunque diventare un hub militare chiave, sostenuto da tecnologia avanzata e da un contesto politico stabile. In parallelo, il Paese punta a rafforzare la sua intelligence, avviando la creazione di una Agenzia Nazionale di Intelligence.
Sommario ⬆️
⏹️ Negli ultimi dieci anni, Tokyo ha smontato pezzo dopo pezzo uno dei pilastri più profondi del suo ordine postbellico: il divieto quasi totale di esportare armi.
🔸️ Per decenni, il Giappone ha costruito sistemi militari avanzati, navi, missili, tecnologia aerospaziale, ma per un solo cliente: sé stesso. Un modello quasi unico tra le principali nazioni, eredità del secondo dopoguerra che ha costretto il Giappone a sottoporsi a un processo di smilitarizzazione sotto la supervisione della comunità internazionale.
🔸️ La clausola secondo cui il Paese avrebbe rinunciato alle proprie forze armate e al diritto di belligeranza è stata formalmente sancita nella Costituzione, all’articolo 9:
🔸️(1) Aspirando fermamente a una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, è fatta rinuncia per sempre dal popolo giapponese alla guerra, quale diritto sovrano della nazione, e alla minaccia o all’uso della forza, quale mezzo per risolvere le controversie con altre nazioni.
🔸️(2) Al fine di raggiungere l’aspirazione del precedente paragrafo, il mantenimento delle forze di terra, di mare e dell’aria, e così pure degli altri mezzi bellici non sarà mai autorizzato. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.»
🔸️ Questo ha reso l’industria militare giapponese un sistema sofisticato ma fragile: le sue tecnologie militari, dedicate solo alle Forze di Autodifesa del Giappone, hanno sofferto di svantaggi quali una produzione limitata, costi alti e capacità industriale compressa.
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Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
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Dazibao
🔴 Negli ultimi anni, il Giappone ha abbandonato il divieto di esportare armi, rompendo un pilastro della sua politica postbellica. Il Paese, tradizionalmente limitato a fornire armamenti solo alle proprie Forze di Autodifesa, sta ora sviluppando un ruolo industriale come fornitore per alleati europei e asiatici. Questo cambiamento avviene in un contesto di ridotta dipendenza dagli Stati Uniti e di crescente pressione sui sistemi difensivi occidentali. Il Giappone potrebbe dunque diventare un hub militare chiave, sostenuto da tecnologia avanzata e da un contesto politico stabile. In parallelo, il Paese punta a rafforzare la sua intelligence, avviando la creazione di una Agenzia Nazionale di Intelligence.
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⏹️ Negli ultimi dieci anni, Tokyo ha smontato pezzo dopo pezzo uno dei pilastri più profondi del suo ordine postbellico: il divieto quasi totale di esportare armi.
🔸️ Per decenni, il Giappone ha costruito sistemi militari avanzati, navi, missili, tecnologia aerospaziale, ma per un solo cliente: sé stesso. Un modello quasi unico tra le principali nazioni, eredità del secondo dopoguerra che ha costretto il Giappone a sottoporsi a un processo di smilitarizzazione sotto la supervisione della comunità internazionale.
🔸️ La clausola secondo cui il Paese avrebbe rinunciato alle proprie forze armate e al diritto di belligeranza è stata formalmente sancita nella Costituzione, all’articolo 9:
🔸️(1) Aspirando fermamente a una pace internazionale basata sulla giustizia e sull’ordine, è fatta rinuncia per sempre dal popolo giapponese alla guerra, quale diritto sovrano della nazione, e alla minaccia o all’uso della forza, quale mezzo per risolvere le controversie con altre nazioni.
🔸️(2) Al fine di raggiungere l’aspirazione del precedente paragrafo, il mantenimento delle forze di terra, di mare e dell’aria, e così pure degli altri mezzi bellici non sarà mai autorizzato. Il diritto di belligeranza dello Stato non sarà riconosciuto.»
