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Il passaggio della Corsica dalla Repubblica di Genova alla Francia è un evento storico complesso, interpretato come un atto di forza, piuttosto che una vendita diretta e consensuale. Sebbene tecnicamente regolato da trattati, le circostanze evidenziano un forte elemento di sopraffazione.

La mancata restituzione: Dopo l'occupazione militare francese, la Francia non restituì mai l'isola, trasformandola in una base strategica nel Mediterraneo.
La definitiva annessione: Il 30 novembre 1789, la Corsica venne ufficialmente proclamata parte integrante della Francia.
Quindi, se da un lato esiste un trattato internazionale (Versailles 1768) che formalizza il passaggio, dall'altro la situazione storica vede una occupazione militare francese a discapito della volontà di indipendenza corsa e della sovranità genovese, spesso vista come un "inganno" o una manovra di forza da parte della corona francese. Se si chiedesse, oggi, ai Corsi da che parte stare? Sceglierebbero a Francia o l'Italia? Seguici su t.me/aemporium
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⚠️ LA MERCIFICAZIONE DEL CALCIO❗️
Gabriel Kuhn

🔴 Il calcio è sempre più una commodity, dominata dal consumo e dagli interessi economici, in contrasto con le sue radici popolari. Le grandi squadre puntano a creare una Super Lega Europea esclusiva, allontanandosi ulteriormente dal pubblico tradizionale. Gli spettatori negli stadi sono spesso turisti o sponsor, non tifosi veri, e il lavoro e l’orario delle partite rendono difficile l’accesso per i meno abbienti. Il rischio è che il calcio diventi un prodotto riservato ai ricchi e perdi il suo legame con la cultura sportiva originale.
Sommario ⬆️
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⏹️ Secondo molti osservatori, il futuro del calcio organizzato è a rischio e dipende sempre di più dal consumo piuttosto che da una solida cultura calcistica di matrice popolare.

🔸️ Se il calcio andasse fuori moda fra le classi medio-alte, è possibile che le classi lavoratrici siano ormai talmente estromesse da non poter essere più in grado di salvare l’industria dal crollo.

🔸️ Come osservato in un articolo uscito sull’«Observer» negli anni Novanta: «Il pericolo è che la nuova versione commerciale del gioco, imbastita per la televisione e giocata da star pagate milioni, non riuscirà ad attirare la nuova generazione di consumatori compulsivi».37

🔸️ Malcolm Clarke, presidente della Football Supporters Association, ha dichiarato allo stesso giornale che «negando alle masse la possibilità di accesso, le prossime generazioni potrebbero accorgersi in futuro che il calcio, il gioco del popolo, è diventato un sport di nicchia»38.

🔸️ L’industria del calcio però continua a crescere. I grandi investitori hanno presentato varie strategie per assicurarsi entrate ancora maggiori per i club più importanti, allargando ancora di più la forbice con le categorie più basse del calcio professionistico.

🔸️ I direttori sportivi delle grandi squadre europee, in particolare a suo tempo Uli Hoeneß del Bayern Monaco, sostengono da tempo la creazione di una Super Lega Europea in cui i migliori club, quindi i più ricchi, possano unirsi in modo simile a quanto avviene nelle leghe sportive statunitensi.

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Idioti seriali: La verità dietro ai social Network. Ne parliamo con Luca Rech

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⚠️ LA PRIVATIZZAZIONE DELLE IMPRESE PUBBLICHE ENERGETICHE È AVVENUTA A DANNO DELLA SICUREZZA NAZIONALE❗️
Francesco Cappello

🔴 Negli ultimi 15 anni, l'Italia ha ridotto il numero di raffinerie da 16 a 11, perdendo il 15% della capacità produttiva. L’abbandono della raffinazione tradizionale a favore di progetti green, spesso finanziati da fondi europei, ha indebolito la sovranità energetica del Paese. La transizione ecologica, incentivata da politiche economiche e finanziarie, ha privilegiato profitti immediati agli investimenti a lungo termine. La crisi energetica odierna è vista come conseguenza di questa strategia che ha messo a rischio la sicurezza nazionale.
Sommario ⬆️

⏹️ Negli ultimi quindici anni, l’Italia ha silenziosamente abdicato al suo ruolo di “raffineria d’Europa”, trasformando quella che era una solida fortezza industriale in una struttura fragile e pericolosamente dipendente dall’estero.

