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La (fuffa) Comissione Covid
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Il Codice Rosso, strumento di tutela contro le violenze in famiglia, a volte viene utilizzato impropriamente per "eliminare" la controparte che ha poche possibilità di difesa. Ne parliamo con il Criminologo Forense Umberto Mendola che farà luce su questa prassi e come smascherare i "falsi"codici rossi.
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⚠️ LA GUERRA CONTRO L’IRAN HA LO SCOPO DI ISOLARLO DAI PAESI VICINI E FRENARE L’ASCESA DEL BLOCCO SUNNITA❗️
Curro Jimenez
🔴 La guerra contro l'Iran mira a isolarlo dai paesi vicini e a frenare l’ascesa del blocco sunnita. Netanyahu punta a fare di Israele una potenza egemone in Medio Oriente, estendendo il concetto di "Grande Israele" al controllo delle risorse e dei flussi energetici. Le Forze di Difesa israeliane (IDF) promuovono un cambio di ruolo dell’esercito, da difensivo a offensivo, per creare nuovi equilibri regionali. L’articolo sottolinea anche l’importanza degli attori locali come Al-Sharaa, rifiutandosi di vederli solo come marionette occidentali.
Sommario ⬆️
---------------------------------------
⏹️ Netanyahu vuole che Israele diventi la forza egemonica in Medio Oriente. Questo è il significato strategico del progetto della “Grande Israele”, avvolto da una retorica religiosa.
🔸️ Il riavvicinamento tra l’Iran e i suoi vicini arabi a maggioranza musulmana, avvenuto prima della guerra, e l’ascesa del blocco militare sunnita, hanno rappresentato l’ostacolo più significativo. Uno degli obiettivi principali della guerra contro l’Iran era proprio quello di spezzare questo riavvicinamento.
🔸️ Il progetto espansionistico di Israele fin dalla sua fondazione, come dimostrano i casi di Palestina, Siria e Libano, è intrinsecamente legato alla sua capacità di perpetuarlo. Non è chiaro dove porterà, ma è evidente che l’obiettivo è diventare la potenza egemone regionale.
🔸️ Israele non ambisce solo al territorio, ma anche al controllo delle risorse, dei flussi energetici e a nuove alleanze. Questo è il progetto della Grande Israele al quale Netanyahu dice di sentirsi “legato” e di essere impegnato in una “missione storica e spirituale”, anche se non è un uomo religioso, è un “ebreo laico”.
🔸️ Un documento programmatico pubblicato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) sostiene che l’esercito, e per estensione Israele, deve trasformarsi da forza “difensiva” in forza “offensiva”, capace di plasmare un nuovo equilibrio di potere e di creare nuovi accordi di sicurezza.
🔸️ Il titolo del documento delle IDF dichiara lo scopo di questo cambiamento: “Regina della giungla? Sul ruolo della potenza militare israeliana nella creazione di un nuovo ordine regionale in Medio Oriente”. “La giungla” è un termine per riferirsi alla regione in cui si trovano. Questo fa capire come gli israeliani percepiscono i loro vicini.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
👉 @demgiulib2
Curro Jimenez
🔴 La guerra contro l'Iran mira a isolarlo dai paesi vicini e a frenare l’ascesa del blocco sunnita. Netanyahu punta a fare di Israele una potenza egemone in Medio Oriente, estendendo il concetto di "Grande Israele" al controllo delle risorse e dei flussi energetici. Le Forze di Difesa israeliane (IDF) promuovono un cambio di ruolo dell’esercito, da difensivo a offensivo, per creare nuovi equilibri regionali. L’articolo sottolinea anche l’importanza degli attori locali come Al-Sharaa, rifiutandosi di vederli solo come marionette occidentali.
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⏹️ Netanyahu vuole che Israele diventi la forza egemonica in Medio Oriente. Questo è il significato strategico del progetto della “Grande Israele”, avvolto da una retorica religiosa.
🔸️ Il riavvicinamento tra l’Iran e i suoi vicini arabi a maggioranza musulmana, avvenuto prima della guerra, e l’ascesa del blocco militare sunnita, hanno rappresentato l’ostacolo più significativo. Uno degli obiettivi principali della guerra contro l’Iran era proprio quello di spezzare questo riavvicinamento.