🔸️ Questo ha reso l’industria militare giapponese un sistema sofisticato ma fragile: le sue tecnologie militari, dedicate solo alle Forze di Autodifesa del Giappone, hanno sofferto di svantaggi quali una produzione limitata, costi alti e capacità industriale compressa.
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IL GIAPPONE COME HUB INDUSTRIALE DELLA GUERRA OCCIDENTALE
⏹️ Negli ultimi dieci anni, Tokyo ha smontato pezzo dopo pezzo uno dei pilastri più profondi del suo ordine postbellico: il divieto quasi totale di esportare armi. 🔸️ Per decenni, il Giappone ha costruito sistemi militari avanzati, navi, missili, tecnologia…
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Ci vediamo questa sera per commentare insieme la risposta a della FIMP sulla non correlazione tra puntura e diabete della ragazzina di Agusta
Trovate la nota a questo link https://www.webmarte.tv/augusta-una-nota-della-fimp-sulla-vicenda-della-bimba-colpita-da-diabete-dopo-il-vaccino-hpv/
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PALANTIR le pietre veggenti di Trump e il risiko dei potenti
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⚠️ IL BISOGNO DI PATRIA E DI SOVRANITÀ CHE L’EUROPA NON RIESCE PIÙ A COMPRENDERE❗️
Antonio Maria Rinaldi
🔴 Il concetto di Patria, inteso come identità storica, culturale e spirituale di un popolo, è stato sempre più svuotato di significato nell’Europa contemporanea. La parola è considerata quasi incompatibile con la modernità, pur essendo fondamentale per la coesione e l’esistenza stessa di una comunità. La sovranità, legata alla capacità di un popolo di decidere il proprio destino, è anch’essa sotto attacco. L’equivoco dell’Europa risiede nell’aver ridotto l’uomo a una dimensione economica, sottovalutando il bisogno di appartenenza e di continuità storica. Senza radici, una società rischia di perdere coesione e identità.
Sommario ⬆️
---------------------------------
⏹️ Tradizioni, cultura, memoria storica, lingua, modi di vivere, sensibilità comuni, valori tramandati tra generazioni. Tutto questo può essere sintetizzato in un solo concetto: Patria.
🔸️ Non come semplice spazio geografico o struttura amministrativa, ma come il luogo storico, culturale e spirituale nel quale un popolo riconosce sé stesso, custodisce la propria continuità e trasmette alle generazioni future il senso della propria esistenza collettiva.
🔸️ Negli ultimi anni questa parola è stata progressivamente svuotata, quasi resa impronunciabile nel dibattito pubblico europeo. Non apertamente negata, ma circondata da un sospetto culturale costante, come se il richiamo all’identità nazionale dovesse inevitabilmente evocare qualcosa di incompatibile con la modernità.
🔸️ Eppure nessuna civiltà è mai sopravvissuta recidendo le proprie radici. Nessun popolo ha mai costruito il proprio futuro dissolvendo la propria identità. Una comunità può trasformarsi, attraversare epoche diverse, perfino cambiare profondamente.
🔸️ Ma smette lentamente di esistere quando non riconosce più sé stessa. Insieme alla parola Patria è stata progressivamente delegittimata anche la parola sovranità. Eppure i due concetti sono inseparabili.
🔸️ Perché non può esistere una Patria senza il diritto di quel popolo a determinare il proprio destino. La sovranità, nella sua accezione più autentica, non è altro che la traduzione politica dell’identità di una Nazione. Le comunità umane non si sono mai rette soltanto su regole economiche o strutture amministrative.
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Antonio Maria Rinaldi
🔴 Il concetto di Patria, inteso come identità storica, culturale e spirituale di un popolo, è stato sempre più svuotato di significato nell’Europa contemporanea. La parola è considerata quasi incompatibile con la modernità, pur essendo fondamentale per la coesione e l’esistenza stessa di una comunità. La sovranità, legata alla capacità di un popolo di decidere il proprio destino, è anch’essa sotto attacco. L’equivoco dell’Europa risiede nell’aver ridotto l’uomo a una dimensione economica, sottovalutando il bisogno di appartenenza e di continuità storica. Senza radici, una società rischia di perdere coesione e identità.
