Forwarded from 9MQ Web TV (Stefano Chiesi Mazzanti)
La mente è una macchina straordinaria, capace di costruire visioni e di dissolverle con la stessa velocità. Eppure ci sono esperienze che non trovano una logica, che resistono a ogni tentativo di razionalizzazione e continuano a riaffiorare. Qualcosa esiste al di là della nostra comprensione, qualcosa che probabilmente non sarà mai del tutto svelato, e forse è giusto così.
Ecco allora qualche romanzo capace di far battere il cuore un po' più forte.
In questo numero speciale abbiamo selezionato per voi alcuni libri.
Leggi la rivista cliccando il link sottostante.
https://www.9mq.it/libri-che-passione/
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Buon terrore a tutti!
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ NON È UNA CRISI: È UN SISTEMA. PERCHÉ I CHOKE POINTS STANNO RIDISEGNANDO IL POTERE GLOBALE❗️
Daniele Di Vuono
🔴 I choke points, come lo Stretto di Hormuz o il Mar Rosso, stanno ridisegnando il potere globale. Non si tratta più solo di controllare territori, ma di influenzare flussi di merci, energia e dati. La globalizzazione ha concentrato la fragilità in pochi nodi strategici: la minaccia o l'interruzione del traffico può destabilizzare mercati e strategie geopolitiche. Il potere oggi si esercita agendo su questi punti di transito, che determinano la stabilità o l’incertezza del sistema internazionale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Non è Hormuz. Non è il Mar Rosso. Non è nemmeno una sequenza di crisi regionali. Quello a cui stiamo assistendo è qualcosa di diverso: la trasformazione del sistema globale.
🔸️ I passaggi strategici, cioè stretti, canali, corridoi, non sono più semplici infrastrutture della globalizzazione. Sono diventati il luogo in cui si misura il potere. Per anni abbiamo immaginato la globalizzazione come un processo capace di superare la geografia.
🔸️ Le merci scorrevano, le catene di approvvigionamento si estendevano, le distanze sembravano ridursi. La realtà emersa negli ultimi anni racconta l’opposto. Il sistema globale non ha eliminato i vincoli geografici: li ha concentrati. E li ha resi decisivi.
🔸️ Non viviamo in un mondo aperto, ma in un mondo che dipende da pochi passaggi obbligati. Sono questi passaggi, i choke points, a determinare la stabilità o la fragilità del sistema. Quando funzionano, restano invisibili. Quando entrano in crisi, rivelano quanto tutto sia connesso e vulnerabile.
🔸️ Il caso dello Stretto di Hormuz lo ha mostrato con chiarezza. Non è necessario uno scontro diretto tra potenze per produrre effetti globali. Basta la minaccia di interrompere il traffico energetico per alterare mercati, strategie e decisioni politiche.
🔸️ Il potere, in questo caso, non deriva dalla superiorità militare in senso classico, ma dalla possibilità di agire su un nodo da cui dipendono flussi essenziali. Lo stesso accade nel Mar Rosso. Gli attacchi alle rotte commerciali non colpiscono solo singole navi, ma mettono sotto pressione l’intero sistema logistico globale.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
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Daniele Di Vuono
🔴 I choke points, come lo Stretto di Hormuz o il Mar Rosso, stanno ridisegnando il potere globale. Non si tratta più solo di controllare territori, ma di influenzare flussi di merci, energia e dati. La globalizzazione ha concentrato la fragilità in pochi nodi strategici: la minaccia o l'interruzione del traffico può destabilizzare mercati e strategie geopolitiche. Il potere oggi si esercita agendo su questi punti di transito, che determinano la stabilità o l’incertezza del sistema internazionale.
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⏹️ Non è Hormuz. Non è il Mar Rosso. Non è nemmeno una sequenza di crisi regionali. Quello a cui stiamo assistendo è qualcosa di diverso: la trasformazione del sistema globale.