🔸️ Il progetto espansionistico di Israele fin dalla sua fondazione, come dimostrano i casi di Palestina, Siria e Libano, è intrinsecamente legato alla sua capacità di perpetuarlo. Non è chiaro dove porterà, ma è evidente che l’obiettivo è diventare la potenza egemone regionale.
🔸️ Israele non ambisce solo al territorio, ma anche al controllo delle risorse, dei flussi energetici e a nuove alleanze. Questo è il progetto della Grande Israele al quale Netanyahu dice di sentirsi “legato” e di essere impegnato in una “missione storica e spirituale”, anche se non è un uomo religioso, è un “ebreo laico”.
🔸️ Un documento programmatico pubblicato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) sostiene che l’esercito, e per estensione Israele, deve trasformarsi da forza “difensiva” in forza “offensiva”, capace di plasmare un nuovo equilibrio di potere e di creare nuovi accordi di sicurezza.
🔸️ Il titolo del documento delle IDF dichiara lo scopo di questo cambiamento: “Regina della giungla? Sul ruolo della potenza militare israeliana nella creazione di un nuovo ordine regionale in Medio Oriente”. “La giungla” è un termine per riferirsi alla regione in cui si trovano. Questo fa capire come gli israeliani percepiscono i loro vicini.
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Telegraph
LA GUERRA CONTRO L’IRAN HA LO SCOPO DI ISOLARLO DAI PAESI VICINI E FRENARE L’ASCESA DEL BLOCCO SUNNITA
⏹️ Netanyahu vuole che Israele diventi la forza egemonica in Medio Oriente. Questo è il significato strategico del progetto della “Grande Israele”, avvolto da una retorica religiosa. 🔸️ Il riavvicinamento tra l’Iran e i suoi vicini arabi a maggioranza musulmana…
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Burro e le sue proprietà
Ne parliamo con Marina Mariani fondatrice del gruppo Telegram il consumatore consapevole
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Forwarded from 9MQ Web TV (Stefano Chiesi Mazzanti)
La mente è una macchina straordinaria, capace di costruire visioni e di dissolverle con la stessa velocità. Eppure ci sono esperienze che non trovano una logica, che resistono a ogni tentativo di razionalizzazione e continuano a riaffiorare. Qualcosa esiste al di là della nostra comprensione, qualcosa che probabilmente non sarà mai del tutto svelato, e forse è giusto così.
Ecco allora qualche romanzo capace di far battere il cuore un po' più forte.
In questo numero speciale abbiamo selezionato per voi alcuni libri.
Leggi la rivista cliccando il link sottostante.
https://www.9mq.it/libri-che-passione/
Inoltre, ti invitiamo a seguirci anche sul nostro canale Telegram, dove condividiamo molte informazioni, eventi e approfondimenti esclusivi:
https://t.me/canale9mq
Buon terrore a tutti!
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ NON È UNA CRISI: È UN SISTEMA. PERCHÉ I CHOKE POINTS STANNO RIDISEGNANDO IL POTERE GLOBALE❗️
Daniele Di Vuono
🔴 I choke points, come lo Stretto di Hormuz o il Mar Rosso, stanno ridisegnando il potere globale. Non si tratta più solo di controllare territori, ma di influenzare flussi di merci, energia e dati. La globalizzazione ha concentrato la fragilità in pochi nodi strategici: la minaccia o l'interruzione del traffico può destabilizzare mercati e strategie geopolitiche. Il potere oggi si esercita agendo su questi punti di transito, che determinano la stabilità o l’incertezza del sistema internazionale.
Sommario ⬆️
-----------------------------------
⏹️ Non è Hormuz. Non è il Mar Rosso. Non è nemmeno una sequenza di crisi regionali. Quello a cui stiamo assistendo è qualcosa di diverso: la trasformazione del sistema globale.
🔸️ I passaggi strategici, cioè stretti, canali, corridoi, non sono più semplici infrastrutture della globalizzazione. Sono diventati il luogo in cui si misura il potere. Per anni abbiamo immaginato la globalizzazione come un processo capace di superare la geografia.