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⏹️ Tradizioni, cultura, memoria storica, lingua, modi di vivere, sensibilità comuni, valori tramandati tra generazioni. Tutto questo può essere sintetizzato in un solo concetto: Patria.
🔸️ Non come semplice spazio geografico o struttura amministrativa, ma come il luogo storico, culturale e spirituale nel quale un popolo riconosce sé stesso, custodisce la propria continuità e trasmette alle generazioni future il senso della propria esistenza collettiva.
🔸️ Negli ultimi anni questa parola è stata progressivamente svuotata, quasi resa impronunciabile nel dibattito pubblico europeo. Non apertamente negata, ma circondata da un sospetto culturale costante, come se il richiamo all’identità nazionale dovesse inevitabilmente evocare qualcosa di incompatibile con la modernità.
🔸️ Eppure nessuna civiltà è mai sopravvissuta recidendo le proprie radici. Nessun popolo ha mai costruito il proprio futuro dissolvendo la propria identità. Una comunità può trasformarsi, attraversare epoche diverse, perfino cambiare profondamente.
🔸️ Ma smette lentamente di esistere quando non riconosce più sé stessa. Insieme alla parola Patria è stata progressivamente delegittimata anche la parola sovranità. Eppure i due concetti sono inseparabili.
🔸️ Perché non può esistere una Patria senza il diritto di quel popolo a determinare il proprio destino. La sovranità, nella sua accezione più autentica, non è altro che la traduzione politica dell’identità di una Nazione. Le comunità umane non si sono mai rette soltanto su regole economiche o strutture amministrative.
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IL BISOGNO DI PATRIA E DI SOVRANITÀ CHE L’EUROPA NON RIESCE PIÙ A COMPRENDERE
⏹️ Tradizioni, cultura, memoria storica, lingua, modi di vivere, sensibilità comuni, valori tramandati tra generazioni. Tutto questo può essere sintetizzato in un solo concetto: Patria. 🔸️ Non come semplice spazio geografico o struttura amministrativa, ma…
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Risposta alla nota della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri)
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Testimonianza di Stefania Mattia, al termine di Alienology 2026 tenuto a Ravenna
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Giorgia Meloni ha avuto l'occasione di portare i "sovranisti" al governo nel momento storico più importante, proprio quando stavano per venire al pettine i nodi cruciali legati agli ultimi trent'anni di disastrosa sottomissione al vincolo esterno del nostro Paese, e avrebbe seriamente potuto fare leva sul fortissimo consenso popolare e su una maggioranza parlamentare solida come non mai per metterlo in discussione.
Eppure ha sprecato questa storica opportunità vivacchiando, mettendosi a rimorchio di quei poteri sovranazionali che dai banchi dell'opposizione diceva di voler combattere. Ha governato come avrebbe potuto tranquillamente fare un PD o un "tecnico" bocconiano qualsiasi, consolidando e persino rafforzando quel vincolo esterno che in teoria avrebbe dovuto essere per lei come la kryptonite per Superman. Ha assecondato le logiche folli del patto di stabilità europeo, firmandone una riforma persino peggiorativa sotto certi aspetti. Si è appiattita sulle posizioni filoatlantiste che un tempo considerava controproducenti, abbracciando il fanatismo guerrafondaio tanto caro a Washington e Bruxelles, impegnandosi a portare le spese per la difesa italiane al 5% del PIL.
Dopodiché - per usare un'espressione a lei cara - adesso se ne esce chiedendo dall'oggi al domani la sospensione del patto di stabilità e la diluizione nel tempo degli impegni assunti sulle armi, con un improbabile rigurgito di sovranismo nell'ultimo anno prima del voto che a me sembra un po' fuori tempo massimo, e mi ricorda il riposizionamento dei 5 Stelle a pochi mesi dalle elezioni, quando presero le distanze da Draghi provando per mera speculazione elettorale a rinnegare il servilismo con cui gli avevano permesso sostanzialmente di commissariarli per un anno e mezzo.