🔸️ I passaggi strategici, cioè stretti, canali, corridoi, non sono più semplici infrastrutture della globalizzazione. Sono diventati il luogo in cui si misura il potere. Per anni abbiamo immaginato la globalizzazione come un processo capace di superare la geografia.
🔸️ Le merci scorrevano, le catene di approvvigionamento si estendevano, le distanze sembravano ridursi. La realtà emersa negli ultimi anni racconta l’opposto. Il sistema globale non ha eliminato i vincoli geografici: li ha concentrati. E li ha resi decisivi.
🔸️ Non viviamo in un mondo aperto, ma in un mondo che dipende da pochi passaggi obbligati. Sono questi passaggi, i choke points, a determinare la stabilità o la fragilità del sistema. Quando funzionano, restano invisibili. Quando entrano in crisi, rivelano quanto tutto sia connesso e vulnerabile.
🔸️ Il caso dello Stretto di Hormuz lo ha mostrato con chiarezza. Non è necessario uno scontro diretto tra potenze per produrre effetti globali. Basta la minaccia di interrompere il traffico energetico per alterare mercati, strategie e decisioni politiche.
🔸️ Il potere, in questo caso, non deriva dalla superiorità militare in senso classico, ma dalla possibilità di agire su un nodo da cui dipendono flussi essenziali. Lo stesso accade nel Mar Rosso. Gli attacchi alle rotte commerciali non colpiscono solo singole navi, ma mettono sotto pressione l’intero sistema logistico globale.
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Telegraph
NON È UNA CRISI: È UN SISTEMA. PERCHÉ I CHOKE POINTS STANNO RIDISEGNANDO IL POTERE GLOBALE
⏹️ Non è Hormuz. Non è il Mar Rosso. Non è nemmeno una sequenza di crisi regionali. Quello a cui stiamo assistendo è qualcosa di diverso: la trasformazione del sistema globale. 🔸️ I passaggi strategici, cioè stretti, canali, corridoi, non sono più semplici…
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Attraverso l'Unione Europea e l'Euro è stato compiuto il delitto perfetto: far credere ai cittadini di un Paese ricco di essere poveri, al punto da rendere insostenibile il mantenimento di un determinato livello di diritti, servizi e asset pubblici, fino a farlo diventare povero per davvero.
In nome della moneta unica e dei demenziali vincoli di bilancio contenuti da trattati truffaldini sono stati imposti tagli e limitazioni dei margini per lo Stato di fare politiche monetarie, sociali, fiscali, industriali, commerciali. Il popolo italiano è stato convinto che fosse cosa buona e giusta svendere le proprie ricchezze e rinunciare ai propri diritti pur di rispettare tali parametri, e i governi che si sono susseguiti nell'ultimo trentennio hanno di fatto accettato di subire un vero e proprio commissariamento.
La notizia di oggi è che il ministro Giorgetti ha presentato il documento di finanza pubblica 2026, che certifica un livello di deficit pubblico pari al 3,1%, di pochi centesimi di punto sopra il sacro limite del 3% che la Commissione europea considera dogmaticamente invalicabile senza alcuna motivazione tecnica o scientifica. Per questa demenziale ragione l'Italia riceverà ora le terribili punizioni corporali da Bruxelles, rimanendo sotto procedura di infrazione.
Ebbene, cosa fanno i lacchè di governo e di opposizione? Anziché smascherare questa farsa del patto di stabilità, puntare il dito in alto e contestarne all'unisono l'impianto nelle sue fondamenta, piegano il capo, rimangono nella gabbia e si lanciano addosso palle di sterco per rimpallarsi le responsabilità di non essere stati abbastanza ossequiosi, servili e rispettosi.
Giorgia Meloni accusa Giuseppe Conte di avere lasciato troppi debiti, e Giuseppe Conte accusa Giorgia Meloni di non avere saputo sfruttare la "pioggia di miliardi" del PNRR, che in realtà è stata concessa all'Italia "a strozzo", proprio in cambio del rispetto ancora più rigoroso del ridicolo patto di stabilità.