🔸️ Nel 2010 il nostro Paese poteva contare su 16 grandi raffinerie attive, un apparato capace di trasformare il greggio in ogni tipo di carburante necessario alla nostra vita quotidiana. Oggi, nel 2026, quel numero è sceso ad appena 11.

🔸️ Non si tratta di una semplice flessione fisiologica, ma di uno smantellamento programmato che ha visto la nostra capacità di lavorazione primaria crollare da oltre 100 milioni di tonnellate annue a circa 83 milioni, segnando una perdita secca del 15% della nostra forza produttiva.

🔸️ Lo smantellamento è stato presentata sotto l'etichetta della “transizione green”. Siti storici come Venezia e Gela sono stati riconvertiti in bio-raffinerie, un passo avanti verso l’ecologia che nasconde un retroscena inquietante. La scelta green non era solo finanziariamente attraente, ma “obbligata” per i manager, per l’imponente flusso di denaro pubblico veicolato dall’Unione Europea.

🔸️ Trasformare una raffineria tradizionale in una “bio-raffineria” non è solo una mossa per ripulire l’immagine aziendale con la retorica green, sponsorizzata dagli anni 90, inizio delle privatizzazioni, che imputa all’anidride carbonica i cambiamenti climatici in corso, ma per ricevere i miliardi di euro previsti dal Fondo per l’Innovazione UE, dal REPowerEU e dal PNRR.

🔸️ In pratica, lo Stato e l’Europa hanno sussidiato attivamente la chiusura delle linee di produzione del greggio. Per una società per azioni, mantenere la raffinazione tradizionale costa troppo in manutenzione e tasse sulle emissioni, mentre convertirsi al “green” abbatte i costi del personale e permette di incassare incentivi a fondo perduto.

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Non è solo un convegno, è un atto d’amore verso il futuro.
📍 Siena, Sala dei Mutilati
🗓 8 Maggio 2026 | ore 20:30
Interverranno medici, professori e professionisti per fare chiarezza su temi vitali.
I posti sono limitati. Partecipa e non restare solo spettatore.
📩 Per info e prenotazioni: senesina@blu.it | 349/6520117
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👀 "I segreti della griglia di nascita"

Cosa dice la tua data di nascita di te? 🧐

Nella puntata di stasera esploreremo gli indicatori della griglia di nascita basati sugli studi di Phillips. Scopriremo come questo affascinante strumento possa rivelare i tuoi veri punti di forza e le aree di miglioramento.

Ci vediamo questa sera alle 19 su 9mq https://www.facebook.com/9MQWEBTV o sul mio canale Telegram https://t.me/karmadiemnumerologia

Siamo in diretta e potrai fare tutte le domande che vorrai!

#numerologia #grigliadinascita #crescitapersonale #karmadiem #archetipi

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Sarebbe ora di iniziare a dire che Sergio Mattarella è stato ed è uno dei peggiori presidenti che la pur giovane Repubblica italiana abbia mai avuto. Un uomo che ha interpretato il suo ruolo - in piena continuità con il suo predecessore - non come quello di un garante terzo e imparziale, ma piuttosto come una sorta di "guardiano" dello status quo, o se preferite di custode del vincolo esterno. L'inquilino del Colle ha lavorato costantemente per blindare un determinato posizionamento dell'Italia sullo scacchiere geopolitico, rendendo incontestabili e indiscutibili alcuni indirizzi già dettati dall'alto e assunti fideisticamente e dogmaticamente come "giusti", sgomberando il campo della dialettica democratica dai temi cari alle élites finanziarie e alle strutture di potere sovranazionali.