🔸️ Le merci scorrevano, le catene di approvvigionamento si estendevano, le distanze sembravano ridursi. La realtà emersa negli ultimi anni racconta l’opposto. Il sistema globale non ha eliminato i vincoli geografici: li ha concentrati. E li ha resi decisivi.
🔸️ Non viviamo in un mondo aperto, ma in un mondo che dipende da pochi passaggi obbligati. Sono questi passaggi, i choke points, a determinare la stabilità o la fragilità del sistema. Quando funzionano, restano invisibili. Quando entrano in crisi, rivelano quanto tutto sia connesso e vulnerabile.
🔸️ Il caso dello Stretto di Hormuz lo ha mostrato con chiarezza. Non è necessario uno scontro diretto tra potenze per produrre effetti globali. Basta la minaccia di interrompere il traffico energetico per alterare mercati, strategie e decisioni politiche.
🔸️ Il potere, in questo caso, non deriva dalla superiorità militare in senso classico, ma dalla possibilità di agire su un nodo da cui dipendono flussi essenziali. Lo stesso accade nel Mar Rosso. Gli attacchi alle rotte commerciali non colpiscono solo singole navi, ma mettono sotto pressione l’intero sistema logistico globale.
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Riassunto punti salienti
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Daniele Di Vuono
🔴 I choke points, come lo Stretto di Hormuz o il Mar Rosso, stanno ridisegnando il potere globale. Non si tratta più solo di controllare territori, ma di influenzare flussi di merci, energia e dati. La globalizzazione ha concentrato la fragilità in pochi nodi strategici: la minaccia o l'interruzione del traffico può destabilizzare mercati e strategie geopolitiche. Il potere oggi si esercita agendo su questi punti di transito, che determinano la stabilità o l’incertezza del sistema internazionale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Non è Hormuz. Non è il Mar Rosso. Non è nemmeno una sequenza di crisi regionali. Quello a cui stiamo assistendo è qualcosa di diverso: la trasformazione del sistema globale.
🔸️ I passaggi strategici, cioè stretti, canali, corridoi, non sono più semplici infrastrutture della globalizzazione. Sono diventati il luogo in cui si misura il potere. Per anni abbiamo immaginato la globalizzazione come un processo capace di superare la geografia.
🔸️ Le merci scorrevano, le catene di approvvigionamento si estendevano, le distanze sembravano ridursi. La realtà emersa negli ultimi anni racconta l’opposto. Il sistema globale non ha eliminato i vincoli geografici: li ha concentrati. E li ha resi decisivi.
🔸️ Non viviamo in un mondo aperto, ma in un mondo che dipende da pochi passaggi obbligati. Sono questi passaggi, i choke points, a determinare la stabilità o la fragilità del sistema. Quando funzionano, restano invisibili. Quando entrano in crisi, rivelano quanto tutto sia connesso e vulnerabile.
🔸️ Il caso dello Stretto di Hormuz lo ha mostrato con chiarezza. Non è necessario uno scontro diretto tra potenze per produrre effetti globali. Basta la minaccia di interrompere il traffico energetico per alterare mercati, strategie e decisioni politiche.
🔸️ Il potere, in questo caso, non deriva dalla superiorità militare in senso classico, ma dalla possibilità di agire su un nodo da cui dipendono flussi essenziali. Lo stesso accade nel Mar Rosso. Gli attacchi alle rotte commerciali non colpiscono solo singole navi, ma mettono sotto pressione l’intero sistema logistico globale.
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NON È UNA CRISI: È UN SISTEMA. PERCHÉ I CHOKE POINTS STANNO RIDISEGNANDO IL POTERE GLOBALE
⏹️ Non è Hormuz. Non è il Mar Rosso. Non è nemmeno una sequenza di crisi regionali. Quello a cui stiamo assistendo è qualcosa di diverso: la trasformazione del sistema globale. 🔸️ I passaggi strategici, cioè stretti, canali, corridoi, non sono più semplici…
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Attraverso l'Unione Europea e l'Euro è stato compiuto il delitto perfetto: far credere ai cittadini di un Paese ricco di essere poveri, al punto da rendere insostenibile il mantenimento di un determinato livello di diritti, servizi e asset pubblici, fino a farlo diventare povero per davvero.