Insomma, alla base di questo apparente cambio di linea del governo non mi sembra ci sia grande sincerità, né capacità di autocritica o consapevolezza rispetto a quanto fatto fino a ieri, ma piuttosto la tattica volontà di rimodulare nuovamente le frequenze su una narrazione "sovranista" a fini meramente comunicativi. Nient'altro che un antipasto di campagna elettorale che non porterà a nulla di concreto.
Peraltro, se si volesse davvero andare alla radice dei problemi, bisognerebbe dire che il patto di stabilità non deve essere semplicemente sospeso per un periodo limitato in presenza di circostanze eccezionali, ma totalmente e definitivamente abolito. E il folle aumento delle spese militari non deve essere dilazionato nel tempo, ma messo radicalmente e concettualmente in discussione.
Francesco Forciniti
Eppure ha sprecato questa storica opportunità vivacchiando, mettendosi a rimorchio di quei poteri sovranazionali che dai banchi dell'opposizione diceva di voler combattere. Ha governato come avrebbe potuto tranquillamente fare un PD o un "tecnico" bocconiano qualsiasi, consolidando e persino rafforzando quel vincolo esterno che in teoria avrebbe dovuto essere per lei come la kryptonite per Superman. Ha assecondato le logiche folli del patto di stabilità europeo, firmandone una riforma persino peggiorativa sotto certi aspetti. Si è appiattita sulle posizioni filoatlantiste che un tempo considerava controproducenti, abbracciando il fanatismo guerrafondaio tanto caro a Washington e Bruxelles, impegnandosi a portare le spese per la difesa italiane al 5% del PIL.
Dopodiché - per usare un'espressione a lei cara - adesso se ne esce chiedendo dall'oggi al domani la sospensione del patto di stabilità e la diluizione nel tempo degli impegni assunti sulle armi, con un improbabile rigurgito di sovranismo nell'ultimo anno prima del voto che a me sembra un po' fuori tempo massimo, e mi ricorda il riposizionamento dei 5 Stelle a pochi mesi dalle elezioni, quando presero le distanze da Draghi provando per mera speculazione elettorale a rinnegare il servilismo con cui gli avevano permesso sostanzialmente di commissariarli per un anno e mezzo.
Insomma, alla base di questo apparente cambio di linea del governo non mi sembra ci sia grande sincerità, né capacità di autocritica o consapevolezza rispetto a quanto fatto fino a ieri, ma piuttosto la tattica volontà di rimodulare nuovamente le frequenze su una narrazione "sovranista" a fini meramente comunicativi. Nient'altro che un antipasto di campagna elettorale che non porterà a nulla di concreto.
Peraltro, se si volesse davvero andare alla radice dei problemi, bisognerebbe dire che il patto di stabilità non deve essere semplicemente sospeso per un periodo limitato in presenza di circostanze eccezionali, ma totalmente e definitivamente abolito. E il folle aumento delle spese militari non deve essere dilazionato nel tempo, ma messo radicalmente e concettualmente in discussione.
Francesco Forciniti
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⚠️ L’ARTE SALVERÀ IL MONDO. O NO❓️
Marcello Veneziani
🔴 L’arte può davvero salvare il mondo o si limita a resistere alle pressioni del potere? L’articolo esplora la crisi dell’arte in un mondo dominato da interessi geopolitici e mercati globali. Il caso della Biennale di Venezia e l’assenza di artisti italiani evidenziano una crisi di creatività e rappresentatività. L’arte, pur resistendo, rivela fragilità di fronte alla forza delle strutture di potere. La sua capacità di restare indipendente da guerra e ideologia viene messa in discussione.
Sommario ⬆️
-------------------------------------
⏹️ Le vicende che hanno coinvolto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale e Beatrice Venezi, direttrice dell’orchestra del Teatro, licenziata prima ancora di insediarsi, a causa di un’intervista, dopo otto mesi di massacro, hanno lasciato un segno pesante sull’arte e sul governo in carica, e sullo sfondo l’UE.