Insomma, anziché dire alla gente che bisogna fare saltare questa pagliacciata del patto di stabilità e possibilmente provare a riprendersi un briciolo di sovranità, non vanno oltre la solita misera e miserabile rissa di distrazione di massa, per provare a farci credere che, nella cornice degli attuali vincoli comunitari, votare per gli uni o per gli altri possa fare la differenza.
Francesco Forciniti
In nome della moneta unica e dei demenziali vincoli di bilancio contenuti da trattati truffaldini sono stati imposti tagli e limitazioni dei margini per lo Stato di fare politiche monetarie, sociali, fiscali, industriali, commerciali. Il popolo italiano è stato convinto che fosse cosa buona e giusta svendere le proprie ricchezze e rinunciare ai propri diritti pur di rispettare tali parametri, e i governi che si sono susseguiti nell'ultimo trentennio hanno di fatto accettato di subire un vero e proprio commissariamento.
La notizia di oggi è che il ministro Giorgetti ha presentato il documento di finanza pubblica 2026, che certifica un livello di deficit pubblico pari al 3,1%, di pochi centesimi di punto sopra il sacro limite del 3% che la Commissione europea considera dogmaticamente invalicabile senza alcuna motivazione tecnica o scientifica. Per questa demenziale ragione l'Italia riceverà ora le terribili punizioni corporali da Bruxelles, rimanendo sotto procedura di infrazione.
Ebbene, cosa fanno i lacchè di governo e di opposizione? Anziché smascherare questa farsa del patto di stabilità, puntare il dito in alto e contestarne all'unisono l'impianto nelle sue fondamenta, piegano il capo, rimangono nella gabbia e si lanciano addosso palle di sterco per rimpallarsi le responsabilità di non essere stati abbastanza ossequiosi, servili e rispettosi.
Giorgia Meloni accusa Giuseppe Conte di avere lasciato troppi debiti, e Giuseppe Conte accusa Giorgia Meloni di non avere saputo sfruttare la "pioggia di miliardi" del PNRR, che in realtà è stata concessa all'Italia "a strozzo", proprio in cambio del rispetto ancora più rigoroso del ridicolo patto di stabilità.
Insomma, anziché dire alla gente che bisogna fare saltare questa pagliacciata del patto di stabilità e possibilmente provare a riprendersi un briciolo di sovranità, non vanno oltre la solita misera e miserabile rissa di distrazione di massa, per provare a farci credere che, nella cornice degli attuali vincoli comunitari, votare per gli uni o per gli altri possa fare la differenza.
Francesco Forciniti
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Forwarded from Giovanni Frajese (Canale Ufficiale) - Piccole Luci nel buio
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✅ Non dobbiamo aspettare che sia qualcun altro ad avere il coraggio di mostrare agli altri quello che un tempo eravamo, ovverosia degli esseri umani capaci di provare empatia, compassione, capacità di sentirci l'un con l'altro e di aiutarci l'un con l'altro. Denunciare le menzogne che ci vengono propinate quotidianamente serve a mantenere accesa quella piccola fiamma di umanità.
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Nuova iniziativa con Stefano Puzzer, Manola Bozzelli, Anna Galdo
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Non c'è dubbio: gli insulti del conduttore televisivo russo Solovyov rivolti a Giorgia Meloni sono rozzi, sgradevoli, non appropriati a chi fa il comunicatore di mestiere. Volgarità gratuite che non rendono giustizia alla grande storia russa e alla sua tradizione culturale. Da chi vive nella terra di Tolstoj, Dostoevskj, Cechov, Gogol mi aspetterei modalità ben diverse per esprimere posizioni politiche.