In nome della moneta unica e dei demenziali vincoli di bilancio contenuti da trattati truffaldini sono stati imposti tagli e limitazioni dei margini per lo Stato di fare politiche monetarie, sociali, fiscali, industriali, commerciali. Il popolo italiano è stato convinto che fosse cosa buona e giusta svendere le proprie ricchezze e rinunciare ai propri diritti pur di rispettare tali parametri, e i governi che si sono susseguiti nell'ultimo trentennio hanno di fatto accettato di subire un vero e proprio commissariamento.
La notizia di oggi è che il ministro Giorgetti ha presentato il documento di finanza pubblica 2026, che certifica un livello di deficit pubblico pari al 3,1%, di pochi centesimi di punto sopra il sacro limite del 3% che la Commissione europea considera dogmaticamente invalicabile senza alcuna motivazione tecnica o scientifica. Per questa demenziale ragione l'Italia riceverà ora le terribili punizioni corporali da Bruxelles, rimanendo sotto procedura di infrazione.
Ebbene, cosa fanno i lacchè di governo e di opposizione? Anziché smascherare questa farsa del patto di stabilità, puntare il dito in alto e contestarne all'unisono l'impianto nelle sue fondamenta, piegano il capo, rimangono nella gabbia e si lanciano addosso palle di sterco per rimpallarsi le responsabilità di non essere stati abbastanza ossequiosi, servili e rispettosi.
Giorgia Meloni accusa Giuseppe Conte di avere lasciato troppi debiti, e Giuseppe Conte accusa Giorgia Meloni di non avere saputo sfruttare la "pioggia di miliardi" del PNRR, che in realtà è stata concessa all'Italia "a strozzo", proprio in cambio del rispetto ancora più rigoroso del ridicolo patto di stabilità.
Insomma, anziché dire alla gente che bisogna fare saltare questa pagliacciata del patto di stabilità e possibilmente provare a riprendersi un briciolo di sovranità, non vanno oltre la solita misera e miserabile rissa di distrazione di massa, per provare a farci credere che, nella cornice degli attuali vincoli comunitari, votare per gli uni o per gli altri possa fare la differenza.
Francesco Forciniti
In nome della moneta unica e dei demenziali vincoli di bilancio contenuti da trattati truffaldini sono stati imposti tagli e limitazioni dei margini per lo Stato di fare politiche monetarie, sociali, fiscali, industriali, commerciali. Il popolo italiano è stato convinto che fosse cosa buona e giusta svendere le proprie ricchezze e rinunciare ai propri diritti pur di rispettare tali parametri, e i governi che si sono susseguiti nell'ultimo trentennio hanno di fatto accettato di subire un vero e proprio commissariamento.
La notizia di oggi è che il ministro Giorgetti ha presentato il documento di finanza pubblica 2026, che certifica un livello di deficit pubblico pari al 3,1%, di pochi centesimi di punto sopra il sacro limite del 3% che la Commissione europea considera dogmaticamente invalicabile senza alcuna motivazione tecnica o scientifica. Per questa demenziale ragione l'Italia riceverà ora le terribili punizioni corporali da Bruxelles, rimanendo sotto procedura di infrazione.
Ebbene, cosa fanno i lacchè di governo e di opposizione? Anziché smascherare questa farsa del patto di stabilità, puntare il dito in alto e contestarne all'unisono l'impianto nelle sue fondamenta, piegano il capo, rimangono nella gabbia e si lanciano addosso palle di sterco per rimpallarsi le responsabilità di non essere stati abbastanza ossequiosi, servili e rispettosi.
Giorgia Meloni accusa Giuseppe Conte di avere lasciato troppi debiti, e Giuseppe Conte accusa Giorgia Meloni di non avere saputo sfruttare la "pioggia di miliardi" del PNRR, che in realtà è stata concessa all'Italia "a strozzo", proprio in cambio del rispetto ancora più rigoroso del ridicolo patto di stabilità.
Insomma, anziché dire alla gente che bisogna fare saltare questa pagliacciata del patto di stabilità e possibilmente provare a riprendersi un briciolo di sovranità, non vanno oltre la solita misera e miserabile rissa di distrazione di massa, per provare a farci credere che, nella cornice degli attuali vincoli comunitari, votare per gli uni o per gli altri possa fare la differenza.
Francesco Forciniti
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