L'imbrazzante vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti su presupposti che sembrano essere falsi o comunque opachi è solo la punta dell'iceberg. Chiaramente ci sono responsabilità all'interno del Ministero che andranno appurate, ma se al Capo dello Stato arriva un dossier su una figura così controversa, per di più caldamente "sponsorizzato" da una maggioranza politica del suo stesso colore, è assolutamente inaccettabile che questi abbia firmato con tale spaventosa leggerezza, quando a un quotidiano sono bastate poche ore di approfondimenti per sconfessare gran parte delle circostanze contenute nella richiesta di grazia.

Se vogliamo davvero sentirci un Paese diverso e migliore da quelli retti dagli oligarchi verso cui si punta spesso il dito, oggi non dovrebbe essere un tabù quello di chiedere le dimissioni della più alta carica dello Stato, che nella migliore delle ipotesi ha gestito questa faccenda in maniera frettolosa, superficiale, poco trasparente. Sembra però che le forze politiche che hanno contribuito giubilanti alla sua rielezione non vogliano sentirci da quest'orecchio.

Francesco Forciniti
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⚠️ L’ECONOMIA DELLA GUERRA: COME IL RIARMO STA RISCRIVENDO LA DEMOCRAZIA E APRENDO LA STRADA AL NUOVO AUTORITARISMO❗️
Mario Sommella

🔴 La spesa militare globale è arrivata nel 2025 a 2.887 miliardi di dollari, con Stati Uniti, Cina e Russia che ne concentrano il 60%. L’aumento massiccio di fondi verso il complesso militare-industriale produce insicurezza sociale, con conseguente erosione del welfare e crescita di movimenti autoritari e neofascisti. La guerra si è trasformata da fallimento in funzione della politica, supportando un sistema che richiede società disciplinate, povere e spaventate. Molti governi, pur presentandosi democratici, continuano a finanziare l’industria bellica a spese dei diritti sociali.
Sommario ⬆️

⏹️ C’è un numero che dovrebbe gelare il sangue nelle vene di chiunque abbia a cuore la democrazia, la pace e la giustizia sociale: 2.887 miliardi di dollari. È la cifra record della spesa militare globale nel 2025, certificata dal Stockholm International Peace Research Institute.

🔘 Mai nella storia dell’umanità si era investito così tanto nella preparazione della guerra. Mai il mondo era stato così armato. E mai, paradossalmente, così insicuro. Non è solo un dato economico. È un segnale politico. È la fotografia di un sistema che sta cambiando natura.

🔘 Dietro quei numeri si nasconde una mutazione profonda: il ritorno della guerra come architrave dell’economia e della politica, e con essa il riemergere di pulsioni autoritarie, nazionaliste e apertamente neofasciste che si stanno diffondendo in tutto l’Occidente. Non è una coincidenza. È una connessione.

🔘 I dati sono chiari. Stati Uniti, Cina e Russia concentrano il 60% della spesa militare globale. L’Europa accelera con un aumento medio del 14%, mentre l’Italia registra un inquietante +20%. La NATO nel suo complesso supera i 1.500 miliardi di dollari. Ma il punto centrale non è chi spende di più. È perché lo si fa.

🔘 La narrazione dominante parla di “sicurezza”, di “difesa”, di “minacce globali”. Ma la realtà è un’altra: siamo di fronte a un gigantesco trasferimento di risorse pubbliche verso il complesso militare-industriale. Un sistema che vive di conflitti, li alimenta e ne trae profitto.

🔘 La guerra non è più un fallimento della politica. È diventata una funzione della politica. Ed è qui che il cerchio si chiude: perché un’economia fondata sulla guerra ha bisogno di società disciplinate, impoverite, impaurite. Ha bisogno di consenso costruito sulla paura e in ultima analisi, di forme di governo sempre meno democratiche.

🔘 Quando le risorse vengono drenate verso la spesa militare, qualcosa deve essere sacrificato. E quel qualcosa ha sempre lo stesso nome: welfare. Sanità sottofinanziata. Scuola pubblica impoverita. Giovani senza prospettive. Lavoro precarizzato. Diritti sociali erosi.

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