Però mi stupisce (o forse no) la reazione incredibilmente sproporzionata del carrozzone politico-mediatico nostrano, che evidentemente non vede l'ora di potersi aggrappare a ogni pretesto per alimentare la surreale, folle e controproducente campagna di russofobia in atto, nonostante le recenti atrocità commesse da quelli che definiamo "alleati" l'abbiano evidentemente indebolita e logorata, smascherandone l'insostenibile ipocrisia di fondo.
Soprattutto perché come al solito la reazione a questo fatto evidenzia l'ormai cronico doppio standard dei nostri, i quali fingono di ignorare la pioggia di insulti che i nostri operatori della comunicazione (e anche qualche politico particolarmente invasato) rivolgono quasi quotidianamente al loro presidente. Persino l'inquilino del Quirinale, che a suo tempo si spinse fino a paragonarlo a Hitler, oggi si dice indignato. Eppure dovrebbero sapere che chi semina vento raccoglie tempesta.
E poi perché noi stiamo assistendo più o meno in contemporanea a qualcosa di ben più grave di un presentatore televisivo che rivolge improperi a un capo di governo straniero, perché la cronaca geopolitica è monopolizzata da un tizio che ha ormai totalmente sdoganato l'insulto - quasi il rutto - libero come mezzo di comunicazione ordinario. Che commenta eccidi con la leggerezza di chi sta prendendo un caffè al bar, pubblica video con balletti a corredo di immagini di distruzione, minaccia gente un giorno sì e l'altro pure. E occhio, non è un giornalista, ma il presidente degli Stati Uniti D'America. Uno che i leader degli altri Paesi non solo li insulta, ma li fa anche rapire o saltare in aria.
E allora, basta confrontare la reazione generalmente tiepida se non addirittura indifferente o persino servile alle sparate di Trump, rispetto al polverone che hanno immediatamente alzato dopo le parole di Solovyov, per capire che non c'è nulla di sincero in questo fintamente indignato vittimismo di facciata, che serve obiettivi politici ben precisi.
Francesco Forciniti
Però mi stupisce (o forse no) la reazione incredibilmente sproporzionata del carrozzone politico-mediatico nostrano, che evidentemente non vede l'ora di potersi aggrappare a ogni pretesto per alimentare la surreale, folle e controproducente campagna di russofobia in atto, nonostante le recenti atrocità commesse da quelli che definiamo "alleati" l'abbiano evidentemente indebolita e logorata, smascherandone l'insostenibile ipocrisia di fondo.
Soprattutto perché come al solito la reazione a questo fatto evidenzia l'ormai cronico doppio standard dei nostri, i quali fingono di ignorare la pioggia di insulti che i nostri operatori della comunicazione (e anche qualche politico particolarmente invasato) rivolgono quasi quotidianamente al loro presidente. Persino l'inquilino del Quirinale, che a suo tempo si spinse fino a paragonarlo a Hitler, oggi si dice indignato. Eppure dovrebbero sapere che chi semina vento raccoglie tempesta.
E poi perché noi stiamo assistendo più o meno in contemporanea a qualcosa di ben più grave di un presentatore televisivo che rivolge improperi a un capo di governo straniero, perché la cronaca geopolitica è monopolizzata da un tizio che ha ormai totalmente sdoganato l'insulto - quasi il rutto - libero come mezzo di comunicazione ordinario. Che commenta eccidi con la leggerezza di chi sta prendendo un caffè al bar, pubblica video con balletti a corredo di immagini di distruzione, minaccia gente un giorno sì e l'altro pure. E occhio, non è un giornalista, ma il presidente degli Stati Uniti D'America. Uno che i leader degli altri Paesi non solo li insulta, ma li fa anche rapire o saltare in aria.
E allora, basta confrontare la reazione generalmente tiepida se non addirittura indifferente o persino servile alle sparate di Trump, rispetto al polverone che hanno immediatamente alzato dopo le parole di Solovyov, per capire che non c'è nulla di sincero in questo fintamente indignato vittimismo di facciata, che serve obiettivi politici ben precisi.