🔸️ La potenza dell’arte sarà più forte della prepotenza, ha detto Buttafuoco. Magnifica promessa ma l’arte quando si fa istituzione deve fare i conti con le logiche e i meccanismi del potere che mettono a dura prova la sua indipendenza e la sua libertà.
🔸️ Oggi è difficile immaginare che l’arte, così profondamente segnata dalla crisi della civiltà e della grande creatività, possa essere la risposta e l’antitesi allo strapotere degli stati, dei nuovi imperi e dei grandi poteri internazionali nel segno del capitalismo mondiale e del mercato globale, dei giganti del web e della tecnocrazia planetaria.
🔸️ Anche perché "l'ordine" viene da quei mondi. Al più è un rifugio, zona franca, un luogo che cerca riparo dai conflitti che attraversano e sconvolgono il mondo. Così è stata nei mesi scorsi la battaglia alla Biennale sulla partecipazione della Russia e la riapertura del suo padiglione.
🔸️ La tesi in favore della libertà d’espressione era che l’arte fosse, come la cultura, la musica e lo sport, un’area sottratta ai veti e ai divieti prodotti dalla guerra, dagli schieramenti e dalle sanzioni inflitte ai paesi considerati aggressori, agli occhi dell’Occidente più che dell’intera comunità internazionale.
🔸️ Ma la scelta di difendere l’indipendenza e l’extraterritorialità dell’arte dal potere e dalle pressioni internazionali, si è rivelata difficile e sofferta. Ogni genere di pressioni si è abbattuta sull’arte, con alcuni odiosi ricatti economici, minacce, ispezioni per colpire e intimidire.
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Marcello Veneziani
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⏹️ Le vicende che hanno coinvolto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale e Beatrice Venezi, direttrice dell’orchestra del Teatro, licenziata prima ancora di insediarsi, a causa di un’intervista, dopo otto mesi di massacro, hanno lasciato un segno pesante sull’arte e sul governo in carica, e sullo sfondo l’UE.
🔸️ La potenza dell’arte sarà più forte della prepotenza, ha detto Buttafuoco. Magnifica promessa ma l’arte quando si fa istituzione deve fare i conti con le logiche e i meccanismi del potere che mettono a dura prova la sua indipendenza e la sua libertà.
🔸️ Oggi è difficile immaginare che l’arte, così profondamente segnata dalla crisi della civiltà e della grande creatività, possa essere la risposta e l’antitesi allo strapotere degli stati, dei nuovi imperi e dei grandi poteri internazionali nel segno del capitalismo mondiale e del mercato globale, dei giganti del web e della tecnocrazia planetaria.
🔸️ Anche perché "l'ordine" viene da quei mondi. Al più è un rifugio, zona franca, un luogo che cerca riparo dai conflitti che attraversano e sconvolgono il mondo. Così è stata nei mesi scorsi la battaglia alla Biennale sulla partecipazione della Russia e la riapertura del suo padiglione.
🔸️ La tesi in favore della libertà d’espressione era che l’arte fosse, come la cultura, la musica e lo sport, un’area sottratta ai veti e ai divieti prodotti dalla guerra, dagli schieramenti e dalle sanzioni inflitte ai paesi considerati aggressori, agli occhi dell’Occidente più che dell’intera comunità internazionale.
🔸️ Ma la scelta di difendere l’indipendenza e l’extraterritorialità dell’arte dal potere e dalle pressioni internazionali, si è rivelata difficile e sofferta. Ogni genere di pressioni si è abbattuta sull’arte, con alcuni odiosi ricatti economici, minacce, ispezioni per colpire e intimidire.
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L’ARTE SALVERÀ IL MONDO. O NO?
⏹️ Le vicende che hanno coinvolto Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale e Beatrice Venezi, direttrice dell’orchestra del Teatro, licenziata prima ancora di insediarsi, a causa di un’intervista, dopo otto mesi di massacro, hanno lasciato un segno…
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