Francesco Forciniti
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ SHOCK ENERGETICO E RISPOSTE EUROPEE: TRA COORDINAMENTO E STRATEGIE NAZIONALI❗️
Filippo Viciani
🔴 Lo shock energetico causato dall'interruzione dello Stretto di Hormuz ha portato a un forte aumento dei prezzi del petrolio e a un'ondata di inflazione in Europa. I governi europei hanno adottato misure emergenziali e cooperativo, come il rilascio di 400 milioni di barili di riserve strategiche e l'adattamento degli obiettivi di stoccaggio. Nonostante i progressi del Green Deal e di REPowerEU, la crisi ha rivelato fragilità strutturali del sistema energetico UE, come l’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili e l’esposizione geopolitica.
Sommario ⬆️
⏹️ L'escalation del conflitto in Medio Oriente, il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche nel Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato la più grande interruzione di fornitura petrolifera nella storia del mercato globale.
🔸️ Lo shock energetico ha generato un’elevata volatilità dei prezzi del petrolio: le quotazioni del greggio Brent hanno raggiunto una media di circa 103$ al barile a marzo e potrebbero toccare un picco di 115$ nel secondo trimestre del 2026, per poi diminuire gradualmente in caso di riduzioni nell’interruzione dell’offerta.
🔸️ Di fronte a questo scenario, i governi europei si sono trovati a dover fronteggiare un rapido aumento dei costi dei carburanti e dell’energia, tradottosi in inflazione diffusa, con conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e crescente difficoltà per il sistema produttivo.
🔸️ Se il processo di transizione energetica, intrapreso col Green Deal europeo e rafforzato dal piano REPowerEU, ha fornito all’UE margine di sicurezza che, nel 2022, allo scoppio della precedente crisi energetica, non esisteva, la più recente crisi ha agito come un vero e proprio “stress test”.
🔸️ Essa ha evidenziato le profonde fragilità della catena logistica europea, ancora profondamente inadeguata: l’eccessiva dipendenza tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, la concentrazione geopolitica dei fornitori e l’ancoraggio strutturale ai combustibili fossili.
🔸️ Mentre la risoluzione delle vulnerabilità strutturali richiede strategie comunitarie di lungo periodo, l’urgenza del momento ha imposto un approccio pragmatico, articolatosi su un duplice piano.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
👉 @demgiulib2
Filippo Viciani
🔴 Lo shock energetico causato dall'interruzione dello Stretto di Hormuz ha portato a un forte aumento dei prezzi del petrolio e a un'ondata di inflazione in Europa. I governi europei hanno adottato misure emergenziali e cooperativo, come il rilascio di 400 milioni di barili di riserve strategiche e l'adattamento degli obiettivi di stoccaggio. Nonostante i progressi del Green Deal e di REPowerEU, la crisi ha rivelato fragilità strutturali del sistema energetico UE, come l’eccessiva dipendenza dai combustibili fossili e l’esposizione geopolitica.
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⏹️ L'escalation del conflitto in Medio Oriente, il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche nel Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato la più grande interruzione di fornitura petrolifera nella storia del mercato globale.
🔸️ Lo shock energetico ha generato un’elevata volatilità dei prezzi del petrolio: le quotazioni del greggio Brent hanno raggiunto una media di circa 103$ al barile a marzo e potrebbero toccare un picco di 115$ nel secondo trimestre del 2026, per poi diminuire gradualmente in caso di riduzioni nell’interruzione dell’offerta.
🔸️ Di fronte a questo scenario, i governi europei si sono trovati a dover fronteggiare un rapido aumento dei costi dei carburanti e dell’energia, tradottosi in inflazione diffusa, con conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e crescente difficoltà per il sistema produttivo.
🔸️ Se il processo di transizione energetica, intrapreso col Green Deal europeo e rafforzato dal piano REPowerEU, ha fornito all’UE margine di sicurezza che, nel 2022, allo scoppio della precedente crisi energetica, non esisteva, la più recente crisi ha agito come un vero e proprio “stress test”.
🔸️ Essa ha evidenziato le profonde fragilità della catena logistica europea, ancora profondamente inadeguata: l’eccessiva dipendenza tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas, la concentrazione geopolitica dei fornitori e l’ancoraggio strutturale ai combustibili fossili.
🔸️ Mentre la risoluzione delle vulnerabilità strutturali richiede strategie comunitarie di lungo periodo, l’urgenza del momento ha imposto un approccio pragmatico, articolatosi su un duplice piano.
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SHOCK ENERGETICO E RISPOSTE EUROPEE: TRA COORDINAMENTO E STRATEGIE NAZIONALI
⏹️ L'escalation del conflitto in Medio Oriente, il danneggiamento di importanti infrastrutture energetiche nel Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno provocato la più grande interruzione di fornitura petrolifera nella storia del mercato globale.…
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Nel 1973 è apparsa diverse volte, lacrimando e sanguinando, la Madonna ad Akita in Giappone, rivelando ad una Suora Cattolica affetta da sordità, devastanti profezie,
se l'Umanità non si ravvedrà ritornando a Dio
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Indifesa dei diritti fondamentali.
Ne parliamo con Grazia Piccinelli, Franco Giovannini ed Erika Rocchi
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Forwarded from Paura&Profitto
L'informazione OGGI è una scelta di SOPRAVVIVENZA:
LA COMMISSIONE COVID PARLA ANCORA DI MASCHERINE
Chi analizza in Commissione i documenti ufficiali dell'AIFA?
Riprendo l'analisi dei Rapporti AIFA, chissà che qualcuno non si svegli (anche in TV)
LINK VIDEO: https://youtu.be/Gi9PlleJLPc
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⚠️ IL CROCEVIA GEOPOLITICO DEL MAR NERO E IL FUTURO CONFLITTO❗️
Stefano Vernole
🔴 Il Mar Nero è diventato un punto di crisi geopolitico e strategico, con l’UE e la NATO che cercano di rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione per contrastare la Russia. La Turchia, con il controllo degli Stretti, svolge un ruolo cruciale, mentre nuove iniziative come il gruppo MCM Black Sea mirano a bonificare aree minate. La collaborazione tra Bulgaria, Romania e Turchia, unita all’appoggio Usa, sta trasformando la regione in un campo di competizione tra forze rivali, con possibili conseguenze per l’evoluzione del conflitto russo-ucraino e le relazioni transnistriane.
Sommario ⬆️
--------------------------------------
⏹️ Come delineato nella Comunicazione congiunta del maggio 2025, l’UE riconosce il Mar Nero sia come “spazio strategico, sia come regione dal potenziale inespresso”.
🔸️ L’intenzione dell’UE è di intensificare l’impegno e affrontare le complesse sfide della regione con un approccio “integrato e lungimirante”. Inoltre dal punto di vista geoeconomico, l’UE considera il Mar Nero una porta d’accesso vitale che collega l’Europa al Caucaso meridionale, all’Asia centrale e oltre.
🔸️ La strategia di Bruxelles si basa su tre pilastri: sicurezza, stabilità e resilienza: creazione del polo di sicurezza marittima, potenziamento della mobilità militare, sostegno alla difesa dell’Ucraina e promozione della pace regionale, in particolare per quanto riguarda i rapporti tra Armenia e Azerbaigian e con la Turchia.
🔸️ La Turchia, con una grande industria della difesa, e con il secondo esercito più grande della NATO, svolge un ruolo vitale per la sicurezza dell’Alleanza in quanto custode degli stretti, secondo la Convenzione di Montreux del 1936, perciò il suo comportamento futuro sarà determinante per l’evoluzione del conflitto russo-ucraino.
🔸️ La Turchia controlla il transito e la navigazione di navi commerciali e militari attraverso gli stretti del Bosforo, dei Dardanelli e del Mar di Marmara. Il 28 febbraio 2022, il Ministro degli Esteri turco Çavuşoğlu applicò la Convenzione di Montreux chiudendo gli Stretti al passaggio delle navi da guerra di tutte le parti in conflitto, ad eccezione di quelle di ritorno alla base nel Mar Nero.
🔸️Nel 2024, Bulgaria, Romania e Turchia hanno lanciato il Gruppo operativo per le contromisure antimine del Mar Nero (MCM Black Sea) per bonificare le zone minate che rappresentano un grave pericolo per la navigazione. La Marina degli Stati Uniti ha partecipato anch’essa ad esercitazioni a fianco del gruppo MCM.
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Stefano Vernole
🔴 Il Mar Nero è diventato un punto di crisi geopolitico e strategico, con l’UE e la NATO che cercano di rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione per contrastare la Russia. La Turchia, con il controllo degli Stretti, svolge un ruolo cruciale, mentre nuove iniziative come il gruppo MCM Black Sea mirano a bonificare aree minate. La collaborazione tra Bulgaria, Romania e Turchia, unita all’appoggio Usa, sta trasformando la regione in un campo di competizione tra forze rivali, con possibili conseguenze per l’evoluzione del conflitto russo-ucraino e le relazioni transnistriane.
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⏹️ Come delineato nella Comunicazione congiunta del maggio 2025, l’UE riconosce il Mar Nero sia come “spazio strategico, sia come regione dal potenziale inespresso”.
🔸️ L’intenzione dell’UE è di intensificare l’impegno e affrontare le complesse sfide della regione con un approccio “integrato e lungimirante”. Inoltre dal punto di vista geoeconomico, l’UE considera il Mar Nero una porta d’accesso vitale che collega l’Europa al Caucaso meridionale, all’Asia centrale e oltre.
🔸️ La strategia di Bruxelles si basa su tre pilastri: sicurezza, stabilità e resilienza: creazione del polo di sicurezza marittima, potenziamento della mobilità militare, sostegno alla difesa dell’Ucraina e promozione della pace regionale, in particolare per quanto riguarda i rapporti tra Armenia e Azerbaigian e con la Turchia.
🔸️ La Turchia, con una grande industria della difesa, e con il secondo esercito più grande della NATO, svolge un ruolo vitale per la sicurezza dell’Alleanza in quanto custode degli stretti, secondo la Convenzione di Montreux del 1936, perciò il suo comportamento futuro sarà determinante per l’evoluzione del conflitto russo-ucraino.
🔸️ La Turchia controlla il transito e la navigazione di navi commerciali e militari attraverso gli stretti del Bosforo, dei Dardanelli e del Mar di Marmara. Il 28 febbraio 2022, il Ministro degli Esteri turco Çavuşoğlu applicò la Convenzione di Montreux chiudendo gli Stretti al passaggio delle navi da guerra di tutte le parti in conflitto, ad eccezione di quelle di ritorno alla base nel Mar Nero.
🔸️Nel 2024, Bulgaria, Romania e Turchia hanno lanciato il Gruppo operativo per le contromisure antimine del Mar Nero (MCM Black Sea) per bonificare le zone minate che rappresentano un grave pericolo per la navigazione. La Marina degli Stati Uniti ha partecipato anch’essa ad esercitazioni a fianco del gruppo MCM.
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IL CROCEVIA GEOPOLITICO DEL MAR NERO E IL FUTURO CONFLITTO
⏹️ Come delineato nella Comunicazione congiunta del maggio 2025, l’UE riconosce il Mar Nero sia come “spazio strategico, sia come regione dal potenziale inespresso”. 🔸️ L’intenzione dell’UE è di intensificare l’impegno e affrontare le complesse sfide della…
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Moneta Regionale Veneta: Si può fare?
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Due grandi medici si raccontano: Massimo Citro e Enrico Bertaggia
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